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Bonifiche ambientali a La Maddalena, la grande truffa.


La Maddalena, ex Arsenale, fondale marino inquinato

Nel maggio 2011 i Carabinieri del N.O.E. di Sassari, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania, avevano posto sotto sequestro prevenivo i 60 mila metri quadri di specchi acquei  e fondali prospicienti l’ex Arsenale di La Maddalena, trasformato in hotel extralusso e affidato in gestione quarantennale alla Società M.I.T.A. (gruppo Marcegaglia) con condizioni vantaggiosissime.

Ora, con la revoca del sequestro per il completamento delle bonifiche, vengono pubblicizzati ulteriori risultati delle indagini relative a quel sistema gelatinoso che ha portato il programma dei lavori del G8 previsto a La Maddalena (poi trasferito a L’Aquila) a esser uno dei più lucrosi e scandalosi affari ai danni dello Stato e dei contribuenti.  Indagini per ipotesi di danno erariale sono inoltre condotte dalla Procura della Corte dei conti.

Dai 6 ettari contaminati originari siamo passati a 12, secondo quanto reso noto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania.  Un gran bel risultato per le bonifiche ambientali della gestione bertolasiana del mancato G 8 a La Maddalena (già nel nel settembre 2011 c’è stato il rinvio a giudizio della c.d. cricca del G 8) che nasconde un segreto di Pulcinella: le bonifiche ambientali costate oltre 31 milioni di euro (24,140 milioni, secondo i dati della Protezione civile) sono state fatte male, per essere buoni.

La Maddalena, ex Arsenale, bacino (ora destinato a porto turistico)

Un programma farcito di illegittimità e illiceità denunciato fin da subito dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra, nell’assordante silenzio – quando non nel plauso – di tantissimi soggetti, comprese associazioni ambientaliste.

Già lo scorso 26 aprile 2010  e il 5 dicembre 2010 erano state inoltrate dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra alla Procura generale della Corte dei conti ed alla Procura della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna specifiche segnalazioni per eventuale danno erariale determinato dalle spese di fondi pubblici per le bonifiche ambientali incomplete a La Maddalena, connesse alla mancata riunione del G8 nel 2009.

L’azione è stata la naturale prosecuzione delle azioni precedenti che avevano portato all’apertura da parte della Commissione europea di specifica procedura di infrazione per non corretta applicazione delle normative in materia di valutazione di impatto ambientale e di informazione a carattere ambientale del programma di lavori per gli interventi connessi alla riunione G 8, poi trasferita a L’Aquila.    Infatti, la procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea riguardo la mancata corretta applicazione delle direttive comunitarie in materia di valutazione di impatto ambientale riguardo le opere già connesse con la riunione G 8 a La Maddalena venne avviata proprio in seguito al ricorso del 21 marzo 2008 (n. 2008/4372) delle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.   Importantissimo ruolo nella verifica di procedure ed attuazione del G 8 ha avuto l’on. Monica Frassoni, già Presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo ed ora Presidente dei Verdi europei. Dopo la conferma, nonostante le smentite e gli slalom di parole del Commissariato governativo per il G 8, del secondo parere motivato della Commissione europea, ne venne disposta l’archiviazione grazie al trasferimento del G 8 a L’Aquila. Eppure è rimasta la disciplina derogatoria in tema di ambiente, segreto di Stato e normativa sugli appalti pubblici.

La Maddalena, ex Arsenale, inqionamento del fondale marino

Si tratta, secondo quanto riportato da tutti i mass media in questi ultimi anni, di parte di quel sistema gelatinoso che appesta l’Italia da tempo. E i risultati si vedono. Le magistrature (ordinaria ed erariale) e il nuovo Governo Monti facciano pulizia, una volta per tutte.

O no?

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra 

 

 

 

La Maddalena, ex Arsenale, fondale marino inquinato

da La Nuova Sardegna, 23 febbraio 2012

La Maddalena, s’allarga il fronte dei veleni. Bonifiche-beffa: inquinamento cresciuto da 6 a 12 ettari davanti al Main Conference.

