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La situazione dell’acqua in Sardegna è grave, ma non è seria.


Cascata di Capo Nieddu

Cuglieri, Cascata di Capo Nieddu

anche su Il Manifesto Sardo (“La situazione dell’acqua in Sardegna è grave, ma non è seria“), n. 256, 1 marzo 2018

 

Non è cambiato molto dall’epoca fenicio-punica.

In questa splendida Isola nel bel mezzo del Mediterraneo, la situazione dell’acqua e della sua disponibilità dipende dal Cielo.

Se piove, c’è, altrimenti sono guai.

acqua gettata in mare dal bacino del Liscia (foto L'Unione Sarda)

acqua rilasciata a mare dall’invaso del Liscia​ (foto L’Unione Sarda, sett. 2017)

Al 31 gennaio 2018 (ultimi dati disponibili) negli invasi sardi c’erano 831,19 milioni di metri cubi di acqua, il 47,10% della capienza complessiva autorizzata.

Eppure la Sardegna è fra le regioni europee con la maggior densità di invasi.

Qualche dato in proposito: la Sardegna possiede ben 34 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima teorica attuale di 2 miliardi e 280 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 764 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso[1] (dati Agenzia regionale del Distretto idrografico della Sardegna, 2018).

La Sardegna ha 1.675.000 residenti (la metà di Roma) e poco meno di un sesto della risorsa idrica “invasabile” di tutto il territorio nazionale (539 bacini medio/grandi per circa 10,5 miliardi di mc. di risorsa idrica “invasabile”, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati I.S.P.R.A., 2013).

Lago Alto del Flumendosa

Lago Alto del Flumendosa

A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 34^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 280 milioni di mc. di risorsa idrica “invasabile”.

Per avere un quadro più accurato della situazione non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, da qualche anno portati “in risalita” nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, ma non utilizzabili a causa del mancato completamento della terza fase di depurazione, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CACIP produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

acqua

acqua

Quando qualsiasi amministratore pubblico o mezzo di informazione o chissà chi vi dice che la colpa della crisi idrica è della siccità sappiate che vi sta raccontando balle.

La realtà è un’altra.

L’abbiamo denunciato pubblicamente in mille occasioni: in Sardegna la crisi idrica non dipende da  piogge e invasi non certo di scarso rilievo, sono altri i reali motivi della crisi idrica: il disastroso tasso di perdita delle reti e la perdurante assenza di connessioni fra gli invasi.

Tutti quelli che han determinato la politica dell’acqua in Sardegna lo sanno da anni, ma i risultati latitano[2].

bicchiere d'acquaAgenia Consulting è una società di consulenza aziendale e ha condotto una due diligence su Abbanoa s.p.a., il gestore unico dell’acqua sarda, per conto dei cinque Istituti bancari che la sostengono sul piano finanziario.

Nel 2014 il 55% dell’acqua immessa in rete da Abbanoa s.p.a. è andata persa.   Ecco il vero motivo della crisi idrica in Sardegna.  Un motivo umano, molto umano.   Vuol dire che per un litro d’acqua che esce dal rubinetto ne sono stati immessi in rete più di due.

Negli ultimi tre anni la situazione non è cambiata significativamente.

Bene ha fatto – su sollecitazione degli amministratori locali del territorio interessato – la Giunta regionale a evitare il rilascio a mare di milioni di metri cubi di acqua dall’invaso di Maccheronis: con una serie di accorgimenti può esser infatti garantita la sicurezza in caso di eventi atmosferici eccezionali.

Ma si tratta, comunque, di un fatto secondario nel sistema della gestione dell’acqua in Sardegna.

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga Monte Nieddu, cartello "inizio lavori"

Sarroch-Villa S. Pietro, cantiere diga Monte Nieddu, cartello “inizio lavori”

On proposito, sorprendono – e non in positivo – le dichiarazioni pubbliche di chi, come l’on. Paolo Maninchedda (già in maggioranza con il centro-destra e con il centro-sinistra, ora indipendentista di lotta e di governo), già Assessore regionale dei lavori pubblici e aspirante futuro Presidente della Regione, non contento di aver fatto ripartire i lavori di quello scempio ambientale e finanziario rappresentato dalla diga di Monte Nieddu – Is Canargius, chiede a gran voce un’ulteriore nuova diga sul Rio Posada e pure un dissalatore.

