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Strage di Lupi in Abruzzo, nuova denuncia del GrIG anche contro l’esaltazione del bracconaggio.


Lupo (foto Antonio Iannibelli)

I gravissimi casi di avvelenamento (i primi risultati delle analisi svolte indicherebbero pesticidi usati in agricoltura) di esemplari di Lupo (Canis lupus) nell’area del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise si stanno rivelando una vera e propria strage: diciotto Lupi uccisi, un esemplare di Volpe (Vulpes vulpes) e un esemplare di Poiana (Buteo buteo), rinvenuti nei territori comunali di Alfedena, di Pescasseroli, di Bisegna e di Barrea (AQ).

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha, quindi, inoltrato in proposito (24 aprile 2026) una nuova (dopo quella del 17 aprile 2026) denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sulmona.

Coinvolti anche il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, l’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise e i Carabinieri Forestale.

Nel contempo sono state ancora segnalate, come già nei giorni scorsi, alcune pagine presenti sul social network Facebook ove sono presenti numerose demenziali dichiarazioni a favore e istigatrici del bracconaggio ai danni del Lupo.

Tale pessimo clima è stato oggettivamente favorito dalle procedure comunitarie di declassamento del livello di protezione del Lupo – il primo fattore di contenimento degli ungulati (la sua dieta è composta per circa la metà, il 49%, dalla predazione sul Cinghiale e per un altro quarto, il 24%, dalla predazione sul Capriolo) – a cui rapidamente l’Italia si è adeguata.

Infatti, con la pubblicazione il 21 gennaio 2026 sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale 6 novembre 2025, che modifica il D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i., di recepimento della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali, la fauna e la flora, il Lupo in Italia passa ufficialmente da specie “rigorosamente protetta” a “specie di  interesse comunitario il cui  prelievo  nella  natura  e  il  cui  sfruttamento potrebbero  formare  oggetto  di  misure  di  gestione”.

branco di Lupo europeo (Canis lupus)

Eppure non si tiene conto del fatto che la consistenza della popolazione italiana è già falcidiata da bracconaggio e incidenti stradali, stimata in una media di circa 328 esemplari all’anno (dati La mortalità del lupo in Italia nel periodo 2019 – 2023, a cura di Io non ho paura del lupo APS, nov. 2025).

Il GrIG ribadisce il pieno sostegno all’attività dell’Autorità e della Polizia giudiziarie finalizzate a individuare le responsabilità di simili ignobili atti delinquenziali ai danni della fauna selvatica e del Lupo in particolare, riservandosi ogni futura azione in sede giudiziaria nei confronti di chi sarà individuato quale autore.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Appennino, Lupo (Canis lupus italicus)

dal sito web istituzionale dell’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, 22 aprile 2026

Il bilancio si aggrava: altri lupi trovati morti nel territorio del Parco. Proseguono le attività di rastrellamento e perlustrazione del territorio.

Una settimana fa vi abbiamo raccontato dei 10 lupi trovati morti: 5 nella zona di Alfedena e 5 nella zona di Pescasseroli. Da allora, senza sosta, sono proseguite le perlustrazioni e i rastrellamenti con il nostro personale e il supporto dei cani antiveleno del Parco e dei Carabinieri Forestali di Assergi, non solo per cercare indizi necessari alle indagini ma anche per escludere la presenza di altre morti. Il tutto, ovviamente in raccordo con la Procura di Sulmona.

Purtroppo sono stati trovati altri animali morti: a Pescasseroli, sono stati rinvenuti 3 lupi in una zona diversa dalla precedente, e soprattutto un altro “focolaio” è stato individuato a Bisegna, dove sono stati trovati 4 lupi, ma anche 3 volpi e 1 poiana. Infine un altro lupo è stato trovato a Barrea.

Il quadro che emerge è gravissimo e anche se in alcune aree non sono stati ancora rinvenuti bocconi avvelenati o reperti che fanno chiaramente pensare all’avvelenamento, la presenza di più specie morte negli stessi contesti rende fortissimo il sospetto che ci si trovi di fronte ad altri episodi di avvelenamento. Siamo al lavoro per accertare le cause di morte e acquisire elementi utili alle indagini.