OLBIA. Una bonifica ambientale, quella disposta dalla Struttura di missione per il mancato G8 della Maddalena, che ha contribuito a estendere, a macchia di leopardo, l’inquinamento sottomarino. Con concentrazioni altissime di metalli pesanti, idrocarburi e veleni come l’arsenico, sparsi in un’area di 12 ettari. Il giro di boa, nell’inchiesta aperta dal sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi che prosegue per accertare costi e metodologie di bonifica, lo si è avuto ieri quando il tratto di mare davanti al Main Center è stato dissequestrato. Il pm Riccardo Rossi, nella conferenza stampa convocata alla direzione marittina del Nord Sardegna, ha scelto parole soft per descrivere lo sfacelo subacqueo che i suoi consulenti tecnici e le analisi di Arpa Sardegna hanno rilevato nel fondale dell’ex arsenale. Le draghe della Cidonio spa di Roma – tre funzionari dell’impresa di lavori marittimi sono iscritti sul registro degli indagati -, nel recuperare maldestramente la parte superficiale di quella fanghiglia imbevuta di inquinanti d’ogni genere «affondati» a partire dal 1895 in oltre un secolo di attività militari – hanno allargato a macchia d’olio la zona inquinata, che originariamente era stata localizzata su un’area di circa sei ettari. I carotaggi fatti dai carabinieri subacquei del Noe, che si sono infilati anche dentro le intercapedini dei pontili nuovi di zecca realizzati dalla Struttura di missione, hanno datato il periodo dell’inquinamento: l’anno 2008, quando i cassoni che formavano base e fondamenta per i nuovi pontili vennero messi a mare. Anche dentro quei cassoni in cemento armato è stata rilevata una altissima concentrazione di metalli pesanti e veleni, un inquinamento dovuto al movimento delle maree e alle correnti che spostavano gli agenti inquinanti sollevati dal fondale dalle draghe utilizzate per la «bonifica», veleni e idrocarburi che restavano in sospensione. «È nostro preciso dovere informare la popolazione e gli imprenditori, che sulle strutture del G8 ripongono le loro aspettative di sviluppo turistico ed economico, sull’attuale fase dell’inchiesta che ha contribuito, grazie alla professionalità dei tecnici che hanno effettuato prelievi e analisi, ad accertare uno stato di sofferenza nell’ecosistema marino che impedisce, sin quando non sarà garantita una bonifica integrale, l’utilizzo di quello specchio di mare – ha spiegato Riccardo Rossi -. Un mare e i suoi fondali che dovranno essere ripuliti e resi fruibili alla navigazione e ai turisti, attraverso una bonifica mirata e svolta con adeguate apparecchiature tecniche. Una bonifica che verrà programmata e disposta dalla Protezione civile nazionale». L’inchiesta, dunque, prosegue. E il magistrato, nel firmare il dissequestro dell’area, ha preso atto che la direzione marittima del Nord Sardegna e la capitaneria di porto della Maddalena hanno emesso le ordinanze di divieto di navigazione, pesca e balneazione per l’intera area mappata. «Dopo il mare scenderemo a terra, ma ci vuole tempo», ha spiegato il magistrato annunciando il nuovo programma di accertamenti nell’area dell’ex infermeria militare e nelle vecchie officine dell’arsenale. «Ma le inchieste penali non si aprono come quelle giornalistiche – ha precisato il magistrato -, non basta il sentito dire o le dichiarazioni di personaggi che parlano con il volto coperto davanti ad una telecamera. Servono prove, riscontri e individuazione di aree certe, non basate sui si dice». Ora tutto è nelle mani della Protezione civile, che scalpitava, nei mesi scorsi, per completare il risanamento a mare, a Roma da qualcuno ritenuto impedito dall’azione della magistratura. E dire che l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, prendeva cappello ogni qualvolta si parlava d’interventi mancati. Sostenendo che erano state fatte a dovere, con comunicazioni ufficiali alla commissione della Camera dei deputati. Forse glielo aveva assicurato il cognato Francesco Piermarini, ingegnere ed «esperto in bonifiche ambientali», supervisore dei lavori alla Maddalena.

 

La Maddalena, ex Arsenale, fondale marino con lastre di amianto

I costi alle stelle del risanamento. «Uscite» sospette: l’indagine continua. E Monti segue il caso.

 OLBIA. L’inchiesta non è conclusa. Resta da accertare, da parte del magistrato inquirente, se qualcuno ha fatto la cresta anche sui devastanti lavori di bonifica della Maddalena, costati circa 31 milioni e che hanno portato a inquinare il doppio dei fondali dragati. Ieri, nella capitaneria di porto, c’era una parte ufficiale – la conferenza stampa nella quale la magistratura inquirente, su delega del capo dell’ufficio Mario D’Onofio, ha fornito indicazioni sull’inchiesta in corso – e un incontro riservato. Nell’ufficio del direttore marittimo, il capitano di vascello Nunzio Martello, il pm Riccardo Rossi ha avuto un lungo colloquio con i funzionari della Protezione civile di Roma e l’ingegnere Donato Rossi, che rappresentava la Mita Resort.  Ai funzionari della Protezione civile il magistrato, consegnando l’atto di dissequestro, ha spiegato, mappe alla mano – illustrate da Antonio Furesi, direttore di Arpa Sardegna Sassari -, quali sono i fondali che necessitano di bonifica integrale. In alcuni punti le concentrazioni di idrocarburi, arsenico, piombo e mercurio superano di 12 volte le tolleranze previste dalla normativa nazionale. Il protocollo di intervento a mare avrà due supervisori che certificheranno, definitivamente, la bontà delle opere di bonifica: gli uomini della capitaneria di porto della Maddalena, guidati dal comandante Luigi D’Aniello e i tecnici dell’Arpa, diretti da Antonio Furesi. Nella conferenza di servizi, che sarà convocata a breve, verranno individuate le tecniche e gli strumenti da utilizzare nella bonifica. Quindi, dopo la stesura del piano di interventi, il progetto passerà alla fase esecutiva. I costi dell’intera opera saranno a carico della Protezione civile, che dovrà selezionare le imprese alle quali affidare l’appalto per ripulire i fondali maddalenini – un’area sottoposta a vincoli ambientali nazionali e regionali – attraverso una gara d’appalto da bandire in tempi rapidissimi. L’inquinamento dell’area marina della Maddalena è all’attenzione della presidenza del consiglio dei ministri che, nei giorni scorsi, ha chiesto e ottenuto, dalla Procura della Repubblica di Tempio, una dettagliata relazione sugli accertamenti sinora eseguiti.

 

ricostruzione quadro spese effettive G8 La Maddalena

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

ricostruzione quadro spese effettive G8 La Maddalena

(tabelle e foto da L’Espresso)

 

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  1. febbraio 23, 2012 alle 12:56 pm

    da Radio Press, 23 febbraio 2012
    La Maddalena, del G8 scippato restano solo i veleni: il mare è inquinato dopo le bonifiche. Ci sono tre indagati: http://www.radiopress.it/2012/02/la-maddalena-del-g8-scippato-restano-solo-i-veleni-mare-inquinato-dopo-le-bonifiche-trovati-idrocarburi-e-metalli-pesantibiss/

    da L’Unione Sarda on line, 23 febbraio 2012
    La Maddalena, 30 mln per le bonifiche. Ma è beffa, l’area inquinata si allarga: http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/254814

  2. frnoli
    febbraio 23, 2012 alle 2:35 pm

    mi domando che cosa si aspetti per metterli dietro le sbarre e buttare la chiave!

  3. Occhio nudo
    febbraio 23, 2012 alle 4:25 pm

    Grazie Soru.

