Intolleranza, leninismo e libertà sulle coste della Sardegna.


Il Male, 23 gennaio 1980

anche su Il Manifesto Sardo (“Intolleranza e leninismo sulle coste della Sardegna“), n. 243, 1 agosto 2017

 

In questo caldo e afoso luglio 2017 è piuttosto duro il dibattito sul futuro delle coste della Sardegna, la parte più pregiata dell’Isola sotto il profilo ambientale, turistico, socio-economico.

Il reportage “Cemento Mori” di Paolo Biondani, piuttosto critico verso la proposta di nuova legge regionale urbanistica presentata dalla Giunta Pigliaru [1], ha suscitato molteplici reazioni.

In proposito, l’Assessore all’urbanistica della Regione autonoma della Sardegna Cristiano Erriu ha scritto una lettera aperta al Direttore responsabile de L’Espresso Tommaso Cerno contestando in toto il contenuto dell’articolo e accusando gli ambientalisti di diffondere “fake news” sulla sua proposta di legge.

Gli ho risposto per conto del GrIG, punto su punto, ribadendo quali siano gli aspetti della proposta di legge portatori di gravissimi rischi di degrado per le coste sarde.  Ce ne sono parecchi e se fosse stata effettuata quella fase di consultazione pubblica prevista nella delibera di Giunta regionale di approvazione del disegno di legge[2], molto probabilmente sarebbero stati almeno in parte superati con una migliore formulazione della proposta.

A questo punto, l’Assessore Erriu ha bollato come “di stampo vagamente leninista” e collegata in qualche modo a un “partito trasversale dei settari” la nostra critica documentata e argomentata.

Credo che in qualsiasi dibattito, anche il più aspro, non si debba mai trascendere, ma pare che chiunque devia dalle affermazioni dell’Assessore Erriu divenga, evidentemente, un diffusore di notizie false, per giunta “di stampo vagamente leninista” (non ho mai frequentato tali lidi, ma immagino sia una cosa molto brutta…).
E’ il suo modo di porsi verso l’opinione pubblica e va preso così com’è. Ognuno può fare le sue valutazioni.

L’Amministrazione regionale Pigliaru ha predisposto delle F.A.Q. sul sito web istituzionale, ma non ha risolto molti dubbi. Anzi.

Il testo della proposta di legge regionale urbanistica licenziato dalla Giunta Pigliaru è reperibile qui: http://www.regione.sardegna.it/doc…/1_274_20170317131449.pdf
Invito chiunque a leggerselo.

Teulada, complesso “Rocce Rosse” (residence + “seconde case”)

Gli aumenti volumetrici “a pioggia” anche nella fascia costiera di massima tutela.

L’art. 31, commi 6° e 7°, della proposta di legge regionale afferma testualmente:

6. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dall’articolo 10 bis della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (Norme per l’uso e la tutela del territorio regionale), e successive modifiche ed integrazioni.

7. Possono usufruire degli incrementi volumetrici previsti nel comma 1 anche le strutture turistico-ricettive che abbiano già usufruito degli incrementi previsti dal capo I e dall’articolo 13, comma 1, lettera e) della legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4 (Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo), dall’articolo 31 della legge regionale 23 aprile 2015, n. 8 (Norme per la semplificazione e il riordino di disposizioni in materia urbanistica ed edilizia e per il miglioramento del patrimonio edilizio), unicamente fino al concorrere del 25 per cento del volume originario, esistente alla data dell’ampliamento in deroga”.

Come si può leggere, non è esplicitato alcun vincolo riguardo gli ampliamenti di cui alla legge regionale n. 45/1989 e s.m.i. (25% delle volumetrie), mentre per i successivi il volume originario” utile per stabilire la percentuale volumetrica degli ampliamenti è quello esistente alla data dell’ampliamento in deroga, cioè, sul piano letterale, quello legittimamente realizzato alla data dell’istanza di ampliamento, comprendente i precedenti ampliamenti ai sensi della legge regionale n. 4/2009 e s.m.i. e ai sensi della legge regionale n. 8/2015.

Letteralmente l’ampliamento del 25% delle volumetrie originarie ottenuto grazie alla legge regionale n. 45/1989 e s.m.i. (art. 10 bis, come introdotto dall’art. 2, comma 2°, lettera h, della legge regionale n. 23/1993) contribuisce alla volumetria di base per calcolare il successivo ampliamento.

Per esempio, una struttura avente in origine una volumetria di 30 mila metri cubi, può esser stata ampliata grazie alla legge regionale n. 45/1989 a 37.500 metri cubi (cioè + 25%) e ora potrebbe giungere a 46.875 metri cubi (cioè ulteriore + 25%).

Ognuno può rendersi direttamente conto di quale sia il tenore e la portata della proposta di legge e comprendere se si tratti di “evidente caso di notizia falsa”, come sostiene l’Assessore Erriu..

Alghero, Isola Piana

Il vincolo di inedificabilità nella fascia costiera dei 300 metri dalla battigia marina.

Altro punto. Per l’Assessore Erriu attualmente non esisterebbe il vincolo di inedificabilità nella fascia costiera dei 300 metri dalla battigia, perché la “’integrale conservazione della fascia dei 300 metri prevista in origine fu cassata dal TAR già dal 2007”.

