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Liguria, “calamità innaturali”.


Ancora calamità innaturali, come già nelle scorse settimane in Liguria e Toscana, come nell’autunno 2008 a Capoterra. E il massimo dell’ipocrisia è rappresentato da quegli amministratori pubblici che sostengono il far west edilizio e fingono di non saperne nulla. Altro che prevenzione

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

Genova, palazzo costruito sul Torrente Chiaravagna (Via Giotto)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma che si faceva  in Regione Liguria il 4 novembre, nei minuti precedenti e durante le fasi dell’alluvione ?

– alle ore 10.00 l’assessore regionale alla Protezione Civile, Renata Briano, diramava (forse non avendo di meglio da fare)  un comunicato annunciando che si può tornare ad esercitare la caccia allo storno (sic !)

Vedasi infatti:

http://www.regione.liguria.it/argomenti/media-e-notizie/archivio-comunicati-stampa-della-giunta/item/31412-briano-tar-ligure-respinge-ricorso-ambientalisti-torna-libera-la-caccia-allo-storno.html

– alle ore 16.30 la VI Commissione Consiliare della Regione Liguria era convocata per discutere il disegno di legge della Giunta n. 177 che, fra l’altro, mira ad introdurre il principio del silenzio-assenso nella procedura per il rilascio dei permessi di costruire.

Non ci pare un modo di operare consapevole delle reali esigenze del territorio e delle vere  priorità nel campo della prevenzione dei guasti urbanistici.

Lega Abolizione Caccia- Ufficio stampa

 

 

A.N.S.A., 5 novembre 2011

Genova, rabbia contro sindaco: ‘Vergogna’. Berlusconi: si è costruito dove non si poteva. Ieri sei morti per l’alluvione. Paura in Piemonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/10/19/visualizza_new.html_670483658.html

ROMA, 5 NOV – ”E’ evidente che si e’ costruito la’ dove non si doveva costruire, ma forse si possono trovare interventi che scongiurino il ripetersi di queste tragedie”. Il presidente del Consiglio Berlusconi commenta cosi’ l’alluvione di Genova. ”E’ terribile assistere impotenti alla tv al dramma che ha coinvolto cosi’ tante persone – aggiunge – ma le parole servono a poco. Vediamo se ci sara’ modo di intervenire per evitare che cio’ che e’ successo non possa succedere piu’ in futuro”.

(foto da La Repubblica)

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  1. novembre 5, 2011 alle 4:45 pm

    da La Repubblica, 5 novembre 2011
    I carnefici del territorio. (Carlo Petrini)

