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Sardegna, una sentenza tutt’altro che condivisibile vuol eliminare più di 300 mila ettari di terre collettive.


Cavallino della Giara

qui puoi firmare la petizione popolare per la difesa delle terre collettive” a rischio” in Sardegna.

Il Commissario per gli Usi Civici per la Sardegna dott. Nicola Caschili ha depositato la sentenza n. 2/2026 del 19 ottobre 2026 con cui ha dichiarato l’insussistenza di diritti di uso civico su alcuni terreni nella località costiera di Is Pruinis del Comune di S. Antioco (SU), rientranti nel provvedimento regionale di dichiarazione (determinazione assessoriale RAS n. 284 del 25 febbraio 2005).

Gli effetti della sentenza riguardano esclusivamente quei terreni, ma le argomentazioni svolte rischiano indirettamente di causare la pura e semplice eliminazione di più di 300 mila ettari di terre collettive nell’Isola.

S. Antioco, costa e mare

Le argomentazioni della sentenza commissariale n. 2 del 19 ottobre 2026. Perché non convince.

In estrema sintesi, un complesso di norme di abolizione del feudalesimo e di ripartizione delle terre (regio Editto delle Chiudende del 6 ottobre 1820; Carta Reale del 15 marzo 1839, Regolamento per la divisione dei terreni del Regno di Sardegna; legge 15 aprile 1851, n. 1192 abolitiva della servitù di pascolo; legge 4 gennaio 1863, n. 1105, approvazione della convenzione per le strade ferrate in Sardegna; legge 23 aprile 1865, n. 2252, abolizione degli ademprivi e dei diritti di cussorgia in Sardegna) avrebbe eliminato i diritti di uso civico in Sardegna fin dall’800.

In 150 anni nessuno se ne sarebbe accorto, compresi decine di magistrati che si sono occupati della materia, innanzitutto i Commissari per gli Usi Civici, che hanno retto l’ufficio isolano dagli anni ’30 del secolo scorso, e i giudici costituzionali, autori di una corposa giurisprudenza sul tema.

Baunei, Baccu Goloritzè

Imperterriti, poi, decine e decine di migliaia di sardi avrebbero continuato ad esercitarli illegittimamente, da banditi.

In realtà, le leggi liquidatrici dei diritti di uso civico n. 1105 del 4 gennaio 1863 e n. 2252 del 23 aprile 1865 non ebbero mai piena applicazione, né migliore sorte, sul piano abolizionistico, ebbero le successive leggi (la n. 5839 del 18 agosto 1870, la n. 382 del 2 agosto 1897, la n. 342 del 28 luglio 1902, la n. 562 del 14 luglio 1907) e il regio decreto n. 844 del 10 novembre 1907.  Tutte queste disposizioni saranno abrogate e superate dalla ben nota legge di riordino nazionale n. 1766 del 16 giugno 1927.

A differenza di quanto sostenuto nella sentenza commissariale, anche le terre ex ademprivili assegnate (lotto B) al Comune in base alle operazioni di scorporo, ma non cedute dal Comune entro il termine perentorio di tre anni dal giorno dell’assegnazione, sono da considerarsi a uso civico, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 2 della legge n. 2252/1865.

Ciò emerge proprio dalla norma posta a base delle argomentazioni della sentenza commissariale.

Infatti, nella relazione che accompagna l’approvazione del Regolamento per la divisione dei terreni nel Regno di Sardegna (la Carta Reale 26 febbraio 1839, n. 21) è espressamente detto che  “conservati pertanto gli antichi, ed accordati anche nuovi favori alle chiusure, per quanto conciliar si potevano col rispetto alle proprietà dovuto, ed aperta pure una strada, onde stabilire delle proprietà perfette, sebbene non chiuse, nessun pregiudizio però recar si volle al vigente sistema di seminerii, e di pasture, nè all’esercizio di quegli altri diritti necessari alla sussistenza individuale, conosciuti nel Regno sotto il nome di ademprivii (particolare denominazione data in Sardegna agli usi civici. Il termine sembra derivare da “ad impreu” letteralmente “ad impiego, ad uso”, n.d.r.)”, smentendo chiaramente la tesi secondo cui con tali norme si volle solo e semplicemente pervenire alla costituzione della proprietà privata.

Sardegna, paesaggio agrario

Non a caso sempre nel medesimo Regolamento è espressamente detto 

Art. 1. — I terreni compresi nei limiti dei feudi già riuniti, o che saranno per riunirsi alla Corona, appartengono od ai privati, od ai Comuni, od al R. Demanio…….. Sotto nome di Comuni s’intendono pure le popolazioni in massa, come sono gli aggregati di Furriardogi, Stazzi e Cussorgie che già si reggono nelle proprietà e negli usi alla foggia dei Comuni; sebbene non ancora erette in Comunità.

