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Ciclone Cleopatra: acqua, sangue, rischi idrogeologici in Sardegna.


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E’ un momento di grande dolore.

Non si sa ancora quanti morti – ormai almeno 18 – e quanti danni materiali abbia provocato il Ciclone Cleopatra in Sardegna.

Di sicuro troppi.

E’ vero, fra raffiche di vento a 100 km. orari è venuta giù tanta pioggia concentrata quanta ne cade in un semestre (4-500 mm. in Gallura e nel centro dell’Isola), ma è vero anche che vittime e danni vi sono stati soprattutto in quartieri edificati (magari abusivamente e poi condonati) in zone a rischio idrogeologico (come nella piana olbiese, a Putzolu, a Santa Mariedda, a Baratta, sulla costa di Pittulongu).

Com’era già accaduto, fra le tante volte, nella tragica alluvione di Capoterra (autunno 2008), dove le previsioni urbanistiche rimangono ovviamente inalterate.

L’aumento delle volumetrie in base al c.d. piano per l’edilizia (legge regionale n. 4/2009 e s.m.i.) e lo stravolgimento del piano paesaggistico regionale non fanno che aumentare il rischio idrogeologico e, in definitiva, i pericoli per le persone.

Il Presidente della Regione Ugo Cappellacci ha poco d’abbandonarsi al fatalismo di stampo biblico (“La Sardegna è stata vittima di una piena millenaria“), quando dalla sua amministrazione vengono revocati fondi per ben 1,5 milioni di euro destinati proprio agli interventi per la difesa del suolo e contro il dissesto idrogeologico.

La linea politico-amministrativa semplicemente sensata dovrebbe essere proprio opposta: un vero e proprio new deal, un grande piano di risanamento idrogeologico e della rete idrica, sostenuto con quei fondi comunitari che non si sanno spendere o troppo spesso si spendono male.     Farebbe bene all’ambiente e darebbe lavoro a imprese, progettisti, maestranze di ogni qualifica.    Darebbe anche maggiore sicurezza alle persone, con meno calamità innaturali annunciate, se non dispiace.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

A.N.S.A., 19 novembre 2013

Strage del maltempo in Sardegna, 17 morti.

Dichiarata emergenza, stanziati 20 milioni.

 

 

da La Nuova Sardegna, 19 novembre 2013 

Ciclone Cleopatra, il bilancio delle vittime nell’isola sale a 18.

Sono 18 le vittime dell’ondata di maltempo che si è abbattuta sulla Sardegna nelle ultime ore. Il ciclone, che da ieri mattina sta portando forti temporali e piogge abbondantissime, causa di esondazioni e imponenti allagamenti, soprattutto in Gallura, nel Nuorese, nell’Oristanese e in Ogliastra. Trovato morto il disperso di Onanì. La zona più colpita è quella attorno a Olbia, dove si contano 9 morti. Altre 4 persone hanno perso la vita nella vicina Arzachena.

 

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  1. capitonegatto
    novembre 19, 2013 alle 3:43 pm

    I cicloni ,uragani, tornado, sono sempre esistiti, ma il riscaldamento globale in aumento peggiora questi eventi, e gli scienziati scettici dovrebbero smetterla di smentire quando sanno di mentire. Al momento non ci sono rimedi immediati, se non iniziare almeno a pulire i letti di fiumi e torrenti , e costruire argini li dove ci sono case che non dovevano esserci.
    Altra considerazione sono gli avvisi o allarmi ,che chi preposto deve dare. Ad es. i TG Regionali devono parlare di meno del calcio o basket , e dare piu info sul meteo e consigli alle popolazioni dei luoghi piu a rischio.

  2. novembre 19, 2013 alle 3:52 pm

    da Tiscali Notizie, 19 novembre 2013
    Maltempo in Sardegna: fenomeni inconsueti, ma possibili. Le accuse degli ambientalisti: tagliati fondi per la prevenzione. (Paola Pintus): http://notizie.tiscali.it/regioni/sardegna/articoli/13/11/19/cleopatra-geologi-deliperi-sardegna.html

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    da Sardinia Post, 19 novembre 2013
    Deliperi (Grig): “Altro che fatalismo, Cappellacci ha revocato 1,5 milioni destinati alla difesa del suolo”. (Francesca Mulas): http://www.sardiniapost.it/cronaca/grig/

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    I precedenti. Capoterra e Villagrande, una tragedia annunciata: http://www.sardiniapost.it/cronaca/precedenti-capoterra-e-villagrande-una-tragedia-annunciata/

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    Il geologo: “I sindaci dei paesi colpiti si battevano contro il Piano fasce fluviali”. Gli amministratori dicevano: “Blocca lo sviluppo”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/il-geologo-sindaci-dei-paesi-colpiti-si-battevano-contro-il-piano-fasce-fluviali-per-loro-il-cemento-e-lunico-sviluppo/

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    da Sardegna Oggi, 19 novembre 2013
    La denuncia degli ambientalisti: “Vittime e danni in quartieri edificati su zone a rischio”: http://www.sardegnaoggi.it/Cronaca/2013-11-19/23467/La_denuncia_degli_ambientalisti_Vittime_e_danni_in_quartieri_edificati_su_zone_a_rischio.html

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    da Cagliari Globalist, 19 novembre 2013
    Ambientalisti: revocati fondi per 1,5 milioni.
    Stefano Deliperi, presidente Gruppo d’Intervento Giuridico: La linea politico-amministrativa sensata dovrebbe essere un grande piano di risanamento idrogeologico e della rete idrica: http://cagliari.globalist.it/Detail_News_Display?ID=91262&typeb=0&Ambientalisti-revocati-fondi-per-1-5-milioni-

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    da Arrèxini, 19 novembre 2013
    Grig: “Cappellacci eviti il fatalismo biblico, mentre revoca i fondi contro il dissesto idrogeologico”: http://www.arrexini.info/grig-cappellacci-eviti-il-fatalismo-biblico-mentre-revoca-i-fondi-contro-il-dissesto-idrogeologico/

  3. novembre 19, 2013 alle 3:57 pm

    A.N.S.A., 19 novembre 2013
    Sardegna: donna racconta, in 15 minuti l’inferno. ‘Non avevamo né luce né telefoni e non sapevamo cosa stesse accadendo’: http://www.ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2013/11/19/Dramma-Isola-FOTO-La-Nuova-Sardegna_9643070.html

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    Alluvione in Sardegna, 18 le persone morte. Orlando: ‘Protezione Civile aveva avvisato’. Gabrielli: tanta acqua quanta ne cade in 6 mesi. Barroso: condoglianze alle vittime: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/11/18/Maltempo-donna-morta-casa-allagata-Sardegna_9641314.html

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    da Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2013
    Maltempo Sardegna, 18 morti e 2700 sfollati. Letta: stanziati 20 milioni.
    Dispersi, circa 2700 gli sfollati, esondazioni e frane. Il Consiglio dei ministri dichiara lo stato di calamità. Franco Gabrielli: “Situazione drammatica. In un giorno caduta più acqua che in 6 mesi. Il sistema di allerta ha fatto il suo dovere, molti giudicano senza conoscere la situazione”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/19/maltempo-sardegna-almeno-18-morti-letta-stanziati-20-milioni-per-emergenza/782490/#foto-la-furia-dellacqua-a-torpe-nuoro

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    Ciclone Sardegna, “malagestione territorio e allerta in ritardo hanno distrutto l’Isola”.
    Il geologo Fausto Pani traccia il quadro del disastro causato da ‘Cleopatra’ ricordando i danni fatti dall’alluvione del 2008: “L’acqua riesce sempre a ritrovare il suo vecchio percorso. Anche se coperto dal cemento”. Caso emblematico a Olbia dove il centro storico è rimasto intatto mentre le altre zone hanno subito danni terribili. “Conseguenze della speculazione edilizia”. (Monia Melis): http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/19/ciclone-sardegna-mala-gestione-del-territorio-e-allerta-in-ritardo-hanno-distrutto-lisola/782841/

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    da La Repubblica, 19 novembre 2013
    Ciclone sulla Sardegna, è strage: 18 morti.
    2700 sfollati. “In 24 ore caduta pioggia di sei mesi”: http://www.repubblica.it/cronaca/2013/11/19/news/sardegna_in_ginocchio_il_maltempo_fra_strage_16_morti_dispersi_4_travolti_dal_ponte-71336719/?ref=HREA-1

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    da Il Corriere della Sera, 19 novembre 2013
    IL CORRIERE , INSIEME A LA7, HA AVVIATO UNA RACCOLTA DI FONDI. «UN AIUTO SUBITO». Alluvione in Sardegna, è strage :18 morti.
    «In 24 ore caduta la pioggia di sei mesi». Letta: «Tragedia nazionale». Dichiarato lo stato d’emergenza. 4 bambini tra le vittime. Ancora due dispersi: http://www.corriere.it/cronache/13_novembre_18/maltempo-donna-muore-annegata-ad-oristano-894a6936-507f-11e3-b334-d2851a3631e3.shtml

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    IL MINISTRO DELL’AMBIENTE: «GLI ESPERTI AVEVANO SEGNALATO IL LIVELLO DI “RISCHIO MASSIMO”. Orlando difende la Protezione civile
    «Domenica aveva lanciato l’allarme».
    Gabrielli: «False accuse, il sistema di allerta ha funzionato»
    E minaccia querele: http://www.corriere.it/cronache/13_novembre_19/orlando-difende-protezione-civile-domenica-aveva-lanciato-l-allarme-22bb237a-5135-11e3-bd01-3986935c5997.shtml

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    NELL’HINTERLAND DI CAGLIARI. Alluvione di Capoterra, via al processo a Cagliari. Cinque anni fa quattro vittime per il maltempo. Oggi in aula le oltre 160 parti civili. Otto gli imputati: http://www.corriere.it/cronache/13_novembre_19/alluvione-capoterra-via-processo-cagliari-e3f13f3c-50ec-11e3-bd01-3986935c5997.shtml

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    da L’Unione Sarda, 19 novembre 2013
    Il ciclone restituisce 18 corpi, due bimbi morti. Dispersi e sfollati: 2.700 persone senza casa.
    Il governo ha decretato lo stato di emergenza in Sardegna dopo il devastante passaggio del ciclone che ha seminato morte e distruzioni. La Giunta regionale ha deciso uno stanziamento 5 milioni: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/19/strage_senza_fine_almeno_16_morti_famiglia_brasiliana_sterminata_ad_arzachena-6-341125.html

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    da Greenreport, 19 novembre 2013
    Sardegna, durissimo intervento dei geologi. (Gian Vito Graziano, Presidente Consiglio nazionale dei Geologi): http://www.greenreport.it/news/clima/sardegna-durissimo-intervento-dei-geologi/

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    dal blog di Francesco Giorgioni, 19 novembre 2013
    OLBIA, LA NATURA ED IL CEMENTO ANARCHICO: http://francescogiorgioni.blogspot.it/2013/11/olbia-la-natura-ed-il-cemento-anarchico.html

  4. novembre 19, 2013 alle 4:54 pm

    Amichevole vicinanza con voi e gli altri amici Sardi e fraterna solidarietà con le famiglie delle vittime per l’immane tragedia che ha colpito la vostra Terra.

  5. novembre 19, 2013 alle 7:37 pm

    da Il Fatto Quotidiano – blog, 19 novembre 2013
    Alluvione in Sardegna: non è morale parlare di ‘fatalità’. (Paolo Berdini): http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/19/alluvione-in-sardegna-non-e-morale-parlare-di-fatalita/783409/

  6. novembre 19, 2013 alle 8:08 pm

    Vi sono vicina. Sono vicina alle persone oneste, a voi, a quelli come voi.
    Sono vicina ai Vigili del Fuoco, ai volontari, ai politici che si stanno attivando con lealtà (se ne sono rimasti).
    Sono vicina ai parenti delle vittime.
    Sono vicina anche agli attivisti animalisti e alle Guardie Zoofile che in queste ore stanno offrendo il loro aiuto.
    http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/11/19/984600-animali-enpa-task-force-sardegna.shtml

  7. amico
    novembre 19, 2013 alle 9:45 pm

    E i consorzi di bonifica “baluardo della tutela idrogeologica” che si mangiano 50 milioni di euro l’anno in fondi correnti della regione dove cavolo sono? Perchè nessuno li chiama a rispondere? Perchè nessuno chiama a rispondere chi gli da i soldi con l’autocertficazione. Mi viene il vomito solo a pensarci.

  8. novembre 19, 2013 alle 9:54 pm

    Dio perdonerà, nella Sua infinita misericordia.
    Io sono solo un essere umano e maledico chi ha contribuito con opere e omissioni all’accadere di questa agghiacciante tragedia.
    Non è possibile accettare cose simili.

    Stefano Deliperi

    da L’Unione Sarda on line, 19 novembre 2013
    Padre e figlio abbracciati sino alla fine. La tragedia dopo la corsa disperata. (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/19/padre_e_figlio_abbracciati_sino_alla_fine_la_tragedia_dopo_la_corsa_disperata-6-341309.html)
    Sono rimasti insieme sino alla fine, Francesco Mazzoccu, 35 anni, e il figlio Enrico, che di anni ne aveva appena tre.

    Stretti in un abbraccio paterno – racconta l’Ansa – che però è stato sciolto dalla forza distruttrice dell’acqua. Ieri nel primo pomeriggio il padre, un operaio di Olbia, è andato all’asilo in macchina a prendere il piccolo: lo voleva portare al sicuro, a casa, in via Monte a Telti, in località Raica, lungo la strada che da Olbia porta al paese. Una corsa disperata con un epilogo tragico. All’improvviso il torrente che costeggiava la strada si è ingrossato a causa del violento nubifragio, invadendo la carreggiata. Francesco ha quindi deciso di scendere dall’auto, ormai sommersa dall’acqua, e mettersi al sicuro sopra un muro di recinzione di un terreno. Nel tentativo di proteggere il figlioletto, ha aperto il giubbotto e, usandolo come un marsupio, ha sistemato il piccolo all’interno. Nel frattempo alcuni parenti, compreso il padre di Francesco, al riparo nella zona alta residenziale, hanno lanciato delle corde con l’intento di agganciarli e portarli al sicuro. Ma tutti i tentativi sono stati vani: i lanci delle cime non hanno raggiunto né il padre né il figlio. Dopo tre quarti d’ora, mentre l’uomo, in bilico sul muro, ha cercato i tutti i modi di tenere duro e resistere alla forza dell’acqua, il muro è crollato, trascinando a valle i due corpi. Francesco è stato recuperato nella tarda serata di ieri, denudato dalla furia dell’ondata di piena, bloccato da un palo della corrente elettrica. Il figlio Enrico, invece, è stato ritrovato solo stamattina, cinquanta metri ancora più a valle, all’interno di quello che era un aranceto. Per loro non c’è stato nulla da fare. La mamma del piccolo è in preda alla disperazione: con lei tutto il quartiere, che si è stretto intorno allo sconforto della giovane donna. Domani pomeriggio a Olbia, alle 15.30, al Geovillage, il vescovo Sebastiano Sanguinetti celebrerà i funerali per tutte e sei le vittime olbiesi del ciclone Cleopatra.

  9. Michele
    novembre 19, 2013 alle 10:20 pm

    Brucia, taglia, cementa. Poi, piangi.

    • Juri
      novembre 20, 2013 alle 11:39 am

      Proprio così!

  10. Alessia
    novembre 19, 2013 alle 11:31 pm

    “Frane, allagamenti, alluvioni: l’Italia è un Paese martoriato dal dissesto idrogeologico. Le aree ad elevata criticità rappresentano il 9,8% della superficie nazionale e riguardano l’89% dei comuni, su cui sorgono 6.250 scuole e 550 ospedali. Il riscaldamento globale – spiegano dal Centro Euro Mediterraneo sui cambiamenti climatici – porterà a un’inevitabile recrudescenza dei fenomeni estremi.
    Le regioni hanno stimato un fabbisogno di 40 miliardi di euro per la messa in sicurezza del territorio, cui però il governo nell’ultima Legge di Stabilità ha destinato appena 180 milioni per i prossimi tre anni. Ad aggravare ulteriormente il quadro è il consumo del suolo, aumentato del 156% dal 1956 ad oggi, a fronte di un incremento della popolazione del 24%. Ogni cinque mesi viene cementificata una superficie pari al comune di Napoli, un dato che mette in luce le responsabilità dell’uomo per queste catastrofi, che solo negli ultimi cinquant’anni hanno causato la morte di quattromila persone”.
    Estratto da La Stampa di oggi.
    Mappa corredata da dati e grafici:
    http://www.lastampa.it/medialab/data-journalism/dissesto-idrogeologico
    Le fonti sono autorevoli – Cmcc e Ispra per citarne solo alcune.

  11. Alessia
    novembre 20, 2013 alle 12:23 am

    “L’intensità e l’estensione spaziale di questo ciclone che ha investito la Sardegna non sono normali”, dice l’oceanografo Vincenzo Artale dell’Enea, uno degli scienziati dell’Ipcc che con Al Gore ha vinto il premio Nobel per la Pace nel 2007. “Questo dipende dall’interazione fra l’atmosfera e la superficie troppo calda del Mediterraneo”. Il calore anomalo fornisce enorme energia al ciclone. Ma se il fenomeno è chiaro, i modelli di previsione non sono adeguati ai cambiamenti climatici in atto: “Abbiamo stumenti e competenze, mancano però investimenti”, aggiunge lo scienziato.
    Di seguito, il link all’audio-intervista. Dura 5 minuti. Utile ascoltare per comprendere in termini scientifici cosa è avvenuto, cosa aspettarci in futuro e riflettere ulteriormente sull’importanza cruciale di vegliare “a monte” sulla corretta pianificazione paesaggistica nella nostra regione. http://video.repubblica.it/dossier/alluvione-in-sardegna-novembre-2013/l-oceanografo-artale-il-mediterraneo-e-troppo-caldo-scatena-cicloni-distruttivi/147156/145673?ref=HREA-1

    • Juri
      novembre 20, 2013 alle 7:49 pm

      Non è normale se accadesse ogni anno. È invece del tutto normale che accada ogni 20-30 anni, nel senso letterale del termine. Perché sono le statistiche a indicarci che l’anomalia ci sarebbe se trascorressero 50 anni senza che accadano fenomeni di questo tipo.
      Come dire che se è vero che non è “normale” che nevichi a Cagliari ogni inverno, è del tutto normale che lo faccia ogni 20-30 anni.
      Anche il fatto che i mass-media stiano martellando il pubblico con il termine “ciclone” per indicare un sistema depressionario mediterraneo come ce ne sono a decine ogni anno (intendo la struttura barica), è fuorviante perché lascia intendere che si sia trattato di un evento estraneo alla nostra area geografica. Nulla di più errato…

  12. marco m.c.
    novembre 20, 2013 alle 10:15 am

    Lavorando nel settore acque, vivo le nostre alluvioni da anni.
    Ho subito Ogliastra “96, Assemini “99, Capoterra 2008.
    Uno sfacelo.
    Nessuno denuncia nulla?
    Dissesto e biomasse: Domenica 10 Novembre sono stato a Is Cioffus – Monte Nieddu.
    Ho trovato un cantiere aperto: una strada in terra nell’alveo del torrente, un disboscamento scellerato del sottobosco e anche la ruspa cingolata che vi lavora (con le taniche di olio buttate alla rinfusa sulla terra).
    Profumatissimi ginepri con tronco di 30 cm (!) di diametro tagliati ed ammassati con altra legna.
    Se piove in quota, senza un minimo di potenzialità di drenaggio, cosa scenderà a valle?
    E cosa diranno le persone colpite? Che è colpa della natura avversa?
    In ogni caso ho informato chi di dovere.
    Eppure, anni fa, una persona quando io mi arrabbiai e denunciai un grave fatto ambientale, mi disse: beh, “ora che hai fatto la buga devi aspettarti ritorsioni”.
    Capite? io non avevo agito da onesto cittadino denunciando gravi malefatte, ma avevo fatto la spia e quindi il mio comportamento era deprecabile…
    Questa è l’Italia, bellezza.

  13. amico
    novembre 20, 2013 alle 10:44 am

    A conferma di quanto scritto sopra.