Vengono in mente solo le parole di Mario Missiroli, storico direttore de Il Corriere della Sera riprendendo un giudizio del grande meridionalista Gaetano Salvemini riguardo l’Acquedotto Pugliese, uno dei più grandi d’Europa: L’Acquedotto è un’opera ciclopica che, da quando esiste, ha dato molto più da mangiare che da bere.

Alla Sardegna mancano sia un Gaetano Salvemini che un Mario Missiroli per descrivere adeguatamente la politica dell’acqua.

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Sarroch-Villa S. Pietro, Monte Nieddu, il cantiere della diga

Abbiamo proposto un vero e proprio New Deal per il risanamento idrogeologico e la sistemazione delle reti idriche, con indubbi riflessi positivi per l’economia e l’occupazione, grazie al sostegno dei fondi comunitari 2014-2020.  Finora nessun riscontro.

E’ necessario voltare pagina rispetto a una politica di gestione dell’acqua fallimentare e folle, assolutamente contraria alle elementari norme di gestione ambientale e agli interessi dei sardi.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

_____________________________________

[1] Il modello di simulazione indica in 1,907 miliardi di metri cubi d’acqua la risorsa idrica oggi invasabile.

[2] 1)”Dorsale dell’acqua con collegamento dei bacini da nord a sud dell’Isola” (Mauro Pili, Presidente della Regione autonoma della Sardegna e Commissario per l’emergenza idrica, 21 dicembre 2001)

2) “Il recupero dei reflui, apportando dei vantaggi diretti in termini di risparmio quantitativo e indiretti in termini di minor impatto qualitativo degli effluenti comunque sversati, ha ricadute estremamente positive sugli equilibri del sistema idrico migliorandone lo sfruttamento in termini di sostenibilità:

1) maggior disponibilità di risorse fresche per usi nobili;

2) assenza di scarichi (stagione irrigua), migliore qualità degli scarichi (stagione non irrigua);

3) aumento sup. irrigata che contrasta il fenomeno di desertificazione” (Piano di tutela delle acque, deliberazione Giunta regionale Sardegna n. 17/15 del 2005, pag. 98).

Gli unici corsi d’acqua che presentano carattere perenne sono il Flumendosa, il Coghinas, il Cedrino, il Liscia, il Temo, ed il fiume Tirso, il più importante dei fiumi sardi … i deflussi medi annui dei grandi invasi del Tirso e del Medio Flumendosa si sono ridotti negli ultimi decenni almeno del 55% rispetto alle medie del lungo periodo 1922-1975 (dati ricavati dallo Studio della Idrologia superficiale della Sardegna – S.I.S.S.)”. E ancora: “alla luce di queste considerazioni, sia nel Piano Acque, che nelle successive Pianificazioni (Piano d’Ambito e Piano Stralcio per l’Utilizzo delle Risorse Idriche) sono state aggiornate le disponibilità idriche, ridotte le erogazioni… prevedendo opere di interconnessione tra invasi esistenti (Piano di tutela delle acque – relazione di sintesi, pag. 17, 2005).

3) “…si lavorerà anche sull’utilizzo delle acque reflue, nella misura in cui sarà possibile farlo, e pensando in modo più strutturato al futuro, su interventi infrastrutturali di connessione tra bacini che hanno acqua disponibile e bacini che invece scarseggiano” (Paolo Maninchedda, Assessore dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, 29 gennaio 2015).

4)La Regione ritiene che già da ora si possano realizzare alcuni interventi ma che comunque si abbia bisogno dei poteri speciali per realizzare quelli strategici e risolutivi. Le norme vigenti impongono che, per richiedere lo stato di emergenza, servano relazioni tecniche che acquisiremo in questi giorni in modo che martedì prossimo la Giunta chieda al governo la dichiarazione dello stato di emergenza per queste aree. Abbiamo già comunicato tutta la situazione alla Protezione Civile. Ci stiamo muovendo con il giusto anticipo per evitare di arrivare impreparati a una eventuale situazione critica come è successo a Messina. Per superare questa nuova emergenza, che si ripresenta ogni anno in Sardegna in questo periodo siamo pronti a rimodulare tutte le risorse necessarie” (Paolo Maninchedda, Assessore dei lavori pubblici della Regione autonoma della Sardegna, 10 novembre 2015).

 

La Nuova Sardegna, 1 marzo 2018

 

acqua e gemme

acqua e gemme

(foto da L’Unione Sarda, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

 

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  1. marzo 2, 2018 alle 2:53 pm

    ecco qui, la situazione è proprio grave, ma non è seria: altri 83,2 milioni di euro buttati, assenza di precipitazioni sufficienti, assenza di condotte idriche di distribuzione, scempio ambientale.

