Decreto-legge “Sblocca Italia”, nuovi incubi ambientali e sociali.


Narbolia, pineta costiera di Is Arenas e gru

Narbolia, pineta costiera di Is Arenas e gru

Come già osservato a una prima vista e in successivi approfondimenti, qualche luce (es. sui provvedimenti sostitutivi in tema di fondi comunitari, sui provvedimenti per il risanamento idrogeologico), molte ombre, soprattutto per quanto concerne le terre e rocce da scavo e il settore energetico: dalle ricerche ed estrazioni petrolifere e metanifere (“si è prevista l’introduzione di un titolo concessorio unico, comprensivo delle attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, rilasciato a seguito di una approfondita valutazione del richiedente, nel rispetto del principio di leale collaborazione con i diversi livelli territoriali, nonché del principio costituzionale di tutela dell’ambiente”) alle “infrastrutture di importazione, trasformazione e stoccaggio del gas”.

Altro che consultazione pubblica preventiva sulle c.d. grandi opere, qui si favoriscono le grandi speculazioni energetiche e si aumentano i rischi per l’ambiente e i contesti economico-sociali locali.

Per non parlare delle norme di gestione del territorio e di tutela del paesaggio.

Per il Bel Paese si addensano veri e propri incubi ambientali e sociali.

Altro che “sblocca Italia”, ora sempre più “svegliati, Italia!”.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

Domus de Maria, Chia, foce del Rio Chia e Torre costiera

Domus de Maria, Chia, foce del Rio Chia e Torre costiera

 

da Sardinia Post, 21 settembre 2014

Sblocca Italia, colpo di spugna sui vincoli paesaggistici. (Piero Loi)

Meno vincoli e procedure semplificate per colossi finanziari e fondi immobiliari che intendono realizzare nuove cubature. Anche nelle aree del Demanio, nelle zone coperte da vincolo paesaggistico o nelle aree industriali dismesse, in deroga ai piani urbanistici. Lo stabilisce il decreto Sblocca Italia, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale a distanza di quindici giorni dalla presentazione, il 29 agosto scorso. Insomma, oltre ai petrolieri, un assist anche i costruttori. Ma va decisamente meno bene a comuni, regioni e sovrintendenze. “È in atto un vero e proprio esproprio di competenze sulle materie delegate della tutela del paesaggio e della gestione del territorio”, denuncia Stefano Deliperi del Gruppo d’intervento giuridico. E aggiunge: “Il decreto prevede inoltre termini ridottissimi per l’esercizio del diritto-dovere delle sovrintendenze di esprimere il proprio parere per quanto riguarda le autorizzazioni paesaggistiche”. “In entrambi i casi – conclude il giurista – si tratta di norme anticostituzionali”.

Per quanto riguarda i beni del Demanio, le parole magiche sono “accordo di programma”. Stando alle nuove norme, basterà che le amministrazioni comunali ne firmino uno col ministero competente per l’ottenimento della variante urbanistica. Da lì al primo mattone il passo è breve. Ma il processo può seguire il percorso opposto: al Ministero, infatti, è data facoltà di opporre diversa ipotesi di utilizzo se questa risulti già finanziata o in corso di finanziamento. Questa ratio generale diventa poi ancora più stringente quando si parla degli immobili della Difesa, che “dopo aver censito i propri beni effettuerà una ricerca di mercato per sollecitare la presentazione dei progetti da parte dei privati”, si legge nel testo del decreto. Se il comune è favorevole, sottoscrive l’accordo di programma e accede a una parte dei proventi derivanti dalla valorizzazione o dall’alienazione del bene, in caso contrario il presidente del Consiglio potrà nominare un commissario ad acta che provvede alle procedure necessarie per la variante urbanistica e la totalità dei proventi verrebbe impiegata per abbattere il debito dello Stato.

Le Regioni, relegate nel ruolo di mere esecutrici, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione dello Sblocca Italia sono invece chiamate a produrre le occorrenti semplificazioni per l’eventuale variazione di strumenti di pianificazione sovraordinati. In primis, il piano urbanistico e quello paesaggistico. Il decreto specifica, inoltre, che “sono esclusi dalla presente disposizione gli immobili per i quali è stata accolta la domanda di trasferimento da parte delle amministrazioni interessate o quelli per cui è in corso la richiesta di riesame”. Ed è questo il punto che riguarda la Regione Sardegna. Ad oggi, non è infatti chiara la situazione dell’isola che ospita 170 siti e circa 350 immobili da catalogare alla voce ‘servitù minori’, oltre a Quirra, Teulada e Capo Frasca. L’accordo del 2008 tra Stato e Regione per la restituzioni di questi beni è stato infatti prorogato sino al 2013, anno in cui il Demanio ha comunicato che non avrebbe proceduto ad ulteriori rinvii. “L’accordo non è stato attuato”, aveva dichiarato a Sardiniapost l’assessore agli Enti locali Cristiano Erriu. Di recente, poi, si è venuto a sapere che la Regione si sarebbe dovuta fare carico delle spese di messa in sicurezza e ristrutturazione degli immobili, ragion per cui l’accordo è rimasto lettera morta.

“Il discorso non cambia se si parla di beni culturali e zone protette da vincoli paesaggistici”, aggiunge Deliperi. “Anche in questo caso, infatti, si assiste al furto di competenze perpetrato ai danni delle regioni e dei comuni, mentre l’obiettivo è contingentare i tempi dell’iter amministrativo per mandare avanti l’iniziativa degli imprenditori”, specifica Deliperi. Non è infatti previsto il ricorso alla conferenza di servizi nell’ambito del procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica. Di conseguenza, decorsi i sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questo si sia pronunciato, l’amministrazione provvede comunque alla domanda di autorizzazione. “In pratica, si inserisce il principio del silenzio-assenso, ma non possono esistere autorizzazioni tacite in materia di beni culturali e di paesaggio, ritenuti superiori a quelli dell’iniziativa economica privata, come stabilito dalla giurisprudenza costituzionale”, conclude Deliperi.

Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis e Tharros

Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis e Tharros

Completano il quadro, le misure di carattere finanziario introdotte per attrarre e sostenere i capitali privati: si va dall’intervento diretto della Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), all’esenzione fiscale, passando per la finanza di progetto e l’abbassamento della soglia dell’investimento necessario per accedere al credito d’imposta (da 200 a 50 milioni di euro). La novità è che d’ora in avanti la Cassa depositi e prestiti, nata per realizzare opere pubbliche, sosterrà anche l’iniziativa privata nella promozione del turismo (e non solo) tramite libretti di risparmio postale o con fondi provenienti dall’emissione di titoli. L’iniziativa imprenditoriale potrà inoltre beneficiare della finanza di progetto e del credito d’imposta, vale a dire che saranno i flussi di cassa ex post, provenienti cioè dalla gestione dell’opera realizzata, a ristorare i finanziamenti. Il credito d’imposta sarà invece utilizzato per la compensazione dei debiti, per la diminuzione delle imposte o per chiedere un eventuale rimborso. “In pratica si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti”,conclude Deliperi. Soprattutto, l’iniziativa privata non sembra più tale.

 

 

 

 Stemma Repubblica Italiana

 

DECRETO-LEGGE 12 settembre 2014, n. 133

Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attivita’ produttive.

(G.U. n. 212 del 12-9-2014)

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

VISTI gli articoli 77 e 87 della Costituzione;

RITENUTA la straordinaria necessita’ e urgenza di emanare disposizioni per accelerare e semplificare la realizzazione di opere infrastrutturali strategiche, indifferibili e urgenti, nonche’ per favorire il potenziamento delle reti autostradali e di telecomunicazioni e migliorare la funzionalita’ aeroportuale;

RITENUTA altresi’ la straordinaria necessita’ e urgenza di emanare disposizioni in materia ambientale per la mitigazione del rischio idrogeologico, la salvaguardia degli ecosistemi, l’adeguamento delle infrastrutture idriche e il superamento di eccezionali situazioni di crisi connesse alla gestione dei rifiuti, nonche’ di introdurre misure per garantire l’approvvigionamento energetico e favorire la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali;

RITENUTA infine la straordinaria necessita’ e urgenza di emanare disposizioni per la semplificazione burocratica, il rilancio dei settori dell’edilizia e immobiliare, il sostegno alle produzioni nazionali attraverso misure di attrazione degli investimenti esteri e di promozione del Made in Italy, nonche’ per il rifinanziamento e la concessione degli ammortizzatori sociali in deroga alla normativa vigente al fine di assicurare un’adeguata tutela del reddito dei lavoratori e sostenere la coesione sociale;

VISTA la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 29 agosto 2014;

SULLA PROPOSTA del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con i Ministri dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, dello sviluppo economico, dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, per gli affari regionali e le autonomie e dell’economia e delle finanze;

EMANA

il seguente decreto-legge:

CAPO I – MISURE PER LA RIAPERTURA DEI CANTIERI

Art. 1. Disposizioni urgenti per sbloccare gli interventi sugli assi ferroviari Napoli – Bari e Palermo-Catania-Messina ed altre misure urgenti per sbloccare interventi sugli aeroporti di interesse nazionale

1. L’Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato S.p.A e’ nominato, per la durata di due anni dall’entrata in vigore del presente decreto, Commissario per la realizzazione delle opere relative alla tratta ferroviaria Napoli – Bari, di cui al Programma Infrastrutture Strategiche previsto dalla legge 21 dicembre 2001, n. 443, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e senza compensi aggiuntivi per l’attivita’ di Commissario. L’incarico e’ rinnovabile con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, tenuto conto anche dei risultati conseguiti e verificati in esito alla rendicontazione di cui al comma 8.

2. Per le finalita’ di cui al comma 1, ed allo scopo di poter celermente stabilire le condizioni per l’effettiva realizzazione delle opere relative alla tratta ferroviaria Napoli – Bari, in modo da poter avviare i lavori relativi a parte dell’intero tracciato entro e non oltre il 31 ottobre 2015, il Commissario provvede all’approvazione dei relativi progetti. Al fine di ridurre i costi e i tempi di realizzazione dell’opera, con particolare riferimento alla tratta appenninica Apice-Orsara, il Commissario rielabora i progetti anche gia’ approvati ma non ancora appaltati. Anche sulla base dei soli progetti preliminari, il Commissario puo’ bandire la gara e tassativamente entro centoventi giorni dall’approvazione dei progetti decorrenti dalla chiusura della conferenza di servizi provvede alla consegna dei lavori, anche adottando provvedimenti d’urgenza. Il mancato rispetto di tali scadenze non motivato comporta la revoca del mandato di Commissario. Il Commissario provvede inoltre all’espletamento di ogni attivita’ amministrativa, tecnica ed operativa, comunque finalizzata alla realizzazione della citata tratta ferroviaria, utilizzando all’uopo le strutture tecniche di Rete Ferroviaria Italiana S.p.A, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica in relazione all’avvalimento delle strutture tecniche citate. In sede di aggiornamento del Contratto di programma il Commissario trasmette al CIPE i progetti approvati, il cronoprogramma dei lavori e il relativo stato di avanzamento, segnalando eventuali anomalie e significativi scostamenti rispetto ai termini fissati nel cronoprogramma di realizzazione delle opere, anche ai fini della valutazione di definanziamento degli interventi. Il contratto istituzionale di sviluppo sottoscritto in relazione all’asse ferroviario Napoli – Bari puo’ essere derogato in base alle decisioni assunte dal Commissario di cui al comma 1.

3. Gli interventi da praticarsi sull’area di sedime della tratta ferroviaria Napoli – Bari, nonche’ quelli strettamente connessi alla realizzazione dell’opera, sono dichiarati indifferibili, urgenti e di pubblica utilita’.

4. La conferenza di servizi per la realizzazione degli interventi sopra citati e’ convocata entro quindici giorni dall’approvazione dei progetti definitivi. Qualora alla conferenza di servizi il rappresentante di un’amministrazione invitata sia risultato assente, o, comunque, non dotato di adeguato potere di rappresentanza, la conferenza delibera prescindendo dalla sua presenza e dalla adeguatezza dei poteri di rappresentanza dei soggetti intervenuti. Il dissenso manifestato in sede di conferenza dei servizi deve essere motivato e recare, a pena di non ammissibilita’, le specifiche indicazioni progettuali necessarie ai fini dell’assenso. In caso di motivato dissenso espresso da un’amministrazione preposta alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale, del patrimonio storico-artistico o alla tutela della salute e della pubblica incolumita’, la questione, in deroga all’articolo 14-quater comma 3 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modifiche e integrazioni e’ rimessa alla decisione del Commissario, che si pronuncia entro quindici giorni, previa intesa con la Regione o le Regioni interessate, in caso di dissenso tra un’amministrazione statale e una regionale o tra piu’ amministrazioni regionali, ovvero previa intesa con la Regione e gli enti locali interessati, in caso di dissenso tra un’amministrazione statale o regionale e un ente locale o tra piu’ enti locali. Se l’intesa non e’ raggiunta entro sette giorni, la decisione del Commissario puo’ essere comunque adottata.

5. I pareri, i visti ed i nulla-osta relativi agli interventi, necessari anche successivamente alla conferenza di servizi di cui al comma 4, sono resi dalle Amministrazioni competenti entro trenta giorni dalla richiesta e, decorso inutilmente tale termine, si intendono acquisiti con esito positivo.

6. Con apposita convenzione a firma del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, il Commissario puo’ avvalersi a titolo gratuito dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa ai fini dei rapporti con il territorio interessato per il miglior risultato nella realizzazione dell’opera.

7. La realizzazione delle opere relative alla tratta ferroviaria Napoli – Bari e’ eseguita a valere sulle risorse previste nell’ambito del Contratto di programma stipulato tra RFI e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

8. Il Commissario provvede alla rendicontazione annuale delle spese di realizzazione della tratta ferroviaria Napoli – Bari sulla scorta dei singoli stati di avanzamento dei lavori, segnalando eventuali anomalie e significativi scostamenti rispetto ai termini fissati nel cronoprogramma di realizzazione delle opere, anche ai fini della valutazione di definanziamento degli interventi.

9. Le disposizioni di cui ai commi da 1 a 8 del presente articolo si applicano anche alla realizzazione dell’asse ferroviario AV/AC Palermo – Catania – Messina.

10. Per accelerare la conclusione del contratto il cui periodo di vigenza e’ scaduto e consentire la prosecuzione degli interventi sulla rete ferroviaria nazionale, e’ approvato il Contratto di Programma 2012 – 2016 parte Investimenti stipulato tra Rete Ferroviaria Italiana e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti in data 8 agosto 2014. Una quota pari a 220 milioni di euro delle risorse stanziate dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147, quale contributo in conto impianti a favore di RFI e’ finalizzata agli interventi di manutenzione straordinaria previsti nel Contratto di Programma parte Servizi 2012-2014, con conseguente automatico aggiornamento delle relative tabelle contrattuali.

11. Per consentire l’avvio degli investimenti previsti nei contratti di programma degli aeroporti di interesse nazionale di cui all’articolo 698 del codice della navigazione sono approvati, con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti da adottarsi entro sessanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, che deve esprimersi improrogabilmente entro trenta giorni, i contratti di programma sottoscritti dall’ENAC con i gestori degli scali aeroportuali di interesse nazionale. Per gli stessi aeroporti il parere favorevole espresso dalle Regioni e dagli enti locali interessati sui piani regolatori aeroportuali in base alle disposizioni del regolamento recante disciplina dei procedimenti di localizzazione delle opere di interesse statale di cui al decreto del Presidente della Repubblica 18 aprile 1994, n. 383, e successive modificazioni, comprende ed assorbe, a tutti gli effetti, la verifica di conformita’ urbanistica delle singole opere inserite negli stessi piani regolatori.

Art. 2. Semplificazioni procedurali per le infrastrutture strategiche affidate in concessione

1. Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 174, e’ aggiunto, in fine, il seguente comma:

” 4-ter. Il bando di gara, puo’ altresi’ prevedere, nell’ipotesi di sviluppo del progetto per stralci funzionali o, nei casi piu’ complessi di successive articolazioni per fasi, l’integrale caducazione della relativa concessione, con la conseguente possibilita’ in capo al concedente di rimettere a gara la concessione per la realizzazione dell’intera opera, qualora, entro un termine non superiore a tre anni, da indicare nel bando di gara stesso, dalla data di approvazione da parte del CIPE del progetto definitivo dello stralcio funzionale immediatamente finanziabile, la sostenibilita’ economico finanziaria degli stralci successivi non sia attestata da primari istituti finanziari.”.

2. La disposizione di cui al comma 1 non si applica alle concessioni ed alle procedure in finanza di progetto con bando gia’ pubblicato alla data di entrata in vigore del presente decreto.

3. All’articolo 175, comma 5-bis sono aggiunte, infine, le seguenti parole: “si applicano altresi’ le disposizioni di cui all’articolo 174”.

4. Al comma 2 dell’articolo 19 del decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, l’ultimo periodo: “ne’ agli interventi da realizzare mediante finanza di progetto le cui proposte sono state gia’ dichiarate di pubblico interesse alla data di entrata in vigore del presente decreto” e’ soppresso.

Art. 3. Ulteriori disposizioni urgenti per lo sblocco di opere indifferibili, urgenti e cantierabili per il rilancio dell’economia

1. Per consentire nell’anno 2014 la continuita’ dei cantieri in corso ovvero il perfezionamento degli atti contrattuali finalizzati all’avvio dei lavori, il Fondo istituito nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ai sensi dell’articolo 18, comma 1, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, e’ incrementato di complessivi 3.890 milioni di euro, di cui 39 milioni per l’anno 2013, 26 milioni per l’anno 2014, 231 milioni per l’anno 2015, 159 milioni per l’anno 2016, 1.073 milioni per l’anno 2017, 2.066 milioni per l’anno 2018 e 148 milioni per ciascuno degli anni 2019 e 2020.

2. Con uno o piu’ decreti del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, da adottare, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, quanto alle opere di cui alle lettere a) e b), nonche’ entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, quanto alle opere di cui alla lettera c), sono finanziati, a valere sulle risorse di cui al comma 1:

a) i seguenti interventi ai sensi degli articoli 18 e 25 del decreto-legge n.69 del 2013 cantierabili entro il 31 dicembre 2014: Completamento della copertura del Passante ferroviario di Torino; Completamento sistema idrico Basento – Bradano, Settore G; Asse autostradale Trieste – Venezia; Interventi di soppressione e automazione di passaggi a livello sulla rete ferroviaria, individuati, con priorita’ per la tratta terminale pugliese del corridoio ferroviario adriatico da Bologna a Lecce; Tratta Colosseo – Piazza Venezia della Linea C di Roma;

b) i seguenti interventi appaltabili entro il 31 dicembre 2014 e cantierabili entro il 30 giugno 2015: ulteriore lotto costruttivo Asse AV/AC Verona Padova; Completamento asse viario Lecco – Bergamo; Messa in sicurezza dell’asse ferroviario Cuneo – Ventimiglia; Completamento e ottimizzazione della Torino – Milano con la viabilita’ locale mediante l’interconnessione tra la SS 32 e la SP 299-Tangenziale di Novara-lotto 0 e lotto 1; Terzo Valico dei Giovi – AV Milano Genova; Continuita’ interventi Nuovo Tunnel del Brennero; Quadrilatero Umbria – Marche; Completamento Linea 1 metropolitana di Napoli; rifinanziamento dell’articolo 1, comma 70, della legge 27 dicembre 2013, n.147, relativo al superamento delle criticita’ sulle infrastrutture viarie concernenti ponti e gallerie; Messa in sicurezza dei principali svincoli della Strada Statale 131 in Sardegna;

c) i seguenti interventi appaltabili entro il 30 aprile 2015 e cantierabili entro il 31 agosto 2015: metropolitana di Torino; tramvia di Firenze; Lavori di ammodernamento ed adeguamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria, dallo svincolo di Rogliano allo svincolo di Atilia; Autostrada Salerno – Reggio Calabria svincolo Lauretana Borrello; Adeguamento della strada statale n.372 “Telesina” tra lo svincolo di Caianello della Strada statale n.372 e lo svincolo di Benevento sulla strada statale n.88; Completamento della S.S. 291 in Sardegna; Variante della “Tremezzina” sulla strada statale internazionale 340 “Regina”; Collegamento stradale Masserano – Ghemme; Ponte stradale di collegamento tra l’autostrada per Fiumicino e l’EUR; Asse viario Gamberale – Civitaluparella in Abruzzo; Primo lotto Asse viario S.S. 212 Fortorina; Quadruplicamento della linea ferroviaria Lucca Pistoia; aeroporti di Firenze e Salerno; Completamento sistema idrico integrato della Regione Abruzzo; opere segnalate dai Comuni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 2 al 15 giugno 2014 o richieste inviate ai sensi dell’art.18, comma 9, del decreto-legge n.69 del 2013.

3. Le richieste di finanziamento inoltrate dagli enti locali relative agli interventi di cui al comma 2, lett. c), sono istruite dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti. Una quota pari a 100 milioni di euro a valere sulle risorse di cui al comma 1 e’ destinata ai Provveditorati interregionali alle opere pubbliche del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per interventi di completamento di beni immobiliari demaniali di loro competenza.

4. Agli oneri derivanti dal comma 1 del presente articolo si provvede:

a) quanto a 39 milioni per l’anno 2013 mediante utilizzo delle disponibilita’ iscritte in conto residui derivanti dalle revoche disposte dall’articolo 13, comma 1, del decreto-legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, e confluite nel fondo di cui all’articolo 32, comma 6, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;

b) quanto a 11 milioni per l’anno 2014, mediante parziale utilizzo delle disponibilita’ derivanti dalle revoche disposte dall’articolo 13, comma 1, del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, e confluite nel fondo di cui all’articolo 32, comma 6, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito con modificazioni dalla legge 15 luglio 2011, n. 111;

c) quanto a 15 milioni per l’anno 2014, quanto a 5,200 milioni per l’anno 2015, quanto a 3,200 milioni per l’anno 2016 e quanto a 148 milioni per ciascuno degli anni dal 2017 al 2020, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 5, comma 1, della legge 6 febbraio 2009, n. 7;

d) quanto a 94,8 milioni per l’anno 2015, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 186, della legge 24 dicembre 2012, n. 228;

e) quanto a 79,8 milioni per l’anno 2015, mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 1, comma 212, della legge 24 dicembre 2012, n. 228;

f) quanto a 51,200 milioni per l’anno 2015, a 155,8 milioni per l’anno 2016, a 925 milioni per l’anno 2017 e a 1.918 milioni per l’anno 2018, mediante corrispondente riduzione della quota nazionale del Fondo per lo sviluppo e la coesione – programmazione 2014-2020 – di cui all’articolo 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2013, n. 147.

5. Il mancato rispetto dei termini fissati al comma 2, lettere a), b) e c), per l’appaltabilita’ e la cantierabilita’ delle opere determinano la revoca del finanziamento assegnato ai sensi del presente decreto.

6. Le risorse revocate ai sensi del comma 5 confluiscono nel Fondo di cui all’articolo 32, comma 1, del decreto-legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n. 111, e sono attribuite prioritariamente:

a) al primo lotto funzionale asse autostradale Termoli – San Vittore;

b) al completamento della rete della Circumetnea;

c) alla metropolitana di Palermo: tratto Oreto – Notarbartolo;

d) alla metropolitana di Cagliari: adeguamento rete attuale e interazione con l’hinterland.

7. Con i provvedimenti di assegnazione delle risorse di cui al comma 1 sono stabilite, in ordine a ciascun intervento, le modalita’ di utilizzo delle risorse assegnate, di monitoraggio dell’avanzamento dei lavori e di applicazione di misure di revoca.

8. Per consentire la continuita’ dei cantieri in corso, sono confermati i finanziamenti pubblici assegnati al collegamento Milano – Venezia secondo lotto Rho – Monza, di cui alla delibera CIPE 60 del 2013; nonche’ sono definitivamente assegnate all’Anas S.P.A. per il completamento dell’intervento “Itinerario Agrigento – Caltanissetta – A19 – Adeguamento a quattro corsie della SS 640 tra i km 9+800 e 44+400”, le somme di cui alla tabella “Integrazioni e completamenti di lavori in corso” del Contratto di programma tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e ANAS S.p.A. relativo all’anno 2013, pari a 3 milioni di euro a valere sulle risorse destinate al Contratto di programma 2013 e di 42,5 milioni di euro a valere sulle risorse destinate al Contratto di programma 2012.

9. Le opere elencate nell’XI allegato infrastrutture approvato ai sensi dell’articolo 1 della legge 21 dicembre 2001, n. 443, dal CIPE nella seduta del 1° agosto 2014, che, alla data del presente decreto non sono state ancora avviate e per le quali era prevista una copertura parziale o totale a carico del Fondo Sviluppo e Coesione 2007 – 2013 confluiscono automaticamente nel nuovo periodo di programmazione 2014 – 2020. Entro il 31 ottobre 2014, gli Enti che a diverso titolo partecipano al finanziamento e o alla realizzazione delle opere di cui al capoverso precedente, confermano o rimodulano le assegnazioni finanziarie inizialmente previste.

10. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e confermato Autorita’ Nazionale capofila e Capo Delegazione dei Comitati di Sorveglianza con riferimento al nuovo periodo di programmazione 2014-2020 dei programmi di cooperazione interregionale ESPON e URBACT, in considerazione di quanto gia’ previsto dalla delibera CIPE n. 158 del 2007 ed in relazione alla missione istituzionale di programmazione e sviluppo del territorio propria del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti.

11. E’ abrogato il comma 11-ter dell’articolo 25 del decreto legge n. 69 del 2013, come convertito, con modificazioni, dalla legge n. 98 del 2013.

12. Dopo l’articolo 6-bis, comma 2, del decreto-legge 26 giugno 2014, n. 92, convertito con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 117, e’ aggiunto il seguente comma:

“2-bis. Le risorse disponibili sulla contabilita’ speciale intestata al Commissario straordinario del Governo per le infrastrutture carcerarie di cui al decreto del Presidente della Repubblica 3 dicembre 2012, allegato al decreto-legge 1 luglio 2013, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 94, sono versate all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnate con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze a uno o piu’ capitoli di bilancio dello Stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero della giustizia secondo le ordinarie competenze definite nell’ambito del decreto di cui al comma 2.”.