ISPRA, distribuzione del Lupo in Italia (2022)

La situazione è drammatica per dimensione del fenomeno che è difficile anche solo doverne parlare.

La delusione si mescola allo sconforto, in un dolore che passa dalla sofferenza profonda all’incredulità. In questi giorni di lavoro sul campo, e non solo, si continua a sperare di non dover fare i conti con altre brutte notizie e di non dover più aggiornare questa drammatica contabilità.

Ribadiamo ancora una volta un concetto che abbiamo già espresso con chiarezza: qualunque sia la motivazione, illegalità e criminalità non possono essere giustificate in alcun modo.

Questa nostra triste comunicazione arriva in un giorno simbolico, la Giornata della Terra, dedicata quest’anno al tema Our Power, Our Planet. Un richiamo forte al potere d’azione di cittadini e comunità, cioè alla responsabilità collettiva verso il Pianeta. Ed è impossibile non sentire tutta l’amarezza di questa coincidenza, mentre continuiamo a registrare morti proprio in uno dei territori più simbolici della tutela della Natura.

ricerca Continuing recovery of wolves in Europe, distribuzione del Lupo in Europa (analisi dal 2017 al 2022-2023)
Lupo europeo (Canis lupus)

(foto da mailing list ambientalista, Antonio Iannibelli, S.D., archivio GrIG)

  1. aprile 25, 2026 alle 6:00 PM

    da Il Pescara, 24 aprile 2026

    Gruppo d’Intervento Giuridico sulla strage di lupi: “Non solo avvelenamenti, anche esaltazione del bracconaggio sui social”.

    L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha inoltrato una nuova (dopo quella del 17 aprile 2026) denuncia alla procura della Repubblica del tribunale di Sulmona.

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    da AMO Live News, 24 aprile 2026

    Strage di Lupi in Abruzzo, nuova denuncia del GrIG anche contro l’esaltazione del bracconaggio.

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    dal sito web istituzionale dell’I.S.P.R.A., 24 aprile 2026

    Abbattimento di lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

    ISPRA: Ferma condanna. Serve un’alleanza per salute ecosistemi. Stop a ogni deriva illegale.

    • aprile 28, 2026 alle 11:05 PM

      da Il Centro, 28 aprile 2026

      Inneggiano ai bracconieri, scattano le denunce.

      Scatta l’esposto dal Gruppo di intervento giuridico: «C’è un pessimo clima di odio, ecco perché».

      SULMONA. Una denuncia contro gli odiatori del web è quella presentata alla Procura di Sulmona dal Gruppo di intervento giuridico. Dopo la strage di lupi, infatti, diversi utenti della Rete hanno inneggiato ed esaltato le azioni dei bracconieri. L’associazione ha segnalato all’autorità giudiziaria una serie di commenti apparsi in questi giorni sui social, in particolare su Facebook. Il Gruppo di intervento giuridico chiede quindi di individuare e punire i responsabili.

      «Tale pessimo clima di odio», spiega l’associazione, «è stato oggettivamente favorito dalle procedure comunitarie di declassamento del livello di protezione del lupo – il primo fattore di contenimento di cervi, caprioli cinghiali (la loro dieta è composta per circa la metà, il 49%, dalla predazione sul cinghiale e per un altro quarto, il 24%, dalla predazione sul capriolo) – a cui rapidamente l’Italia si è adeguata.

      Infatti, con la pubblicazione il 21 gennaio 2026 sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale 6 novembre 2025, che modifica il Decreto del presidente della Repubblica di recepimento della direttiva Cee sulla salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali, la fauna e la flora, il Lupo in Italia passa ufficialmente da specie rigorosamente protetta a specie di interesse comunitario il cui prelievo nella natura e il cui sfruttamento potrebbero formare oggetto di misure di gestione. Eppure» conclude l’associazione «non si tiene conto del fatto che la consistenza della popolazione italiana è già falcidiata da bracconaggio e incidenti stradali, stimata in una media di circa 328 esemplari all’anno».

  2. aprile 28, 2026 alle 2:42 PM

    indaga anche l’Unità Cinofila Antiveleno di Grosseto dei Carabinieri Forestale. Quanto a Dino Rossi del COSPA Abruzzo pare sia costui.

    da Il Centro, 28 aprile 2026

    Strage di lupi, Ris degli animali in azione.