    Dovrebbero solo vergognarsi, ma sono felici.

    da Sardinia Post, 2 marzo 2018
    Lavori diga Sarroch, l’assessore Balzarini: “Opera finita nel 2020”. (http://www.sardiniapost.it/politica/lavori-diga-sarroch-lassessore-balzarini-opera-finita-nel-2020/)

    Sopralluogo dell”assessore dei Lavori pubblici Edoardo Balzarini, con il responsabile della Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti Ornella Segnalini, oggi nel cantiere della diga di Monte Nieddu, in località Sa Stria, a Sarroch.

    L’obiettivo era quello di verificare lo stato di avanzamento dei lavori e confrontarsi con l’ente appaltante, il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale, rappresentato dal dirigente Roberto Meloni. Presenti all’incontro anche i responsabili della ditta appaltatrice, la Astaldi di Roma, azienda di rilievo nazionale e internazionale che realizza l’unica diga in costruzione di queste dimensioni in Italia per un appalto dell’importo complessivo di 83,2milioni di euro (di cui 53 milioni per i lavori).

    “Abbiamo voluto verificare sul campo l’avanzamento dei lavori e le eventuali criticità – afferma Balzarini – il cantiere è in piena attività e promette bene come tempi e come risultati”. L’opera darà risposte concrete di Sarroch, Pula, Villa San Pietro e Capoterra contribuendo ai fabbisogni idropotabili ed allo sviluppo dell’agricoltura dei territori di valle e delle numerose imprese, in particolare turistiche, presenti. Consentirà inoltre alla competa rinaturalizzazione della vallata che ospiterà un nuovo lago artificiale. Per la realizzazione dei lavori, la ditta ricorre soprattutto a aziende e maestranze locali: sono sardi infatti il 95 per cento delle oltre duecento unità lavorative impegnate a diverso titolo nella costruzione della diga.

    Al momento tecnici e operai si alternano nel cantiere 24 ore su 24 per la realizzazione del muro di sbarramento che raggiungerà un’altezza di 78 metri. La consegna finale dell’opera è prevista per il 2020. La diga potrà invasare 36 milioni di metri cubi d’acqua, di questi 9,6 milioni destinati al potabile e 25,74 agli usi irrigui nella piana di Pula. Sarà inoltre realizzato uno sbarramento sul rio Is Canargius, il cui volume invasato potrà essere trasferito tramite una galleria all’invaso di Monti Nieddu. Prevista anche la costruzione di una piccola centrale idroelettrica.

    “Questo cantiere rappresenta per il Ministero una delle più importanti opere pubbliche e la più importante diga nazionale che si sta realizzando in Italia”, afferma Ornella Segnalini. “La presenza del MIT risponde a più esigenze: la funzione di vigilanza sul cantiere, il controllo di tutti i materiali e delle opere affinché la diga sia sicura e sia possibile conservarla nel tempo nelle stesse condizioni di quelle iniziali”.

  2. marzo 22, 2018 alle 2:50 pm

    A.N.S.A., 22 marzo 2018
    Istat, nella crisi idrica del 2017 un’eccezionale carenza.
    Quatto bacini principali a -40%, a secco per poca pioggia: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/acqua/2018/03/22/istat-nella-crisi-idrica-del-2017-uneccezionale-carenza_f70dbfb3-a57a-4e79-8496-f904f422f5b1.html

  3. marzo 29, 2018 alle 5:20 pm

    invaso svuotato, tanto per cambiare…

    da L’Unione Sarda, 27 marzo 2018
    Problemi alla diga Cixerri: il sindaco di Uta ordina la chiusura di due ponti: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2018/03/27/problemi_alla_diga_cixerri_il_sindaco_di_uta_ordina_la_chiusura_d-68-711803.html

  4. aprile 3, 2018 alle 2:42 pm

    appunto: la situazione dell’acqua in Sardegna è grave, ma non è seria.

    da La Nuova Sardegna, 3 aprile 2018
    Siccità, emergenza finita ma c’è un nuovo allarme: l’abbondanza va gestita.
    Giovanni Sistu amministratore unico di Enas, l’ente di governo del sistema idrico regionale, lancia un appello perché non si arrivi alla situazione dell’estate 2017 quando in piena stagione turistica è stato necessario razionare l’acqua. (Alessandro Pirina): http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/04/03/news/siccita-emergenza-finita-ma-c-e-un-nuovo-allarme-l-abbondanza-va-gestita-1.16667523

