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Finisce in tragedia la stagione venatoria 2014-2015 in Sardegna.


incidente di caccia

incidente di caccia

 

Noiose proteste di una parte dei cacciatori e chiude in tragedia “umanala stagione venatoria 2014-2015 in tutta Italia e anche in Sardegna.

E’ morto Costantino (Pino) Masnata (54 anni, di Porto Torres), colpito durante una battuta di caccia al Cinghiale nelle campagne di Campu Lu Carracciu, a Campanedda, in Comune di Sassari.

Non solo.

E’ rimasto ferito Carlo Saba (60 anni), sempre durante una battuta di caccia al Cinghiale, a Sibiri, in Comune di Gonnosfanadiga.

Indagano i Carabinieri su dinamica e responsabilità.

Finora in tutta Italia nel corso dell’attuale stagione di caccia 2014-2015 (qui tutti i dati aggiornati: http://www.abolizionecaccia.it/notizie/dicacciasimuore.html) si è giunti a 41 morti (38 cacciatori, 3 persone comuni) e a 67 feriti (51 cacciatori, 16 persone comuni).

La contabilità dei morti e feriti umani nel corso della stagione venatoria 2013-2014 si era fermata a 57 morti (55 cacciatori, 2 persone comuni) e a 82 feriti (69 cacciatori, 13 persone comuni).

Di questi 5 morti (tutti cacciatori, dei quali uno per infarto durante una battuta di caccia e uno travolto da un torrente in piena) e 11 feriti (10 cacciatori e 1 agricoltore) in Sardegna.

bossoli cartucce da caccia abbandonati

bossoli cartucce da caccia abbandonati

Non esiste un dato preciso riguardo il numero di morti e feriti fra gli altri animali, le stime sono dell’ordine dei decine di milioni.

Al di là delle diverse posizioni sulla caccia, crediamo che sia il caso di fare una volta per tutte un’approfondita e seria riflessione quantomeno sulle condizioni di sicurezza della caccia, ormai da tempo divenuta oggettivamente un’attività pericolosa per chiunque frequenti boschi e campagne.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

 

 

cartello divieto di cacciastagione venatoria 2014-2015 in Sardegna

morti: Costantino (Pino) Masnata (Campanedda, Sassari, 29 gennaio 2015), Giuseppe Nieddu (Su Frassu, Alà dei Sardi, 7 dicembre 2014).

feriti: Carlo Saba (Sibiri, Gonnosfanadiga, 29 gennaio 2015), Salvatore Lecca (Taccu, Osini, 25 gennaio 2015), Giuliana Oggianu (Magheda ‘e Fenu, Borore, 18 dicembre 2014), Claudio Marini (Is Cannoneris, Domus de Maria, 8 dicembre 2014), Fabio Basile (Petru Sardu, Orosei, 7 dicembre 2014), Fabio Cuccureddu (boschi fra Giave e Bonorva, 16 novembre 2014), Gianni Isoni (Valle dell’Erica, S. Teresa di Gallura, 9 novembre 2014), Marco Serra (Sennariolo, 9 novembre 2014), cacciatore settantenne (villaggio minerario Rosas, Narcao, 12 ottobre 2014).

 

 

Cinghiale (Sus scrofa)

Cinghiale (Sus scrofa)

da La Nuova Sardegna, 28 gennaio 2015

Cacciatore ucciso con una fucilata al volto.

L’incidente di caccia è successo nella riserva autogestita di Campanedda. La vittima è Pino Masnata, 54 anni, di Porto Torres.

 

GONNOSFANADIGA. Cacciatore ferito durante una battuta di caccia.

L’uomo si è sparato accidentalmente colpendosi a un polpaccio. Subito soccorso, non è in pericolo di vita.