    L’UNIONE SARDA – Politica: Macheronis, l’incompiuta 20.11.2013
    Bloccati i lavori sulla diga che sovrasta i centri di Torpè e Posada I sindaci: «Chi paga le conseguenze sono sempre i cittadini» POSADA Ieri mattina c’era la fila, in cima all’invaso del Macheronis. Forse per esorcizzare la paura, diversi cittadini hanno percorso la strada fangosa che risale la collina per vedere da vicino la potenza dei flutti. «Noi qui siamo sempre stati tranquilli», fanno sapere gli operai di turno. LA STORIA Nessuna emergenza, assicurano, se non le solite manovre che vanno fatte quando il livello dell’invaso raggiunge il limite di guardia. Il via vai dei cittadini apprensivi è andato avanti fino al pomeriggio, mentre ancora in paese si lavorava alla conta dei danni. Così, mentre si inizia a valutare i disastrosi e tragici effetti dell’alluvione che lunedì sera ha colpito il territorio, a Torpè e a Posada i sindaci riportano sul tavolo la questione dei lavori della diga Macheronis che da alcuni mesi sono fermi. L’opera avviata nel 2006 secondo i programmi doveva essere ultimata entro tre anni, e invece non solo non è stata ancora completata ma rischia di finire nella nutrita lista delle strutture incompiute. I due amministratori si fanno portavoce di quanto sottolineato dai cittadini, neanche tanto a mezza voce, circa la possibile incidenza dei ritardi accumulati sui lavori riguardo all’evento calamitoso. I dati sulla portata idrica defluita sulla diga durante l’ondata di piena, parlano di un flusso di 3 mila metri cubi d’acqua al secondo. Un evento che accade ogni mille anni, dicono gli esperti. Ma per i sindaci di Torpè e Posada, valutato come straordinario il fenomeno calamitoso, c’è comunque da tener presente lo stato in cui versa attualmente la diga. «Ho sempre manifestato la mia preoccupazione sui rischi idrogeologici – dice Roberto Tola, primo cittadino di Posada -. Una cosa simile però non dovrà più accadere e perciò chiedo al Consorzio di Bonifica di attivarsi per la riapertura del cantiere e per il completamento dell’opera in tempi brevi». IL CONTENZIOSO Esortazione condivisa e avanzata anche dal sindaco di Torpè. «Alla fine, chi sta pagando le conseguenze dei ritardi accumulati sono i nostri concittadini – incalza Antonella Dalu – e questo è inaccettabile». Anche il segretario dell’Upc di Nuoro, Giorgio Fresu, parla di situazione precaria. L’opera, avviata per aumentare la capacità d’invaso dello sbarramento artificiale, si è arenata su un contenzioso tra la Maltauro, l’impresa che aveva preso in appalto i lavori, e il Consorzio di bonifica della Sardegna centrale, l’ente che aveva commissionato l’opera. Lo scorso mese di settembre i dissapori vennero a galla quando la stessa Maltauro annunciò di voler abbandonare il cantiere. Da mesi, ormai, il cantiere è uno spazio fantasma. La diga è praticamente un’incompiuta. VISITA ALL’INVASO Ieri mattina un elicottero ha sorvolato l’invaso per osservare e tenere sotto controllo il livello dell’acqua. «Noi siamo sempre stati tranquilli», hanno ripetuto gli operai davanti agli uffici del Consorzio di Bonifica che gestisce l’invaso.

    Politica – L’UNIONE SARDA: Cumbidanovu, cancellato il cantiere 20.11.2013
    ORGOSOLO. Nuovo stop allo sbarramento artificiale, danni per almeno dieci milioni ORGOSOLO La natura ha fatto prima della burocrazia nella diga di Cumbidanovu. In Regione aspettavano la perizia suppletiva del Consorzio di bonifica della Sardegna centrale per accreditare i dieci milioni di euro che dovevano assicurare la ripresa dei lavori e il completamento dell’opera. Invece il nubifragio di lunedì scorso ha praticamente cancellato il cantiere aperto dall’Itinera, società di Tortona arrivata in Barbagia grazie a una associazione temporanea di imprese con la cooperativa edile di Orgosolo. La furia dell’acqua ha addirittura abbattuto l’enorme gru alta cento metri e trascinato a valle gli enormi silos dove era stoccato il materiale necessario. Secondo una primissima stima dei danni, tutta da verificare nel dettaglio, saranno necessari almeno dieci milioni di euro per riaprire il cantiere e ripristinare le condizioni operative di lunedì mattina. Una mazzata per l’impresa appaltatrice e per i 50 operai, la gran parte in cassa integrazione in attesa della ripresa dei lavori che doveva essere garantita dall’ulteriore finanziamento strappato un anno fa alla Regione. Nessuno oggi è in grado di dire se e quando i lavori potranno riprendere. Sicuramente il disastro provocato dall’alluvione provocherà un ulteriore allungamento dei tempi. Quella gru gialla piegata nel fango sembra infatti la migliore fotografia di un’opera sfortunata di cui su progetto dell’ingegner Giancarlo Tomasi si parla dal 1989. Toccherà ora ai tecnici e agli amministratori del Consorzio di bonifica valutare la situazione insieme agli amministratori comunali di Orgosolo e al sindaco Dionigi Deledda particolarmente impegnato nella difesa di un’opera strategica per irrigare 2810 ettari nelle campagne anche di Oliena, Nuoro, Orune, Lula e Dorgali. La Regione ha già impegnato per la diga oltre 54 milioni di euro.

  14. amico
    novembre 20, 2013 alle 11:02 am

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/115?s=1&v=9&c=1409&n=10&c1=1323

    Controllate i decreti con i quali vengono dati ai Consorzi di bonifica i nostri soldi per svolgere il servizio di piena. Dove erano? Che qualcuno intervenga che qualcuno chiami a rispondere.

    • Mara
      novembre 20, 2013 alle 10:51 pm

      Caro Amico, la diga di orgosolo è un obbrobrio. E i soldi finora spesi, più quelli futuri sono i NOSTRI. Grazie per la segnalazione.

  15. Juri
    novembre 20, 2013 alle 12:35 pm

    Sull’entità dell’evento meteorologico vorrei fare alcune osservazioni.
    Chi parla di “piena millenaria” dice bugie. Lo fa, ad esempio, Cappellacci (una prova di coerenza per lui e una solare conferma dell’infondatezza del dato statistico).
    Perché basta scorrere gli annali del servizio idrografico della Sardegna per trovare valori di precipitazioni paragonabili o anche superiori a quelli registrati il 18 novembre. Basta, per dire, andare indietro anche di pochi anni: ottobre 2008, circa 400 mm in 6 ore a Capoterra; dicembre 2004, quasi 600 mm in 6 ore a Villagrande Strisaili (avant’ieri 380 mm); ottobre 1993, 400 mm in meno di 24 ore a Muravera e zone limitrofe. Guardando un po’ più indietro, poi si scopre che nell’autunno 1951 caddero ben 1400 mm in 4 giorni a Pira e’ Onni (praticamente, 4 giorni di seguito con le stesse precipitazioni di avant’ieri!).
    Come si vede, si tratta di fenomeni che in Sardegna avvengono da sempre REGOLARMENTE, ogni 8-10 anni. Con questa estensione territoriale, forse ogni 20-30 anni. Tutt’altro che eventi millenari, dunque! E anche il nesso causale con la presunta “tropicalizzazione” del Mediterraneo è ricondotto, da questa semplice analisi statistica, ad una mera ipotesi, tutta da dimostrare (come spiegava Luca Mercalli, non è dagli eventi estremi che si devono trarre le conseguenze sui cambiamenti climatici).

    E sappiamo pure che le alluvioni avvengono tra settembre e dicembre, per questioni legate alla temperatura superficiale del mare e il notevole scarto termico tra le latitudini settentrionali (già molto fredde) e quelle meridionali europee (e quindi le discese d’aria fredda sul mediterraneo risultano particolarmente “energetiche”).
    E dunque, per capire come mai ci siano state tante vittime, bisogna porsi altre domande. Ad esempio chiedersi: sono stati adottati i piani di protezione civile comunali? Cosa prevedono in caso di eventi piovosi alluvionali? C’è un piano di chiusura automatica dei ponti quando i corsi d’acqua superano un determinato livello. Perché i ponti sul Cedrino, il cui bacino imbrifero già dalla mattinata era bersaglio di fortissime precipitazioni, non sono stati chiusi?

    C’è un sistema di allarme per la popolazione in grado di raggiungerla nell’immediatezza (basta un pre-avviso di un’ora per evitare morti assurde come quelle di chi è annegato in uno scantinato; ad esempio con l’invio di un SMS che raggiunga tutti i cellulari di una determinata area geografica).
    Ci sono piani di evacuazione con la definizione dei percorsi stradali che la popolazione deve percorrere per raggiungere le aree sicure (preventivamente determinate)?
    Vengono fatte regolari esercitazioni dove si spiega, ad esempio, le aree da evitare se ci si trova in auto sotto il nubifragio?
    Guardiamo al caso di Olbia: ad ogni ordinario temporale finisce sulle pagine dei giornali per gli allagamenti che la colpiscono, segno di una non comune vulnerabilità idrogeologica che avrebbe imposto un’altrettanta non comune attenzione a piani di evacuazione e interdizione dei tratti a rischio della viabilità. Cosa è stato fatto invece: nulla. E allora è del tutto prevedibile che se anziché 40 mm ne cadono 150 ci sarà da fare la conta dei morti.

    Adesso, passata l’ondata emotiva ed esaurita la piena delle chiacchiere, assisteremo alla solita totale inconcludenza. Si commemoreranno le vittime ogni 18 novembre e alla prossima grande pioggia si ricomincerà a parlare di “piena millenaria”, comodo alibi per chi pensa solo a coltivare la demagogia d’accatto.
    La prevenzione richiede impegno, abnegazione, un lavoro oscuro lontano da telecamere e taccuini, fatica giornaliera, competenza e non porta consenso elettorale (anzi). Ecco perché la necessità di renderla concreta viene presto dimenticata.
    Questo è quello che è sempre successo in passato. E se non cambia la classe dirigente, è perlomeno ingenuo attendersi comportamenti diversi rispetto alla completa, collaudatissima inettitudine che ci ha portato dove ci troviamo ora.
    Se poi, come in questo frangente, capita di avere una maggioranza politica estremamente sensibile alle voglie degli speculatori immobiliari (e un’opposizione fantasma che evidentemente gradisce), c’è davvero poco da sperare. Almeno che i cittadini, finalmente, decidano di mandare definitivamente a casa chi porta la responsabilità della situazione in cui ci troviamo…

  16. Raimondo Cossa
    novembre 20, 2013 alle 2:52 pm

    Visto quello che il ciclone Cleopatra sta costando alla Sardegna in termini di vite umane, disastri e conseguenti …. costi, forse non è certo il momento per polemiche e sciacallaggi di alcun genere. Ma penso alle scelte pianificatorie previste dal pps regionale quando esclude i fiumi e torrenti minori dai beni paesaggistici meritevoli di salvaguardia. Questo allentamento di vincoli consente dunque l’urbanizzazione di aree adiacenti ai corsi d’acqua classificati minori? Spero di vivere ancora fra dieci, venti, cinquanta anni, insomma alla prossima bomba d’acqua, per spiegare alle popolazioni colpite e ai parenti delle vittime che la causa va ricercata nelle scelte di pianificazione territoriale del 2013 volute dalla Regione Sardegna in occasione di una campagna elettorale. Ripeto, non voglio fare sciacallaggio, ma quanto successo spero serva a farci riflettere. Forza Sardegna.

  17. Shardana
    novembre 20, 2013 alle 3:38 pm

    Se i soldi che si spendono dopo le disgrazie annunciate,venissero usati nella prevenzione,oggi nessuno piangerebbe…………….La nostra politica si nutre del dolore della gente💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀💀

  18. Andrea
    novembre 20, 2013 alle 4:50 pm

    Debbono ringraziare, quei terralbesi che protestarono (http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/06/15/terralba_protesta_per_le_fasce_fluviali_fantocci_impiccati_sulla_statale_131-6-318832.html), che quei manichini usati per impersonare uomini in carne ed ossa, siano rimasti tali e non si siano per fortuna tramutati in terralbesi annegati.
    Spero che questa tragedia faccia comprendere a molti cittadini disinformati ed ignoranti della Sardegna (benchè, lo ammetto, riconosco che tra essi ve ne siano di poveri e disoccupati) che l’edilizia è una falsa madre che ti culla in un’illusione di sviluppo e benessere.
    A coloro che protestarono a Terralba posso solo dire che errare è umano, l’importante è non perseverare (come hanno perseverato a Capoterra!).

  19. novembre 20, 2013 alle 6:18 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 20 novembre 2013
    Funerali a Tempio, il vescovo: è colpa anche dell’uomo.
    Cattedrale gremita per l’ultimo saluto a Bruno Fiore, Sebastiana Brundu e Maria Loriga morti lunedì durante l’alluvione: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/20/news/funerali-a-tempio-il-vescovo-e-colpa-anche-dell-uomo-1.8147795

    ————-

    La magistratura: «Oggi misericordia, domani giustizia»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84481_La_magistratura_Oggi_misericordia_domani_giu.pdf

    ___________

    da Sardinia Post, 20 novembre 2013
    Grido del vescovo davanti alle sei bare: “La mano dell’uomo in questa tragedia: http://www.sardiniapost.it/cronaca/grido-del-vescovo-davanti-alle-sei-bare-la-mano-delluomo-questa-tragedia/

    ——

    E ora viene il tempo della giustizia: http://www.sardiniapost.it/cronaca/e-ora-viene-il-tempo-della-giustizia/

    ____________

    da L’Unione Sarda on line, 2013
    Per la Sardegna devastata è il giorno del lutto. “La mano dell’uomo complice della catastrofe”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/20/l_isola_sommersa_dal_fango_piange_i_16_morti_primi_funerali_a_tempio_l_uomo_s_interroghi-6-341376.html

  20. Antonello
    novembre 20, 2013 alle 6:26 pm

    Cappellacci dovrebbe fare non uno ma due passi indietro.
    Spero proprio che le vittime di questa immane tragedia servano a fargli capire quanti danni provocherebbe il suo nuovo piano paesaggistico.
    Cappellaci ripensaci.

  21. novembre 20, 2013 alle 6:27 pm

    da L’Unità, 20 novembre 2013
    Cemento senza alcun vincolo. Cappellacci ancora sotto accusa. (Daniela Amenta): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84495_Cemento_senza_alcun_vincolo_Cappellacci_anco.pdf

    ____________

    da Europa Quotidiano, 19 novembre 2013
    Cleopatra, le accuse a Cappellacci.
    Non ci sono territori al sicuro nella regione, ma i danni ci sono stati soprattutto in quartieri edificati in zone a rischio. Parla uno dei padri del piano paesaggistico regionale stravolto dalla giunta attuale. (Alberto Urgu): http://www.europaquotidiano.it/2013/11/19/sardegna-in-ginocchio-le-accuse-a-cappellacci/

  22. Mara
    novembre 20, 2013 alle 10:37 pm

    Ma avete visto le immagini del fiume completamrente cementato a Olbia? Non ci sono altre parole, solo per rispetto ai morti. Verrà il tempo della Giustizia.

  23. novembre 20, 2013 alle 11:01 pm

    da L’Inkiesta, 20 novembre 2013
    “RESE EDIFICABILI ZONE A RISCHIO”. Stessa pioggia stesso mare, la Sardegna delle alluvioni. Mentre si contano i morti di Cleopatra, a Cagliari è partito il processo per l’alluvione del 2008. (Silvia Baratta): http://www.linkiesta.it/alluvione-sardegna-cleopatra

    _____________________

    da L’Unità, 20 novembre 2013
    Cemento senza alcun vincolo. Cappellacci ancora sotto accusa. (Daniela Amenta): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84495_Cemento_senza_alcun_vincolo_Cappellacci_anco.pdf

  24. arpia
    novembre 21, 2013 alle 12:42 am

    Troppo potere in mano ai comuni ecc. troppi piani fatti senza logica, se non quella del guadagno a tutti i costi, troppi pochi controlli. Quel ponte crollato fatto coi piedi e ora tutti in tv (di sicuro non gli manca la faccia, da notare alcuni personaggi molto presenti) a fare i finti bravi e a cercare di racimolare soldi e poi tutti a mangiarsi la torta. Mentre le famiglie delle vittime piangono i loro morti. Troppo semplice parlare di disgrazia, sempre e di fatalita’. Ognuno si prenda le proprie responsabilta’. Che vergogna.

  25. arpia
    novembre 21, 2013 alle 1:03 am

    Devo anche concordare con Marco quando dice che quando ti esponi in prima persona per ambiente, ma anche per animali, malaffare e ingiustizie, ti trovi in situazioni veramente poco simpatiche, non e’ per nulla una passeggiata. Puoi aspettarti di tutto, non vieni di sicuro ne apprezzato ne protetto anzi sei totalmente esposto e segnato. A mio parere occorrono dei punti sparsi sul territorio ( fatti da gente preparata e professionale) che legano cittadinanza responsabile alle istituzioni senza che la gente debba esporsi in prima persona, avere timore di esporsi o pagarne le conseguenze sulla propria pelle.

    • Occhio nudo
      novembre 21, 2013 alle 8:56 am

      Sarà sempre così, se le persone continueranno a non unirsi e a delegare. A meno che si pensi che i “punti sparsi” siano fatti di macchine.

  26. Marcello Madau
    novembre 21, 2013 alle 6:52 am

    Mi permetto di inserire da ‘il manifesto’ del 20 novembre 2013
    http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/in-edicola/manip2n1/20131120/manip2pg/01/manip2pz/348801/

  27. Gavino Meloni
    novembre 21, 2013 alle 8:36 am

    Sul Sueddeutsche Zeitung (quotidiano tedesco) in un articolo intitolato “Betonierte Paradis” (che non ha bisogno di traduzione) c’è scritto che il 68% delle catastrofi dovute a frane/smottamenti in Europa sono successe in Italia. E la nostra politica nazionale e regionale fino ad oggi cosa ha fatto per prevenire??

  28. Gianni Steri
    novembre 21, 2013 alle 9:16 am

    MORIRE PERCHÉ È PIOVUTO TROPPO
    Non si muore perché è piovuto troppo, si muore semplicemente perché l’essere umano, non è più al primo posto, non è più essere da tutelare. Noi tuteliamo tutto, i cervi, le querce, il mare, le spiagge, tutto deve restare naturale, come creato e come da creato, la pioggia rimette ordine. Come faceva il Nilo che dopo le inondazioni ricreava l’habitat naturale per le nuove coltivazioni. Da noi non è così, gli agricoltori sono merce rara, fatti sparire da assurde imposizioni comunitarie, da imposizioni di settori produttivi, da economie pensate e fondate sul nulla, da persone che sono e sanno meno del nulla. Non si muore perché è piovuto troppo. Si muore per una riga di bilancio, per un patto di stabilità, per lo Spread , per l’euro, per debiti, per corruzione politica, per superficialità, per ignoranza. Già, per ignoranza, come quella signora che dai banchi del governo, ha detto che le disgrazie sono avvenute, perché i Sardi non conoscono le norme di sicurezza. Che è palese che non ci si rifugi negli scantinati quando piove. Peccato, che l’ignoranza non le abbia fatto capire che quelle persone sono morte nello scantinato, perché lo scantinato era la loro casa.

  29. Antonello
    novembre 21, 2013 alle 9:32 am

    Attenti speculatori edilizi e politici corrotti.
    I magistrati e Fiordalisi in prima fila sono già al lavoro.
    Le manette iniziano a tintinnare. Pagherete tutti per la vostra avidità e scelleratezza.
    Maledetti.

