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Due o tre cose che dovete sapere sulla diga di Monte Nieddu-Is Canargius.


Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

«Senza quella diga, in caso di alluvione Pula e Villa San Pietro rischiano di essere spazzate via»: le dichiarazioni dell’ing. Roberto Binaghi, oltre ad essere imprudenti ed azzardate, alimentano un allarmismo privo di fondamento.

Sembra perlomeno inopportuno usare le tante “tragedie innaturali” di cui è stata vittima, anche di recente, la nostra povera terra, per giustificare la realizzazione di un’opera faraonica, dispendiosa e inutile, sulla quale anche la Commissione Europea ha aperto un’indagine “in merito all’applicazione della Direttiva 92/43/EC relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (direttiva Habitat) e della Direttiva 2011/92/UE concernente la valutazione dell’impatto ambientale di determinati progetti pubblici e privati (Direttiva VIA). A seguito delle informazioni fornite dalle Autorità Italiane si sono resi necessari ulteriori chiarimenti, i quali sono tutt’ora oggetto di analisi da parte di questi servizi” (in risposta, con nota n. ENV.D.2/LS/vf/543 7/13/ENVI del 15 maggio 2014, alla richiesta di informazioni ambientali e adozione degli opportuni provvedimenti inoltrata il 10 maggio 2014 dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus).

Indagine della quale dovrebbero tenere conto anche i Sindaci della zona, considerate le eventuali conseguenze sulla collettività, i quali, invece, da quanto riportato dai mezzi di stampa, sembrerebbero più interessati ad alimentare polemiche nei confronti delle associazioni ecologiste piuttosto che a valutare seriamente gli effetti devastanti di un simile progetto sull’intero territorio.

 

 

Sembra, quindi, opportuno, ricordare alcune fasi dell’intricata vicenda.

INTERVENTO EURODEPUTATO ON. ANDREA ZANONI E RISPOSTA COMMISSIONE EUROPEA.

In precedenza, il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnik aveva risposto in proposito alla durissima interrogazione parlamentare presentata il 13 marzo 2012 dall’eurodeputato ecologista Andrea Zanoni (P.D.): “la Commissione è a conoscenza del progetto cui l’onorevole parlamentare fa riferimento e sta attualmente valutando una denuncia(quella del 23 gennaio 2012 delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico,L.A.C. e Amici della Terra, n.d.r.) in merito”, inoltre “per quanto concerne l’uso delle risorse idriche in Sardegna, nel 2007 la Commissione ha pubblicato una comunicazione sul problema della carenza idrica e della siccità nella quale propone una gerarchizzazione delle scelte idriche che favorisca il risparmio d’acqua piuttosto che l’utilizzo di nuove sorgenti”.   Bisogna poi ricordare che la direttiva 2000/60/CE (la direttiva quadro in materia di acque)[2] impone comunque agli Stati membri di raggiungere un buono stato di tutti i corpi idrici entro il 2015 e di applicare nel frattempo il principio di non deterioramento (articolo 4). Pertanto, qualsiasi progetto che possa incidere negativamente sullo stato di un corpo idrico è soggetto alle disposizioni ed eccezioni di cui all’articolo 4 della direttiva quadro in materia di acque.   Sulla base delle risultanze degli attuali accertamenti, “la Commissione deciderà … le prossime misure da prendere” nei confronti del progetto e dei lavori contestati.

LA NUOVA GARA D’APPALTO.

Nonostante la presenza di verifiche europee in corso (e il conseguente blocco di ogni eventuale euro di fondi comunitari),come avevamo preannunciato, il Consorzio di Bonifica della Sardegna Meridionale ha bandito e aggiudicato una nuova gara d’appalto (56,6 milioni di euro a base d’asta) per la realizzazione delle opere priva di preventivi e vincolanti procedimenti di valutazione d’impatto ambientale cumulativa con le reti di distribuzione idrica (nemmeno progettate e finanziate) e di valutazione ambientale strategica.

Gara aggiudicata, secondo l’avviso pubblicato sul proprio sito web istituzionale (http://www.cbsm.it/it/) in data 12 dicembre 2013, alla Impresa s.p.a. (Roma), attualmente in“amministrazione straordinaria” (art. 2, comma 2°, del decreto-legge n. 347/2003, convertito con modificazioni nella legge n. 39/2004) in base al decreto 10 luglio 2013.

CONTENZIOSI, SPRECHI, SCEMPI. E LE RETI DI DISTRIBUZIONE?

