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Referendum contro la durata indefinita delle trivellazioni a mare: votiamo e facciamo votare sì!


Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

Balena franca nordatlantica (Eubalaena glacialis) con piccolo

Pochi ancora lo sanno, ma il 17 aprile 2016 siamo chiamati alle urne per un referendum contro la durata indefinita delle trivellazioni per combustibili fossili (gas naturale e petrolio) a mare.

Dopo la dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte costituzionale (9 marzo 2016) relativa ad altri due quesiti referendari, rimane un unico quesito referendario che sarà sottoposto ai cittadini italiani.

E’ l’unico rimasto, dopo il vaglio di ammissibilità della Corte di cassazione e della Corte costituzionale, di un pacchetto di quesiti referendari che puntavano ad amputare le norme del c.d. decreto Sblocca Italia (convertito nella legge n. 164/2014) che assegnavano alla competenza statale le autorizzazioni per ricerche ed estrazioni di fonti energetiche, in quanto risorse strategiche nazionali. Norme poi parzialmente modificate proprio per evitare le relative consultazioni referendarie.

Il Governo Renzi, è bene premetterlo, con una furbata degna di miglior causa, ha fissato la data della consultazione per il 17 aprile 2016, evitando l’accorpamento con le elezioni amministrative della prossima primavera: l’intento nemmeno nascosto è quello di far fallire il referendum per mancato raggiungimento del quorum.  In ogni caso, si spenderanno colpevolmente centinaia di milioni di euro in più per l’organizzazione della consultazione.

Roma, Corte di cassazione

Roma, Corte di cassazione

Il referendum.

Eccolo:

“Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, ‘Norme in materia ambientale’, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole: ‘per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale’?”

E’ il cosiddetto referendum “No-Triv”: una consultazione per decidere se vietare la durata illimitata delle concessioni estrattive di gas e petrolio per i giacimenti già esistenti entro le 12 miglia dalla costa italiana.

Sono state le assemblee di nove regioni a chiedere il referendum: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Una raccolta di firme per presentare il referendum era fallita lo scorso inverno.

L’esito del referendum sarà valido solo se andranno a votare il 50 per cento più uno degli aventi diritto al voto.

L’art. 6, comma 17°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. attualmente stabilisce:

17. Ai fini di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, all’interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale, in virtù di leggi nazionali, regionali o in attuazione di atti e convenzioni internazionali sono vietate le attività di ricerca, di prospezione nonchè di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare, di cui agli articoli 4, 6 e 9 della legge 9 gennaio 1991, n. 9. Il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il
divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa. Al di fuori delle medesime aree, le predette attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti del presente decreto, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere interessate dalle attività di cui al primo periodo. Le disposizioni di cui al presente comma si applicano ai procedimenti autorizzatori in corso alla data di entrata in vigore del presente comma. Resta ferma l’efficacia dei titoli abilitativi già rilasciati alla stessa data. Dall’entrata in vigore delle disposizioni di cui al presente comma è abrogato il comma 81 dell’articolo 1 della legge 23 agosto 2004, n. 239

quadro delle istanze di prospezioni petrolifere (da L'Unione Sarda, 2014)

quadro delle istanze di prospezioni petrolifere (da L’Unione Sarda, 2014)

La situazione attuale.

La maggior parte delle 66 concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine dalla costa, non coinvolte dal referendum.

Il referendum riguarda soltanto 21 concessioni ( con 92 piattaforme di estrazione o di supporto) che invece si trovano entro questo limite: una in Veneto, due in Emilia-Romagna, uno nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia.

Le prime concessioni che scadranno sono quelle degli impianti più vecchi, realizzati negli anni ’70 del secolo scorso. Il quadro normativo prevede che le concessioni abbiano una durata iniziale di trent’anni, prorogabile una prima volta per altri dieci, una seconda volta per cinque e una terza volta per altri cinque: al termine della concessione, le aziende possono chiedere di prorogare la concessione fino all’esaurimento del giacimento.

Se al referendum dovessero vincere i “sì”, gli impianti delle 21 concessioni di cui si parla dovranno chiudere tra 5-10 anni. Gli ultimi impianti, cioè quelli che hanno ottenuto le concessioni più recenti, dovrebbero chiudere tra circa vent’anni.