  30. amico
    novembre 21, 2013 alle 9:39 am

    L’UNIONE SARDA – Politica: La diga sul lago Maccheronis alla base del disastro? Mistero 21.11.2013
    Dal nostro inviato Augusto Ditel POSADA-TORPÈ Alt, da qui non si passa. Cerchi di entrare a Posada dalla statale 125, da nord, e trovi uno sbarramento. grande così. Maledetta Cleopatra, allora. Bisogna allungare il tragitto di qualche chilometro, ed ecco finalmente un quadro che dà l’idea del pericolo scampato in termini di vite umane consegnate alla triste contabilità causata dal ciclone assassino, che ha poi portato la Procura della Repubblica di Nuoro ad avviare un’inchiesta che comprende pure la diga (incompiuta) di Maccheronis. Solo Torpè ha pianto un morto ma in tutt’e due i centri, ieri, la gente doveva fare i conti con le idrovore da azionare, gli scantinati da svuotare, i secchi colmi di fango, stivaloni da indossare, il rombo dei motori delle ruspe. Fortuna, che non piove più. Ma i lavori non dureranno poco, ci sarà da brigare, anche nell’immane fatica di rastrellare denari da mamma Regione e soprattutto dallo Stato che ha messo a correre venti milioni. Poca roba: ce ne vorranno diverse centinaia, per la ricostruzione. L’IMPUTATO In questi paraggi, di primi acchito, sembra che l’imputato principale sia la diga sul lago Maccheronis, una delle tante opere dell’isola che rischiano di rimanere ancorate per chissà quanto tempo ancora nella lista delle incompiute. Ma se si scava un po’ nella storia di un contenzioso che si sbloccherà nel 2014 (ammesso che tutto vada come dovrebbe), si scopre che non è proprio così. Cominciamo da Roberto Tola , giovane sindaco di Posada, con in tasca una laurea in geologia (che sicuramente non sa nulla dell’inchiesta). Uno del ramo, insomma. «E’ vero, la diga non è finita, ma anche se i lavori fossero stati ultimati, il disastro che ha messo in ginocchio una parte del nostro centro avrebbe avuto le stesse proporzioni». A prima vista, sembra un assunto da condividere per fede piuttosto che per elementi oggettivi. «L’evento è stato talmente eccezionale – argomenta il primo cittadino – che nulla sarebbe cambiato. Sono venuti giù 100 milioni di metri cubi d’acqua, qualcosa d’imprevedibile». Di questo, Tola, avrebbe potuto parlare ieri nell’incontro (poi saltato per ragioni comprensibili) convocato dall’assessore regionale Angela Nonnis , la quale, con il nostro giornale, si è espressa in questo modo: «L’attenzione sulla diga di Maccheronis è altissima, non da oggi. La Regione ha stanziato delle risorse destinate al sovralzo per aumentare il volume di invaso anche a favore della riduzione del rischio idraulico e al potenziamento delle opere di sfioro di uno sbarramento strategico per alimentare il territorio attorno a Siniscola e a Posada. Pertanto riconvocheremo al più presto l’incontro con le parti interessate, stabiliremo insieme la strategia ottimale per giungere al completamento delle opere nel più breve tempo possibile». TORPÈ Non è geologa, Antonella Dalu , ma anche lei fa il sindaco. Guida la popolazione di Torpè, uno dei paesi in lutto stretto. Lei ora è impegnata a ringraziare la marea di colleghi sindaci che la chiamano per esprimerle solidarietà, ma anche la disponibilità a dare una mano a Torpè. «Mi hanno chiamato da ogni dove – racconta -, non solo dai centri vicini, ma anche da Gavoi, persino da Monserrato. Sono tutti carini, li ringrazio e li abbraccio forte. Abbiamo bisogno anche di un supporto psicologico. La situazione è critica in almeno 50 abitazioni, non possiamo trascurare gli interventi per i campi, per le attività agricole, le aziende che patiscono danni enormi. Per fortuna, contiamo su 400 volontari». E la diga? Il sindaco di Torpè ha spesso sollecitato la mancata ripresa dei lavori e sembra meno convinta della teoria dominante. «Sì – conferma – anche a me hanno detto che l’incompiuta di Maccheronis non c’entra, ee che il disastro avrebbe comunque avuto le stesse, gravissime conseguenze. Ne prendo atto». LA CONTA Neanche sul fronte di Posada, gli amministratori vogliono perdersi in chiacchiere.Tant’è che Tola, insieme con il vicesindaco Salvatore Ruiu e Flavio Zirottu (Unità di crisi) continuano a monitorare il territorio, non solo per la conta dei danni, ma soprattutto per ottimizzare gli interventi. «Potremmo dire – argomenta il sindaco – che ci andata bene. E questo dipende anche dal Pai (il piano di assetto idrogeologico) di cui il Comune si è dotato dagli anni 2004-2005». Insomma, Posada rivendica il ruolo di comune virtuoso, dell’ente locale capace di guardare al futuro, con opere che preservano il territorio. L’IMPRESA Ma il fatto che la Procura di Nuoro abbia avviato l’inchiesta (ieri si è sparsa la voce, che non ha trovato conferme ufficiali, di una commissione d’inchiesta nominata dal Governo) che abbraccia anche l’incompiuta di Maccheronis, impone un approfondimento sul perché e percome questi benedetti lavori di aumento della capacità dei serbatoi cominciati nel marzo del 2006, si siano fermati allo stop. Colpa della Maltauro di Vicenza, una delle prime nove imprese italiane, che a settembre ha abbandonato il cantiere. L’Unione Sarda ha cercato di sapere qual è il motivo del fermo, ma solo stamane sarà possibile parlare con una delle titolari del gruppo veneto. I lavori della diga sono stati commissionati dal Consorzio di Bonifica della Sardegna centrale, l’ente al quale ci siamo rivolti. «E’ in corso la risoluzione del contratto d’appalto per colpa dell’impresa – spiega il capo della Direzione Tecnica del Consorzio, l’ingegner Sebastiano Bussalai , nel suo ufficio di Nuoro – e dunque dovremo attendere l’esito dell’appendìce legale. I soldi ci sono, occorre un nuovo appalto». LE RISORSE Siamo alle solite. Le risorse ci sono, manca la capacità, o la possibilità, di spendita. Il finanziamento (a carico della Regione) è di 9,3 milioni di euro, e fino a oggi sono stati compiuti lavori per 7,2 milioni. La differenza dovrà essere riappaltata». Tempi? «Dovremmo farcela nel 2014 – risponde Bussalai – e dal momento della consegna dei lavori a una nuova impresa, ci vorranno ancora un paio d’anni perché la diga sia ultimata». Quanto alle questioni tecniche, l’ingegnere spiega che «il problema non è tanto rappresentato dall’enorme quantità d’acqua caduta (100 milioni di metri cubi), quanto dal tempo ristretto in cui è caduta: la portata massima è di tremila metri cubi al secondo». E ieri sera il vice prefetto vicario di Nuoro, Pietro Pintori , ha confermato che il Consorzio di Bonifica di Nuoro «non ha riscontrato pericoli per la stabilità dello sbarramento né sono state rilevate situazioni di criticità sul corpo diga o sugli organi di manovra».

  31. Antonello
    novembre 21, 2013 alle 10:07 am

    Non dimentichiamoci che quando Fiordalisi si è presentato a Sarala in Comune di Tertenia per abbattere le abitazioni abusive le istituzioni erano in prima fila al fianco dei costruttori che hanno edificato in modo illecito.
    In primo luogo bisognerebbe prima verificare e poi inchiodare alle proprie responsabilità i sindaci che in decine di anni hanno permesso di costruire dove non si poteva.
    Le regole e vanno rispettate da parte di tutti.
    E alla luce di quanto successo adesso più che mai.

  32. Raimondo Cossa
    novembre 21, 2013 alle 11:18 am

    Lo slancio di solidarietà, in tutti i sensi, degli stessi sardi che si stanno mobilitando in questi momenti è una bella cosa. Ma non basta! E’ anche importante conoscere le cause di questi disastri, capire cosa si deve fare, o non fare, perchè non accadano.
    Meno male che la Magistratura inizia a muoversi. Vogliamo giustizia!! Vogliamo sapere di chi sono le colpe!! Vogliamo capire come sono spesi i soldi pubblici gestiti dagli enti regionali che si occupano di territorio.
    Cara Regione Sardegna noi vogliamo veramente bene alla nostra terra. Vogliamo che si parli di educazione al territorio, di prevenzione. Vogliamo vincoli certi nei luoghi sensibili e/o a rischio. Basta speculazioni e strumentalizzazioni elettorali sul territorio.

  33. Shardana
    novembre 21, 2013 alle 11:32 am

    A uras don Tullio,durante l’omelia durante la messa invoca il tormento di dio su chi è complice delle morti che ci sono state in sardegna……Perchè hanno un’anima i clan o le cricche che agiscono impunemente in sardegna?Dice bene Antonello quando parla di abusivi e sindaci uniti contro gli abbattimenti,chissà quanto hanno incassato per la loro complicità.Concordo con arpia quando parla di responsabilità,non fraintendetemi,ma chi è causa del suo mal………. Ha ragione anche marco quando parla di lavori di disboscamento fatti solo far lavorare,e impiegare gente che taglia ,taglia e taglia e se denunci …….Con i nostri silenzi avvalliamo i disastri annunciati,ma a loro nulla importa,sono già in prima fila per le ricostruzioni e i politici per i voti.

  34. arpia
    novembre 21, 2013 alle 11:52 am

    Ovviamente c’e’ un giro di guadagni legato agli abusivismi non solo per chi li fa’ (costruttori e/o proprietari), ma anche dentro i comuni, dove pare che carte si muovano misteriosamente! C’era bisogno di una presenza forte e determinata sul territorio. Mi auguro che si faccia dei bei giri di controlli, il lavoro in Sardegna in quel senso di sicuro non manca. Gia’ senza che si sposti molto dalla zona dove lavora! Le coste Galluresi potrebbero tenerlo occupato per lungo tempo con tutto quello che c’e’ in giro. Credo che si veda gia’ a occhio nudo cosa c’e’ in giro di cemento versato in modo selvaggio e oltre i limiti anche senza dover neanche guardare le carte!!!!!!!!!!!!!

  35. Antonello
    novembre 21, 2013 alle 1:47 pm

    Leggete questa intervista fatta all’ex sindaco di Orosei:
    “Sui vincoli urbanistici opinione pubblica condizionata dalle lobby degli edificatori”

    La memoria dell’uomo a volte è molto corta. Nonostante i disastri ambientali che negli ultimi anni hanno colpito ripetutamente la Sardegna, cinque mesi fa, a giugno, numerosi sindaci sardi si sono ritrovati a Cagliari per protestare contro i limiti urbanistici imposti dal piano delle fasce fluviali. Gli amministratori chiedevano una revisione dei vincoli lamentando il rischio di una paralisi dello sviluppo locale. Ancora una volta in nome del cemento selvaggio veniva messa a repentaglio la vita dei cittadini. Per fortuna però nell’Isola ci sono anche amministratori che non dimenticano facilmente le lezioni che ogni tanto la natura ci impartisce. Uno di questi è Gino Derosas, ex sindaco di Orosei, cittadina situata alla foce del fiume Cedrino protagonista sia oggi che in passato di eventi drammatici. All’indomani dell’alluvione del 2008 Derosas non ha perso tempo ed ha adeguato il piano regolatore ai vincoli imposti dal Pai (Piano di assetto idrologico) incurante delle pressioni delle lobby e degli interessi di parte. Ma nel 2011 ha pagato la sua determinazione con la mancata rielezione ed oggi prosegue la sua battaglia politica dai banchi dell’opposizione.

    Come nel 2004 e nel 2008 il fiume Cedrino torna alla ribalta della cronaca. Cosa successe allora?
    “Nel 2004 non ci fu nulla di grave, nel 2008 invece assistemmo alle stesse scene che si stanno ripetendo oggi in tante parti della Sardegna: strade distrutte, abitazioni allagate, sfollati. Per fortuna non ci furono vittime per il semplice fatto che l’evento si verificò di notte”.

    Veniamo al 2013. Quale è il bilancio del dramma delle ultime ore in Baronia?
    “Per quanto riguarda Orosei siamo stati graziati. Non ci sono state conseguenze serie. Ma Galtellì e Onifai sono state fortemente colpite dal fenomeno perché costeggiano il Cedrino”.

    Dal 2008 al 2013 sono passati 5 anni. In questo arco di tempo cosa è stato
    fatto per mettere in sicurezza la valle del Cedrino?
    “E’ stato fatto molto poco, quasi nulla. Sono stati fatti studi e approfondimenti anche a livello di pianificazione territoriale ma in concreto non ci sono stati interventi strutturali di
    rilievo. E’ tutto da fare. Il territorio va completamente riassettato”.

    In queste ore non mancano le polemiche sulla Protezione civile e sulla tempestività dell’allarme meteo. Quale è la sua opinione?
    “In anno puoi ricevere anche 50/60 allarmi meteo. C’è un meccanismo per cui non appena si pensa che ci siano dei pericoli la protezione civile manda un messaggio al sindaco allertandolo sulla situazione. Però i sindaci cosa possono fare? Nella stragrande maggioranza dei casi in cui c’è stato un allarme meteo poi non è neanche piovuto. L’amministrazione non può ogni volta chiudere le scuole, le strade perché alla fine è un po’ come la storiella del gridare al lupo. Così come è ora è un meccanismo che serve più che altro per scaricare le responsabilità ai vari gradi. C’è un problema di struttura generale e di organizzazione che va rivisto. C’è molto da fare”.Veniamo alla sua vicenda politica personale. Nel 2011 non è stato rieletto come sindaco di Orosei. Quanto ha inciso la sua nota difesa dei vincoli imposti dal Pai?
    “Molto perché Orosei è una comunità in cui l’uso del territorio ai fini edificatori è un grande interesse. Abbiamo adeguato il piano regolatore al Ppr (Piano paesaggistico regionale) e in questa occasione abbiamo adeguato il tutto anche al Pai avendo sperimentato sul campo quelle che erano le problematiche idrogeologiche dovute, in larghissima parte, alle responsabilità dell’uomo nell’uso del territorio. Quindi per noi è stata una occasione enorme per mettere ordine, però questa cosa è stata vista molto male dalla popolazione locale che ha sempre cercato di fare pressione per ridurre, se non addirittura eliminare, i vincoli”.L’opposizione ai vincoli era da parte della popolazione in generale oppure da parte di specifiche lobby di costruttori e proprietari terrieri?
    “Sicuramente ci sono state pressioni delle lobby specifiche ma l’opposizione principale è arrivata dalla popolazione che considerava i vincoli come limitativi delle possibilità di sviluppo economico”.C’è quindi un problema culturale di fondo della cittadinanza?
    “Purtroppo sì perché le lobby specifiche hanno un grande peso e una grande capacità di influenzare l’opinione pubblica”.Pensa che il dramma di questi giorni possa finalmente far capire a tutti che lo sviluppo della Sardegna non può passare dalla cementificazione selvaggia?
    “Dovrebbe far capire che bisogna cambiare il nostro rapporto con il territorio ma quando abbiamo discusso del Piano idrogeologico a distanza di pochi mesi dall’alluvione del 2008 sembrava che la gente si fosse già dimenticata del dramma appena vissuto”.20 novembre 2013

  36. novembre 21, 2013 alle 2:47 pm

    da Il Corriere della Sera, 21 novembre 2013
    LA POLEMICA. Alluvione in Sardegna, l’allarme via fax nei municipi già chiusi. La Regione allertata domenica pomeriggio. Ora è a rischio l’acqua potabile: http://www.corriere.it/cronache/13_novembre_21/alluvione-sardegna-l-allarme-via-fax-municipi-gia-chiusi-b7c67358-527e-11e3-b1ef-e7370d1a3340.shtml

    ———————-

    Suolo e rischi, una Babele di competenze. Così fallisce il federalismo ambientale. (Sergio Rizzo): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84552_Suolo_e_rischi_una_Babele_di_competenze_Cosi.pdf

    —————–

    A Olbia ventuno condoni in meno di quarant’anni: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84551_A_Olbia_ventuno_condoni_in_meno_di_quarantan.pdf

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    da L’Unione Sarda, 21 novembre 2013
    Morti nel fango, i pm in azione: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84500_Morti_nel_fango_i_pm_in_azione.pdf

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    Difesa del suolo, allarme fondi: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84501_Difesa_del_suolo_allarme_fondi.pdf

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    Prevenzione, il grande inganno: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84503_Prevenzione_il_grande_inganno.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 21 novembre 2013
    Le procure aprono le inchieste giudiziarie: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84521_Le_procure_aprono_le_inchieste_giudiziarie.pdf

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    “Territorio senza difese, tuteliamo i suoli”: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84536_Territorio_senza_difese_tuteliamo_i_suoli.pdf

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    Olbia, città dei mille condoni tradita dai risanamenti mancati: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84528_Olbia_citta_dei_mille_condoni_tradita_dai_ri.pdf

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    A Posada danni ingenti ma il Pai argina il disastro: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84529_A_Posada_danni_ingenti_ma_il_Pai_argina_il_d.pdf

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    Piano delle fasce fluviali: ora si accelera: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84530_Piano_delle_fasce_fluviali_ora_si_accelera.pdf

  37. novembre 21, 2013 alle 2:55 pm

    come non essere d’accordo?

    da La Nuova Sardegna, 21 novembre 2013
    Sardegna devastata dal ciclone Cleopatra, basta lacrime di coccodrillo
    L’editoriale del direttore della Nuova Sardegna sul disastro e sulle morti provocate dai nubifragi. Tra le cause principali la cementificazione selvaggia. (Andrea Filippi) (http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/11/21/news/siamo-stanchi-delle-lacrime-di-coccodrillo-1.8153485)

    Ci sono i nostri morti da seppellire, ci sono migliaia di persone da soccorrere e rincuorare. Ci sono enormi ferite che il ciclone ha inflitto alla nostra terra e che vanno sanate al più presto. C’è un’economia già sofferente che rischia il colpo di grazia. Oggi in Sardegna, su tutto, vincono il dolore e l’urgenza di portare conforto a chi soffre. È il giorno del lutto, dovremmo piangere in silenzio le sedici vittime innocenti del ciclone, e risparmiare il fiato per rimetterci al lavoro con tutta la forza che ci rimane. Dovremmo. Ma in silenzio non si può più stare. Perché non si può stare zitti ascoltando la favoletta della malasorte, dell’evento straordinario e imprevedibile, qualcosa che accade una volta ogni millennio. E invece tutti gli anni un pezzo di territorio italiano frana o affonda. Oggi è successo alla Sardegna, ieri alla Liguria. Domani a chi? Perché vorremmo sentire parlare sempre meno di protezione civile e sempre più di prevenzione civile. La cura del territorio è anche cura delle persone, ma chi ci amministra spesso finge di ignorarlo. I fondi stanziati dal governo per la messa in sicurezza del nostro territorio sono ridicolmente esigui. E capita pure, guarda caso proprio qui in Sardegna, che quando ci sono vengano dirottati dalla Regione verso altri capitoli di spesa. Perché le polemiche del giorno dopo sul tempismo dell’allarme non hanno senso. E sono ingiuste nei confronti degli uomini della protezione civile, gente generosa, abituata a farsi in quattro per aiutare. Senza coordinamento tra protezione civile ed enti locali, Regione in primis, qualsiasi allarme, anche il più tempestivo e dettagliato, è solo un pezzo di carta.
    Vogliamo dare la colpa a Gabrielli se la Sardegna è tra le sei regioni che non hanno ancora avviato i Cdf (Centri Funzionali Decentrati), gli organismi destinati a coordinare i soccorsi in caso di bisogno? O se il 40 per cento dei comuni sardi non ha un piano di emergenza, lo strumento che permette di gestire l’allerta meteo predisponendo aree di evacuazione, vie di fuga e presidi di sicurezza dei fiumi? Eppure sarebbe obbligatorio dal 1970.
    Perché siamo stanchi delle lacrime di coccodrillo. Non è solo colpa del destino cinico e baro se è proprio Olbia la città martire di questa catastrofe. Ieri sul nostro giornale il professor Maciocco sottolineava come la città sia stata oggetto negli ultimi anni di una «urbanizzazione incontrollata». Un modo elegante e delicato per spiegare il decennio di edificazioni selvagge avvenute quando in municipio sedeva il sindaco Nizzi. Con ventitrè nuovi quartieri e diciassette piani di risanamento per legalizzare ciò che era nato abusivo.
    Perché sarebbe bello che oggi Cappellacci decidesse di sospendere il tour per promuovere il suo Piano paesaggistico, e aprisse invece un confronto serio con tutte quelle voci critiche – a partire dagli ambientalisti per arrivare al ministero – che da mesi denunciano il rischio che, dietro alle nuove norme, si nasconda un allentamento dei vincoli di tutela del territorio sardo, ed il sostanziale via libera ad una nuova, l’ennesima, colata di cemento. Un passo indietro per riflettere, presidente, non sarebbe una sconfitta.
    Infine perché temiamo che la doverosa ricerca delle responsabilità si fermi al geometra di turno, al piccolo funzionario, all’ultimo subappaltatore. E che ancora una volta la passino liscia gli intoccabili di sempre, il Grande Partito Sardo del Mattone, quello dell’edilizia a tutti i costi, ovunque e comunque. Quell’intreccio ben cementato – è proprio il caso di dirlo – tra affari, politica e massoneria che la Sardegna conosce e subisce da troppo tempo.

  38. novembre 21, 2013 alle 3:05 pm

    da Radio Città del Capo, 20 novembre 2013
    KmZero. Alluvione in Sardegna. Le responsabilità della politica (Giovanni Maria Bellu, Fausto Pani, Stefano Deliperi), con audio: http://radio.rcdc.it/archives/alluvione-sardegna-allertameteosar-128567/

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    da La Repubblica, 21 novembre 2013
    “Basta cemento, il governatore faccia dietrofront”. (Pier Giorgio Pinna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84520_Basta_cemento_il_governatore_faccia_dietrofr.pdf

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    da Radio 24, 22 novembre 2013
    A ciascuno il suo. Sardegna, spesi in altro i soldi per il suolo: http://www.radio24.ilsole24ore.com/media/audio/2013-11-22/sardegna-spesi-altro-soldi-140050.php

  39. novembre 21, 2013 alle 4:07 pm

    da L’Unione Sarda on line, 21 novembre 2013
    Omicidio colposo, indagini della Procura. Blitz al Comune e alla Provincia di Olbia. La Procura ha aperto tre fascicoli per omicidio colposo: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/21/morti_e_distruzione_nell_isola_lutto_nazionale_nuova_allerta_meteo_mentre_si_cerca_il_disperso-6-341543.html

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    da Sardinia Post, 21 novembre 2013
    Omicidio colposo e disastro, dopo la Procura di Tempio anche quella di Nuoro apre un fascicolo: http://www.sardiniapost.it/cronaca/omicidio-colposo-e-disastro-dopo-la-procura-di-tempio-anche-quella-di-nuoro-apre-un-fascicolo/

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    da La Nuova Sardegna on line, 21 novembre 2013
    Ciclone Cleopatra, le procure aprono le inchieste giudiziarie.
    Tempio, il pm ha richiesto la documentazione relativa alle zone colpite dal ciclone: l’ipotesi è di disastro colposo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/21/news/le-procure-aprono-le-inchieste-giudiziarie-1.8153273

  40. arpia
    novembre 21, 2013 alle 10:14 pm

    Mi ricordo di una signora curda che in un tg internazionale disse, (mentre si dibatteva sul fatto che le forze liberatrici in Iraq erano li solo per impossessarsi dei giacimenti petroliferi), che si prendano pure tutto il petrolio non importa basta che ci tolgano da questa dittatura. Mi e’ venuta in mente questa frase perche’ a questo punto mi viene da dire, mangino e si abbuffino
    quanto vogliono ma almeno abbiano il pudore e un minimo di decenza di fare i lavori ben fatti e sicuri e non giocare alla roulette russa con la vita degli altri.

