Addio al buon governo del territorio della Toscana.


La Regione non teme alcun esposto perché tutti gli interventi di pulizia e messa in sicurezza di fiumi e corsi d’acqua minori vengono fatti a regola d’arte, anche dal punto di vista della tutela dell’habitat riproduttivo dell’avifauna”.

Così il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi commenta l’istanza recentemente inoltrata dalle associazioni ambientaliste WWF, Italia Nostra, LIPU – BirdLife Italia, ISDE – Medici per l’Ambiente e Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per fermare i tagli della vegetazione riparia dei corsi d’acqua toscani nel bel mezzo della stagione riproduttiva dell’avifauna selvatica.

Fiume Elsa, Pian della Bufalaia, lavori taglio vegetazione (18 marzo 2019)

La “regola d’arte” tanto cara al Presidente Rossi contraddice – fra le altre – le stesse “Direttive sui criteri progettuali per l’attuazione degli interventi in materia di difesa idrogeologica” adottate dal Consiglio regionale toscano (deliberazione n. 155 del 20 maggio 1997), che prescrivono “la conservazione delle caratteristiche di naturalità dell’alveo fluviale, degli ecosistemi e delle fasce verdi ripariali” e dispongono che “i tagli di vegetazione in alveo devono essere effettuati preferibilmente nel periodo tardo-autunnale ed invernale, escludendo tassativamente il periodo marzo-giugno in cui è massimo il danno all’avifauna nidificante”.

Infatti, “gli interventi di pulizia e messa in sicurezza di fiumi e corsi d’acqua minori” vengono svolti serenamente anche nel periodo riproduttivo, come per esempio denunciato dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus lo scorso 19 marzo 2019 lungo le sponde dell’Elsa, a Pian della Bufalaia, fra Casole d’Elsa e Colle Val d’Elsa (SI). 

Oppure si riducono a far tabula rasa delle sponde dei corsi d’acqua, come accaduto nel 2018 lungo il corso senese dell’Arbia.

Siena, lavori di taglio radicale della vegetazione riparia sul Torrente Arbia (2018)

Ma si tratta solo di uno degli ultimi casi che testimoniano l’addio della Toscana allo storico buon governo del territorio che nei decenni passati l’aveva resa famosa a livello nazionale e internazionale.

Capacità frutto di pratiche e di equilibri secolari, ammirati in tutto il mondo.  

Gli ultimi anni, però, han portato anche qui avidità, cemento, mattoni.  E si rischia di perdere definitivamente ambienti, identità e atmosfere che attirano milioni di turisti ogni anno.

Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più

Che dire delle Alpi Apuane, massacrate da un’attività estrattiva del marmo ben lontana dall’alimentare i capolavori di Michelangelo e ormai destinata perfino ai settori della cosmesi e alimentare, senza il rispetto nemmeno delle aree naturali protette a livello comunitario?

Che cosa dire d’una città unica al mondo come Firenze, dove le storiche alberate e zone verdi vengono eliminate per far posto – quando accade – a insulsi peri cinesi?

Firenze, Piazza della Stazione prima e dopo il taglio degli alberi

Che pensare d’un’amministrazione comunale, quella pisana, che non trova di meglio che voler smontare un pezzo dell’Acquedotto Mediceo per far uno svincolo stradale?

E della realizzazione di una centrale eolica sul mare di Piombino, già martoriata da una zona industriale e da una discarica mal gestite, per non dire altro?

Cosa dire su Regione e Comuni, come quello di San Vincenzo, che temperano le volumetrie edilizie in storiche tenute agricole sul litorale, come a Rimigliano, solo dopo azioni legali ecologiste e bocciature da parte della competente Soprintendenza?

Poggibonsi, Piazza Mazzini, abbattimento alberi (2018)

Che senso dare alla distruzione di una piazza alberata per far posto a cemento e qualche stentato alberello, come fatto senza ascoltar nessuno a Poggibonsi?

Come si potrebbe mai accettare un piano antincendio, come quello predisposto per conto della Regione Toscana, che prevede di tagliar buona parte di alberi e macchia mediterranea della Pineta del Tombolo per evitare che prendano fuoco?

Non è più la Toscana di Lorenzo de’ Medici e si vede.

Un tempo il buon governo del territorio della Toscana era un modello da seguire, oggi, sempre a “regola d’arte”, grida vendetta al Cielo.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Chiusdino, ruderi dell’Abbazia di San Galgano
Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del Buon Governo, Siena (1338-1339)

(foto da www.italianartdesign.net, , D.M., H.A., A.C., S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    maggio 11, 2019 alle 8:54 am

    …Eh …”Non è più la Toscana di Lorenzo de’ Medici e si vede.”
    Ahahahahah…
    Già…

    Ah…Questi compagni…! 🙂
    Altro che ridere…

  2. Gloria Forti Comitato di piazza Mazzini di Poggibonsi
    maggio 11, 2019 alle 2:01 PM

    Grazie GRIG per il vostro sostegno, anche se alcune battaglie non ottengono risultati la cittadinanza si sta accorgendo di questi scempi e della poca lungimiranza di chi li amministra…

  3. Antonio
    maggio 12, 2019 alle 5:02 PM

    … chissà cosa avrebbero pensato i Medici della riapertura della discarica del Pago, della modalità di gestione delle terre e rocce da scavo della III corsia, della pagliacciata dell’inceneritore della Piana, della nuova casa dello studente a Firenze …
    No signori, loro sono scevri dal commettere errori … ma per fortuna accettano le critiche in maniera molto costruttiva!
    … invarianti, sviluppo sostenibile … belle parole!