In tutto in Italia ci sono circa 130 piattaforme offshore utilizzate in processi di estrazione o produzione di gas e petrolio. L’80% di tutto il gas naturale che viene prodotto in Italia (e che soddisfa circa il 10 per cento del fabbisogno nazionale) viene estratto dal mare, così come circa il 25% di tutto il petrolio estratto in Italia.

Nessuno al momento ha calcolato quale percentuale di gas e petrolio viene prodotta entro le 12 miglia marine, né quanto sono abbondanti le riserve che si trovano in quest’area.

uccello marino incatramato

uccello marino incatramato

Che cosa accade in caso di vittoria del “sì” al referendum.

Una vittoria referendaria del “sì” non modificherebbe la possibilità di compiere nuove trivellazioni oltre le 12 miglia marine (come quelle in progetto nei mari sardi, per esempio) e nemmeno la possibilità di cercare e sfruttare nuovi giacimenti sulla terraferma. Le nuove trivellazioni entro le 12 miglia marine sono già vietate dalla legge (art. 6, comma 17°, del decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i.).    Una vittoria dei “sì” al referendum impedirà l’ulteriore sfruttamento degli impianti già esistenti una volta scadute le concessioni.

Per esempio, il giacimento di Porto Garibaldi Agostino, al largo di Cervia, in Romagna, è in concessione all’ENI ed è sfruttato da sette piattaforme di estrazione. La concessione risale al 1970 ed è stata rinnovata per dieci anni nel 2000 e per cinque nel 2010. In caso di vittoria del sì, l’ENI potrà ottenere una seconda e ultima proroga per altri cinque: dopo sarà costretta ad abbandonare il giacimento, anche se nei pozzi si trovasse ancora del gas naturale.

CIL-2014Le ragioni del “sì”, le ragioni del “no”.

Le motivazioni dei Consigli regionali promotori, dei Comitati “No Triv” e di buona parte delle associazioni ambientaliste (Greenpeace, WWF, ecc.), riuniti nel Comitato nazionale “No Triv”, sono sostanzialmente politiche: dare al Governo un segnale contrario all’ulteriore sfruttamento dei combustibili fossili e a favore di un maggior utilizzo di fonti energetiche alternative. In minor misura si paventano danni al turismo.[1]

Contrari gli Amici della Terra, perché una chiusura dei pozzi oggi ancora aperti entro le 12 miglia marine dalla costa aumenterebbe solo le importazioni di combustibili fossili, che rappresentano ancora il 79% circa del fabbisogno energetico nazionale (in realtà sarebbe il 62,2%, secondo i dati Terna s.p.a., 2014).

Il comitato “Ottimisti e razionali raggruppa i fautori del “no”, secondo cui l’Italia estrae sul suo territorio circa il 10 per cento del gas naturale e del petrolio che utilizza, evitando il transito per i porti italiani di centinaia di petroliere, con benefici ambientali. Inoltre, in caso di vittoria referendaria dei “sì”, verrebbero meno numerosi posti di lavoro nel settore estrattivo, cosa in realtà tutta da dimostrare.

stendardo GrIGLa posizione del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

E’ vero che una vittoria referendaria dei “sì” avrebbe effetti pratici limitati, tuttavia è semplicemente assurdo prevedere concessioni estrattive di combustibili fossili (gas naturale, petrolio) senza limiti temporali, lasciati alla mercè delle aziende energetiche entro la zona di mare di immediata prossimità alla costa (12 miglia marine dal litorale), cioè quella più delicata.

Sarebbe certamente anche un forte segnale politico al Governo Renzi (e a qualsiasi altro futuro Governo): non si può agire senza controlli nel campo della politica energetica e ambientale con la scusa dell’interesse strategico nazionale, così come prevede il c.d. decreto Sblocca Italia (convertito nella legge n. 164/2014) e come sta di fatto accadendo per esempio per i nuovi inceneritori imposti in varie regioni.

Votiamo e facciamo votare “sì” al referendum contro la durata illimitata della concessioni di estrazione petrolifera e di gas a mare: otterremo così un vantaggio forse modesto per l’ambiente, ma grande per la democrazia!