    Il 4 novembre 1966 l´Arno invase Firenze. Dopo 45 anni nulla è cambiato. Si resta sgomenti. L´Italia non regge più ore e giorni di pioggia. Muoiono persone, e anche una sarebbe troppo. Muoiono bambini. Non servono più gli allarmi se i sindaci non mettono in atto misure di prevenzione. Se il clima è cambiato, se a Genova in cinque minuti sono caduti 50 millimetri di acqua, dobbiamo cambiare anche noi. Altrimenti si continuerà a morire, nelle grandi città e nelle nostre case che crediamo sicure. A Genova il sindaco ha lasciato scuole e uffici aperti, e solo ieri sera ha proibito, per oggi, il traffico di auto. Troppo tardi.
    Oltre alla profonda tristezza, da lacrime agli occhi, si resta increduli nonostante lo si sia detto troppe volte. Si denunciano lo scellerato consumo di suolo libero, la cementificazione selvaggia, l´incuria cui sono sottoposti i terreni demaniali in svendita, i boschi, le coste e i suoli che un´agricoltura in crisi come non mai non riesce più a curare. Lo Stato da anni taglia fondi e personale per la cura del territorio. Pensano alle grandi opere e non si preoccupano più delle piccole. Minime, ma che a volte salvano vite. Ci sono delle colpe. Gravi.
    L´altro ieri il ministro dell´Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ammetteva il fallimento dell´impegno principale assunto sull´ambiente. Come ha dichiarato la ministro in commissione al Senato, il miliardo di euro stanziato con la Finanziaria 2010 per la messa in sicurezza del territorio non è mai stato reso disponibile. Con la legge di stabilità è stato anche ufficialmente cancellato e sostituito con un impegno del tutto generico, e non vincolante. Queste sono colpe, per cui un normale cittadino verrebbe condannato. Non c´è crisi che tenga di fronte alla cura del bene comune, il primo impegno che ogni Stato degno di questo nome dovrebbe avere.
    Non c´è cura se non si cura la piccola agricoltura di qualità, che in molte zone ritenute “arretrate” ha salvato dal naufragio (umano nonché meteorologico) intere aree del Paese. Non c´è cura se si preferisce l´agricoltura dei grandi numeri, quella industriale che dicono «competitiva», che alla fine desertifica. Non c´è cura se c´è cemento ovunque. Non c´è cura se il soldo arriva a prevalere sul buon senso, quello che potrebbe salvare i nostri territori dalla bruttezza e dall´insicurezza più letale.
    Smettiamola di dire che le alluvioni sono eventi eccezionali. Perché le abbiamo rese normali. Di fronte a cittadini ormai disabituati alla cura, lo Stato e la politica su questo fronte hanno colpe enormi. Sono anni che non si vede tra le priorità di un programma elettorale o di governo la difesa del territorio, nemmeno tra i riempitivi. Spero che mentre si contesta questo governo, visti i drammi recenti, i partiti inizino a pensarci seriamente, a programmare, a spendere parole e impegni forti, proprio a partire dalle adunate di piazza. Spero che ascoltino quella buona parte di società civile che lo chiede da tempo e già ci lavora con passione e sacrifici. O quegli agricoltori distrutti dai debiti che nonostante tutto lo fanno ogni giorno, nel proprio podere. Un poeta come Tonino Guerra un anno fa mi ha detto: «L´Italia non è più bella come una volta, è inutile che mi rompano le scatole, perché una volta c´era chi la curava. Non erano dieci persone messe lì e pagate dallo Stato, erano quelli che l´abitavano: i contadini. Dobbiamo riapprendere quella forza d´amore che avevano loro». Qui non è più sufficiente indignarsi, bisogna tornare ad amare per davvero questa terra. Vilipesa non soltanto nei comportamenti inqualificabili di chi governa, ma nell´indifferenza di fronte a scempi che non sono più tollerabili. Anche se non lo erano già ben prima di arrendersi allo sgomento di questi tristi giorni della nostra storia.

  2. novembre 5, 2011 alle 4:49 pm

    da Il Corriere della Sera on line, 5 novembre 2011
    Non c’è tempo da perdere. La fragilità di un Paese che si sbriciola. (Giangiacomo Schiavi): http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_05/schiavi-commento-alluvione-genova_9b814f48-0770-11e1-8b90-2b9023f4624f.shtml

  3. novembre 5, 2011 alle 7:04 pm

    A.N.S.A., 5 novembre 2011
    1.500 sfollati tra Liguria e Piemonte: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/11/05/visualizza_new.html_643701554.html

    A.G.I., 5 novembre 2011
    RABBIA E PAURA A GENOVA. ALLERTA IN PIEMONTE PER IL PO: http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201111051738-cro-rt10135-maltempo_aperto_fascicolo_per_omicidio_e_disastro_colposi

    da Il Corriere della Sera on line, 5 novembre 2011
    SEI LE VITTIME ACCERTATE NEL CAPOLUOGO LIGURE. Genova, procura indaga per omicidio. Città quasi deserta, si scava nel fango. Rientra l’allarme per il torrente Fereggiano. La pioggia si sposta nello Spezzino. Temporali su Piemonte ed Emilia: http://www.corriere.it/cronache/11_novembre_05/genova-fango_756fc9da-077d-11e1-8b90-2b9023f4624f.shtml

    da La Repubblica on line, 5 novembre 2011
    Procura Genova indaga per disastro e omicidio. Temporali in Piemonte, frane e piene. Berlusconi: “Costruito dove non si doveva”: http://www.repubblica.it/cronaca/2011/11/05/dirette/maltempo_alluvioni-24464002/?ref=HRER3-1

  4. novembre 5, 2011 alle 9:37 pm

    Ma anche del campione del mondo di CONDONI EDILIZI, non vi sembra?