Art. 4. Misure di semplificazione per le opere incompiute segnalate dagli Enti locali e misure finanziarie a favore degli Enti territoriali

1. Al fine di favorire la realizzazione delle opere segnalate dai Comuni alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 2 al 15 giugno 2014, per le quali la problematica emersa attenga al mancato concerto tra Amministrazioni interessate al procedimento amministrativo, e’ data facolta’ di riconvocare la Conferenza di Servizi, ancorche’ gia’ definita in precedenza, funzionale al riesame dei pareri ostativi alla realizzazione dell’opera. Ove l’Ente abbia necessita’ di definire il procedimento in tempi celeri, i termini di cui all’articolo 14-ter, della legge 7 agosto 1990, n. 241, sono ridotti alla meta’. Resta ferma la facolta’, da parte del Comune o dell’unione dei Comuni procedenti, di rimettere il procedimento alla deliberazione del Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’articolo 14-quater, comma 3, della legge 241 del 1990, i cui termini sono ridotti alla meta’.

2. In caso di mancato perfezionamento del procedimento comunque riconducibile ad ulteriori difficolta’ amministrative, e’ data facolta’ di avvalimento a scopo consulenziale – acceleratorio dell’apposita cabina di regia istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

3. I pagamenti connessi agli investimenti in opere oggetto di segnalazione entro il 15 giugno 2014 alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel limite di 250 milioni di Euro per l’anno 2014, sono esclusi dal patto di stabilita’ interno alle seguenti condizioni, accertate a seguito di apposita istruttoria a cura degli Uffici della medesima Presidenza del Consiglio dei Ministri, da concludere entro 30 giorni dall’entrata in vigore del presente decreto:

a) le opere alle quali si riferiscono i pagamenti devono essere state preventivamente previste nel Piano Triennale delle opere pubbliche;

b) i pagamenti devono riguardare opere realizzate, in corso di realizzazione o per le quali sia possibile l’immediato avvio dei lavori da parte dell’ente locale richiedente;

c) i pagamenti per i quali viene richiesta l’esclusione del patto di stabilita’ devono essere effettuati entro il 31 dicembre 2014.

4. Entro 15 giorni dalla conclusione dell’istruttoria di cui al comma 3, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sono individuati i Comuni che beneficiano della esclusione dal patto di stabilita’ interno e l’importo dei pagamenti da escludere.

5. Sono esclusi dai vincoli del patto di stabilita’ interno, per un importo complessivo di 300 milioni di euro, i pagamenti sostenuti successivamente all’entrata in vigore del presente decreto, relativi a debiti in conto capitale degli enti territoriali per gli anni 2014 e 2015. L’esclusione opera per 200 milioni di euro relativamente all’anno 2014 e per 100 milioni di euro relativamente all’anno 2015.

I suddetti pagamenti devono riferirsi a debiti in conto capitale:

a) certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2013;

b) per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro il 31 dicembre 2013;

c) riconosciuti alla data del 31 dicembre 2013 ovvero che presentavano i requisiti per il riconoscimento di legittimita’ entro la medesima data.

Rilevano ai fini della predetta esclusione solo i debiti presenti in piattaforma elettronica per la certificazione di crediti connessi a spese ascrivibili ai codici gestionali SIOPE da 2101 a 2512 per gli enti locali e ai codici gestionali SIOPE da 2101 a 2138 per le regioni, escluse le spese afferenti la sanita’.

6. Per l’anno 2014, l’esclusione di cui al secondo periodo del comma 5 e’ destinata per 50 milioni di euro ai pagamenti dei debiti delle regioni, ivi inclusi quelli ascrivibili ai codici gestionali da 2139 a 2332, che beneficiano di entrate rivenienti dall’applicazione dell’articolo 20, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, superiori a 100 milioni. Ai fini della distribuzione del rimanente importo dell’esclusione tra i singoli enti territoriali, i comuni, le province e le regioni comunicano al Ministero dell’economia e delle finanze, mediante il sito web «http://certificazionecrediti.mef.gov.it» della Ragioneria generale dello Stato, entro il termine perentorio del 30 settembre 2014, gli spazi finanziari di cui necessitano per sostenere nel 2014 i pagamenti di cui al periodo precedente ed entro il termine perentorio del 28 febbraio 2015 gli spazi finanziari di cui necessitano per sostenere i medesimi pagamenti nel 2015. Ai fini del riparto, si considerano solo le comunicazioni pervenute entro il predetto termine. Con decreti del Ministero dell’economia e delle finanze, sulla base delle predette comunicazioni, entro il 10 ottobre 2014 e il 15 marzo 2015 sono individuati per ciascun ente, su base proporzionale, gli importi dei pagamenti da escludere dal patto di stabilita’ interno rispettivamente nel 2014 e 2015.

7. Al comma 9-bis dell’articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183, sono apportate le seguenti modifiche:

a) al primo periodo, dopo le parole “i pagamenti in conto capitale sostenuti” sono inserite “nel primo semestre”;

b) al terzo periodo, le parole “derivanti dal periodo” sono sostituite da “derivanti dall’esclusione di cui al periodo” e le parole “nel primo semestre dell’anno” sono sostituite da “entro l’anno”.

8. Al fine di consentire la prosecuzione dell’emanazione dei provvedimenti di concessione dei contributi finalizzati alla ricostruzione in Abruzzo, l’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7-bis, comma 1, del decreto-legge 26 aprile 2013, n. 43, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 giugno 2013, n. 71, e’ rifinanziata di 250 milioni per l’anno 2014 in termini di sola competenza. Al relativo onere in termini di saldo netto da finanziare si provvede:

a) quanto a 29 milioni di euro per l’anno 2014, mediante corrispondente utilizzo di quota dei proventi per interessi derivanti dalla sottoscrizione dei Nuovi Strumenti Finanziari, di cui agli articoli da 23-sexies a 23-duodecies del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135, non necessari al pagamento degli interessi passivi da corrispondere sui titoli del debito pubblico emessi ai fini dell’acquisizione delle risorse necessarie alla predetta sottoscrizione che, a tal fine, sono versati all’entrata del bilancio dello Stato;

b) quanto a 221 milioni di euro per l’anno 2014, mediante utilizzo delle somme versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che, alla data di entrata in vigore del presente provvedimento, non sono state riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite nel predetto limite di 221 milioni di euro, definitivamente al bilancio dello Stato.

9. Alla compensazione degli effetti finanziari in termini di fabbisogno e di indebitamento netto derivanti dai commi 3, 5 e 8, pari a complessivi 450 milioni per l’anno 2014, 180 milioni per l’anno 2015, 100 milioni per l’anno 2016 e 70 milioni per l’anno 2017, si provvede:

a) quanto a 29 milioni di euro per l’anno 2014, mediante corrispondente utilizzo di quota dei proventi per interessi derivanti dalla sottoscrizione dei Nuovi strumenti finanziari, di cui agli articoli da 23-sexies a 23-duodecies del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n.135, non necessari al pagamento degli interessi passivi da corrispondere sui titoli del debito pubblico emessi ai fini dell’acquisizione delle risorse necessarie alle predetta sottoscrizione che, a tal fine, sono versati all’entrata del bilancio dello Stato;

b) quanto a 221 milioni di euro per l’anno 2014, mediante utilizzo delle somme versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che, alla data di entrata in vigore del presente decreto, non sono state riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite, nel predetto limite di 221 milioni di euro, definitivamente al bilancio dello Stato;

c) quanto a 150 milioni di euro per l’anno 2014, 180 milioni per l’anno 2015, 100 milioni per l’anno 2016 e 70 milioni per l’anno 2017, mediante corrispondente utilizzo del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e successive modificazioni;

d) quanto a 50 milioni per l’anno 2014, a valere sugli spazi finanziari concessi e non utilizzati al 30 giugno 2014 di cui al comma 9-bis dell’articolo 31 della legge 12 novembre 2011, n. 183.

CAPO II – MISURE PER IL POTENZIAMENTO DELLE RETI AUTOSTRADALI E DI TELECOMUNICAZIONI

Art. 5. Norme in materia di concessioni autostradali

1. Nel rispetto dei principi dell’Unione europea, al fine di assicurare gli investimenti necessari per gli interventi di potenziamento, adeguamento strutturale, tecnologico ed ambientale delle infrastrutture autostradali nazionali, nel rispetto dei parametri di sicurezza piu’ avanzati prescritti da disposizioni comunitarie, nonche’ un servizio reso sulla base di tariffe e condizioni di accesso piu’ favorevoli per gli utenti, i concessionari di tratte autostradali nazionali possono, entro il 31 dicembre 2014, proporre modifiche del rapporto concessorio anche mediante l’unificazione di tratte interconnesse, contigue, ovvero tra loro complementari, ai fini della loro gestione unitaria. Il concessionario predispone un nuovo piano economico finanziario per la stipula di un atto aggiuntivo o di un’apposita convenzione unitaria che devono intervenire entro il 31 agosto 2015.

2. Il piano deve assicurare l’equilibrio economico finanziario, senza ulteriori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonche’ la disponibilita’ delle risorse necessarie per la realizzazione degli interventi infrastrutturali previsti nelle originarie concessioni e di quelli ulteriori per l’attuazione delle finalita’ di cui al comma 1 e per il mantenimento di un regime tariffario piu’ favorevole per l’utenza.

3. L’affidamento dei lavori, nonche’ delle forniture e dei servizi di importo superiore alla soglia comunitaria, ulteriori rispetto a quelli previsti dalle vigenti convenzioni, avviene nel rispetto delle procedure di evidenza pubblica disciplinate dal decreto legislativo n.163 del 2006. Ai relativi affidamenti si applica l’articolo 11, comma 5, lettera f), della legge 23 dicembre 1992, n. 498.

4. Al fine di accelerare l’iter relativo al riaffidamento delle concessioni autostradali A21 “Piacenza – Cremona – Brescia e diramazione per Fiorenzuola d’Arda (PC)” e A3 “Napoli – Pompei -Salerno” sono approvati gli schemi di convenzione, come modificati secondo le prescrizioni del NARS rese con i pareri nn. 6 e 7 del 7 agosto 2014 da considerarsi parte integrante della Convenzione, e i relativi piani economici finanziari gia’ trasmessi al CIPE.

Art. 6. Agevolazioni per la realizzazione di reti di comunicazione elettronica a banda ultralarga e norme di semplificazione per le procedure di scavo e di posa aerea dei cavi, nonche’ per la realizzazione delle reti di telecomunicazioni mobili

1. All’articolo 33 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, dopo il comma 7-bis sono inseriti i seguenti:

“7-ter. In via sperimentale, fino al 31 dicembre 2015, possono essere ammessi ai benefici di cui al comma 7-quinquies interventi infrastrutturali, per i quali non sono previsti contributi pubblici a fondo perduto, realizzati sulla rete fissa e mobile, su impianti wireless e via satellite, inclusi gli interventi infrastrutturali di backhaul, relativi all’accesso primario e secondario attraverso cui viene fornito il servizio a banda ultralarga all’utente per i quali ricorrano le seguenti condizioni:

a) siano interventi infrastrutturali nuovi e aggiuntivi non gia’ previsti in piani industriali o finanziari o in altri idonei atti approvati entro il 31 luglio 2014, funzionali ad assicurare il servizio a banda ultralarga a tutti i soggetti potenzialmente interessati insistenti nell’area considerata;

b) soddisfino un obiettivo di pubblico interesse previsto dall’Agenda Digitale Europea, di cui alla comunicazione della Commissione europea COM (2010) 245 definitivo/2 del 26 agosto 2010;

c) prevedano un investimento privato non inferiore alle soglie di seguito indicate finalizzato all’estensione della rete a banda ultralarga:

1) nei comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti: investimento non inferiore a 200 mila euro e completamento degli interventi infrastrutturali entro 9 mesi dalla data di prenotazione di cui al successivo comma 7-sexies;
2) nei comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 10.000 abitanti: investimento non inferiore a 500 mila euro e completamento degli interventi infrastrutturali entro 12 mesi dalla data di prenotazione di cui al successivo comma 7-sexies;
3) nei comuni con popolazione superiore ai 10.000 abitanti: investimento non inferiore a 1 milione di euro e completamento degli interventi infrastrutturali entro 12 mesi dalla data di prenotazione di cui al successivo comma 7-sexies. Il suddetto termine di completamento e’ esteso a 24 mesi per investimenti superiori a 10 milioni di euro e a 30 mesi per investimenti superiori a 50 milioni di euro;

d) le condizioni del mercato siano insufficienti a garantire che l’investimento privato sia realizzato entro 2 anni dall’entrata in vigore del presente decreto-legge.

7-quater. Non sono comunque ammessi ai benefici di cui al comma 7-quinquies gli interventi ricadenti in aree nelle quali gia’ sussistono idonee infrastrutture ed operi gia’ un fornitore di servizi di rete a banda ultralarga e non possono essere concessi i suddetti benefici a piu’ di un soggetto nella stessa area; nei Comuni superiori a 50.000 abitanti sono tuttavia ammessi ai benefici gli interventi tendenti a realizzare reti infrastrutturali in grado di assicurare connessioni pari o superiori a 100 Mbs a tutti gli utenti potenzialmente interessati 24 ore su 24, anche qualora operi gia’ un fornitore di servizi di rete a banda ultralarga che non sia in grado di assicurare tali connessioni e non garantisca di farlo nei successivi tre anni.

7-quinquies. Gli interventi che abbiano le caratteristiche di cui al comma 7-ter possono usufruire del credito d’imposta a valere sull’IRES e sull’IRAP complessivamente dovute dall’impresa che realizza l’intervento infrastrutturale, entro il limite massimo del 50 per cento del costo dell’investimento. Il credito d’imposta non costituisce ricavo ai fini delle imposte dirette e dell’IRAP ed e’ utilizzato in sede di dichiarazione dei redditi e dell’imposta regionale sulle attivita’ produttive.

7-sexies. Al fine di ottenere i benefici di cui al comma 7-quinquies, l’operatore interessato alla realizzazione dell’investimento deve dare evidenza pubblica all’impegno che intende assumere, manifestando il proprio interesse per la specifica area attraverso prenotazione tramite apposito formulario pubblicato sul sito web dedicato alla classificazione delle aree ai fini del Piano Strategico banda ultralarga del Ministero dello Sviluppo Economico. Sullo stesso sito sara’ segnalata la conclusione dei lavori, che dovra’ avvenire entro i termini di cui al comma 7-ter, lettera c). La registrazione sul sito della conclusione dei lavori da diritto ai benefici di cui al comma 7-quinquies a favore dell’operatore che abbia rispettato i suddetti termini ed integra l’obbligo di mettere a disposizione degli altri operatori l’accesso all’infrastruttura realizzata secondo le determinazioni dell’Autorita’ per le Garanzie nelle Comunicazioni. Non potranno essere accettate ulteriori manifestazioni di interesse di operatori che, relativamente ad una precedente manifestazione di interesse, non abbiano rispettato il termine di conclusione dei lavori.

7- septies. Con uno o piu’ decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita l’Agenzia delle entrate, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti condizioni, criteri, modalita’ ed altre disposizioni attuative dei commi da 7-ter a 7-sexies, nonche’ il procedimento, analogo e congruente a quello previsto dal comma 2, per l’individuazione, da parte del CIPE, del limite degli interventi agevolabili. I decreti definiscono, altresi’, le modalita’ atte ad assicurare l’effettiva sussistenza del carattere nuovo e aggiuntivo dell’intervento infrastrutturale proposto, la modulazione della struttura delle aliquote del credito di imposta di cui lo stesso beneficia, anche in funzione delle specifiche condizioni di mercato dell’area interessata, e le forme di controllo e di monitoraggio, onde garantire il conseguimento delle finalita’ sottese al benefico concesso, tenuto conto della decisione della Commissione europea C(2012) 9833 final del 18 dicembre 2012.”.

2. All’articolo 6, comma 4 ter del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9, sono apportate le seguenti modifiche:

a) dopo le parole: “ripristino del manto stradale” sono inserite le seguenti: “nonche’ la posa di cavi o tubi aerei su infrastrutture esistenti”;

b) dopo le parole: “banda larga e ultralarga”, e’ soppressa la parola: “anche”.

3. All’articolo 87 del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 “Codice delle comunicazioni elettroniche”, e successive modificazioni, dopo l’articolo 87-bis e’ inserito il seguente:

“Art. 87-ter (Variazioni non sostanziali degli impianti) – 1. Al fine di accelerare la realizzazione degli investimenti per il completamento della rete di banda larga mobile, nel caso di modifiche delle caratteristiche degli impianti gia’ provvisti di titolo abilitativo, che comportino aumenti delle altezze non superiori a 1 metro e aumenti della superficie di sagoma non superiori a 1,5 metri quadrati, e’ sufficiente una autocertificazione descrittiva della variazione dimensionale, da inviare contestualmente all’attuazione dell’intervento ai medesimi organismi che hanno rilasciato i titoli.”

4. In deroga all’articolo 146 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, non e’ soggetta ad autorizzazione paesaggistica la installazione o la modifica di impianti di radiotelefonia mobile, da eseguire su edifici e tralicci preesistenti, che comportino la realizzazione di pali di supporto per antenne di altezza non superiore a 1,5 metri e superficie delle medesime antenne non superiore a 0,5 metri quadrati. Resta ferma l’applicazione degli articoli 20 e seguenti del citato decreto legislativo.

5. All’articolo 14, comma 8, lettera a), numero 2), del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, le parole: “degli edifici come ambienti abitativi” sono soppresse e dopo le parole: “pertinenze esterne” sono aggiunte le seguenti: “con dimensioni abitabili”.

CAPO III – MISURE URGENTI IN MATERIA AMBIENTALE E PER LA MITIGAZIONE DEL DISSESTO IDROGEOLOGICO

Art. 7. Norme in materia di gestione di risorse idriche. Modifiche urgenti al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, per il superamento delle procedure di infrazione 2014/2059, 2004/2034 e 2009/2034, sentenze C-565-10 del 19 luglio 2012 e C-85-13 del 10 aprile 2014; norme di accelerazione degli interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico e per l’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione degli agglomerati urbani; finanziamento di opere urgenti di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua nelle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione

1. Al decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 recante ” Norme in materia ambientale” sono apportate le seguenti modificazioni:

a) nella Parte III, ovunque ricorrano, le parole “l’Autorita’ d’ambito” sono sostituite dalle seguenti: “l’ente di governo dell’ambito” e le parole “le Autorita’ d’ambito” sono sostituite dalle seguenti: “gli enti di governo dell’ambito”;

b) all’articolo 147 sono apportate le seguenti modifiche:

1) al comma 1 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Gli enti locali partecipano obbligatoriamente all’ente di governo dell’ambito individuato dalla competente regione per ciascun ambito territoriale ottimale, al quale e’ trasferito l’esercizio delle competenze ad essi spettanti in materia di gestione delle risorse idriche, ivi compresa la programmazione delle infrastrutture idriche di cui all’articolo 143, comma 1.”;

2) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: “1-bis. Qualora gli enti locali non aderiscano agli enti di governo dell’ambito individuati ai sensi del comma precedente entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, il Presidente della regione esercita, previa diffida all’ente locale ad adempiere entro il termine di trenta giorni, i poteri sostitutivi, ponendo le relative spese a carico dell’ente inadempiente. Si applica quanto previsto dagli ultimi due periodi dell’articolo 172, comma 4.”;

3) al comma 2, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente: «b) unicita’ della gestione»;

4) dopo il comma 2 e’ aggiunto il seguente: “2-bis. Qualora l’ambito territoriale ottimale coincida con l’intero territorio regionale, ove si renda necessario al fine di conseguire una maggiore efficienza gestionale ed una migliore qualita’ del servizio all’utenza, e’ consentito l’affidamento del servizio idrico integrato in ambiti territoriali comunque non inferiori agli ambiti territoriali corrispondenti alle province o alle citta’ metropolitane.”;

c) l’articolo 150 e’ abrogato;

d) dopo l’articolo 149 e’ inserito il seguente:

“Articolo 149-bis (Affidamento del servizio).
1. L’ente di governo dell’ambito, nel rispetto del piano d’ambito di cui all’articolo 149 e del principio di unicita’ della gestione per ciascun ambito territoriale ottimale, delibera la forma di gestione fra quelle previste dall’ordinamento europeo provvedendo, conseguentemente, all’affidamento del servizio nel rispetto della normativa nazionale in materia di organizzazione dei servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica.
2. Alla successiva scadenza della gestione di ambito, al fine di assicurare l’efficienza, l’efficacia e la continuita’ del servizio idrico integrato, l’ente di governo dell’ambito dispone l’affidamento al gestore unico di ambito entro i sei mesi antecedenti la data di scadenza dell’affidamento previgente. Il soggetto affidatario gestisce il servizio idrico integrato su tutto il territorio degli enti locali ricadenti nell’ambito territoriale ottimale.”;

e) all’articolo 151 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) il comma 1 e’ sostituito dal seguente: “1. Il rapporto tra l’ente di governo dell’ambito ed il soggetto gestore del servizio idrico integrato e’ regolato da una convenzione predisposta dall’ente di governo dell’ambito sulla base delle convenzioni tipo, con relativi disciplinari, adottate dall’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico in relazione a quanto previsto dall’articolo 10, comma 14, lettera b), del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, e dall’articolo 21 del decreto-legge 6 dicembre 2011 n. 201, come convertito, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.”;
2) al comma 2, l’alinea e’ sostituita dalla seguente: “A tal fine, le convenzioni tipo, con relativi disciplinari, devono prevedere in particolare:”;
3) al comma 2, la lettera b) e’ sostituita dalla seguente: “b) la durata dell’affidamento, non superiore a trenta anni, e la possibilita’ di subaffidamento solo previa approvazione espressa da parte dell’ente di governo dell’ambito”;
4) al comma 2, lettera c), dopo le parole: “l’obbligo del raggiungimento”, sono aggiunte le seguenti: “e gli strumenti per assicurare il mantenimento”;
5) al comma 2, lettera m), sono aggiunte, in fine, le seguenti:”, nonche’ la disciplina delle conseguenze derivanti dalla eventuale cessazione anticipata dell’affidamento, anche tenendo conto delle previsioni di cui agli articoli 143 e 158 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, ed i criteri e le modalita’ per la valutazione del valore residuo degli investimenti realizzati dal gestore uscente”;
6) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: “3. Sulla base della convenzione tipo di cui al comma 1 o, in mancanza di questa, sulla base della normativa vigente, l’ente di governo dell’ambito predispone uno schema di convenzione con relativo disciplinare, da allegare ai capitolati della procedura di gara. Le convenzioni esistenti devono essere integrate in conformita’ alle previsioni di cui al comma 2, secondo le modalita’ stabilite dall’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico”;
7) il comma 7 e’ soppresso;

f) all’articolo 153 sono apportate le seguenti modificazioni:
1) al comma 1 sono aggiunti, in fine, i seguenti periodi: “Gli enti locali proprietari provvedono in tal senso entro il termine perentorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, salvo eventuali quote residue di ammortamento relative anche ad interventi di manutenzione. Nelle ipotesi di cui all’articolo 172, comma 1, gli enti locali provvedono alla data di decorrenza dell’affidamento del servizio idrico integrato. Qualora gli enti locali non provvedano entro i termini prescritti, si applica quanto previsto dal comma 4, dell’articolo 172. La violazione della presente disposizione comporta responsabilita’ erariale.”;
2) al comma 2 e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Il gestore e’ tenuto a subentrare nelle garanzie e nelle obbligazioni relative ai contratti di finanziamento in essere o ad estinguerli, ed a corrispondere al gestore uscente un valore di rimborso definito secondo i criteri stabiliti dall’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico.”;

g) all’articolo 156 sono apportate le seguenti modificazioni:

1) al comma 1 sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “, in base a quanto stabilito dall’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico.”;
2) al comma 2 le parole: “della regione” sono sostituite dalle seguenti: “dell’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico”;

h) dopo l’articolo 158 e’ inserito il seguente:

“Articolo 158-bis) (Approvazione dei progetti degli interventi e individuazione dell’autorita’ espropriante)
1. I progetti definitivi delle opere, degli interventi previsti nei piani di investimenti compresi dei piani d’ambito di cui all’articolo 149 del presente decreto, sono approvati dagli enti di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei istituiti o designati ai sensi dell’articolo 3 bis del decreto-legge del 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n. 148, che provvedono alla convocazione di apposita conferenza di servizi ,ai sensi degli articoli 14 e seguenti della legge 7 agosto 1990, n. 241. La medesima procedura si applica per le modifiche sostanziali delle medesime opere, interventi ed impianti.
2. L’approvazione di cui al comma 1 comporta dichiarazione di pubblica utilita’ e costituisce titolo abilitativo e, ove occorra, variante agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, esclusi i piani paesaggistici.
3. L’ente di governo degli ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei di cui al comma 1 costituisce autorita’ espropriante per la realizzazione degli interventi di cui al presente articolo. L’ente di governo puo’ delegare, in tutto o in parte, i propri poteri espropriativi al gestore del servizio idrico integrato, nell’ambito della convenzione di affidamento del servizio i cui estremi sono specificati in ogni atto del procedimento espropriativo.”;

i) all’articolo 172, i commi da 1 a 5 sono sostituiti dai seguenti:

“1. Gli enti di governo degli ambiti che non abbiano gia’ provveduto alla redazione del Piano d’Ambito di cui all’articolo 149, ovvero non abbiano scelto la forma di gestione ed avviato la procedura di affidamento, sono tenuti, entro il termine perentorio di un anno dalla data di entrata in vigore della presente disposizione, ad adottare i predetti provvedimenti disponendo l’affidamento del servizio al gestore unico con la conseguente decadenza degli affidamenti non conformi alla disciplina pro tempore vigente.
2. Al fine di garantire il rispetto del principio di unicita’ della gestione all’interno dell’ambito territoriale ottimale, il gestore del servizio idrico integrato subentra, alla data di entrata in vigore della presente disposizione, agli ulteriori soggetti operanti all’interno del medesimo ambito territoriale. Qualora detti soggetti gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformita’ alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege, il gestore del servizio idrico integrato subentra alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il rapporto.
3. In sede di prima applicazione, al fine di garantire il conseguimento del principio di unicita’ della gestione all’interno dell’ambito territoriale ottimale, l’ente di governo dell’ambito , nel rispetto della normativa vigente e fuori dai casi di cui al comma 1, dispone l’affidamento al gestore unico di ambito ai sensi dell’articolo 150-bis alla scadenza di una o piu’ gestioni esistenti nell’ambito territoriale tra quelle di cui al comma 2, ultimo periodo, il cui bacino complessivo affidato sia almeno pari al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento. Il gestore unico cosi’ individuato subentra agli ulteriori soggetti che gestiscano il servizio in base ad un affidamento assentito in conformita’ alla normativa pro tempore vigente e non dichiarato cessato ex lege alla data di scadenza prevista nel contratto di servizio o negli altri atti che regolano il rapporto. Al fine di addivenire, nel piu’ breve tempo possibile, all’affidamento del servizio al gestore unico di ambito, nelle more del raggiungimento della percentuale di cui al primo periodo, l’ente competente, nel rispetto della normativa vigente, alla scadenza delle gestioni esistenti nell’ambito territoriale tra quelle di cui al comma 2, ultimo periodo, i cui bacini affidati siano complessivamente inferiori al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento, dispone l’affidamento del relativo servizio per una durata in ogni caso non superiore a quella necessaria al raggiungimento di detta soglia, ovvero per una durata non superiore alla durata residua delle menzionate gestioni esistenti, la cui scadenza sia cronologicamente antecedente alle altre, ed il cui bacino affidato, sommato a quello delle gestioni oggetto di affidamento, sia almeno pari al 25 per cento della popolazione ricadente nell’ambito territoriale ottimale di riferimento.
4. Qualora l’ente di governo dell’ambito non provveda nei termini stabiliti agli adempimenti di cui ai commi 1,2 e 3 o, comunque, agli ulteriori adempimenti previsti dalla legge, il Presidente della regione esercita, dandone comunicazione al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico, i poteri sostitutivi, ponendo le relative spese a carico dell’ente inadempiente, determinando le scadenze dei singoli adempimenti procedimentali e avviando entro trenta giorni le procedure di affidamento. In tali ipotesi, i costi di funzionamento dell’ente di governo riconosciuti in tariffa sono posti pari a zero per tutta la durata temporale dell’esercizio dei poteri sostitutivi. Qualora il Presidente della regione non provveda nei termini cosi’ stabiliti, l’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas ed il sistema idrico, entro i successivi trenta giorni, segnala l’inadempienza al Presidente del Consiglio dei Ministri che nomina un commissario ad acta, le cui spese sono a carico dell’ente inadempiente. La violazione della presente disposizione comporta responsabilita’ erariale.
5. Alla scadenza del periodo di affidamento, o alla anticipata risoluzione delle concessioni in essere, i beni e gli impianti del gestore uscente relativi al servizio idrico integrato sono trasferiti direttamente all’ente locale concedente nei limiti e secondo le modalita’ previsti dalla convenzione.”;

l) all’articolo 124, comma 6, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «oppure, se gia’ in esercizio, allo svolgimento di interventi, sugli impianti o sulle infrastrutture ad essi connesse, finalizzati all’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, ovvero al potenziamento funzionale, alla ristrutturazione o alla dismissione»;

2. A partire dalla programmazione 2015 le risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di mitigazione del rischio idrogeologico sono utilizzate tramite accordo di programma sottoscritto dalla Regione interessata e dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, che definisce altresi’ la quota di cofinanziamento regionale. Gli interventi sono individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. L’attuazione degli interventi e’ assicurata dal Presidente della Regione in qualita’ di Commissario di Governo contro il dissesto idrogeologico con i compiti, le modalita’, la contabilita’ speciale e i poteri di cui all’articolo 10 del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n.116.