  4. febbraio 24, 2012 alle 2:42 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 24 febbraio 2012
    G8 alla Maddalena, i retroscena dell’inquinamento. Verso la svolta: il nuovo interesse del governo Monti e i possibili sviluppi investigativi. Il pm indaga sui conti sospetti e sulle misure che hanno esteso l’inquinamento: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2012/02/24/news/g8-alla-maddalena-i-retroscena-dell-inquinamento-5648247

  5. febbraio 27, 2012 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 27 febbraio 2012
    Bonifiche, Mita minaccia: arsenale chiuso. Il rappresentante della Marcegaglia annuncia che l’hotel non sarà aperto a causa dei veleni. I ritardi avevano già provocato lo stop ai contratti degli operai. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Prima la sospensione dei contratti ai lavoratori Mita, ora la chiusura per l’estate del porto arsenale. «L’aggravarsi del caso-bonifiche così com’è stato delineato dalla Procura di Tempio c’impedisce di svolgere qualsiasi attività turistica», conferma ufficialmente l’ingegner Donato Rossi, 50 anni, procuratore speciale della società che nell’arcipelago fa capo alla presidente della Confidustria. Niente ospiti nell’albergo a 5 stelle, né sbarchi di yachtman.
    Anzi, le opzioni avanzate a suo tempo da appassionati della nautica, magari abbinate a una residenza a terra, paiono a questo punto destinate tutte a cadere.
    Dopo le incertezze sulla possibilità di riapertura dei villaggi Valtur a Santo Stefano e del Club Mediterranée a Caprera, per La Maddalena è la mazzata finale. Soprattutto sulla speranza di riconversione da un’economia strettamente fondata sul ruolo dei militari.
    Il disastro-G8 porta così a una doppia beffa finale. E si rivela un boomerang di proporzioni colossali. Per tutti. Persino per chi, come il gruppo Marcegaglia, almeno all’inizio sembrava avesse ottenuto il grande complesso dell’arsenale a buone condizioni. A che serve infatti aver strappato la gestione quarantennale su un’area di 110mila metri quadrati a fronte di un canone annuo di 60mila euro e una «una tantum» di 30 milioni dal momento che il mancato risanamento ambientale ne ha impedito finora l’utilizzo? Nei mesi scorsi, di fronte ai ritardi nella consegna di parti della struttura e al permanere di veleni a mare su uno specchio d’acqua allora individuato in 6 ettari davanti al Main Conference, la Mita Resort aveva convocato i sindacati. C’era stato un incontro alla Confindustria di Olbia. E in quella sede la società aveva comunicato di non poter più garantire, in quel momento, il rispetto dei contratti. Non più solo con gli stagionali (un centinaio), ma anche con i dipendenti fissi. «Oggi c’è poco da fare altre valutazioni dopo la conferenza stampa nella quale il sostituto procuratore Riccardo Rossi ha reso noto che le bonifiche dovranno riguardare un’estensione pari al doppio del previsto – ammette il dirigente del porto arsenale – Un fatto comunque appare evidente: non esiste la minima possibilità di aprire i battenti per la prossima stagione». E nel frattempo? «La Protezione civile dovrà fare le operazioni di risanamento, staremo in attesa di conoscere quando si svolgerà la nuova conferenza di servizi e quale sarà l’ulteriore cronoprogramma per l’esecuzione dei lavori», spiega Donato Rossi. In effetti, sino a oggi, tutte le volte che da Roma è arrivata notizia di una data d’avvio delle integrazioni a mare destinate a coprire le falle lasciate aperte dalla Cricca della Ferratella, la partenza è stata puntualmente disattesa. E chi adesso pensa che la responsabilità possa venire ricondotta all’esigenza di aspettare la fine delle ispezioni subacquee disposte dalla magistratura tempiese e il dissequestro del bacino davanti al Centro congressi dimentica un aspetto importante della vicenda: è passato più di un anno tra l’incriminazione a Firenze dell’ex capo della Protezione civile Bertolaso, insieme con diversi dirigenti della Struttura di missione per il G8 (10 febbraio 2010), e l’inizio delle indagini da parte della magistratura gallurese. Ma in tutto quel tempo, ossia in oltre 12 mesi, da Roma non è mai stato fatto un passo avanti concreto per cominciare praticamente il risanamento dello specchio d’acqua. Solo analisi ed esami scientifici. E ciò nonostante gli annunci ufficiali, i proclami sulla disponibilità di 6,3 milioni per completare le decontaminazioni, la definizione di tempistiche per le contromisure.
    «Speriamo di avere risposte nelle prossime riunioni con i dirigenti del ministero dell’Ambiente e della Protezione civile – chiarisce Donato Rossi – Non abbiamo elementi sull’operatività che a questo punto si renderà necessaria. Ma è ragionevole supporre che, a fronte del raddoppio dell’area inquinata, le prospettive per agire con la rapidità ipotizzata sino alla scorsa settimana siano destinate a venire riviste».
    In altre parole, se mai verrà garantito il vero avvio delle operazioni a mare, per concluderle ci vorranno più mesi del previsto. È inoltre logico porsi un ultimo interrogativo. Basteranno le risorse già stanziate di fronte all’aggravarsi della situazione? Oppure, dopo i 31 milioni spesi, e gli oltre 6 già stanziati a integrazione, ci vorranno altri soldi pubblici?
    «In un quadro del genere Mita pensa alla rivalutazione dell’entità dei danni subìti», dichiara il procuratore speciale della società per la gestione del porto arsenale affidato al gruppo guidato da Emma Marcegaglia. E conclude: «Noi, secondo quanto previsto dal contratto di concessione con lo Stato, abbiamo chiesto un arbitrato per gli indennizzi che ci spettano. La Protezione civile ha però risposto sostenendo che la strada da seguire dovrebbe essere quella di una causa civile. Sulla questione dovrà adesso pronunciarsi la Cassazione».
    Nell’attesa, in tutta evidenza, sarà la comunità della Maddalena a pagare le conseguenze più gravi. Fra l’altro, nel bailamme sollevato dal caso-bonifiche, che riguarda una piccola porzione di area portuale rispetto alla vastità delle acque delle Bocche di Bonifacio, spesso si dimentica che l’arcipelago è un paradiso naturalistico, forse il più bello di tutto il Mediterraneo, dalle acque incantevoli e incontaminate.

  6. giuliana fenu
    febbraio 29, 2012 alle 2:55 pm

    incredibili i ribassi totalmente fuori mercato e gli importi finali che in taluni casi quasi triplicano l’importo iniziale! Gli affidamenti diretti poi, lasciano senza parole.

