Come l’Italia combatte il dissesto idrogeologico.


Cagliari, strada statale n. 195 interrotta (10 ottobre 2018)

E’ di queste settimane l’approvazione di un’importante atto della Corte dei conti – Sezione centrale di controllo sulle Amministrazioni dello Stato relativa alla gestione del Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico, la cassaforte e la regìa nazionale per la lotta al dissesto idrogeologico che tante calamità innaturali causa al nostro povero Bel Paese.  

La deliberazione Corte conti, Sez. centrale controllo Amm. Stato, 31 ottobre 2019, n. 17/2019/G fa una fotografia impietosa, per certi versi.

Ecco una sintetica panoramica di che cosa è e che cosa si fa per combattere il dissesto idrogeologico in Italia.

Dissesto idrogeologico e calamità innaturali.

Il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (S.N.P.A., formato dall’I.S.P.R.A. e dalle A.R.P.A. regionali) ha presentato il 27 febbraio 2019 il Rapporto Ambiente 2018, dove, fra le tante informazioni ambientali utili a stabilire lo stato di salute del territorio italiano, si riporta che le 620.808 frane avvenute negli ultimi 900 anni hanno interessato complessivamente il 7,9% del territorio nazionale, un’area di circa 23.700 km quadrati, mentre il consumo di suolo continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni: tra il 2016 e il 2017 le nuove coperture artificiali hanno riguardato circa 5.200 ettari di territorio, in media poco più di 14 ettari al giorno, circa 2 metri quadrati di suolo persi irreversibilmente ogni secondo.

Erano addirittura 8 metri quadrati al secondo degli anni 2000, il rallentamento iniziato nel periodo 2008-2013 (tra i 6 e i 7 metri quadrati al secondo), “è probabilmente dovuto all’attuale congiuntura economica, più che a una reale aumentata sensibilità ambientale verso le problematiche della conservazione del suolo”.

Si tratta delle basi di quanto ben noto, ma sempre in secondo piano: purtroppo, in Italia, negli ultimi 55 anni, sono stati più di 5.000 i morti a causa delle ripetute, consuete calamità innaturali.

Si ripetono sistematicamente, un lungo rosario di disgrazie.

Da Olbia a Genova fino a Refrontolo, a Livorno, a Sarno, a Casteldaccia.   In tutta Italia. 

Le cause?   Sempre le stesse: quella calamità che si chiama uomo.

La strategia di contrasto.

L’allora Governo Renzi, più di tre anni fa, affermava di voler voltare pagina con il nuovo programma nazionale Italia sicura, il successivo Governo Gentiloni non pare che abbia fatto seguire molti fatti.

L’attuale Governo Conte, inizialmente non ha messo nemmeno tre righe in proposito nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza (D.E.F.) 2018, successivamente ha agevolato il condono edilizio per gli immobili abusivi terremotati di Ischia con il recente  art. 25 del decreto-legge 28 settembre 2018, n. 109 (Disposizioni urgenti per la citta’ di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze), ma ora sembra aver avviato una positiva inversione di tendenza.

I dati del dissesto idrogeologico in Italia .

Il 27 febbraio 2019 ha presentato il piano nazionale per la protezione del territorio ProteggItalia, ben 11 miliardi di euro ((1,6 di fondi comunitari) per sostenere un programma intersettoriale di interventi per affrontare il dissesto idrogeologico, la protezione del suolo, la difesa delle aree agricole, il risanamento dei danni determinati dalle più recenti calamità innaturali dell’autunno 2018 (756 milioni di euro per il Veneto, 333 per la Liguria, 277 per il Friuli-Venezia Giulia, 202 per l’Abruzzo, 135 per l’Emilia-Romagna, 66 per la Sardegna).  

Un importo di 3 miliardi di euro è subito disponibile nel 2019 per gli interventi immediatamente cantierabili.

frana causata da tagli boschivi

La proposte GrIG.

Noi del Guppo d’Intervento Giuridico onlus, da tempo, abbiamo proposto un vero e proprio New Deal a livello nazionale e regionale, un grande piano di risanamento idrogeologico per salvaguardare l’ambiente, la vita, il lavoro.