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

_____________________________________

[1] Secondo Pro e contro il referendum sulle trivellazioni (Il Post, 8 marzo 2016), “questa settimana Greenpeace ha pubblicato uno studio realizzato dall’ISPRA, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca, che mostra come tra il 2012 e il 2014 ci siano stati dei superamenti dei livelli stabiliti dalla legge per gli agenti inquinanti nel corso della normale amministrazione di alcuni dei 130 impianti attualmente in funzione in Italia. Non sembra però che i valori fossero particolarmente preoccupanti”.

 

Gabbiano reale (Larus michahellis, foto Cristiana Verazza)

Gabbiano reale (Larus michahellis, foto Cristiana Verazza)

 

(tabella da http://www.imille.org, foto National Geographic, A.N.S.A., Cristiana Verazza, S.D., archivio GrIG)

 

 

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  1. Fabrizio De Andrè
    marzo 13, 2016 alle 8:52 am

    Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare.(Mark Twain). Militanza sul campo

    • marzo 13, 2016 alle 10:09 am

      fá come credi, non lamentarti poi se la tua astensione sarà usata in danno dell’ambiente, dei tuoi diritti, delle tue legittime aspettative.

  2. marzo 13, 2016 alle 11:43 am

    L’ha ribloggato su O capitano! Mio capitano!….

  3. M.A.
    marzo 13, 2016 alle 3:08 pm

    Noi sardi dobbiamo votare e votare si per me è un dovere. Siamo la terra dove gli altri speculano e guadagnano sulla nostra pelle. I canoni di progresso e di sviluppo socio-culturale imposti dal dopo guerra in poi hanno fatto emergere le difficoltà che abbiamo in Sardegna per raggiungere quel benessere illusorio. Fermiamoci tutti quanti e riflettiamo. Per sfuggire al destino della pastorizia e della agricoltura e ci hanmo fatto accettare il petrochilmico, si sono accettati modelli industriali fallimentari, le famose cattedrali del deserto, oggi e ancora domani, per molti anni ancora, i nostri figli e nipoti pagheranno le conseguenze sulla loro pelle. Con la stessa logica si accettano oggi la produzione di bombe a Decimomannu, ci impongono i parchi eoloci, il geotermico e ci vogliono imporre le trivellazioni. Per cosa poi. Benessere o lavoro? No, miseria e inquinamento.

    • marzo 13, 2016 alle 3:28 pm

      vedi, ogni tanto possiam essere d’accordo 😉

      • Fabrizio De Andrè
        marzo 13, 2016 alle 3:34 pm

        A domusnovas M.A.,a domusnovas.Ma non toccare quel tasto se no ti dicono che non vuoi il bene dei sardi.

    • Bruno Ghisu
      marzo 15, 2016 alle 8:15 am

      Ho lavorato ad Ottana, per piú di 20 anni, ho quindi partecipato sulla mia pelle e della mia famiglia alla travagliata storia di quella fabbrica. Penso che tra le consconsiderazioni che oggi si devono fare su questa CATTEDRALI NEL DESERTO e che la cattedrale non ç’è più ma è rimasto il DESERTO….Bisogna constatatare l’interessata incapacitá di capire che la fabbrica doveva e poteva integrarsi nel territorio e il territorio doveveva e poteva appropiarsi nella fabbrica, trasmomandola adeguatemente anche impiegandone le potenzialità energetiche e umane.

      • M.A.
        marzo 15, 2016 alle 12:30 pm

        Buongiorno,
        conosco anche io quella Cattedrale, e le dirò di più se io oggi esisto in parte il merito è suo.
        In Sardegna le realtà industriali non hanno mai avuto un futuro specialmente a causa del fatto che non esiste una filiera del prodotto. A noi hanno lasciato sempre il lavoro sporco, spesso il più impattante dal punto di vista ambientale proprio per le ragioni sopra scritte: fuggire dalla povertà illusoria del mondo agro-pastorale per rincorrere il mito del progresso-benessere.
        Negli anni 70-80 potersi permettere di far studiare 7 figli contemporaneamente, in realtà dove si è vissuto per millenni di pastorizia ed i figli servivano come aiuto-manovalanza in campagna, significava benessere.
        Abbiamo accettato tutto ciò per questo semplice motivo. Si sapeva fin dall’inizio che un polo industriale nel centro Sardegna era destinato alla fine che ha fatto, ma è vero ha dato prospettive e crescita nel Goceano.
        Ha sottratto molte famiglie alla povertà e soprattutto alla delinquenza.
        Ma non sempre il fine giustifica i mezzi specialmente in questo caso. Il fine è nobile, il mezzo per ottenerlo no (siamo stati ricattati :”volete una crescita? prendetevi questo!”) questa logica non riguarda solo Ottana, ma tutti i vari poli industriali sardi. Sarroch, Portovesme, Porto Torres parlano da soli. Tanti deserti, simbolo di un ricatto di Stato. Opere monumentali destinate a stare li per secoli. Ecco perchè passivamente e soprattutto inconsciamente abbiamo accettato la distruzione del nostro territorio. Se 40 anni fa avremmo potuto vedere il futuro, secondo lei la popolazione avrebbe accettato questo tipo di crescita? No, saremo cresciuti, diversamente e in altri settori, ma saremo cresciui. Oggi dice bene, resta solo il deserto con tutti gli effetti collaterali.

