Bye, bye, gasdotto Galsi, arrivano i rigassificatori?


Romulea ligustica

Romulea ligustica

anche su Il Manifesto Sardo (“Bye bye Galsi, arrivano i rigassificatori?“), n. 169, 16 maggio 2014

 

L’aveva già detto nel novembre 2013 l’allora Assessore regionale dell’industria Antonio Angelo Liori, ma ora è ufficiale: la nuova Giunta Pigliaru ha deciso (deliberazione n. 17/14 del 13 maggio 2014) definitivamente di far uscire la Regione autonoma della Sardegna dall’ormai tramontato progetto di gasdotto Galsi s.p.a. con tutte le sue negative conseguenze.

La società finanziaria regionale SFIRS s.p.a. è autorizzata a dismettere la partecipazione societaria (11,6%) che i restanti soci sono obbligati ad acquistare, consentendo il recupero quasi integrale degli 11,65 milioni di euro investiti nel 2003.

Questo – secondo quanto annunciato dall’Esecutivo Pigliaru – non significa rinunciare all’utilizzo del gas naturale in Sardegna: “l’uscita da Galsi non può in alcun modo interrompere il processo di metanizzazione già avviato con la realizzazione, attualmente in corso, delle reti urbane di distribuzione del gas (per le quali vengono dichiarati finanziamenti complessivi pari a 660 milioni di euro, 440 privati + 220 pubblici, n.d.r.), il cui completamento richiede la costruzione di una dorsale di trasporto e delle relative reti intermedie di collegamento. Anzi usciamo da Galsi proprio per rilanciare la metanizzazione della Sardegna. Non possiamo continuare a stare fermi su un tema strategico per lo sviluppo della nostra regione”.  Il prossimo 19 maggio 2014 è previsto un incontro con il Governo nazionale per l’esame delle alternative e un gruppo di lavoro interassessoriale viene costituito per “monitorare e accelerare i progetti di intervento dei privati che devono realizzare le reti di distribuzione del gas”.

Senza dubbio l’abbandono del progetto Galsi s.p.a. significa non doversi più confrontare con un tracciato disastroso sul piano ambientale e sociale.

progetto gasdotto Galsi s.p.a., tracciato

progetto gasdotto Galsi s.p.a., tracciato

Prende sempre più quota l’ipotesi della realizzazione di rigassificatori.     La Sardegna potrebbe a breve ritrovarsene due, uno a Porto Torres (SS) e uno a Sarroch (CA).

Gli obiettivi dichiarati sono quelli di abbassare il costo di produzione dell’energia (in Sardegna ben maggiore che nel resto d’Italia) e dare una risposta alla relativa domanda interna.

Ma è tutto oro quel che luccica?

Il gas naturale è una fonte di energia di origine fossile, come il carbone e il petrolio, avente disponibilità non illimitata (i quantitativi di gas naturale complessivamente disponibili a livello mondiale equivalgono ad oltre 280 volte gli attuali consumi mondiali, circa 3.000 miliardi di metri cubi, dati International Energy Agency – I.E.A., 2008) e il cui utilizzo comporta l’emissione di gas serra e di altri inquinanti atmosferici, però in misura sensibilmente inferiore rispetto agli altri combustibili fossili.

Sardegna, paesaggio agrario

Sardegna, paesaggio agrario

Infatti, a parità di energia prodotta, la combustione del gas naturale emette circa il 75% dell’anidride carbonica (CO2) prodotta dall’olio combustibile e circa il 50% di quella prodotta dal carbone.    Inoltre, contiene poco zolfo per cui produce pochissimi ossidi di zolfo e anche le emissioni di ossidi di azoto sono in genere contenute). In relazione alle sue caratteristiche, il gas naturale è il combustibile privilegiato per l’alimentazione dei sistemi di conversione dell’energia ad alta efficienza e a basso impatto ambientale (turbine a gas, celle a combustibile, impianti combinati, caldaie a condensazione, etc.).

Nell’attuale fase di transizione dal presente sistema energetico mondiale imperniato sulle fonti fossili al futuro sistema basato sulle fonti rinnovabili, il gas naturale rappresenta certo un’utile soluzione temporanea. In tal senso, l’impiego del gas naturale, in sostituzione di altre fonti fossili come derivati petroliferi e carbone, appare senza dubbio auspicabile (l’I.E.A. prevede in proposito che nel 2030 gli impieghi del gas naturale cresceranno di circa il 40% rispetto a quelli attuali).

L’Unione Europea, per l’attuazione degli obiettivi del protocollo di Kyoto, ha recentemente presentato il pacchetto clima-energia (meglio noto come pacchetto 20-20-20), costituito da un insieme di direttive ratificate dal Parlamento Europeo nel dicembre 2008, mediante le quali mira, entro il 2020, a ridurre del 20% le emissioni di gas a effetto serra e del 20% il consumo finale di energia e, contemporaneamente, punta ad aumentare al 20% il consumo di fonti rinnovabili rispetto ai valori del 2005.  Ad ogni Stato membro è assegnato uno specifico obiettivo nazionale.

Per l’Italia è previsto un obiettivo vincolante per le fonti rinnovabili pari al 17% dei consumi finali lordi di energia e una decurtazione del 13% rispetto ai livelli del 2005 delle emissioni di CO2 per i settori civile, agricoltura, trasporti.

Portoscuso, porto e zona industriale di Portovesme

Portoscuso, porto e zona industriale di Portovesme

In Sardegna, non esiste attualmente una complessiva rete di distribuzione del gas naturale.  La potenza elettrica installata (2012) è pari a 5.010 MW: gli impianti termoelettrici rappresentano 3.066 MW (61%), le centrali eoliche ben 962 MW (19%), gli impianti fotovoltaici costituiscono 521 MW (11%), mentre gli impianti idroelettrici hanno una potenza installata pari a 461 MW (9%).  La produzione di energia elettrica isolana si divide in produzioni da fonti termoelettriche per l’82% e in produzione da fonti rinnovabili per il 18% (fonte eolica 8% + fonte bioenergetica 5% + fonte idroelettrica 3% + fonte solare 3%).