Per poi proseguire 

Art. 2. — I terreni dei privati sono quelli, di cui la proprietà, perfetta od imperfetta, appartiene ai medesimi per qualche legittimo titolo. I terreni soggetti alla servitù o comunione generale del pascolo costituiscono una proprietà imperfetta. I terreni esenti da siffatta comunione in forza della chiusura o di qualunque altra disposizione formano sotto questo rispetto una proprietà perfetta.

Il successivo art 4. stabilisce che 

Art. 4. — Sono considerati demaniali, vale a dire come proprii del R. Demanio ossia dello Stato, quei terreni, sui quali non compete alcun diritto di proprietà perfetta od imperfetta nè ai Comuni nè ai particolari, quantunque o gli uni o gli altri ne traggano qualche utile in forza d’un correspettivo o dei così detti ademprivi o di qualunque altro uso.

Quindi per “Comuni” la norma intende anche le popolazioni, i residenti.

Le argomentazioni della sentenza non convincono, sul piano giuridico, anche perché il Legislatore ha continuato serenamente a legiferare in materia, sia a livello nazionale (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge n. 168/2017, regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) che regionale (legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.), il Governo ha emanato norme regolamentari (es. circolare Ministero Agricoltura e Foreste n. 15998/B12 del 7 maggio 1934 per l’accertamento dei demani civici), nonché la Regione autonoma della Sardegna (es. la deliberazione del 10 dicembre 2021, n. 48/15 con cui la Giunta regionale sarda ha approvato lo specifico “Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla L.R. n. 12/1994, alla L. n. 1766/1927 e alla L. n. 168/2017” anche in attuazione delle disposizioni nazionali in materia di usi civici, comprese quelle sul trasferimento dei diritti di uso civico).

La Regione autonoma della Sardegna deve senz’altro procedere all’impugnazione davanti alla Corte d’Appello di Roma (Sezione specializzata per gli Usi Civici), competente per materia.

Cagliari, Viale Trento, sede della Regione autonoma della Sardegna

I rischi per i demani civici sardi.

Da lungo tempo, purtroppo, le terre collettive in Sardegna sono sottoposte a veri e propri pesanti tentativi di accaparramento.

Sono parecchi i casi di speculazione immobiliare realizzati nel corso degli ultimi decenni sulle terre collettive sardee non sono certo in numero inferiore i casi di centrali eoliche realizzate o in progetto che interessano terreni a uso civico, così non mancano anche le inquinantidiscariche realizzate o progettate su terreni appartenenti ai demani collettivi.

Si tratta di solo di alcuni dei tanti casi analoghi esistenti in Sardegna, in cui si pretende di defraudare dei loro diritti proprietari le collettività locali.

Anche il Consiglio regionale, con la risoluzione n. 5/XVII approvata dal Consiglio regionale della Sardegna lo scorso 26 novembre 2025, ha provato a rivedere le estensioni dei demani civici, un nuovo tentativo di privatizzazione strisciante delle terre collettive sarde.

Gennargentu, nevaio

Le terre collettive nell’Isola.

Attualmente in Sardegna, secondo quanto oggetto di provvedimenti di accertamento, risultano terreni a uso civico in 340 Comuni sui 369 su cui sono state condotte le operazioni.

I criteri per l’accertamento degli usi civici sono chiari e sono uguali in tutta Italia: sono i terreni di origine “feudale o ademprivile” e quelli di “antico possesso” o “originaria pertinenza” e si verificano fondamentalmente attraverso l’esame degli archivi dello Stato e degli altri Enti Pubblici Territoriali, degli Archivi notarili, degli archivi commissariali (per la Sardegna vds.ladeliberazione del 10 dicembre 2021, n. 48/15 con cui la Giunta regionale sarda ha approvato lo specifico “Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici di cui alla L.R. n. 12/1994, alla L. n. 1766/1927 e alla L. n. 168/2017” anche in attuazione delle disposizioni nazionali in materia di usi civici, comprese quelle sul trasferimento dei diritti di uso civico).

bosco e cielo

I Comuni sardi sono 377: mancano ancora le attività di accertamento su 7 Comuni, nei quali si stima, comunque, la presenza di terre collettive.

In 30 Comuni, al termine delle operazioni, non sono risultati terreni a uso civico.

Complessivamente (considerando anche gli ultimi 7 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 348 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi.

Sono stati, inoltre, verificati e aggiornati i dati (estensione, catasto, ecc.) relativi ai 340 demani civici accertati (luglio 2021), grazie a un buon lavoro condotto dalle strutture regionali competenti.

L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 303.676 ettari, pari al 12,62% dell’Isola, riportati nell’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.