  7. marzo 27, 2012 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 27 marzo 2012
    Monti sblocca tutte le opere dell’ex G8. Il premier firma un’ordinanza: 28 milioni per porto, ospedale militare e case popolari. Cappellacci nominato commissario straordinario.

    LA MADDALENA. Un po’ ha del clamoroso. Mario Monti, il presidente del rigore, ha fatto un’eccezione. Per La Maddalena. Il 22 marzo ha firmato un’ordinanza fondamentale: ha sbloccato 28 milioni a favore delle opere collaterali al G8. Il premier ha nominato commissario straordinario Cappellacci e gli ha affidato il compito della realizzazione del nuovo lungomare e della costruzione degli alloggi a Moneta. In più, il governatore dovrà occuparsi del completamento dell’ex ospedale militare (bando di gestione compreso) e del recupero delle strutture militari di Punta Rossa.
    La strada avviata dal G8 – prima interrotta dalle inchieste giudiziarie e dallo spostamento del vertice all’Aquila, poi sempre accidentata – trova dunque un nuovo sbocco. Monti ha deciso che le opere andranno tutte terminate, dando a Cappellacci il potere di farlo (insieme a un soggetto attuatore) e un tempo limite (entro il 2012, salvo slittamenti).
    E’ una notizia inaspettata, alla Maddalena. Monti e Cappellacci – come dimostrano le varie note che si sono scambiati Governo e Regione tra il novembre del 2011 e il febbraio del 2012 – hanno ripreso il dialogo in silenzio per dare alla Maddalena ciò che le spettava. Ora c’è l’atto che sancisce l’intesa. Sono stati sbloccati 28 milioni di euro, ma altri soldi – soprattutto per l’ex ospedale militare e Punta Rossa – potrebbero entrare nel bilancio speciale affidato al governatore.
    Per Punta Rossa, poi, c’è un passaggio chiave. Eccolo: per gli immobili militari (c’è il loro censimento catastale) «è disposta la sdemanializzazione e il passaggio al patrimonio disponibile dello Stato ai fini del successivo trasferimento alla Regione».
    La parte concretamente avviabile riguarda la realizzazione del lungomare da Cala Balbiano a Punta Chiara e la costruzione degli alloggi a Vaticano, Moneta e nell’ex caserma Sauro. Su quest’ultimo punto, come anticipato qualche settimana fa, c’è un accordo di massima per permettere agli attuali inquilini di acquistare le nuove costruzioni.
    Per la gestione dell’ex ospedale militare, oggi albergo, ci sarà un bando di gara. La struttura, che durante il G8 avrebbe dovuto ospitare i capi di Stato (a eccezione di Obama, che avrebbe dovuto dormire nell’ex arsenale), andrà messa a regime. Servono infatti alcuni interventi, anche di manutenzione. Non è escluso che possa tornare d’attualità il progetto di chiudere la strada che divide l’albergo dal mare. Poi si cercherà un privato che voglia gestirlo, sul modello seguito per l’ex arsenale. Con una differenza: la gara sarà indetta dal presidente della Regione, e non dalla protezione civile come avvenne nel 2009.
    A proposito del complesso gestito dalla Marcegaglia non c’è alcuna novità. La partita, in quel caso, è molto complessa perché di mezzo ci sono un’inchiesta della magistratura sulle bonifiche fatte (o non fatte) e su quelle da fare. Serviranno molti milioni, al momento non disponibili nel bilancio della protezione civile.
    Soddisfatti della svolta romana sono Gianluca Lioni, maddalenino e dirigente nazionale del Pd, e il responsabile nazionale delle politiche del paesaggio Michele Fina. Che hanno incontrato recentemente il capo della protezione civile Franco Gabrielli.
    «La notizia positiva è che il presidente del consiglio Mario Monti ha firmato l’ordinanza inerente le opere – dicono Lioni e Fina -. Non si può che esprimere soddisfazione per un provvedimento molto atteso dalla comunità maddalenina, che può finalmente sbloccare la portualità turistica con il progetto del waterfront, oltre che la riqualificazione urbanistica a Moneta, e le opere necessarie per consentire il pieno utilizzo dell’ex ospedale militare, e quelle per il recupero e la valorizzazione di Punta Rossa a Caprera.
    «Nessuno ha la bacchetta magica e non mancheranno difficoltà – continuano – ma con l’impegno condiviso del Comune, che non ha mai lesinato gli sforzi, della Regione e di tutte le istituzioni il progetto di scrivere una nuova pagina per La Maddalena può diventare realtà».
    «La grave crisi di portata internazionale e nazionale – aggiunge Lioni – nella nostra isola ha assunto una dimensione drammatica, a causa di contingenze particolari, legate alla specifica transizione che sta attraversando: lo smantellamento della base americana e il profondo ridimensionamento della marina italiana, il G8 mancato, la drastica diminuzione dei collegamenti marittimi, la chiusura di grandi strutture turistiche. Ecco perché questa ordinanza è una boccata d’ossigeno per la nostra economia».

  8. marzo 30, 2012 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 30 marzo 2012
    La Maddalena, pronti 28 milioni, ma bonifiche in stallo. Ecco caso per caso che cosa prevede l’ordinanza per la riparazione dei danni nell’arcipelago dopo il G8 mancato. (Pier Giorgio Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2012/03/30/news/la-maddalena-pronti-28-milioni-ma-bonifiche-in-stallo-1.3750549

  9. novembre 8, 2012 alle 2:58 pm

    da La Nuova Sardegna, 8 novembre 2012
    G8, ai“domiciliari” un ex consigliere della Corte dei conti. Ipotizzati collegamenti con l’ex arsenale militare di Moneta e la caserma della Finanza di Oristano. Altri cinque indagati: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121108083645.pdf

    Rabbia alla Maddalena: «Legalità sfregiata». I commenti sulla nuova svolta nell’inchiesta romana. «Faremo rispettare tutti i nostri diritti». (Pier Giorgio Pinna): http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_231_20121108083711.pdf