In Italia, complessivamente, la maggior parte delle centrali termoelettriche sono alimentate a gas naturale (63,5% del totale termoelettrico nel 2011), carbone (19,6%) e derivati petroliferi (3,7%). Percentuali minori (circa il 2%) fanno riferimento a gas derivati (gas di acciaieria, di altoforno, di cokeria, di raffineria) e a un generico paniere di “altri combustibili” solidi (circa il 10,7%) in cui sono comprese diverse fonti combustibili “minori”, sia fossili che rinnovabili (biomassa, rifiuti, coke di petrolio, Orimulsionbitume e altri)   (dati Terna” 2011, Dati di produzione (pdf)).

Le fonti rinnovabili (e assimilabili) contribuiscono (2011) per il 27,4% della produzione totale nazionale (13,7% fonte idroelettrica + 1,6% fonte geotermica + 3,1% fonte fotovoltaica + 2,8% fonte eolica + 3,24% fonti assimilabili).

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Sarroch, raffineria Saras s.p.a.

Altro elemento importante da considerare è quello della dipendenza esterna: l’Unione Europea ha una media complessiva del 50%, l’Italia dell’85%, la Sardegna del 94% (anno 2003).   Sotto tali aspetti il ricorso al gas naturale – in particolar modo per la Sardegna – non può che essere visto in linea di massima quale positivo per il medio termine, ma non bisogna dimenticare che, a causa della normativa italiana che concedeva sussidi economici e fiscali anche alle fonti cosiddette assimilate alle rinnovabili (definizione tutta italiana e senza riscontri in Europa), tuttora e ancora per lunghi anni sarà utilizzata obbligatoriamente l’energia prodotta attraverso la combustione di scorie di raffineria degli impianti Targas (Gruppo Saras s.p.a.).

Oltre all’utilizzo obbligatorio di ipocrite e costose fonti assimilate alle rinnovabili (come quelle prodotte dagli impianti Targas), dev’essere assolutamente preso in considerazione il già insostenibile peso ambientale e sanitario gravante sulle aree di Porto Torres e di Sarroch, ben noto e finora non adeguatamente affrontato, senza dimenticare l’aggravio di traffico marittimo pericoloso nel Golfo dell’Asinara e nel Golfo di Cagliari.

Senza dimenticare che – per la loro pericolosità intrinseca – sono considerati impianti a rischio di incidente rilevante (direttive n. 82/501/CEE, n. 96/82/CEE, n. 2003/105/CE, 2012/18/UE).

Inoltre, l’ipotesi di utilizzare il tracciato progettato per il gasdotto Galsi s.p.a. per la rete metanifera isolana riproporrebbe i pesanti impatti ambientali, decisamente fuori luogo e da respingere.

Come si può facilmente comprendere, non si tratta di decisioni da prendere con superficialità, ma da sottoporre a una reale ed efficace procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), scevra da pregiudizi e decisioni precostituite, e – perché no? – da una procedura di consultazione pubblica preventiva aperta all’intera collettività regionale.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

Bombo (gen. Bombus) su un fiore

 

da La Nuova Sardegna, 14 maggio 2014

La Regione da l’addio al Galsi.   Alfredo Franchini

Le reazioni. Pili: “Questa scelta è un atto folle”. Scanu: “Decisione lungimirante”.   Luca Rojch

Missione a Roma per il piano alternativo.

 

Cisto (Cistus)

Cisto (Cistus)

 

da L’Unione Sarda, 14 maggio 2014

Giunta, l’addio al Galsi.   Giuseppe Meloni

 

da Sardinia Post, 13 maggio 2014

Galsi addio. Ma la metanizzazione va avanti con 660 milioniAlessandra Carta

 

 

(immagine da La Nuova Sardegna, foto S.D., archivio GrIG)

 

 

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  1. capitonegatto
    maggio 16, 2014 alle 9:43 am

    E’ assurdo che il progetto Galsi non avesse considerato l’impatto ambientale e le resistenze dei propietari terrieri al passaggio della tubazione sui loro terreni. Tempo perso, perdita di soldi , soddisfazione di chi commercia nel GPL.
    La regione e’ autonoma , e il fallimento di questo progetto sarebbe da chiedere agli amministratori regionali dell’epoca.

  2. Nicola Putzu
    maggio 16, 2014 alle 9:59 am

    Giustamente avete fatto notare che la strada intrapresa sembra essere quella di rinunciare al tracciato del Galsi in ambito marino ma non in ambito terrestre. Diversamente risulta difficile capire come il gas verrà distribuito dai rigassificatori alle reti urbane. Secondo me il problema è questa impostazione.

    La distribuzione capillare mediante costruzione di una rete per più di 350 comuni sardi, vista la densità abitativa bassissima dell’isola, è probabile che crei parecchi impatti ambientali.

    Investire una simile quantità di denaro (stime fatte da alcuni esperti parlano di 3.5 miliardi di € per la rete di distribuzione) e di territorio per una infrastruttura che fra 20-30 anni dovrà essere abbandonata ha poco senso. La domanda potenziale di gas in Sardegna si attesta attorno ai 1- 1.5 mld m³/a (dati progetto GALSI) ma ovviamente un conto è farne arrivare in nave una quantità per una centrale termoelettrica o due (non so dirvi quanto ce ne vorrebbe ma sicuramente meno) un altro è far arrivare ogni anno più di 1 miliardo di mc via nave. Questi dati, anche se pochi lo ammetto, permettono di far intuire vantaggi e svantaggi di una diffusione capillare del metano rispetto a una concentrata in uno-due siti.