L’Istituto Nazionale di Economia Agraria stimava (1947) la presenza di 314.814 ettari di terreni a uso civico in Sardegna.

Portoscuso, Capo Altano – Guroneddu

Che cosa sono gli usi civici.

“La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati”, così afferma l’art. 42 della Costituzione, dimenticando le terre collettive, i terreni a uso civico, i demani civici, le partecipanze, le università agrarie e le tante altre denominazioni oggi compendiate nella definizione di domini collettivi riconosciuti dalla Repubblica (art. 1 della legge n. 168/2017 e s.m.i.) e dalla giurisprudenza costante (cfr. sentenze Corte cost. nn. 178/2018, 113/2018, 103/2017, 210/2014, 345/1997, 46/1995, 210/2014, 103/2017, 178/2018 e ordinanze Corte cost. nn. 71/1999, 316/1998, 158/1998, 133/1993.  Vds.. anche Cass. civ., SS.UU., 12 dicembre 1995, n. 12719; Cass. pen., Sez. III, 29 maggio 1992, n. 6537).

La titolarità di quelle terre è collettiva, della collettività locale stanziata in quel territorio.

Di quelle terre dev’essere salvaguardata la funzione economico-sociale della fruibilità collettiva e la funzione della tutela ambientale/paesaggistica (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).

cascata nel bosco

I domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i., legge n. 168/2017, regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale.

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.).  Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017).

Quindi, i beni in proprietà collettiva sono soggetti per legge a vincolo di destinazione e a vincolo ambientale: non possono essere oggetto di una concessione amministrativa che ne importi la trasformazione.

In Italia si stima che le terre collettive siano il 7-10% del territorio nazionale e il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha recentemente avviato una indagine conoscitiva in proposito, che ha portato alla realizzazione del I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia (marzo 2026).

Un grande patrimonio ambientale collettivo che dobbiamo conservare e custodire per le generazioni future.

Che fa il GrIG

Il GrIG, che da decenni agisce concretamente per la salvaguardia delle terre collettive sarde, come già avvenuto negli anni scorsi, farà di tutto per evitare qualsiasi nuovo sciagurato Editto delle Chiudende sotto qualsiasi forma.

Il GrIG chiama, in primo luogo, i cittadini a esprimersi, proponendo una petizione popolare per la difesa delle terre collettive in Sardegna, che può essere sottoscritta qui:https://c.org/5BLCJPwztk

Siamo già più di quattromilaottocento ad averla firmata.

Difendiamo le terre collettive della Sardegna!

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Qui il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia (marzo 2026).

San Vero Milis – Narbolia, pineta costiera di Is Arenas, in buona parte a uso civico

(foto J.I., S.D., archivio GrIG)

Discariche e rifiuti nelle campagne di Torre delle Stelle.


Maracalagonis, Torre delle Stelle, scarichi incontrollati di rifiuti (sett. 2026)

E’ ormai decisamente piuttosto grave la situazione ambientale e igienico-sanitaria delle campagne di Torre delle Stelle, presso la strada metropolitana n. 17, sempre più disseminate da scarichi incontrollati di rifiuti.

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Loiri Porto San Paolo, a Cala Finanza si sbaracca?


Loiri Porto S. Paolo, Cala Finanza (foto La Nuova Sardegna, 6 luglio 2026)

Il sequestro preventivo del complesso turistico-edilizio Villa Joy, al centro di un progetto immobiliare ben più vasto, è stato disposto (agosto 2026) dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania ed è stato confermato dal Tribunale del Riesame.

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Carloforte, un cantiere edilizio (con manica a vento) da verificare nella località Croce.


Carloforte, loc. Croce, manica a vento (ott. 2026)

Un cantiere edilizio è stato recentemente avviato nella località Croce, sull’Isola di San Pietro (Carloforte).

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Fiume Santo, non c’è proprio bisogno di uno stabilimento balneare fra le dune.


Falco pescatore (Pandion haliaetus)

Una parte del litorale sassarese di Fiume Santo è scampato fortunosamente (finora) al degrado determinato dalla presenza della zona industriale contigua.

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S. Margherita di Pula, un po’ di spiaggia libera in più.


Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis)

Sulla spiaggia di Santa Margherita, sul litorale di Pula (CA), c’era fino a poco tempo fa una struttura balneare….che faceva il bagno.

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Concessioni demaniali “balneari”, la commedia è finita.


Cabras, Is Aruttas, spiaggia

Il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture ha presentato in questi giorni alla Conferenza Stato – Regioni – Province autonome la bozza di bando tipo per l’assegnazione delle concessioni demaniali balneari.

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Abbiamo bisogno di un’autentica transizione energetica rispettosa e al servizio del Bel Paese.


Girasole (Helianthus annuus)

La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.