3. Il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, avvalendosi di Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), previo parere favorevole dell’Autorita’ di distretto territorialmente competente, provvede alla revoca, anche parziale, delle risorse assegnate alle Regioni e agli altri enti con i decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri adottati ai sensi dell’articolo 1, comma 2, del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, con i decreti ministeriali ex articolo 16 della legge 31 luglio 2002, n. 179, nonche’ con i decreti ministeriali adottati ai sensi dell’ articolo 1, comma 432, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 e dell’articolo 2, commi 321, 331, 332, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con il decreto ministeriale adottati ai sensi dell’articolo 32, comma 10, del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, con i decreti ministeriali adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286, per la realizzazione di interventi di mitigazione del rischio idrogeologico per i quali alla data del 30 settembre 2014 non e’ stato pubblicato il bando di gara o non e’ stato disposto l’affidamento dei lavori, nonche’ per gli interventi che risultano difformi dalle finalita’ suddette. L’ISPRA assicura l’espletamento degli accertamenti ed i sopralluoghi necessari all’istruttoria entro il 30 novembre 2014. Le risorse rinvenienti dalle suddette revoche confluiscono in un apposito fondo, istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, e sono riassegnate per la medesima finalita’ di mitigazione del rischio idrogeologico secondo i criteri e le modalita’ di finanziamento degli interventi definiti con il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 11, dell’articolo 10, del decreto-legge n. 91 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.

4. Per le attivita’ di progettazione ed esecuzione degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico di cui agli accordi di programma stipulati con le Regioni ai sensi dell’articolo 2, comma 240, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, i Presidenti delle Regioni, nell’esercizio dei poteri di cui all’articolo 10 del decreto-legge n. 91 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116, possono richiedere di avvalersi, sulla base di apposite convenzioni per la disciplina dei relativi rapporti, di societa’ in house delle amministrazioni centrali dello Stato dotate di specifica competenza tecnica, attraverso i Ministeri competenti che esercitano il controllo analogo sulle rispettive societa’, ai sensi della disciplina nazionale ed europea.

5. I Presidenti delle Regioni, per le occupazioni di urgenza e per le espropriazioni delle aree occorrenti per l’esecuzione degli interventi inclusi negli accordi di cui al comma 4, emanato il relativo decreto, provvedono alla redazione dello stato di consistenza e del verbale di immissione in possesso dei suoli anche con la sola presenza di due rappresentanti delle Regioni o degli enti territoriali interessati, prescindendo da ogni altro adempimento.

6. Al fine di garantire l’adeguamento dell’ordinamento nazionale alla normativa europea in materia di gestione dei servizi idrici, e’ istituito presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare un apposito Fondo destinato al finanziamento degli interventi relativi alle risorse idriche. Il Fondo e’ finanziato mediante la revoca delle risorse gia’ stanziate dalla Delibera CIPE n. 60/2012 destinate ad interventi nel settore della depurazione delle acque per i quali, alla data del 30 settembre 2014, non risultino essere stati ancora assunti atti giuridicamente vincolanti e per i quali, a seguito di specifiche verifiche tecniche effettuate dall’ISPRA, risultino accertati obiettivi impedimenti di carattere tecnico-progettuale o urbanistico. Restano ferme le previsioni della stessa delibera CIPE n.60/12 relative al monitoraggio, alla pubblicita’, alla assegnazione del codice unico di progetto e, ad esclusione dei termini alle modalita’ attuative. I Presidenti delle Regioni o i commissari straordinari comunicano al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare l’elenco degli interventi, di cui al presente comma, entro il 31 ottobre 2014. Entro i successivi sessanta giorni ISPRA procede alle verifiche di competenza riferendone al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. L’utilizzo delle risorse del Fondo e’ subordinato all’avvenuto affidamento al gestore unico del servizio idrico integrato nell’Ambito territoriale ottimale, il quale e’ tenuto a garantire una quota di partecipazione al finanziamento degli interventi a valere sulla tariffa del servizio idrico integrato commisurata all’entita’ degli investimenti da finanziare. I criteri, le modalita’ e l’entita’ delle risorse destinate al finanziamento degli interventi in materia di adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto, per quanto di competenza, con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti.

7. Al fine di accelerare la progettazione e la realizzazione degli interventi necessari all’adeguamento dei sistemi di collettamento, fognatura e depurazione oggetto di procedura di infrazione o di provvedimento di condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea in ordine all’applicazione della direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane, entro il 30 settembre 2014, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, e’ attivata la procedura di esercizio del potere sostitutivo del Governo secondo quanto previsto dall’articolo 8, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n. 131, anche con la nomina di appositi commissari straordinari, che possono avvalersi della facolta’ di cui al comma 4 del presente articolo. I commissari sono nominati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, nei successivi quindici giorni. I commissari esercitano comunque i poteri di cui ai commi 4, 5 e 6 dell’articolo 10 del decreto-legge n. 91 del 2014, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 116 del 2014.

8. Al fine di fronteggiare le situazioni di criticita’ ambientale delle aree metropolitane interessate da fenomeni di esondazione e alluvione, previa istruttoria del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto con la Struttura di missione contro il dissesto idrogeologico appositamente istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, e’ assegnata alle Regioni, la somma complessiva di 110 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo sviluppo e coesione 2007-2013 per interventi di sistemazione idraulica dei corsi d’acqua.

9. La struttura di missione di cui al comma 8 opera di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare nelle attivita’ pianificatorie, istruttorie e di ripartizione delle risorse finanziarie finalizzate alla realizzazione degli interventi per la mitigazione del dissesto idrogeologico.

Art. 8. Disciplina semplificata del deposito preliminare alla raccolta e della cessazione della qualifica di rifiuto delle terre e rocce da scavo che non soddisfano i requisiti per la qualifica di sottoprodotto. Disciplina della gestione delle terre e rocce da scavo con presenza di materiali di riporto e delle procedure di bonifica di aree con presenza di materiali di riporto

1. Al fine di rendere piu’ agevole la realizzazione degli interventi che comportano la gestione delle terre e rocce da scavo, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti, ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge n. 400 del 1988, sono adottate entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le disposizioni di riordino e di semplificazione della materia secondo i seguenti principi e criteri direttivi:

a) coordinamento formale e sostanziale delle disposizioni vigenti, apportando le modifiche necessarie per garantire la coerenza giuridica, logica e sistematica della normativa e per adeguare, aggiornare e semplificare il linguaggio normativo;

b) indicazione esplicita delle norme abrogate, fatta salva l’applicazione dell’articolo 15 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile;

c) proporzionalita’ della disciplina all’entita’ degli interventi da realizzare;

d)divieto di introdurre livelli di regolazione superiori a quelli minimi previsti dall’ordinamento europeo ed, in particolare, dalla direttiva 2008/98/UE.

CAPO IV – MISURE PER LA SEMPLIFICAZIONE BUROCRATICA

Art. 9. Interventi di estrema urgenza in materia di vincolo idrogeologico, di normativa antisismica e di messa in sicurezza degli edifici scolastici e dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica -AFAM

1. Fatti salvi i casi previsti dall’articolo 57, comma 2, lettera c) e dall’articolo 221, comma 1, lettera d), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, costituisce “estrema urgenza”, la situazione conseguente ad apposita ricognizione da parte dell’Ente interessato che certifica come indifferibili gli interventi, anche su impianti, arredi e dotazioni, funzionali:

a) alla messa in sicurezza degli edifici scolastici di ogni ordine e grado e di quelli dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), comprensivi di nuove edificazioni sostitutive di manufatti non rispondenti ai requisiti di salvaguardia della incolumita’ e della salute della popolazione studentesca e docente;

b) alla mitigazione dei rischi idraulici e geomorfologici del territorio;

c) all’adeguamento alla normativa antisismica;

d) alla tutela ambientale e del patrimonio culturale.

2. Agli interventi di cui al comma 1, si applicano le seguenti disposizioni di semplificazione amministrativa e accelerazione delle procedure, nel rispetto della normativa europea a tutela della concorrenza:

a) per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria, non si applicano i commi 10 e 10 ter dell’articolo 11 del decreto legislativo n. 163 del 2006 e le stazioni appaltanti possono prescindere dalla richiesta della garanzia a corredo dell’offerta di cui all’articolo 75 del decreto legislativo n. 163 del 2006;

b) i bandi di cui al comma 5 dell’articolo 122 del decreto legislativo n. 163 del 2006, sono pubblicati unicamente sul sito informatico della stazione appaltante;

c) i termini di cui al comma 6 dell’articolo 122 del decreto legislativo n. 163 del 2006 sono dimezzati;

d) i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria possono essere affidati dalle stazioni appaltanti, a cura del responsabile del procedimento, per importi complessivi inferiori alla soglia comunitaria, nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e rotazione e secondo la procedura prevista dall’articolo 57, comma 6, del decreto legislativo n. 163 del 2006, con invito rivolto ad almeno tre operatori economici. I lavori affidati ai sensi della presente lettera, relativi alla categoria prevalente, sono affidabili a terzi mediante sub appalto o sub contratto nel limite del 30 per cento dell’importo della medesima categoria;

e) per i lavori di messa in sicurezza degli edifici scolastici di ogni ordine e grado e di quelli dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), e’ consentito l’affidamento diretto da parte del responsabile del procedimento fino a 200.000 euro, purche’ nel rispetto dei principi di trasparenza, concorrenza e rotazione, con invito rivolto ad almeno cinque operatori economici.

Art.10. Disposizioni per il potenziamento dell’operativita’ di Cassa depositi e prestiti a supporto dell’economia

1. All’articolo 5 del decreto-legge 30 settembre 2003, n. 269, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2003, n. 326, sono apportate le seguenti modifiche:

“a) al comma 7, lettera a), secondo periodo, dopo le parole: “dai medesimi promossa,” sono aggiunte le seguenti: “nonche’ nei confronti di soggetti privati per il compimento di operazioni nei settori di interesse generale individuati ai sensi del successivo comma 11, lettera e),”;

b) al comma 7, lettera b) le parole: “alla fornitura di servizi pubblici ed alle bonifiche” sono sostituite dalle seguenti: “a iniziative di pubblica utilita’ nonche’ investimenti finalizzati a ricerca, sviluppo, innovazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, anche in funzione di promozione del turismo, ambiente e efficientamento energetico, in via preferenziale in cofinanziamento con enti creditizi e comunque”;

c) al comma 11, lettera e), dopo le parole: “ammissibili a finanziamento” sono aggiunte le seguenti: “, e i settori di intervento di cui al medesimo comma 7, lettera a), nonche’ i criteri e i limiti delle operazioni dei soggetti privati e i relativi settori di intervento”;

d) al comma 11, lettera e-bis), le parole: “con riferimento a ciascun esercizio finanziario,” sono soppresse; le parole: “ai sensi del comma 7, lettera a)” sono sostituite dalle seguenti: “diverse da quelle di cui al comma 7, lettera b),”; le parole: “con rinuncia all’azione di regresso su CDP S.p.A.,” sono soppresse; le parole: “a condizioni di mercato” sono soppresse; alla fine del capoverso sono aggiunte le seguenti parole: “Con una o piu’ convenzioni tra il Ministero dell’economia e delle finanze e la Cassa depositi e presiti S.p.A. sono disciplinati i criteri e le modalita’ operative, la durata e la remunerazione della predetta garanzia.”

2. Al comma 5-bis dell’articolo 26 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, dopo le parole: “stabiliti negli Stati membri dell’Unione Europea”, sono aggiunte le seguenti: “enti individuati all’articolo 2, paragrafo 5, numeri da 4) a 23), della direttiva 2013/36/UE,”.

Art. 11. Disposizioni in materia di defiscalizzazione degli investimenti infrastrutturali in finanza di progetto

1. All’articolo 33 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, le parole: “di rilevanza strategica nazionale” sono sostituite dalle seguenti: “previste in piani o programmi approvati da amministrazioni pubbliche”, e la parola: “200” e’ sostituita dalla seguente: “50”;

b) al comma 2-ter, le parole: “di rilevanza strategica nazionale” sono sostituite dalle seguenti: “previste in piani o programmi approvati da amministrazioni pubbliche” e la parola: “200” e’ sostituita dalla seguente: “50”.

c) dopo il comma 2-quater e’ aggiunto il seguente: “2-quinquies. Il valore complessivo delle opere non di rilevanza strategica nazionale previste in piani o programmi approvati da amministrazioni pubbliche, cui vengono applicate le misure di cui ai commi 1 e 2-ter, non puo’ superare l’importo di 2 miliardi di euro.”.

Art. 12. Potere sostitutivo nell’utilizzo dei fondi europei

1. Al fine di non incorrere nelle sanzioni previste dall’ordinamento dell’Unione europea, in caso di inerzia, ritardo o inadempimento delle amministrazioni pubbliche responsabili dell’attuazione di piani, programmi ed interventi cofinanziati dall’UE, ovvero in caso di inerzia, ritardo o inadempimento delle amministrazioni pubbliche responsabili dell’utilizzo dei fondi nazionali per le politiche di coesione, il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza unificata, che si esprime entro 30 giorni dalla richiesta, trascorsi i quali il parere si intende reso, propone al CIPE il definanziamento e la riprogrammazione delle risorse non impegnate, anche prevedendone l’attribuzione ad altro livello di governo.

2. Il Presidente del Consiglio dei Ministri esercita i poteri ispettivi e di monitoraggio volti ad accertare il rispetto della tempistica e degli obiettivi dei piani, programmi ed interventi finanziati dall’UE o dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, anche avvalendosi delle amministrazioni statali e non statali dotate di specifica competenza tecnica.

3. In caso di accertato inadempimento, inerzia o ritardo nell’attuazione degli interventi, il Presidente del Consiglio dei Ministri esercita i poteri sostitutivi di cui all’articolo 9, comma 2, del decreto-legge 21 giugno 2013, n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n.98.

Art. 13. Misure a favore dei project bond

1. Al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 157:

1) al comma 1, le parole “del regolamento di attuazione” sono sostituite dalle seguenti: “dell’articolo 100”; dopo le parole: “decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58” sono inserite le seguenti: “fermo restando che sono da intendersi inclusi in ogni caso tra i suddetti investitori qualificati altresi’ le societa’ ed altri soggetti giuridici controllati da investitori qualificati ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile”; le parole: “sono nominativi” sono sostituite dalle seguenti: “possono essere dematerializzati”; le parole “non si applicano gli articoli 2413 e da 2414-bis a 2420 del codice civile” sono sostituite dalle seguenti: “non si applicano gli articoli 2413, 2414-bis, commi 1 e 2, e da 2415 a 2420 del codice civile”;

2) al comma 2, le parole: “I titoli e la relativa documentazione di offerta devono” sono sostituite dalle seguenti: “La documentazione di offerta deve”;

3) al comma 3, dopo le parole: “avvio della gestione dell’infrastruttura da parte del concessionario” sono inserite le seguenti: “ovvero fino alla scadenza delle obbligazioni e dei titoli medesimi”;

4) dopo il comma 4 sono aggiunti i seguenti: “4-bis Le garanzie, reali e personali e di qualunque altra natura incluse le cessioni di credito a scopo di garanzia che assistono le obbligazioni e i titoli di debito possono essere costituite in favore dei sottoscrittori o anche di un loro rappresentante che sara’ legittimato a esercitare in nome e per conto dei sottoscrittori tutti i diritti, sostanziali e processuali, relativi alle garanzie medesime.

4-ter Le disposizioni di cui al presente articolo non pregiudicano quanto previsto all’articolo 176, comma 12, del presente decreto in relazione alla facolta’ del contraente generale di emettere obbligazioni secondo quanto ivi stabilito”;

b) all’articolo 159:

1) al comma 1 dopo le parole: “gli enti finanziatori” sono inserite le seguenti: “ivi inclusi i titolari di obbligazioni e titoli similari emessi dal concessionario”;

2) al comma 2-bis le parole: “di progetto costituite per” sono eliminate e sono sostituite con le parole “titolari di”;

c) All’articolo 160, comma 1, dopo le parole: “che finanziano” sono inserite le seguenti: “o rifinanziano, a qualsiasi titolo, anche tramite la sottoscrizione di obbligazioni e titoli similari,”; dopo le parole “beni mobili” sono inserite le seguenti: “, ivi inclusi i crediti,”.

d) All’articolo 160-ter, comma 6, al secondo periodo, dopo le parole “Il contratto individua, anche a salvaguardia degli enti finanziatori” sono inserite le seguenti: “e dei titolari di titoli emessi ai sensi dell’articolo 157 del presente decreto”.

2. All’articolo 2414-bis del codice civile e’ aggiunto, in fine, il seguente comma: “Le garanzie, reali e personali e di qualunque altra natura e le cessioni di credito in garanzia, che assistono i titoli obbligazionari possono essere costituite in favore dei sottoscrittori delle obbligazioni o anche di un loro rappresentante che sara’ legittimato a esercitare in nome e per conto dei sottoscrittori tutti i diritti, sostanziali e processuali, relativi alle garanzie medesime.”.

3. All’articolo 1 del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) il comma 3 e’ sostituito dal seguente: “3. Le garanzie di qualunque tipo, da chiunque e in qualsiasi momento prestate in relazione alle emissioni di obbligazioni e titoli di debito da parte delle societa’ di cui all’articolo 157 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, nonche’ le relative eventuali surroghe, sostituzioni, postergazioni, frazionamenti e cancellazioni anche parziali, ivi comprese le cessioni di credito stipulate in relazione a tali emissioni, nonche’ i trasferimenti di garanzie anche conseguenti alla cessione delle predette obbligazioni e titoli di debito, sono soggetti alle imposte di registro, ipotecarie e catastali in misura fissa di cui rispettivamente al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131 e al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347.”.

b) il comma 4 e’ abrogato.

Art. 14. Norma overdesign

1. Non possono essere richieste modifiche dei progetti delle opere pubbliche rispondenti a standard tecnici che prescrivano livelli di sicurezza superiori a quelli minimi definiti dal diritto europeo e prescritti dagli Organi comunitari, senza che le stesse siano accompagnate da una stima dei sovraccosti necessari e da una analisi di sostenibilita’ economica e finanziaria per il gestore dell’infrastruttura, corredata da stime ragionevoli anche in termini di relativi tempi di attuazione.

Art. 15. Fondo di servizio per la patrimonializzazione delle imprese

1. Il Governo promuove l’istituzione di un Fondo privato di servizio, di seguito Fondo, per il rilancio delle imprese industriali italiane caratterizzate da equilibrio economico operativo, ma con necessita’ di adeguata patrimonializzazione.

2. La finalita’ del Fondo e’ il sostegno finanziario e patrimoniale attraverso nuove risorse che favoriscano, tra l’altro, processi di consolidamento industriale rivolgendosi alle imprese con un numero di addetti non inferiore a 150 con prospettive di mercato. L’intervento del Fondo sara’ costituito da operazioni di patrimonializzazione al servizio dello sviluppo operativo e dei piani di medio-termine.

3. Il Fondo sara’ sottoscritto da investitori istituzionali e professionali. e la sua operativita’ e’ subordinata alla dotazione minima di 1 miliardo di euro sottoscritta da almeno tre investitori partecipanti ciascuno in misura non inferiore al 5 per cento e non superiore al 40 per cento e che dovranno rappresentare complessivamente una quota pari ad almeno il 50 per cento del valore totale dei “prestiti bancari alle imprese italiane non finanziarie”, quale risultante dall’ultima “Indagine sul credito bancario in Italia” effettuata da Banca d’Italia.

4. Il Fondo ha durata decennale prorogabile e gli investimenti hanno una durata di medio e lungo periodo. Il Fondo potra’ altresi’ investire in imprese oggetto di procedure di ristrutturazione societarie e del debito.

5. La gestione del Fondo e’ affidata ad una societa’ di gestione del risparmio selezionata attraverso una procedura di evidenza pubblica che verra’ gestita dai sottoscrittori di cui al comma 3, assicurando la massima partecipazione, la trasparenza e la non discriminazione degli operatori iscritti all’albo di cui all’articolo 35 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, tenuto dalla Banca d’Italia.

6. La procedura di evidenza pubblica deve in ogni caso prevedere l’esclusione delle offerte che:

a) pur tenendo conto della tipologia d’investimento prevedano remunerazioni di carattere speculativo;

b) prevedano un gestore del Fondo soggetto a partecipazione di controllo o di maggioranza da parte di uno o piu’ sottoscrittori del Fondo;

c) non prevedano la presenza di un comitato di controllo con la partecipazione di almeno un rappresentante per ogni sottoscrittore che detenga una quota superiore al 5 per cento L’offerta tecnica deve contenere la struttura organizzativa e remunerativa della societa’ di gestione del risparmio.

7. Il soggetto gestore del Fondo opera in situazione di completa neutralita’, imparzialita’, indipendenza e terzieta’ rispetto ai sottoscrittori. Rende note in ogni caso ai beneficiari e al Ministero dell’economia e delle finanze le operazioni nelle quali si trovi in situazioni di conflitto di interesse.

8. Il soggetto gestore e’ tenuto a presentare annualmente al Ministero dello sviluppo economico la relazione sull’operativita’ del Fondo, comprensiva di una banca dati completa per singola operazione.

9. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sono definite le caratteristiche delle imprese beneficiarie dell’intervento del Fondo, le caratteristiche della tipologia di investimento nel Fondo al fine di evitare remunerazioni di carattere speculativo, le modalita’ organizzative del Fondo.

Art. 16. Misure di agevolazioni per gli investimenti privati nelle strutture ospedaliere

1. Al fine di favorire la partecipazione di investimenti stranieri per la realizzazione di strutture sanitarie, per la regione Sardegna, con riferimento al carattere sperimentale dell’investimento straniero da realizzarsi nell’ospedale di Olbia, ai fini del rispetto dei parametri del numero di posti letto per mille abitanti, previsti dall’articolo 15, comma 13, lettera c), del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, per il periodo 2015-2017 non si tiene conto dei posti letto accreditati in tale struttura. La regione Sardegna, in ogni caso, assicura, mediante la trasmissione della necessaria documentazione al competente Ministero della Salute, l’approvazione di un programma di riorganizzazione della rete ospedaliera che garantisca che, a decorrere dal 1° gennaio 2018, i predetti parametri siano rispettati includendo nel computo dei posti letto anche quelli accreditati nella citata struttura.