Abbiamo formalizzato la proposta a livello regionale anche in sede di osservazioni per la politica di gestione dei fondi comunitari 2014-2020.

In realtà, finora ben poco è stato fatto e basta una serie di temporali per ritrovarci, come al solito, con strade interrotte, paesi isolati, gravi pericoli per l’incolumità pubblica, centinaia di milioni di euro di danni.

Le proposte sono sempre attuali, eccole.

Per esempio, limitatamente alla Sardegna, il territorio rivela un diffuso rischio idrogeologico: l’80% dei Comuni (306 su 377) è a rischio frane e alluvioni, con oltre 613 kmq. interessati (dati Ministero ambiente, 2013).

Purtroppo, in particolare nell’autunno 2013, in concomitanza con eventi atmosferici intensi (“Ciclone Cleopatra”), si è verificata l’ennesima calamità innaturale in Gallura, nel Nuorese, nel Campidano, con nuovi gravissimi lutti e danni materiali.  Nell’autunno 2015, negli stessi luoghi, la calamità innaturale s’è ripresentata.

Nell’ottobre 2018 l’intera costa sud-occidentale sarda è stata isolata per giorni isolata per l’interruzione della strada statale n. 195, sommersa e semi-distrutta dall’acqua.

Non solo.  Si stima che le reti idriche isolane attualmente perdano circa il 55% dell’acqua trasportata (dati Agenia Consulting, 2014), a causa di carenze manutentive e di opere di adduzione obsolete.

Per contro, emerge la fragile consistenza del complessivo livello di scolarizzazione: ben il 38,2% della popolazione residente ha solo la licenza media e ben il 24,5% solo quella elementare o, addirittura, alcun titolo.  Tuttora il 25,8% dei sardi fra 18 e 24 anni ha solo la licenza media, il dato più elevato in Italia (dati M.I.U.R., giugno 2013).     Vuol dire che il 62,7% dei residenti in Sardegna in età lavorativa (dai 16 anni in poi) è privo di qualifica professionale (da Sardegna Statistiche, anno 2009).

Questo non fa che aggravare l’attuale crisi estremamente dura, con conseguenze pesantissime sul contesto economico-sociale.

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Riteniamo, quindi, utile insistere con la proposta di destinare almeno un terzo del complessivo importo dei fondi disponibili inerenti la programmazione comunitaria sia destinata a un vero un vero e proprio new deal nel campo del risanamento idrogeologico e della distribuzione idrica, con il sostegno dei fondi comunitari 2014-2020, così anche da fornire occasioni di lavoro per imprese, professionalità, maestranze di ogni livello, con indubbi riflessi positivi sulla qualità ambientale e della sicurezza del territorio, nonché del miglioramento del contesto economico-sociale sardo nel breve-medio termine.

La proposta, se accolta, andrebbe a integrarsi bene con il piano nazionale per la protezione del territorio ProteggItalia, approvato dal Governo nazionale nel marzo 2019.

La Corte dei conti, però, ci riporta alla realtà.  Che rivela poche luci e molte, troppe ombre.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

un pessimo esempio di taglio esteso di una Lecceta, su suoli sottili

dal sito web istituzionale della Corte dei conti, 6 novembre 2019

DISSESTO IDROGEOLOGICO, CORTE CONTI: SCARSO USO RISORSE E INEFFICACIA MISURE ADOTTATE.

Deliberazione della Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato.

“Scarso utilizzo delle risorse stanziate per il Fondo progettazione contro il dissesto idrogeologico e inefficacia delle misure sinora adottate, di natura prevalentemente emergenziale e non strutturale”.  

E’ quanto emerge dalla relazione sul “Fondo per la progettazione degli interventi contro il dissesto idrogeologico (2016-2018)” approvata dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato della Corte dei conti con deliberazione n. 17/2019/G del 31 ottobre scorso, che ha preso in esame le modalità di funzionamento e di gestione del Fondo, la governance e le responsabilità dei soggetti attuatori e l’efficacia delle misure emanate. 

Le risorse effettivamente erogate alle Regioni, a partire dal 2017, rappresentano, negli anni oggetto dell’indagine, solo il 19,9% del totale complessivo (100 mln di euro) in dotazione al Fondo.