    • Riccardo Pusceddu
      maggio 16, 2014 alle 8:01 pm

      quindi perché non spendere tutti questi soldi in impianti a energia rinnovabile (preferibilmente eolici in ragione della loro efficienza EROEI) che producono il 100% in meno di CO2 invece che un misero 25 o 50%?

      • Nicola Putzu
        maggio 16, 2014 alle 8:31 pm

        Perchè l’energia rinnovabile (eolica e solare in particolare) è variabile e non programmabile. In sua assenza non abbiamo ancora sufficienti sistemi di accumulo per poterla stoccare e usare quando vento e sole non ci sono. Per almeno 20/30 anni lo scenario prevede un ricorso a carbone, gasolio e derivati del petrolio (come il TAR) per produrre la gran parte dell’energia elettrica necessaria in Sardegna. Il gas metano può essere una fonte di transizione dal regime attuale (80% di produzione da fonti fossili altamente inquinanti) a quello futuro (più del 50% di produzione da fonti rinnovabili). Senza dimenticare che le centrali a gas sono per loro natura più flessibili e adatta a integrarsi con percentuali crescenti di rinnovabili nella rete elettrica.

      • Riccardo Pusceddu
        maggio 19, 2014 alle 4:56 am

        questa storia che l’energia eolica e solare sono variabili e’ un luogo comune da sfatare secondo me. Non sono un esperto in materia pero’ se le centrali eoliche e solari sono in rete allora non dovrebbero esserci problemi visto che e’ estremamente improbabile che il vento non soffi su vaste estensioni di territorio e così pure per il sole. Quindi se le centrali a fonte rinnovabile fossero sufficienti allora si potrebbe dirottare l’energia prodotta nei luoghi col vento e/o il sole verso quegli altri luoghi che ne fossero temporaneamente sprovvisti. Le perdite per trasmissione sono ridottissime e lo saranno ancora di più con i nuovi sistemi. Adesso con le linee ad alta tensione a corrente continua si aggirano sul 2% (dati Wikipedia)

  3. maggio 16, 2014 alle 3:05 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2014
    Il no degli ecologisti: «Molto meglio le fonti rinnovabili». (Pier Giorgio Pinna): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92957_Il_no_degli_ecologisti_Molto_meglio_le_fonti.pdf

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    In attesa dei rigassificatori subito le reti per il Gpl: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92956_In_attesa_dei_rigassificatori_subito_le_reti.pdf

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    I sindacati: «Scelta realistica»: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92958_I_sindacati_Scelta_realistica.pdf

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    Liori è d’accordo con Pigliaru: così risparmi assicurati: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92959_Liori_e_daccordo_con_Pigliaru_cosi_risparmi_.pdf

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    da Sassari Notizie, 15 maggio 2014
    Rigassificatore, gli ambientalisti chiedono un referendum regionale: http://www.sassarinotizie.com/articolo-24582-rigassificatore_gli_ambientalisti_chiedono_un_referendum_regionale.aspx

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    da Olbia Notizie, 15 maggio 2014
    Rigassificatore, gli ambientalisti chiedono un referendum regionale: http://www.olbianotizie.it/articolo-24582-rigassificatore_gli_ambientalisti_chiedono_un_referendum_regionale.aspx

    _____________________

    da L’Unione Sarda, 16 maggio 2014
    L’asse energetico italiano si è spostato verso Est: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92986_Lasse_energetico_italiano_si_e_spostato_vers.pdf

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    Zuncheddu (Sl): “Fa bene la Giunta a rinunciare al progetto”: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92983_Zuncheddu_(Sl)_Fa_bene_laGiunta_a_rinunciare.pdf

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    Galsi, l’Europa avverte la Sardegna: “Un’opzione su cui dovete investire”. (Mauro Madeddu): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92981_Galsi_lEuropa_avverte_la_Sardegna_Unopzione_.pdf

  4. Nico
    maggio 16, 2014 alle 3:50 pm

    è preoccupante assistere impotenti a decisioni che interessano tutti: SI alla consultazione pubblica!

  5. maggio 16, 2014 alle 4:03 pm

    Ottimo articolo, grazie come sempre al sig. Deliperi. Segnalo soltanto che, a livello Ue, si discute gia’ degli obiettivi per il 2030 – la Commissione Europea ha presentato una proposta, in vista della conferenza ONU sul clima a Parigi nel 2015: http://ec.europa.eu/clima/policies/2030/index_en.htm A mio avviso, gli obiettivi potrebbero essere piu’ ambiziosi, soprattutto quello riguardante l’efficienza energetica, che nella proposta attuale non e’ vincolante. Nei mesi scorsi in Europa si e’ parlato tanto di “Unione energetica”, in relazione agli eventi in Ucraina e alla dipendenza dal gas russo. Sono pochi, pero’, i politici europei che entrano nei dettagli di cosa comprenderebbe un’eventuale Unione energetica. Non a caso, tra i suoi fautori ci sono anche i leader di Paesi che dipendono enormemente dal carbone (vedi Polonia) e lo difendono strenuamente anche a livello europeo. La crisi ucraina potrebbe essere uno stimolo alla riconversione dell’economia europea su fonti energetiche alternative, ma il dibattito rischia di perdersi in proposte insensate come lo sfruttamento del gas di scisto (si veda http://www.foeeurope.org/sites/default/files/publications/foee_slow_and_costly_road_may20131_0.pdf e http://www.foeeurope.org/sites/default/files/publications/foee_unconventional_unfounded_may2013_1.pdf). Se puo’ interessare, posso provare a scrivere una riflessione piu’ strutturata su queste tematiche sotto forma di articolo.
    Un saluto,
    Marco Siddi.