A parte il fatto che vorrei proprio capire come un T.A.R. possa “cassare” un vincolo posto da una legge, l’art. 10 bis della legge regionale n. 45/1989, come introdotto dall’art. 2, comma 1°, lettera a, della legge regionale n. 23/1993 dispone testualmente:

sono dichiarati inedificabili in quanto sottoposti a vincolo di integrale conservazione dei singoli caratteri naturalistici, storico-morfologici e dei rispettivi insiemi: 

a) i terreni costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea della battigia, anche se elevati sul mare, con esclusione di quelli ricadenti nelle zone omogenee A, B, e D, nonché nelle zone C e G contermini agli abitati, tutte come individuate negli strumenti urbanistici vigenti in base al Decreto assessoriale 20 dicembre 1983, n. 2266/U”.

In area costiera sono inedificabili anche le isole minori (lettera f), con esclusione di S. Pietro, S. Antioco, La Maddalena e S. Stefano, dove il vincolo di inedificabilità è limitato a 150 metri dalla battigia marina, le spiagge, i compendi sabbiosi, i lidi in genere e le rispettive pertinenze (lettera g).

In giurisprudenza l’ha ribadito, per esempio, la sentenza Cons. Stato, sez. II, 5 agosto 2013, n. 4066, che ha affermato la “inedificabilità ‘dei territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i terreni elevati sul mare’”, mentre la sentenza T.A.R. Sardegna, Sez. II, 12 aprile 2012, n. 366 ha affermato la vigenza ininterrotta dei vincoli di inedificabilità costiera fin dal 1976, prima 150 metri dalla battigia (legge regionale n. 10/1976), poi 300 metri dalla battigia marina (legge regionale n. 23/1993).

Ognuno può capire da solo se esista o meno tale vincolo di inedificabilità.

Villasimius, Porto sa RuxiLa possibilità di “riciclaggio delle seconde case” in esercizi ricettivi con il premio volumetrico.

L’ art. 31, comma 3°, lettera b, del disegno di legge regionale afferma: “Gli … incrementi volumetricisono computati ai fini della pianificazione delle volumetrie realizzabili per il soddisfacimento del fabbisogno di ricettività alberghiera ed extra-alberghiera, con le modalità previste dall’Allegato A” e l’Allegato A, art. A 4, comma 3°, prevede: “gli insediamenti esistenti possono essere completati attraverso la previsione di ambiti di potenziale trasformabilità ad essi contigui. È, in ogni caso, consentita la trasformazione delle residenze per le vacanze e il tempo libero, esistenti o da realizzare, in strutture ricettive alberghiere”.

In parole povere, sono consentiti gli ampliamenti degli insediamenti edilizi nella fascia costiera e la trasformazione delle “seconde case” in strutture ricettive alberghiere, anche se nemmeno esistenti (!)   Quest’ultima disposizione rieccheggia la sfacciata previsione dei famigerati nullaosta per complessi alberghieri emanati in deroga ai vincoli propedeutici per la redazione degli allora piani territoriali paesistici in base all’art. 13, comma 1°, lettera c, della legge regionale n. 45/1989: la Giunta regionale fra il 1990 e il 1992 ne rilasciò ben 235, legittimando nella futura normativa di piano tantissimi progetti immobiliari di “seconde case” poi “riciclati” in “complessi alberghieri”.

Grazie al Cielo e al Consiglio di Stato (il T.A.R. seguì lentamente…), riuscimmo fra mille difficoltà a ottenere l’annullamento di quei piani territoriali paesistici che…tutelavano fondamentalmente investimenti e speculazioni immobiliari.[3]

Comunque, ognuno può rendersi sempre conto direttamente di quali siano tenore e portata della proposta di legge.

Badesi, cantiere edilizio in area dunale (marzo 2013)

La pretesa eternità delle “intese”.

Le disposizioni del P.P.R. devono attuarsi normalmente con i piani urbanistici comunali e provinciali, con i piani delle aree naturali protette e con le “intese” Regione-Provincia-Comune (art. 11 delle N.T.A. del P.P.R.).  Come lo stesso Assessore Erriu riconosce, l’art. 90, comma 3°, delle N.T.A. del P.P.R. ne prevede l’applicazione in termini temporali temporanei per l’approvazione di quei progetti di riqualificazione urbanistica che prevedano l’incremento volumetrico del 25%: il termine temporale è di un anno dalla data di definitiva entrata in vigore del P.P.R., data coincidente con il termine di adozione dei piani urbanistici comunali (P.U.C.) in adeguamento al P.P.R. (art. 2, comma 6°, della legge regionale n. 8/2004 e art. 107 delle N.T.A. del P.P.R.).

Il fatto che molti Comuni non si siano ancora dotati di P.U.C. per mille ragioni, inclusa spesso quella di non “disturbare” forti interessi immobiliari, non può essere un esimente per prorogare di fatto e illegittimamente la possibilità di distribuire qui e là incrementi volumetrici, tanto più che, giustamente e proprio su proposta dell’Assessore Erriu, l’art. 18, comma 1°, lettera b, della legge regionale n. 8/2015 prevede che la Regione si sostituisca ai Comuni inadempienti nell’adozione dei P.U.C., previa diffida a provvedere inevasa.

Quanti Comuni inadempienti ha diffidato l’Assessore Erriu?   E quanti sono stati sostituiti nell’adozione del P.U.C.?  Ce ne dimentichiamo o anche questa è una “fake news”?

Alghero, Pischina Salida, Hotel Capo Caccia

Ma a che servono questi “incrementi volumetrici”?