 

(foto da mailing list ecologista, S.D., archivio GrIG)

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  1. M. A.
    gennaio 30, 2015 alle 9:22 am

    Sono molto dispiaciuto per la tragica fine sella stagione. Se non fosse per l’episodio di ieri, in Sardegna, ci sarebbe stato “solo” un morto e qualche ferito. Invece, la stagione di caccia si è conclusa con il triste bilancio di 2 morti e 9 feriti. Troppi, ma in costante diminuzione rispetto alle precedenti stagioni venatorie Grig. È un dato di fatto. Su 38000 cacciatori 2 morti e 9 feriti sono meno di quanto qualsiasi più rosea statistica potesse prevedere guardando i bollettini delle annate precedenti.
    Conosci la mia fatalità della vita, ossia che la morte a caccia è una pura questione di fatalità. Fatalità che delle volte, a sua volta, dipende da logica e buona senso, altre volte no. Morire a caccia vuol dire trovarsi nel luogo sbagliato al momento sbagliato. É paragonabile alla morte in auto, immaginate di essere nella 131, si va 100 km/h e davanti a noi due auto che si urtano in un sorpasso, senza avere lo spazio utile per frenare e rimanere coinvolti nell’incidente perdendo la vita. A caccia idem è una questione di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Spesso è una questione di centimetri . A volte basta un passo in più o in meno per evitare che quel “rimbalzo” (o carambola) del proiettile su una pietra impatti su di noi, ma nessuno può prevederlo né la vittima, né il compagno che mira un cinghiale in una direzione totalmente diversa rispetto allo sfortunato.
    Sentite condoglianze alla famiglia del deceduto e auguri di una buona guarigione al ferito.

  2. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    gennaio 30, 2015 alle 10:19 am

    Da cacciatore quale sono ritengo che urgono incontri in tutta la Regione per sensibilizzare il corretto uso, pulizia e custodia delle armi.
    Chiedo che Grig come le Associazioni Venatorie stimolino questi incontri con personale qualificato.

  3. Frankbullo
    gennaio 31, 2015 alle 1:14 pm

    SEMPRE AD ATTACCARE I CACCIATORI…..MA SMETTETELA!!!!
    La stagione invernale 2013-2014 nelle regioni alpine

    La stagione invernale 2013- 2014, è stata caratterizzata da 80 morti, 22 in meno rispetto alla media. In Francia le vittime sono state 22 a fronte di una media di 30 (media 1984-2014), in Svizzera 22 morti (media 25), in Austria 13 (media 25) e in Italia 23 (media 20).

    In generale il maggior numero di morti è stato osservato fra gli sci alpinisti (43) seguiti dagli sciatori fuori pista (23)

    I periodi con maggior frequenza di incidenti mortali è stato fra il 26 e il 30 dicembre in cui sulle Alpi sono morte ben 17 persone fra Italia, Francia e Austria, il 5 gennaio in occasione di una nevicata con limite neve/pioggia anche oltre i 1400 m di quota (8 morti fra Italia e Svizzera) e dal 25 al 26 gennaio (5 morti sulle Alpi).
    http://www.arpa.veneto.it/temi-ambientali/neve/dati/incidenti-da-valanghe

    • gennaio 31, 2015 alle 5:03 pm

      il fatto che vi siano morti anche fra gli sciatori non vuol dire che non si debba parlare dei morti a causa della caccia.
      La sua reazione infastidita dimostra ancor di più che se ne debba parlare e, soprattutto, si debba intervenire contro un’attività che comporta oggettivi pericoli per chi la pratica e, soprattutto, per le persone “comuni”, cioè per i non cacciatori.

      • M. A.
        gennaio 31, 2015 alle 7:28 pm

        E quanti sono i non cacciatori che consapevolmente entrano in mezzo alle battute per provare l’ebbrezza di essere un cinghiale? Hai ragione Grig bisogna informare che nelle battute in corso é meglio non entrarci! Questione di sicurezza.

      • gennaio 31, 2015 alle 7:33 pm

        circa 55-56 milioni di italiani, no? 😛

  4. Pietro
    gennaio 31, 2015 alle 7:25 pm

    Ma guarda un pò…..sempre ad attaccare i cacciatori,attaccate figurine se ne avete il coraggio.