2. Sempre in relazione al carattere sperimentale dell’investimento nell’ospedale di Olbia e nelle more dell’adozione del provvedimento di riorganizzazione della rete ospedaliera di cui al comma 1, la regione Sardegna nel periodo 2015-2017 e’ autorizzata ad incrementare fino al 6% il tetto di incidenza della spesa per l’acquisto di prestazioni sanitarie da soggetti privati di cui all’ articolo 15, comma 14, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135. La copertura di tali maggiori oneri avviene annualmente all’interno del bilancio regionale, ai sensi dell’articolo 1, comma 836, della legge 27 dicembre 2006, n. 296 .

CAPO V – MISURE PER IL RILANCIO DELL’EDILIZIA

Art. 17. Semplificazioni ed altre misure in materia edilizia

l. Al fine di semplificare le procedure edilizie e ridurre gli oneri a carico dei cittadini e delle imprese, nonche’ di assicurare processi di sviluppo sostenibile, con particolare riguardo al recupero del patrimonio edilizio esistente e alla riduzione del consumo di suolo, al testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 3 (L), comma 1, lettera b):

1) le parole: “i volumi e le superfici delle singole unita’ immobiliari” sono sostituite dalle seguenti: “la volumetria complessiva degli edifici”;

2) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:

“Nell’ambito degli interventi di manutenzione straordinaria sono ricompresi anche quelli consistenti nel frazionamento o accorpamento delle unita’ immobiliari con esecuzione di opere anche se comportanti la variazione delle superfici delle singole unita’ immobiliari nonche’ del carico urbanistico purche’ non sia modificata la volumetria complessiva degli edifici e si mantenga l’originaria destinazione d’ uso;”;

b) dopo l’articolo 3 (L), e’ inserito il seguente:

«Art.3 bis. (Interventi di conservazione) 1. Lo strumento urbanistico individua gli edifici esistenti non piu’ compatibili con gli indirizzi della pianificazione. In tal caso l’amministrazione comunale puo’ favorire, in alternativa all’espropriazione, la riqualificazione delle aree attraverso forme di compensazione rispondenti al pubblico interesse e comunque rispettose dell’imparzialita’ e del buon andamento dell’azione amministrativa. Nelle more dell’attuazione del piano, resta salva la facolta’ del proprietario di eseguire tutti gli interventi conservativi, ad eccezione della demolizione e successiva ricostruzione non giustificata da obiettive ed improrogabili ragioni di ordine statico od igienico sanitario.»;

c) all’articolo 6 (L):

1) al comma 2:

a) alla lettera a), le parole da: “, non comportino”, fino alla fine della lettera, sono soppresse;

b) alla lettera e-bis), dopo le parole: “sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d’impresa,” sono inserite le seguenti: “sempre che non riguardino le parti strutturali,”;

2) il comma 4, e’ sostituito dal seguente:

“4. Limitatamente agli interventi di cui al comma 2, lettere a) ed e-bis), l’interessato trasmette all’amministrazione comunale la comunicazione di inizio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato, il quale attesta, sotto la propria responsabilita’, che i lavori sono conformi agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, nonche’ che non vi e’ interessamento delle parti strutturali dell’edificio; la comunicazione contiene, altresi’, i dati identificativi dell’impresa alla quale si intende affidare la realizzazione dei lavori.”;

3) il comma 5 e’ sostituito dal seguente:

“5. Riguardo agli interventi di cui al comma 2, la comunicazione di inizio dei lavori e’ valida anche ai fini di cui all’articolo 17, primo comma, lettera b), del regio decreto-legge 13 aprile 1939, n. 652, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 1939, n. 1249, ed e’ tempestivamente inoltrata da parte dell’amministrazione comunale ai competenti uffici dell’Agenzia delle entrate.”;

4) al comma 6, le lettere b) e c), sono sostituite dalla seguente:

“b) disciplinano con legge le modalita’ per l’effettuazione dei controlli.”;

5) al comma 7 le parole: “ovvero la mancata trasmissione della relazione tecnica, di cui ai commi 2 e 4 del presente articolo” sono sostituite dalle seguenti: “di cui al comma 2, ovvero la mancata comunicazione asseverata dell’inizio dei lavori di cui al comma 4, “;

d) all’articolo 10 (L), comma 1, lettera c), le parole: “aumento di unita’ immobiliari, modifiche del volume, dei prospetti o delle superfici,” sono sostituite dalle seguenti: “modifiche della volumetria complessiva degli edifici o dei prospetti,”;

e) all’articolo 14 (L):

1) dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:

“1-bis. Per gli interventi di ristrutturazione edilizia e di ristrutturazione urbanistica, attuati anche in aree industriali dismesse, e’ ammessa la richiesta di permesso di costruire anche in deroga alle destinazioni d’uso, previa deliberazione del Consiglio comunale che ne attesta l’interesse pubblico.”;

2) al comma 3, dopo la parola: “ed esecutivi,” sono inserite le seguenti: “nonche’, nei casi di cui al comma 1-bis, le destinazioni d’uso,”;

f) all’articolo 15 (R):

1) al comma 2, la parola “esclusivamente” e’ soppressa;

2) dopo il comma 2, e’ inserito il seguente:

“2-bis. La proroga dei termini per l’inizio e l’ultimazione dei lavori e’ comunque accordata qualora i lavori non possano essere iniziati o conclusi per iniziative dell’amministrazione o dell’autorita’ giudiziaria rivelatesi poi infondate.”;

g) all’articolo 16 (L):

1) al comma 1, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “e fatte salve le disposizioni concernenti gli interventi di trasformazione urbana complessi di cui al comma 2-bis.”;

2) al comma 2-bis e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Fermo restando quanto previsto dall’articolo 32, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, per gli interventi di trasformazione urbana complessi, come definiti dall’allegato IV alla Parte Seconda, numeri 7 e 8, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, lo strumento attuativo prevede una modalita’ alternativa in base alla quale il contributo di cui al comma 1 e’ dovuto solo relativamente al costo di costruzione, da computarsi secondo le modalita’ di cui al presente articolo e le opere di urbanizzazione, tenendo comunque conto dei parametri definiti ai sensi del comma 4, sono direttamente messe in carico all’operatore privato che ne resta proprietario, assicurando che, nella fase negoziale, vengano definite modalita’ atte a garantire la corretta urbanizzazione, infrastrutturazione ed insediabilita’ degli interventi, la loro sostenibilita’ economico finanziaria, le finalita’ di interesse generale delle opere realizzate e dei relativi usi.”;

3) al comma 4, dopo la lettera d), e’ aggiunta la seguente:

“d-bis) alla differenziazione tra gli interventi al fine di incentivare, in modo particolare nelle aree a maggiore densita’ del costruito, quelli di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), anziche’ quelli di nuova costruzione.”;

4) al comma 5, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: “, secondo i parametri di cui al comma 4.”;

5) al comma 10, il secondo periodo e’ sostituito dal seguente: “Al fine di incentivare il recupero del patrimonio edilizio esistente, per gli interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), i comuni hanno comunque la facolta’ di deliberare che i costi di costruzione ad essi relativi siano inferiori ai valori determinati per le nuove costruzioni.”;

h) all’articolo 17 (L):

1) al comma 4, dopo le parole: “di proprieta’ dello Stato”, sono inserite le seguenti: “, nonche’ per gli interventi di manutenzione straordinaria di cui all’articolo 6, comma 2, lettera a),”;

2) dopo il comma 4, e’ aggiunto il seguente: “4-bis. Al fine di agevolare gli interventi di densificazione edilizia, per la ristrutturazione, il recupero e il riuso degli immobili dismessi o in via di dismissione, il contributo di costruzione e’ ridotto in misura non inferiore al venti per cento rispetto a quello previsto per le nuove costruzioni. I comuni definiscono, entro novanta giorni dall’entrata in vigore della presente disposizione, i criteri e le modalita’ applicative per l’applicazione della relativa riduzione.”;

i) all’articolo 20 (R), il comma 7 e’ sostituito dal seguente:

«7. I termini di cui ai commi 3 e 5 sono raddoppiati nei soli casi di progetti particolarmente complessi secondo la motivata risoluzione del responsabile del procedimento.»;

l) al Capo III, Titolo II, Parte I la rubrica e’ sostituita dalla seguente: ” SEGNALAZIONE CERTIFICATA DI INIZIO ATTIVITA’ E DENUNCIA DI INIZIO ATTIVITA'”;

m) all’articolo 22 (L), sono apportate le seguenti modificazioni:

1) ai commi 1 e 2 le parole: “denuncia di inizio attivita’” sono sostituite dalle seguenti: “segnalazione certificata di inizio attivita’” e le parole “denunce di inizio attivita’” sono sostituite dalle seguenti: “segnalazioni certificate di inizio attivita’”;

2) dopo il comma 2, e’ inserito il seguente:

“2-bis. Sono realizzabili mediante segnalazione certificata d’inizio attivita’ e comunicate a fine lavori con attestazione del professionista, le varianti a permessi di costruire che non configurano una variazione essenziale, a condizione che siano conformi alle prescrizioni urbanistico-edilizie e siano attuate dopo l’acquisizione degli eventuali atti di assenso prescritti dalla normativa sui vincoli paesaggistici, idrogeologici, ambientali, di tutela del patrimonio storico, artistico ed archeologico e dalle altre normative di settore.”;

n) dopo l’artico

lo 23-bis, e’ inserito il seguente:

«Art. 23-ter (Mutamento d’uso urbanisticamente rilevante)
1. Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali, costituisce mutamento rilevante della destinazione d’uso ogni forma di utilizzo dell’immobile o della singola unita’ immobiliare diversa da quella originaria, ancorche’ non accompagnata dall’esecuzione di opere edilizie, purche’ tale da comportare l’assegnazione dell’immobile o dell’unita’ immobiliare considerati ad una diversa categoria funzionale tra quelle sotto elencate:

a) residenziale e turistico-ricettiva;
b) produttiva e direzionale;
c) commerciale;
d) rurale.

2. La destinazione d’uso di un fabbricato o di una unita’ immobiliare e’ quella prevalente in termini di superficie utile.

3. Salva diversa previsione da parte delle leggi regionali e degli strumenti urbanistici comunali, il mutamento della destinazione d’uso all’interno della stessa categoria funzionale e’ sempre consentito.»;

o) all’articolo 24, comma 3, dopo le parole “il soggetto che ha presentato” sono inserite le seguenti: “la segnalazione certificata di inizio attivita’ o”;

p) all’articolo 25 (R), comma 5-ter, le parole: “per l’attuazione delle disposizioni di cui al comma 5-bis e” sono soppresse;

q) dopo l’articolo 28, e’ inserito il seguente:

“Art. 28-bis (Permesso di costruire convenzionato)

1. Qualora le esigenze di urbanizzazione possano essere soddisfatte, sotto il controllo del Comune, con una modalita’ semplificata, e’ possibile il rilascio di un permesso di costruire convenzionato.

2. La convenzione specifica gli obblighi, funzionali al soddisfacimento di un interesse pubblico, che il soggetto attuatore si assume ai fini di poter conseguire il rilascio del titolo edilizio, il quale resta la fonte di regolamento degli interessi.

3. Sono, in particolare, soggetti alla stipula di convenzione:

a) la cessione di aree anche al fine dell’utilizzo di diritti edificatori;
b) la realizzazione di opere di urbanizzazione fermo restando quanto previsto dall’articolo 32, comma 1, lettera g), del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163;
c) le caratteristiche morfologiche degli interventi;
d) la realizzazione di interventi di edilizia residenziale sociale.

4. La convenzione puo’ prevedere modalita’ di attuazione per stralci funzionali, cui si collegano gli oneri e le opere di urbanizzazione da eseguire e le relative garanzie.
5. Il termine di validita’ del permesso di costruire convenzionato puo’ essere modulato in relazione agli stralci funzionali previsti dalla convenzione.
6. Il procedimento di formazione del permesso di costruire convenzionato e’ quello previsto dal Capo II del Titolo II del presente decreto. Alla convenzione si applica altresi’ la disciplina dell’articolo 11 della legge 7 agosto 1990, n. 241.”.

2. Le espressioni «denuncia di inizio attivita’» ovunque ricorra nel decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, ad eccezione degli articoli 22, 23 e 24, comma 3, e’ sostituita dalla seguente: «segnalazione certificata di inizio attivita’».

3. Le regioni, con proprie leggi, assicurano l’attivazione del potere sostitutivo allo scadere dei termini assegnati ai comuni per l’adozione da parte degli stessi dei piani attuativi comunque denominati in base alla normativa statale e regionale.

4. All’articolo 28 della legge 17 agosto 1942, n. 1150, dopo il sesto comma, e’ inserito il seguente:

“L’attuazione degli interventi previsti nelle convenzioni di cui al presente articolo ovvero degli accordi similari comunque denominati dalla legislazione regionale, puo’ avvenire per stralci funzionali e per fasi e tempi distinti. In tal caso per ogni stralcio funzionale nella convenzione saranno quantificati gli oneri di urbanizzazione o le opere di urbanizzazione da realizzare e le relative garanzie purche’ l’attuazione parziale sia coerente con l’intera area oggetto d’intervento.”

5. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.

Art.18. Liberalizzazione del mercato delle grandi locazioni ad uso non abitativo

1. Nell’articolo 79 della legge 27 luglio 1978, n. 392, dopo il secondo comma, e’ aggiunto il seguente:

«In deroga alle disposizioni del comma primo, nei contratti di locazione di immobili adibiti ad uso diverso da quello di abitazione, anche se adibiti ad attivita’ alberghiera, per i quali sia pattuito un canone annuo superiore ad euro 150 mila, e’ facolta’ delle parti concordare contrattualmente termini e condizioni in deroga alle disposizioni della presente legge. I contratti di cui al periodo precedente devono essere provati per iscritto.».

Art. 19. Esenzione da ogni imposta degli accordi di riduzione dei canoni di locazione

1. La registrazione dell’atto con il quale le parti dispongono esclusivamente la riduzione del canone di un contratto di locazione ancora in essere e’ esente dalle imposte di registro e di bollo.

Art. 20. Misure per il rilancio del settore immobiliare

1. All’articolo 1, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 119:

1) le parole: «del 51 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «del 60 per cento» e le parole: «il 35 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «il 25 per cento»;
2) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il requisito partecipativo del 25 per cento non si applica in ogni caso per le societa’ il cui capitale sia gia’ quotato. Ove il requisito partecipativo del 60 per cento venisse superato a seguito di operazioni societarie straordinarie o sul mercato dei capitali il regime speciale di cui al precedente periodo e’ sospeso sino a quando il suddetto requisito partecipativo non venga ristabilito nei limiti imposti dalla presente norma.»;

b) dopo il comma 119 sono inseriti i seguenti:

«119-bis. I requisiti partecipativi di cui al comma 119 devono essere verificati entro il primo periodo d’imposta per cui si esercita l’opzione ai sensi del comma 120; in tal caso il regime speciale esplica i propri effetti dall’inizio di detto periodo. Tuttavia, per le societa’ che al termine del primo periodo d’imposta abbiano realizzato il solo requisito del 25 per cento e’ consentito di verificare l’ulteriore requisito partecipativo del 60 per cento nei due esercizi successivi. In tal caso, il regime speciale previsto dal comma 119 si applica a partire dall’inizio del periodo d’imposta in cui detto requisito partecipativo viene verificato e fino ad allora la societa’ applica in via ordinaria l’imposta sul reddito delle societa’ e l’imposta regionale sulle attivita’ produttive. L’imposta d’ingresso di cui al comma 126, l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze da conferimento di cui al comma 137 e le imposte ipotecarie e catastali di cui al comma 139 sono applicate, rispettivamente dalla societa’ che ha presentato l’opzione e dal soggetto conferente, in via provvisoria fino al realizzarsi dell’accesso al regime speciale. Se l’accesso al regime speciale non si realizza, le suddette imposte sono rideterminate e dovute in via ordinaria entro la fine del quarto periodo d’imposta successivo alla presentazione dell’opzione. Le imposte corrisposte in via provvisoria costituiscono credito d’imposta da scomputare ai sensi del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241.

119-ter. Le SIIQ non costituiscono Organismi di investimento collettivo del risparmio di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58.»;

c) al comma 121:

1) dopo il secondo periodo e’ inserito il seguente: «Agli stessi effetti assumono rilevanza le quote di partecipazione nei fondi immobiliari indicati nel comma 131 e i relativi proventi.»;

2) il terzo periodo e’ sostituito dal seguente: «In caso di alienazione degli immobili e dei diritti reali su immobili destinati alla locazione, anche nel caso di loro classificazione tra le attivita’ correnti, ai fini della verifica del parametro reddituale concorrono a formare i componenti positivi derivanti dallo svolgimento di attivita’ di locazione immobiliare soltanto le eventuali plusvalenze realizzate».

d) al comma 122, le parole: «due esercizi» sono sostituite dalle seguenti: «tre esercizi»;

e) al comma 123:

1) le parole: «l’85 per cento» sono sostituite dalle seguenti: «il 70 per cento»;

2) al primo periodo, dopo la parola: «partecipazioni» sono inserite le seguenti: «o di quote di partecipazione in fondi immobiliari di cui al comma 131»;

f) dopo il comma 123 e’ inserito il seguente:

«123-bis. Ai fini del comma 123, i proventi rivenienti dalle plusvalenze nette realizzate su immobili destinati alla locazione nonche’ derivanti dalla cessione di partecipazioni in SIIQ e SIINQ o di quote in fondi immobiliari di cui al comma 131, incluse nella gestione esente ai sensi del comma 131, sono soggette all’obbligo di distribuzione per il 50 per cento nei due esercizi successivi a quello di realizzo.»;

g) al comma 127, il secondo periodo e’ sostituito dal seguente: «In caso di alienazione degli immobili o dei diritti reali anteriormente a tale termine, la differenza fra il valore normale assoggettato all’imposta di cui ai commi 126 e 137 e il costo fiscale riconosciuto prima dell’ingresso nel regime speciale, al netto delle quote di ammortamento calcolate su tale costo, e’ assoggettato ad imposizione ordinaria e l’imposta sostitutiva proporzionalmente imputabile agli immobili e ai diritti reali alienati costituisce credito d’imposta.»;

h) al comma 131, al secondo periodo, dopo le parole: «locazione immobiliare svolta da tali societa’», e’ aggiunto il seguente periodo: «, ovvero le plusvalenze o minusvalenze relative a immobili destinati alla locazione e a partecipazioni in SIIQ o SIINQ e i proventi e le plusvalenze o minusvalenze relative a quote di partecipazione a fondi comuni di investimento immobiliare istituiti in Italia e disciplinati dal testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, che investono almeno l’80 per cento del valore delle attivita’ in immobili, diritti reali immobiliari, anche derivanti da rapporti concessori o da contratti di locazione finanziaria su immobili a carattere traslativo, e in partecipazioni in societa’ immobiliari o in altri fondi immobiliari, destinati alla locazione immobiliare, ivi inclusi i fondi destinati all’investimento in beni immobili a prevalente utilizzo sociale, ovvero in partecipazioni in SIIQ o SIINQ. Sui proventi di cui al periodo precedente distribuiti dai predetti fondi immobiliari alle SIIQ non si applica la ritenuta prevista dall’articolo 7, comma 2, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410.»;

i) al comma 134:

1) al secondo periodo, dopo le parole: «ai sensi dell’articolo 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431», e’ inserito il seguente periodo: «, ivi inclusi i contratti di locazione relativi agli alloggi sociali realizzati o recuperati in attuazione dell’articolo 11 del decreto-legge 25 giugno 2008, n.112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e dell’articolo 11 dell’Allegato al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 16 luglio 2009, pubblicato nella gazzetta ufficiale del 19 agosto 2009, n.191; tale disposizione fa eccezione all’unificazione dell’aliquota di cui all’articolo 3, comma 1, del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89»;

2) e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo:

«Per le distribuzioni eseguite nei confronti di soggetti non residenti si applicano, sussistendone i presupposti, le convenzioni per evitare la doppia imposizione sul reddito e a tal fine si applica l’articolo 7, comma 3-bis, del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410».

l) al comma 141-bis, primo periodo, dopo le parole: «locazione immobiliare» sono aggiunte le seguenti «, anche svolta mediante partecipazioni in societa’ che abbiano optato per l’opzione congiunta per il regime speciale di cui al comma 125, legge 27 dicembre 2006, n. 296».

2. All’articolo 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296, dopo il comma 140 sono inseriti i seguenti:

«140-bis. Il concambio eseguito dai fondi immobiliari istituiti e disciplinati dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, in sede di liquidazione totale o parziale mediante assegnazione ai quotisti di azioni di societa’ che abbiano optato per il regime di cui al comma 119, ricevute a seguito di conferimento di immobili nelle stesse societa’ non costituisce realizzo ai fini delle imposte sui redditi in capo al quotista e alle azioni della SIIQ ricevute dagli stessi quotisti e’ attribuito il medesimo valore fiscale delle quote del fondo. Per la SIIQ conferitaria, il valore di conferimento iscritto in bilancio costituisce valore fiscalmente riconosciuto agli effetti del comma 127. Qualora il conferimento di cui ai periodi precedenti sia effettuato nei confronti di una SIIQ gia’ esistente non si applicano al fondo conferente gli obblighi di offerta pubblica ai sensi dell’articolo 106 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, a condizione che il fondo stesso provveda all’assegnazione delle azioni ai quotisti entro il termine di 30 giorni dall’acquisto. 140-ter. Ai conferimenti effettuati dai fondi immobiliari istituiti e disciplinati dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58 in societa’, che abbiano optato per il regime speciale di cui al comma 119 e aventi ad oggetto una pluralita’ di immobili prevalentemente locati, si applica l’articolo 2, terzo comma, lettera b), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633. I predetti conferimenti si considerano compresi, agli effetti delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, fra gli atti previsti nell’articolo 4, comma 1, lettera a), numero 3), della tariffa, parte I, allegata al testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, nell’articolo 10, comma 2, del testo unico delle disposizioni concernenti le imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347, e nell’ articolo 4 della tariffa allegata al medesimo decreto legislativo n. 347 del 1990. Le cessioni di azioni o quote effettuate nella fase di liquidazione di cui al comma 140-bis, si considerano, ai fini dell’ articolo 19-bis, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, operazioni che non formano oggetto dell’attivita’ propria del soggetto passivo.

140-quater. Il medesimo trattamento fiscale di cui al comma 140-ter si applica alle assegnazioni che abbiano ad oggetto una pluralita’ di immobili prevalentemente locati eseguite per la liquidazione delle quote da fondi immobiliari istituiti e disciplinati dal decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, a societa’ che abbiano optato per il regime di cui al comma 119.».

3. All’onere derivante dal comma 1, lettera f), pari a 1,06 milioni per l’anno 2014, 3,26 milioni per l’anno 2015, a 3,33 milioni per l’anno 2016, a 3,38 milioni per l’anno 2017, a 4,17 milioni per l’anno 2018, a 4,97 milioni per l’anno 2019, a 5,30 milioni per l’anno 2020 e a 4,90 milioni a decorrere dall’anno 2021 si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 27, comma 10, sesto periodo, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, e successive modificazioni.

4. All’articolo 3 del decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 novembre 2001, n. 410, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al primo periodo del comma 18, sono aggiunte, in fine, le parole: «nonche’ dalle dichiarazioni di conformita’ catastale previste dall’articolo 19, commi 14 e 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»;

b) al primo periodo del comma 19, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: «nonche’ dalle dichiarazioni di conformita’ catastale previste dall’articolo 19, commi 14 e 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122»;

c) dopo il comma 19 e’ inserito il seguente comma 19-bis: «Nei casi delle operazioni immobiliari di cui al presente articolo, e di quelle di cui all’articolo 11-quinquies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, l’attestato di prestazione energetica di cui all’articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, puo’ essere acquisito successivamente agli atti di trasferimento e non si applica la disposizione di cui al comma 3 del medesimo articolo 6.».

Art. 21. Misure per l’incentivazione degli investimenti in abitazioni in locazione

1. Per l’acquisto, effettuato dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2017, di unita’ immobiliari a destinazione residenziale, di nuova costruzione od oggetto di interventi di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettere d), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, cedute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie o da quelle che hanno effettuato i predetti interventi e’ riconosciuta all’acquirente, persona fisica non esercente attivita’ commerciale, una deduzione dal reddito complessivo pari al 20 per cento del prezzo di acquisto dell’immobile risultante dall’atto di compravendita nel limite massimo complessivo di spesa di 300.000 euro.

2. La deduzione di cui al comma 1 spetta, nella medesima misura e nel medesimo limite massimo complessivo, anche per le spese sostenute dal contribuente persona fisica non esercente attivita’ commerciale per prestazioni di servizi, dipendenti da contratti d’appalto, per la costruzione di un’unita’ immobiliare a destinazione residenziale su aree edificabili gia’ possedute dal contribuente stesso prima dell’inizio dei lavori o sulle quali sono gia’ riconosciuti diritti edificatori. Ai fini della deduzione le predette spese di costruzione sono attestate dall’impresa che esegue i lavori.

3. Fermo restando il limite massimo complessivo di 300.000 euro, la deduzione spetta anche per l’acquisto o realizzazione di ulteriori unita’ immobiliari da destinare alla locazione.

4. La deduzione, spetta a condizione che:

a) l’unita’ immobiliare acquistata o costruita su aree edificabili gia’ possedute dal contribuente prima dell’inizio dei lavori o sulle quali sono gia’ riconosciuti diritti edificatori sia destinata, entro sei mesi dall’acquisto o dal termine dei lavori di costruzione, alla locazione per almeno otto anni e sempreche’ tale periodo abbia carattere continuativo, il diritto alla deduzione, tuttavia, non viene meno se, per motivi non imputabili al locatore, il contratto di locazione si risolve prima del decorso del suddetto periodo e ne viene stipulato un altro entro un anno dalla data della suddetta risoluzione del precedente contratto;

b) l’unita’ immobiliare medesima sia a destinazione residenziale, e non sia classificata o classificabile nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;

c) l’unita’ immobiliare non sia ubicata nelle zone omogenee classificate E, ai sensi del Decreto ministeriale 2 aprile 1968, n. 1444;

d) l’unita’ immobiliare consegua prestazioni energetiche certificate in classe A o B, ai sensi dell’allegato 4 delle Linee Guida nazionali per la classificazione energetica degli edifici di cui al Decreto Ministeriale 26 giugno 2009, ovvero ai sensi della normativa regionale, laddove vigente;

e) il canone di locazione non sia superiore a quello definito ai sensi dell’art. 2, comma 3, della legge 9 dicembre 1998, n. 431, ovvero a quello indicato nella convenzione di cui all’art. 18 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, ovvero a quello stabilito ai sensi dell’art. 3, comma 114, della legge 24 dicembre 2003, n. 350;

f) non sussistano rapporti di parentela entro il primo grado tra locatore e locatario.

