Alghero, richiesta di rinvio a giudizio sul litorale di Calabona.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari ha chiesto al Giudice dell’udienza preliminare il rinvio a giudizio di V.R., A.N., D.S., V.S., G.P. in relazione ai lavori effettuati per la realizzazione del complesso turistico A-mare Beach Club, realizzato sulla scogliera di Calabona, ad Alghero (SS).
La contestazione riguarda l’avvenuta “asportazione del suolo naturale preesistente con eradicazione totale della vegetazione naturale arborea e arbustiva spontanea esistente tipica della vegetazione mediterranea” su circa 900 metri quadri, la “modificazione … per buona parte irreversibile delle altimetrie del terreno, operando uno spianamento delle rocce … con escavatori e mezzi pesanti”, la “messa a dimora di prato erboso …all’inglese per una superficie pari a circa 800 mq e di varie specie vegetali esotiche e non autoctone (originarie della Nuova Zelanda e del Sud Africa)”, il “posizionamento di una piattaforma in legno e/o PVC con superficie di 283 mq. di rampe d’accesso … di una pedana …e di tre strutture amovibili in legno” adibite a reception, a chiosco-bar e a servizi igienici, la “realizzazione di opere per il posizionamento di un pontile galleggiante” e di altre opere minori.
La realizzazione di tali interventi in assenza o violazione delle necessarie autorizzazioni amministrative ha dato luogo alla contestazione delle violazioni degli artt. 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i. (Codice dei beni culturali e del paesaggio), 44, comma 1, lettera c, del D.P.R. n. 380/2001 e s.m.i. (Testo unico dell’edilizia), 518 duodecies cod. pen. con l’aggravante prevista dall’art. 518 sexdecies cod. pen. per aver causato “un danno di rilevante gravità … nell’esercizio di un’attività professionale e commerciale” a “beni paesaggistici … sottoposti a speciale tutela”.
Gli imprenditori di cui è stato chiesto il rinvio a giudizio rivestono ruoli apicali nelle società Bagni del Corallo s.r.l. e della controllante MP Finance s.r.l., nonché nella società esecutrice dei lavori.
L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), attivatasi fin dall’avvio dei lavori, acquisiti atti e informazioni ambientali in seguito a specifica istanza (26 marzo 2024), ha successivamente coinvolto la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari, che ha avviato un procedimento penale, di cui si vedono gli sviluppi tangibili.
E’ stata individuata dalla Procura quale “persona offesa” e nel procedimento è rappresentata e difesa dall’Avv. Susanna Deiana, del Foro di Cagliari.
Si ricorda che la struttura era già stata posta sotto sequestro preventivo sempre su decreto G.I.P. del Tribunale di Sassari del 5 agosto 2024 la mattina dell’8 agosto da parte dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale e del Centro Anticrimine Natura.
Dopo il dissequestro e lo svolgimento della stagione turistica, il G.I.P. del Tribunale di Sassari, con decreto del 15 maggio 2025, su richiesta della Procura della Repubblica aveva nuovamente posto sotto sequestro preventivo il complesso. Il sequestro è stato eseguito il 16 maggio 2025 dai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale con il supporto di altri Reparti dell’Arma, mentre erano in corso i lavori per l’avvio della stagione turistica.
Nuovamente dissequestrato, aveva visto lo svolgimento delle attività turistiche anche nella stagione 2025.
All’inizio della stagione 2026, la Società aveva comunicato la mancata apertura a causa del procedimento penale in corso, affermando di aver “sempre operato nella legalità”.
Di diverso avviso la Procura della Repubblica di Sassari e i Carabinieri del Nucleo Tutela del Patrimonio Culturale, che hanno svolto approfondite indagini.
In contestazione sono sempre stati i lavori che – in base alle autorizzazioni ricevute – avrebbero dovuto avere solo carattere precario, interamente reversibile e temporaneo, solo per la stagione estiva.
In realtà, si tratta palesemente di un’operazione di snaturamento di un tratto di costa demaniale in nome di un preteso sviluppo turistico tanto invadente quanto remunerativo.
La vicenda è riassunta in questo articolo.
Quanto avvenuto sulla povera costa di Calabona è davvero emblematico.
Litorale demaniale, tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).
Niente da fare.
Non basta la speculazione edilizia, sfacciatamente favorita da un piano regolatore generale (P.R.G.) ormai d’interesse archeologico e mai adeguato – nonostante gli obblighi di legge – al piano paesaggistico regionale (P.P.R. – I stralcio costiero) proprio per conservare fin che si può la possibilità di speculare più possibile.
No, non basta.
Ad Alghero, sul litorale di Calabona, si è speculato anche sugli scogli e nel mare.
Ora sarà un giudice a valutare.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto A.N.S.A., per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)






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