    Lo speciale reparto per la medicina forense veterinaria analizza le esche imbottite di veleno, caccia al Dna dei killer. (Andrea D’Aurelio)

    Si cerca la prova per incastrare chi ha provocato la strage di lupi in Abruzzo. I carabinieri forestali, su disposizione della Procura di Sulmona, che coordina le indagini, hanno inviato i sacchetti di plastica repertati dal nucleo antiveleno nei laboratori specializzati di Grosseto al fine di isolare eventuali tracce di Dna. Si tratta di un reparto investigazioni scientifiche particolare: il Ris degli animali.

    LA CACCIA AI BRACCONIERI

    Gli inquirenti, dopo aver cercato le prime impronte sulle buste in cui era contenuto il veleno, vogliono andare a fondo per risalire al Dna degli autori dell’attacco alla natura. Operazione che si annuncia complicata, secondo gli investigatori. I responsabili dell’uccisione degli animali potrebbero aver utilizzato dei guanti per inserire nei sacchetti di plastica i bocconi conditi al veleno. Tuttavia non si può escludere qualche passo falso. Per questi le buste sono state mandate a Grosseto nel reparto investigazioni scientifiche, ossia il Ris degli animali. Si tratta del Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria che si occupa di sviluppare tecniche di laboratorio per il rilevamento delle sostanze tossiche utilizzate a scopo doloso. Gli esperti dovranno risalire, attraverso esami sofisticati, alle cause che hanno provocato la morte di un animale. Un reparto che già con l’uccisione dell’orsa Amarena era stato chiamato in causa.

    VELENO KILLER

    A isolare il veleno, utilizzato da ignoti per compiere la strage, sono stati gli esami di laboratorio che hanno permesso agli inquirenti di stabilire le modalità di uccisione degli animali. Il fitofarmaco si trovava all’interno di una busta assieme alla carne impiegata per confezionare le esche. Una trappola pianificata con estrema crudeltà che ha trasformato i sentieri montani in uno scenario di disastro ecologico. Le analisi tossicologiche eseguite sui campioni prelevati tra i comuni di Pescasseroli e Alfedena hanno identificato con precisione l’arma del delitto nei fitofarmaci, ovvero pesticidi agricoli di facile reperibilità ma letali se ingeriti. I veleni sono stati inseriti con cura all’interno di bocconi di carne poi sigillati in sacchetti di plastica, una modalità di confezionamento che non lascia spazio a dubbi sulla natura premeditata del gesto volto a sterminare i predatori.

    LA PISTA

    Sul fronte investigativo non si esclude alcuna ipotesi. Al momento s’indaga tra gli allevatori. Confagricoltura ha espresso una ferma condanna, rimarcando il danno per il comparto già messo a dura prova.

    LUPI ALL’ASSALTO

    «Due notti fa l’ultimo assalto dei lupi a Pescasseroli», nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, mentre «nei giorni scorsi i lupi avevano colpito a Magliano de’ Marsi». A Pescasseroli sono stati uccisi un cavallo e un vitellino. A riaccendere i riflettori è Dino Rossi del Cospa Abruzzo, comitato di agricoltori e allevatori. «Dobbiamo anche tutelare gli allevatori e i cittadini che hanno paura a uscire di casa. Nessuno ci pensa a questo» denuncia Rossi.

  3. Maggio 10, 2026 alle 5:14 PM

    da Onda TV, 9 maggio 2026

    Lupi uccisi col veleno. Si batte la pista della mafia dei pascoli.

    C’è anche la mafia dei pascoli tra le ipotesi investigative che sta seguendo la procura della Repubblica di Sulmona in merito all’uccisione ingiustificata di animali protetti, in particolare lupi appenninici, avvenuta nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM). Un fenomeno molto diffuso nelle aree del Parco.