L’intendimento pubblicizzato dell’Amministrazione Pigliaru è quello di migliorare l’offerta turistica attraverso il miglioramento delle dotazioni della ricettività alberghiera senza consumo di nuovo territorio.    In quest’ottica sono previsti incrementi volumetrici in favore delle strutture ricettive anche entro la fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia marina, così da permettere la realizzazione di centri benessere, sale congressuali, servizi, attrezzature sportive, che renderebbero “più appetibile” un patrimonio edilizio ricettivo ormai “datato”.

In realtà, per migliorare l’offerta turistica sembrano prioritarie altre iniziative, a iniziare dal radicale miglioramento dei collegamenti aerei e navali in regime di continuità territoriale o comunque attraverso meccanismi di abbattimento dei costi per i non residenti, continuando con una politica efficace delle aree naturali protette e dei beni culturali per ampliare offerta e stagione turistica, per finire con la promozione di veri e propri “pacchetti turistici” specifici per mète ed eventi (es. S. Efisio, Carnevale, Pasqua, Candelieri, ecc.) nell’ambito di una politica di promozione turistica degna di questo nome, cosa che la Sardegna non ha mai avuto.

In tale prospettiva han poco senso, se non quello di costituire una potenziale eversione permanente di normative di tutela e pianificazione paesaggistica, anche le previsioni di “Programmi e progetti ecosostenibili di grande interesse sociale ed economico” previsti dall’art. 43 del disegno di legge, in deroga a piano paesaggistico regionale e strumenti urbanistici.

In definitiva, ognuno può rendersi direttamente conto di quale sia il tenore della proposta, visto che la lingua italiana non è un’opinione esclusiva dell’Assessore Erriu o di chiunque altro.
E ognuno può trarre le sue conclusioni.

Altro che “fake news” e leninismo

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

P.S. con buon senso, rispetto delle discipline di tutela ambientale e ragionevolezza si può giungere a una buona legge sul governo del territorio. In caso diverso sarà l’ennesimo scempio per la Sardegna e non rimarrà senza conseguenze.

 

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[1] qui i testi del disegno di legge regionale:

[2] “ il disegno di legge sarà … pubblicato in una apposita sezione del sito istituzionale e aperto alle osservazioni di tutti gli attori coinvolti sui temi della pianificazione territoriale e paesaggistica: parti istituzionali, parti economiche e sociali, università, ordini professionali, organismi in rappresentanza della società civile, associazioni ambientali, soggetti portatori degli interessi e delle volontà dei territori” (deliberazione Giunta regionale n. 14/4 del 16 marzo 2017).

[3] Sulle vicende della pianificazione paesaggistica in Sardegna vds. S. Deliperi, La pianificazione paesaggistica in Sardegna. Evoluzione, realtà, prospettive, in C.S.M., convegno “Finestre sul paesaggio”, Cagliari, 1-2 dicembre 2011.

 

Arbus, dune di Piscinas-Scivu

 

L’Unione Sarda, 2 agosto 2017

 

L’Unione Sarda, 3 agosto 2017

 

L’Unione Sarda, 10 agosto 2017

La Nuova Sardegna, 10 agosto 2017

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto S.D., archivio GrIG)

 

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  1. agosto 1, 2017 alle 12:19 pm

    Ma perchè sono palesi gli errori degli assessori e… sono sempre li a far danni sti signori?
    Quando un “vattene a casa e ripaga i danni”? le chiacchiere devono trovare un riscontro prima o poi.. e lasciar posto a persone competenti e ONESTE ! NO?

  2. agosto 1, 2017 alle 12:26 pm

    l’arch. Manconi, Cicero pro domo sua.

    da La Nuova Sardegna, 1 agosto 2017
    La norma prevede un incremento del 10% per le strutture amovibili nei camping.
    L’assessore Argiolas: «L’avrei evitato. Si ridiscuterà tutto nella legge sulle coste».
    Nella legge sul turismo più case mobili vista mare. (Luca Roich)

    SASSARI. Qualcuno già ipotizza l’invasione delle casette mobili. Il pericolo urbanistico rischia di arrivare da un articolo contenuto nella nuova legge del turismo. Nessun metro cubo di cemento, ma la possibilità per i campeggi di mettere nuove casette mobili all’interno delle loro aree. Concessioni che arrivano dagli anni ’60, tutte a pochi metri dalla spiaggia.
    Ma a dire il vero le casette con vista sul mare sembrano non piacere neanche all’assessore al Turismo. Barbara Argiolas usa tutta la delicatezza istituzionale necessaria, ma non può nascondersi davanti alla possibilità che la nuova legge sul turismo offre a chi ha un campeggio. «Personalmente non avrei aumentato le percentuali».

    L’articolo 15 del nuovo Testo unico sul turismo consente nelle strutture ricettive all’aria aperta, campeggi e villaggi, la creazione di casette amovibili. Si possono creare case fino al 35 per cento della capacità ricettiva della struttura. In altre parole in un campeggio con 800 persone si possono costruire fino a 135 case mobili. In precedenza la quota massima era il 25%. Tutto vero e tutto previsto dalla legge che detta le regole sul turismo. Ma sarebbe ingiusto puntare il dito contro la giunta regionale. Il testo è stato modificato al passaggio nella quinta commissione, in cui addirittura si concedeva una percentuale superiore, il 45%. Attraverso un’opera di mediazione in consiglio si è abbassata al 35.