  10. dicembre 15, 2012 alle 10:57 am

    da La Nuova Sardegna on line, 15 dicembre 2012
    La Maddalena, parco giochi con terreno avvelenato. Il Comune lo chiude dopo la segnalazione della Procura. Materiale proveniente dagli scavi per il G8? (Giampiero Cocco): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2012/12/15/news/la-maddalena-parco-giochi-con-terreno-avvelenato-1.6200877

    • dicembre 16, 2012 alle 1:37 pm

      da La Nuova Sardegna, 16 dicembre 2012
      Parco giochi «ai veleni», esplode la polemica. La Maddalena, il caso arriva in Consiglio. L’impresa costruttrice: «Non abbiamo responsabilità». (Giampiero Cocco)

      LA MADDALENA. L’inchiesta giudiziaria che ha imposto la chiusura del parco giochi per bambini di Padule, a causa della massicciata inquinata da idrocarburi e metalli pesanti, ha fatto insorgere l’opposizione, gli attuali gestori dell’impianto ludico e l’impresa costruttrice. Il gruppo civico – Luca Montella, Gaetano Pedroni e Massimiliano Guccini – ha chiesto la convocazione, in seduta straordinaria e aperta alla cittadinanza, del consiglio comunale per lunedì. Il punto all’ordine del giorno riguarda le concessioni relative all’avvio dei lavori, alla loro conclusione e alle indispensabili autorizzazioni per quell’opera pubblica che, da tempo, fa storcere il naso a più di un consigliere. Dal canto loro gli attuali gestori dell’impianto, i rappresentanti dell’Atletico Maddalena, per voce del loro presidente Mario Tinteri si dicono pronti a costituirsi parte civile contro i responsabili dell’inquinamento. «Avevamo predisposto il programma natalizio, con giostre e pista di ghiaccio già in arrivo. La chiusura del parco giochi ci farà perdere il lavoro e l’investimento economico». Sullo spinosissimo caso è intervenuto, ieri, anche il legale rappresentante dell’impresa costruttrice, la “Pavan costruzioni generali srl che, nel 2008, si era aggiudicata quei lavori. L’ingegner Sergio Pavan ha voluto precisare che «abbiamo già avuto modo di spiegare al magistrato inquirente, nell’aprile scorso, che i lavori per la realizzazione del parco giochi hanno avuto inizio in il 23 dicembre 2008, mentre le opere di bonifica dell’ex arsenale vennero eseguiti dall’agosto a metà settembre del medesimo anno ad opera di altre ditte, che con la Pavan non hanno avuto nulla a che fare. La Pavan, nell’ambito dei lavori del G8, ha partecipato con consorzio di imprese sarde alla realizzazione, in subappalto, di un’ala del nuovo albergo “Residenza Forte Carlo Felice”, ampliando il vecchio ospedale militare. Lavori che non comprendevano bonifiche, scavi o demolizioni. Sul parco giochi, – ha concluso l’ingegner Pavan – dico soltanto che l’area che ci è stata consegnata dall’amministrazione comunale veniva utilizzata in precedenza come discarica abusiva e come rimessaggio di natanti dell’adiacente porticciolo. Una volta smaltito nelle discariche autorizzate il detto materiale, si è provveduto a livellare il terreno approvvigionando il materiale mancante da cave, anch’esse autorizzate, con regolari bolle di trasporto. In ogni caso non è compito dell’impresa appaltatrice eseguire indagini chimiche sul suolo su cui deve essere realizzata l’opera che le viene commissionata, a meno che non le siano espressamente richieste». Resta però intatto il problema dell’inquinamento ambientale di un’area di proprietà comunale sulla quale è stato realizzato il parco giochi e altre strutture sportive, e da capire a chi spettasse il compito di verificare e stabilire la perfetta integrità del sito, secondo le norme in materia ambientale varate con la legge 152/2006. I carotaggi eseguiti dalla polizia giudiziaria e analizzati dai tecnici dell’Arpas hanno evidenziato la presenza, oltre le soglie di tollerabilità, di agenti inquinanti pericolosi per la salute e l’igiene pubblica.

  11. febbraio 1, 2013 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2013
    LA MADDALENA, LA POLEMICA SULLE COMPETENZE PASSATE ALLA REGIONE.
    Il governo: «Mantenuti i finanziamenti per le bonifiche».

    LA MADDALENA. «Meno burocrazia, più velocità negli investimenti e più vicinanza ai cittadini e alle esigenze locali». Questa la giustificazione che il ministero dell’Ambiente ha dato al provvedimento che restituisce alla Regione Sarda la competenza sul disinquinamento dell’area dell’ex G8 della Maddalena. «È assicurato il mantenimento dei finanziamenti precedenti», spiega il dicastero. Il decreto, annunciato nei giorni scorsi dal nostro giornale grazie alla vigilanza del comitato “Gettiamo le basi” su ogni atto governativo, è stato firmato ieri dal ministro Corrado Clini e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Un declassamento che ha mandato in frantumi le speranze del primo cittadino della Maddalena, Angelo Comici, il quale ha scritto, ieri, una lunga missiva al presidente del consiglio dei ministri Mario Monti, al ministro Corrado Clini e al governatore Regionale Ugo Cappellacci. «Faccio appello alla suo senso di responsabilità – scrive Angelo Comiti a Mario Monti – affinchè la colpevole inerzia dei soggetti preposti a chiudere il procedimento (le bonifiche e il completamento delle opere dell’ex G8 – ndr) si adoperino per la convocazione della conferenza dei servizi decisoria, finalizzata alla validazione del progetto presentato al ministero dell’Ambiente da parte del dipartimento della Protezione civile. Impegni scaturiti negli accordi, compresa la parte finanziaria, nella conferenza dei servizi svoltasi presso il ministero nell’agosto del 2012. Nella mia precedente missiva chiedevo un suo diretto interessamento, all’indomani del dissequestro dello specchio acqueo antistante l’arsenale da parte delle procura della Repubblica, finalizzato alla bonifica del sito in questione, che avrebbe consentito l’utilizzo dell’intera struttura a tutt’oggi improduttiva e in uno stato di completo abbandono, costata centinaia di milioni di euro alla collettività nazionale. Suo grande merito è stato quello di ripristinare la giusta dignità alla Repubblica, e le sarei grato – conclude il sindaco – se volesse decidere una piccola parte del suo prezioso tempo a questa collettività, nel merito della importante questione sopraesposta, contribuendo in maniera concreta alla dissipazione di un pericoloso convincimento: e cioè che i maddalenini, e i sardi, non appartengano alla Repubblica Italiana, ma alla Repubblica delle banane». (g.p.c.)