  5. M.A.
    gennaio 31, 2015 alle 9:55 pm

    55-56 milioni? esagerato GRIG. Ammesso e non concesso che qualche “guasto” esista veramente 56 milioni di italiani che sfidano la sorte entrando le domeniche dentro una battuta di caccia al cinghiale mi sembrano tantini. Io dubito fortemente che il vostro scopo sia quello di aumentare la sicurezza, ma il vostro unico intento è far passare il messaggio che la caccia sia un’attività pericolosa e dannosa. Se così non fosse cerchereste di divulgare il messaggio a tutti i non cacciatori, bramosi di divulgare i boschi di domenica (in pieno inverno, pioggia, freddo e fango) di recarsi nelle aree protette e di stare alla larga dalle battute.
    La caccia al cinghiale per il munizionamento utilizzato è la forma pericolosa per i cacciatori e per i terzi, Tutto il resto della caccia minuta in virtù del munizionamento adoperato (almeno che non si spari a bruciapelo un uomo) non è fonte di rischio, Strano ma vero, la caccia al cinghiale in Sardegna non è soltanto la forma di caccia più praticata dai cacciatori sardi, ma è anche quella più incentivata dalla Regione Sardegna (vedi Peste Suina, danni all’agricoltura, incidenti stradali e costante proliferazione degli ungulati) sia in termini di giornate sia in termini di carniere (40 cinghiali a giornata). E’ bene che i cittadini comprendano l’utilità del prelievo venatorio, rispettino l’operato dei cacciatori e collaborino con i cacciatori per migliorare le condizioni di sicurezza, a volte basta il buon senso (come evitare di entrare all’interno di una battuta in corso).

    • gennaio 31, 2015 alle 10:18 pm

      caspita, la prossima volta che faccio una battuta ironica metto un asterisco lampeggiante, così lo capiscono tutti, pure tu 😛

      Stefano Deliperi

      P.S. cerchiamo di “divulgare il messaggio” che è una follia anti-democratica che una minoranza armata impedisca per tre mesi e oltre al resto dei cittadini di girar per boschi e campagne, spesso anche di stare in casa propria…

      • M. A.
        gennaio 31, 2015 alle 10:30 pm

        Deliperi ma dobbiamo recitare sempre la solita “tiritera”!? Non ti accorgi che dire: “una minoranza armata impedisca per tre mesi e oltre al resto dei cittadini di girar per boschi e campagne..”
        1) i cacciatori hanno per caso il monopolio di tutto il territorio? La Sardegna è stra piena di aree dove la caccia è off limits (vuoi che inizi con l’elenco tra: parchi naturali, oasi permanenti, oasi del wwf, riserve naturali, zone di ripopolamento e cattura etc Etc?? ) c’è l’mbarazzo

  6. M. A.
    gennaio 31, 2015 alle 10:40 pm

    Imbarazzo della scelta.
    2) noi non mandiamo via proprio nessuno. Magari, consapevoli dei rischi, invitiamo calorosamente ad abbandonare il sito ma poi ognuno a suo rischio e pericolo va dove gli pare e piace! È suolo pubblico. Più democratico di questo?
    3) esistono per legge distanze da zone abitate, case, aziende etc che se rispettate garantiscono una certa sicurezza.

    La vostra è più una battaglia “empatica” che “democratica”.

    • gennaio 31, 2015 alle 11:12 pm

      sai benissimo che non è così: la vigilanza latita e sono numerosissimi i casi di persone che denunciano invano la presenza di cacciatori fin dentro il proprio giardino.
      Vari casi li abbiamo ripresi anche un questo blog.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

      • giannantonio
        febbraio 1, 2015 alle 8:38 am

        Mi sa che ha messo in risalto il vero problema: la vigilanza latita. Eppure, i numeri importanti del Corpo di Vigilanza Ambientale Regionale dovrebbero consentire controlli adeguati; invece, capita di girare per le campagne per un’intera stagione senza incontrarne alcuno ( personalmente pratico l’attività venatoria da oltre 30 anni e sono stato sottoposto a controllo solo due volte, in entrambi i casi a posti di blocco dei Carabinieri).

  7. Franz
    luglio 31, 2015 alle 5:15 pm

    Salve io sono proprio uno di quelli che, dopo aver deciso di andare ad abitare nella vecchia casa di famiglia, si ritrova costantemente a combattere con cacciatori maleducati ed arroganti che invadono i miei spazi ben al di sotto dei limiti di legge per quanto riguarda le distanze da case, pertinenze e persone. Controlli inesistenti, Io come ambientalista ho fatto parte dell’ambito di caccia, anni fa, del mio territorio ma vedo che per alcuni cacciatori la mentalità non cambia. Veramente una tristezza tollerata per motivi elettorali da questa classe politica inqualificabile.

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