    MAFIA DEI PASCOLI. Un elemento centrale dell’inchiesta riguarda alcune aree agro-pastorali, dove tradizionalmente si sarebbero svolte pratiche illegali note come “pulizie di primavera”: operazioni volte a “bonificare” i terreni montani prima della monticazione del bestiame, mediante metodi che oggi risultano criminogeni e dannosi per la fauna selvatica. Per questo, secondo gli inquirenti, l’ipotesi della mafia dei pascoli resta la più accreditata tenendo conto che già in passato l’Alto Sangro è finito nella rete della procura europea. FONDI NEL MIRINO. Il meccanismo della mafia dei pascoli è legato all’ottenimento di fondi della Politica Agricola Comune, dove il controllo dei terreni rappresenta un fattore chiave. E sembrerebbe -secondo indiscrezioni -che da fuori regione vi siano stati dei soggetti che abbiano tentato di acquisire dei terreni ricevendo il diniego delle amministratori locali.Secondo questa prospettiva, l’episodio potrebbe configurarsi non solo come un atto contro la fauna selvatica, ma anche come un gesto dimostrativo e intimidatorio. I primi a spingere in questa direzione sarebbero stati gli agricoltori locali che conducono le loro aziende nel rispetto delle normative vigenti. Nei giorni scorsi qualche allevatore è stato sentito informalmente dagli inquirenti in ordine al sospetto di un certo interesse per gli indennizzi e gli appezzamenti terreni della zona.

    BLITZ NEL PARCO. Qualcosa potrebbe emergere dall’analisi dei documenti acquisiti nei giorni scorsi nella sede del Parco. Dopo il ritrovamento di numerose carcasse avvelenate di lupi e di altri esemplari come volpi e poiane, i carabinieri hanno effettuato infatti acquisizioni documentali, allo scopo di raccogliere prove utili a ricostruire gli eventi.Le indagini si rivelano particolarmente complesse e puntano a definire le dinamiche e i contesti che potrebbero aver portato a questi gravi episodi di bracconaggio e avvelenamento. La lente della procura della Repubblica di Sulmona si è focalizzata sulle attività dell’ente degli ultimi due anni. Tra le carte, soprattutto quelle relative alla concessione di aree e all’ottenimento di indennizzo, qualcosa potrebbe venire fuori.L’associazione ambientalista Salviamo l’Orso denuncia con fermezza come tali atti costituiscano una strategia criminale e coordinata finalizzata a intimidire il Parco, colpevole di applicare e far rispettare le normative a tutela delle specie protette.

    IL BILANCIO. Il bilancio dei ritrovamenti è drammatico: 22 lupi morti tra Pescasseroli, Bisegna, Alfedena, Barrea e Corcumello, nell’area della Marsica, oltre a diverse volpi e poiane trovate anch’esse avvelenate. Le zone coinvolte includono sia spazi interni al territorio del PNALM che aree esterne ad esso.Un episodio particolarmente significativo è stato il ritrovamento, ad Alfedena, di un sacco contenente carne contaminata presumibilmente utilizzata come esca avvelenata. I materiali sequestrati e le evidenze raccolte sono attualmente al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di approfondire i meccanismi connessi a queste uccisioni illegali, anche alla luce del possibile radicamento storico di tali pratiche nelle comunità.

    IL VELENO. Le analisi tossicologiche eseguite sui campioni prelevati tra i comuni di Pescasseroli e Alfedena hanno identificato con precisione “l’arma del delitto” nei fitofarmaci, ovvero prodotti agricoli di facile reperibilità ma letali se ingeriti. I veleni sono stati inseriti con cura all’interno di bocconi di carne poi sigillati in sacchetti di plastica, una modalità di confezionamento che non lascia spazio a dubbi sulla natura premeditata del gesto volto a sterminare i predatori. Ora la Procura di Sulmona ha disposto analisi specifiche sui sacchetti di plastica rinvenute con la speranza di dare un volto e un nome ai responsabili.

    CONTROLLI. Intanto vanno avanti i controlli a tappeto nelle aree interessate con quindici uomini in campo tra forze dell’ordine e guardie del parco. L’esito delle indagini sarà cruciale non solo per assicurare giustizia e protezione agli animali selvatici, ma anche per impedire il ripetersi di infrazioni che minacciano l’equilibrio ecologico e la conservazione di specie emblematiche del patrimonio naturale italiano. Nell’attesa di sviluppi, la vicenda richiama l’attenzione sull’importanza di un impegno condiviso tra istituzioni, forze dell’ordine, enti ambientali e cittadini per garantire il rispetto delle leggi e la tutela della biodiversità.

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