Numerose le criticità a livello nazionale e a livello locale: l’inadeguatezza delle procedure e la debolezza delle strutture attuative; l’assenza di adeguati controlli e monitoraggi; la mancata interoperabilità informativa tra Stato e Regioni; la necessità di revisione dei progetti approvati e/o delle procedure di gara ancora non espletate; la frammentazione e disomogeneità delle fonti dei dati sul dissesto.

E’, inoltre, emersa la diffusa difficoltà delle amministrazioni nazionali e locali di incardinare l’attività di tutela e prevenzione nelle funzioni ordinarie, con il conseguente ripetuto ricorso alle gestioni commissariali. 

La Corte raccomanda l’adozione di un sistema unitario di banca dati di gestione del Fondo, assicurando in tempi rapidi la revisione dell’attuale sistema e che il nuovo quadro normativo e regolamentare, di recente introdotto, garantisca l’unitarietà dei livelli di governo coinvolti, la semplificazione delle procedure di utilizzo delle risorse nonché il potenziamento del monitoraggio e del controllo sugli interventi. 

Corte dei conti – Ufficio stampa

testo della deliberazione Corte conti, Sez. centr. controllo Amm. Stato, 31 ottobre 2019, n.17/2019/G [1,185 MB PDF]

Maremma, bosco

(foto E.R., A.L.C., S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    novembre 22, 2019 alle 4:11 pm

    Un giornalista del corr.della sera affermava che per i danni dei dissesti geologici ,compreso i terremoti , si spendono 5 miliardi l’anno, mentre per la prevenzione poche centinaia di milioni !!!! E mentre per i soldi versati volontariamente dai cittadini con le sottoscrizioni di TV / Giornali per calamita’ varie , si chiede conto sino all’ultimo centesimo
    ( non credo lo si faccia al 100% ), mentre per come si spendono i sudetti 5 miliardi , NESSUNO chiede e pretende di sapere come e dove sono stati spesi !!!!

  2. G.Maiuscolo
    novembre 22, 2019 alle 6:12 pm

    Gentile Gatto, intanto non è vero che nessuno chieda e pretenda di sapere come e dove sono stati spesi i cinque miliardi, perché Lei lo sta chiedendo, in questo suo commento, seppur indirettamente. Spero per Lei che abbia delle risposte, perché il sito di “Su Dottori” è onorato della lettura di tante persone ( che io sappia). E non solo nell’Isola.
    Questo post è tremendo e, per certi versi, anche drammatico, ancorché utile: per tutti i dati che vengono messi a disposizione dell’utenza.

    Il quadro che vien fuori dalle considerazioni della Corte dei Conti è interessante ma io, in qualche modo, me l’aspettavo; conosco la situazione, per diretta esperienza, e il DOPO soprattutto, in cui capita che ci si possa trovare a vivere anche solo la pioggia, in modo irrazionale:
    ricordo… durante l’alluvione e un persistente sinistro maltempo distruttore, chiusi dentro casa, a guardar dai vetri delle finestre, spaventati, le strade diventar fiumi e aspettare che l’elicottero portasse il pane a tutti, sperare nell’opera coraggiosa degli uomini della protezione civile, meravigliosi angeli, che incessantemente lavorarono per il bene della popolazione, strade dissestate, collegamenti inesistenti; per undici lunghi e feroci giorni, per la tragicità degli stessi, non smise di piovere e per quanto si cercasse di salvare il salvabile, ogni tentativo veniva spazzato via e vanificato. Senza contare il bilancio pesante, trattenuto ancora nella memoria…del dopo alluvione!

    Oggi il mio territorio, per quanto io veda e osservi, è in sicurezza. Sono stati fatti grandi sforzi, ricostruiti ponti e sistemate strade; ma so che è stato fatto anche un buon lavoro sugli alvei dei rii che, sebbene e apparentemente inoffensivi, allora si trasformarono in tremende distese piene d’acqua devastatrice.
    E’ stata controllata la foresta, ripulita e data sistemazione a briglie e alle strade d’accesso, potenziati argini con la costruzione di alte sponde ai torrenti, insomma è stato fatto un lavoro che a distanza di diversi decenni sta tenendo alla grande, anche se manutenzione e migliorie mai dovrebbero essere disattese.
    Non vorrei che le mie risultassero come le ultime parole famose…ahahahahah…