La diga di Monte Nieddu – Is Canargius, nel Sulcis, rappresenta già uno degli scempi ambientali e finanziari più scandalosi d’Italia degli ultimi anni,  con centinaia di milioni di euro già letteralmente sprecati fra lavori non conclusi (sono stati realizzati al 19,46%),contenziosi con le imprese esecutrici (oltre 60 milioni di risarcimento danni richiesto),mancanza di reti di distribuzione.

 

 

VINCOLI AMBIENTALI E PAESAGGISTICI.

Si ricorda che l’area interessata è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), destinata a parco naturale regionale “Sulcis” (legge regionale n. 31/1989 – allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria (S.I.C.) “Foresta di Monte Arcosu”(codice ITB041105), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Nel piano paesaggistico regionale – P.P.R., esecutivo con D.P.Re. 7 settembre 2006, n. 82, l’area appare ricompresa nell’ambito di paesaggio costiero n. 2 “Nora” (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata “aree naturali e semi-naturali – boschi” e “aree naturali e semi-naturali – macchia, dune, zone umide” (componenti di paesaggio con valenza ambientale), beni paesaggistici ambientali.

Dalla  determinazione Direttore Servizio S.A.V.I. della Regione autonoma della Sardegna n. 7999/328 del 9 aprile 2014, che conclude positivamente con condizioni il procedimento di valutazione di incidenza ambientale (V.INC.A.) a lavori già parzialmente eseguiti, si evince che “l’intervento implica la trasformazione (cioè la distruzione, n.d.r.) di 172,38 ettari di ambienti boschivi e di macchia mediterranea per dare spazio all’invaso e alle infrastrutture, di cui 51,24 ettari (0,17% del SIC) relativi ad habitat di interesse comunitario ricadenti all’interno dei confini del SIC. Si prevede il taglio del bosco che si trova nell’area di invaso con espianto e reimpianto degli alberi vetusti di maggiore rappresentatività”, intervento – quest’ultimo – già previsto prima dell’avvìo dei lavori con risultati scadenti. Inoltre, “i lavori già iniziati e non ancora terminati determinano impatti negativi sull’area, con particolare riferimento alle biocenosi legate al reticolo idrografico.

GESTIONE DELL’ACQUA IN SARDEGNA. I DATI DELLO SPRECO.

Ricordiamo anche alcuni dei numeri della scandalosa cattiva gestione dell’acqua in Sardegna.

Circa l’85% dell’acqua attualmente immessa nelle reti idriche in Sardegna va persa, come ha recentemente denunciatol’Ordine dei geologi della Sardegna, buona parte delle reti di distribuzione è in condizioni precarie, soprattutto nelle aree urbane e nella rete irrigua. Eppure dovremmo poter stare estremamente tranquilli, in teoria.

LE RISORSE IDRICHE:

GLI INVASI

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 904 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati Registro Italiano Dighe – Ufficio periferico di Cagliari, 2011).

La Sardegna ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (540 bacini medio/grandi per circa 13,35 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero Infrastrutture, 2007). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

I REFLUI DEPURATI

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

E SE INIZIASSIMO A GESTIRE MEGLIO LE RISORSE?

Eppure, nonostante i dati noti a tutti sulle risorse e sugli sprechi, non si pensa al restyling delle reti di distribuzione, al risparmio idrico.  Si pensa a realizzare nuove dighe.   Gestire l’acqua in Sardegna vuol dire avere una regìa unica,collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e non realizzare ulteriori dighe!

Auspichiamo, al riguardo, una seria riflessione da parte degli amministratori locali e della politica in generale, nell’interesse di tutti i cittadini, senza inutili e pretestuosi allarmismi e polemiche.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

anatre_in_voloQua trovate l’adeguamento del P.U.C. di Pula al P.A.I.: studio_variante_del_pai_relazione_giustificativa

L’intervista a Stefano Deliperi – L’Unione in Diretta:  scarica

 

l’ing. Roberto Binaghi ha preso parte alla progettazione della diga di Monte Nieddu – Is Canargius

studio per la V.I.A. del progetto della diga di Monte Nieddu - Is Canargius (1994)

studio per la V.I.A. del progetto della diga di Monte Nieddu – Is Canargius (1994)

 

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. agosto 2, 2014 alle 1:06 pm

    84,9% dell’acqua immessa, perché sono venuti dopo 1 anno a riparare la perdita dietro casa mia.