5. La deduzione e’ ripartita in otto quote annuali di pari importo, a partire dal periodo d’imposta nel quale avviene la stipula del contratto di locazione e non e’ cumulabile con altre agevolazioni fiscali previste da altre disposizioni di legge per le medesime spese.

6. Le ulteriori modalita’ attuative del presente articolo sono definite con decreto del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell’economia e delle finanze.

7. All’onere derivante dal presente articolo, pari a 10,1 milioni di euro per l’anno 2015, a 19,2 milioni di euro per l’anno 2016,a 31,6 milioni di euro per l’anno 2017, a 47,7 milioni di euro per l’anno 2018, a 45,5 milioni di euro per l’anno 2019, a 43,0 milioni di euro per gli anni 2020 e 2021, a 43,6 milioni di euro per l’anno 2022, a 24,9 milioni di euro per l’anno 2023, a 13,9 milioni di euro per l’anno 2024 e a 2,9 milioni di euro per l’anno 2025, si provvede, rispettivamente:

a) quanto a 10,1 milioni di euro per l’anno 2015, a 19,2 milioni di euro per l’anno 2016, a 1,6 milioni di euro per l’anno 2017, a 27,7 milioni di euro per l’anno 2018, a 45,5 milioni di euro per l’anno 2019, a 43,0 milioni di euro per gli anni 2020 e 2021, a 43,6 milioni di euro per l’anno 2022, a 24,9 milioni di euro per l’anno 2023, e a 13,9 milioni di euro per l’anno 2024 e a 2,9 milioni per l’anno 2025 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica;

b) quanto a 30 milioni di euro per l’anno anni 2017 e quanto a 20 milioni per l’anno 2018, mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 3, del decreto-legge 28 dicembre 1998, n.451, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1999, n. 40, e successive modificazioni.”

Art. 22. Conto termico

1.Al fine di agevolare l’accessibilita’ di imprese, famiglie e soggetti pubblici ai contributi per la produzione di energia termica da fonti rinnovabili e per interventi di efficienza energetica, l’aggiornamento del sistema di incentivi di cui al comma 154 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147 e’ definito con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, entro il 31 dicembre 2014, secondo criteri di semplificazione procedurale, con possibilita’ di utilizzo di modulistica predeterminata e accessibilita’ online, e perseguendo obiettivi di diversificazione e innovazione tecnologica, in grado di favorire il massimo accesso alle risorse gia’ definite ai sensi dell’articolo 28 del decreto legislativo 3 marzo 2011, n.28.

2. Entro il 31 dicembre 2015 il Ministero dello sviluppo economico effettua, di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il monitoraggio dell’applicazione del sistema di incentivi aggiornato di cui al comma 1 e, se del caso, adotta entro i successivi 60 giorni un decreto correttivo, in grado di dare la massima efficacia al sistema, relazionando alle competenti Commissioni Parlamentari.

Art. 23. Disciplina dei contratti di godimento in funzione della successiva alienazione di immobili

1. I contratti, diversi dalla locazione finanziaria, che prevedono l’immediata concessione del godimento di un immobile, con diritto per il conduttore di acquistarlo entro un termine determinato imputando al corrispettivo del trasferimento la parte di canone indicata nel contratto, sono trascritti ai sensi dell’ articolo 2645-bis codice civile. La trascrizione produce anche i medesimi effetti di quella di cui all’ articolo 2643, comma primo, numero 8) del codice civile.

2. Il contratto si risolve in caso di mancato pagamento, anche non consecutivo, di un numero minimo di canoni, determinato dalle parti, non inferiore ad un ventesimo del loro numero complessivo.

3. Ai contratti di cui al comma 1 si applicano gli articoli 2668, quarto comma, 2775-bis e 2825-bis del codice civile. Il termine triennale previsto dal comma terzo dell’articolo 2645-bis del codice civile e’ elevato a tutta la durata del contratto e comunque ad un periodo non superiore a dieci anni. Si applicano altresi’ le disposizioni degli articoli da 1002 a 1007 nonche’ degli articoli 1012 e 1013 del codice civile, in quanto compatibili. In caso di inadempimento si applica l’articolo 2932 del codice civile.

4. Se il contratto di cui al comma 1 ha per oggetto un’abitazione, il divieto di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 20 giugno 2005, n.122, opera fin dalla concessione del godimento.

5. In caso di risoluzione per inadempimento del concedente, lo stesso deve restituire la parte dei canoni imputata al corrispettivo, maggiorata degli interessi legali. In caso di risoluzione per inadempimento del conduttore, il concedente ha diritto alla restituzione dell’immobile ed acquisisce interamente i canoni a titolo di indennita’, se non e’ stato diversamente convenuto nel contratto.

6. In caso di fallimento del concedente il contratto prosegue, fatta salva l’applicazione dell’articolo 67, comma 3, lettera c), del regio decreto 16 marzo 1942, n.267, e successive modificazioni. In caso di fallimento del conduttore, si applica l’articolo 72 del regio decreto 16 marzo 1942, n.267, e successive modificazioni; se il curatore si scioglie dal contratto, si applicano le disposizioni di cui al comma 5.

7. Dopo l’articolo 8, comma 5, del decreto-legge 28 marzo 2014, n.47, convertito con modificazioni, dalla legge 23 maggio 2014, n.80, e’ aggiunto il seguente: “5-bis. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai contratti di locazione con clausola di trasferimento della proprieta’ vincolante per ambedue le parti e di vendita con riserva di proprieta’, stipulati successivamente alla data di entrata in vigore della presente disposizione.”.

8. L’efficacia della disposizione di cui al comma 7 e’ subordinata al positivo perfezionamento della procedimento di autorizzazione della Commissione Europea di cui all’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), di cui e’ data comunicazione nella gazzetta ufficiale.

Art. 24. Misure di agevolazione della partecipazione delle comunita’ locali in materia di tutela e valorizzazione del territorio

1. I Comuni possono definire i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli e associati, purche’ individuati in relazione al territorio da riqualificare.

Gli interventi possono riguardare la pulizia, la manutenzione, l’abbellimento di aree verdi, piazze o strade ed in genere la valorizzazione di una limitata zona del territorio urbano o extraurbano. In relazione alla tipologia dei predetti interventi i Comuni possono deliberare riduzioni o esenzioni di tributi inerenti al tipo di attivita’ posta in essere. L’esenzione e’ concessa per un periodo limitato, per specifici tributi e per attivita’ individuate dai Comuni, in ragione dell’esercizio sussidiario dell’attivita’ posta in essere.

Art. 25. Misure urgenti di semplificazione amministrativa e di accelerazione delle procedure in materia di patrimonio culturale

1. Alla legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 14-ter, dopo il comma 8, e’ aggiunto il seguente: “8-bis. I termini di validita’ di tutti i pareri, autorizzazioni, concessioni, nulla osta o atti di assenso comunque denominati acquisiti nell’ambito della Conferenza di Servizi, decorrono a far data dall’adozione del provvedimento finale.”;

b) all’articolo 14-quater, al comma 3, dopo le parole “rimessa dall’amministrazione procedente alla deliberazione del Consiglio dei Ministri, che” sono inserite le seguenti: “ha natura di atto di alta amministrazione. Il Consiglio dei Ministri”.

2. All’articolo 12, comma 2, del decreto-legge 31 maggio 2014, n. 83, convertito con modificazioni dalla legge 29 luglio 2014, n. 106, e’ aggiunto, in fine, il seguente periodo: “Con il medesimo regolamento sono altresi’ individuate:

a) le tipologie di interventi per i quali l’autorizzazione paesaggistica non e’ richiesta, ai sensi dell’articolo 149 del medesimo Codice dei beni culturali e del paesaggio, sia nell’ambito degli interventi di lieve entita’ gia’ compresi nell’allegato 1 al suddetto regolamento di cui all’articolo 146, comma 9, quarto periodo, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, sia mediante definizione di ulteriori interventi minori privi di rilevanza paesaggistica;

b) le tipologie di intervento di lieve entita’ che possano essere regolate anche tramite accordi di collaborazione tra il Ministero, le Regioni e gli enti locali, ai sensi dell’articolo 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, e successive modificazioni, con specifico riguardo alle materie che coinvolgono competenze proprie delle autonomie territoriali.

3. All’articolo 146, comma 9, del Codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, il primo e il secondo periodo sono soppressi e il terzo periodo e’ sostituito dal seguente: “Decorsi inutilmente sessanta giorni dalla ricezione degli atti da parte del soprintendente senza che questi abbia reso il prescritto parere, l’amministrazione competente provvede comunque sulla domanda di autorizzazione.”.

4. Al fine di assicurare speditezza, efficienza ed efficacia alla procedura di verifica preventiva dell’interesse archeologico di cui all’articolo 96 del decreto legislativo 14 aprile 2006, n. 163, le linee guida di cui al comma 6 del medesimo articolo sono stabilite con decreto del Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro il 31 dicembre 2014.

Art. 26. Misure urgenti per la valorizzazione degli immobili demaniali inutilizzati

1. L’accordo di programma di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, avente ad oggetto il recupero di immobili non utilizzati del patrimonio immobiliare pubblico, costituisce variante urbanistica. Allo scopo di individuare i contenuti dell’accordo di programma, il Comune presenta un proprio progetto di recupero dell’immobile anche attraverso il cambio di destinazione d’uso al Ministero titolare del bene che e’ tenuto a valutarlo salvo opponga diversa ipotesi di utilizzo finanziata o in corso di finanziamento. La variante urbanistica costituisce titolo per l’Agenzia del demanio all’alienazione, alla concessione o alla costituzione del diritto di superficie sull’immobile interessato.

2. Per gli immobili della Difesa, il Ministero della difesa provvede a individuare, ai sensi del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, quelli da destinare alle medesime finalita’ di cui al comma 1. L’Agenzia del demanio e il Ministero della difesa effettuano la prima individuazione degli immobili entro 45 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto. Sono esclusi dall’applicazione della presente disposizione gli immobili per i quali e’ stata accolta la domanda di trasferimento di cui all’articolo 56-bis del decreto-legge 21 giugno 2013 n. 69, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 98, nonche’ quelli per i quali e’ in corso la richiesta di riesame, per i quali si continua ad applicare la disciplina ivi prevista fino al trasferimento del bene all’ente richiedente ovvero alla sua rinuncia.

3. Entro 30 giorni dalla adozione dei provvedimenti di individuazione di cui al comma 2, l’Agenzia del demanio e il Ministero della difesa possono proporre all’amministrazione comunale, un progetto di recupero dell’immobile a diversa destinazione urbanistica, anche previa pubblicazione di un avviso di ricerca di mercato per sollecitare la presentazione del progetto da parte di privati.

4. L’accordo di programma avente ad oggetto il progetto di cui ai commi precedenti, sottoscritto dall’amministrazione comunale interessata, d’intesa con l’Agenzia del demanio ovvero con il Ministero della difesa, costituisce variante di destinazione d’uso ai sensi del decreto legislativo del 18 agosto 2000, n. 267 da concludere entro 90 giorni dal ricevimento della citata proposta. Entro 30 giorni dalla sua conclusione l’accordo e’ ratificato con deliberazione del Consiglio comunale.

5. Le Regioni, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, adottano le misure necessarie a garantire, in base ai principi di proporzionalita’, adeguatezza, efficacia ed efficienza dell’azione della pubblica amministrazione, nonche’ per l’applicazione omogenea sul territorio nazionale del presente articolo, le occorrenti semplificazioni documentali e procedimentali, relative anche alla pubblicazione degli atti, per l’approvazione delle varianti urbanistiche e per l’eventuale variazione di strumenti di pianificazione sovraordinati, discendenti dagli accordi di programma di cui al comma 4.

6. Approvata la variante urbanistica, l’Agenzia del demanio, ovvero il Ministero della difesa procedono, secondo le norme vigenti, all’alienazione, alla concessione e alla costituzione del diritto di superficie degli immobili.

7. Qualora non sia data attuazione all’accordo di programma, di cui ai commi 1 e 4, nel termine di 90 giorni dalla sua conclusione, il Ministro competente puo’ proporre al Presidente del Consiglio dei Ministri di nominare, previa diffida, un commissario ad acta che provvede alle procedure necessarie per la variante urbanistica. Nel caso di nomina del commissario ad acta non si applicano le disposizioni di cui al comma 8.

8. A seguito della valorizzazione o alienazione degli immobili la cui destinazione d’uso sia stata modificata anche ai sensi del presente articolo, e’ attribuita agli enti territoriali che hanno contribuito, nei limiti delle loro rispettive competenze, alla conclusione del procedimento, una quota parte dei proventi, secondo modalita’ determinate con decreto del Ministro della difesa, da adottare di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

Art. 27. Misure urgenti in materia di patrimonio dell’INAIL

1. Con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali da adottare entro trenta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto vengono individuate le opere di pubblica utilita’ da finanziare, in via d’urgenza, prioritariamente tra quelle in avanzato stato di realizzazione, nell’ambito degli investimenti immobiliari dell’istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL), di cui all’articolo 65 della legge 30 aprile 1969, n. 153 e successive modificazioni.

2. Per le finalita’ di cui al comma 1, l’INAIL, fatti salvi gli investimenti immobiliari gia’ programmati, utilizza le risorse autorizzate di cui al piano triennale degli investimenti immobiliari 2014-2016 previsto dal decreto del ministro dell’economia e delle finanze 10 novembre 2010, emanato in attuazione dell’articolo 8, comma 15, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, e pubblicato nella gazzetta ufficiale 17 gennaio 2011, n.12.

CAPO VI – MISURE URGENTI IN MATERIA DI PORTI E AEROPORTI

Art. 28. Misure urgenti per migliorare la funzionalita’ aeroportuale

1. Per gli anni 2015, 2016 e 2017 le indennita’ di volo previste dalla legge o dal contratto collettivo non concorrono alla formazione del reddito ai fini contributivi. Le medesime indennita’ di cui al periodo precedente concorrono alla determinazione della retribuzione pensionabile nella misura del 50 per cento del loro ammontare.

2. Agli oneri derivanti dal comma 1, pari a 28 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017, si provvede, quanto a 6 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 7, comma 1, del decreto legislativo 25 luglio 1997, n.250 come determinata dalla Tabella C allegata alla legge 27 dicembre 2013, n. 147 , quanto a 14 milioni di euro per ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 11-decies del decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito con modificazioni dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248, quanto a 8 milioni di euro per l’anno 2015 e 4 milioni di euro per l’anno 2016 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica economica, quanto a 4 milioni di euro per l’anno 2016 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all’articolo 2, comma 616 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, con riferimento al fondo iscritto nello stato di previsione del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti e quanto a 8 milioni di euro per l’anno 2017 mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa prevista di cui all’articolo 2, comma 3 del Decreto legge 28 dicembre 1998, n.451 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1999, n. 40, e successive modificazioni.

3. Al comma 4 dell’articolo 5 della legge 5 maggio 1976, n. 324, e’ aggiunto, infine, il seguente periodo: “Tale diritto non e’ dovuto per i membri degli equipaggi delle compagnie aeree che, di base in un determinato aeroporto, devono raggiungere un altro aeroporto per prendere servizio (crew must go), sia per i membri degli equipaggi delle compagnie aeree che hanno terminato il servizio in un determinato aeroporto e che devono tornare in un altro aeroporto, assegnato dalla compagnia di appartenenza quale propria base operativa (crew returning to base), purche’ in possesso di attestazione rilasciata dalla propria compagnia aerea che certifichi che il viaggio e’ effettuato per motivi di servizio.”.

4. Nel quadro delle attivita’ volte alla razionalizzazione, efficientamento e riduzione degli oneri a carico dello Stato per l’espletamento dei servizi aeroportuali negli aeroporti civili ed in quelli aperti al traffico civile, il servizio di pronto soccorso e’ assicurato con oneri a carico del gestore dell’aeroporto che ha sottoscritto la convenzione con ENAC per la gestione totale dello scalo.

5. In via transitoria gli oneri relativi al servizio di pronto soccorso negli aeroporti a diretta gestione dello Stato rimangono a carico del Ministero della salute fino a quando le previste convenzioni per la gestione totale stipulate con l’ENAC non siano approvate dai Ministeri competenti.

6. Per il periodo antecedente alla stipula della convenzione tra il Ministero della Salute, l’ENAC e i gestori aeroportuali per lo svolgimento del servizio di pronto soccorso aeroportuale, in tutti gli aeroporti in cui il predetto servizio sia stato assicurato dal Ministero della salute sulla base di apposita convenzione con la Croce Rossa Italiana, secondo le modalita’ di cui al decreto del Ministro della sanita’ e del Ministro dei trasporti 12 febbraio 1988, pubblicato nella gazzetta ufficiale 7 giugno 1988, n.132, gli oneri connessi allo svolgimento del servizio medesimo rimangono a carico del bilancio del Ministero stesso.

7. Al fine di definire un livello uniforme nello svolgimento del servizio sono elaborate a cura dell’ENAC, entro e non oltre il 31 ottobre 2014, apposite linee guida per i gestori aeroportuali con le quali sono individuati i requisiti minimi del servizio di pronto soccorso sanitario da assicurare negli aeroporti nazionali.

8. Al Codice della navigazione, approvato con Regio decreto 30 marzo 1942, n. 327, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 691-bis, quarto comma, primo periodo, sopprimere le parole: “se del caso” e, dopo le parole “del Ministero della difesa”, aggiungere le seguenti: “anche al fine di garantire un livello di sicurezza della fornitura dei servizi di navigazione aerea equivalente ai livelli previsti dalla normativa europea”;

b) dopo l’articolo 733, e’ inserito il seguente: “ART.733-bis (Funzioni del personale addetto al comando alla guida e al pilotaggio di aeromobili e del personale addetto alla fornitura dei servizi di navigazione aerea per il traffico aereo generale). I compiti, le attribuzioni e le relative procedure operative del personale di volo di cui all’articolo 732, primo comma, lettera a), nonche’ del personale non di volo di cui all’articolo 733, primo comma, lettera a), e del personale militare quando fornisce il servizio di navigazione aerea per il traffico aereo generale, sono disciplinati dalla normativa europea, nonche’ dalla normativa tecnica nazionale adottata dall’ENAC ai sensi degli articoli 687, primo comma, e 690, primo e secondo comma, nonche’ dai manuali operativi dei fornitori di servizi della navigazione aerea, dell’Aeronautica Militare e degli operatori aerei.”.

Art. 29. Pianificazione strategica della portualita’ e della logistica

1. Al fine di migliorare la competitivita’ del sistema portuale e logistico, di agevolare la crescita dei traffici e la promozione dell’intermodalita’ nel traffico merci, anche in relazione alla razionalizzazione, al riassetto e all’accorpamento delle Autorita’ portuali esistenti, da effettuare ai sensi della legge n. 84 del 1994, e’ adottato, con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, il piano strategico nazionale della portualita’ e della logistica.

2. Allo scopo di accelerare la realizzazione dei progetti inerenti alla logistica portuale, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le Autorita’ portuali presentano alla Presidenza del Consiglio dei Ministri un resoconto degli interventi correlati a progetti in corso di realizzazione o da intraprendere, corredato dai relativi crono programmi e piani finanziari. La Presidenza del Consiglio dei Ministri, d’intesa con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, seleziona, entro i successivi sessanta giorni, gli interventi ritenuti piu’ urgenti sulla base delle proposte contenute nei documenti presentati dalle Autorita’ portuali, anche al fine di valutarne l’inserimento nel piano strategico di cui al comma 1, ovvero di valutare interventi sostitutivi. Resta fermo quanto disposto dall’articolo 13, commi 4, 5, 6 e 7 del decreto legge 23 dicembre 2013, n. 145 convertito con modificazioni, dalla legge 21 febbraio 2014, n. 9 per i progetti volti al miglioramento della competitivita’ dei porti italiani per il recupero dei traffici anche tra l’Europa e l’Oriente.

CAPO VII – MISURE URGENTI PER LE IMPRESE

Art. 30. Promozione straordinaria del Made in Italy e misure per l’attrazione degli investimenti

1. Al fine di ampliare il numero delle imprese, in particolare piccole e medie, che operano nel mercato globale, espandere le quote italiane del commercio internazionale, valorizzare l’immagine del Made in Italy nel mondo, sostenere le iniziative di attrazione degli investimenti esteri in Italia, il Ministro dello sviluppo economico adotta con proprio decreto entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, un Piano per la promozione straordinaria del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia. Il Piano di cui al presente comma e’ adottato d’intesa con il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali con riferimento alle azioni di cui al comma 2, lettere c), d), e), ed f), rivolte alle imprese agricole e agroalimentari, nonche’ alle iniziative da adottare per la realizzazione delle suddette azioni.

2. Il Piano di cui al comma 1 prevede in particolare le seguenti azioni con le relative dotazioni finanziarie:

a) iniziative straordinarie di formazione e informazione sulle opportunita’ offerte dai mercati esteri alle imprese in particolare piccole e medie;

b) supporto alle piu’ rilevanti manifestazioni fieristiche italiane di livello internazionale;

c) valorizzazione delle produzioni di eccellenza, in particolare agricole e agroalimentari, e tutela all’estero dei marchi e delle certificazioni di qualita’ e di origine delle imprese e dei prodotti;

d) sostegno alla penetrazione dei prodotti italiani nei diversi mercati, anche attraverso appositi accordi con le reti di distribuzione;

e) realizzazione di un segno distintivo unico per le produzioni agricole e agroalimentari al fine di favorirne la promozione all’estero e durante l’Esposizione Universale 2015;

f) realizzazione di campagne di promozione strategica nei mercati piu’ rilevanti e di contrasto al fenomeno dell’Italian sounding;

g) sostegno all’utilizzo degli strumenti di e-commerce da parte delle piccole e medie imprese;

h) realizzazione di tipologie promozionali innovative per l’acquisizione e la fidelizzazione della domanda dei mercati esteri; i) rafforzamento organizzativo delle micro, piccole e medie imprese in particolare attraverso l’erogazione di contributi a fondo perduto in forma di voucher;

l) sostegno ad iniziative di promozione delle opportunita’ di investimento in Italia, nonche’ di accompagnamento e assistenza degli investitori esteri in Italia.

3. L’ICE-Agenzia provvede all’attuazione del piano di cui al comma 1 nell’esercizio delle proprie competenze istituzionali e tenuto conto delle intese raggiunte sulle azioni di cui al comma 2, lettere c), d), e), ed f).

4. I contributi di cui alla lettera i), del comma 2, sono destinati, nel rispetto del regolamento (UE) n. 1407 del 18 dicembre 2013 relativo all’applicazione degli articoli 107 e 108 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea agli aiuti “de minimis”, per l’acquisizione, tra l’altro, di figure professionali specializzate nei processi di internazionalizzazione al fine di realizzare attivita’ di studio, progettazione e gestione di processi e programmi su mercati esteri. Con decreto del Ministero dello sviluppo economico, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabiliti i requisiti soggettivi, i criteri e le modalita’ per la concessione dei voucher.

5. Tramite apposita convenzione, da stipularsi tra il Ministero dello sviluppo economico e l’ICE Agenzia sono definiti:

a) gli obiettivi attribuiti all’ICE-Agenzia per favorire l’attrazione degli investimenti esteri, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 1, comma 460, della legge 27 dicembre 2006, n.296;

b) i risultati attesi;

c) le risorse finanziarie e il relativo utilizzo.

6. L’Agenzia ICE, svolge l’attivita’ di attrazione degli investimenti all’estero attraverso la propria rete estera che opera nell’ambito delle Rappresentanze Diplomatiche e consolari Italiane.

7. Presso il Ministero dello sviluppo economico, e’ istituito un Comitato con il compito di coordinamento dell’attivita’ in materia di attrazione degli investimenti esteri, nonche’ di favorire, ove necessario, la sinergia tra le diverse amministrazioni centrali e locali. Il Comitato e’ composto da un rappresentante del Ministero dello sviluppo economico, che lo presiede, da un rappresentante del Ministero dell’economia e delle finanze, da un rappresentante del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, da un rappresentante dl Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione e da un rappresentante della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, Regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Il Comitato puo’ essere integrato con i rappresentanti delle amministrazioni centrali e territoriali di volta in volta coinvolte nel progetto d’investimento. Ai componenti del Comitato non sono corrisposti gettoni, compensi, rimborsi di spese o altri emolumenti comunque denominati. Al funzionamento del Comitato di cui al presente comma si provvede nei limiti delle risorse umane, strumentali e finanziarie previste a legislazione vigente e comunque senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. L’articolo 35 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito con modificazioni dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, e’ abrogato.

8. Il Ministro dello sviluppo economico d’intesa con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione del Piano e sui risultati raggiunti.

9. La dotazione del Fondo per la promozione degli scambi e l’internazionalizzazione delle imprese da assegnare all’Agenzia ICE di cui all’articolo 14, comma 19, del decreto-legge 6 luglio 2011, n.98, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 luglio 2011, n.111, come determinata nella Tabella C della legge di stabilita’ annuale e’ destinata anche all’attrazione degli investimenti esteri.

Art. 31. Misure per la riqualificazione degli esercizi alberghieri

1. Al fine di diversificare l’offerta turistica e favorire gli investimenti volti alla riqualificazione degli esercizi alberghieri esistenti, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per i beni e le attivita’ culturali e del turismo di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, da adottare previa intesa tra Governo, Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano, in sede di Conferenza Unificata ai sensi dell’articolo 9 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281 sono definite le condizioni di esercizio dei condhotel, intendendosi tali gli esercizi alberghieri aperti al pubblico, a gestione unitaria, composti da una o piu’ unita’ immobiliari ubicate nello stesso comune o da parti di esse, che forniscono alloggio, servizi accessori ed eventualmente vitto, in camere destinate alla ricettivita’ e, in forma integrata e complementare, in unita’ abitative a destinazione residenziale, dotate di servizio autonomo di cucina, la cui superficie non puo’ superare il quaranta per cento della superficie complessiva dei compendi immobiliari interessati.