  6. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    maggio 16, 2014 alle 5:59 pm

    Bisogna trovare il giusto equilibrio tra inquinamento e fruibilità. Non si può rimanere ancora all’età del carbone quindi lo sfruttamento dell’energia l’energia (polita o derivata) per una regione che paga ogni anno un prezzo altissimo deve necessariamente cambiare. A me sembra che questa giunta stia per ora distruggendo ciò che bene o male la precedente giunta aveva prodotto. Tipico comportamento dei centro -sinistra pensanti ossia produrre Z E R O e burocratizzare tanto.
    Su questi nuovi progetti di cui si parla sopra, ci saranno nuove parcelle e nuovi studi costosi!
    Ben vengano i rigassificatori o i gadotti che creano anche posti di lavoro, ben vengano le Centrali Nucleari (per cui sarò sempre a favore) e ben venga ciò che tutte le Nazioni e altre Regioni di Italia hanno e ben utilizzano da svariati anni.
    Insomma non si vive di solo ambiente perchè l’ambiente non mi paga le bollette!

  7. Riccardo Pusceddu
    maggio 16, 2014 alle 8:03 pm

    inoltre il gas arriva dall’Algeria il che forse pone problemi ancor maggiori del gas russo!

    • Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
      maggio 17, 2014 alle 11:34 am

      I problemi l’Algeria ce li crea sul tema degli immigrati. Questo problema lo conosco bene perchè è il mio lavoro e me ne sto occupando ogni giorno. Su questo aspetto l’Algeria ci sfrutta e forse il gasdotto se partisse da Alicante per giungere in Sardegna sarebbe molto meglio. Ma questi sono temi che vanno discussi su altri forum……

  8. Pietro
    maggio 17, 2014 alle 10:01 am

    È rimasto ben poco di sano dal punto di vista ambientale a causa del compromesso occupazionale ed il ridicolo è che non è rimasto neanche il lavoro.Forse non ha capito pietro quante bollette pagherebbe l’ambiente usato nel modo giusto.

  9. Pietro Pirredda - Arzachena (ss)
    maggio 17, 2014 alle 11:29 am

    Pietro io l’ho capito benissimo, è questa insana lotta per l’immobilismo che è insita nel PD e in voi che perorate varie cause di cui qui si parla, che vi toglie la lucidità di pensare al bene della collettività di cui l’ambiente è solo un piccolo tassello. Il gas ci serve, arrivi dall’Algeria, dalla Russia dal golfo di Oristano ma ci serve. Se per esempio c’è il petrolio davanti alle coste sarde bisogna sfruttarlo. Questo è il mio punto di vista. Voi continuate a dire NO a tutto, che così non si va da nessuna parte e intanto aumenta il disagio sociale! Sia chiaro, sono anch’io
    attento all’ambiente ma l’ambiente non deve essere una scusa per lasciare ai posteri le scelte che si dovevano fare 20 anni fa almeno. Qui il grig invece discute se si devono fare le centrali solari o sfruttare l’eolico perchè dietro magari ci sono speculazioni, però allo stesso tempo non si vuole migliorare l’apporto energetico e vi siete dichiarati contrari alle centrali nucleari. Sinceramente vedo molto estremismo becero in queste continue lotte per rimanere nell’età arcaica in cui sul piano energetico questo pezzo di terra d’Italia alla deriva continua a navigare ….

  10. Pietro
    maggio 18, 2014 alle 12:33 am

    Mi scusi,ma io non sono ne del PD ne tantomeno poco lucido.Io penso che l’ambiente è patrimonio comune,quindi della collettività.Come tale và salvaguardato dagli attacchi distruttivi che gli interessi di pochi stanno generando.La lascio qui non mi piacciono molto i termini accusatori che usa impropriamente e con estrema leggerezza.Estremismo becero,continue lotte,età arcaica,no a tutto,disagio sociale,immobilismo,Non me ne voglia, ma mi sà che chi è rimasto indietro di vent’anni senza accorgersene è proprio lei e non di certo gli “ambientalisti”

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      maggio 18, 2014 alle 3:03 pm

      L’ambiente è patrimonio di tutti e su questo non c’è dubbio. Per come reagisce invece mi sembra di aver toccato il dente ammalato.
      E’ proprio vero che chi vive nel passato non si accorge che le lancette del tempo in tanto sono andate di molto avanti.
      Sta di fatto che chi scrive di voler bloccare il gasdotto a prescindere o che non vede in esso una risorsa, chi storce il naso sulle varie opere pubbliche e i vari progetti di sviluppo non è certo uno che guarda avanti.
      Io sono molto più realista e sono consapevole di non vivere nelle fiabe.

  11. Pietro
    maggio 18, 2014 alle 10:51 pm

    Mi sento così toccato che penso non dormirò.Mi dispiace signor pietro.ma a prescindere ambiente si,ambiente nò,dovrebbe informarsi un pò di più sulla reale situazione galsi,anzi a questo punto galnò e meno male.

  12. Nicola Putzu
    maggio 19, 2014 alle 5:42 pm
  13. maggio 20, 2014 alle 2:53 pm

    da L’Unione Sarda, 20 maggio 2014
    Metano, l’impegno del governo. (Giuseppe Meloni): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/93180_Metano_limpegno_del_governo.pdf

    ————————–

    Sapelli: «Un errore uscire dal Galsi». (Matteo Mascia): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/93183_Sapelli_Un_errore_uscire_dal_Galsi.pdf

    ____________________________

    da La Nuova Sardegna, 20 maggio 2014
    Metano, il governo chiama Regione e Snam. (Alfredo Franchini): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/93167_Metano_il_governo_chiama_Regione_e_Snam.pdf

  14. maggio 28, 2014 alle 2:51 pm

    uno che casca dal melo a distanza di anni.

    da L’Unione Sarda, 28 maggio 2014
    La riflessione dell’ex deputato. PERCHÉ PIGLIARU DICE NO AL GALSI ? (Angelo Altea): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140528091215.pdf