  4. maggio 12, 2019 alle 7:54 PM

    Gent.mo Dott. Deliperi, si è dimenticato di includere nell’elenco la famosa questione dell’omessa tutela del patrimonio storico culturale dell’intera Città di San Gimignano alla quale, ancorché vincolata con decreto ministeriale del 1928, dal 1960 né la Soprintendenza di Siena, né il Comune di San Gimignano apprestevano più tutela.
    Grazie al GRIG hanno non solo ripreso ad esaminare i progetti e le opere sotto tal profilo, ma il Segretario regionale el Mibact, con decreto 129/2017, ha confermato quello precedente del 1928 inserzionandolo con norme di tutela indiretta.

    • maggio 12, 2019 alle 10:07 PM

      buonasera Massimo, sono solo alcune fra le tante vicende di “cattiva gestione” del territorio toscano, ovviamente non tutte.
      Altrimenti rischieremo di fare un elenco telefonico…purtroppo…

      Stefano Deliperi

  5. marzo 21, 2021 alle 11:28 am

    ..e mo’ se ne accorgono pure i Quotidiani.

    da Il Fatto Quotidiano, 21 marzo 2021
    La costa toscana e l’eterno fantasma del cemento: da Elbopoli all’inchiesta San Vincenzo, dove ci sono più case che abitanti.
    L’ultima indagine che ha portato ai domiciliari il sindaco del piccolo Comune in provincia di Livorno ripropone il problema ormai decennale del consumo di suolo in nome del turismo. Il caso dell’assessora Marson nominata da Rossi e osteggiata dai renziani: impose regole severe, ma non fu confermata. (Carlo Giorni) (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/03/21/la-costa-toscana-e-leterno-fantasma-del-cemento-da-elbopoli-allinchiesta-san-vincenzo-dove-ci-sono-piu-case-che-abitanti/6133162/)

    Una decina di giorni fa a San Vincenzo, meno di 7mila abitanti lungo la costa degli Etruschi, il sindaco Alessandro Bandini è stato arrestato con l’accusa di aver ricevuto da due imprenditori edili un “sostegno politico finanziario” pari al 2-3 per cento degli appalti pubblici. Nell’inchiesta sono finiti in 23, tra loro ci sono anche la vicesindaco e due assessori. Torna così alla ribalta il tema ormai decennale del cemento lungo la costa toscana, da Massa Carrara a Capalbio. Un’insidia costante nello sviluppo turistico di un lungomare di circa 300 chilometri di lunghezza tra i più suggestivi della penisola. Che merita di essere raccontato per andare oltre gli aspetti giudiziari di questo e altri scandali dell’ultimo ventennio. A cominciare da quelli all’isola d’Elba, il cosiddetto scandalo Elbopoli, in cui furono coinvolti persino un ex prefetto e un ex giudice.

    La storia di San Vincenzo è emblematica. Negli anni Venti e Trenta la località era caratterizzata da un turismo di élite. Era ad esempio il soggiorno prediletto di Luigi Pirandello. Poi negli anni Sessanta si è imposto il modello delle seconde case e San Vincenzo si è trasformata in “una periferia urbana in riva al mare”, come l’ha definita il critico d’arte Philippe Daverio.

    Vista dalla collina in località Belvedere, un villaggio di villette, la vista è da mozzafiato: golfo di Baratti, parco di Rimigliano, l’isola d’Elba. Se lo sguardo è posto invece all’altezza della variante Aurelia, venendo da Grosseto, il Belvedere è un Brutto Vedere, come ha più volte denunciato l’ex direttore della Normale Salvatore Settis. “Ci sono più case (7.856) che abitanti (7.002 nel 2009). Negli ultimi dieci anni il consumo di suolo è aumentato del 70 per cento”, ha scritto qualche anno fa Il Tirreno. Per Settis “a San Vincenzo, come in altre zone della Val di Cornia, penso a Campiglia e a Venturina, si sono fatti troppi insediamenti di seconde case”. Erano gli anni in cui Alberto Asor Rosa lanciò i suoi strali contro il troppo cemento gettato a Monticchiello. Oltre Monticchiello? “Delle zone che conosco posso citare Capalbio, dove hanno costruito male. Stessa cosa a sud di Livorno, dove spuntano nuovi insediamenti turistici, all’isola d’Elba, a San Vincenzo. Ma l’elenco è molto più lungo, purtroppo”, rispose il critico letterario.

    Speculazione e tutela. E’ questo doppio registro che caratterizza il lungomare tirrenico. Basti pensare che, tra Torre del Lago e Vecchiano, tra la Versilia e Pisa, dove si snoda il parco di Migliarino e San Rossore, nel 1968 dovevano essere costruiti alberghi e case. L’idea era di rifare Rimini sul Tirreno. Uno scempio che provocò la reazione di urbanisti e ambientalisti, a cominciare dall’intellettuale ambientalista Antonio Cederna. E “la più bella pineta litoranea italiana di oltre duemila ettari tra la via Aurelia ed il mare”, così la definì Cederna, fu salva.

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