  41. novembre 21, 2013 alle 10:42 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 novembre 2013
    REPLICA DI CAPPELLACCI ED È ANCORA SCONTRO. Soru e gli ecologisti: «Stop al Pps il cemento porterà altri disastri». (Pier Giorgio Pinna)

    SASSARI. Sul Pps la battaglia si fa dura. Centrosinistra e ambientalisti sempre più schierati contro la giunta regionale. Gli ecologisti denunciano il fattore-rischio legato a costruzioni dissennate. «L’edilizia senza freni incoraggiata da Cappellacci ha prodotto un effetto moltiplicatore sui danni del nubifragio», denunciano. E spiegano che il nuovo Piano paesaggistico, con l’eliminazione di una serie di vincoli, minaccia di rivelarsi pericolosissimo. Soprattutto per la salvaguardia delle coste, l’equilibrio dei suoli, uno sviluppo rispettoso di natura e paesaggi. Renato Soru non risparmia le critiche. «Dietro questa tragedia ci sono follia, stupidità, ingordigia _ dice l’ex governatore _ È colpa di partiti e speculatori: e in queste stesse ore la giunta sta approvando regole più permissive per chi costruisce vicino ai fiumi». Pesante l’attacco di Sel: «Le modalità con le quali un’intera famiglia brasiliana è stata travolta dall’alluvione ci ha colpito in modo particolare _ sostiene il senatore Luciano Uras _ Una delle tante versioni Piano casa ha consentito il recupero a fini abitativi dei seminterrati: così l’irresponsabilità la pagano sempre i più deboli». Rincara la dose il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti. «Con tre leggi regionali già impugnate il confronto sul Pps è ormai indifferibile», spiega a qalche giorno di distanza dalla requisitoria lanciata contro il Pps. Controffensiva. Immediate le repliche di Cappellacci e della rinata Forza Italia. «È vergognoso che mentre in Sardegna si consuma il dolore e si affronta l’emergenza ci sia chi tenta ciniche strumentalizzazioni che sono l’emblema dello sciacallagio della politica – risponde il presidente – L’unico Piano paesaggistico vigente è quello approvato nella scorsa legislatura. Se la sottosegretaria ha rilevato dei limiti, evidentemente questi sono riferiti al Ppr». Reazioni altrettanto sdegnate dell’assessore Biancareddu (“Rischio idrogeologico? Dovremmo demolire città intere: ne abbiamo le tasche piene dei professori del giorno dopo, era da indovini capire la violenza degli eventi”) e da parte di Pietro Pittalis, capogruppo di Fi in Consiglio. Le risorse. Il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, non risparmia gli attacchi anche al governo. «Oggi la Sardegna è sommersa da bombe d’acqua _ dice _ Ma questa guerra climatica, anno dopo anno, in Italia si fa sempre più intensa, con eventi di tipo tropicale violenti. Eppure, la risposta di Roma è sempre la stessa: cordoglio e dichiarazione dello stato di emergenza, per tornare, il giorno dopo, a non fare nulla o, peggio, tagliare, per ridurre il deficit, sulla difesa del suolo mentre le Regioni approvano vergognosi Piani casa che sono un inno al cemento». Il caos. «Le conseguenze più preoccupanti dell’inferno d’acqua sono state nei quartieri edificati magari abusivamente e poi condonati in zone a rischio idrogeologico, come nella piana olbiese, a Putzolu, a Santa Mariedda, a Baratta, sulla costa di Pittulongu», commenta Stefano Deliperi, portavoce del Gruppo d’intervento giuridico – Amici della terra. Che poi aggiunge: «L’aumento delle volumetrie in base al Piano per l’edilizia (previsto dalla legge regionale n. 4 del 2009) e lo stravolgimento del Ppr non fanno che aumentare il rischio idrogeologico e, in definitiva, i pericoli per le persone». Le accuse. «Così il governatore dell’isola adesso non dovrebbe abbandonarsi a un fatalismo di stampo biblico con frasi come “La Sardegna è stata vittima di una piena millenaria” proprio quando dalla sua amministrazione vengono revocati fondi per 1,5 milioni destinati proprio alla difesa del suolo», afferma Deliperi. E poi conclude: «La linea politico-amministrativa semplicemente sensata dovrebbe essere proprio opposta: un new deal, un grande piano di risanamento idrogeologico e della rete idrica, sostenuto con quei finanziamenti comunitari che non si sanno spendere o troppo spesso si spendono male». Polemiche. Altre contestazioni arrivano dal segretario di Progres, Paolo Piras. E la federazione sarda dei Verdi incalza: «I rappresentanti delle istituzioni devono smetterla di recitare il ruolo dei commedianti che accorrono sul luogo delle tragedie, fanno sopralluoghi e promettono stanziamenti mentre continuano intanto ad approvare programmi edilizi e urbanistici che sfasciano il territorio come ha fatto Cappellacci», accusano i due rappresentanti regionali Roberto Copparoni e Giovanna Cabiddu.

  42. novembre 22, 2013 alle 2:57 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 22 novembre 2013
    Il paese costruito nel fiume: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84601_Il_paese_costruito_nel_fiume.pdf

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    da La Repubblica, 22 novembre 2013
    “Non rinuncio a cemento e campi da golf, troppi vincoli ci impediscono di crescere”: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84622_Non_rinuncio_a_cemento_e_campi_da_golf_tropp.pdf

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    da La Stampa, 22 novembre 2013
    “Una fatalità? Non solo. Ci sono dei responsabili”: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84619_Una_fatalita_Non_solo_Ci_sono_dei_responsabi.pdf

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    “Ho 16 quartieri abusivi. E non posso sanarli”: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84620_Ho_16_quartieri_abusivi_E_non_posso_sanarli.pdf

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    da L’Unità, 22 novembre 2013
    «I condoni hanno devastato Olbia. E le allerte sono troppo vaghe»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84615_I_condoni_hanno_devastato_Olbia_E_le_allerte.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 22 novembre 2013
    La rinascita sarà legge, 103 milioni per l’isola: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84587_La_rinascita_sara_legge_103_milioni_per_liso.pdf

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    I pm: superperizia su Olbia: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84583_I_pm_superperizia_su_Olbia.pdf

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    La Procura di Nuoro indaga su Maccheronis, la diga mai finita: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84584_La_Procura_di_Nuoro_indaga_su_Maccheronis_la.pdf

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    Il giallo delle transenne sparite dal ponte: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84585_Il_giallo_delle_transenne_sparite_dal_ponte.pdf

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    da L’Unione Sarda, 22 novembre 2013
    «Sardegna fuori regola»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84575_Sardegna_fuori_regola.pdf

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    «Rischio segnalato due anni fa»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84574_Rischio_segnalato_due_anni_fa.pdf

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    Olbia, maxi sequestro in Comune? Il sindaco: «Ancora no, a breve sì»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84573_Olbia_maxi_sequestro_in_Comune_Il_sindaco_An.pdf

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    Nell’Isola prevenzione inesistente: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84579_NellIsola_prevenzione_inesistente.pdf

  43. novembre 22, 2013 alle 9:20 pm

    giustizia, ora dev’esserci giustizia.

    da Sardinia Post, 22 novembre 2013
    Il Procuratore di Tempio: “Olbia sott’acqua con dieci minuti di pioggia”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/il-procuratore-capo-di-tempio-olbia-sottacqua-con-dieci-minuti-di-pioggia/

  44. Michele
    novembre 22, 2013 alle 9:30 pm

    Ed ora il commissario straordinario al commissariamento?

  45. novembre 22, 2013 alle 9:39 pm

    L’ha ribloggato su Emergenza Sardegna.

  46. novembre 23, 2013 alle 2:48 pm

    e qualche sàtrapo regionale ha anche il coraggio di parlare.

    da Sardinia Post, 23 novembre 2013
    Protezione civile, il “Centro” fantasma. (Pablo Sole): http://www.sardiniapost.it/senza-categoria/protezione-civile-il-centro-fantasma/

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    Il Centro di Macchiareddu in zona alluvionale? Dibattito da teatro dell’assurdo. L’assessore: “Non so niente”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/il-centro-di-macchiareddu-zona-alluvionale-dibattito-da-teatro-dellassurdo-lassessore-non-niente/

  47. arpia
    novembre 23, 2013 alle 6:26 pm

    Sappiamo che non sempre la legge e’ uguale per tutti, ovviamente chi piu’ dispone di mezzi piu’ ha la possibilita’ di aiutarsi.
    Io faccio il tifo per Fiordalisi e per chi si impegna e va’ alla ricerca della verita’ anche con enormi difficolta’. I miei eroi sono Falcone, Borsellino, Impastato solo per citarne alcuni famosi, per citarne alcuni sconosciuti faccio il tifo per chi ogni giorno lotta per avere giustizia. Iniziamo in Italia a togliere i malti di tossicodipendenza, che riempiono le carceri. perche’ di malattie si tratta, togliamoli e riabilitiamoli in strutture adeguate e diverse dalle carceri e in galera mettiamoci i veri criminali, quelli che per possibilita’ economiche, conoscenze e connessioni spesso la fanno franca.
    Bisogna sempre impegnarsi e lottare per cercare la verita’ di fronte a fatti spiacevoli anche se per il cittadino comune pare di lottare contro dei mulini a vento.
    Ho inoltre un enorme rispetto per chi svolge lavoro di volontariato serio e sincero, chi si fa’ il mazzo (diciamolo) e lavora con enorme impegno, solo per sinceri motivi di solidarieta’, empatia e senso del dovere, senza cercare telecamere e consenso politico di alcun genere.

  48. novembre 23, 2013 alle 7:26 pm

    da L’Unione Sarda on line, 23 novembre 2013
    Olbia, una città di condoni “congelati”. Abitazioni costruite in alvei dei torrenti. Intere abitazioni sorte abusivamente, alcune costruite negli alvei di fiumi e torrenti, sono ancora dove non dovrebbero essere: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/23/olbia_una_citt_di_condoni_congelati_abitazioni_costruite_in_alvei_dei_torrenti-6-342077.html

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    Paradosso. Si possono costruire case nelle aree alluvionate.

    TERRALBA. A tutt’oggi il Comune deve dare le concessioni edilizie nella zona alluvionata e a rischio idrogeologico. «Siamo obbligati fino a che non verrà approvato il Piano stralcio con i suoi divieti – ha spiegato il sindaco Pietro Paolo Piras – L’unica cosa che stiamo facendo è puntualizzare nella concessione che la zona è soggetta a rischio e che potrebbe ricadere nei divieti edilizi del Piano». Piras ha poi aggiunto: «Per questo alcuni richiedenti si sono visti rifiutare la concessione del mutuo da parte delle banche quando hanno presentato la concessione in cui si rimarcava la pericolosità dell’area dove si vuole edificare». Forse l’aspetto più angosciante è proprio il fatto che alcuni proprietari di terreni nelle zone di via Rio Mogoro, viale Sardegna, Mulineddu ed altre continuino a chiedere concessioni edilizie nonostante il rischio idrogeologico, confermato questa volta non dai numeri, ma dalla natura sotto forma di un’alluvione. (a. l.)

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    Fasce fluviali, è polemica. Terralba, il sindaco: «Subito un Piano ma non quello della Regione.
    Adesso però si vuole usare l’onda emotiva per farlo applicare». (Michele Masala)

    TERRALBA. Mentre l’aula consiliare, al piano terra, è la base della protezione civile, nell’aula della Giunta, al primo piano, si svolge una “lezione” sul Piano stralcio delle Fasce fluviali. Il sindaco spiega, motiva e si accalora: «Come mai la Regione vuole approvare il suo Piano tra pochi giorni? La risposta è: perché vuole usare l’onda emotiva per far passare l’idea che quegli stronzi di Terralba non volevano il Piano e la natura gli ha spiegato che invece lo devono applicare». Poi il silenzio. La conferenza è terminata.
    BRACCIO DI FERRO. La lite con la Regione scoppia il 21 marzo del 2011, quando l’Autorità di bacino approva il “Piano stralcio delle fasce fluviali” che, «classificando la massima parte del territorio terralbese ad alto rischio idrogeologico portò al divieto di edificazione nel paese», sottolinea Pietro Palo Piras. Dopo una rivolta popolare, a giugno la Regione blocca quel Piano e da quel momento scatta una trattativa col Comune che col passare del tempo diventa rovente. La Giunta Piras chiama una società di Padova, la Ipros, e prepara un suo “Piano” dal quale si evince che la zona ad alto rischio è quella “nuova”. Oggi la Regione vuole procedere per la sua strada e il Comune si è rivolto al Tribunale superiore delle acque.
    IL SINDACO. «Noi non ci opponiamo ai vincoli perché sappiamo che una parte della cittadina è a rischio. Via Rio Mogoro, viale Sardegna e via Pellico sono interessate all’alluvione. Ma sappiamo che Terralba, che ha una storia millenaria, è costruita più in alto rispetto il fiume. Tanto che esiste una scarpata lungo la quale si è espanso l’abitato verso le campagne: la zona nuova dove si trovano quelle strade. Ora, c’è un modo per capire quale Piano sia più adatto: basta che gli “scienziati” della Regione prendano la mappa di quel che è successo, la sovrappongano alla loro e alla nostra è notino le differenze. Il “vecchio” abitato è rimasto asciutto». Ancora, «il 12 agosto abbiamo chiesto alla Giunta regionale di deliberare un Piano stralcio ma a due condizioni. Uno: che corrisponda alla realtà dei fatti e penso che oggi la natura abbia detto qual è questa realtà. Due: da subito si inizino a cercare soldi, spendibili, per fare le opere di mitigazione».I
    L CONTRASTO. «Ciò che differenzia il nostro piano da quello regionale è capire dove si rompe il fiume, dove esonda. Secondo noi vicino al collegamento tra il Rio Mogoro e il canale delle acque alte che arriva dal Monte Arci. Secondo la Regione invece il fiume si rompe più avanti, a ridosso dell’abitato. Inoltre il fiume, per loro, deve esondare solo sul lato che si affaccia alla cittadina». Altro punto di contrasto riguarda gli argini. «Secondo la Regione potrebbero non tenere prima che l’acqua arrivi al colmo. In realtà la natura ci ha dato ragione: l’allagamento si è verificato nel punto di rottura detto da noi e gli argini hanno tenuto».L’APPELLO «Qui è in ballo la vita di migliaia di persone e tutta l’economia di Terralba, per questo vogliamo subito un Piano. Ma siamo contro quello della Regione perché dal punto di vista scientifico è dimostrato che si allaga solo il vecchio letto del rio Mogoro, quello attraversato dalle tre strade. Loro invece vogliono penalizzare tutta Terralba». «Infine non dimentichiamo che quando entra in vigore il Piano bisogna fare subito le opere di mitigazione».
    SCIACALLI A URAS. E mentre Piras rivolge un augurio agli abitanti di Uras, si registrano episodi di sciacallaggio. Oltre alla tragedia che le famiglie hanno subìto con case inondate e beni distrutti ora si devono difendere anche da alcuni delinquenti che stanno rubando di tutto.

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    da La Nuova Sardegna, 23 novembre 2013
    Il pm Riccardo Rossi: «Non si può parlare di fatalità».
    «Olbia finisce sott’acqua dopo un acquazzone di 10 minuti Bisogna capire chi ha permesso tutto questo».

    OLBIA. Al Ccs di Olbia (Centro di coordinamento soccorsi) Riccardo Rossi, il magistrato che conduce le indagini sull’alluvione, ci è passato, a volo radente, martedì mattina. Poi, accompagnato da diversi ufficiali di polizia giudiziaria, ha effettuato sopralluoghi in diversi punti della città, ancora sommersa da metri e metri d’acqua e fango, quindi si è diretto verso Monte Pinu, dove la terra è franata portandosi via 50 metri di strada e tre persone. Infine è andato nelle campagne di Arzachena, per vedere personalmente lo scantinato dove, alle prime luci dell’alba, era stata trovata la famiglia di immigrati brasiliani, morti affogati nel locale che occupavano da anni. Ritiene vi siano responsabilità negli eventi che si sono succeduti in Gallura? «È presto per dirlo – dice Riccardo Rossi –, al momento stiamo acquisendo documenti e relazioni di servizio su tre eventi: Monte Pinu, Arzachena e il disastro di Olbia. E tutto questo, comprese le morti, alcune delle quali dimenticate da quanti gestiscono il potere e si sono alternati, in questi giorni, sul palcoscenico di Olbia, non può essere ricondotto a tragica fatalità. Forse si può parlare di destino per chi è precipitato in una voragine o travolto dall’acqua. Ma attribuire a fatalità tutto il resto è sbagliato. Il mio ufficio si muove senza pregiudizi, al solo scopo di dare giustizia e ridurre potenziali criticità in futuro». Lei ha già in corso un’indagine sulle presunte irregolarità edilizie di Olbia. «La città presenta molteplici criticità, con un diffuso ricorso al cemento abusivo, irregolarità edilizie evidenziate dai periti che hanno esaminato le diverse concessioni poste alla loro attenzione. Detto questo va spiegato che l’inchiesta sugli abusi edilizi e altra cosa rispetto l’indagine sulle presunte irregolarità in campo urbanistico che stiamo per intraprendere alla luce di quanto è accaduto. Olbia è una città cresciuta attorno ai canali, un centro a cui basta un acquazzone di dieci minuti per finire sott’acqua. Bisogna capire chi ha permesso, per colpa o dolo, tutto questo e chi, nel tempo, non ha pianificato una crescita armonica e imposto la realizzazione delle necessarie infrastrutture di cui necessita la città». Ha rilevato ritardi nell’allarme alla popolazione? «Non escludo che possa esserci stato un cortocircuito informativo, come può esserci stata una sottovalutazione del rischio, ma è una delle tante cause delle morti che si sono registrate in città. Ma questo è un aspetto meno importante rispetto a sapere come erano state fatte le infrastrutture, se potevano reggere un carico idrico di quel genere, anche se del tutto eccezionale». Ecco perchè, tra i vari esperti convocati a breve negli uffici diretti dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, ci sarà anche un metereologo al quale si chiederà di quantificare, scientificamente, le precipitazioni che si sono abbattute nell’area di Olbia. Che sarebbero decisamente inferiori alla “millenaria” pioggia invocata da Ugo Cappellaci per dare una patente di fatalità all’evento. (g.p.c.)

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    Ore 9: piano d’emergenza, tutti salvi.
    Il racconto dei sindaci di Galtellì e Orosei, Comuni dotati di vademecum: «Quando si rischia la vita si deve sapere cosa fare». (Silvia Sanna)

    OROSEI. «Domani qualcuno credo debba dare delle risposte. Siamo soli, una vergogna». Così scriveva in un post su Facebook il sindaco di Galtellì Giovanni Santo Porcu nel pomeriggio convulso di lunedì 18, nel bel mezzo dell’alluvione che ha allagato i paesi della piana del Cedrino. «Avevo appena scoperto che un tratto della strada Galtellì-Orosei, che doveva essere chiuso, era invece aperto al traffico. A informarmi – racconta il sindaco – erano stati alcuni compaesani, arrampicati sulla cappotta delle auto quasi completamente a mollo». In quel tratto di strada una ragazza di Galtellì poco dopo sarebbe rimasta coinvolta in un incidente. E a scortare l’ambulanza che l’avrebbe accompagnata all’ospedale c’era l’auto della polizia sulla quale viaggiava l’ispettore capo Luca Tanzi: quell’auto finirà inghiottita nella voragine del ponte di Oloè, tra Oliena e Dorgali. Il sindaco Porcu si ferma un attimo, il pensiero va a un amico che non c’è più. Poi spiega quel post su Facebook: «In una situazione di emergenza come quella di lunedì scorso è importante mantenere la lucidità e attenersi alle regole». Che a Galtellì, come anche a Orosei e a Irgoli, sono stabilite nel piano d’emergenza per rischio idrogeologico. I tre comuni della Baronia fanno parte dei 144 centri sardi che si sono dotati dello strumento giudicato da Franco Gabrielli, capo della Protezione civile nazionale, fondamentale per affrontare e gestire le situazioni critiche. «Gabrielli ha ragione – dice il sindaco di Galtellì – il piano è prezioso in un territorio come il nostro, compreso tra il monte Tuttavista e il Cedrino». Aggiunge Franco Mula, consigliere regionale dei Riformatori e sindaco di Orosei: «Per noi l’adozione del piano era un provvedimento urgente, perché durante le emergenze è importante sapere come muoversi senza compiere passi falsi». A Galtellì e a Orosei è andata bene: entrambi i centri hanno riportato danni gravi dal punto di vista economico (a Orosei l’area artigianale è sepolta dall’acqua) ma le persone non sono mai state in pericolo. «Alle 10.30 di lunedì mattina – racconta Giovanni Santo Porcu – ho fatto sgomberare le scuole. Intorno alle 13.30 era previsto un acquazzone, ho preferito evitare l’assembramento di genitori e bambini intorno alla scuola elementare. Già alle 9 era stato attivato il Coc, Centro operativo comunale. Io appena potevo informavo i miei concittadini su Facebook: è il mezzo più efficace per raggiungere tutti, ragazzi e adulti». Alle 17 dalla Prefettura è arrivato, a Galtellì come ad Orosei, l’ordine di evacuare una parte delle case: «Non avrei preso la decisione in autonomia – dice Franco Mula – non si può lasciare un compito simile a un sindaco, su questo Gabrielli sbaglia». I tempi erano strettissimi, mezzora al massimo: «Ce l’abbiamo fatta – aggiunge Mula – i residenti sono stati allontanati dalle tre aree più a rischio e accompagnati nel caseggiato delle scuole medie, così come stabilito nel piano d’emergenza. Il Coc ha lavorato bene». A Galtellì una cinquantina di famiglie, avvisate con telefonate, porta a porta e passaparola, hanno trovato rifugio in alcune strutture ricettive, alcuni sono andati in chiesa. «Nessuno ha protestato – dicono Porcu e Mula – perché la gente sa quali rischi si possono correre da queste parti. E sa anche che non c’è tempo da perdere».