    ____________________________________

    A.G.I., 27 maggio 2014
    Metano: Consiglio regionale approva odg all’unanimità: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/93596_Metano_Consiglio_regionale_approva_odg_allun.pdf

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    da Sardinia Post, 28 maggio 2014
    Lo shale gas e il progetto Endesa: dall’addio al Galsi al futuro del rigassificatore. (Giandomenico Mele): http://www.sardiniapost.it/cronaca/shale-gas-progetto-endesa-dalladdio-galsi-futuro-rigassificatore/

  15. luglio 29, 2014 alle 4:04 pm

    da Sardinia Post, 29 luglio 2014
    Dopo l’addio al Galsi, spuntano gli iso containers con gas spagnolo: http://www.sardiniapost.it/politica/dopo-laddio-galsi-spuntano-gli-iso-containers-gas-spagnolo/

  16. ottobre 14, 2014 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 14 ottobre 2014
    L’assessore Piras: rigassificatore ma anche gasdotto: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/101455_Lassessore_Piras_rigassificatore_ma_anche_g.pdf

    ____________________________________

    da La Nuova Sardegna, 14 ottobre 2014
    Cgil: un rigassificatore a Sarroch. (Stefano Ambu): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/101445_Cgil_un_rigassificatore_a_Sarroch.pdf

  17. novembre 7, 2014 alle 2:55 pm

    da L’Unione Sarda, 7 novembre 2014
    La Sardegna alla canna del gas. (Stefano Salone, Mauro Madeddu): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/102705_La_Sardegna_alla_canna_del_gas.pdf

  18. novembre 13, 2014 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2014
    Il Qatar punta sull’isola per distribuire il suo gas. (Luca Roych): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/103003_Il_Qatar_punta_sullisola_per_distribuire_il.pdf

  19. dicembre 16, 2014 alle 7:39 pm

    A.N.S.A., 16 dicembre 2014
    Energia: Giunta al bivio, gasdotto Toscana e rigassificatore. Annuncio dell’assessore Piras in Commissione Consiglio.

    CAGLIARI, 16 DIC – La metanizzazione della Sardegna passa attraverso due ipotesi sulle quali sta lavorando la Giunta regionale e in particolare l’assessorato dell’Industria: “la realizzazione di un gasdotto Sardegna-Toscana che sarebbe la più conveniente per tutti gli utilizzatori finali (industrie e famiglie) o di un rigassificatore, certamente più oneroso sotto tutti gli aspetti”. Lo ha annunciato l’assessore regionale dell’Industria Maria Grazia Piras nell’audizione davanti alla commissione Attività produttive del Consiglio regionale, presieduta da Luigi Lotto (Pd). “I costi del gasdotto, secondo una stima attendibile, sarebbero di 1 miliardo e 200 milioni di euro, cifra che – ha aggiunto l’assessore Piras – potrebbe essere coperta dal concorso di più soggetti, dallo Stato ai privati, alla stessa Unione europea che potrebbe inserire il progetto nel programma di investimenti finalizzati alla crescita che sta per essere varato”. Secondo l’esponente della Giunta la metanizzazione rappresenta “un elemento fondamentale di riequilibrio dello svantaggio competitivo della Sardegna: un progetto al quale stiamo lavorando con grande impegno e che non abbiamo affatto abbandonato con la fuoriuscita dal Galsi”. Piras ha, infine, sostenuto che “la proroga del regime di essenzialità per il sistema energetico sardo è strategica per il governo regionale. Per ora l’abbiamo ottenuta fino ad aprile 2015 ma il nostro obiettivo è estenderla a tutto l’anno e definire con il Governo nazionale i termini della questione energetica. Inoltre i tre principali poli energetici della Sardegna presentano significative criticità – ha concluso – E.On di Fiumesanto (Porto Torres) formalmente in vendita ed in procinto di andare fuori norma nel 2016, Ottana Energia colpita dalla crisi europea che ha investito Ottana polimeri, il sito Enel del Sulcis, che ha una sua debolezza strutturale”.

  20. gennaio 15, 2015 alle 2:54 pm

    da Sardinia Post, 15 gennaio 2015
    Al via la corsa al metano. E agli incentivi di Stato. (Piero Loi): http://www.sardiniapost.it/economia/al-via-la-corsa-al-metano-e-agli-incentivi-di-stato/

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    Energia, pronto il progetto italo-spagnolo per portare il metano nell’Isola: http://www.sardiniapost.it/economia/energia-pronto-progetto-italo-spagnolo-per-portare-metano-nellisola/

  21. gennaio 31, 2015 alle 10:27 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 gennaio 2015
    La giunta: «I sardi avranno il metano».
    Senza gasdotto costi maggiorati di 600 milioni. Si cercano le alternative e il sindacato denuncia: «Troppi ritardi». (Alfredo Franchini): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/01/31/news/la-giunta-i-sardi-avranno-il-metano-1.10773907

  22. marzo 3, 2015 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda, 3 marzo 2015
    L’INTERVENTO. Per i sardi sarebbe più conveniente importare metano liquido e rigassicarlo
    Galsi ormai superato dalle nuove tecniche di trasporto. (Chicco Porcu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20150303084413.pdf

  23. marzo 25, 2015 alle 10:47 pm

    da Sardinia Post, 25 marzo 2015
    Archiviato il Galsi, si punta sul metano liquido. (Giandomenico Mele): http://www.sardiniapost.it/cronaca/archiviato-il-galsi-si-punta-sul-metano-liquido/

  24. marzo 30, 2015 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2015
    Mini rigassificatori, c’è Liquigas. (Gianni Bazzoni): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/110102_Mini_rigassificatori_ce_Liquigas.pdf