    La denuncia arriva dall’architetto Salvatore Manconi, ma anche qualche consigliere aveva mostrato perplessità. L’articolo 15 riporta “è consentita la presenza di tende, caravan, case mobili o altri manufatti non vincolati al suolo nel limite di una capacità ricettiva non superiore al 35% di quella complessiva della struttura”. Al comma 2 continua. “Sono villaggi turistici le aziende ricettive organizzate per la sosta e il soggiorno in tenda, caravan e case mobili… Le case mobili sono dirette a soddisfare esigenze di carattere turistico e non costituiscono attività rilevante a fini urbanistici ed edilizi. E non possiedono alcun collegamento di natura permanente al terreno”.

    L’assessore Argiolas spiega cosa prevede la norma: «La legge dice che il 35% della capacità ricettiva dei campeggi può essere adibita al funzionamento di case mobili. La normativa prima era del 25%. La legge è entrata in consiglio al 45%, con alcuni emendamenti è stata portata al 35%. Io avrei lasciato il 25». Ma l’Argiolas spiega anche un altro aspetto. «Le case mobili non hanno vincoli di carattere urbanistico. Vengono posizionate in autonomia. C’è il rischio che il riposizionamento i materiali vadano a impattare sull’ambiente. Devo anche dire che in altre regioni questa percentuale arriva al 50%. Ma la Sardegna è differente. Ha un alto valore ambientale. Secondo me questa percentuale dovrà essere ridiscussa nel dibattito sulla legge urbanistica. Si dovrà valutare con attenzione se il posizionamento di queste casette possa avere un impatto su ambiente e territori. Nel 2017 dobbiamo ripensare il concetto di campeggio. Oggi ci sono altre sensibilità. Si deve trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza di vacanza all’aria aperta e l’impatto di queste strutture amovibili. Si deve stare attenti in termini di qualità, colore e architettura».

    ———-

    “Il vero rischio per l’ambiente è la struttura in spiaggia”. (arch. Salvatore Manconi)

    È avvenuto che, mentre varie associazioni ambientaliste, con l’appoggio dell’autorevole settimanale L’Espresso, si oppongono all’aumento volumetrico del 25%, che la nuova legge urbanistica prevede per gli alberghi in Sardegna (attualmente in fase di approfondimento in Consiglio regionale), sia stato approvato, nel silenzio “dell’opinione pubblica”, il Testo Unico sul Turismo che concede ai campeggi un aumento del 35% di “case mobili” (indice ridotto in fase di votazione in aula dopo che la Quinta Commissione lo aveva voluto e addirittura licenziato con il 45%).

    Ma non è tutto dato che, con l’articolo 15, si voleva autorizzare che dette case (“mobili” per definizione) potessero essere collocate sul terreno in via continuativa e, nientemeno, vincolate permanentemente al suolo (significativa testimonianza dell’attenzione con la quale s’intende il bene dell’isola e l’applicazione della legge salva coste). Vale a dire che si consente che parti pregiate delle coste sarde possano essere ferocemente oltraggiate con speculazioni senza scrupoli, mentre si vuole vietare, con un maiuscolo no, la modernizzazione di gran parte degli alberghi da tempo sul territorio, impedendo che i loro servizi, notoriamente insufficienti (perché realizzati molti anni addietro, quando non erano essenziali le esigenze di oggi) possano allinearsi agli attuali standard europei.

    Mi è difficile capire per quale ragione un professionista, chiamato a progettare un qualsiasi volume (il famigerato “cemento”), debba giustamente dimostrare un’accettabile qualità architettonica e uno studio appropriato del contesto paesaggistico, mentre il gestore di un campeggio possa impossessarsi impunemente di parti di assoluto pregio della costa e invaderle con una baraccopoli di case prefabbricate assolutamente incongrue.

    La paradossale circostanza richiama alla mente la celebre locuzione di Tito Livio “Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur”, proprio perché, mentre si scatena una bagarre contro una legge urbanistica che, mediante piccoli adattamenti volumetrici comunque non estensibili verso la battigia (parte preclusa anche dalla discussa legge casa), si prefigge un corretto rilancio del settore alberghiero esistente, venga concessa a tutti i campeggi l’opportunità di distribuire a pioggia e senza regole, abitazioni destinate a deturpare, irreversibilmente, bagnasciuga e angoli tra i più belli delle nostre coste (cioè ulteriore “cemento”, anche se dissimulato con altri materiali).

    In sordina si scavalca la Legge salva coste con la quale Soru fissò un nuovo modello di sviluppo sostenibile, imponendo l’assoluta protezione del territorio. Mi domando se sia stato calcolato quanta nuova volumetria conceda il nuovo Ddl a un campeggio di media grandezza che, per effetto di vecchie concessioni, si trova oggi localizzato in riva al mare. Se organizzato per ospitare 800 persone (quindi di piccola dimensione), la Legge regala il diritto di invadere il terreno con “case mobili” pari al 35% della capacità ricettiva originaria (270 persone da ospitare in 135 case “mobili”).Considerando che detti manufatti hanno dimensioni che variano da un minimo di m. 7,20 x 2,50 fino ad un massimo di m. 10,00 x 4,00, ne deriva una superficie occupata di circa mq 5.800, equivalente a 17.400 metri cubi, più le verande (in media altri 4.000 mq) che si sovrapporranno al verde prezioso della macchia mediterranea.Questi sono i valori ipotizzabili soltanto per uno dei “nascenti residence-albergo”, i quali godranno dell’incredibile privilegio di utilizzare, nella forma speculativa più becera, zone vincolate in riva al mare, cioè quelle di massima tutela, dove potranno installare manufatti privi di studi e progetti adeguati e, assurdamente, senza nulla osta della Soprintendenza (basta una semplice comunicazione al Comune).