      • Terrae
        marzo 16, 2016 alle 4:33 pm

        Voce di uno che grida dal Deserto:
        Bonifichiamo le Vie di Sardegna.

        SI, votiamo e bonifichiamo … ed erediteremo la Terra.

        Se pure noi iniziamo coi “distinguo” io SI, io NO, io FORSE …Orca putrella! Ci trapaneranno in testa senza chiederci permesso!!!

        Aiò! Forza Paris!!!

  4. Fabrizio De Andrè
    marzo 13, 2016 alle 3:30 pm

    Mi si slogato il polso a forza di firmare,non ho mai visto nulla di concreto realizzarsi dall’altra parte della barricata.Io non mi astengo,non gioco più.

  5. Carlo Forte
    marzo 14, 2016 alle 2:46 pm

    A quando un referendum per fermare l’inquinamento nel Sulcis e impedire la vendita dei prodotti alimentari che circolano liberamente nonostante i divieti?

  6. Mara
    marzo 14, 2016 alle 4:30 pm

    Firmeremo e faremo firmare SI, anche Fabrizio che ha pienamente ragione di essere deluso ma ha un cuore grande, visto che frequenta questo blog e molte cose che dice sono perfette.
    Poi, con la briciola di forza che ci rimane, dovremo abbattere questo governo di maneggioni prepotenti, ci sporcano le orecchie blaterando di “democrazia”. Non se ne può più di menzogne.

    • Fabrizio De Andrè
      marzo 16, 2016 alle 11:12 am

      La forza è tanta,ma non mi sento più rappresentato da una classe partitica di papponi,che ci usa per arrivare al potere e poi nulla fa percambiare.Cosa ha la classe partitica regionale di diverso dalla precedente?Come i ladri di Pisa……….stessa storia.Non sono né arreso ne vinto ma sdegnato da questo marciume che continua a regnare con protervia ed arroganza.Saluti Mara

  7. Giorgio Zintu
    marzo 14, 2016 alle 7:59 pm

    Le ragioni espresse dagli Amici della Terra mi sembrano motivate da un opportunismo razionale quanto permeato da una miopia esemplare e innegabilmente egoista. The Age of Stupid si adatta perfettamente al caso e qualcuno si chiederà “Potevamo salvarci tutti, ma non l’abbiamo fatto. Stupefacente! In quali pensieri eravamo assorti per rischiare l’estensione e semplicemente fregarcene?”
    Ecco questa è un’altra conclusione logica e adatta al nostro futuro. Intanto facciamo la nostra parte.

  8. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    marzo 15, 2016 alle 10:41 am

    Io voterò NO!

  9. Lucy
    marzo 15, 2016 alle 11:12 am

    Io voterò SI’.

  10. marzo 16, 2016 alle 10:45 pm

    da Il Manifesto Sardo, 16 marzo 2016
    Ecco il Referendum contro la durata indefinita delle trivellazioni a mare. (Stefano Deliperi): http://www.manifestosardo.org/ecco-il-referendum-contro-la-durata-indefinita-delle-trivellazioni-a-mare/

    ——————

    SI. (Marco Ligas): http://www.manifestosardo.org/si/

    —————–

    Il petrolio resti sottoterra. (Alex Zanotelli): http://www.manifestosardo.org/il-petrolio-resti-sottoterra/

  11. marzo 17, 2016 alle 10:57 am

    Altro che non votare: votino anche i sardi e gli altri italiani residenti all’estero, per chi e’ iscritto all’AIRE e’ possibile (lo era anche per chi si trovasse temporaneamente all’estero purche’ si sia registrato entro il 26 febbraio come indicato nel link sotto..) http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/votoestero/referendum-17-aprile-2016-ulteriori.html

  12. marzo 17, 2016 alle 11:12 pm

    scene patetiche dell’Italia odierna.