  12. febbraio 5, 2013 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 febbraio 2013
    Bonifiche, il Parco contro il Ministero. Vertice a Roma tra il presidente Bonanno e il ministro dell’Ambiente Clini per avviare subito i lavori nell’ex arsenale. Progetto Momar, rubati dal mare gli strumenti antinquinamento. (Giampiero Cocco)

    Si chiama Momar, ed è l’acronimo del progetto per il monitoraggio, la protezione e la valorizzazione della fascia costiera e dell’ambiente marino che vede insieme Francia, Italia, Corsica, Sardegna e Toscana. L’università di Cagliari, con il dipartimento della Sanità pubblica regionale, ha mappato l’intero litorale isolano, compreso quello ricadente nel Parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena. Con risultati eccellenti, sotto il profilo della balneabilità e purezza delle acque, nelle zone di Spargi, Budelli, Santa Maria. Problematica, invece, la situazione davanti all’ex arsenale della Marina militare e alla ex base per sommergibili Usa di Santo Stefano, dove idrocarburi e metalli pesanti sono una costante fissa, oltre i parametri di legge. E qualcuno, per evitare questi controlli, si è anche rubato gli strumenti scientifici lasciati in mare.

    LA MADDALENA. Pezzi di paradiso che rischiano d’essere venduti all’asta, la spinosissima “querelle” tra Stato e Regione Sarda sulle bonifiche mancate, il sempre più esteso inquinamento rilevato nel mare dell’arcipelago maddalenino e, infine, la rimodulazione dei programmi e delle competenze dell’ente Parco. Una serie di impegni più che gravosi quelli che Giuseppe Bonanno, presidente del Parco nazionale della Maddalena, illustrerà questa mattina al ministro dell’Ambiente Corrado Clini in un incontro fissato con urgenza dai vertici ministeriali. La stagione estiva incombe e le ultime decisioni in materia di bonifiche non sono le più confortanti. Il ministero, dopo aver tergiversato per anni, ha scaricato sulla regione sarda la patata bollente della gestione delle bonifiche nell’area marina e terrestre, dell’ex arsenale militare, declassando la zona da sito di interesse nazionale a semplice “zona di inquinamento locale”. «Stando ai primi contatti avuti con il ministero dell’Ambiente – ha spiegato ieri il presidente Giuseppe Bonanno –, i fondi statali per portare avanti le bonifiche, circa 5 milioni di euro, sono sempre a disposizione, mentre altrettanti sarebbero di competenza della regione sarda. Per capire meglio questo passaggio ho chiesto un incontro con il ministro, al quale farò presente la particolare urgenza di avviare le operazioni di bonifica e, in quel contesto, parlerò anche della singolare situazione in cui si trova l’isola di Budelli, che potrebbe essere venduta all’asta giudiziaria nei prossimi mesi. Una prima valutazione del nostro ufficio legale esclude a priori la possibilità che qualcuno possa avere interesse ad acquisirla, considerata la “blindatura” di cui gode l’isola, ancora proprietà di privati ma gestita, sotto ogni aspetto, dall’ente Parco. L’unica soluzione che si potrebbe adottare, e sarà da noi suggerita, è quella di acquisire con decreto al patrimonio pubblico le strutture murarie, tutte in stato di degrado avanzato e ricadenti nell’area demaniale, per sottoporre questi edifici a ulteriore blindatura sotto il profilo paesaggistico e ambientale. Tutta da valutare, per gli argomenti appena esposti, è invece la disponibilità del ministero dell’Ambiente in relazione all’esercizio del diritto di prelazione, già esercitato per una porzione di terreni su un’isola dell’arcipelago. Un diritto di prelazione da esaminare con attenzione, e compatibilmente con le disponibilità economiche del ministero, considerata la totale indisponibilità dell’isola. Ma pur sempre una opportunità, anche se la considero remota, di acquisire al patrimonio pubblico una delle principali aree ambientali di pregio presenti in tutto il Mediterraneo». Quel chilometro e mezzo di paradiso terrestre è sottoposto a una miriade di vincoli regionali, nazionali e internazionali che nessuno potrà mai aggirare. Sull’isola non si può sbarcare con mezzi privati, mentre anche passeggiare sui vecchi sentieri è vietato da tempo, così come l’ormeggio, la sosta e il transito a una distanza di cento metri dalla costa. Una bolla di protezione integrale, per preservare la Spiaggia rosa e quella del Cavaliere, due delle attrazioni naturali più gettonate dell’arcipelago della Maddalena. Il problema, per il presidente Bonanno, restano quei siti marini ad alto tasso di inquinamento per la inquietante presenza, sui fondali e nella acque davanti all’ex arsenale e ai vecchi moli di Santo Stefano, di metalli pesanti, idrocarburi e veleni che rendono l’intera area inutilizzabile. «Gestire un parco marino con queste limitazioni è problematico – conclude –. Se poi aggiungiamo che la titolarità delle competenze sull’intero compendio è suddivisa tra tante istituzioni ed enti, il gioco è fatto. Ministero dell’Ambiente, dei Beni culturali, la Marina militare, la Regione, il Comune, la ex Provincia, e poi il corpo forestale dello Stato e quello regionale. Ogni organismo esercita il proprio potere, a tutela della proprie competenza. Ogni conferenza di servizi diventa una torre di Babele e le decisioni tardano ad arrivare».