  5. novembre 6, 2011 alle 7:32 pm

    da sottoscrivere al 1000%!

    NON AVETE NESSUN DIRITTO DI PIANGERE!
    http://domenicofiniguerra.it/2011/11/02/non-avete-nessun-diritto-di-piangere/

  6. novembre 6, 2011 alle 7:52 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 6 novembre 2011
    Tozzi:«Tutta colpa della cementificazione». «Abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio, si è costruito troppo dove non si doveva». (Michela Gargiulo)

    «Un consumo bulimico del territorio». Quello che è successo a Genova e alle Cinque Terre non è soltanto l’effetto della natura che cambia. Mario Tozzi, impegnato su Radio 2 per la trasmissione “Tellus”, studia da anni questi fenomeni.

    Tozzi, in poche ore è piovuto quanto piove in un anno. Quali sono le ragioni?
    Sono ormai 20 anni che assistiamo a piogge sovrabbondanti. Ci sono state anche discussioni in Senato, non siamo solo noi geologi a dirlo. Poi il territorio italiano è giovane, attivo. Questo è un paese dove ci sono vulcani, terremoti, fenomeni di assestamento. Un terzo motivo è che abbiamo avuto un consumo bulimico del territorio. Cemento e infrastrutture hanno consumato la terra. Abbiamo mangiato il suolo rendendo il terreno impermeabile. L’acqua non penetra più, scivola e va via. Si è costruito troppo dove non si doveva. Le case sono state costruite anche sugli argini dei fiumi. A ogni disastro tutti pongono il problema dei detriti che ostruiscono il corso dei fiumi. Il problema non sono tanto i detriti, ma il fatto che l’uomo ha ridotto gli alvei dei corsi d’acqua.

    I morti della Liguria sono come quelli di Giampilieri, a Messina. Colpa della natura o dell’uomo?
    La colpa è dell’uomo, le catastrofi naturali non esistono. Abitiamo in posti dove non dovremmo stare. I genovesi d’altri tempi stavano nelle alture.

    Si parla di cambiamenti climatici e surriscaldamento del pianeta. È un fenomeno irreversibile o si può intervenire?
    È un fenomeno parzialmente naturale, ma l’uomo ha accelerato il processo di surriscaldamento. Il carattere violento di queste perturbazioni ne è una conseguenza. Si devono ridurre le emissioni inquinanti. È un processo che deve riguardare tutti i paesi del mondo.

    L’Italia è un paese a forte rischio idrogeologico. Quali sono le regioni più a rischio?
    La Liguria e la Toscana, ma anche l’alto Lazio, la Campania e la Sicilia. Io considero a rischio frane anche il Trentino. Lì però non si sono mai registrate vittime perchè c’è stato un uso più attento del territorio.

    Quali scelte deve fare la politica nei territori a rischio?
    I sindaci devono fare un passo indietro rispetto all’uso del territorio. Purtroppo si pensa che si guadagni consenso solo con l’edilizia e il cemento.

    L’associazione dei Comuni virtuosi lancia una proposta: moratoria sulle grandi opere e i soldi da destinare contro il dissesto idrogeologico. Che ne pensa?
    Sono d’accordo. Li conosco e sarò con loro lunedì prossimo. Cosa si deve insegnare ai nostri figli? Bisogna che capiamo prima noi che è necessario fare un passo indietro rispetto a scelte non rispettose della natura e del territorio. Riprendere ritmi naturali, rinaturalizzare i corsi d’acqua, ritornare a vivere dove e come si viveva un tempo. Il cemento non serve, bisogna recuperare la terra.

  1. ottobre 17, 2018 alle 12:00 pm
  2. novembre 7, 2018 alle 4:50 pm
  3. novembre 10, 2018 alle 5:20 pm

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