    A.N.S.A., 17 marzo 2016
    Nel Pd scoppia il caso trivelle. Speranza: ‘Chi ha deciso l’astensione?’
    Guerini-Serracchiani, referendum inutile. Emiliano, partito propone no voto? Non mi risulta: http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2016/03/17/nel-pd-scoppia-il-caso-trivelle.-speranza-chi-ha-deciso-lastensione_c1a78ede-9f5d-4743-ba89-74b90da29105.html

    ______________________________________________________

    da Il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2016
    Referendum Trivelle, scontro Pd su astensione. Segreteria sfida minoranza: ‘Contiamoci per uso simbolo’.
    Guerini e Serracchiani ufficializzano la posizione del partito e sfidano la minoranza dem: “Consultazione non serve. Nella direzione di lunedì vedremo chi ha i numeri, a norma di Statuto, per utilizzare il logo”. (Luisiana Gaita): http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/17/trivelle-il-pd-fara-campagna-per-lastensione-fratoianni-decisione-annunciata-in-vigilanza-rai/2556226/

  13. marzo 17, 2016 alle 11:19 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 17 marzo 2016
    Referendum Trivelle, scontro Pd su astensione. Segreteria sfida minoranza: ‘Contiamoci per uso simbolo’.
    Guerini e Serracchiani ufficializzano la posizione del partito e sfidano la minoranza dem: “Consultazione non serve. Nella direzione di lunedì vedremo chi ha i numeri, a norma di Statuto, per utilizzare il logo”. (Lusiana Gaita): http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/17/trivelle-il-pd-fara-campagna-per-lastensione-fratoianni-decisione-annunciata-in-vigilanza-rai/2556226/

    —————————–

    Trivelle, referendum spacca i sindacati. Vertici nazionali: ‘Posti a rischio’. Dirigenti regionali: ‘Puntiamo su rinnovabili’: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/16/trivelle-referendum-spacca-i-sindacati-vertici-nazionali-posti-a-rischio-dirigenti-regionali-puntiamo-su-rinnovabili/2551960/

    —————————–

    Trivelle, la parabola dell’ex Pci Borghini: dal carrozzone pubblico Gepi alla guida del comitato contro il referendum: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/15/trivelle-la-parabola-dellex-pci-borghini-dal-carrozzone-pubblico-gepi-alla-guida-del-comitato-contro-il-referendum/2545309/

    ——————————

    Referendum anti-trivelle fissato al 17 aprile. Niente accorpamento con amministrative: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/11/referendum-anti-trivelle-fissato-al-17-aprile-niente-accorpamento-con-amministrative/2454077/

    —————————

    Referendum trivelle, Emiliano: “Astensione è strumentale. Vero scopo è impedire raggiungimento quorum”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/17/referendum-trivelle-emiliano-astensione-e-strumentale-vero-scopo-e-impedire-raggiungimento-quorum/2557465/

  14. marzo 21, 2016 alle 12:08 am

    Forse sarà pure assurdo non mettere limiti temporali alla bazzecola di 21 concessioni, forse…. Ma il referendum è comunque una sciocchezza. E la propaganda per il sì è di infimo livello (a parte pochi casi tipo voi), bufale a tutto spiano, esagerazioni, leggende metropolitane, proclami.
    Meglio astenersi. Io mi astengo. Non voto.
    Ho sempre votato, questa volta non voto, convintamente.

    • Mara
      marzo 21, 2016 alle 4:20 pm

      Gentile Admin, quando è stato concepito, il referendum NON ERA una sciocchezza. Ci hanno pensato i compagni di merenda a svuotarlo di significato, hai perfettamente ragione. Ma proprio per questo è importantissimo votare SI, dobbiamo dare un segnale forte e inequivocabile che il governo (minuscolo) non può fare tutti i suoi sporchi giochi sulla testa dei cittadini. Ti prego, guarda oltre i proclami e le sciocchezze che si leggono ogni giorno. Una persona come te (“ho sempre votato”) è preziosa affinché la democrazia non diventi definitivamente una parolaccia. Ci son già troppo sotto-italiani, in questo bellissimo e disgraziato Paese.