    Tornando al quadro della CORTE, il dato di fatto importante e preoccupante è che:
    (…) “ le 620.808 frane avvenute negli ultimi 900 anni hanno interessato complessivamente il 7,9% del territorio nazionale, un’area di circa 23.700 km quadrati, mentre il consumo di suolo continua a crescere, pur segnando un importante rallentamento negli ultimi anni: tra il 2016 e il 2017 le nuove coperture artificiali hanno riguardato circa 5.200 ettari di territorio, in media poco più di 14 ettari al giorno, circa 2 metri quadrati di suolo persi irreversibilmente ogni secondo.”
    Lo dice S.N.P.A.( formato dall’I.S.P.R.A. e dalle A.R.P.A. regionali) che ha presentato il 27 febbraio 2019 il Rapporto Ambiente 2018. E c’è da aggiungere che (…) “ purtroppo, in Italia, negli ultimi 55 anni, sono stati più di 5.000 i morti a causa delle ripetute, consuete calamità innaturali.”
    La Corte sottolinea anche che, e questo è il vero dramma, vi è nel “DISSESTO IDROGEOLOGICO: UNO SCARSO USO delle RISORSE E INEFFICACIA delle MISURE ADOTTATE”.

    Insomma, se si utilizzassero le risorse a disposizione ma BENE e correttamente, molti dei problemi causati dal “disastro” idrogeologico, andrebbero risolti.
    Ho letto con attenzione anche le considerazioni dei Dottori e …se solo venissero lette e messe in opera!
    Lascio ad altri, perciò, il commento sulle stesse e mi scuso per la lunghezza del mio intervento ( come nelle assemblee di una volta) 🙂
    Grazie della vostra pazienza.

  3. capitonegatto
    novembre 23, 2019 alle 12:34 pm

    Gentile Maiuscolo. L’affermazione sulla non conoscenza ( probabilmente dettagliata ) sulla spesa a valle dei danni e’ resa da un noto giornalista del corriere della sera, ed evidentemente e’ riferita a tutti gli eventi in ogni regione. Da cittadino che si informa , devo essere d’accordo, perche’ sapere che i soldi sono sti spesi per una scuola o rifacimento di una chiesa , non basta , occorrono dettagli per chi vuole saperne di piu’ ( bando d’appalto, chi lo ha vinto, spesa , ecc,ecc ). Saluti.

  4. G.Maiuscolo
    novembre 23, 2019 alle 5:03 pm

    Gentile Gatto,
    sì, la capisco e sono d’accordo con Lei; assolutamente d’accordo con Lei.
    Personalmente, sono solita recarmi nel mio comune, nello specifico caso di qualche appalto importante o di qualche gara, per avere accesso agli atti. E mi viene concesso…di avere accesso agli atti, dico, talvolta anche con capitolati alla mano.
    E non li ho nemmeno votati gli amministratori che amministrano il mio comune.
    Pensi come sono messa…

    Mi sono posta la stessa Sua domanda, dopo aver contribuito come ho ritenuto, per VENEZIA. Saranno forniti i dettagli sulle modalità e sulla destinazione delle donazioni, mi chiedo? 🙂
    Cordialità

    PS: posso chiederLE cortesemente di fornirmi la citazione dell’articolo del noto giornalista del Corriere, se per Lei non è un disturbo? Grazie

  5. novembre 24, 2019 alle 5:39 pm

    così, tanto per cambiare.

    A.N.S.A., 24 novembre 2019
    Maltempo, crolla tratto viadotto sulla Torino-Savona. Una dispersa nell’Alessandrino. Po supera soglia criticità elevata.
    Non risultano al momento persone coinvolte. Un’auto finisce nel fiume Bormida, salvate due persone, si cerca una donna. La marea a 129 a Venezia. Prolungata allerta rossa sul Piemonte: http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2019/11/23/-maltempo-liguria-sfollati-valpolcevera-e-case-isolate_ef0719b4-78a7-4f93-8fcb-42c1635cd270.html

  6. Srdn
    novembre 24, 2019 alle 6:49 pm

    L’Italiga combatte il dissesto idrogeologico non facendo niente. Tutto continua a crollare, i volontari spalano il fango e chi ha subito danni se li tiene e si ricostruisce la casa sullo stesso argine sullo stesso fianco della collina che frana. Però tutto questo genera economia, un vero e proprio sistema che va avanti da anni e si arricchisce sulle spalle dei contribuenti. Pensateci……..