  25. maggio 28, 2015 alle 6:57 pm

    da Il Sole 24 Ore, 28 maggio 2015
    L’Algeria chiede all’Italia il via al gasdotto Galsi: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2015-05-28/l-algeria-chiede-all-italia-via-gasdotto-galsi-063731.shtml?uuid=

  26. luglio 23, 2015 alle 2:56 pm

    da L’Unione Sarda, 23 luglio 2015
    GAS. Un progetto per portare il gas naturale con soluzioni eco-compatibili.
    L’energia in serbatoi mobili. «Con depositi galleggianti si risparmia sino al 30%». (Mauro Madeddu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150723091439.pdf

  27. febbraio 8, 2017 alle 2:48 pm

    nel porto canale di Cagliari?

    da L’Unione Sarda, 8 febbraio 2017
    Cagliari, rigassificatore al porto canale: avviato il lungo e complesso iter. (Marco Noce): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/02/08/cagliari_rigassificatore_al_porto_canale_parte_il_lungo_e_comples-68-568210.html

    ———

    Rigassificatore al porto canale, sarà un iter lungo e complesso. Primo passo: il sì del Comitato tecnico regionale prevenzione incendi. (Marco Noce) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=55451)

    Il percorso per la realizzazione di un deposito/rigassificatore al porto canale sarà lungo e complesso. Prima tappa: passare l’esame del Comitato tecnico regionale prevenzione incendi. Un passaggio inevitabile, previsto dal decreto Seveso: che è la normativa di riferimento quando si tratta di quegli stabilimenti definiti “a maggior rischio” in caso di incidenti. E qui si parla di Gnl, un materiale altamente infiammabile e che può esplodere.

    LA RIUNIONE DI IERI. È questo, in sintesi, il risultato della riunione che si è tenuta ieri mattina nella sede dell’Autorità portuale. Attorno al tavolo, oltre a Roberto Isidori, commissario straordinario dell’ente padrone di casa, che rappresenta anche la Capitaneria di porto di cui è comandante, c’erano la dirigente del Comune Claudia Madeddu (edilizia privata) e funzionari di vigili del fuoco e Genio civile. Non una conferenza di servizi, che sarebbe già una tappa formale, ufficiale: piuttosto un incontro preliminare, informale, un modo per saggiare il terreno burocratico prima di poggiare il primo passo.

    LA DIRETTIVA. Poche le informazioni filtrate nel pomeriggio. Tra queste, la più importante è sicuramente la definizione dell’iter che dovrà seguire il progetto presentato dalla Isgas, che a Cagliari già gestisce la rete del gas di città. A indicarlo è stato il rappresentante dei vigili del fuoco, competenti in materia di sicurezza quando c’è da esprimere un parere di fattibilità. «Nel caso specifico – spiega il comandante provinciale Luciano Cadoni – la tipologia di impianto rientra fra quelle per cui si applica la “direttiva Seveso”, normativa europea adottata negli anni ’80 dopo il disastro causato da una fuga di diossina da un’impianto chimico a Seveso, bassa Brianza, e recepita dall’Italia nel 1988».

    IL GAS LIQUIDO. L’impianto che la Isgas vuole realizzare nel porto canale consiste in un sette o otto silos a forma di sigaro disposti in orizzontale uno accanto a l’altro, per la capienza complessiva di 20mila metri cubi, nei quali dovrebbe essere stoccato il Gnl, gas naturale liquido, composto principalmente da metano.
    Il Gnl è benedetto dal piano energetico della Regione: per la Sardegna rappresenterebbe un’alternativa ecologica ed economicamente vantaggiosa rispetto ai carburanti fossili su cui è basato l’attuale sistema energetico sardo e all’aria propanata usata come gas di città. Viaggerebbe non in un gasdotto ma nelle stive di navi metaniere, conservato allo stato liquido, a una temperatura di 160° sotto zero. Per poter essere bruciato come carburante per alimentare i motori di auto e navi ma anche come gas di città, il Gnl deve però necessariamente essere riportato allo stato gassoso. La trasformazione avverrebbe appunto nell’impianto che la Isgas vuole realizzare al porto canale, dunque in un’area in cui arrivano, fanno manovra, attraccano navi portacontainer fra le più grandi al mondo, sono depositati e vengono movimentati migliaia di container e tonnellate di merci sfuse e lavorano centinaia di persone.

    IL COMITATO. «Pronunciarsi sui profili di sicurezza, stabilire le caratteristiche tecniche dell’impianto e la distanza minima tra questo e, per esempio, la strada statale 195 è prerogativa del Comitato tecnico regionale prevenzione incendi», prosegue Cadoni: «A esso la ditta proponente dovrà sottoporre un rapporto in cui si ipotizzino i rischi nelle varie fattispecie di eventuali incidenti. Solo dopo il via libera del Comitato l’Autorità portuale potrà esprimere il parere sulla compatibilità fra l’impianto e il luogo destinato ad accoglierlo».
    Del Comitato fanno parte il comandante regionale e quelli provinciali dei vigili del fuoco, il comandante della Capitaneria di porto e rappresentanti di Arpas, Inail, Ordine degli ingegneri e Comune. L’organismo, nei mesi scorsi, ha dato il via libera alla realizzazione, nel porto di Santa Giusta, di due depositi/rigassificatori molto simili a quello che si vorrebbe costruire nel porto canale. In quei casi fu necessario adeguare i progetti alle osservazioni formulate dalla Capitaneria di porto di Oristano che aveva ritenuto non compatibili le caratteristiche degli approdi.