  15. marzo 23, 2016 alle 10:22 pm

    ..silenzio, non è successo nulla 😮

    da Il Corriere della Sera, 23 marzo 2016
    LE ISOLE, CHE VIVONO DI PESCA E TURISMO, SI TROVANO A SOLI 120 KM DA LAMPEDUSA.
    Tunisia: marea nera alle Kerkennah dovuta ad avaria pozzo di petrolio.
    Il 13 marzo si è rotto un tratto di un centimetro di una tubazione del pozzo di estrazione Cercina 7. L’incidente nel Mediterraneo a un mese dal referendum sulle trivellazioniTunisia: marea nera alle Kerkennah dovuta ad avaria pozzo di petrolio. (Paolo Virtuani): http://www.corriere.it/ambiente/16_marzo_23/tunisia-marea-nera-kerkennah-avaria-pozzo-petrolio-referendum-trivelle-66185a00-f0fe-11e5-9f30-007f8fe49766.shtml

  16. Mara
    marzo 29, 2016 alle 9:49 am

    Il silenzio dei Media la dice lunga sulla libertà di stampa in Italia. E se al referendum mancherà il quorum ci saranno i soliti bastardi a festeggiare dicendo che gli italiani sono favorevoli alle trivelle. Che il referendum era inutile. Votiamo e facciamo votare, anche chi, legittimamente, è deciso a votare NO.

  17. marzo 29, 2016 alle 2:56 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 26 marzo 2016
    Tunisia, perdita di petrolio da una piattaforma: marea nera arrivata fino a 120 chilometri da Lampedusa.
    La fuga del greggio da un pozzo di estrazione al largo delle coste delle isole Kerkennah, che vivono di pesca e turismo: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/25/tunisia-perdita-di-petrolio-da-una-piattaforma-marea-nera-arrivata-fino-a-120-chilometri-da-lampedusa/2582701/

  18. marzo 31, 2016 alle 2:52 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 30 marzo 2016
    Trivelle, pozzo Edison al centro di un processo a Ragusa: “Danni ambientali e smaltimento illecito acque contaminate”.
    Il procedimento penale (vicino alla prescrizione) è stato aperto nel 2007 ma la contaminazione va avanti dal 1989. Nel dossier si legge che gli inquirenti ipotizzano “gravi e reiterati attentati alla salubrità dell’ambiente e dell’ecosistema marino attuando modalità criminali di smaltimento dei rifiuti e dei rifiuti pericolosi”. Stabilito risarcimento di 70 milioni di euro: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/03/30/trivelle-pozzo-edison-al-centro-di-un-processo-a-ragusa-danni-ambientali-e-smaltimento-illecito-acque-contaminate/2593186/

  19. Luca Carta Escana
    aprile 7, 2016 alle 1:40 pm

    Salve, una domanda: in riferimento alla legge italiana 9 del 1991, l’articolo 9 comma 8 recita: “Al fine di completare lo sfruttamento del giacimento, decorsi i sette anni dal rilascio della proroga decennale, al concessionario possono essere concesse, oltre alla proroga prevista dall’articolo 29 della legge 21 luglio 1967, n. 613, una o piu’ proroghe di cinque anni ciascuna se ha eseguito i programmi di coltivazione e di ricerca e se ha adempiuto a tutti gli obblighi derivanti dalla concessione o dalle proroghe.” Dunque: “al fine di completare lo sfruttamento del giacimento […] possono essere concesse […] una o più proroghe (di cinque anni ciascuna)”.
    Ecco, se si prende in esame l’iter delle concessioni “Cervia Mare” e “Fascia Cervia Mare”, si scopre che Eni ha presentato istanza di proroga (per entrambe) mentre sta ora sfruttando la seconda proroga quinquennale (in entrambi i casi). [Fonte: unmig.mise.gov.it ]
    La domanda è questa: raggiunto il quorum, qualora vincesse il Sì, le compagnie potrebbero ugualmente ottenere dal governo italiano ulteriori proroghe quinquennali? Una, due, altre?

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