Deforestazione, allevamenti intensivi, incremento della popolazione mondiale, uso dei combustibili fossili sono i principali fattori umani che causano l’effetto serra e, conseguentemente, l’aumento della temperatura globale. L’aumento della temperatura dei mari e la temperatura solare sono i fattori naturali.

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Sardegna, il rafforzamento della Rete Natura 2000.


costa di Teulada

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) partecipa alla Consulta delle Associazioni Ambientaliste della Sardegna e sostiene con decisione l’attuale processo di rafforzamento della Rete Natura 2000 nell’Isola.

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Venezia, no ai mattoni in Laguna!


Venezia, Pellestrina, Cà Roman, colonia ecclesiastica dismessa

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inviato (25 settembre 2026) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo il progetto immobiliare della società Cà Roman s.r.l. che da tempo vorrebbe realizzare un complesso di 77 residenze stagionali (ville), con servizi e una parte a verde pubblico sul litorale di Pellestrina – Cà Roman, nella Laguna Veneta, in Comune di Venezia.

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Golfo Aranci, Cala Moresca a uso e consumo di Netflix.


sabbia e fiore

Le ruspe sono in movimento da tempo, ma – tanto per cambiare – nemmeno nei luoghi più belli e suggestivi dei litorali sardi sono preventivamente annunciati in quella trasparenza che sarebbe doverosa.

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Anche in appello condanna per truffa nella vendita delle dune di Chia – Su Giudeu.


dune e mare di Chia

La Corte d’Appello di Cagliari, con sentenza del 17 settembre 2026, ha confermato la sentenza del Tribunale di Cagliari, in composizione monocratica del 5 febbraio 2025 resa in rito abbreviato di condanna di Michele Giuliano Tronci alla pena di sei mesi di reclusione, 80 euro di multa e al pagamento delle spese processuali per il reato di truffa (art. 640 cod. pen.) ai danni del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) per la vendita di quota parte delle dune di Chia – Su Giudeu (Comune di Domus de Maria, SU).

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Golfo Aranci, che cosa stanno combinando a Cala Moresca?


Golfo Aranci, Cala Moresca, lavori in corso (sett. 2026)

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), ricevute varie segnalazioni, ha chiesto (16 settembre 2026) al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale lo svolgimento di urgenti accertamenti sui lavori in corso a Cala Moresca, sul litorale di Golfo Aranci (OT).

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Sella del Diavolo, ladri di cartelli, ladri di Natura.


Cagliari, Sella del Diavolo, cartello di divieto di transito con biciclette rubato (sett. 2026)

Nel giugno 2026, finalmente, erano stati posti dal Comune di Cagliari i cartelli di divieto di transito con mountain bike sulla Sella del Diavolo, sito tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), vincolo idrogeologico (regio decreto legge n. 3267/1923 e s.m.i.) e rientrante nella Rete Natura 2000.

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Porto Pino. L’inizio di una fine.


Promontorio di Porto Pino

Bello, appassionato, vitale e un po’ malinconico.

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Sardegna, aggiornamento del piano paesaggistico regionale. E’ necessaria la massima chiarezza nelle intenzioni.


Domus de Maria, Capo Spartivento

Il piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero) è esecutivo con decreto presidenziale R.A.S. n. 82 del 7 settembre 2006.

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Villasimius, Cala Giunco, vita molto complicata per i nuovi progetti immobiliari.


macchia mediterranea (Ginestre, Olivastri, Cisto)

Prosegue, come noto, il complicato procedimento avviato dalla società immobiliare Cala Giunco s.r.l. che vorrebbe realizzare un progetto edilizio sulla costa fra Cala Giunco e lo Stagno di Nottèri (Villasimius).

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La Laguna di Marano e i suoi “casoni” fan parte del demanio civico dei maranesi.


Laguna di Marano, cartellonistica demanio civico

qui puoi firmare la petizione popolare per la difesa delle terre collettive ” a rischio” in Sardegna.

Nel marzo 2026 era giunta la notizia della prossima vendita all’asta giudiziaria di vari casoni di pesca nelle zone umide di Marano Lagunare e di Grado, in Friuli – Venezia Giulia.

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Morte nello Stagno di Porto Taverna. E non si sa perché.


Airone cenerino (Ardea cinerea)

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), su numerose preoccupatissime segnalazioni di residenti e turisti, ha inoltrato (10 agosto 2026) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti riguardo l’ingente morìa della fauna ittica in corso da giorni nello Stagno di Porto Taverna, nel territorio comunale di Loiri Porto San Paolo (OT).

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Continua la dispendiosa commedia del ponte sullo Stretto di Messina.


mare e coste (foto Benthos)

Il progetto del ponte sullo Stretto di Messina continua il suo accidentato e ondivago percorso.

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