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    2 febbraio 2017
    «Il rigassificatore nel porto canale». Al posto della stazione marittima nuovo hotel affacciato sul mare. (Marco Noce) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=55337)

    Un rigassificatore nel porto canale, dove il metano arriverà via nave, e un albergo a tre piani nel porto storico, al posto della vecchia stazione marittima: sono le due novità annunciate da Roberto Isidori, comandante della Capitaneria di porto di Cagliari, nel tracciare il bilancio dei suoi sedici mesi da commissario straordinario dell’Autorità portuale del capoluogo isolano.
    METANO Il rigassificatore, dunque. Immaginate sette o otto silos a forma di sigaro affiancati in un’area del porto canale: ventimila metri cubi in cui verrebbe stoccato il gnl (gas naturale liquido, composto prevalentemente da metano) trasportato a Cagliari dalle navi metaniere, e quindi riportato allo stato gassoso. Per fare cosa? Per essere distribuito nelle case (per cucinare, fornire acqua calda, riscaldare) attraverso la rete del gas di città che ora eroga aria propanata (più costosa e meno efficiente del gnl), alimentare i motori delle automobili e anche quelli delle navi di nuova generazione. Un impianto simile a quello che la Higas comincerà a costruire l’estate prossima a Oristano. È il progetto che «un importante soggetto commerciale isolano» ha chiesto il permesso di realizzare alle porte di Cagliari.

    PIANO EUROPEO. «Il piano europeo 20 20 20 detta misure in difesa dell’ambiente», ricorda Isidori. «Tra le misure c’è l’incentivazione dell’adozione del gas naturale al posto dei carburanti attualmente in uso. Gli armatori stanno già cominciando ad abbandonare gasolio e nafta: le navi di nuova generazione, quelle che già solcano i mari del Nord Europa, vanno a gas e Cagliari potrebbe essere uno fra i primi porti europei a fornire un servizio di bunkeraggio». Il 7 febbraio l’istanza presentata dal misterioso «soggetto imprenditoriale» verrà esaminata in una conferenza di servizi preliminare. «La collaborazione con Regione e Comune è eccellente», sorride Isidori: «Stiamo cercando di intercettare la tendenza e di guardare al futuro per continuare a far crescere il porto di Cagliari».

    SEMPRE PIÙ MERCI. Isidori lo sottolinea con decisione: il porto di Cagliari continua a crescere pure in un contesto nazionale e internazionale segnato da una flessione. Dalla città non lo si percepisce, ma il porto canale, dove lavorano più di 2.000 persone, è animato dall’andirivieni di container e merci alla rinfusa che qui, a metà strada fra stretto di Gibilterra e canale di Suez, sbarcano da mezzo mondo e, una volta smistate, ripartono per numerose destinazioni. Si chiama trasnshipment e dà frutti. «Siamo il terzo porto in Italia per movimento merci», gongola il comandante: «Secondo Assoporti, tra il 2005 e il 2015 siamo passati da 37 milioni a 41 milioni di tonnellate movimentate (tra container, rinfuse e forniture Saras). La crescita annua del 2015 è stata del 22,9 per cento». Nessuno, in Itaia, ha fatto meglio. Livorno e Venezia seguono a distanza con crescite del 15,4 e 15,3. Il sistema dei porti di Olbia, Golfo Aranci e Porto Torres segna -7, e concorrenti temibili come Gioia Tauro e Taranto sono a -13,8 e -19.

    CROCIERISTI. Crescono anche i passeggeri. Merito soprattutto del traffico crocieristico: «L’anno scorso sono arrivati a Cagliari 260 mila crocieristi. Nel 2012 erano stati 80 mila. Per il 2017 ne abbiamo prenotati 420 mila». L’instabilità politica del Nord Africa insanguinato dagli attentati jihadisti conta ma fino a un certo punto: «Altri porti, tipo Catania, Palermo o Napoli, non hanno avuto una crescita analoga. Tutto sta a farsi trovare al posto giusto nel momento giusto, prima pianificando con cura e poi facendo gioco di squadra. Come quello che ha consentito alla Sardegna di presentarsi compatta all’importantissima fiera della crocieristica di Fort Lauderdale e proporsi nel mercato statunitense». Che a volte buona parte dei crocieristi resti a bordo anziché sbarcare e spendere non smonta l’entusiasmo del commissario: «Studi econometrici dicono che ogni crocierista, in media, spende 60 euro a scalo». E i negozi che a volte restano chiusi? «Episodi sporadici. La città, anche grazie al contributo positivo di Confcommercio, è cresciuta molto, su questo piano».

    FONDALI. Isidori non è turbato neanche dalla polemica sollevata di recente da un agente marittimo sull’adeguatezza dei fondali del porto cittadino: «L’anno scorso abbiamo fatto una ricognizione sui fondali e rassicuro tutti: sono più che sufficienti a ospitare le navi più grandi del mondo, che infatti attraccano senza problemi. La profondità minima è di 11 metri, il pescaggio delle navi da crociera è di 9, e quello della Queen Elizabeth di 10. Giorni fa anche alcune portaerei spagnole impegnate in un’esercitazione hanno attraccato in tutta tranquillità».

    LA VARIANTE. Il commissario va fiero di quella che definisce l’iniziativa più importante assunta da capo dell’Authority: la proposta di una variante al piano regolatore del porto che, «attesa da 15 anni», permetterà di dare un assetto razionale al sistema di moli e banchine. La variante, che è ora all’esame del Comune e dovrà essere discussa dal Consiglio, prevede alcune cose decisive: «Primo, lo spostamento nel porto canale del traffico Ro-ro, cioè delle navi che trasportano merci su rimorchi gommati. Abbiamo già i progetti, in attesa dell’autorizzazione ambientale e paesaggistica. Il porto storico sarà liberato dalla presenza di navi che nulla hanno a che fare con la sua vocazione diportistica e crocieristica (a proposito: il 30 aprile sarà pronta la darsena pescherecci a Sa Perdixedda, e in maggio trasferiremo lì tutti i pescherecci). Lo spostamento del Ro-ro al porto canale permetterà di valorizzare lo splendido waterfront cittadino e di liberare il centro dal traffico di autorimorchi. E le navi merci avranno a disposizione piazzali e capannoni».