    • G.Maiuscolo
      novembre 29, 2019 alle 4:51 pm

      Bello questo neo-toponimo: ITALIGA…Ahahahahahah.
      Lo proporrò al De Mauro, se già non c’è…
      Complimenti S(a)RD(e)(g)N(a)
      🙂

  7. G.Maiuscolo
    novembre 24, 2019 alle 6:49 pm

    E trattasi della seconda regione più vasta del Paese, il ricco Piemonte, mica come la “sgangherata” Isoletta bella…

    Mi dispiace per i “Sardi-Piemontesi” presenti nell’Isola, per i disastri ambientali e per il momento difficile che la popolazione sta vivendo.
    La mia solidarietà e la mia vicinanza.

  8. novembre 24, 2019 alle 10:55 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 24 novembre 2019
    Dissesto idrogeologico, Corte Conti: “Speso solo il 19% dei fondi”. Le cause: “procedure vischiose”, ritardi nei progetti e pochi controlli.
    I magistrati contabili hanno pubblicato i risultati di un’indagine sul “Fondo progettazione contro il dissesto 2016-2018”. Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha trasmesso alla Presidenza del Consiglio il decreto per rendere subito effettivo lo stanziamento di ulteriori 361 milioni di euro per 236 interventi sul territorio nazionale, ma occorre rendere più efficiente il sistema. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/24/dissesto-idrogeologico-corte-conti-speso-solo-il-19-dei-fondi-le-cause-procedure-vischiose-ritardi-nei-progetti-e-pochi-controlli/5576291/

  9. novembre 25, 2019 alle 2:52 pm

    da Il Corriere della Sera, 24 novembre 2019
    L’eterna piaga dell’incuria: in Italia si interviene solo «dopo».
    Il vuoto tra i due monconi mozzati e rimasti in piedi del viadotto della A6 Torino-Savona, travolto da una frana, ci riporta all’incubo del ponte Morandi. Siamo bravissimi negli interventi di emergenza. Ma non ne possiamo più di intervenire solo «dopo». (Gian Antonio Stella) (https://www.corriere.it/opinioni/19_novembre_24/eterna-piaga-incuria-italia-si-interviene-solo-dopo-1c2b1d76-0f07-11ea-b3dc-1023409a22e2.shtml)

    Possiamo continuare ad affidare il nostro destino a Giovanni Nepomuceno martire, il Santo protettore dalle frane e dalle alluvioni? Quel vuoto spettrale tra i due monconi mozzati e rimasti in piedi del viadotto dell’Autostrada A6 Torino-Savona, travolto da una frana, ci riporta di colpo indietro di quindici mesi. A quel Ferragosto 2018 in cui sotto la pioggia battente si schiantò al suolo a Genova, una cinquantina di chilometri più in là, il ponte Morandi. Certo, stavolta il bilancio non è apocalittico come allora. Ma quanto ha pesato la buona sorte, assai poco coadiuvata, storicamente, dalla manutenzione quotidiana delle nostre infrastrutture?

    I rilievi dei vigili del fuoco, le analisi degli scienziati, le indagini della magistratura diranno se e in quale misura c’entrino anche stavolta l’incuria e la sciatteria, piaghe che negli anni sono diventate un incubo. Certo è che la nuova batosta conferma, più ancora delle immagini di tanti altri viadotti vetusti e vistosamente aggrediti dal tempo, dal salso o dalla ruggine, la necessità assoluta di un monitoraggio capillare dello stato di sicurezza della nostra rete viaria. Tanto più dopo la rivelazione di qualche giorno fa: un report del 2014 parlava già per il ponte di Genova di un «rischio di perdita di staticità». Un penoso giro di parole, a quanto pare, per non evocare direttamente il pericolo di un crollo. Monitoraggio ancor più necessario in una regione come la Liguria esposta più di altre al rischio idrogeologico.