  13. aprile 20, 2013 alle 10:46 am

    da La Nuova Sardegna, 20 aprile 2013
    Bonifiche G8 alla Regione. La Maddalena, le direttive pubblicate sulla Gazzetta ufficiale. (Giampiero Cocco)

    LA MADDALENA. Il completamento delle opere di bonifiche, marine e terrestri, nell’area dell’ex arsenale della marina militare spetterà alla Regione Sarda. Questa l’ ordinanza firmata dopo la conferenza di servizi convocata a Roma nei giorni scorsi e presieduta da capo del dipartimento della Protezione Civile, Franco Gabrielli. Il responsabile della Protezione civile ha avviato la procedura che dà piena facoltà alla Regione Sarda di intervenire, con una struttura facente capo all’assessorato all’Ambiente e ai Lavori pubblici, nella zona interessata alla riqualificazione dell’ex G8. Un crono-programma, quello predisposto da Franco Gabrielli, che potrà partire utilizzando i primi fondi messi a disposizione della Regione, oltre due milioni di euro, e procedere nelle operazioni di bonifica con interventi economici che saranno di volta in volta presentati e approvati, per il finanziamento, dalla Protezione civile nazionale. Sin qui le direttive pubblicate ieri sulla Gazzetta ufficiale, mentre si attende da anni la ripresa delle operazioni di bonifica che hanno interessato anche la procura della Repubblica di Tempio, che sta per chiudere la mega inchiesta nella quale sono rimasti coinvolti, per diversi capi d’accusa, decine di funzionari pubblici, imprenditori e ex dipendenti della Protezione civile.

  14. maggio 28, 2013 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 maggio 2013
    Bonifiche, il Comune rischia un’altra beffa. La Regione potrebbe cedere le competenze sul risanamento. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Sulle bonifiche nuovi pericoli. Prima lo Stato ha passato le competenze dalla Protezione civile al ministero dell’Ambiente, poi le ha trasferite alla Regione. Da Cagliari adesso vorrebbero affidarle al Comune. E ieri di tutto questo si è discusso a lungo nel capoluogo. Il sindaco, Angelo Comiti, chiede garanzie. «Nessuno ci può obbligare a diventare soggetti attuatori – spiega nel viaggio di ritorno da Cagliari – Non ci metteremo mai al servizio di manovre che allontanino il risanamento e ci facciano restare col cerino in mano». Dopo aver precisato che comunque ci si trova di fronte a un momento interlocutorio, chiarisce ancora: «Non è vero che la Regione tenta di scaricare su di noi. Il nostro interesse è predisporre un percorso per fare le cose presto e bene: ho perciò suggerito un accordo di programma col ministero dell’Ambiente e con la Regione, ben diverso dalla bozza d’intesa di cui s’è parlato, accordo dal quale la Protezione civile non potrà sfilarsi». «Come opposizione consiliare vigileremo: non vogliamo trovarci davanti a nuove beffe», ammonisce dalla Maddalena Pierfranco Zanchetta, che conosce perfettamente ogni passaggio perché era assessore provinciale della Gallura all’epoca in cui la Struttura di missione operava nell’arcipelago. Un caso nel 2010 culminato nell’incriminazione della “Cricca della Ferratella”. Con pesanti accuse all’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e 17 presunti complici. Da allora, sul fronte bonifiche, tutto è bloccato. Cessate le competenze della Protezione alla fine dello scorso anno, termine che da Roma hanno lasciato arrivare a scadenza senza predisporre interventi concreti, l’area delle bonifiche, da sito d’interesse nazionale, è diventato d’interesse regionale. Nella sostanza, il ministero dell’Ambiente ha passato la palla al governatore della Sardegna sul risanamento nel tratto di mare davanti al Main Conference, nell’ex arsenale militare. E adesso c’è chi dice che la Regione vorrebbe fare lo stesso col Comune. «In realtà le cose non stanno in questi termini: non ci sono forzature e la giunta Cappellacci non sta facendo il tentativo di scaricare la patata bollente – tiene però a precisare il sindaco – Siamo nelle fase di predisposizione tecnica, della formazione delle decisioni. Insomma, le scelte devono ancora maturare compiutamente: perciò faremo una nuova riunione in settimana». «A ogni modo, non consentirò a chi ha inquinato e poi non ha fatto le bonifiche di attribuirci oneri impropri e non dovuti», ribadisce Comiti. Ma con quali soldi sarà portato a termine il risanamento? Con gli 11-12 milioni da tempo stanziati dallo Stato con fondi residui ex G8 (in aprile rifinanziati per oltre 6 mln) e dalla Regione (altri 5 mln, attraverso una delibera Cipe del 2012). Per rendere possibile il progetto, secondo quanto emerso anche dagli accertamenti giudiziari disposti dalla Procura di Tempio sulla superficie d’acqua contaminata, occorrerebbero tuttavia 19 milioni. L’area d’intervento è infatti passata dai 6 ettari iniziali a più del doppio. Non è il solo punto dolente. Gravissimi ritardi generali a parte, a far crescere le proteste sono stati in questi anni i continui rinvii del via effettivo al cronoprogramma di risanamento. «È paradossale che a Roma e a Cagliari qualcuno possa pensare che a togliere le castagne dal fuoco sia chiamato il Comune dopo i furti, le truffe e gli scandali che mai hanno sfiorato gli amministratori locali», afferma così Zanchetta. Per concludere: «Chi pensa di poter domandare soldi a Mita per il porto arsenale, come ha suggerito il ministero, non ricorda che è il gruppo Marcegaglia in questo momento a chiedere i danni allo Stato. Comunque la proposta della Regione va respinta. Lo Stato dev’essere richiamato alle sue responsabilità. E nessuno può lavarsi le mani rifilando a noi l’ennesimo pacco avvelenato».

    —————————

    A giudizio Balducci, Anemone e Blandini. L’accusa: corruzione legata agli appalti per il g8.