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    I costi. «Dai 30mila ai 50mila euro».

    Dai 30 ai 50 mila euro, dice il sindaco di Galtellì. Ma naturalmente dipende da quanto è estesa l’area comunale, aggiunge il sindaco di Orosei. Concordi sul fatto che dotarsi di un piano d’emergenza di protezione civile non è semplice per i Comuni, perennemente alle prese con casse vuote e tagli. Dice Giovanni Santo Porcu (Galtellì): «Per poter pianificare sul rischio idrogeologico è necessario rivolgersi ad esperti, geologi e ingegneri idraulici, che non lavorano gratis. Per questo molti sindaci rimandano o rinunciano». In Sardegna solo 134 comuni su 377 sono provvisti di un piano per il rischio idrogeologico e idraulico, mentre 144 non hanno neppure quello antincendi. A Franco Gabrielli, che ha sostenuto di conoscere tanti sindaci che hanno fatto ottimi piani d’emergenza senza chiedere aiuto a professionisti esterni, Franco Mula, sindaco di Orosei, obietta così: «Per un piano idrogeologico è impensabile non avere il supporto di tecnici preparati. Noi abbiamo deciso di investire una certa somma perché giudichiamo il piano indispensabile, alla luce della conformazione del nostro territorio. I comuni che ancora non ce l’hanno sicuramente non potevano permettersi la spesa. Per questo – suggerisce Mula – andrebbero aiutati».

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    • novembre 23, 2013 alle 8:07 pm

      da L’Unione Sarda, 23 novembre 2013
      Macchiareddu, rischio alluvione? Il sindaco Pibia: «Solenne bufala». (Paolo Carta)

      UTA. Il sindaco Giuseppe Pibia apre la cartina topografica del territorio di Uta formato lenzuolo e sentenzia: «L’area industriale del Cacip è una delle poche aree del paese che non ricade nella zona ad alto rischio idrogeologico». Nessun dubbio: da quando guida il Municipio, Pibia ha intrapreso una battaglia, tecnica e legale, contro i vincoli che oggi bloccano ogni attività a Uta: «Parametri troppo rigidi e sbagliati penalizzano il paese».
      LA SMENTITA. Con l’aria di chi passa quasi per caso sul luogo del delitto, il sindaco di Uta smentisce il capo della Protezione civile in Sardegna, Giorgio Cicalò. Secondo i documenti conservati nell’ufficio tecnico del Municipio, non è vero che il “Centro funzionale decentrato” della Protezione civile, che avrebbe dovuto prevenire alluvioni e gestire le emergenze ambientali, non possa essere aperto proprio perché – tragica ironia della sorte – sarebbe a rischio allagamento. Tutt’altro. Lo dimostra anche la cronaca di una mattinata trascorsa a Macchiareddu. Ieri alle 11, mentre non smette per un attimo di piovere da due giorni, tutto procede tranquillamente nello stabile a fianco del Centro servizi del Cacip. I responsabili del magazzino riempiono i camion diretti a Olbia, Uras e in Ogliastra, dove la gente rimasta senza casa, dopo l’alluvione, ha bisogno di tutto: sacchi a pelo, pompe idrauliche, gruppi elettrogeni, scope, carriole, paioli, disinfettante, guanti, viveri, carta, come recitano le mail arrivate dalla Gallura.
      A MACCHIAREDDU. Certo, rispetto alle indicazioni della legge, quel che doveva essere un centro all’avanguardia con esperti ingegneri, geologi, meteorologi, in grado di prevenire alluvioni e disastri ambientali, di salvare vite umane, è ridotto a un semplice deposito di viveri, indumenti, camion, gommoni e tende da campeggio. Fine ingloriosa di un progetto nazionale rimasto incastrato e bloccato in Sardegna negli uffici della Regione.Giusto per parlare chiaro: se cadono 400 millimetri di pioggia a Ortueri o a Nuragus, magari la notizia può soltanto far piacere a chi l’indomani ha previsto di andare a cercare lumache o a raccogliere funghi. Nessun pericolo. Se lo stesso quantitativo cade in poche ore nel litorale di Capoterra, a Olbia o ad Assemini, zone ad alto rischio idrogeologico come l’80 per cento dei Comuni sardi, la questione cambia: c’è la possibilità concreta che i ruscelli ricompaiano dove nel frattempo sono stati costruiti ponti, strade, case, scuole, che i corsi d’acqua travolgano tutto e diventino assassini.
      NOVE ANNI FA. Dal 2004 lo Stato aveva dato ordine alla Regione di organizzare il cosiddetto “Centro funzionale decentrato”. Un pool di ingegneri ambientali e idraulici, geologici, meteorologici, informatici, doveva essere in grado di prevenire le alluvioni, di salvare vite umane. Controllando giorno per giorno, ora per ora, l’andamento delle precipitazioni, le previsioni meteo, i volumi di dighe, fiumi e ruscelli, dando gli indirizzi per la programmazione urbanistica del territorio, gestendo le emergenze.
      INADEMPIENZE. Sono passati nove anni e quella direttiva dello Stato è tutt’ora inapplicata in Sardegna, una delle sei regioni ancora inadempienti. La mappa è presto tracciata: in Puglia, Friuli e Abruzzo l’iter è stato già avviato, in Basilicata, Sicilia e appunto in Sardegna i centri esistono sulla carta, ma di fatto non sono attivi. Lo ha denunciato il capo della Protezione civile nazionale, Franco Gabrielli, ripetendolo a muso duro in questi giorni al Governatore Ugo Cappellacci. Scaribarile istituzionale? Polemica incarognita dai 16 morti provocati dal passaggio del ciclone Cloepatra e dalle accuse ufficiali incrociate? Ognuno può farsi l’idea che crede. Restano gli atti, le responsabilità della politica, degli amministratori di tutti i partiti. E un tragico pensiero: uno staff di esperti avrebbe potuto salvare anche soltanto una vita umana, non solo adesso, tra Gallura, Ogliastra, Nuorese e Oristanese, ma anche a Capoterra e Sestu cinque anni fa? Domanda senza risposta.
      LE RESPONSABILITÀ. La direttiva ministeriale che istituiva i Centri funzionali decentrati di Protezione civile è del 27 febbraio 2004. Nel palazzo di viale Trento c’erano Italo Masala Governatore in quota An ed Emilio Pani (anch’egli An) assessore all’Ambiente. ma soprattutto c’era un’atmosfera da piena campagna elettorale. E non se ne fece niente.Tutto rimase bloccato anche dopo la vittoria elettorale di Renato Soru (Pd) a guida del centrosinistra. Neanche il cambio di due assessori all’Ambiente, Tonino Dessì e Cicitto Morittu, cambiò la situazione. Mentre gli uffici di super esperti in grado di monitorare clima e livello dei fiumi diventavano realtà piano piano in tutta Italia, in Sardegna niente.
      LE TRAGEDIE. La situazione non è cambiata neppure dopo il 2008, quando i fiumi esplosero nel Cagliaritano portando acqua e fango a travolgere strade, ponti e case, a uccidere ignari passanti.Nel 2009, nuovo cambio di Giunta e di maggioranza alla Regione, nuova prova estrema di immobilismo: Ugo Cappellacci (Pdl) guida della Regione da quasi cinque anni, all’Ambiente si sono succeduti Emilio Simeone, Giuliano Uras, Giorgio Oppi e Andrea Biancareddu, eppure il famigerato avamposto tecnico regionale della Protezione civile resta bloccato. O meglio, in teoria, sulla carta è tutto previsto: obiettivi, compiti istituzionali, strategie. Li ha messi nero su bianco lo stesso Cappellacci il 26 settembre del 2013: previsti l’attività di previsione meteo, il monitoraggio e la sorveglianza, le analisi e lo studio differiti nel tempo, d’intesa con Arpas, Protezione civile, Enas ed Enel che gestiscono gli invasi.
      PROTEZIONE CIVILE. È la risposta alle lettere ufficiali di sollecito spedite dall’ex responsabile nazionale della Protezione civile, Guido Bertolaso, e del suo successore attualmente in carica, Franco Gabrielli alla Regione. Comunicazioni al curaro: «La prevenzione del proprio territorio spetta alla Regione, il Dipartimento nazionale della protezione civile si limita a garantire le sole previsioni su scala regionale per eventi significativi di protezione civile e l’eventuale avviso di avverse condizioni meteo». Stop. Burocratese stretto per mettere la Regione davanti alle sue responsabilità.
      MACCHIAREDDU. Nella realtà il “Centro funzionale decentrato” è stato ufficialmente aperto non a Macchiareddu ma negli uffici regionali di viale Merello a Cagliari ed è inattivo: c’è un direttore che è un funzionario amministrativo, ci sono tre ingegneri, un informatico e un forestale. Pochi rispetto alla mole di lavoro e alla pianta organica ideale prevista: 25 tecnici. Compresi geologi e meteorologi.
      IL RINVIO. La Protezione civile in Sardegna può solo tamponare le emergenze che forse gli esperti avrebbero potuto prevedere. Cappellacci ha preteso altro tempo: «Chiediamo al Dipartimento nazionale uno slittamento per l’apertura del Centro funzionale decentrato entro il 30 aprile 2014», scrisse il Governatore il 26 settembre 2013 a Roma. Ora, in piena campagna elettorale, serve altro tempo per cercare gli esperti. Immobilismo. Come i suoi predecessori in viale Trento.

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      l carteggio con la Regione è stato inviato anche al Palazzo di giustizia. Gabrielli bussa alla Procura.

      La lettera con cui il capo della Protezione civile Franco Gabrielli ha messo in mora la Regione, colpevole di non aver aperto il Cfd (centro funzionale decentrato) è sulla scrivania del Procuratore di Cagliari Mauro Mura. E non da ieri ma dal giorno in cui l’hanno ricevuta il Presidente della Regione, l’assessore all’Ambiente e il responsabile della Protezione civile sarda. Non è stata aperta un’inchiesta perché non sembra ravvisabile un reato: la vicenda sarà comunque seguita, inclusa la storia della struttura di Macchiareddu, costruita e mai aperta.Nessun messaggio allusivo, dunque, da parte di Gabrielli – «non ho alcun segreto da celare» – proprio perché aveva provveduto a informare la magistratura sulle inadempienze della Regione. Ma, se fino alla settimana scorsa la messa in mora non era un argomento di stretta attualità, è facile immaginare che i 16 morti e le difficoltà di coordinamento porteranno a un’accelerazione dei tempi di verifica delle procedure legate alla mancata apertura del Cdf.Il ciclone Cleopatra ha dimostrato che quella struttura è necessaria non solo durante l’emergenza ma anche nella fase precedente. Resta poi il problema divulgazione degli allerta, e qui scendono in campo le emittenti radiotelevisive raggruppate nella Rea. Chiedono alla Protezione civile il rispetto della convenzione, sottoscritta nove anni fa dall’ex capo del dipartimento Guido Bertolaso, per i servizi informativi di allarme alla popolazione nei casi di emergenze e calamità naturali. Il 28 settembre 2004 il ministero delle Comunicazioni, la Presidenza del Consiglio dei ministri e il Dipartimento della Protezione civile hanno istituito il Cnie (circuito nazionale dell’informazione d’emergenza) per informare in tempo reale la popolazione in caso di calamità naturali.«È singolare che la Protezione civile non abbia pensato di utilizzare l’emittenza locale per un preventivo allarme alla popolazione», dice il presidente della Rea, Antonio Diomede, «sarebbe stato più efficace e immediato dei fax inviati ai Comuni di domenica».

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      Giorgio Cicalò. «Il centro chiuso è in un’area ad alto rischio».

      Giorgio Cicalò, capo della protezione civile sarda e commissario per l’emergenza, come procedono i soccorsi?
      «Senza particolari intoppi. Le preoccupazioni derivano da altri fattori».
      Quali?
      «Mi riferisco alle prossime allerte meteo. Domani (oggi ndc ) sono attese precipitazioni importanti».
      C’è già una prima stima dei danni?
      «Il censimento è appena iniziato. Abbiamo 90 giorni per completarlo».
      Tre mesi: non le sembrano troppi?
      «Cercheremo di essere il più possibile veloci per quanto riguarda i privati. È già in atto, da parte degli enti gestori, su strade, infrastrutture ed elettrodotti».
      Come la protezione civile sarda ha risposto all’emergenza?
      «Sta rispondendo adeguatamente alle circostanze. Tutte le persone in difficoltà sono state raggiunte».
      Chi dovrà appurare le responsabilità di eventuali ritardi?
      «La mia attività è da lunedì, 24 ore su 24, sul fango. Non so in base a quale conoscenza parli chi grida ai ritardi. L’allerta ha tempi regolati da un decreto del Consiglio dei ministri del 2004. Tempi su cui influiscono fattori previsionali».
      Anche sugli eventi estremi?
      «Certo. Ma se quel che è accaduto a Olbia fosse accaduto in un’area non urbanizzata magari non avrebbe provocato la catastrofe. Tra gli scenari, l’allarme di criticità elevata prevede anche quello cui abbiamo assistito».
      Faccia un esempio.
      «Onanì è isolato. La viabilità è interrotta, ma nelle case non è entrata acqua. Fatto salvo l’ovile, che però sorgeva sull’alveo di un fiume, travolto dalla piena che ha provocato un disperso, non si è verificata la situazione di Olbia. Dove invece c’è stata un’espansione urbanistica caotica».
      Che cosa dice della lettera di messa in mora di Gabrielli? «Niente».
      Eppure per quella lettera ha minacciato le dimissioni. «Sto portando avanti un incarico che mi è stato affidato dal governo. Dobbiamo affrontare l’emergenza con serenità».
      Sicuro che non c’è nient’altro?
      «Ci sarebbe molto da dire, ma non è questo il tempo delle polemiche».
      Come mai il centro di Macchiareddu non è stato mai aperto?
      «Si trova a Macchiareddu, nell’area che secondo il Pai è a maggior rischio idrogeologico: si è allagata nel 1999 ed era difficilmente raggiungibile nel 2008. È chiaro che chi deve garantire aiuti non può dover essere soccorso. Inoltre, l’edificio è all’interno delle aree di evacuazione nei piani di emergenza per il rischio di incidente rilevante».

  49. novembre 23, 2013 alle 10:26 pm

    da Il Manifesto Sardo, 23 novembre 2013
    Cleopatra: acqua e ipocrisia: http://www.manifestosardo.org/cleopatra-acqua-dissesto-idrogeologico-e-ipocrisia/

  50. novembre 24, 2013 alle 2:28 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 novembre 2013
    Depuratori in tilt dopo l’alluvione, ambiente a rischio.
    Impianti devastati dall’onda di piena in tutta la Sardegna. I reflui non trattati finiscono direttamente nei fiumi e in mare. (Luca Rojch): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/24/news/depuratori-in-tilt-dopo-l-alluvione-ambiente-a-rischio-1.8172649

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    «Basta con la politica dei condoni».
    «Si è costruito più del necessario, un fenomeno che caratterizza tutta l’Italia». (Serena Lullia)

    OLBIA. Fan degli abbattimenti, nemico dei condoni edilizi. Il ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, chiarisce la sua intolleranza verso le sanatorie del blocchetto selvaggio. «Sono sempre stato contro la politica dei condoni – dichiara Orlando –. La risposta ai problemi è la programmazione e la pianificazione del territorio. I condoni sono esattamente l’opposto». Per rafforzare la sua posizione Orlando ricorda l’impegno per far abbattere gli edifici venuti sù fuori dalle regole. «Il piccolo segnale che potevo dare – dichiara – è stato lo stanziamento di 10 milioni di euro per l’abbattimento di tutti gli abusi edilizi realizzati in aree di dissesto e rischio idrogeologico». Il cemento selvaggio e la politica dei condoni vengono indicati da Orlando come due concause dei disastri ambientali che si verificano in Italia, ultimo in ordine di tempo quello sardo. «Credo che parlare di responsabilità della politica sia molto generico – aggiunge Orlando –. Credo che ci sia una responsabilità del Paese, del modo in cui ha costruito e ha consentito che si costruisse. Non farei processi a questa o a quell’altra amministrazione. Purtroppo questo fenomeno ha caratterizzato tutta l’Italia. Si è costruito più del necessario, spesso a prescindere dall’andamento demografico ed economico, dimenticandosi che la natura si riprende l’ultima parola. Ho portato in Consiglio dei ministri, a giugno, una legge sul consumo del suolo. Credo sia una grande occasione per mettere alcuni paletti di valenza generale. Per prima cosa non si devono usare più gli oneri di urbanizzazione per il bilancio ordinario. Consentirlo è stato un errore. In secondo luogo si deve lavorare affinché non si possa costruire il nuovo senza prima intervenire sull’esistente. Il Paese deve capire che usare più suolo del necessario è una, certo non la sola, causa di fenomeni come quello che ha colpito la Sardegna».

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    Cdf, lettera di Gabrielli: non siete in regola. L’inesistenza del Centro decentrato di protezione civile. Cappellacci: «Sarà operativo da aprile 2014». (Silvia Sanna)

    SASSARI Una lettera, anzi una letteraccia, come l’ha definita lo stesso autore. Porta la firma di Franco Gabrielli, il responsabile nazionale della Protezione civile. È stata spedita tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre a 6 presidenti di altrettante regioni. E, per conoscenza, è stata mandata anche alla Procura della Repubblica competente nei diversi territori. La lettera l’ha ricevuta anche il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, essendo la nostra isola una delle 6 regioni nelle quali, dopo 9 anni, non è stato ancora istituito il Centro decentrato funzionale della Protezione civile. Dopo vari solleciti rimasti inascoltati, Gabrielli nella lettera dà un ultimatum ai presidenti: «Se non vi metterete in regola entro dicembre, il dipartimento nazionale non svolgerà più funzioni sostitutive». La minaccia di Gabrielli non si è concretizzata anche perché, ai primi di ottobre, Ugo Cappellacci ha risposto alla lettera. Con una promessa: entro la fine del mese di aprile 2014 la Sardegna avrà il suo Centro funzionale, almeno per quanto riguarda la pianificazione di rischio idrogeologico. La parte meteo sarà invece, ha assicurato Cappellacci, messa a punto più avanti. La Puglia ha fatto meglio di noi: all’invito-minaccia di Gabrielli ha replicato annunciando che dal 1 dicembre di quest’anno il Cdf sarà operativo per la parte idro. Complessivamente, esclusa appunto la Puglia, sono cinque le regioni italiani che hanno disatteso la delibera del 27 febbraio 2004 firmata dall’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Oltre alla Sardegna, nell’elenco ci sono il Friuli Venezia Giulia, l’Abruzzo, la Basilicata e la Sicilia. Il Cdf opera a pieno regime in Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Campania e nelle Province autonome di Trento e Bolzano: Umbria, Lazio, Molise e Calabria hanno invece attiva solo la parte idro e contano sul supporto del Dipartimento per la parte meteo. In Sardegna l’assenza del Centro funzionale comporta la dipendenza dalla Protezione civile nazionale per quanto riguarda l’emissione degli allerta idrogeologico e meteo. Di fatto, la mancanza di decentramento impone al centro di coordinamento regionale un ruolo da non protagonista nella gestione delle emergenze e nella pianificazione degli interventi. Dove il Cdf è operativo, emette gli allerta meteo sulla base della suddivisione del territorio in differenti zone, elabora scenari di rischio, raccoglie dati, organizza simulzioni, è in costante contatto con gli organi di informazione con l’obiettivo di tenere aggiornata la popolazione. Alla quale vengono fornite, in maniera tempestiva, le indicazioni sui comportamenti da seguire e da evitare in caso di emergenza. Franco Gabrielli, nelle polemiche scoppiate dopo l’alluvione che ha messo in ginocchio l’isola, ha criticato duramente l’assenza del Cdf in Sardegna e anche il fatto che 144 comuni non sono dotati di alcun piano d’emergenza.