    Tali nuove norme con le quali l’Assessorato al Turismo della Sardegna punta alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale dell’isola, il cui obiettivo, dichiarato con soddisfazione dal presidente della commissione Attività Produttive, era “di rendere attrattivi tutti i territori dell’isola coniugando mare, montagna, cultura e ambiente”.

    • Occhio nudo
      agosto 1, 2017 alle 5:33 pm

      Mitico l’Arch. Manconi, il nuovo cemento sulle coste va bene, le casette mobili, orfane di un valido progettista, vanno male.

  3. agosto 1, 2017 alle 12:42 pm

    Si diceva che non cè un sordo peggiore di chi non vuol sentire ma probabilmente l’assessorre Erriu ha superato la soglia perché pensa di far valere le sue ragioni bollando come leninisti coloro che fanno valere le ragioni dell’ambiente e che evidentemente non coincidono con le sue. Forse l’assessore è arrivato al capolinea ma non vuole scendere.

  4. Pier Giorgio Testa
    agosto 1, 2017 alle 7:55 pm

    ma perchè un assessore di “sinistra” parla di ambientalisti? non dovrebbe l’ambientalismo essere una sua peculiarità nell’azione politica?
    PGTesta

  5. agosto 4, 2017 alle 11:41 am

    “gli hotel salvano l’ambiente” come Dracula si occupa della raccolta di sangue 🙂

    da La Nuova Sardegna, 4 agosto 2017
    Federalberghi: “Gli hotel salvano l’ambiente”.
    Nel dibattito sulla legge urbanistica il presidente regionale Paolo Manca ribadisce che è indispensabile poter rinnovare le strutture ricettive. (Luca Rojch): http://www.lanuovasardegna.it/regione/2017/08/04/news/federalberghi-gli-hotel-salvano-l-ambiente-1.15693824

  6. agosto 6, 2017 alle 10:57 am

    ancora “leninisti” 🙂

    da Il Corriere della Sera, 5 agosto 2017
    ITALIANS. La Sardegna non può svendersi. (Beppe Severgnini) : http://www.corriere.it/opinioni/17_agosto_06/sardegna-non-puo-svendersi-b353384e-7a0a-11e7-9488-fb4c3ebc9cd4_amp.html

  7. agosto 6, 2017 alle 11:24 am

    treni di “leninisti” 🙂

    da Il Manifesto, 4 agosto 2017
    SARDEGNA, «NELLA LEGGE URBANISTICA C’È UNO SCEMPIO». (Costantino Cossu)

    «A rischio quel 50% delle coste ancora intatte, l’ex governatore Renato Soru contro l’articolo 43 del piano della giunta Pigliaru: “Per quella parte dove non si è costruito la tutela garantita dal Ppr deve rimanere, le regole devono valere per tutti”»

    C’è un articolo della legge urbanistica preparata dalla giunta sarda del presidente Pigliaru (Pd), al centro in queste settimane di molte polemiche, che a Renato Soru proprio non piace. L’uomo che guidava l’esecutivo quando nel 2006 fu approvato il Piano urbanistico regionale (Ppr) che ha messo al sicuro le coste della Sardegna dall’edilizia di rapina spara a zero contro l’articolo 43. Su tutto il resto è disponibile a trattare, ma su quella parte del testo darà battaglia.

    Cos’ha l’articolo 43 che non va?
    Non va perché dice che per “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”, questa è la formula indicata nel testo, possono essere stipulati accordi di programma in deroga al Ppr. È inaccettabile. Significa che in base a un accordo del tutto discrezionale con la giunta regionale, questo o quell’altro imprenditore privato può non rispettare le regole del Piano urbanistico regionale. Quindi, ad esempio, costruire alberghi o villaggi turistici nelle zone costiere ancora libere da costruzioni. Su questo non è possibile alcuna mediazione.

    Sarebbe di fatto uno svuotamento del Ppr?
    Sì. E su questo punto davvero non è possibile accettare alcuna discussione. Vede, le destre hanno costruito una specie di leggenda secondo la quale il Ppr impedisce di costruire, dà un colpo mortale all’industria edilizia e danneggia il turismo. Non è così. Il piano fissa invece dei criteri generali di tutela nell’interesse collettivo. Nei decenni passati sulle coste sarde si è costruito molto e soprattutto male. Sono trecentomila le seconde case disseminate da nord a sud, da est a ovest. Il cinquanta per cento del suolo è stato consumato in questo modo: ville, villette e villaggi a schiera che per gran parte dell’anno restano disabitati. Resta un altro cinquanta per cento che invece è incontaminato. Per ciò che riguarda il già fatto, il suolo già occupato dal cemento, il Ppr detta regole che insistono sul concetto di recupero e di riqualificazione. Per ciò che invece ancora non è stato toccato, indica criteri generali di tutela assoluta.

    E se passasse l’articolo 43? Il cemento potrebbe arrivare nel 50 per cento vergine?
    Per “progetti di particolare rilevanza economica e sociale” il vincolo potrebbe cadere. Una deroga inaccettabile. Per quella parte delle coste dove non si è costruito la tutela garantita dal Ppr deve rimanere, le regole devono valere per tutti. Chi è che stabilisce che un progetto, presentato magari da un grande gruppo nazionale o internazionale, ha “particolare rilevanza economica e sociale”? In base a quali criteri verrebbe presa la decisione di dare il via libera? Basta un po’ di buon senso per capire quali sono i rischi.