2. Con il decreto di cui al comma 1 sono altresi’ stabiliti i criteri e le modalita’ per la rimozione del vincolo di destinazione alberghiera in caso di interventi edilizi sugli esercizi alberghieri esistenti e limitatamente alla realizzazione della quota delle unita’ abitative a destinazione residenziale di cui al medesimo comma. In ogni caso, il vincolo di destinazione puo’ essere rimosso, su richiesta del proprietario, solo previa restituzione di contributi e agevolazioni pubbliche eventualmente percepiti ove lo svincolo avvenga prima della scadenza del finanziamento agevolato.

3. Le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano adeguano i propri ordinamenti a quanto disposto dal decreto di cui al comma 1 entro un anno dalla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Restano ferme, in quanto compatibili con quanto disposto dal presente articolo, le disposizioni di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 13 settembre 2002, pubblicato nella gazzetta ufficiale n.277, del 26 novembre 2002, recante il recepimento dell’accordo fra lo Stato, le Regioni e le Province autonome sui principi per l’armonizzazione, la valorizzazione e lo sviluppo del sistema turistico.

Art. 32. Marina Resort e implementazione sistema telematico centrale nautica da diporto

1. Al fine di rilanciare le imprese della filiera nautica, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto e fino al 31 dicembre 2014, le strutture organizzate per la sosta e il pernottamento di turisti all’interno delle proprie unita’ da diporto ormeggiate nello specchio acqueo appositamente attrezzato, secondo i requisiti stabiliti dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, sentito il Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo, rientrano nelle strutture ricettive all’aria aperta.

2. Agli oneri derivanti dall’attuazione del comma 1, valutati in 2 milioni di euro per l’anno 2014, si provvede mediante utilizzo delle somme versate entro il 15 luglio 2014 all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che, alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, non sono state riassegnate ai pertinenti programmi e che sono acquisite, nel limite di 2 milioni di euro, definitivamente al bilancio dello Stato.

3. All’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228 sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 217, dopo le parole: “Il sistema include” sono inserite le seguenti: “l’ufficio di conservatoria centrale delle unita’ da diporto”;

b) al comma 219, dopo le parole: “lettere b) e c)” sono inserite le seguenti: “e agli articoli 2, 15,16, 17, 18, 19, 20, 21, 22, 23, 24, 25, 27, 29, 30, 31, 62, 63 e 65”, dopo la parola: “registri”, e’ inserita la seguente: “, uffici”, e alla fine del periodo dopo la parola: “amministrative”, sono aggiunte le seguenti: “, anche nell’intento di adeguare dette disposizioni al nuovo Sistema.”

CAPO VIII – MISURE URGENTI IN MATERIA AMBIENTALE

Art. 33. Bonifica ambientale e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale – comprensorio Bagnoli – Coroglio

1. Attengono alla tutela dell’ambiente di cui all’art. 117, secondo comma, lettera s) della Costituzione nonche’ ai livelli essenziali delle prestazioni di cui all’art. 117, secondo comma, lettera m) della Costituzione le disposizioni finalizzate alla bonifica ambientale e alla rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale contenute nei commi seguenti, e tra queste, in particolare, le disposizioni relative alla disciplina del procedimento di bonifica, al trasferimento delle aree, nonche’ al procedimento di formazione, approvazione e attuazione del programma di riqualificazione ambientale e di rigenerazione urbana, finalizzato al risanamento ambientale e alla riconversione delle aree dismesse e dei beni immobili pubblici, al superamento del degrado urbanistico ed edilizio, alla dotazione dei servizi personali e reali e dei servizi a rete, alla garanzia della sicurezza urbana. Esse hanno l’obiettivo prioritario di assicurare la programmazione, realizzazione e gestione unitaria degli interventi di bonifica ambientale e di rigenerazione urbana in tempi certi e brevi.

2. Sulla base dei principi di sussidiarieta’ ed adeguatezza le funzioni amministrative relative al procedimento di cui ai seguenti commi sono attribuite allo Stato per assicurarne l’esercizio unitario, garantendo comunque la partecipazione degli enti territoriali interessati alle determinazioni in materia di governo del territorio, funzionali al perseguimento degli obiettivi di cui al comma 1.

3. Le aree di rilevante interesse nazionale alle quali si applicano le disposizioni del presente articolo sono individuate con deliberazione del Consiglio dei Ministri, sentita la Conferenza Stato-Regioni. Alla seduta del Consiglio dei Ministri partecipano i Presidenti delle Regioni interessate. In relazione a ciascuna area di interesse nazionale cosi’ individuata e’ predisposto uno specifico programma di risanamento ambientale e un documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana finalizzati, in particolare:

a) a individuare e realizzare i lavori di messa in sicurezza e bonifica dell’area;

b) a definire gli indirizzi per la riqualificazione urbana dell’area;

c) a valorizzare eventuali immobili di proprieta’ pubblica meritevoli di salvaguardia e riqualificazione;

d) a localizzare e realizzare le opere infrastrutturali per il potenziamento della rete stradale e dei trasporti pubblici, per i collegamenti aerei e marittimi, per gli impianti di depurazione e le opere di urbanizzazione primaria e secondaria funzionali agli interventi pubblici e privati, e il relativo fabbisogno finanziario, cui si fa fronte, per quanto riguarda la parte di competenza dello Stato, nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente.

4. Alla formazione, approvazione e attuazione del programma di risanamento ambientale e del documento di indirizzo strategico per la rigenerazione urbana di cui al precedente comma 3, sono preposti un Commissario straordinario del Governo e un Soggetto Attuatore, anche ai fini dell’adozione di misure straordinarie di salvaguardia e tutela ambientale. Il Commissario e il Soggetto attuatore procedono anche in deroga agli articoli 252 e 252-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, per i soli profili procedimentali e non anche con riguardo ai criteri, alle modalita’ per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento e comunque per la riduzione delle sostanze inquinanti, in armonia con i principi e le norme comunitarie.

5. Il Commissario straordinario del Governo e’ nominato in conformita’ all’articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400, sentito il Presidente della Regione interessata. Allo stesso sono attribuiti compiti di coordinamento degli interventi infrastrutturali d’interesse statale con quelli privati da effettuare nell’area di rilevante interesse nazionale di cui al comma 1, nonche’ i compiti di cui ai commi successivi. Agli eventuali oneri del Commissario si fa fronte nell’ambito delle risorse del bilancio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

6. Il Soggetto Attuatore e’ nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri nel rispetto dei principi europei di trasparenza e di concorrenza. Ad esso compete l’elaborazione e l’attuazione del programma di risanamento e rigenerazione di cui al comma 3, con le risorse disponibili a legislazione vigente per la parte pubblica. Lo stesso opera altresi’ come stazione appaltante per l’affidamento dei lavori di bonifica ambientale e di realizzazione delle opere infrastrutturali. In via straordinaria, per l’espletamento di tutte le procedure ad evidenza pubblica di cui al presente articolo i termini previsti dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, ad esclusione di quelli processuali, sono dimezzati.

7. Al fine di conseguire celermente gli obiettivi di cui al comma 1, le aree di interesse nazionale di cui al medesimo comma sono trasferite al Soggetto attuatore, secondo le modalita’ stabilite dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6.

8. Il Soggetto Attuatore, entro il termine indicato nel decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6, trasmette al Commissario straordinario di Governo la proposta di programma di risanamento ambientale e rigenerazione urbana di cui al comma 3, corredata dallo specifico progetto di bonifica degli interventi sulla base dei dati dello stato di contaminazione del sito, dal cronoprogramma di svolgimento dei lavori di cui all’articolo 242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, da uno studio di fattibilita’ territoriale e ambientale, dalla valutazione ambientale strategica (VAS) e dalla valutazione di impatto ambientale (VIA), nonche’ da un piano economico-finanziario relativo alla sostenibilita’ degli interventi previsti, contenente l’indicazione delle fonti finanziarie pubbliche disponibili e dell’ulteriore fabbisogno necessario alla realizzazione complessiva del programma. La proposta di programma e il documento di indirizzo strategico dovranno altresi’ contenere la previsione urbanistico-edilizia degli interventi di demolizione e ricostruzione e di nuova edificazione e mutamento di destinazione d’uso dei beni immobili, comprensivi di eventuali premialita’ edificatorie, la previsione delle opere pubbliche o d’interesse pubblico di cui al comma 3 e di quelle che abbiano ricaduta a favore della collettivita’ locale anche fuori del sito di riferimento, i tempi ed i modi di attuazione degli interventi con particolare riferimento al rispetto del principio di concorrenza e dell’evidenza pubblica e del possibile ricorso da parte delle amministrazioni pubbliche interessate all’uso di modelli privatistici e consensuali per finalita’ di pubblico interesse.

9. Il Commissario straordinario di Governo, ricevuta la proposta di cui al comma 8, convoca immediatamente una conferenza di servizi al fine di ottenere tutti gli atti di assenso e di intesa da parte delle amministrazioni competenti. La durata della conferenza, cui partecipa altresi’ il Soggetto Attuatore, non puo’ superare il termine di 30 giorni dalla sua indizione, entro il quale devono essere altresi’ esaminati il progetto di bonifica, il cronoprogramma di svolgimento dei lavori di cui all’art.242-bis del decreto legislativo n. 152 del 2006, la valutazione ambientale strategica e la valutazione di impatto ambientale. Se la Conferenza non raggiunge un accordo entro il termine predetto, provvede il Consiglio dei Ministri anche in deroga alle vigenti previsioni di legge. Alla seduta del Consiglio dei Ministri partecipa il Presidente della Regione interessata.

10. Il programma di rigenerazione urbana, da attuarsi con le risorse disponibili a legislazione vigente, e’ adottato dal Commissario straordinario del Governo, entro 10 giorni dalla conclusione della conferenza di servizi o dalla deliberazione del Consiglio dei Ministri di cui al comma 9, ed e’ approvato con decreto del Presidente della Repubblica previa deliberazione del Consiglio dei Ministri. L’approvazione del programma sostituisce a tutti gli effetti le autorizzazioni, le concessioni, i concerti, le intese, i nulla osta, i pareri e gli assensi previsti dalla legislazione vigente, fermo restando il riconoscimento degli oneri costruttivi in favore delle amministrazioni interessate. Costituisce altresi’ variante urbanistica automatica e comporta dichiarazione di pubblica utilita’ delle opere e di urgenza e indifferibilita’ dei lavori. Il Commissario straordinario del Governo vigila sull’attuazione del programma ed esercita i poteri sostitutivi previsti dal programma medesimo.

11. Considerate le condizioni di estremo degrado ambientale in cui versano le aree comprese nel comprensorio Bagnoli-Coroglio sito nel Comune di Napoli, perimetrate ai sensi dell’art.114 della legge n. 388 del 2000 con decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 31 agosto 2001, le stesse sono dichiarate con il presente provvedimento aree di rilevante interesse nazionale per gli effetti di cui ai precedenti commi.

12. In riferimento al predetto comprensorio Bagnoli-Coroglio, con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 6 e’ trasferita al Soggetto Attuatore, con oneri a carico del medesimo, la proprieta’ delle aree e degli immobili di cui e’ attualmente titolare la societa’ Bagnoli Futura S.p.A. in stato di fallimento. Il Soggetto Attuatore costituisce allo scopo una societa’ per azioni, il cui capitale azionario potra’ essere aperto ad altri soggetti che conferiranno ulteriori aree ed immobili limitrofi al comprensorio di Bagnoli-Coroglio meritevoli di salvaguardia e riqualificazione, previa autorizzazione del Commissario straordinario del Governo. Alla procedura fallimentare della societa’ Bagnoli Futura S.p.A. e’ riconosciuto dalla societa’ costituita dal Soggetto Attuatore un importo determinato sulla base del valore di mercato delle aree e degli immobili trasferiti rilevato dall’Agenzia del Demanio alla data del trasferimento della proprieta’, che potra’ essere versato mediante azioni o altri strumenti finanziari emessi dalla societa’, il cui rimborso e’ legato all’incasso delle somme rivenienti dagli atti di disposizione delle aree e degli immobili trasferiti, secondo le modalita’ indicate con il decreto di nomina del Soggetto Attuatore. La trascrizione del decreto di nomina del Soggetto Attuatore produce gli effetti di cui all’articolo 2644, secondo comma, del codice civile. Successivamente alla trascrizione del decreto e alla consegna dei titoli, tutti i diritti relativi alle aree e agli immobili trasferiti, ivi compresi quelli inerenti alla procedura fallimentare della societa’ Bagnoli Futura S.p.A., sono estinti e le relative trascrizioni cancellate. La trascrizione del decreto di nomina del Soggetto Attuatore e degli altri atti previsti dal presente comma e conseguenti sono esenti da imposte di registro, di bollo e da ogni altro onere ed imposta.

13. Per il comprensorio Bagnoli-Coroglio, il Soggetto Attuatore e la societa’ di cui al comma 12 partecipano alle procedure di definizione e di approvazione del programma di rigenerazione urbana e di bonifica ambientale, al fine di garantire la sostenibilita’ economica-finanziaria dell’operazione.

Art. 34. Modifiche al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, per la semplificazione delle procedure in materia di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati. Misure urgenti per la realizzazione di opere lineari realizzate nel corso di attivita’ di messa in sicurezza e di bonifica

1. Al comma 1-bis dell’articolo 48 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dopo le parole «ai sensi dell’articolo 62, comma 1», sono aggiunte le seguenti: «nonche’ nei casi di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati ai sensi della Parte quarta, Titolo V, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,».

2. All’articolo 49 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, dopo il comma 1, e’ inserito il seguente:

«1-bis. Il comma 1 non e’ applicabile al requisito dell’iscrizione all’Albo Nazionale dei Gestori Ambientali di cui all’articolo 212 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.».

3. All’articolo 57 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, al comma 2, lettera c), dopo le parole: «nella misura strettamente necessaria», sono inserite le seguenti: «, nei casi urgenti di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati ai sensi della Parte quarta, Titolo V, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 , o».

4. All’articolo 70 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, al comma 11, dopo le parole: «termini minimi previsti dal presente articolo», sono inserite le seguenti: «, nonche’ nei casi di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati ai sensi della Parte quarta, Titolo V, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152,»;

5. All’articolo 132 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo la lettera e), e’ aggiunta la seguente: «e-bis) nei casi di bonifica e/o messa in sicurezza di siti contaminati ai sensi della Parte quarta, Titolo V, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.»;

b) al comma 3, dopo le parole: «siano contenuti entro un importo», sono aggiunte le seguenti: «non superiore al 20 per cento per i lavori di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati,».

6. All’articolo 203 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163, al comma 3, dopo le parole «alle disposizioni di tutela di beni culturali,» sono inserite le seguenti: «nonche’ nei casi di bonifica e messa in sicurezza di siti contaminati,».

7. Nei siti inquinati, nei quali sono in corso o non sono ancora avviate attivita’ di messa in sicurezza e di bonifica, possono essere realizzati interventi e opere richiesti dalla normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di manutenzione ordinaria e straordinaria di impianti e infrastrutture, compresi adeguamenti alle prescrizioni autorizzative, nonche’ opere lineari necessarie per l’esercizio di impianti e forniture di servizi e, piu’ in generale, altre opere lineari di pubblico interesse a condizione che detti interventi e opere siano realizzati secondo modalita’ e tecniche che non pregiudicano ne’ interferiscono con il completamento e l’esecuzione della bonifica, ne’ determinano rischi per la salute dei lavoratori e degli altri fruitori dell’area.

8. Ai fini dell’applicazione del comma 1 sono rispettate le seguenti procedure e modalita’ di caratterizzazione, scavo e gestione dei terreni movimentati:

a) nel caso in cui non sia stata ancora realizzata la caratterizzazione dell’area oggetto dell’intervento, e’ analizzato un numero significativo di campioni di suolo e sottosuolo insaturo prelevati da stazioni di misura rappresentative dell’estensione dell’opera e del quadro ambientale conoscitivo. I punti di campionamento e analisi devono interessare per ogni stazione il campione di suolo superficiale, puntuale, il campione medio rappresentativo del primo metro di profondita’, il campione puntuale del fondo scavo, nonche’ eventuali livelli di terreno che presentino evidenza organolettica di contaminazione. Il piano di dettaglio della caratterizzazione, comprensivo della lista degli analiti da ricercare e’ concordato con l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente territorialmente competente che si pronuncia entro il termine perentorio di trenta giorni dalla richiesta del proponente, eventualmente stabilendo particolari prescrizioni in relazione alla specificita’ del sito e dell’intervento. Il proponente, trenta giorni prima dell’avvio dei lavori, trasmette agli Enti interessati il Piano di caratterizzazione definitivo, comprensivo del piano operativo degli interventi previsti e di un dettagliato cronoprogramma con l’indicazione della data di inizio dei lavori;

b) in presenza di attivita’ di messa in sicurezza operativa gia’ in essere, il proponente, in alternativa alla caratterizzazione di cui alla lettera a), previa comunicazione all’ARPA da effettuarsi con almeno quindici giorni di anticipo, puo’ avviare la realizzazione degli interventi e delle opere. Al termine dei lavori, l’interessato assicura il ripristino delle opere di messa in sicurezza operativa;

c) le attivita’ di scavo sono effettuate con le precauzioni necessarie a non aumentare i livelli di inquinamento delle matrici ambientali interessate e, in particolare, delle acque sotterranee. Le eventuali fonti attive di contaminazione, quali rifiuti o prodotto libero, rilevate nel corso delle attivita’ di scavo, sono rimosse e gestite nel rispetto delle norme in materia di gestione rifiuti. I terreni e i materiali provenienti dallo scavo sono gestiti nel rispetto dei commi 3 e 4.

9. Il riutilizzo in situ dei materiali prodotti dagli scavi e’ sempre consentito se ne e’ garantita la conformita’ alle concentrazioni soglia di contaminazione/valori di fondo.

10. I terreni non conformi alle concentrazioni soglia di contaminazione/valori di fondo, ma inferiori alle concentrazioni soglia di rischio, possono essere riutilizzati in situ con le seguenti prescrizioni:

a) le concentrazioni soglia di rischio, all’esito dell’analisi di rischio, sono preventivamente approvate dall’autorita’ ordinariamente competente, mediante convocazione di apposita conferenza di servizi. I terreni conformi alle concentrazioni soglia di rischio sono riutilizzati nella medesima area assoggettata all’analisi di rischio;

b) qualora ai fini del calcolo delle concentrazioni soglia di rischio non sia stato preso in considerazione il percorso di lisciviazione in falda, l’utilizzo dei terreni scavati e’ consentito solo se nell’area di riutilizzo sono attivi sistemi di barrieramento fisico o idraulico di cui siano comprovate l’efficienza e l’efficacia.

Art. 35. Misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia, dai rifiuti urbani e speciali, costituenti infrastrutture strategiche di preminente interesse nazionale

1. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, individua, con proprio decreto, gli impianti di recupero di energia e di smaltimento dei rifiuti urbani e speciali, esistenti o da realizzare per attuare un sistema integrato e moderno di gestione di tali rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore. Tali impianti, individuati con finalita’ di progressivo riequilibrio socio economico fra le aree del territorio nazionale concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata e al riciclaggio mentre deprimono il fabbisogno di discariche. Tali impianti di termotrattamento costituiscono infrastrutture e insediamenti strategici di preminente interesse nazionale ai fini della tutela della salute e dell’ambiente.

2. Tutti gli impianti, sia esistenti che da realizzare, devono essere autorizzati a saturazione del carico termico, come previsto dall’articolo 15 del decreto legislativo 4 marzo 2014, n.46. Entro 60 giorni dalla entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti esistenti, le Autorita’ competenti provvedono ad adeguare le autorizzazioni integrate ambientali.

3. Tutti gli impianti di nuova realizzazione dovranno essere realizzati conformemente alla classificazione di impianti di recupero energetico di cui al punto R1 (nota 4), allegato C, del decreto legislativo 3 aprile 2006 n.152.

4. Entro 60 giorni dalla entrata in vigore del presente decreto, per gli impianti esistenti, le Autorita’ competenti provvedono a verificare la sussistenza dei requisiti per la loro qualifica di impianti di recupero energetico R1, revisionando in tal senso e nello stesso termine, quando ne ricorrono le condizioni, le autorizzazioni integrate ambientali.

5. Ai sensi del decreto legislativo n.152 del 2006 e successive modificazioni non sussistendo vincoli di bacino per gli impianti di recupero, negli stessi deve essere data priorita’ al trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio nazionale e a saturazione del carico termico, devono essere trattati rifiuti speciali non pericolosi o pericolosi a solo rischio sanitario, adeguando coerentemente le autorizzazioni integrate ambientali alle presenti disposizioni nei termini sopra stabiliti.

6. I termini previsti per l’espletamento delle procedure di espropriazione per pubblica utilita’, di valutazione di impatto ambientale e di autorizzazione integrata ambientale degli impianti di cui al comma 1, sono ridotti alla meta’. Se tali procedimenti sono in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto, sono ridotti della meta’ i termini residui.

7. In caso di mancato rispetto dei termini di cui ai commi 2, 4, 5 e 6 si applica il potere sostitutivo previsto dall’articolo 8 della legge 5 giugno 2003, n. 131.

CAPO IX – MISURE URGENTI IN MATERIA DI ENERGIA

Art. 36. Misure a favore degli interventi di sviluppo delle regioni per la ricerca di idrocarburi

1. All’articolo 32, comma 4, della legge 12 novembre 2011, n. 183, dopo la lettera n-sexies) e’ aggiunta la seguente:

“n-septies) per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018, delle spese sostenute dalle regioni per la realizzazione degli interventi di sviluppo dell’occupazione e delle attivita’ economiche, di sviluppo industriale e di miglioramento ambientale nonche’ per il finanziamento di strumenti della programmazione negoziata nelle aree in cui si svolgono le ricerche e le coltivazioni di idrocarburi, per gli importi stabiliti con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze da emanare entro il 31 luglio di ciascuno anno, sulla base dell’ammontare delle maggiori entrate riscosse dalla Regione, rivenienti dalla quota spettante alle stesse Regioni dall’applicazione dell’articolo 20, commi 1 e 1-bis del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625, per gli anni 2015, 2016, 2017 e 2018 nel limite delle aliquote di prodotto relative alle produzioni incrementali realizzate negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017 rispetto all’anno 2013.”.

2. Con la legge di stabilita’ per il 2015 e’ definito per le Regioni, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, il limite della esclusione dal patto di stabilita’ interno delle spese in conto capitale finanziate con le entrate delle aliquote di prodotto di cui all’articolo 20, commi 1 e 1-bis, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 625.

Art. 37. Misure urgenti per l’approvvigionamento e il trasporto del gas naturale

1. Al fine di aumentare la sicurezza delle forniture di gas al sistema italiano ed europeo del gas naturale, anche in considerazione delle situazioni di crisi internazionali esistenti, i gasdotti di importazione di gas dall’estero, i terminali di rigassificazione di GNL, gli stoccaggi di gas naturale e le infrastrutture della rete nazionale di trasporto del gas naturale, incluse le operazioni preparatorie necessarie alla redazioni dei progetti e le relative opere connesse rivestono carattere di interesse strategico e costituiscono una priorita’ a carattere nazionale e sono di pubblica utilita’, nonche’ indifferibili e urgenti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327.

2. Per i fini di cui al comma 1, sono apportate le seguenti modificazioni alle normative vigenti:

a) all’articolo 52-quinquies, comma 2, primo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327, dopo le parole “appartenenti alla rete nazionale dei gasdotti di cui all’articolo 9 del decreto legislativo 23 maggio 2000, n.164,” sono inserite le parole: “per i gasdotti di approvvigionamento di gas dall’estero e le opere accessorie,” e in fine allo stesso primo periodo sono aggiunte le parole: “e dei piani di gestione e tutela del territorio comunque denominati”;

b) all’articolo 52 quinquies, comma 2, secondo periodo, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327, dopo le parole “urbanistici ed edilizi” sono inserite le seguenti: “nonche’ paesaggistici”;

c) all’articolo 52-quinquies, comma 2, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n.327, il quinto periodo e’ sostituito dal seguente: “I soggetti titolari o gestori di beni demaniali, di aree demaniali marittime e lacuali, fiumi, torrenti, canali, miniere e foreste demaniali, strade pubbliche, aeroporti, ferrovie, funicolari, teleferiche, e impianti similari, linee di telecomunicazione di pubblico servizio, linee elettriche, che siano interessati dal passaggio di gasdotti della rete nazionale di trasporto o da gasdotti di importazione di gas dall’estero, partecipano al procedimento di autorizzazione alla costruzione e in tale ambito sono tenuti ad indicare le modalita’ di attraversamento degli impianti ed aree interferenti. Qualora tali modalita’ non siano indicate entro i termini di conclusione del procedimento, il soggetto richiedente l’autorizzazione alla costruzione dei gasdotti entro i successivi trenta giorni propone direttamente ai soggetti sopra indicati le modalita’ di attraversamento, che, trascorsi ulteriori trenta giorni senza osservazioni, si intendono comunque assentite definitivamente e approvate con il decreto di autorizzazione alla costruzione.”;

d) all’Allegato XII, punto 2), Parte II, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, sono aggiunte in fine le parole “nonche’ quelli facenti parte della rete nazionale dei gasdotti con potenza termica di almeno 50 MW”.

3. Ai fini di cui al comma 1 e, in particolare, per accrescere la risposta del sistema nazionale degli stoccaggi in termini di punta di erogazione, l’Autorita’ per l’energia elettrica, il gas e il servizio idrico, a decorrere dal periodo di regolazione che inizia dal 2015, in accordo alle previsioni, anche quantitative, contenute nelle disposizioni emanate in applicazione dell’articolo 3 del decreto legislativo 1° giugno 2011, n.93, stabilisce meccanismi tariffari incentivanti gli investimenti per lo sviluppo di ulteriori prestazioni di punta effettuati a decorrere dal 2015, privilegiando gli sviluppi contraddistinti da un alto rapporto tra prestazioni di punta e volume di stoccaggio e minimizzando i costi ricadenti sul sistema nazionale del gas.