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    Dodicimila litri di gasolio avvelenano il rio San Giovanni.
    Distrutto un impianto di bitume tra Olbia e Arzachena Due cisterne trascinate in acqua, una si è spaccata. (Serena Lullia)

    OLBIA. Migliaia di litri di olio combustibile avvelenano il rio San Giovanni. Una ventina di fusti di acqua e bitume galleggiano tra il fiume e la strada di ingresso alla città. La furia delle acque ha distrutto l’impianto per la produzione di bitume nel rione San Giovanni, territorio al confine tra i comuni di Arzachena e Olbia. Con violenza l’acqua ha travolto una cisterna con 6mila litri di gasolio, un’altra di olio denso combustibile. Il proprietario dell’impianto che fa capo alla società Camp, Diego Atzeni, ha dato l’allarme la notte dell’alluvione. E ha rilanciato l’sos fino a venerdì, quando è arrivato il primo soccorso. «Sono mortificato per l’inquinamento causato – dichiara dispiaciuto Atzeni –. Il nostro impianto era a norma, ha sempre superato i severissimi controlli che impone la legge. Ma la forza dell’acqua è stata troppo violenta. È riuscita ad abbattere il muro di contenimento della cisterna dell’olio combustibile. L’ha sollevata, ha strappato i tubi e l’ha trascinata lungo il fiume. Il suo contenuto è sparso lungo il rio San Giovanni. Io ho lanciato l’allarme già lunedì, ma nessuno mi ha ascoltato». La notte dell’alluvione Atzeni si trova a Palau. Un capannone di sua proprietà nella zona artigianale è allagato. Solo verso le 22,45, sotto la pioggia battente, arriva davanti al suo impianto di Olbia. Non c’è luce. Punta i fari dell’auto sull’azienda. La luce illumina la devastazione. «Mi sono accorto subito che due cisterne non c’erano più – spiega Atzeni –. Sono salito in macchina e sono andato a chiedere aiuto al presidio di soccorsi che impediva l’accesso alla circonvallazione di Arzachena. Ero disperato e sconvolto. Ho spiegato che una cisterna carica di olio combustibile era finita nel fiume. Ma nessuno ha capito la gravità della situazione». Il giorno dopo, con le prime luci dell’alba, Atzeni si rende conto in modo completo del disastro. La sua azienda non esiste più. Una cisterna dell’acqua è stata spazzata via per centinaia di metri, frenata poi dagli alberi. Un’altra cisterna, lunga 13 metri e larga 2 metri e mezzo, con 6 mila litri di gasolio combustibile nella pancia, è stata trascinata dal fiume ed è arrivata fino ad Arzachena. Un altro contenitore si è spaccato e ha sparso 6 mila litri di olio denso combustibile lungo le rive del fiume. Dall’impianto sono stati spazzati via 800 chili di olio esausti, 10 mila chili di bitume contenuti in 20 fusti. «Il martedì ho avvisato i carabinieri di Porto Rotondo – aggiunge –. Mercoledì ho chiesto aiuto alla finanza che ha segnalato il problema all’Unità di crisi. Poi ai vigili del fuoco. Mi dicevano che c’erano altre emergenze. Venerdì ho chiesto aiuto al comune di Arzachena anche se la mia azienda fa parte del comune di Olbia. E solo grazie al loro interessamento è arrivata l’Arpas che ieri mattina ha incaricato una ditta specializzata di fare gli interventi di bonifica».

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    da L’Unione Sarda, 24 novembre 2013
    IL CASO. Nuova sede aperta in via Veneto a Cagliari, al Cacip resterà solo il deposito. «Macchiareddu resterà chiuso». Cicalò: la Protezione civile non deve finire sott’acqua. (Paolo Carta)

    «Non aprirò mai il Centro funzionale decentrato della Protezione civile a Macchiareddu. Si trova al centro di un’area alluvionale».Eppure la zona non è ad alto rischio idrogeologico, lo provano gli atti del Comune di Uta. «È vero, non è inserita nelle zone a rischio idrogeologico e non è considerata pericolosa neppure secondo il piano regionale delle fasce fluviali. Però si allaga. Si è già allagata diverse volte. Nel 1999 una persona è morta travolta dall’acqua che inondava le strade attorno al Centro servizi Cacip e alla nuova sede della Protezione civile. E nel 2008, durante l’alluvione di Capoterra, i nostri uomini hanno impiegato due ore per raggiungere la sede dove avevamo sistemato importanti attrezzature. C’è un problema di accessibilità in caso di emergenza che rende quello stabile inutilizzabile. Poi quella struttura costruita dalla Regione per la Protezione civile si trova al centro della zona da evacuare in caso di incidente in una delle industrie dell’area del Cacip secondo la Prefettura. Non va assolutamente bene per le nostre esigenze». Giorgio Cicalò, responsabile della Protezione civile in Sardegna, in questi giorni ha poco tempo da dedicare alle pubbliche relazioni. «E alle polemiche». Nel suo ufficio in via Vittorio Veneto a Cagliari sta cercando di gestire l’emergenza peggiore possibile: un’alluvione che ha causato sedici morti, migliaia di sfollati, strade e ponti distrutti, case allagate in Gallura, Baronia, Ogliastra, Oristanese.
    È questa la sede definitiva della Protezione civile?
    «Sì, ormai il trasloco è quasi completato. Manca solo la sala operativa, per adesso ancora in via Biasi».
    Il centro a Macchiareddu? «Io sono il responsabile della Protezione civile dal 2008 e subito ho evidenziato che per le nostre esigenze operative non era possibile utilizzare quella sede nell’area industriale di Cagliari. Perché in caso di allarme idrogeologico, di forti piogge, di alluvioni, diventa praticamente impossibile da raggiungere. E noi della Protezione civile abbiamo la necessità di intervenire in caso di emergenze in tempi strettissimi, è evidente».
    Soldi pubblici sprecati per costruire una cattedrale nel deserto, inutilizzabile.
    «Queste sono valutazioni vostre. Il mio non è un ruolo politico ma tecnico e mi devo assumere determinate responsabilità. Con che faccia potrei dire al sindaco di un qualsiasi paese della Sardegna di rispettare certe norme di legge e di buon senso a protezione della popolazione e dell’abitato, se io per primo mettessi i miei uomini nelle condizioni di non poter intervenire?».
    A Macchiareddu adesso cosa c’è? «Un deposito. Di mezzi che hanno bisogno di manutenzione, di tende che difficilmente vengono impiegate in caso di alluvione, di attrezzature che per lo più non vengono utilizzate per emergenze gravi. Al massimo teniamo nella zona industriale del Cacip qualche pompa idraulica e alcuni gruppi elettrogeni, ma la parte più importante delle nostre attrezzature è stata affidata alle associazioni nel territorio, proprio per favorire gli interventi in tempo praticamente reale».
    Sta il fatto che il Centro funzionale decentrato previsto dallo Stato resta “non attivo”.
    «Anche questo purtroppo è vero. E la legge assegna a questa struttura un compito importantissimo per la prevenzione di alluvioni, frane e altri disastri ambientali, e anche per la gestione di emergenze come quella che la Sardegna sta vivendo in questi giorni».
    Eppure?
    «Non è ancora stato individuato chi dovrà lavorarci: ingegneri ambientali e idraulici, meteorologi, geologi, informatici».
    Dal 2004 servono 25 esperti, al lavoro oggi ce ne sono sei.
    «Sì».
    Manca la volontà politica?
    «Sono discorsi che non mi competono, men che meno in questi giorni».
    L’immobilismo dura dal 2004 ed è bipartisan.
    «Sono discorsi che non mi riguardano».
    Avrà pur chiesto (invano) uomini e mezzi.
    «Certo. Ma è un problema che non posso risolvere io assumendo personale, bandendo concorsi o avviando la mobilità da altri uffici della Regione».
    Appunto: è mancata la volontà politica.
    «No comment».
    Riuscirà ad aprire entro il 30 aprile un Centro capace di salvare vite umane?
    «Il Governatore Ugo Cappellacci ha ottenuto la proroga».
    La Sardegna è una delle sei regioni d’Italia ancora inadempienti.
    «È l’evidenza».
    In alcune Province sarde c’è un sistema ben organizzato di Protezione civile, in altre no. E poi il ruolo delle Prefetture…
    «Scusi, la interrompo. Abbiamo un’emergenza da affrontare, risposte da dare alla gente. Non è tempo di polemiche o processi».

  51. novembre 25, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 novembre 2013
    Le stime dei geologi. Nell’isola 280 kmq a rischio inondazioni.

    Il Consiglio nazionale dei geologi lancia l’allarme. In Sardegna, ma anche nel resto d’Italia, sono troppe le aree urbanizzate che ricadono in aree di pertinenza fluviale. Nel nostro Paese le catastrofi naturali costano lo 0,2 per cento del Pil annuo e fanno lievitare il debito pubblico. «In Sardegna sono 280 i chilometri quadratidi territorio che presentano superfici a pericolosità di inondazione – ricorda il presidente dell’Ordine geologi della Sardegna, Davide Boneddu –. A tali valori vanno aggiunte le superfici indicate dal Piano stralcio delle fasce fluviali. Ben 1523 i fenomeni franosi censiti ricadenti in aree perimetrate a pericolosità di franamento che coprono una superficie complessiva di circa 1471 kmq, pari a circa il 10 per cento del territorio sardo, dato peraltro non comprensivo del rilievo di alcuni settori non censiti, quali le aree militari, le aree minerarie dismesse del Parco geominerario e numerosi tratti di fasce costiere. In Sardegna sono 337 i ponti stradali che in caso di eventi meteorologici intensi potrebbero essere causa di inondazioni; 15 i ponti ferroviari, mentre 128 sono le aree urbanizzate che interessano le aree di pertinenza fluviale, 44 strutture fognarie sono insufficienti, 31 opere di difesa del suolo non sono più efficienti e 198 sono i punti di alvei o fiumi che necessitano di manutenzione».

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    Bitti, fuga da 80 case costruite sul fiume.
    Emergenza al centro del paese dove una serie di canali sono stati imbrigliati. Il sindaco: «In Regione lo sanno da 5 anni». Cicalò: «Bisogna coordinare gli aiuti solo così evitiamo inutili sovrapposizioni». (Kety Sanna)

    La macchina della solidarietà messa in moto da centinaia di sardi nei centri colpiti dall’alluvione è stata e continua ad essere straordinaria. Ieri in prefettura, alla presenza di Giorgio Cicalò (nella foto), si è parlato anche di questo. In particolare si è detto che occorrerebbe un maggior coordinamento delle forze per evitare un eccessivo affollamento in determinate zone e meno in altre. A partire da domani, infatti, un funzionario del Ccs studierà la formazione delle squadre che verranno indirizzate in modo adeguato nelle aree interessate. Intanto continuano ad arrivare beni di prima necessità, per le popolazioni colpite maggiormente dalla furia del ciclone, che verranno distribuiti nei centri di accoglienza. Per qualsiasi informazione è possibile contattare il numero 380 6433771.

    BITTI. Bitti rischia di sprofondare. Per cercare di affrontare il problema, ieri è stato convocato urgentemente un summit in prefettura a Nuoro, nel tardo pomeriggio, dove il commissario per l’emergenza Giorgio Cicalò e il presidente della Provincia, Roberto Deriu, hanno incontrato il Ccs (Centro di coordinamento soccorsi) per definire le attività da mettere in campo nei comuni nuoresi colpiti dall’alluvione. Ma certo è che uno dei centri più danneggiati è Bitti che vive una situazione di elevata criticità per rischio idrogeologico, in particolare nel centro del paese, attraversato da un reticolo di canali tombati. Ieri è stata interdetta al traffico, anche a quello pedonale, piazza Asproni a poca distanza dal Comune. «Occorre controllare immediatamente i canali sotterranei, verificarne il numero esatto e constatare se sono ostruiti per valutare la situazione di grave pericolo che si potrebbe creare» ha detto Deriu mentre, insieme a Cicalò, si recavano in paese per incontrare il sindaco Giuseppe Ciccolini. A Bitti sono 80 le abitazioni fatte evacuare in fretta e furia perchè costruite sull’alveo del fiume. Sono le case più recenti, realizzate 70 anni fa, mentre nel vecchio centro storico non c’è stato alcun danno. Il sindaco ha denunciato che tra il 2008 e il 2009 erano state inviate cartelle con progetti e relazioni per segnalare il problema che in questi giorni ha portato al disastro. «Avevamo spedito il dossier al ministero dell’Ambiente – ha precisato Ciccolini – Ci eravamo rivolti alla Regione e al Genio civile per trovare una soluzione, ma non siamo stati ascoltati». Ieri in prefettura si è parlato anche di viabilità interrotta, di acqua e di soccorsi. A seguito dei gravi danni riportati dalla strada provinciale 73 Bitti-Sologo, è stato deciso di operare immediatamente per la messa in sicurezza della sp 38, l’unica percorribile per i comuni di Bitti, Onanì e Lula. Inoltre è stato deciso di affidare alla Provincia e rinforzare la presenza di mezzi e uomini, il cantiere per il collegamento stradale del Comune di Onanì. Sono state analizzate inoltre le criticità del sistema idrico e depurativo degli impianti Abbanoa presenti sul territorio. In particolare quello di Nuoro, dove da giorni il sistema di filtraggio non funziona e rischia di creare ulteriori problemi ai centri vicini.

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    Villagrande, nove anni di incompiute. Il 6 dicembre 2004 la tragedia in Ogliastra. Il sindaco Loi: interventi ancora in alto mare, la macchina regionale ha fallito. (Nadia Cossu)

    VILLAGRANDE STRISAILI. Quando a Villagrande Strisaili il cielo si fa cupo e la pioggia inizia a cadere, la gente si avvicina alla finestra e prega. Succede così da nove anni a questa parte. Da quando l’alluvione del 6 dicembre 2004 ha spazzato via gran parte del paese dell’Ogliastra ma soprattutto ha inghiottito le vite della piccola Francesca Longoni (3 anni e dieci mesi) e di sua nonna Assunta Bidotti (69 anni). Furono travolte in casa dalla furia dell’acqua che quel tardo pomeriggio di dicembre non trovò un tragitto regolare e fece saltare l’intera rete idrica e fognaria. Il paese fu letteralmente devastato. Dopo nove anni ci si aspetterebbe – come minimo – che Villagrande sia diventato un comune modello, sotto il profilo della sicurezza. Le parole del sindaco Giuseppe Loi (all’epoca era capo dell’ufficio tecnico) gelano subito ogni convinzione: «Tutte le opere che riguardano la mitigazione del rischio sono in alto mare. L’altro giorno il nostro paese si è salvato solo grazie al piano di protezione civile che teniamo tutti sempre bene a mente e che adottiamo non appena scatta l’allerta meteo. E infatti, lo scorso19 novembre, alle quattro del pomeriggio in giro per Villagrande non c’era nessuno. Ho emesso l’ordinanza di sgombero delle scuole e ho divulgato il messaggio di allerta». C’è grande amarezza nelle sue parole: «Nel 2004, all’indomani della tragedia, furono stanziati 10 milioni 400mila euro – spiega – ma gli interventi inseriti nel cappello emergenza, che dovevano seguire una corsia preferenziale, sono stati invece dirottati in quella ordinaria con tutte le complicazioni burocratiche che ne sono seguite». Tanto che oggi la situazione è questa: non si è ancora arrivati alla fase esecutiva dei progetti per la sistemazione dei sei canali (cinque a Villagrande e uno a Villanova Strisaili) che nel 2004 causarono il disastro. «Sono stati approvati i progetti definitivi – ha precisato Loi – serve un mese per passare alla fase esecutiva e poi ci sarà la gara d’appalto». Tempi lunghi, troppo per un’emergenza che doveva essere affrontata e risolta nell’immediatezza. «Dopo nove anni – chiede con rammarico il sindaco – che cosa vado a dire ai miei cittadini?». È chiaro, quindi, che qualcosa non ha funzionato in tutto questo tempo? «Ha fallito la macchina regionale – risponde, secco – Una volta stanziati i fondi, il commissario governativo deve delegare i sindaci e poi devono esserci degli organi di controllo che verifichino passo per passo l’effettiva realizzazione delle opere». Invece la burocrazia rallenta tutto: «Valutazioni, studi, convegni. Tutto inutile – lamenta Giuseppe Loi – La verità è che nessuno meglio degli amministratori comunali può sapere quali sono le criticità e quindi le priorità del paese. Faccio un esempio: secondo la Regione il rio di Villanova Strisaili non sarebbe a rischio. Noi diciamo che si sbagliano di grosso e quello, come gli altri cinque canali di Villagrande, va messo in sicurezza in un certo modo». Quella tragedia di nove anni fa finì anche nelle aule del tribunale. La posizione di Pierino Cannas (l’allora sindaco di Villagrande fu indagato insieme ad altre otto persone per duplice omicidio colposo e disastro ambientale) è stata archiviata ad aprile del 2011. E proprio lui, l’ex primo cittadino, scampò miracolosamente all’alluvione: «La macchina di mia moglie fu trascinata via – racconta con la voce commossa – presi in braccio i miei figli e li portai fuori con il rischio che l’onda ci travolgesse. Sono immagini che ritornano. La gente di Villagrande ha subito un trauma psicologico. Quando il 19 novembre ho visto che la giornata diventava buia, ho rivissuto quell’incubo». Stavolta le immagini del disastro le ha viste solo in televisione: «Scene identiche, così come le parole del giorno dopo. Un rimpallarsi di accuse oggi come allora. Io mi sento di dire che nove anni fa la Protezione civile regionale e il dipartimento nazionale fecero un lavoro straordinario. Villagrande ebbe un coordinamento impeccabile e ci fu un grande senso di responsabilità». Poi arrivò il silenzio: «Spenti i riflettori, andati via telecamere e volontari, dissi che sarei rimasto solo con il comandante della stazione dei carabinieri e con il parroco. E andò proprio così». Andò male, cioè. La ragione? «Manca la capacità di spesa dei Comuni – dice Pierino Cannas – si devono sburocratizzare gli enti. Il paradosso è che oggi si stanno facendo i lavori a monte del paese, gli stessi che noi iniziammo prima dell’alluvione, erano in corso quando l’acqua devastò il paese. Sono passati 9 anni perché potessero essere riavviati. All’epoca anticipammo 500mila euro per pagare le imprese che liberarono le strade. E che fine hanno fatto i dieci milioni di euro? Quei sei progetti non sono ancora cantierabili, è mai possibile?». Fa appello, Cannas, al «senso di responsabilità delle istituzioni». Per fare in modo che in futuro qualcosa cambi. Davvero, stavolta.

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    «Due morti che non sono servite a niente».
    I genitori della piccola Francesca Longoni, travolta dall’onda insieme alla nonna: nulla cambierà mai.

    VILLAGRANDE STRISAILI. Il dolore è vivo e intenso proprio come quel giorno. Nulla è cambiato. «Come può una madre dimenticare una figlia?». Come può, soprattutto, una madre dimenticare di averla persa per sempre quella figlia. La voce di Antonietta Lotto trema – per la sofferenza e per la rabbia – solo a ricordare il 6 dicembre del 2004. Il destino si è proprio accanito contro di lei perché quel giorno la violenza dell’acqua portò via non solo la sua bellissima figlia di tre anni ma anche sua mamma Assunta. «E queste due morti a cosa sono servite? A nulla». Parla e vicino a lei c’è suo marito Gianfelice Longoni, hanno tanto dolore dentro: «La gente non impara, i politici non imparano, niente cambierà mai». E non sono parole di circostanza: «Il paese non è ancora in sicurezza, le costruzioni a ridosso dei canali continuano ad aumentare e in questo modo si morirà ancora». Il cuore batte forte e Antonietta non può trattenere le lacrime mentre prova a commentare l’ultimo disastro che ha messo in ginocchio la Sardegna: «Una strada non può crollare in quel modo e un asilo non può essere costruito in una zona a rischio. I soldi devono darli per delocalizzare, per demolire e ricostruire lontano dai fiumi». È l’unico modo possibile per evitare che accadano altre disgrazie. Perché ogni volta la ferita si riapre e brucia terribilmente: «Ci ha fatto malissimo quello che è appena accaduto, ma abbiamo sofferto anche per l’alluvione di Monterosso, della Calabria, di Capoterra. È tutto sempre uguale, si ripetono le stesse cose e si continua a sbagliare allo stesso modo». Fa male, a maggior ragione, constatare che al numero di vittime sempre più alto non corrispondano interventi adeguati di messa in sicurezza: «Chi ha subito i danni rimarrà senza niente», per Antonietta e Gianfelice questa è una certezza. Hanno perso la fiducia nelle istituzioni, non credono più alle belle parole. E l’iter della giustizia non è così diverso: «Il 4 dicembre – dicono – ci sarà una nuova udienza. Sono passati nove anni e non è successo nulla». Loro conservano, intatto, il dolore per la perdita di Assunta e Francesca. Lo custodiscono e lo difendono. Non possono fare altro, d’altronde. Ogni giorno guardano le loro fotografie, i loro sorrisi e aspettano che qualcosa, prima o poi, cambi.