    Il progetto della giunta Pigliaru prevede anche un aumento di cubature per gli alberghi che già esistono, sino al 25% del volume in essere. Su questo punto cosa pensa?
    Con il “Piano casa” approvato dalla giunta di centrodestra (guidata da Cappellacci, ndr) che ha preceduto il governo Pigliaru, già quasi tutti gli alberghi, in Sardegna, hanno aumento le cubature. Solo in pochi non ne hanno approfittato. Per chi già è stato “premiato” dalle norme della giunta di centrodestra, un secondo “premio” deve essere escluso. Per gli altri, quelli che ancora non hanno aumentato le cubature, si può vedere. Ma devono essere ammessi soltanto interventi di riqualificazione finalizzati ad adeguare la domanda a una richiesta turistica che nel tempo è mutata. E poi va fissato un tetto massimo differenziato caso per caso. Perché se un albergo è già molto grande, è impensabile che gli si possa concedere di ampliarsi del 25%.

    Se la giunta porta in aula un testo che prevede l’articolo 43 così come oggi è formulato?
    Se fossi un consigliere regionale, voterei no. Ripeto, quell’articolo è inaccettabile.

    La giunta ha presentato anche un testo unico sul turismo che per i campeggi prevede un aumento di cubature per casette di legno e bungalow. Lei che ne pensa?
    Tutto il male possibile. Nei campeggi ci devono stare le tende e poche strutture removibili. D’inverno le zone occupate dai campeggi, che spesso sono zone di pregio a due passi dal mare, devono tornare vuote. Cosa facciamo, autorizziamo sulle spiagge villaggi turistici mascherati da campeggi?

    Eduardo Salzano, il grande urbanista che lei ha voluto come consulente per redigere il Ppr, ha scritto sul suo sito Eddyburg: “La giunta Pigliaru fa strame del Ppr, cede la sovranità dell’isola agli sceicchi del Qatar”… Gli sceicchi non sono soltanto quelli in ghutrah e kandura. Ci sono anche “sceicchi” in abito scuro e cravatta. Dico, però, all’amico Salzano, che ancora, per fortuna, non è così. O meglio, bisogna impegnarsi perché non diventi così.

    ————-

    È BATTAGLIA CONTRO IL TESTO DELLA GIUNTA PIGLIARU, PD DIVISO.
    «Salvacoste a rischio. Fronte ambientalista unito, democratici in lite e la maggioranza scricchiola». (Costantino Cossu)

    La legge urbanistica scritta dalla giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru è al centro di un’aspra polemica. Le norme che dovrebbero regolare lo sviluppo urbanistico dell’isola per i prossimi decenni sono entrate nell’occhio di un ciclone alimentato dalle proteste di tutto il fonte ambientalista, che accusa la maggioranza di centrosinistra al governo in Sardegna di voler demolire le tutele contro la devastazione edilizia delle coste garantite dal Piano paesaggistico regionale (Ppr) approvato undici anni dalla giunta di Renato Soru.

    L’ultima levata di scudi è arrivata da Angelo Bonelli: «In Sardegna il Partito democratico propone di cancellare a colpi di cemento la legge salvacoste – ha detto il coordinatore nazionale dei Verdi – ma noi impugneremo la nuova legge sia davanti il governo nazionale sia in Europa». «Il Piano paesaggistico sardo approvato nel 2006 – dice Bonelli – è oggi preso a modello in Italia e all’estero da chi pensa che tutelare il territorio sia fondamentale. Ora la giunta che governa la Sardegna propone una serie di norme che cancellerebbero quella riforma: via libera a nuove costruzioni turistiche perfino nella fascia costiera finora considerata inviolabile, cioè spiagge, pinete, scogliere e oasi verdi a meno di 300 metri dal mare».

    «L’obiettivo della maggioranza – prosegue Bonelli – è di portare in consiglio regionale un testo da approvare in tempi stretti, ma noi ci opporremo con tutte le nostre forze anche davanti alla Commissione europea e con una petizione che partirà nei prossimi giorni».

    Nell’isola oltreché dall’area ambientalista (Italia Nostra e Gruppo di intervento giuridico) l’opposizione alle nuove norme urbanistiche arriva dalle sigle a sinistra del Pd (Sinistra italiana e Rifondazione) ma anche dall’interno del partito di Renzi. Su quest’ultimo fronte le riserve più forti provengono dalla componente di cui è leader Renato Soru, “padre” delle norme di tutela che sinora hanno tenuto in scacco i signori del cemento. Sotto attacco dei “soriani” soprattutto l’articolo 43 della proposta di legge Pigliaru, che consentirebbe di costruire anche in aree non toccate dal sacco edilizio precedente il Ppr.

    Qualora infatti fossero presentati alla giunta – dice il testo – “progetti di particolare rilevanza economica e sociale”, sarebbe possibile un accordo tra imprenditori e governo regionale in deroga al Ppr. Di particolare rilevanza economica sono, ad esempio, il progetto presentato da Marina Berlusconi per Costa Turchese in Gallura o quello presentato dal Gruppo Sansedoni (partecipato al 24% dalla famiglia Benetton) a Capo Malfatano nel Sulcis o quello allo studio della Qatar Holding in Costa Smeralda. E poi ci sono le norme che permettono agli alberghi già esistenti di ampliare le volumetrie: secondo gli ambientalisti, è un “Piano casa 2” dopo quelli di Berlusconi e della giunta di centrodestra che ha preceduto quella attuale.