Art. 38. Misure per la valorizzazione delle risorse energetiche nazionali

1. Al fine di valorizzare le risorse energetiche nazionali e garantire la sicurezza degli approvvigionamenti del Paese, le attivita’ di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale rivestono carattere di interesse strategico e sono di pubblica utilita’, urgenti e indifferibili. I relativi decreti autorizzativi comprendono pertanto la dichiarazione di pubblica utilita’, indifferibilita’ ed urgenza dell’opera e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi, conformemente al decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327, recante il testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilita’.

2. Qualora le opere di cui al comma 1 comportino variazione degli strumenti urbanistici, il rilascio dell’autorizzazione ha effetto di variante urbanistica.

3. Al punto 7) dell’Allegato II alla Parte II del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo le parole “coltivazione di idrocarburi” sono inserite le seguenti: “sulla terraferma e”.

4. Per i procedimenti di valutazione di impatto ambientale in corso presso le Regioni alla data di entrata in vigore del presente decreto, relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi, la Regione presso la quale e’ stato avviato il procedimento, conclude lo stesso entro il 31 dicembre 2014. Decorso inutilmente tale termine la Regione trasmette la relativa documentazione al Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare per i seguiti istruttori di competenza, dandone notizia al Ministero dello sviluppo economico.

5. Le attivita’ di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi di cui alla legge 9 gennaio 1991, n. 9, sono svolte a seguito del rilascio di un titolo concessorio unico, sulla base di un programma generale di lavori articolato in una prima fase di ricerca, per la durata di sei anni, prorogabile due volte per un periodo di tre anni nel caso sia necessario completare le opere di ricerca, a seguito della quale, in caso di rinvenimento di un giacimento riconosciuto tecnicamente ed economicamente coltivabile da parte del Ministero dello sviluppo economico, seguono la fase di coltivazione, per la durata di trenta anni, da prorogare per una o piu’ volte per un periodo di dieci anni ove siano stati adempiuti gli obblighi derivanti dal decreto di concessione e il giacimento risulti ancora coltivabile, e quella di ripristino finale.

6. Il titolo concessorio unico di cui al comma 5 e’ accordato:

a) con decreto del Ministero dello sviluppo economico, sentite la Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie e le Sezioni territoriali dell’Ufficio nazionale minerario idrocarburi e georisorse d’intesa, per le attivita’ da svolgere in terraferma, con la regione o la provincia autonoma di Trento o di Bolzano territorialmente interessata;

b) a seguito di un procedimento unico svolto nel termine di centottanta giorni tramite apposita conferenza di servizi, nel cui ambito e’ svolta anche la valutazione ambientale strategica del programma complessivo dei lavori;

c) a soggetti che dispongono di capacita’ tecnica, economica ed organizzativa ed offrono garanzie adeguate alla esecuzione e realizzazione dei programmi presentati e con sede sociale in Italia o in altri Stati membri dell’Unione europea e, a condizioni di reciprocita’, a soggetti di altri Paesi.
Le attivita’ di perforazione e di realizzazione degli impianti di sviluppo sono soggette a VIA e ad autorizzazione di sicurezza, svolte secondo le procedure stabilite dalla legge entro 60 giorni dalla presentazione delle domande.

7. Con disciplinare tipo, adottato con decreto del Ministero dello sviluppo economico, sono stabilite, entro centoottanta giorni dall’entrata in vigore del presente decreto, le modalita’ di conferimento del titolo concessorio unico di cui al comma 5, nonche’ le modalita’ di esercizio delle relative attivita’.

8. I commi 5 e 6 si applicano, su istanza del titolare o del richiedente, da presentare entro 90 giorni dall’entrata in vigore della presente decreto, anche ai titoli vigenti e ai procedimenti in corso.

9. All’articolo 10 della legge 9 gennaio 1991, n. 9, dopo il comma 3 e’ aggiunto il seguente:

“3-bis. Al fine di effettuare e verificare gli studi previsti dall’articolo 8, comma 1, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, con l’impiego di nuove tecnologie disponibili per la tutela ambientale e la valorizzazione delle risorse nello svolgimento dell’attivita’ mineraria, la procedura definita nel presente articolo si applica, ai titoli minerari e ai procedimenti di conferimento ricadenti nelle aree di cui all’articolo 4, comma 1.”.

10. All’articolo 8 del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, dopo il comma 1 sono inseriti i seguenti:

“1-bis. Al fine di tutelare le risorse nazionali di idrocarburi in mare localizzate in ambiti posti in prossimita’ delle aree di altri Paesi rivieraschi oggetto di attivita’ di ricerca e coltivazione di idrocarburi, per assicurare il relativo gettito fiscale allo Stato e al fine di valorizzare e provare in campo l’utilizzo delle migliori tecnologie nello svolgimento dell’attivita’ mineraria, il Ministero dello sviluppo economico, di concerto con il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentite le Regioni interessate, puo’ autorizzare, per un periodo non superiore a cinque anni, progetti sperimentali di coltivazione di giacimenti. I progetti sono corredati sia da un’analisi tecnico-scientifica che dimostri l’assenza di effetti di subsidenza dell’attivita’ sulla costa, sull’equilibrio dell’ecosistema e sugli insediamenti antropici e sia dai relativi progetti e programmi dettagliati di monitoraggio e verifica, da condurre sotto il controllo del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Ove nel corso delle attivita’ di verifica vengano accertati fenomeni di subsidenza sulla costa determinati dall’attivita’, il programma dei lavori e’ interrotto e l’autorizzazione alla sperimentazione decade. Qualora al termine del periodo di validita’ dell’autorizzazione venga accertato che l’attivita’ e’ stata condotta senza effetti di subsidenza dell’attivita’ sulla costa, nonche’ sull’equilibrio dell’ecosistema e sugli insediamenti antropici, il periodo di sperimentazione puo’ essere prorogato per ulteriori cinque anni, applicando le medesime procedure di controllo.

1-ter. Nel caso di attivita’ di cui al comma 1-bis, ai territori costieri si applica quanto previsto dall’articolo 1, comma 5, della legge n.239 del 2004 e successive modificazioni.” .

11. Al comma 82-sexies, dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239, dopo le parole “compresa la perforazione”, sono aggiunte le parole “e la reiniezione delle acque di strato o della frazione gassosa estratta in giacimento”

Art. 39. Revisione degli incentivi per i veicoli a basse emissioni complessive

1. Al decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 17-bis, il comma 2, lettera c), e’ sostituito dal seguente:

“c) per veicoli, di cui all’articolo 47,comma 1, lettere e), f), g) ed n) del codice della strada di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, e successive modificazioni, appartenenti alle categorie M1, N1, L comprensivo delle categorie L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e di cui al comma 2 del medesimo articolo 47, nonche’ quelli di cui all’articolo 54, comma 1, lettere a), c), d), f) e g) del medesimo codice di cui al decreto legislativo n. 285 del 1992;”

b) all’articolo 17-decies, sono apportate le seguenti modifiche:

1) al comma 1, dopo le parole: “anche in locazione finanziaria” e prima delle parole: “un veicolo” sono inserite le seguenti: “e immatricolano”, e le parole: “da almeno dodici mesi” sono soppresse;
2) al comma 1, lettera a), le parole “20 per cento” sono sostituite dalle seguenti “fino al 20 per cento”;
3) al comma 1, lettera b) le parole “15 per cento” sono sostituite dalle seguenti “fino al 15 per cento”;
4) al comma 1, lettera c) le parole “20 per cento” sono sostituite dalle seguenti “fino al 20 per cento”;
5) al comma 1, lettera d) le parole “15 per cento” sono sostituite dalle seguenti “fino al 15 per cento”;
6) al comma 1, lettera e) le parole “20 per cento” sono sostituite dalle seguenti “fino al 20 per cento”;
7) al comma 1, lettera f) le parole “15 per cento” sono sostituite dalle seguenti “fino al 15 per cento”;
8) al comma 2, l’alinea e’ sostituito dal seguente: “Il contributo spetta per i veicoli acquistati e immatricolati a partire dalla data di operativita’ della piattaforma di prenotazione dei contributi, resa nota per gli anni 2014 e 2015 sul sito web http://www.bec.mise.gov.it, e fino al 31 dicembre 2015 a condizione che:”;
9) al comma 2, lettera c), le parole “e risulti immatricolato almeno dieci anni prima della data di acquisto del veicolo nuovo di cui alla lettera b);” sono soppresse;
10) al comma 2, lettera d) le parole “da almeno dodici mesi dalla data di acquisto del veicolo nuovo di cui alla lettera b),” sono soppresse;

c) all’articolo 17-undecies, comma 2, lettere a) e b) le parole “esclusivamente come beni strumentali nell’attivita’ propria dell’impresa” sono sostituite dalle seguenti parole “come beni strumentali nell’attivita’ propria dell’impresa o dati in uso promiscuo ai dipendenti”.

CAPO X – MISURE FINANZIARIE IN MATERIA DI AMMORTIZZATORI SOCIALI IN DEROGA ED ULTERIORI DISPOSIZIONI FINANZIARIE PER GLI ENTI TERRITORIALI

Art. 40. Rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga

1. In considerazione della necessita’ di assicurare una adeguata tutela del reddito dei lavoratori in modo tale da garantire il perseguimento della coesione sociale, il Fondo sociale per l’occupazione e la formazione di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, nella legge 28 gennaio 2009, n. 2, e’ incrementato di 728 milioni di euro per l’anno 2014, ai fini del finanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga di cui all’articolo 2, commi 64, 65 e 66, della legge 28 giugno 2012, n. 92, e successive modificazioni e integrazioni. La dotazione di cui all’articolo 1, comma 12, lettera b), del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, e’ incrementata di 70 milioni di euro per l’anno 2015.

2. Alla copertura degli oneri di cui al comma 1 si provvede mediante i seguenti interventi:

a) riduzione pari a 150 milioni per l’anno 2014 e 70 milioni di euro per il 2015 della dotazione di cui all’articolo 1, comma 12, lettera a), del decreto-legge n. 76 del 2013;
b) riduzione pari a 70 milioni di euro per l’anno 2014 della dotazione di cui all’articolo 1, comma 12, lettera b), del decreto-legge n. 76 del 2013;
c) riduzione pari a 11.757.411 di euro per il 2014, del Fondo per il finanziamento di interventi a favore dell’incremento in termini quantitativi e qualitativi dell’occupazione giovanile e delle donne, di cui all’articolo 24, comma 27, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214;
d) versamento all’entrata del bilancio dello Stato, da parte dell’Inps, di 292.343.544 euro a valere sulle risorse derivanti dall’aumento contributivo di cui all’articolo 25 della legge 21 dicembre 1978, n. 845, per l’anno 2014; tali risorse gravano per un importo massimo di 200 milioni di euro sulla quota inoptata e per la restante parte sulle quote destinate ai fondi interprofessionali per la formazione continua;
e) in luogo di quanto previsto all’articolo 2, comma 2, del decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 27 dicembre 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2013, utilizzo delle risorse finanziarie stanziate, per l’anno 2012, ai fini dell’attribuzione degli sgravi contributivi sulle retribuzioni previste dalla contrattazione di secondo livello, di cui all’articolo 1, commi 67 e 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 247, e rimaste inutilizzate, pari a 103.899.045 euro, le quali sono appositamente riversate all’entrata del bilancio dello Stato;
f) riduzione pari a 50 milioni di euro per l’anno 2014, del Fondo di cui all’ultimo periodo dell’articolo 1, comma 68, della legge 24 dicembre 2007, n. 247 e successive modificazioni, con conseguente rideterminazione dello stesso Fondo nell’importo di 557 milioni di euro per l’anno 2014 medesimo;
g) per 50 milioni di euro mediante utilizzo delle somme versate all’entrata del bilancio dello Stato ai sensi dell’articolo 148, comma 1, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, che restano acquisite al bilancio dello Stato.

3. Le somme di cui all’articolo 1, comma 12, lettere a) e b), del decreto-legge n. 76 del 2013 non sono ulteriormente suddivise tra le regioni. All’articolo 1, comma 12, lettera b), del decreto-legge n.76 del 2013, le parole “ripartiti tra le Regioni sulla base dei criteri di riparto dei Fondi strutturali” sono abrogate

4. Al fine di completare l’erogazione dei trattamenti di competenza dell’anno 2013, il limite di spesa di cui all’articolo 3, comma 17, della legge 28 giugno 2012, n. 92, per il medesimo anno e’ incrementato di 8 milioni di euro a carico del Fondo per l’occupazione e formazione di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

5. All’articolo 1, comma 253, della legge 24 dicembre 2012, n. 228, le parole “, per l’anno 2013,” sono soppresse.

6. Il Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti a legislazione vigente conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e successive modificazioni e’ incrementato di 151,2 milioni di euro per l’anno 2014 e di 20 milioni di euro per ciascuno degli anni del triennio 2015-2017.

Art. 41. Disposizioni urgenti in materia di trasporto pubblico locale nella regione Calabria e Regione Campania

1. Al fine di consentire la rimozione dello squilibrio finanziario derivante dagli oneri relativi all’esercizio 2013 posti a carico del bilancio della regione e concernenti i servizi di trasporto pubblico regionale e locale, nonche’ di assicurare per il biennio 2014-2015 un contributo straordinario per la copertura dei costi del sistema di mobilita’ regionale di trasporto pubblico locale, la regione Calabria e’ autorizzata ad utilizzare le risorse ad essa assegnate a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione per il periodo di programmazione 2007-2013 nel limite massimo di 40 milioni di euro per il 2014, di cui 20 milioni a copertura degli oneri relativi all’esercizio 2013, e di 20 milioni di euro per il 2015, a condizione che vengano implementate le misure che la regione deve attuare ai sensi dell’articolo 16-bis del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, per un piu’ rapido raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei costi rispetto ai ricavi effettivi, in linea con quanto stabilito con il decreto legislativo 19 novembre 1997, n. 422. A tal fine la regione Calabria integra, entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, il piano di riprogrammazione di cui al comma 4 del medesimo articolo 16-bis, da approvare con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze.

2. Il piano di cui al comma 1 deve prevedere il contenimento dei corrispettivi a treno/km prodotti, attuato tramite iniziative di razionalizzazione dell’offerta e riqualificazione dei servizi, misure di efficientamento coerenti, per il servizio ferroviario, con i corrispettivi medi a treno/km registrati nelle regioni, e, per il servizio su gomma, un corrispettivo medio a bus/km che rispecchi la media rilevata nelle principali regioni italiane. Il piano deve altresi’ prevedere la fissazione di tariffe che tengano conto della tariffa media applicata a livello nazionale per passeggero/km, ed inoltre un rapporto tra ricavi da traffico e corrispettivo da regione non inferiore al 20 per cento. Il piano deve dimostrare che, stanti le misure di efficientamento adottate e tenuti fermi gli standard di qualita’, la prosecuzione nell’erogazione del servizio di trasporto pubblico locale dall’anno 2016 avvenga senza ulteriori contributi straordinari. Per l’erogazione del contributo straordinario di cui al comma 1 relativo alle annualita’ 2014 e 2015, la regione Calabria deve dimostrare l’effettiva attuazione delle misure previste in termini di diminuzione del corrispettivo necessario a garantire l’erogazione del servizio per le rispettive annualita’.

3. Le risorse sono rese disponibili, entro il predetto limite di 60 milioni di euro complessivi, previa rimodulazione degli interventi gia’ programmati a valere sulle risorse stesse.

4. Per il 2014, le risorse finalizzate alla copertura degli oneri relativi all’esercizio 2013 sono disponibili, nel limite di 20 milioni di euro, previa delibera della Giunta regionale di rimodulazione delle risorse ad essa assegnate a valere sul Fondo per lo sviluppo e la coesione, adottata previo parere favorevole dei Ministeri delle infrastrutture e dei trasporti, dell’economia e delle finanze e dello sviluppo economico, successivamente alla presentazione del piano di cui al comma 1.

5. Al fine di consentire la efficace prosecuzione delle attivita’ del piano di rientro di cui all’articolo 16, comma 5, del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 2012, n. 134, a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 31 dicembre 2015, non e’ consentito intraprendere azioni esecutive, anche concorsuali, ivi compresi gli atti di intervento nelle procedure esecutive pendenti alla data predetta, nei confronti delle societa’ di cui all’articolo 16, comma 7, del citato decreto-legge n. 83 del 2012, ne’ sulle risorse di cui all’articolo 11, comma 13, del decreto-legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, all’articolo 16, comma 9, del citato decreto-legge n. 83 del 2012, nonche’ all’articolo 1, comma 9-bis, del decreto-legge 10 ottobre 2012, n. 174, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 dicembre 2012, n. 213, destinate alla Regione Campania. I pignoramenti eventualmente eseguiti non vincolano gli enti debitori e i terzi pignorati, i quali possono disporre delle somme per le finalita’ istituzionali delle societa’ di cui al primo periodo.

Art. 42. Disposizioni in materia di finanza delle Regioni

1. Al decreto legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, all’articolo 46, comma 6, le parole: “31 ottobre 2014″, sono sostituite dalle seguenti: ” 30 settembre 2014″ e dopo il comma 7 sono aggiunti i seguenti:

“7-bis. Le Regioni a statuto ordinario, in base a quanto stabilito dall’intesa sancita, ai sensi del comma 6, dalla Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, nella seduta del 29 maggio 2014, sono tenute per l’anno 2014 ad effettuare, fermo restando il rispetto dei vincoli del patto di stabilita’ interno, come modificati dal comma 7-quater, le spese nei confronti dei beneficiari, a valere sulle seguenti autorizzazioni di spesa:

a) articolo 1, comma 260, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, per le istituzioni scolastiche paritarie, per un importo complessivamente pari a 100 milioni di euro;

b) articolo 2 del decreto legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, e articolo 1, comma 259, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, per il diritto allo studio, per un importo complessivamente pari a 150 milioni di euro;

c) articolo 1 del decreto legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, per contributi e benefici a favore degli studenti, anche con disabilita’, per un importo complessivamente pari a 15 milioni di euro;

d) articolo 9, comma 4-bis, del decreto legge 28 giugno 2013, n. 76, convertito con modificazioni dalla legge 9 agosto 2013, n. 99, per il fondo per il diritto al lavoro dei disabili per un importo complessivamente pari a 20 milioni di euro;

e) articolo 23, comma 5, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 135, per l’ erogazione gratuita di libri di testo per un importo complessivamente pari a 80 milioni di euro;

f) articolo 1, comma 83, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, per il materiale rotabile per un importo complessivamente pari a 135 milioni di euro.

7-ter. Le Regioni attestano l’effettuazione delle spese di cui al comma 7-bis, nell’ambito della certificazione di cui all’articolo 1, comma 461, della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Le regioni che, sulla base della certificazione di cui al periodo precedente, risultino non aver effettuato integralmente la spesa, versano all’entrata di Bilancio statale la quota non effettuata.

7-quater. Per l’anno 2014, non si applicano le esclusioni dai vincoli del patto di stabilita’ interno previste dalle seguenti disposizioni:

a) articolo 1, comma 260, della legge 27 dicembre 2013, n. 147;

b) articolo 1, comma 4, e articolo 2, comma 2, del decreto legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128;

c) articolo 1, comma 83, della legge 27 dicembre 2013, n. 147. Conseguentemente, per l’anno 2014, non si applica il comma 7 del presente articolo.”;

2. Al comma 517 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2013, n. 147, le parole “30 giugno 2014″ sono sostituite da ” 15 ottobre 2014″.

3. Al comma 140 dell’articolo 1 della legge 13 dicembre 2010, n.220, aggiungere, alla fine, il seguente periodo “Per l’anno 2014, il termine del 1 marzo, di cui al primo periodo, e’ posticipato al 30 settembre e il termine del 15 marzo, di cui al secondo periodo, e’ posticipato al 15 ottobre “.

4. All’articolo 1, comma 525, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, le parole “30 aprile 2014″ sono sostituite dalle seguenti ” 31 ottobre 2014″. Inoltre, alla fine del medesimo comma e’ aggiunto il seguente periodo: “Nelle more della individuazione delle risorse di cui al primo periodo, il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad accantonare e rendere indisponibili, gli ammontari di spesa indicati con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze.”.

5. Al fine di assicurare il concorso agli obiettivi di finanza pubblica, in applicazione della normativa vigente e dell’Accordo sottoscritto il 9 giugno 2014 fra il Ministro dell’economia e delle finanze ed il Presidente della regione Siciliana, l’obiettivo di patto di stabilita’ interno della regione Siciliana, di cui al comma 454 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e’ determinato in 5.786 milioni di euro per l’anno 2014 e in 5.665 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2015 al 2017. I predetti obiettivi, per gli anni 2014-2017, possono essere rideterminati in conseguenza di nuovi contributi alla finanza pubblica posti a carico delle autonomie speciali con legge statale. Per gli anni 2014-2017 non si applica alla regione Siciliana quanto disposto dagli ultimi due periodi del comma 454 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228. Dai predetti obiettivi sono escluse le sole spese individuate dal citato Accordo del 9 giugno 2014.

6. Gli accantonamenti previsti dalla normativa vigente per l’anno 2014 a valere sulle quote di compartecipazione della regione Siciliana ai tributi erariali sono ridotti in misura corrispondente all’ammontare delle entrate riservate all’erario dal decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138, convertito con modificazioni dalla legge 14 settembre 2011, n.148, e dal decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n.214, e da restituire alla predetta Regione per effetto della sentenza della Corte Costituzionale n. 241 del 31 ottobre 2012.

7. La regione Siciliana nel 2014 non puo’ impegnare spese correnti, al netto delle spese per la sanita’, in misura superiore all’importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nel triennio 2011-2013. Nell’ambito della certificazione di cui al comma 461 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, la regione comunica al Ministero dell’economia e delle finanze il rispetto del predetto limite.

8. Gli effetti positivi in termini di indebitamento netto e fabbisogno derivanti dall’applicazione del comma 5, pari a 400 milioni di euro annui, alimentano il “Fondo Rapporti finanziari con le autonomie speciali” istituito nello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze.

9. Al fine di assicurare il concorso agli obiettivi di finanza pubblica, in applicazione della normativa vigente e dell’Accordo sottoscritto il 21 luglio 2014 fra il Ministro dell’economia e delle finanze ed il Presidente della regione Sardegna, l’obiettivo di patto di stabilita’ interno della regione Sardegna, di cui al comma 454 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, e’ determinato in 2.696 milioni di euro per l’anno 2014. Dall’obiettivo 2014 sono escluse le sole spese previste dalla normativa statale vigente e le spese per i servizi ferroviari di interesse regionale e locale erogati da Trenitalia s.p.a.

10. A decorrere dall’anno 2015 la regione Sardegna consegue il pareggio di bilancio come definito dall’articolo 9 della legge n. 243 del 2012. A decorrere dal 2015 alla regione Sardegna non si applica il limite di spesa di cui al comma 454 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n.228 e le disposizioni in materia di patto di stabilita’ interno in contrasto con il pareggio di bilancio di cui al primo periodo. Restano ferme le disposizioni in materia di monitoraggio, certificazione e sanzioni previsti dai commi 460, 461 e 462 dell’articolo 1 della citata legge 24 dicembre 2012, n.228.

11. Non si applica alla regione Sardegna quanto disposto dagli ultimi due periodi del comma 454 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228.

12. La regione Sardegna nel 2014 non puo’ impegnare spese correnti, al netto delle spese per la sanita’, in misura superiore all’importo annuale minimo dei corrispondenti impegni effettuati nel triennio 2011-2013. Nell’ambito della certificazione di cui al comma 461 dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228, la regione comunica al Ministero dell’economia e delle finanze il rispetto del predetto limite.

13. Gli oneri in termini di indebitamento netto e fabbisogno derivanti dall’applicazione dei commi 9 e 10 del presente articolo, pari a 320 milioni di euro annui, trovano compensazione per pari importo sul “Fondo Rapporti finanziari con le autonomie speciali” di cui al comma 8 del presente articolo.

14. Il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 43. Misure in materia di utilizzo del Fondo di rotazione per assicurare la stabilita’ finanziaria degli enti territoriali e di fondo di solidarieta’ comunale

1. Gli enti locali che hanno deliberato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale, ai sensi dell’articolo 243-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, possono prevedere, tra le misure di cui alla lettera c) del comma 6 del medesimo articolo 243-bis necessarie per il ripiano del disavanzo di amministrazione accertato e per il finanziamento dei debiti fuori bilancio, l’utilizzo delle risorse agli stessi enti attribuibili a valere sul “Fondo di rotazione per assicurare la stabilita’ finanziaria degli enti locali” di cui all’articolo 243-ter del decreto legislativo n. 267 del 2000. A seguito dell’approvazione del piano di riequilibrio finanziario pluriennale da parte della competente Sezione regionale della Corte dei conti, qualora l’ammontare delle risorse attribuite a valere sul predetto “Fondo di rotazione per assicurare la stabilita’ finanziaria degli enti locali” risulti inferiore a quello di cui al periodo precedente, l’ente locale interessato e’ tenuto, entro 60 giorni dalla ricezione della comunicazione di approvazione del piano stesso, ad indicare misure alternative di finanziamento per un importo pari all’anticipazione non attribuita.

2. Nel caso di utilizzo delle risorse del “Fondo di rotazione per assicurare la stabilita’ finanziaria degli enti locali” di cui all’articolo 243-ter del decreto legislativo n. 267 del 2000 secondo quanto previsto dal comma 1, gli enti locali interessati iscrivono le risorse ottenute in entrata nel titolo secondo, categoria 01, voce economica 00, codice SIOPE 2102. La restituzione delle medesime risorse e’ iscritta in spesa al titolo primo, intervento 05, voce economica 15, codice SIOPE 1570.