  52. novembre 26, 2013 alle 2:59 pm

    da La Nuova Sardegna, 26 novembre 2013
    Le indagini dopo l’alluvione, doppia ispezione dei pm a Olbia.
    Prima hanno visitato i luoghi in cui sono morte nove persone. Poi hanno sorvolato la città in elicottero. Scelti i superperiti. Nell’ufficio tecnico della Provincia di Sassari sono stati sequestrati i progetti della Olbia-Tempio, dove hanno trovato la morte tre persone a causa di una voragine. (Giampiero Cocco): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/26/news/le-indagini-dopo-l-alluvione-doppia-ispezione-dei-pm-a-olbia-1.8185004

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    da L’Unione Sarda, 26 novembre 2013
    Inchiesta a tutto campo: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84767_Inchiesta_a_tutto_campo.pdf

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    Olbia, “Scappate, sono straripati i canali”. Sciacalli col megafono seminano il panico. Alla miseria generata da un grande disastro naturale come è quello che ha colpito la Sardegna lunedì 18, si aggiunge altra miseria: quella umana, di uomini senza scrupoli che girano dando notizie false. Obiettivo: seminare il panico: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/11/26/olbia_scappate_sono_straripati_i_canali_sciacalli_col_megafono_seminano_il_panico-6-342375.html

  53. novembre 26, 2013 alle 11:14 pm

    da Sardinia Post, 26 novembre 2013
    Inchiesta sul disastro, blitz a Olbia e Arzachena: http://www.sardiniapost.it/cronaca/inchiesta-sul-disastro-blitz-olbia-e-arzachena/

  54. amico
    novembre 27, 2013 alle 9:40 am

    Da quello che si apprende le dighe incompiute di Maccheronis e Cumbidanovu se realizzate avrebbero potuto almeno limitare i danni. Dopo il disastro quale è la soluzione?? Continuare a dare soldi al soggetto, Consorzio di Bonifica, che nel corso di tutti questi anni non è riuscito a portare a compimento le opere. Veramente assurdo e poi ci lamentiamo che le cose non funzionano. Eppure l’alternativa ci sarebbe. Degli invasi si potrebbe e dovrebbe, occupare l’ENAS ente deputato proprio a questo. Invece no per motivi difficili da comprendere, anzi facili, si continuano ad affidare lavori a soggetti che oramai si sono dimostrati perlomeno poco affidabili.

  55. amico
  56. amico
  57. amico
  58. Raimondo cossa
    novembre 27, 2013 alle 1:12 pm

    Di questa vicenda è già stato detto tutto. Solita passerella di politici, stampa e televisione hanno elogiato la macchina dei soccorsi, il gran cuore dei sardi, gli “angeli del fango”. Sono intervenuti agronomi, ingegneri, geologi, anche il solito Mario Tozzi. Adesso vogliamo giustizia. Vediamo se la Magistratura è vicina ai cittadini o al “partito del mattone”.

  59. novembre 29, 2013 alle 2:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2013
    Scatta il maxisequestro dei progetti di Olbia. (Giampiero Cocco): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84940_Scatta_il_maxisequestro_dei_progetti_di_Olbi.pdf

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    Verbali non consegnati, indagati due funzionari: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84943_Verbali_non_consegnati_indagati_due_funziona.pdf

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    La Procura nello scantinato della morte: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84941_La_Procura_nello_scantinato_della_morte.pdf

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    Alluvione, sciacalli in azione a Torpè. Spariti furgoni carichi di insaccati e centinaia di bombole di gas: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/11/29/news/alluvione-sciacalli-in-azione-a-torpe-1.8203433

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    da L’Unione Sarda, 29 novembre 2013
    Strada crollata: ecco le carte. (Vito Fiori): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/84930_Strada_crollata_ecco_le_carte.pdf

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    Rioni,scuole e poliambulatorio sopra il fiume chiuso in un tubo.
    Il tragico prezzo delle scelte urbanistiche fatte negli anni Settanta. (Marcello Cocco): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131129091728.pdf

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    Il geologo. Troppi permessi per edicare nella zona depressa. I gravi errori dei politici. Fausto Pani:amministratori miopi,pensano all’oggi: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131129091845.pdf

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    da Sardinia Post, 29 novembre 2013
    Alluvione, a Olbia è piovuto meno che a Torpè e in Barbagia. Perché tanta devastazione?: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-olbia-e-piovuto-meno-che-torpe-e-barbagia-perche-tanta-devastazione/

  60. novembre 29, 2013 alle 8:49 pm

    e la giustizia bussa alla porta ed entra.

    A.N.S.A., 29 novembre 2013
    Sardegna: primi indagati per falso. In fascicolo Procura Tempio nomi 3 funzionari e un imprenditore. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/sardegna/2013/11/29/Sardegna-primi-indagati-falso_9702359.html)

    OLBIA, 29 NOV – Tre funzionari della Provincia di Sassari e un imprenditore romano, titolare della ditta che ha costruito il ponte in Gallura dove sono morte tre persone, sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Tempio Pausania con l’ipotesi di reato di falso per soppressione in atto pubblico. Si tratta di due fascicoli distinti legati alle perquisizioni disposte dagli inquirenti per l’acquisizione dei verbali di collaudo di strade e ponti devastati dalla tragica alluvione.

    • Mara
      novembre 29, 2013 alle 11:41 pm

      Speriamo si fermi a pranzo e a cena. Magari anche l’indomani…

  61. novembre 30, 2013 alle 11:05 am

    la scoperta dell’acqua calda.

    da La Nuova Sardegna, 30 novembre 2013
    Alluvione, blitz ai Parioli nella casa di Alessandro Rossi.
    La Procura ha fatto sequestrare i documenti dell’imprenditore che ha costruito la strada della morte: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/11/30/news/alluvione-blitz-ai-parioli-nella-casa-di-alessandro-rossi-1.8209542

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    Inchiesta sul disastro, quattro gli indagati. Ai tre funzionari della Provincia di Sassari si aggiunge un costruttore: è il titolare della società che ha realizzato strada e ponte a Monte Pinu. (Marco Bittau)

    di Marco Bittau wOLBIA Sono diventati quattro gli indagati per la tragica alluvione del 18 novembre scorso costata la vita, solo in Gallura, a 13 persone. Ai tre funzionari dell’amministrazione provinciale di Sassari si aggiunge adesso un imprenditore edile di Roma, Sandro Rossi, titolare dell’omonima società di costruzioni che in lungo e in largo ha lavorato a Olbia e in Gallura. «La loro posizione al momento è tutta da valutare», spiegano negli uffici della procura della Repubblica del tribunale di Tempio. Per ora i quattro sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di falso per soppressione di atto pubblico. Il sostituto procuratore Riccardo Rossi, che conduce l’inchiesta insieme al procuratore capo Domenico Fiordalisi, ha spiegato che per tutti «si tratta di atti dovuti per poter procedere al recupero dei documenti utili alla ricostruzione precisa di quanto accaduto». In pratica, si tratta del recupero dei misteriosi verbali e certificati di collaudo della strada provinciale 38, a Monte Pinu, dove il fiume d’acqua il 18 novembre scorso ha distrutto il ponte aprendo una voragine che ha inghiottito alcune auto. Tre persone sono morte e altre due sono rimaste gravemente ferite. In un primo momento quei documenti sembravano spariti nel nulla e la procura di Tempio l’altro ieri ha fatto passare un brutto quarto d’ora ai funzionari della provincia di Sassari. Ieri poi sono scattate le perquisizioni a Roma, quartiere Parioli, nella bella casa dove abita il costruttore Sandro Rossi. La sua società ha costruito strada e ponte a Monte Pinu e già in passato, negli anni Novanta, era stata coinvolta in una clamorosa inchiesta giudiziaria. Con la perquisizione anche per l’imprenditore è scattata l’iscrizione nel registro degli indagati. «A Roma e Sassari i carabinieri cercavano i documenti che ancora mancavano – ha confermato il sostituto procuratore Rossi – adesso anche quelli sono in nostro possesso». È la prova che l’inchiesta tempiese, benché complessa e articolata, corre sempre più veloce. Sono diversi i fascicoli aperti e diversi anche gli stati di avanzamento. Della «strada della morte» si è appena detto con già quattro iscritti nel registro degli indagati. I fascicoli più corposi però riguardano gli effetti dell’alluvione a Olbia e l’attività edilizia scriteriata anche nelle zone ad alto rischio idrogeologico (strade, canali, case e persino scuole). I carabinieri del comando provinciale di Sassari stanno ancora verificando lo stato dei luoghi e acquisendo molti documenti. Sono state anche disposte riprese aeree su tutta la zona. In questo caso si procede per omicidio plurimo colposo e disastro ambientale, ma non risultano ancora persone indagate. Su questo fronte è però al lavoro un gruppo di super periti nominati dalla procura (un geologo, un urbanista e un ingegnere idraulico). Insieme stanno completando la mappatura del territorio per accertare le cause idrogeologiche e ingegneristiche che hanno portato a un disastro di simili proporzioni. Magistrati e periti si muovono su una pista precisa («come è stata costruita la città», aveva anticipato qualche giorno fa Rossi) che non sembra essere quella del fenomeno meteorologico straordinario. «Sotto questo profilo – conclude infatti il magistrato – l’evento di Olbia non risulterebbe di entità tale da spiegare la portata del disastro registrato in città». Parole tombali per la tesi innocentista della catastrofe naturale.

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    E Capoterra aspetta le bonifiche. Nel 2008 quattro morti. La Regione: «Lavori già iniziati», il sindaco smentisce. (Felice Testa)

    CAPOTERRA. Sono passati cinque anni dall’alluvione che devastò Capoterra nel 2008, provocando quattro vittime, e sui lavori di bonifica del rio San Girolamo circolano vaghe e contrastanti notizie. Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, in collegamento con la trasmissione Baobab di Radiodue, annuncia, mercoledì scorso, con un sospiro di contenuta soddisfazione, che i lavori, bloccati per anni dalle complicazioni del Ppr di Renato Soru, sono finalmente iniziati da due settimane. Qualche giorno prima, il responsabile regionale del settore Lavori pubblici tranquillizza, invece, il sindaco Francesco Dessì sulla prossima apertura dei cantieri ad aprile. Nessun cittadino di Capoterra, e tanto meno gli amministratori comunali, ha, fino ad ora, intravisto un operaio con pala e piccone, intorno al fiume. I terreni intorno al rio San Girolamo, osservati dalle finestre, senza più infissi, della scuola materna, devastata dall’alluvione, disegnano un paesaggio disordinato, lasciato all’incuria, a metà strada tra una periferia urbana e la campagna abbandonata. L’edificio scolastico venne costruito a dieci metri dall’argine del fiume, i bambini si salvarono perché la piena travolse le aule un’ora prima dell’apertura. Di fronte, sull’altro versante, il muro di contenimento di una casa poggia le fondamenta sul ghiaione del greto. Dopo la tragedia, la costruzione dell’immobile venne fermata e ora rimane un bastione grigio di cemento armato con i ferri dei pilastri che sporgono verso il cielo. In questi giorni di maltempo, il rio ha un aspetto niente affatto rassicurante. Nell’alveo del torrente crescono gli eucalipti, una strada in cemento lo attraversa da parte a parte per permettere l’accesso a un’abitazione privata. All’imbocco della rampa c’è un cartello del Comune che avverte: «Attenzione pericolo. Possibilità di onde di piena improvvise». Le case a schiera sono a un tiro di fionda dalle sponde. Più a monte un boschetto di alberi cresciuto sul letto del fiume, nasconde il corso d’acqua e lo confonde con il resto dei campi. Per adesso il San Girolamo è in secca, se dovesse arrivare una nuova, imponente, onda di piena, difficilmente l’acqua riuscirebbe a defluire dentro l’alveo ostruito e a essere contenuta entro i fragili argini, fino al mare. «Sono passati cinque anni – dice Carlo Carcangiu, battagliero presidente del “Movimento Capoterra, solidarietà, pari opportunità”, costituitosi pochi giorni dopo l’alluvione – e nulla è cambiato. Anzi, forse la situazione è peggiorata. I lavori di messa in sicurezza non sono mai incominciati e tutte le promesse fatte dai commissari straordinari che si sono succeduti, Cappellacci nel 2009 e poi l’ex prefetto Orrù, non sono diventate nulla di concreto. Non sono mai state fatte le normali pulizie dei fiumi. Da Stato e Regione sono stati stanziati quasi 50 milioni di euro per la messa in sicurezza, 11 milioni per il primo lotto, dal ponte sulla statale fino alla foce che, peraltro è completamente invasa dalla vegetazione. A Su Loi, in prossimità del congiungimento del rio San Girolamo con il rio Masoni Ollastu, le case sono costruite sotto gli argini e anche se su quel lato sono stati innalzati con pietre e rete metallica, non sembrano in grado di contenere piene di grande portata». Il sindaco Francesco Dessì, rievoca le alluvioni che precedettero quella del 2008 e le opere per rendere il territorio più sicuro, fatte sempre a tragedia avvenuta. «Nell’85 – ricorda – il rio Santa Lucia distrusse tutte le campagne di Capoterra, serre, greggi, aziende agricole. Nell’86, un’altro nubifragio costò la vita a una donna di origine tedesca, residente a Capoterra, Margaret Pili. Poco tempo dopo la Regione mise in sicurezza il fiume, tra polemiche e provvedimenti giudiziari per opere ritenute sproporzionate. Si rivelarono, invece, provvidenziali, nel 1999, quando la furia dell’acqua devastò il centro storico, provocando un’altra morta, Felicina Piano. Le aree intorno al Santa Lucia non subirono danni. La messa in sicurezza del centro storico ad opera del consorzio di bonifica costarono 12 milioni di euro per la deviazione verso il perimetro esterno dei tre canali che attraversano il paese e per la costruzione dei canali di guardia. Nel 2008, nel centro abitato non ci furono conseguenze gravi. Ora attendiamo gli interventi sul San Girolamo». A valle di Capoterra, nella zona di Su Loi, una lapide ricorda Rita Lepori, l’insegnante di Iglesias risucchiata dalla piena mentre si recava in macchina a fare lezione. Sul marmo una data: «Correva l’anno 2008 il giorno 22 di ottobre». Il presidente del comitato dei cittadini Carlo Carcangiu, indica un tappo di plastica arancione, di 15 centimetri di diametro, che copre un tubo infisso nel terreno a pochi metri dalla lapide e dice: «A dire il vero, una squadra di tecnici è venuta nei giorni scorsi, a fare l’ennesimo carotaggio in questa zona. Serve per la valutazione ambientale, forse il presidente Cappellacci si riferiva a questo assaggio di terreno quando ha parlato di inizio dei lavori sul rio San Girolamo».

  62. dicembre 1, 2013 alle 12:25 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 dicembre 2013
    Ore decisive per la svolta nelle inchieste.
    La prossima settimana si prevede un’accelerazione nelle indagini avviate in Gallura e nel Nuorese.

    OLBIA. Due procure impegnate senza sosta, sei inchieste aperte e altrettanti indagati per il disastro provocato dall’alluvione di lunedì 18 novembre in cui 17 persone (13 nella sola Gallura) hanno perso la vita. Le prossime ore potrebbero essere decisive, la settimana potrebbe aprirsi con sviluppi importanti. Gli indagati sono tre funzionari della Provincia di Sassari e un costruttore romano: tutti devono rispondere del reato di falso per soppressione di atto pubblico. Si tratta della documentazione relativa alla realizzazione della strada e del ponte di Monte Pinu, lungo la Olbia-Tempio: atti che inizialmente non si trovavano, poi recuperati nella sede della Provincia di Sassari e in seguito a un sopralluogo, disposto dalla procura di Tempio Pausania, negli uffici della società romana che ha eseguito i lavori in Gallura e nella casa privata, nel quartiere dei Parioli, del titolare Claudio Rossi. L’uomo, iscritto nel registro degli indagati, è un impresario molto noto: lo era anche il fratello Alessandro, deceduto qualche tempo fa. La loro società, che ha eseguito numerosi interventi in Gallura, è stata coinvolta in passato in un’altra clamorosa inchiesta giudiziaria. A Monte Pinu, lungo la strada provinciale 38, la sera del 18 novembre sono morte tre persone: marito, moglie e la loro consuocera viaggiavano a bordo di fuoristrada diretto a Tempio che precipitò nella voragine che si aprì all’improvviso sul ponte. Delle altre tre inchieste aperte dalla procura di Tempio (titolare il sostituto procuratore Riccardo Rossi), una riguarda il decesso della famiglia di brasiliani nella casa-garage di Arzachena: gli accertamenti hanno permesso di verificare che il locale era privo di abitabilità. Le altre due inchieste si concentrano rispettivamente sull’assetto urbanistico della città di Olbia e sull’inquinamento del rio San Giovanni ad Arzachena, in cui si sono riversati bitume e gasolio. Super lavoro anche per la procura di Nuoro, che ha aperto due inchieste. La prima riguarda l’incidente in cui ha perso la vita l’ispettore capo della polizia Luca Tanzi lungo la strada Oliena-Dorgali: l’auto di servizio sulla quale viaggiava è precipitata in una voragine sul ponte di Oloè. La seconda inchiesta punta a fare chiarezza sulla morte di Maria Frigiolini, l’anziana di Torpè deceduta nella sua casa, e sui lavori per la realizzazione della diga Maccheronis.

  63. dicembre 3, 2013 alle 8:08 am

    da La Nuova Sardegna, 3 dicembre 2013
    Alluvione, funzionari comunali e provinciali interrogati in Procura.
    I magistrati nei prossimi giorni sentiranno anche gli amministratori. Un velivolo dell’Aeronautica realizzerà nuove mappe delle zone colpite: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/12/03/news/alluvione-funzionari-comunali-e-provinciali-interrogati-in-procura-1.8228441

  64. dicembre 4, 2013 alle 8:23 am

    da La Nuova Sardegna, 3 dicembre 2013
    Alluvione, sequestrati i documenti della Protezione civile.
    Nuoro, la Procura invia la polizia giudiziaria alla Regione per accertare i tempi dell’allerta meteo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/12/03/news/alluvione-sequestrati-i-documenti-della-protezione-civile-1.8230791

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    4 dicembre 2013

    No alla correzione che vieta l’agibilità ai seminterrati.

    CAGLIARI. Fra le tre norme intruse bocciate dalla presidenza del Consiglio, è finito anche l’emendamento della giunta che correggeva il Piano casa del 2011, cioè la terza proroga, e allo stesso tempo «vietata la concessione dell’abitabilità ai seminterrati», mentre «la stessa agibilità era confermata solo per i piani pilotis (parcheggi) e i locali al piano terra purché abbiano un’altezza minima di 2,40 metri». Nelle intenzioni della giunta, l’emendamento era destinato ad evitare che, come accaduto ad Arzachena il 18 novembre, un’intera famiglia (i Passoni, i genitori e due figli, nati in Brasile ed emigrati in Gallura) morisse intrappolata nello scantinato trasformato in abitazione. L’emendamento non è passato e forse secondo il regolamento del Consiglio è giusto che non sia stato ammesso. Ma è chiaro che la follia dei seminterrati condonati andrà in qualche modo cancellata. Soprattutto perché intorno a questo comma del tanto contestato Piano casa (tra l’altro è stato inserito anche nel Piano paesaggistico) si sono scatenate molte polemiche e alcune aspre sulle responsabilità di chi avesse concesso la liberatoria edilizia. Polemiche sfociato anche in diretta nazionale con il furioso scontro fra Cappellacci e Soru nella trasmissione l’Arena su Rai1 di due domeniche fa. Ora comunque bisognerà metterci una pezza.

  65. Alessia
    dicembre 4, 2013 alle 9:45 pm

    Alluvione, sequestrati i documenti della Protezione civile
    Nuoro, la Procura invia la polizia giudiziaria alla Regione per accertare i tempi dell’allerta meteo.

    NUORO. Blitz negli uffici della Protezione civile regionale. Polizia, carabinieri e guardia di finanza sono al lavoro nell’ambito dei due fascicoli aperti dalla Procura di Nuoro per l’alluvione che due settimane fa ha seminato morte e distruzione in Sardegna. Sono stati acquisiti documenti negli uffici regionali a Cagliari che gestiscono la Protezione civile.

    Sotto i riflettori, secondo alcune indiscrezioni trapelate, ci sarebbero gli adempimenti della Regione e degli enti competenti nei giorni precedenti il nubifragio. In pratica la Procura intende verificare i tempi e i modi in cui è scattata l’emergenza e l’allerta meteo, e quindi accertare se siano poi stati adottati da tutti gli organismi competenti i vari adempimenti previsti dalla legge.
    http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/12/03/news/alluvione-sequestrati-i-documenti-della-protezione-civile-1.8230791

  66. amico
    dicembre 5, 2013 alle 10:13 am

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=245261&v=2&c=116&t=1

    L’ennesima porcheria anomalia. Chiediamoci poi perchè il debito pubblico aumenta. Opere incompiute continuamente rifinanziate ad Enti Inutili (lo stesso lavoro potrebbero farlo Comuni, Provincie, Enas) figli di un retaggio in cui le dighe erano di esclusivo interesse dell’agricoltura. Oggi non è più così e non si capisce perchè un Ente i cui vertici sono eletti da una sola categoria, gli agricoltori, debba gestire e realizzare opere al servizio della collettività intera. Se poi aggiungiamo l’inefficienza dimostrata…..