    L’assessore all’Urbanistica di Pigliaru, Cristiano Erriu, replica che la legge serve soltanto a semplificare le procedure e a garantire agli alberghi margini di maggiore concorrenzialità. E che niente sarà fatto contro le norme di tutela del Ppr. La battaglia è aperta. Dopo l’estate arriverà in consiglio, con la possibilità che il Pd e la sua maggioranza si spacchino.

  8. Carlo Forte
    agosto 6, 2017 alle 4:32 pm

    Che grande bluff questa politica e i politicanti che inseguono il miraggio del turismo di massa.Si continuano a costruire alberghi che rimangono vuoti per 10 mesi all’anno ……Ne avremmo di posti letto da sfruttare,ma le multinazionali fanno pressione e cosí continuano a riempire le coste di cemento.La ritrutturazione della baiad’argento e il suo indotto doveva creare a carloforte 400 posti di lavoro,invece ha lasciato tonnellate di macerie abbandonate nell’area ex campeggio e,l’ennesima cattedrale nel deserto si aggiunge al degrado,in un’isola segnata dalla stanchezza e dai ricordi…….

    • Arpia
      agosto 17, 2017 alle 3:25 pm

      Turismo di massa e turismo 360 giorni all’anno! Pigliaru scusi se le faccio notare che ci sono dei Sardi come me che pensano che il turismo di massa faccia schifo e danni e che due o tre mesi siano pure troppi e che i soldi vadano a chi ha i conti off shore e che i sardi rimangono non solo in mutande ma malati e ammazzati. Non vogliamo il turismo a 360 giorni lei e’ in balia della sua fantasia, si svegli! Qualita’ non quantita’, rispetto e tasse pagate in Sardegna non nei vari paradisi fiscali. Lei e’ il presidente di tutti purtroppo anche mio che per mia fortuna ho capito e non l’ho votata! Invece di dire frasi di propaganda sui giornali affronti i Sardi in piazza o in strada. Quando si dice di rappresentare un popolo lo si deve rappresentare sul serio non fare i pupazzotti. Trasparenza, invece di fare propaganda sterile pubblicate le carte di tutte le decisioni che prendete per i Sardi. Non siete li per questo?

  9. agosto 11, 2017 alle 11:31 am

    da Sardinia Post, 10 agosto 2017
    Legge urbanistica, il Pd verso l’accordo (che c’era già). (Alessandra Carta): http://www.sardiniapost.it/politica/legge-urbanistica-pd-verso-laccordo-cera-gia/

  10. agosto 14, 2017 alle 7:35 pm

    la Qatar Holding detta la linea.

    da L’Unione Sarda, 14 agosto 2017
    Coste, parla l’uomo del Qatar: “I 300 metri non siano tabù”. (Giuseppe Meloni) (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/08/14/coste_parla_l_uomo_del_qatar_i_300_metri_non_siano_tab-68-633771.html)

    PORTO CERVO – “Al Qatar non interessa cementificare. La cifra della Costa Smeralda è e resterà l’esclusività. Ma non credo che si possa far crescere il turismo in Sardegna senza alcun intervento nella fascia dei 300 metri dal mare”. A Mario Ferraro non fa difetto il parlare chiaro, né lo spaventano eventuali critiche. Lui del resto, da amministratore delegato della Smeralda Holding (la società con cui il Qatar controlla il patrimonio immobiliare della Costa Smeralda), è pagato dagli emiri per far funzionare come un Rolex il sistema Porto Cervo: quel mondo parallelo in cui può capitare di trovare riuniti, nello stesso albergo, una decina tra i cento personaggi più ricchi del pianeta.
    In questa cornice, non è difficile credergli quando dice che non ama gli ecomostri sul mare: “Se qui attorno costruisci mega-alberghi, poi non puoi certo far pagare certe nostre camere quattromila euro a notte», ragiona. «Ora puntiamo a destagionalizzare. Ma vogliamo sapere che cosa si può fare”.

    Per questo seguite con tanta attenzione le vicende della legge urbanistica?
    “Non solo per i nostri interessi. Gran parte del futuro sviluppo turistico dell’Isola dipenderà da quella legge”.

    Perché mai?
    “Perché può consentire una strategia di sviluppo. Senza quello strumento potremo avere una crescita, ma non organizzata strategicamente. Non quello che serve per evitare che il turismo rappresenti solo il 5% del Pil della Sardegna”.

    Che strategia immagina?
    “Le scelte estreme non vanno mai bene. Un’offerta turistica eccessiva, un modello come Ibiza o la Sicilia, non l’approverei. Ma neppure l’estremo opposto”.

    In Sardegna secondo lei siamo all’estremo opposto?
    “Io penso solo che sia sbagliato dire “mai più un metro cubo nella fascia dei 300 metri dal mare perché si ruba il futuro ai sardi”. Senza una crescita del turismo, che cosa resterà per il futuro dell’Isola? Vogliamo portare quel 5% magari al 30? E allora serve qualche intervento vicino alle coste”.

    Quindi lei non crede al turismo nelle zone interne.
    “Ci credo molto, ma integrato con quello costiero, che è il richiamo per venire in Sardegna. Il Ppr, che voleva spingere per il turismo nell’interno, non mi sembra che abbia ottenuto risultati”.