3. Le entrate di cui al comma 2 rilevano ai fini del patto di stabilita’ interno nei limiti di 100 milioni per il 2014 e 180 milioni per gli anni dal 2015 al 2020 e nei limiti delle somme rimborsate per ciascun anno dagli enti beneficiari e riassegnate nel medesimo esercizio. Il Ministero dell’interno, in sede di adozione del piano di riparto del fondo di cui al comma 2 dell’articolo 1 del decreto del Ministro dell’Interno 11 gennaio 2013, recante “Accesso al fondo di rotazione per assicurare la stabilita’ finanziaria degli enti locali”, pubblicato nella gazzetta ufficiale 8 febbraio 2013, n.33, individua per ciascun ente, proporzionalmente alle risorse erogate, la quota rilevante ai fini del patto di stabilita’ interno nei limiti del periodo precedente.

4. Entro il 20 settembre 2014 il Ministero dell’interno eroga ai comuni delle Regioni a statuto ordinario ed ai comuni della Regione Siciliana e della Regione Sardegna un importo, a titolo di anticipo su quanto spettante per l’anno 2014 a titolo di Fondo di solidarieta’ comunale. L’importo dell’attribuzione e’ pari, per ciascun comune, al 66 per cento di quanto comunicato sul sito internet del Ministero dell’interno come spettante per l’anno 2014 a titolo di fondo di solidarieta’ comunale, detratte le somme gia’ erogate in base alla disposizioni di cui all’articolo 8 del decreto-legge 6 marzo 2014, n. 16, convertito con modificazioni dalla legge 2 maggio 2014, n. 68, e dall’articolo 1 del decreto-legge 10 giugno 2014, n. 88.

5. Per l’anno 2014 l’importo di euro 49.400.000 impegnato e non pagato del fondo per il federalismo amministrativo di parte corrente di cui alla legge 15 marzo 1997, n. 59 dello stato di previsione del Ministero dell’interno e’ versato all’entrata del bilancio dello Stato per essere riassegnato al Fondo di solidarieta’ comunale, di cui al comma 380-ter dell’articolo 1 della legge 24 dicembre 2012, n. 228.

Art. 44. Disposizioni finali

1. Per l’attuazione del presente decreto il Ministro dell’economia e delle finanze e’ autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni bilancio in termini di competenza e residui.

Art. 45. Entrata in vigore

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana e sara’ presentato alle Camere per la conversione in legge.

Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sara’ inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi’ 12 settembre 2014

NAPOLITANO

Renzi, Presidente del Consiglio dei ministri

Lupi, Ministro delle infrastrutture e dei trasporti

Galletti, Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare

Guidi, Ministro dello sviluppo economico

Franceschini, Ministro dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo

Lanzetta, Ministro per gli affari regionali e le autonomie

Padoan, Ministro dell’economia e delle finanze

Visto, il Guardasigilli: Orlando

 

 

acqua e gemme

acqua e gemme

 

La Nuova Sardegna, 22 settembre 2014

La Nuova Sardegna, 22 settembre 2014

(foto G.C.F., S.D., archivio GrIG)

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  1. Occhio nudo
    settembre 21, 2014 alle 5:22 pm

    e comunque, far passare modifiche così importanti e degne di maggiore riflessione, attraverso un decreto legge, è da dittatori. Qualcuno ci aveva insegnato che i decreti legge potevano essere adottati in caso di necessità e urgenza, ma pare che il concetto (a parte il caso del rischio idrogeologico) si sia abbastanza allargato, e davanti a tutto questo siamo impotenti, nelle mani di un governo che non ascolta e o di un’opposizione sgangherata.

  2. Genius Loci
    settembre 21, 2014 alle 6:48 pm

    E cosa vi aspettavate dai “compagni di merenda”?
    Sono sempre più convinto che la salvaguardia del territorio e del buon senso è un lusso delle società ricche ed evolute.
    Nel caso dell’Italia, per far ripartire l’economia, dopo che si sono e continuano a fregarsi i soldi a tutti i livelli, siamo costretti ad adottare i decreto “sblocca Italia”.
    In tutte le nazioni povere l’economia viene anteposta all’ambiente (e alla qualità della vita).
    Se a questo aggiungiamo che siamo un popolo di qualunquisti, come si diceva una volta, o di distratti (o storditi dalla televisione e dai valori introdotti dal berlusconismo), c’è veramente da aver paura.
    Mi pare anche di capire che in Sardegna, per quanto riguarda il colonialismo energetico, abbiamo poco da gioire, dal momento che il decreto prevede che la competenza energetica (quindi anche le trivellazioni definite di pubblica utilità) passi al governo italiano.
    Dunque la SARAS (ma anche le altre società interessate allo sfruttamento energetico) potrebbe ripresentare il progetto Eleonora strafregandosene delle opinioni delle popolazioni interessate.
    E badate, tutto arriva dai compagni di merenda della giunta regionale.
    In attesa di buttare tutti a mare, ritengo attendibile il detto che -ogni popolo ha il governo che merita-.

  3. settembre 22, 2014 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 settembre 2014
    Allarme per le coste: «Nuovi incubi dallo Sblocca Italia».
    Ancora una denuncia del Gruppo d’intervento giuridico “A rischio i vincoli paesaggistici, violata la Costituzione”. (Pier Giorgio Pinna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100060_Allarme_per_le_coste_Nuovi_incubi_dallo_Sbl.pdf

    ____________________________

    da TG 3 Sardegna, 22 settembre 2014
    edizione ore 19.30 (minuto 7.35): http://www.tgr.rai.it/dl/tgr/regioni/PublishingBlock-c9be07a1-4453-4cfd-b296-30d47339bd1a.html

  4. settembre 25, 2014 alle 2:58 pm

    ora se n’è accorta anche la Regione autonoma della Sardegna.

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7874)

    Ambiente: l’assessore Donatella Spano a Roma sulle prime valutazioni dello “Sblocca Italia”.
    Le parti del decreto che riguardano più direttamente la materia ambientale toccano argomenti di grande rilevanza e delicatezza e di diretto impatto sul territorio della Sardegna: si va dalle bonifiche e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale (art. 33), alle misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia dai rifiuti urbani e speciali (art. 35), fino alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, le quali assumono carattere di interesse strategico e di pubblica utilità, e vengono definite urgenti e indifferibili (art. 38).

    CAGLIARI, 24 SETTEMBRE 2014 – Si è riunita oggi a Roma la Commissione Ambiente ed Energia della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, alla quale ha partecipato l’Assessore della Difesa dell’Ambiente, Donatella Spano. Tra i temi trattati, di particolare rilievo sono state le prime valutazioni sul Decreto Legge n. 133/2014 , cd. “Sblocca Italia”. Le parti del decreto che riguardano più direttamente la materia ambientale toccano argomenti di grande rilevanza e delicatezza e di diretto impatto sul territorio della Sardegna: si va dalle bonifiche e rigenerazione urbana delle aree di rilevante interesse nazionale (art. 33), alle misure urgenti per l’individuazione e la realizzazione di impianti di recupero di energia dai rifiuti urbani e speciali (art. 35), fino alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, le quali assumono carattere di interesse strategico e di pubblica utilità, e vengono definite urgenti e indifferibili (art. 38).

    In particolare, quest’ultimo articolo prevede di trasferire dalla competenza regionale a quella nazionale la Valutazione di Impatto Ambientale relativa alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione sulla terraferma degli idrocarburi, con la conseguenza di espropriare di fatto la Regione Sardegna di un’importante competenza per una corretta salvaguardia e tutela ambientale e presenta evidentemente livelli di criticità molto accentuati. Sul punto, l’Assessore Spano ha dichiarato che “la Regione assumerà tutte le posizioni atte a salvaguardare gli interessi della nostra terra in termini di tutela dell’ambiente e sviluppo economico teso alla difesa delle risorse ambientali e territoriali”. Stante la necessità di approfondire ulteriormente le tematiche sopra evidenziate, oltre ad altre di sicura rilevanza in ambito ambientale, la Commissione ha deciso di rinviare la trattazione dell’argomento e di redigere un documento contenente le osservazioni presentate da tutte le regioni in vista della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome del 16 ottobre 2014.

    Altro argomento di discussione, sul quale l’Assessore Spano è direttamente intervenuta, riguarda la ricostituzione del Gruppo di lavoro misto per la revisione e semplificazione delle norme in materia di autorizzazione paesaggistica, per il quale è stata riconfermata dalla Commissione la vecchia composizione risalente al 2012, alla quale partecipavano Piemonte, Emilia Romagna, Lazio e Toscana. L’assessore ha fermamente contestato tale scelta, in quanto, in questi due anni sono mutati radicalmente gli assetti politici e parte del panorama normativo di riferimento. Inoltre nella vecchia composizione non era presente nessuna regione a statuto speciale. Per tale motivo l’assessore Spano, pur prendendo atto della volontà della Commissione di riconfermare la composizione uscente, ha ribadito l’opportunità di un inserimento della Sardegna nel gruppo di lavoro, in ragione delle specificità territoriali e ordinamentali. A tale richiesta si è unita anche la Regione Puglia.

    Ultimo argomento di rilievo discusso in Commissione Ambiente ed Energia è stato quello relativo al collegato ambientale alla legge di stabilità per il 2014. Il problema è stato sollevato dall’Assessore Spano in quanto la Regione Sardegna ha segnalato la necessità di chiedere chiarimenti alle competenti Commissioni parlamentari in ordine alla composizione dell’organo di governo delle autorità di bacino, in particolare le autorità di bacino delle Regioni Sardegna e Sicilia. Per tale motivo la Sardegna presenterà in sede di Conferenza delle Regioni, prevista per domani, un ordine del giorno ad integrazione del documento già predisposto e approvato dalla Commissione nella seduta del 29 luglio 2014.

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    da L’Unione Sarda, 25 settembre 2014
    Trivelle, decide tutto Renzi. La Regione pronta alla guerra. (Piera Serusi): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100330_Trivelle_decide_tutto_Renzi_La_Regione_pron.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 25 settembre 2014
    Su trivelle e mattoni dal 2015 deciderà lo Stato. (Umberto Aime): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100304_Su_trivelle_e_mattoni_dal_2015_decidera_lo_.pdf

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    da CagliariPad, 25 settembre 2014
    Trivellazioni, ora deciderà lo Stato. Protesta la Regione. Allarme degli ecologisti.
    E’ polemica sul decreto “Sblocca Italia” che trasferisce le competenze dalla Regione Sardegna allo Stato in materia di bonifiche, ricerca e coltivazione di idrocarburi e infrastrutture per il gas.
    La Giunta regionale ha battuto i pugni sul tavolo: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=11548

  5. settembre 25, 2014 alle 3:42 pm

    A.N.S.A., 25 settembre 2014
    Trivellazioni, su Via decide governo. Regione non ci sta. Spano, salvaguardare interessi nostra terra.

    È polemica sul decreto “Sblocca Italia” che trasferisce le competenze dalla Regione Sardegna allo Stato in materia di bonifiche, ricerca e coltivazione di idrocarburi e infrastrutture per il gas. La Giunta regionale batte i pugni sul tavolo sulle autorizzazioni ambientali, come la valutazione d’impatto ambientale (Via) che passa dalle Regioni a Roma, e l‘assessore regionale dell’Ambiente, Donatella Spano, annunciato che “la Regione assumerà tutte le posizioni atte a salvaguardare gli interessi dell’Isola in termini di tutela dell’ambiente e sviluppo economico teso alla difesa delle risorse ambientali e territoriali”.

    Un tema molto attuale visto che proprio nei giorni scorsi la Regione Sardegna, tramite il Savi (Servizio della sostenibilità ambientale, valutazione impatti e sistemi informativi ambientali) aveva “bocciato” il cosiddetto Progetto Eleonora della Saras, che prevedeva le trivellazioni per la ricerca nel sottosuolo di gas metano nella zona di Arborea, in provincia di Oristano. Nei giorni scorsi era stata l’associazione ecologista Gruppo d’intervento giuridico a lanciare l’allarme sul decreto Sblocca Italia, parlando di “molte ombre, soprattutto per quanto concerne le terre e rocce da scavo e il settore energetico”. “Altro che consultazione pubblica preventiva sulle cosiddette grandi opere, qui si favoriscono le grandi speculazioni energetiche e si aumentano i rischi per l’ambiente e i contesti economico-sociali locali – avevano tuonato gli ambientalisti – Per non parlare delle norme di gestione del territorio e di tutela del paesaggio. Altro che ‘sblocca Italia’, ora sempre più svegliati, Italia!”.

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    da Sardinia Post, 25 settembre 2014
    Trivelle, la Regione contro lo Stato: “Decideremo noi, pronti a fare ricorso”: http://www.sardiniapost.it/politica/trivelle-regione-contro-decideremo-pronti-ricorso/

  6. mara
    settembre 25, 2014 alle 9:46 pm

    I Sardi sono svegli, l’hanno appena dimostrato. Ora davvero SVEGLIATI, ITALIA!

  7. settembre 26, 2014 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 settembre 2014
    Trivelle e cemento facili: Regione alla guerra con lo Stato. (Umberto Aime): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100359_Trivelle_e_cemento_facili_Regione_alla_guer.pdf

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    Ecologisti all’attacco: così si uccide l’ambiente. (Pier Giorgio Pinna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100361_Ecologisti_allattacco_cosi_si_uccide_lambie.pdf

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    I Progetti che potrebbero superare i vincoli. Dai piani per la Costa sino al porto di Olbia. (Pier Giorgio Pinna)

    Moltissimi i progetti nell’isola che potrebbero superare i vincoli di tutela grazie allo Sblocca Italia. Si va da parte dei piani elaborati a Bosa dal gruppo Condotte ad alcune programmazioni ventilate dal Qatar per la Costa Smeralda, da interventi per le infrastrutture (come strade e servizi) nel nord ovest sardo sino all’attuazione degli investimenti da mezzo miliardo ipotizzati per le modifiche del porto di Olbia. “Le paroline magiche per ottenere questi risultati sono ‘varianti destinate a eccezionali ricadute sul territorio’ – dice l’ecologista Stefano Deliperi, del Gruppo d’intervento giuridico – Con questa formula si può chiedere al ministero competente e alla Regione qualsiasi modifica urbanistica. E svicolarsi così, attraverso gli accordi di programma, rispetto alle norme poste a tutela del territorio”.

    «Opposizione senza quartiere» dai 5 Stelle: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100360_Opposizione_senza_quartiere_dai_5_Stelle.pdf

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    da L’Unione Sarda, 26 settembre 2014
    Viale Trento punta a un’azione unitaria con le altre Regioni per cambiare lo Sblocca Italia.
    Trivelle, tutti contro il Governo.
    I comitati: «Vantaggi? Guardate la Basilicata, sono poverissimi». (Fabio Manca): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20140926091615.pdf

  8. ottobre 3, 2014 alle 2:59 pm

    A.N.S.A., 3 ottobre 2014
    Sblocca Italia: valanga emendamenti, sono 2.194.
    Durante l’esame della Commissione Ambiente della Camera: http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/10/03/sblocca-italia-valanga-emendamenti-sono-2.194-_be5efb0d-e7b4-4853-94bd-d8e06e3819fe.html

  9. ottobre 9, 2014 alle 2:48 pm

    da L’Unione Sarda, 9 ottobre 2014
    Introna: domani proporrò il ricorso contro lo Sblocca Italia a tutti i Consigli regionali.
    Trivelle, la Puglia guida la rivolta. «La Consulta fermi il Governo». (Celestino Tabasso): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20141009092756.pdf

  10. ottobre 14, 2014 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 ottobre 2014
    La Sardegna guida il fronte del no: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/101430_La_Sardegna_guida_il_fronte_del_no.pdf

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    da L’Unione Sarda, 14 ottobre 2014
    Regioni, patto contro le trivelle: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/101436_Regioni_patto_contro_le_trivelle.pdf

  11. ottobre 17, 2014 alle 2:55 pm

    da Sardinia Post, 17 ottobre 2014
    Sblocca Italia, la Sardegna guida la rivolta delle Regioni contro le trivelle: http://www.sardiniapost.it/politica/sblocca-italia-sardegna-guida-rivolta-delle-regioni-contro-trivelle/

  12. novembre 3, 2014 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 3 novembre 2014
    La Regione guida la rivolta contro lo Sblocca-Italia. (Pier Giorgio Pinna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/102341_La_Regione_guida_la_rivolta_contro_lo_Sbloc.pdf

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    «Così riusciremo a difendere l’autonomia e il territorio»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/102342_Cosi_riusciremo_a_difendere_lautonomia_e_il.pdf

  13. novembre 4, 2014 alle 9:30 pm

    da Sardinia Post, 4 novembre 2014
    Sblocca Italia, addio bonifiche. (Piero Loi): http://www.sardiniapost.it/politica/sblocca-italia-addio-bonifiche/

  14. novembre 5, 2014 alle 10:06 pm

    la moglie di Cesare doveva esser al di sopra di ogni sospetto…e il conto corrente di Renzi?

    A.N.S.A., 5 novembre 2014
    Sblocca Italia è legge, ok fiducia con bagarre al Senato. Opposizioni,aiuti a finanziatori Renzi.5 Stelle contro trivelle. (http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/11/05/sblocca-italia-governo-pone-la-fiducia_8eddbac3-7332-41de-b3cf-2a77fa4d8a0d.html)

    Bagarre in Aula al Senato dove il governo ha ottenuto la fiducia, e il via libera definitivo, sul decreto Sblocca Italia con 157 sì e 110 no. Dure proteste delle opposizioni e voto che va avanti a singhiozzo per le contestazioni dei senatori 5 Stelle, arrivati a stendersi sui banchi del governo per impedire ai colleghi di votare. Tanto che i parlamentari sono costretti a dire “si” o “no” al testo dal proprio banco senza passare sotto lo scranno della presidenza com’è prassi fare per il voto di fiducia. Lo Sblocca Italia è un ‘decretone’ che contiene misure che vanno dallo sblocco dei cantieri, che partiranno con tempi certi, agli interventi per le calamità naturali, passando per le semplificazioni per l’edilizia, la banda larga e ultralarga, l’ammodernamento delle ferrovie e le concessioni autostradali.

    Proprio le norme sulle concessioni sono state l’oggetto degli strali delle opposizioni (da Sel a Forza Italia al Movimento Cinque Stelle) che accusano il governo di aver chiesto la fiducia in fretta e furia per ‘nascondere’ un ‘regalo’ fatto ai finanziatori di Renzi, quel gruppo Gavio che ha in concessione diverse tratte autostradali del Nord Italia e che doveva essere tra i partecipanti alla cena milanese di auto-finanziamento del Pd nell’agenda del premier per domani sera. In Aula al Senato i Cinque Stelle (alla fine deferiti) hanno ripetuto l’esposizione di cartelli e striscioni “stop trivellazioni”, portando la protesta fino al blocco delle operazioni di voto, con i senatori che, mani nere d’inchiostro come fosse petrolio, si sono stesi sui banchi del governo e si sono seduti lungo i corridoi per bloccare i colleghi. Il governo poi dovrà intervenire prima che il testo entri in vigore per dare copertura a una norma ‘scoperta’, che esclude dal patto di stabilità interno i costi delle opere di bonifica degli Enti territoriali, introdotta alla Camera (dove peraltro la commissione Bilancio aveva stralciato decine di modifiche votate dai deputati proprio per assenza di coperture). C’è l’impegno, ha assicurato il sottosegretario Luciano Pizzetti “a sanare questo vulnus finanziario con un decreto correttivo”, strada scelta per evitare di dover ricorrere alla terza lettura alla Camera, rischiando la decadenza del decreto che scade l’11.

    Ecco una sintesi delle principali misure contenute nel provvedimento:

    – CALAMITA’ NATURALI E ALLUVIONE GENOVA: Una delle principali novità arriva dopo il dramma del capoluogo ligure. D’ora in poi le opere potranno dunque partire anche se sulla gara e’ pendente un ricorso del Tar da parte dei concorrenti. Si punta cosi’ a velocizzare gli iter amministrativi. Ma il Fondo emergenze nazionali viene rimpinguato solo con 50 milioni (contro i 100 appunto introdotti in commissione). Le risorse dovrebbero essere destinate a tutti i territori colpiti dal maltempo (anche cioè a Trieste, Maremma, Parma).

    – CONCESSIONI AUTOSTRADE SOLO CON OK UE: Era uno dei punti più delicati e contestati del decreto: la proroga senza gara delle concessioni a fronte di un piano industriale e finanziario delle società. La disposizione e’ ora soggetta al “preventivo assenso” Ue. Per le opposizioni si tratta

    – RIPARTONO LE GRANDI OPERE: i ‘simboli’ sono l’alta velocità Napoli-Bari (prima pietra entro novembre 2015) e la Palermo-Messina-Catania. Obiettivo dimezzare i tempi di percorrenza delle tratte. Michele Elia, ad di Fs, sarà commissario. Nessuna deroga sugli appalti. Sbloccate anche le infrastrutture aeroportuali.

    – ARRIVA PIANO AMMODERNAMENTO FS – Il ministero delle Infrastrutture dovrà redigere, entro 6 mesi dall’approvazione, il piano per rendere cantierabili nel breve termine opere di interesse pubblico nazionale o europeo nel settore ferroviario.

    – RISORSE DA OPERE RITARDATARIE ANCHE A METRO GENOVA: I finanziamenti su opere mai partite confluiranno nel Fondo revoche del ministero delle Infrastrutture che le ridistribuirà su altri cantieri prioritari (CircumEtnea, le metropolitane di Palermo e di Cagliari e il primo lotto della Termoli-S.Vittore). Aggiunta, dopo l’alluvione, anche la metropolitana di Genova.

    – DEROGA AL PATTO PER APRIRE I CANTIERI: per le piccole opere arriva un nuovo allentamento del Patto di stabilita’ interno, per le opere segnalate dai sindaci a Palazzo Chigi ma anche per quelle immediatamente cantierabili.

    – RETI ULTRAVELOCI, ANCHE NEI NUOVI EDIFICI: sconto fiscale “del 50%” per chi investe nelle ‘aree bianche’ per la banda larga, ma anche in città dove una infrastruttura è già presente. Obbligatorio da meta’ 2015 per gli edifici di nuova costruzione prevedere canaline per i cavi della banda ultra larga.

    – IL ‘PACCHETTO CASA’: semplificazioni per i lavori di ristrutturazione, resta lo sconto del 20% (fino a 300mila euro) per chi compra casa e la affitta a canone concordato per 8 anni. Torna la norma per arrivare al ‘regolamento edilizio unico’

    – TASSE TRIVELLE A SVILUPPO TERRITORIO – Le maggiorazioni di imposta per le imprese attive nell’estrazione di idrocarburi in Italia saranno destinate anche “alla promozione di misure di sviluppo economico e all’attivazione di una social card nei territori interessati”.

    – PIANO PORTI E LOGISTICA: arriverà “entro 90 giorni”, con un “disegno strategico” che tenga insieme “porti, interporti e ferrovie” prevedendo distretti e accorpamenti, “per una gestione più razionale e non concorrenziale”.e.

  15. novembre 7, 2014 alle 2:49 pm

    da L’Unione Sarda, 7 novembre 2014
    «Il Paese trasformato in gruviera». Il no dell’Isola allo Sblocca-trivelle. (Celestino Tabasso): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/102723_Il_Paese_trasformato_in_gruviera_Il_no_dell.pdf

  16. novembre 21, 2014 alle 2:57 pm

    A.N.S.A., 20 novembre 2014
    Corte dei Conti, eccesso leggi crea corruzione.
    Paradossi con l’Expo e lo Sblocca Italia, un decreto contro troppe leggi. (http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/11/20/c.conti-eccesso-leggi-crea-corruzione_58bc6cb3-0a26-4a1c-83d2-686e6ee5c5e3.html)

    L’eccesso di leggi in Italia “causa corruzione”, perché “ci si avvale della complessità del procedimento per intervenire a facilitarlo chiedendo qualcosa in cambio”. Così il presidente della Corte dei Conti, Raffaele Squitieri, in una lectio magistralis sulla corruzione.

    Con l’Expo e lo Sblocca Italia “siamo arrivati al paradosso: per poter raggiungere un obiettivo si è dovuto fare un dl per dire che le leggi non si rispettassero. C’è qualcosa che non va”, ha sottolineato Squitieri. “Il mondo degli appalti pubblici è tra i più regolati dalla legge e le opere non partono per i troppi ricorsi e le sospensive, attuati perché non si riesce a rispettare tutto il pacchetto enorme di leggi”, ha sottolineato Squitieri nel corso di una lectio magistralis sulla corruzione. In questo senso, il presidente della Corte ha condiviso i dubbi dell’Autorità anticorruzione sulle norme contenute nello Sblocca Italia che alzano a 5,2 milioni di euro l’importo degli appalti per i quali non è necessaria una gara: “è un po’ preoccupante, la trattativa privata lascia qualche perplessità”, ha osservato. Tuttavia la norma è stata inserita con ogni probabilità proprio “per l’esigenza di snellezza” e per far ripartire l’attività economica. Come Corte dei Conti “vigileremo” insieme all’Anac.

  17. novembre 26, 2014 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 novembre 2014
    I sindaci della Sardegna si ribellano allo Sblocca-Italia.
    Ricorso alla Corte costituzionale: minacce per la salute da trivellazioni e altre opere. Prime adesioni all’iniziativa dell’Isde. (Pier Giorgio Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/11/25/news/i-sindaci-della-sardegna-si-ribellano-allo-sblocca-italia-1.10378516

  18. dicembre 4, 2014 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 4 dicembre 2014
    «Corregga lo Sblocca Italia». Le Regioni unite contro le trivelle. Appello a Renzi: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20141204084847.pdf

  19. gennaio 2, 2015 alle 2:55 pm

    complimenti per la fermezza all’assessora regionale sarda della difesa dell’ambiente Spano…..

    da Sardinia Post, 30 dicembre 2014
    Sblocca-Italia, le norme attuative: sulle trivelle (e non solo) decide lo Stato. (Piero Loi): http://www.sardiniapost.it/economia/sblocca-italia-ecco-le-norme-attuative-sulle-trivelle-e-non-solo-decide-lo-stato/

    ——————————–

    Assessore Spano: “Contro Sblocca-Italia opposizione, ma no al ricorso alla Corte”: http://www.sardiniapost.it/politica/lassessore-spano-contro-lo-sblocca-italia-opposizione-ma-nessun-ricorso-alla-corte/

  1. settembre 14, 2015 alle 7:02 am
  2. settembre 14, 2015 alle 7:05 am

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