  5. aprile 10, 2018 alle 4:54 pm

    la scoperta dell’acqua fredda.

    da Sardinia Post, 10 aprile 2018
    Siccità, l’assessore Balzarini: “La capacità di accumulo va incrementata”: http://www.sardiniapost.it/in-evidenza-10/siccita-lassessore-balzarini-la-capacita-accumulo-va-incrementata/

  6. maggio 5, 2018 alle 7:48 pm

    come all’epoca dei Fenici, se piove, c’è acqua. Poi gestirla è un altro paio di maniche…

    da La Nuova Sardegna, 5 maggio 2018
    Dighe sarde, in 24 ore di pioggia 31 milioni di metri cubi d’acqua in più.
    La quantità invasata nei bacini è salita a un miliardo e 112 milioni, il riempimento è a quota 78 per cento: http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/05/05/news/dighe-sarde-in-24-ore-31-milioni-di-metri-cubi-d-acqua-in-piu-1.16794969

  7. Juri
    maggio 6, 2018 alle 12:49 pm

    L’articolo della Nuova Sardegna è decisamente impreciso: viene bucata la vera notizia, ossia l’incremento record del giorno precedente, che è stato più del doppio (64 milioni di metri cubi) di quello riportato nell’articolo e non viene detto che quel dato si riferisce solo alle dighe gestite da ENAS, tra le quali mancano alcuni tra i principali sbarramenti della Sardegna (Coghinas e Gusana). Tra il 3 e il 4 maggio il dato corretto degli incrementi di volume degli invasi sardi è dunque presumibilmente ben superiore ai 100 milioni di metri cubi.

    Nel frattempo si dilapidano, anzi si usano per scempiare una delle più importanti aree naturali europee, 83 milioni di Euro (oltre ai costi per la rete di distribuzione, tutta da realizzare) per invasare una quantità d’acqua insignificante, molto inferiore di quella che viene scaricata a mare in questi giorni a causa dei mancati collaudi (solo l’Omodeo avrà presumibilmente scaricato molto di più dei 30 milioni di m^3 della diga di Monte Nieddu, perché l’invaso sul Tirso, progettato per accogliere ben 800milioni di m^3 e “modellizzato” per 450 milioni, non può esser riempito oltre 366 milioni).
    Tradotto, utilizzando quegli 83milioni di Euro per i collaudi e le riduzioni delle perdite, la quantità invasabile/disponibile alle utenze sarebbe aumentata non di (molto teorici) 30milioni di m^3 bensì di almeno 4-500milioni di metri cubi (considerato che a causa delle perdite oggi almeno il 50% dell’acqua invasata si disperde). Un rapporto costi-benefici 12-13 volte inferiore e senza alcuno scempio ambientale.

    Dalla note stampa http://www.sardiniapost.it/politica/lavori-diga-sarroch-lassessore-balzarini-opera-finita-nel-2020/), peraltro, si nota che per la diga di Monte Nieddu è improvvisamente sparita quella che per un certo periodo era stata sbandierata all’opinione pubblica come una delle funzioni principali della costruenda diga, ossia la laminazione delle piene. Per la serie: scopi di una diga a geometria variabile.

    Oggi è invece il turno dell’utilità della diga per rinaturalizzare l’area della diga medesima (sic) e certamente va dato atto di aver tirato fuori dal cilindro un ossimoro di tutto rispetto.

    Peccato che nulla si dica del fatto che l’amplissima escursione del livello di riempimento tipica dei bacini idrografici pluviometricamente “asimmetrici” (alternanza di un semestre piovoso e di un semestre “secco”) come quello del rio Monte Nieddu, provocherà un fortissimo impatto negativo paesaggistico ed ecologico per le ampie sponde a secco e prive di vegetazione per gran parte dell’anno.
    Insomma, era davvero difficile partorire un simile scempio economico e ambientale: ci sono riusciti e paiono pure andarne fieri, mah..

  8. luglio 19, 2018 alle 3:59 pm

    appunto, la situazione è grave, ma non seria.

    da Sardinia Post, 19 luglio 2018
    Perdite d’acqua nelle reti idriche, piano straordinario della Regione da 98 mln: http://www.sardiniapost.it/politica/perdite-dacqua-nelle-reti-idriche-piano-straordinario-della-regione-98-mln/

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