    ALBERGO SULL’ACQUA. Altra novità rilevante: la vecchia stazione marittima, scatolone celeste sbiadito ora semiabbandonato al centro del porto storico, sarà abbattuta e lascerà il posto a un albergo di tre piani affacciato sull’acqua. «Sono già arrivate manifestazioni di interesse. Probabilmente si farà una gara. Intendiamo concedere a chi costruisce una concessione di durata sufficiente ad ammortizzare l’investimento». Oltre al via libera del Comune, occorrono anche le valutazioni ambientali e paesaggistiche: dovranno pronunciarsi anche ministero dei Lavori pubblici e Regione.

    CANTIERI. Nell’elenco ci sono anche lavori a medio e breve termine. Il distretto della cantieristica, per esempio: «Le opere a terra sono già completate; per quelle a mare abbiamo ottenuto l’autorizzazione più impegnativa, quella ambientale, e attendiamo a breve quella paesaggistica. I lavori potrebbero cominciare entro l’anno». Saranno invece avviati «a giorni» quelli per il prolungamento della passeggiata lungomare nel porto storico. Poi ci sono le cose già fatte, come la demolizione dei vecchi capannoni industriali, zeppi di amianto, a Sa Perdixedda.
    La politica regionale si accapiglia da mesi sul nome del primo presidente dell’autorità portuale regionale, che unificherà le due attuali. Isidori, finora mai inserito nelle rose dei papabili, si schermisce: «Guardo alle cose realizzate e a quelle avviate. E sono soddisfatto: non mi sono certo limitato all’ordinaria amministrazione. A chi assumerà l’incarico lascerò una realtà in crescita. Poi, per carità, se dovesse succedere…», e ride di gusto, «… a Cagliari mi trovo benissimo».

    ————–

    «No a una città davanti alla città» Un hotel nella vecchia stazione marittima? Le perplessità di Zedda.
    La Regione: il progetto di un mini gassificatore nel porto non contrasta col Piano energetico. (Mariella Careddu) (http://www.comunecagliarinews.it/rassegnastampa.php?pagina=55367)

    Comunicazione non pervenuta. L’albergo sul mare? «Non ne so niente». Il rigassificatore al porto canale? «Mi avevano parlato di un deposito, se hanno cambiato idea, vedremo. Di certo bisognerà che i progetti passino dagli uffici. Non si può ragionare per compartimenti stagni nello sviluppo di un’area come il porto. Non si può costruire una città davanti alla città, a coprire il centro storico». Il sindaco Massimo Zedda è costretto a fare i conti con informazioni di seconda mano. E valuta gli annunci del commissario dell’Autorità portuale Roberto Isidori che, illustrando il futuro del porto, ha parlato della realizzazione di un rigassificatore nel Porto canale e della costruzione di un hotel a tre piani al posto della vecchia stazione marittima.

    CAOS VIETATO. «Serve una programmazione armonica. Non ci si può muovere nel caos se si vogliono creare opere che siano utilizzabili immediatamente. Non si può pensare allo sviluppo del porto senza valutare, tra le altre cose, la crescita di Su Siccu, viale Colombo, la Fiera. E poi, sia chiaro: nessuno tocchi il liceo Alberti». Il primo cittadino ha le idee chiare anche sull’impianto utile alla distribuzione del metano liquido.
    La differenza sta nella taglia. Quello nel Porto canale dovrebbe essere un rigassificatore in formato mini, a basso impatto ambientale. Un cosiddetto “vaporizzatore” annesso al deposito costiero e necessario per la messa in rete del metano che viene stoccato in forma liquida. Il progetto è ancora in una fase embrionale, porta la firma di Is Gas e avrà la capacità di 20 mila metri cubi. Una quantità necessaria a soddisfare il fabbisogno delle famiglie che vivono nell’area metropolitana ma del tutto insufficiente alle industrie. Nel giorno in cui il ministero dello Sviluppo economico annuncia di aver autorizzato la realizzazione della dorsale sarda per il trasporto e la distribuzione del metano, però, è chiaro che i numeri sono destinati a crescere. Il tema poi è più che mai attuale perché l’amministrazione si prepara a pubblicare il nuovo bando per l’affidamento della gestione della rete a metano ora gestita proprio da Is Gas.
    Zedda, nell’attesa di vedere le carte, si mostra prudente. «L’ipotesi di un deposito che serva la città è positiva. Avere un impianto di approvvigionamento in un’area sterile, sotto controllo e di quelle dimensioni porterebbe anche un risparmio dal punto di vista economico e ambientale». Specificare le dimensioni dell’impianto appare doveroso, perché anche solo l’ipotesi che il rigassificatore (quello in formato gigante) possa trovare posto in città viene esclusa a priori. «Avere questo tipo di deposito è un bene e consentirà di sfruttare una rete che è già stata completata e che ora viene sotto utilizzata. Ma un impianto gigante sarebbe un male».

    L’ASSESSORA PIRAS. Della stessa opinione anche l’assessora regionale all’Industria Maria Grazia Piras: «Qualora servisse un impianto più grande – benché quelli inseriti nel Piano energetico regionale siano tutti di piccola taglia – verrà individuato un altro sito in una delle due aree a vocazione industriale, ovvero Sarroch o Porto Torres. Quel che si sta prospettando sono depositi con rigassificatori molto leggeri». Il decreto ministeriale porta la data del 31 gennaio e dà conto dell’inserimento della dorsale sarda nella rete nazionale. Si tratta di tre linee: quella “Sarroch-Oristano-Porto Torres”, “Cagliari-Sulcis” e “Codrongianus-Olbia”. Se i tempi saranno rispettati i lavori potranno iniziare prima della fine dell’anno.

  1. maggio 18, 2014 alle 8:39 pm

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