    Lei si professa favorevole alla tutela dell’ambiente: ma dicendo queste cose farà infuriare gli ambientalisti.
    “Ma sono il primo a dire che le zone non compromesse devono essere protette. Di più: secondo me bisogna studiare la costa metro per metro, e dove ci sono aree incontaminate ci mettiamo una riserva naturale. Tutelate per sempre. Ma se costruisco un albergo a Porto Cervo, dove ci sono già case e hotel, che cosa sto compromettendo?”

    A proposito: quando lei è stato ricevuto dalla commissione Urbanistica del Consiglio regionale, si è detto che volete costruire due nuovi alberghi in Costa Smeralda.
    “La mia era una risposta da tecnico a una domanda generica: che cosa manca secondo lei all’offerta turistica della zona? Ho detto: un albergo grande ma di fascia meno alta, per le famiglie, e uno per il turismo congressuale. Non ho detto che vogliamo costruirli noi”.

    Non sono nei vostri piani?
    “Mi sta chiedendo se ho i progetti nel cassetto? No, niente di simile. A noi ora interessa allungare la stagione, con interventi senza nuove cubature negli hotel Cervo, Pitrizza, Romazzino. Spa, nuovo design delle camere affidato a tre architetti tra i migliori del mondo, come aveva fatto l’Aga Khan”.

    Se la nuova legge vi consentisse di costruire nuove strutture, cosa fareste?
    “Parleremmo con Comune e Regione per capire quale sviluppo vogliono promuovere, e faremmo le nostre valutazioni. Ma stia tranquillo, se anche autorizzassero dieci alberghi nel paradiso di Liscia Ruja non li costruiremmo di certo”.

    E il vecchio Masterplan?
    “Non è in campo. C’erano tante cose, forse troppe, comunque non più attuabili e non di nostro interesse”.

    I vostri alberghi hanno già attuato gli incrementi volumetrici dei piani casa?
    “Quei tre che ho nominato, sì. Il Cala di Volpe no, lo faremo se lo consentirà la legge urbanistica. Ma sempre con interventi misurati, a bassissimo impatto ambientale, nel nostro stile. Anzi: perché la legge non promuove, su questo esempio, uno “stile Sardegna”?”

    Che cosa intende?
    “Che potrebbe dettare degli standard architettonici per garantire un’immagine riconoscibile in tutto il mondo. Come accade in altri posti: pensi a Mykonos. Io sono di Capri, lì il regolamento edilizio prescrive pure come devono essere le maioliche dei numeri civici”.

    Rischierebbe di danneggiare gli imprenditori che non hanno i soldi del Qatar.
    “Non necessariamente. Un unico stile architettonico potrebbe favorire le imprese locali, che si specializzerebbero e potrebbero valorizzare i materiali sardi”.

    Quanti dipendenti avete in Costa Smeralda?
    “In piena stagione, contando anche il cantiere, la Marina e le altre attività, circa 1.300 lavoratori”.

    E quanti sono i sardi?
    “Il 95%. Se parliamo di forniture, è sardo il 70% dei prodotti che acquistiamo”.

    Dopo gli ampliamenti degli hotel avete registrato un allungamento della stagione?
    “Il piano casa aveva finalità diverse, anzitutto abbiamo registrato un incremento del fatturato e un 20% in più di dipendenti: ma sì, anche un certo allungamento della stagione. Le spa e gli altri interventi aiuteranno molto in questo senso”.

    E ci saranno benefici anche con le assunzioni?
    “Guardi, se costruisco dieci camere in più creo, forse, un posto di lavoro. Se con la stessa volumetria faccio una spa, ne creo da 10 a 20. Quelle che realizzeremo noi potrebbero crearne 25”.

    Se la legge urbanistica non venisse approvata, per voi sarebbe un danno?
    “Per la Sardegna, direi. La legge può avere un ottimo impatto sull’economia. Purché rimanga così com’è”.

    Lo ha detto a Pigliaru?
    “Non ho mai avuto il piacere di conoscerlo. L’anno scorso dovevamo organizzare un incontro con l’emiro al Thani, ma poi non se n’è fatto niente”.

    Sa com’è, ogni tanto girano voci di scambi tra la Costa Smeralda e il via libera all’ospedale Mater Olbia.
    “Ma quando mai. Noi col Mater Olbia non c’entriamo proprio niente”.

    Perché dice che la legge deve rimanere così com’è?
    “Eliminare l’articolo 43 (sui progetti di grande interesse economico, ndr ) precluderebbe quella possibilità di sviluppo strategico di cui parlavo”.

    Ma c’è il timore che lasciare discrezionalità alla Giunta, o al Consiglio, apra la via a interessi particolari, favori. Magari corruzione.
    “Cose che esistono anche senza l’articolo 43, purtroppo. Si potrebbe comunque creare una cabina di regia, sul modello delle conferenze di servizi, in modo che la decisione non sia affidata a un solo soggetto”.

    Tempo fa lei ha accennato a una perdita di entusiasmo da parte degli emiri per gli investimenti in Sardegna.
    “Quella fase è superata. Ma, certo, fa un po’ paura pensare di investire qui senza un quadro normativo definito. Servono leggi certe e chiare, a quel punto faremo le nostre valutazioni”.

  11. Al
    agosto 16, 2017 alle 4:12 pm

    E’ tutto sbagliato

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