    ROMA. Nuovo rinvio a giudizio nella capitale per alcuni dei presunti appartenenti alla cosidetta Cricca degli appalti per il G8 in un filone d’indagine parallelo all’inchiesta principale. A processo andranno l’imprenditore Diego Anemone, l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci e l’ex dirigente del ministero dei Beni culturali, poi direttore generale della Siae, Gaetano Blandini. Sono tutti accusati di corruzione. Ieri mattina il gup, Maddalena Cipriani, ha fissato il processo per il prossimo 30 settembre davanti alla VIII sezione penale. Il procedimento dei pm Ilaria Calò e Roberto Felici, è quello che portò nel maggio scorso anno al sequestro di beni e proprietà per 16 milioni. Per l’autorità giudiziaria Anemone avrebbe anche finanziato alcuni film interpretati da Lorenzo Balducci, figlio di Angelo, al fine di riuscire ad avere appalti per il G8 della Maddalena e altri per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia.

  15. giugno 20, 2013 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 20 giugno 2013
    Affari G8, a giudizio Anemone e Pittorru. L’accusa: informazioni riservate in cambio di 700mila euro. (Pier Giorgio Pinna)

    LA MADDALENA. Scottano sempre di più gli affari del G8. Ora sono stati rinviati a giudizio dal gup di Roma altri due personaggi di primo piano. Sono il Costruttore & il Generale. L’imprenditore è il solito Diego Anemone, 43 anni, romano, già implicato in tutte le inchieste per il vertice mancato nell’arcipelago sardo e poi indagato in mezza Italia per altre irregolarità legate ai progetti per le Grandi opere. L’alto ufficiale è Francesco Pittorru, 66 anni, di Calangianus, a suo tempo arrivato quasi si vertici della Guardia di finanza e in seguito, dal 2004, chiamato a dirigere il settore tecnico-logistico dei servizi segreti (Aisi). Per tutti e due l’imputazione è gravissima: concorso in corruzione. Il processo comincerà il 13 novembre prossimo davanti ai giudici dell’ottava sezione penale del tribunale di Roma. Al centro della vicenda, due fatti distinti. Uno ha come retroscena gli appartamenti comprati di recente dalla famiglia Pittorru in via Merulana e in via Poliziano, nella capitale. Secondo l’accusa, sarebbero stati acquistati e ristrutturati con un contributo di 700mila euro dato da Anemone. In cambio, l’imprenditore avrebbe ricevuto informazioni riservate sugli accertamenti giudiziari che lo vedevano coinvolto alla Maddalena e in altri luoghi destinati – dal 2008 al 2010 – alle Grandi opere. Per pagare gli alloggi l’architetto Angelo Zampolini (lo stesso del caso Scajola-Colosseo, ancora una volta su incarico del costruttore) avrebbe portato dal notaio romano incaricato di seguire le compravendite numerosi assegni, da 10mila euro ciascuno, compilati da terze persone ma riferibili comunque al gruppo Anemone. C’è poi il secondo versante. Il costruttore, sempre stando ai capi d’imputazione, sarebbe stato favorito nell’affidamento di un appalto da 12 milioni. Quello per la ristrutturazione di una caserma dell’Aisi, ex Sisde, nel quartiere romano San Giovanni. Al centro della storia, la Cricca di Anemone, la stessa per la quale successivamente finirà sotto inchiesta l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, insieme a 16 alti dirigenti pubblici, perlopiù funzionari della Struttura di missione in servizio alla Maddalena. Bene: questa organizzazione “gelatinosa”, come l’ha definita la magistratura inquirente, avrebbe ricevuto da Pittorru un via incondizinato ai lavori supersegreti. In precedenza, un altro generale sardo dell’Aisi, Giampaolo Sechi, Arma dei carabinieri, che oggi ha 70 anni ed è in pensione, si era invece opposto alla lievitazione dei prezzi nella struttura top secret, che sarà alla fine di 9 milioni. Ma Sechi, a suo tempo braccio destro di Dalla Chiesa nel reparto antiterrorismo fondato in Piemonte contro le Brigate rosse, era stato misteriosamente sollevato dall’incarico di capo di quel settore. E con lui era saltato l’intero staff tecnico dei “servizi” che aveva espresso parere negativo sul vorticoso aumento di spese per le ristrutturazioni nella caserma degli 007, la “Zignani”, in piazza Zama. Di ieri mattina l’ultimo sviluppo giudiziario sulle due vicende. Svolta in larga misura attesa. L’indagine, cominciata a Firenze, era stata infatti trasferita a Perugia e da qui a Roma per competenza territoriale. Nel corso degli accertamenti, durati diversi anni, il generale Sechi, così come gli altri specialisti dell’Aisi defenestrati, sono stati sentiti come testimoni. Non si sa che cosa abbiano riferito ai magistrati. Il loro racconto potrebbe però aver contribuito ad aggravare la posizione di Pittorru. Quest’ultimo, interrogato dagli inquirenti, aveva spiegato che Anenome si sarebbe limitato a fargli un prestito. E che questo rapporto sarebbe stato formalizzato in una scrittura privata custodita nella sua casa di Cannigione. Ma poi, come aveva riferito agli investigatori l’ufficiale della Finanza passato ai “servizi”, lui stesso nell’abitazione vicino ad Arzachena non avrebbe più ritrovato lo scritto. Così Pittorru aveva invitato la magistratura a chiederne copia ad Anemone. «Ma io non so davvero di che cosa parla», si era limitato a dire il costruttore romano agli uomini che gli notificavano l’ordine di perquisizione per cercare l’atto negli uffici delle sue società. È stata l’unica volta in tutti i processi a suo carico che l’imprenditore ha parlato. In ogni caso di quel documento non pare sia mai stata trovata traccia. Ma durante il processo sia Pittorru sia Anemone forse avranno modo di chiarire meglio i loro rapporti in quegli affari nati sui retroscena della mancata conversione turistica dell’arcipelago sardo.

  16. febbraio 26, 2015 alle 12:13 pm

    Savle
    ho una villa da vendere, ed ero alla ricerca di un sito di annunci ed ho trovato questo per vendere ai russi.
    Ho inserito il mio annuncio
    spero bene. Tra i servizi, traducono l’annuncio e con delle opzioni pubblicano anche in cina.

    Ditemi che ne pensate
    http://www.venderefacileairussi.com/
    Ciao a tutti

  1. marzo 29, 2012 alle 11:10 pm

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