    Dice un rapporto dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici, rapporto del 2007 ma ancora valido, che «la superficie territoriale regionale è rappresentata per il 97,58% (pari a 5.276,65 chilometri quadrati) da aree montano- collinari e per il 2,42% ( 13,05 chilometri quadrati), da aree di pianura» e che tra quei bellissimi e tormentati spazi «sono state censite complessivamente 7.513 frane» per la stragrande maggioranza sul versante tirrenico.

    Un problema serissimo. Aggravato via via nei secoli, ma con una spericolata accelerazione negli ultimi decenni, dalle scelte compiute dagli uomini. Capaci di occupare ogni metro quadrato del terreno, fino a consumare (dato Ispra) il 22,8 per cento di spazio utile. Un problema, è vero, comune anche ad altre parti d’Italia e anche in tempi più lontani. Basti ricordare che già Leandro Alberti nel XVI secolo spiegava che «essendo tanto moltiplicati gli huomini et non essendo sofficienti i luoghi piani» la cattiva gestione dei territori montani e boscosi dove un tempo «scendevan l’acque chiare fra selve et herbette et scendevano con minor impeto et minor abbondanza» ora erano stravolti e la pioggia «non fermandosi, incontinente scendendo, et seco conducendo la terra mossa» finiva per causare alluvioni e frane «il che così non occorreva nei tempi antichi».

    Un problema aggravato a metà del secolo scorso. «Il caso limite è la riviera ligure, dove località già famose per i loro parchi e giardini sono ridotte ad avere venti centimetri quadrati di verde per abitante “estivo”, e dove l’indice di affollamento supera d’estate quello del centro di Londra», scriveva sul Corriere già nel 1966 Antonio Cederna. Per non dire delle furenti reprimende di Indro Montanelli: «Purtroppo io ho visto una cosa: che appena si apre un rigagnolo di strada e il rigagnolo diventa torrentello, il torrentello diventa fiume e il fiume diventa il Rio delle Amazzoni, è il veicolo del cemento che si mette scalare la montagna».

    Evidentemente, sospirava, «il buon Dio fece il “giardino d’Europa” in un momento d’indulgenza e di abbandono. Poi si accorse della propria parzialità e la corresse mettendoci come giardinieri gl’italiani». Amarissima la conclusione: «È più facile combattere la mafia, il delitto d’onore e l’abigeato che la pacchianeria e l’indifferenza alle bellezze naturali e paesaggistiche». Perché ricordare, oggi, quei moniti lontani? Perché i disastri degli ultimi anni, la grande terrazza di Andora scivolato giù dalla scarpata fino al treno intercity Milano Ventimiglia, le esondazioni dei torrenti Bisagno e Fereggiano e Polcevera, la collina slittata in mare tra Nervi e Bogliasco, la frana di Laigueglia, lo schianto di ieri e su tutti il crollo del viadotto Morandi, dicono che troppi nodi stanno venendo al pettine. E che l’Italia deve prendere i problemi di petto.

    Siamo bravissimi, dicono tutti, negli interventi di emergenza. Ma non ne possiamo più di intervenire solo «dopo». Quando si contano i danni, i feriti, i morti. Costano in media due miliardi l’anno, secondo uno studio del Cineas, il Consorzio del Politecnico di Milano che si occupa della cultura del rischio, gli interventi di emergenza «dopo» ogni calamità più o meno naturale.

    L’Ance, cioè l’associazione dei costruttori si spinse, tempo fa, a calcolare cifre ancora più alte: «Il costo complessivo dei danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 al 2012, è pari a 242,5 miliardi di euro». Non si tratta neppure di soldi. Lo Stato, i ministeri, le regioni, risultano averne qua e là diversi. Sei miliardi rimasti ancora da spendere del Fondo Italia Sicura. Tre abbondanti dati da gestire alla Protezione civile. Altri tre nella pancia delle Regioni, soprattutto della Sicilia e della Campania. Trecento milioni nelle casse di vari ministeri, dall’ambiente alle infrastrutture, dagli interni all’agricoltura. Quelli che mancano sono i progetti. L’intenzione di partire sul serio. La volontà di decidere.