    Anzi no, 85%: dopo un po’ si è rotta 150 metri più avanti nella stessa strada (ed è ancora così da mesi). Che bello abitare nel sesto comune sardo per perdite d’acqua.

  2. agosto 3, 2014 alle 10:06 pm

    da Sardinia Post, 3 agosto 2014
    Diga Monte Nieddu, il Grig: “È procurato allarme”. (Monia Melis): http://www.sardiniapost.it/cronaca/diga-monte-nieddu/

  3. agosto 4, 2014 alle 2:42 pm

    Intervista a Stefano Deliperi – L’Unione in Diretta, sulla vicenda della diga di Monte Nieddu, potete ascoltarla scaricando il podcast sul sito di Radiolina: http://www.radiolina.it/podcast/40020.html.

  4. agosto 4, 2014 alle 2:45 pm

    da SardaNews, 3 agosto 2014
    Due o tre cose che dovete sapere sulla diga di Monte Nieddu-Is Canargius
    http://www.sardanews.it/13-blog/36480-due-o-tre-cose-che-dovete-sapere-sulla-diga-di-monte-nieddu-is-canargius

  5. agosto 4, 2014 alle 4:26 pm

    da L’Unione Sarda, 4 agosto 2014

    Sarroch. La diga mai nata per giustificare il grave scempio ambientale. (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20140804112229.pdf)

    «Non si usano le tragedie per giustificare scempi ambientali». È il duro affondo del Gruppo d’Intervento Giuridico che critica le parole dell’ingegner Roberto Binaghi, secondo il quale non completare la diga di Monti Nieddu rischierebbe di causare una sciagura per via delle piene improvvise del fiume che attraversa Villa San Pietro e Pula. «Dire che in caso di alluvione senza l’invaso i due paesi rischino di essere spazzati via, è un’imprudenza che alimenta allarmismo infondato» attacca Stefano Deliperi, «per questo stiamo valutando le dichiarazioni rilasciate dall’ingegner Binaghi, coinvolto nella progettazione della diga di Monte Nieddu-Is Canargius, ai fini di opportune azioni legali». «È perlomeno inopportuno usare le tante “tragedie innaturali” di cui è stata vittima, anche di recente, la nostra povera terra, per giustificare la realizzazione di un’opera faraonica, dispendiosa e inutile, sulla quale anche la Commissione Europea ha aperto un’indagine». Le critiche non risparmiano neppure i sindaci del territorio, che l’altro giorno si sono incontrati a Sarroch con i responsabili del Consorzio di bonifica, appaltatore dell’invaso, per chiedere la ripresa immediata dei lavori. «Di questa indagine dovrebbero tenere conto anche i sindaci della zona, considerate le eventuali conseguenze sulla collettività – spiegano gli ecologisti – ma loro sembrano più interessati ad alimentare polemiche nei confronti delle associazioni ecologiste piuttosto che a valutare seriamente gli effetti devastanti di un simile progetto sull’intero territorio».

  6. Domenico Mugugno
    agosto 4, 2014 alle 8:28 pm

    Di che partito è l’ingegnere Roberto Binaghi ?

    • agosto 4, 2014 alle 9:37 pm

      esplicitamente il “giro” che sosteneva ‘sto progetto era quello dei Riformatori Sardi, ma anche Forza Italia, ma anche P.D.

  7. andrea
    agosto 5, 2014 alle 10:42 am

    Comunque la cosa che non si spiega è come possa durare un indagine della Commissione Europea più di due anni e mezza….non è politicamente scorretta questa lungaggine di iter burocratico anche per la compromissione dei finanziamenti dell’opera e/o danni all’impresa che si è aggiudicata i lavori più di un anno fa? O è la Regione Sardegna che latita con le risposte e di fatto rallenta l’indagine….la cosa non mi è chiara anche perchè, da quanto documentate puntualmente voi, ci sarebbero già gli estremi per attivare la procedura d’infrazione come ad es. per Badesi….Saluti

  8. Domenico Mugugno
    agosto 7, 2014 alle 8:49 pm

    Io penso che sia del PD,il ragionamento è uguale a quello che facevano gli adepti dellavecchia democrazia cristiana,ora tutti pd

  9. agosto 23, 2014 alle 5:50 pm

    in data 18 agosto 2014 è stata inoltrata alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari una documentata segnalazione riguardante l’ipotesi di diffusione di notizie false, erronee, tendenziose (art. 656 cod. pen.).

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