    Purché non vada a finire come dopo la disastrosa piena del Tevere del 15 d.C. Quando, racconta Tacito, le discussioni intorno ai provvedimenti che potevano essere presi furono così tante ed accese che «si finì con l’accogliere il parere di Pisone, ossia di non fare nulla».

  10. novembre 29, 2019 alle 2:50 pm

    così, tanto per capire.

    da Il Fatto Quotidiano, 25 novembre 2019
    Liguria, per il dissesto arrivati solo 41 milioni sui 275 a disposizione: mancano i progetti.
    Lo scrive la Corte dei Conti nell’indagine sul “Fondo progettazione contro il dissesto 2016-2018”, pubblicata il 31 ottobre 2019. Sono le risorse previste nel “Piano stralcio per le aree metropolitane e le aree urbane”: al 21 maggio 2019 ne restavano oltre 233 ancora da erogare. Discorso simile per gli ultimi finanziamenti messi a disposizione dal governo Gentiloni: alla regione che ha avuto 3 alluvioni in 3 anni sono arrivati 186mila euro su 39 milioni previsti. (Luisiana Gaita): https://www.ilfattoquotidiano.it/2019/11/25/liguria-per-il-dissesto-arrivati-solo-41-milioni-sui-275-a-disposizione-mancano-i-progetti/5578641/

  11. G.Maiuscolo
    novembre 29, 2019 alle 5:54 pm

    (…) “Liguria, per il dissesto arrivati solo 41 milioni sui 275 a disposizione: mancano i progetti…”

    Mi sa che la Liguria dovrà pensarci autonomamente a risarcire se stessa, perché se aspetta i finanziamenti pubblici previsti…farà in tempo a franare.

    Eh sì che l’Italietta bella ha contribuito alla capitalizzazione del MES (’European Stability Mechanism), (creato dalle modifiche al Trattato Europeo approvate il 23 marzo 2011 ed è stato sottoscritto dai 17 membri della moneta unica l’11 luglio 2011)*, con una modica quota partecipativa sotto riportata:

    Stato Capitale richiamabile (in mld/€) Capitale versato (in mld/€) % di partecipazione
    Germania 168,3 21,7 27%
    Francia 126,4 16,3 20,2%
    Italia 111,1 14,3 17,8%
    … a seguire tutti gli altri stati membri che ognuno può consultare
    Dati aggiornati a Febbraio 2015; fonte: Money.it

    * Il MES ha un capitale sottoscritto totale di 704.798.700.000 di euro, circa € 705 miliardi (dopo l’adesione della Lituania il 3 febbraio 2015). Questo è costituito da 80,5 miliardi di euro di capitale versato e 624,3 miliardi in capitale richiamabile. Il capitale è stato pagato in cinque tranche. Le prime due tranche sono state pagate nel 2012, altre due nel 2013 e l’ultima tranche è stata versata nel 2014.

    …E protestano adesso nel 2019 per il MES… (Oggi “riformato” ma esistente…”decandu”-da quando…)
    Resto comunque esterrefatta davanti a certe “necessità nazionali” che non vengono supportate e sostenute, anzi abbandonate al proprio destino, con le popolazioni in disagio e nella disperazione più nera. E non mi riferisco solo a Genova, anche alle zone terremotate per le quali non è stato fatto abbastanza rispetto ai danni subiti.Ai grandi danni subiti.

  12. G.Maiuscolo
    novembre 29, 2019 alle 6:06 pm

    Per meglio chiarire e per onorare dati corretti, provo ad ordinarli.
    Germania: capit. richiamabile (in mld/€) :168,3; capitale versato: 21,7; % di partecipazione: 27%.
    Per le successive Francia e Italia, dovrebbe essere semplice.ordinarli
    Grazie

  13. dicembre 2, 2019 alle 5:47 pm

    non ha bisogno di alcun commento.

    A.N.S.A., 2 dicembre 2019
    Autorità di bacino, a Roma ci sono zone che non reggono un acquazzone.
    La città ha la maggiore esposizione al rischio idrogeologico nella Ue: http://www.ansa.it/sito/notizie/flash/2019/12/02/-autorita-a-roma-alcune-zone-non-reggono-un-acquazzone-_a5d7c88a-ccd7-40da-9fab-85ca32b2a48a.html

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