  67. dicembre 5, 2013 alle 2:56 pm

    da La Nuova Sardegna, 5 dicembre 2013
    Olbia: filmata dal cielo la mappa del disastro.
    Rilevati i corsi d’acqua sui quali è cresciuta abusivamente parte della città Il materiale sarà adesso valutato dai periti incaricati dai pm per le inchieste. (Giampiero Cocco)

    OLBIA. La mappatura aerea dei territori colpiti dall’alluvione del 18 novembre scorso, quando il ciclone Cleopatra portò lutti e distruzione in Gallura, è cominciata ieri mattina. Due elicotteri – uno del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione Sarda, l’altro dei Carabinieri – hanno sorvolato a lungo l’intera fascia costiera che va da Loiri Porto San Paolo a Golfo Aranci, soffermandosi su Olbia, le colline di Santa Mariedda, Monte Plebi e Monte Pinu, le tre zone dalle quali le acque piovane si riversano sul vasto reticolo di canali che attraversano Olbia. Una mappatura, quella in corso da ieri, che viene eseguita con una speciale attrezzatura capace di rilievi tridimensionali che evidenziano le quote dei terreni e dei corsi d’acqua. Un lavoro che proseguirà anche nei prossimi giorni e necessario ai quattro consulenti nominati dai magistrati che conducono le tre inchieste sull’alluvione – il procuratore capo della Repubblica Domenico Fiordalisi e il pm Riccardo Rossi – per avere un quadro più preciso della situazione idrogeologica della piana del capoluogo dove acquitrini, rigagnoli e non solo, sono stati sacrificati, nel tempo, per lasciare spazio alla città. Una lottizzazione selvaggia che ha portato alla stesura e approvazione dei 16 piani di risanamento urbanistico che hanno legittimato altrettanti quartieri abusivi, sorti sulle sponde dei canali che ancora oggi scorrono tra le case, senza alcuna protezione. Una delle cause che hanno portato all’allagamento di buona parte della città “bassa”, quella realizzata sotto il livello dei fiumi che, nei secoli, avevano allagato le zone attorno al nucleo urbano di Olbia rendendo il territorio insalubre, a causa della malaria, e bonificata nel dopoguerra. Una serie di zone umide “scomparse” sotto massicciate, fondamenta, strade e sottani realizzati negli anni del “sacco di Olbia”, quando il “suggerimento” era quello di costruire, tanto poi sarebbero arrivate, come arrivarono, le tante sanatorie edilizie. Una babele di case che, il 18 novembre scorso, si è ritrovata sommersa dall’acqua che si è “ripresa” i propri spazi. Un’allerta meteo grave, quella lanciata dalla protezione civile alle 16 del il 17 novembre (domenica), sulla cui sequenza temporale e attivazione delle diverse forze in campo è in corso l’accertamento dei magistrati galluresi e nuoresi. Stando alle parole di una funzionaria della Provincia di Sassari la prefettura, alle 4 del pomeriggio i lunedì 18 novembre, venne presa in contropiede dagli eventi. «Sul punto – ha invece precisato ieri il vice prefetto Salvatore Serra – c’è disinformazione. Alle 15.30 di quel giorno la nostra sala crisi era già in stato di allerta per via della diffusa e copiosa mole di dati sul maltempo che arrivavano dall’intera Provincia. Alle 16.30, con un collega – ha detto ieri Salvatore Serra – abbiamo deciso di recarci a Olbia, la zona più interessata dal fenomeno. Alle 20.30 erano stati già disposti i due centri di coordinamento dei soccorsi, uno nella ex sede della Provincia di Olbia e un altro, quello operativo, nella sede comunale di Poltu Cuadu, dove ho lavorato, fianco a fianco con sindaci, funzionari della protezione civile, forze dell’ordine e volontari, nelle 48 ore consecutive». «Il nostro impegno istituzionale – ha concluso Serra – in quel frangente, è stato di garantire la prima assistenza alla popolazione, disponendo le diverse misure di sicurezza necessarie per il funzionamento della complessa macchina dei soccorsi che si muoveva su un territorio senza più rete viaria e devastato da una alluvione. Lo spazio alle dichiarazioni alla stampa lo lasciamo, come sempre, ad altre figure preposte a questo. A noi preme garantire la immediata presenza dello Stato sul territorio nel momento dell’emergenza, proprio com’è stato fatto».

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    Nuoro, blitz negli uffici del Genio civile.
    Gli inquirenti anche in Provincia: hanno sequestrato migliaia di documenti Tra i progetti finiti in Procura quello del ponte di Oloè, dove morì l’agente. (Pier Luigi Piredda)

    NUORO. Il blitz è scattato all’improvviso. Carabinieri, finanzieri, agenti della squadra mobile e forestali, alla spicciolata e senza divise, si sono presentati di prima mattina in Provincia e al Genio civile, dirigendosi verso gli uffici che si occupano di Protezione civile e progettazioni. Un blitz passato quasi inosservato, dato che gli investigatori, una volta dentro gli uffici, si sono richiusi la porta alle spalle e poi per alcune ore, mentre acquisivano migliaia di documenti, si sono confrontati con i tecnici. Sono andati via in tarda mattinata, portandosi dietro una voluminosa documentazione, consegnata direttamente in Procura. È la seconda “visita” in due giorni. L’inchiesta della Procura di Nuoro, condotta dal sostituto procuratore Andrea Vacca e coordinata direttamente dal procuratore della Repubblica, Andrea Garau, ha così avuto un’accelerazione improvvisa e potrebbe riservare ulteriori sorprese nei prossimi giorni. Perché, dopo la Regione, la Provincia e il Genio Civile, sembra quasi scontato che il prossimo passo saranno i Comuni colpiti dall’alluvione. Gli investigatori si sono presentati in Provincia e al Genio Civile all’apertura degli uffici. Una squadra si è chiusa nelle stanze della Protezione civile e ha cominciato a spulciare tutte le carte relative alle procedure adottate prima e dopo l’alluvione di lunedì 18 novembre. Gli inquirenti si sarebbero soprattutto soffermati sui bollettini degli allarmi diramati dopo l’allerta meteo della Protezione civile nazionale e sulle procedure adottate per scongiurare disgrazie. In particolare, sarebbe stato chiesto un approfondimento sulle misure preventive adottate nell’occasione che, secondo alcune indiscrezioni, non sarebbero in linea con quanto disposto dalla legge. Al Genio Civile, invece, sarebbero state acquisite tutte le carte relative alla progettazione e manutenzione di ponti e strade (molte delle quali provinciali), con particolare attenzione per il ponte di Oloè, tra Oliena e Dorgali, dove è accaduta la disgrazia in cui ha perso la vita l’assistente di polizia Luca Tanzi. Massimo riserbo sul materiale sotto sequestro, ma sembra che qualche perplessità sia emersa e non solo sul tratto che ha ceduto. Intanto, sono emersi altri particolari sul primo blitz degli investigatori nuoresi a Cagliari negli uffici della Regione. Oltre all’acquisizione di un ingente quantitativo di documenti, carabinieri, poliziotti e finanzieri avrebbero anche sentito a sommarie informazioni l’attuale commissario della Protezione civile regionale Giorgio Cicalò, che era fino a qualche giorno fa il responsabile dell’ufficio che si occupò di diramare i bollettini di allerta con criticità elevata. Tra le pieghe delle indagini sarebbe emerso qualche “buco” nella divulgazione dell’allarme, non tanto alle Province e ai Comuni interessati, fatto anche attraverso il sistema di sms, ma soprattutto verso gli organi di informazione, tv, giornali, radio, che danno sempre rilievo alle notizie facendo da cassa di risonanza. Nel corso della giornata, gli investigatori si sono anche presentati negli uffici dell’Ente Foreste, che in casi di allerta ha precisi compiti da svolgere, come riportato dettagliatamente nei bollettini. Con il responsabile del servizio, l’ex generale dei carabinieri Gilberto Murgia, gli inquirenti avrebbero cercato di accertare se nella drammatica occasione siano state rispettate tutte le procedure. Un lavoro che è appena agli inizi e che si annuncia particolarmente lungo e complicato, quello che la Procura della Repubblica di Nuoro sta portando avanti con la massima discrezione per evitare eventuali tentativi di depistaggio delle indagini.

  68. dicembre 5, 2013 alle 9:37 pm

    da Sardinia Post, 5 dicembre 2013
    Sanatorie, abusi e piani di risanamento: i dirigenti del Comune di Olbia sentiti dal Pm per l’inchiesta sull’alluvione: http://www.sardiniapost.it/cronaca/sanatorie-abusi-e-piani-di-risanamento-dirigenti-del-comune-di-olbia-sentiti-dal-pm-per-linchiesta-sullalluvione/

  69. dicembre 6, 2013 alle 4:18 pm

    un’altra vittima.

    A.N.S.A., 6 dicembre 2013
    Imprenditore sardo si suicida. L’onda di piena aveva spazzato via le speranze di ripresa: http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2013/12/06/Imprenditore-sardo-suicida_9739447.html

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    da La Nuova Sardegna on line, 6 dicembre 2013
    Messo in ginocchio dall’alluvione, imprenditore di Orosei si toglie la vita.
    Gesto estremo di Pasqualino Contu, proprietario della 3C duramente colpita dagli allagamenti del 18 novembre. Negli anni scorsi, l’azienda era stata distrutta da altre due esondazioni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/12/06/news/messo-in-ginocchio-dall-alluvione-imprenditore-di-orosei-si-toglie-la-vita-1.8248517

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    da L’Unione Sarda on line, 6 dicembre 2013
    L’alluvione uccide di nuovo, dramma a Orosei. Si toglie la vita il proprietario della “3C”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/06/l_alluvione_uccide_di_nuovo_dramma_a_orosei_il_proprieatrio_della_3c_si_toglie_la_vita-6-344348.html

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    da Sardinia Post, 6 dicembre 2013
    Ha perso tutto durante l’alluvione, imprenditore di Orosei si toglie la vita: http://www.sardiniapost.it/cronaca/ha-perso-tutto-durante-lalluvione-imprenditore-di-orosei-si-toglie-la-vita/

  70. Mara
    dicembre 6, 2013 alle 4:44 pm

    Dev’essersi sentito immensamente solo. Questa notizia colpisce proprio al cuore. Sono vicina alla famiglia. Non ci sono altre parole.

  71. dicembre 7, 2013 alle 11:16 am

    da La Nuova Sardegna, 7 dicembre 2013
    Alluvione, sotto sequestro il fiume e la diga di Maccheronis.
    Posada, sigilli dei carabinieri in tutta l’area del cantiere. La Procura di Nuoro impone lo stop ai lavori sugli argini. (Sergio Secci): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/12/07/news/alluvione-sotto-sequestro-il-fiume-e-la-diga-di-maccheronis-1.8254076

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    da L’Unione Sarda on line, 7 dicembre 2013
    Olbia, il fiume sotterraneo era ostruito. “Diga” formata da bombole e una barca: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/07/olbia_il_fiume_sotterraneo_era_ostruito_diga_formata_da_bombole_e_una_barca-6-344512.html

  72. dicembre 9, 2013 alle 2:57 pm

    ipocrisia e coda di paglia.

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 5 dicembre 2013
    Dl Giunta regionale per eliminare abitabilità seminterrati.
    Il testo ribadisce che è vietato altresì il recupero ai fini abitativi dei piani pilotis e dei locali al piano terra nelle aree dichiarate, ai sensi del vigente piano stralcio per l’assetto idrogeologico, di pericolosità elevata o molto elevata ovvero in aree di pericolosità di frana elevata o molto elevata e nelle altre aree che i Comuni possono identificare mediante specifica deliberazione: http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873

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    da La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2013
    I riflettori della Procura sui canali costruiti a Olbia. (Giampiero Cocco): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85346_I_riflettori_della_Procura_sui_canali_costru.pdf

  73. dicembre 11, 2013 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 dicembre 2013
    Olbia, le indagini sono a una svolta. I magistrati hanno individuato tre livelli di responsabilità nel nubifragio che ha causato tredici vittime in Gallura. (Giampiero Cocco)

    OLBIA. La svolta, nelle tre inchieste avviate dalla procura della Repubblica di Tempio sulle morti e i disastri causati dal ciclone Cleopatra, si potrebbe avere sin dalle prossime ore. I magistrati inquirenti, il capo della procura della Repubblica Domenico Fiordalisi e il titolare delle indagini, il sostituto procuratore Riccardo Rossi, avrebbero elaborato tre precisi piani di intervento giudiziario, individuando altrettanti livelli di responsabilità che riguarderebbero quanti, nell’emergenza, hanno tralasciato di prestare soccorso alle persone in pericolo di vita, i tecnici che non hanno provveduto a bonificare e avviare quelle opere di manutenzione a canali e corsi d’acqua e le responsabilità amministrative della classe politica che, in oltre 40 anni, si è preoccupata più delle concessioni edilizie che dell’aspetto urbanistico e di dare sicurezza alla città di Olbia e ai suoi cittadini. Responsabilità soggettive, con la pesante accusa di concorso in omicidio plurimo colposo, per le prime due “fasce” di indagati (che stanno per essere iscritti sul registro degli indagati) e la terza per dolo eventuale, un’accusa che ricadrà sugli amministratori che, negli anni, si sono succeduti nel governo della città. I reati ipotizzati nell’ambito delle indagini della Procura di Tempio sulla terribile alluvione del 18 novembre «assumono un tale livello di gravità e consapevolezza dei soggetti coinvolti» da convincere i magistrati di prefigurare il dolo eventuale per le condotte che hanno causato la morte delle 13 persone che sono rimaste vittime dell’alluvione, in diverse circostanze. «Gli uffici inquirenti – ha detto ieri il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, al termine di un vertice al quale ha preso parte il capo della procura Domenico Fiordalisi e i responsabili delle forze dell’ordine che stanno indagando sulla alluvione – portano avanti una operazione certosina di natura tecnico-scientifica. Un rigoroso lavoro di equipe. Come rigorosa sarà la reazione dell’autorità giudiziaria nei confronti di coloro che hanno avuto un ruolo, recente o pregresso, negli eventi che hanno portato al decesso di 13 persone. Eventi che hanno causato ingenti danni al patrimonio pubblico e privato». Riccardo Rossi ha spiegato che la Procura ha già individuato, allo stato attuale della indagini, ben tre diversi livelli di responsabilità. La prima si riferisce ai singoli accadimenti e che potrebbero essere contestati a chi, il giorno dell’alluvione, il 18 novembre, non sarebbe materialmente intervenuto per salvare le persone in pericolo. Il secondo livello, quello intermedio, è l’ormai completata individuazione delle carenze strutturali che si sono registrate in città e sul territorio, come la mancata manutenzione dei canali. Terzo e più importante livello, per la gravità delle decisioni assunte nel tempo, è l’individuazione di coloro che hanno promosso e realizzato alcune delle opere che potrebbero aver dato origine ai disastrosi allagamenti del 18 novembre. L’obiettivo è quello di «individuare responsabilità effettivamente provate – ha voluto precisare il pm Rossi – , con accuse che possano reggere in giudizio». In queste ore gli ufficiali della polizia giudiziaria impegnati nelle indagini, una ventina di persone, hanno acquisito importanti testimonianze che sono attualmente al vaglio del procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi. Il quale, sin dalle prossime ore, potrebbe aprire la seconda fase delle inchieste, quella delle incriminazioni formali. E se ne attende una raffica.

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    da La Nuova Sardegna, 11 dicembre 2013
    Alluvione, la magistratura di Nuoro sequestra un ponte a Galtellì.
    Continua l’inchiesta della Procura. Sorvolato con un elicottero tutto il percorso del fiume Cedrino alla ricerca di altre criticità: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2013/12/11/news/alluvione-la-magistratura-di-nuoro-sequestra-un-ponte-a-galtelli-1.8280392

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    Alluvione, la Procura sequestra tutti i canali “tombati” di Olbia.
    Si cerca il nesso di causalità con i tragici allagamenti del 18 novembre: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/12/11/news/alluvione-la-procura-sequestra-tutti-i-canali-tombati-di-olbia-1.8281472

  74. dicembre 12, 2013 alle 2:57 pm

    da L’Unione Sarda, 12 dicembre 2013
    Migliaia di case illegali. Olbia,sigilli nei canali tombati sotto strade, case e scuole. Nel mirino tutte le concessioni per costruzioni sui corsi d’acqua. (Caterina De Roberto): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131212090229.pdf

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    Sotto sequestro il ponte di Galtellì, la Procura apre quattro inchieste. Blitz in Provincia,Comune,Genio civile e Consorzio di bonifica. (Michele Tatti): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20131212090132.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 12 dicembre 2013
    Galtellì, sigilli al ponte sul Sologo. Indagini al Consorzio di bonifica. (Angelo Fontanesi): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85562_Galtelli_sigilli_al_ponte_sul_Sologo_Indagin.pdf

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    Tutti i canali di Olbia sono sotto sequestro. (Giampiero Cocco): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85558_Tutti_i_canali_di_Olbia_sono_sotto_sequestro.pdf

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    Nei corsi d’acqua erano previsti 3 interventi: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85559_Nei_corsi_dacqua_erano_previsti_3_interventi.pdf

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    I fondi mai spesi potevano evitare parte del disastro. (Luca Rojch): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/85563_I_fondi_mai_spesi_potevano_evitare_parte_del.pdf

  75. amico
    dicembre 18, 2013 alle 9:30 am

    http://www.regione.sardegna.it/j/v/25?s=246496&v=2&c=116&t=1

    La classica vergogna italiana. Opere finanziate e mai finite. Poi arrivano i disastri e i morti e allora quale è la soluzione ? pagare 4 milioni di euro in una transazione con l’impresa e ridare tutto in mano all’Ente che sino a quel momento si è dimostrato assolutamente inadeguato. Spero ma spero proprio che almeno la Corte dei Conti, se non la Procura della Repubblica accertino se ci sono responsabilità sia da parte del Consorzio sia da parte di chi quale Ente delegante doveva controllare. Solo se si individuano le responsabilità e le persone si fanno pagare si può cercare di limitare queste situazioni. Oramai in Italia è purtroppo l’unica soluzione.

  76. dicembre 22, 2013 alle 5:19 pm

    cialtronate delinquenziali senza fine.

    da Sardinia Post, 22 dicembre 2013
    Olbia, i vestiti per gli alluvionati buttati in discarica: c’è una denuncia contro ignoti: http://www.sardiniapost.it/cronaca/olbia-vestiti-per-gli-alluvionati-buttati-discarica-ce-una-denuncia-contro-ignoti/

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    da La Nuova Sardegna, 22 dicembre 2013
    Vestiti donati alle famiglie alluvionate abbandonati in campagna.
    Olbia, gettati alla periferia della città centinaia di capi di abbigliamento arrivati dalla Toscana: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2013/12/22/news/vestiti-donati-alle-famiglie-alluvionate-abbandonati-in-campagna-1.8347999

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    21 dicembre 2013

    Sciacalli nell’azienda dell’imprenditore suicida.
    Orosei, furto nella notte: portati via 1.000 euro, attrezzature e un furgone Pasqualino Contu non aveva retto alla disperazione per i danni subiti: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2013/12/21/news/sciacalli-nell-azienda-dell-imprenditore-suicida-1.8341859

  77. gennaio 9, 2014 alle 2:52 pm

    da L’Unione Sarda, 9 gennaio 2014
    Fu davvero una pioggia mai vista? Lo sveleranno gli esperti dell’Arpas. La Procura ha adato una perizia ai meteorologi regionali. (Mariella Careddu): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20140109090613.pdf

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    Nuoro. La lezione del geologo. Dietro questi disastri c’è una politica a caccia di consensi. (Fabio Ledda): http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20140109090741.pdf

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    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7873)

    Alluvione Sardegna – Commissario emergenza, 600 milioni prima ricognizione danni.
    I danni provocati dagli eventi calamitosi del 18 novembre 2013 ammontano a quasi 600 milioni di euro. In particolare, quelli al patrimonio pubblico ammontano a circa 440 milioni, 33 milioni quelli al patrimonio privato e 100 milioni i danni alle attività produttive, di cui 56 milioni relativi alle aziende agricole. Di rilievo i danni alla viabilità: 155 milioni di Euro i danni riportati dalle infrastrutture viarie provinciali.

    CAGLIARI, 9 GENNAIO 2014 – Il Commissario delegato per l’emergenza alluvione, Giorgio Onorato Cicalò, ha reso noto che, da un prima ricognizione, i danni provocati dagli eventi calamitosi del 18 novembre 2013 ammontano a quasi 600 milioni di euro. In particolare, quelli al patrimonio pubblico ammontano a circa 440 milioni , 33 milioni quelli al patrimonio privato e 100 milioni i danni alle attività produttive, di cui 56 milioni relativi alle aziende agricole.
    Di rilievo i danni alla viabilità: 155 milioni di Euro i danni riportati dalle infrastrutture viarie provinciali.
    Il Commissario delegato per l’emergenza ha già trasmesso questi dati, tramite il compartimento ANAS regionale, al Presidente dell’ANAS, delegato per il lavori di ricostruzione delle infrastrutture stradali danneggiate. Su questo aspetto, proprio oggi il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha reso noto che in settimana avrà un incontro a Roma col ministro delle Infrastrutture Lupi, col presidente dell’Anas, e col Commissario delegato per l’emergenza.
    Il piano per l’utilizzo delle risorse statali disponibili per i primi interventi urgenti (20 milioni di euro) è stato già approvato dal Dipartimento Nazionale della protezione civile e nei prossimi giorni il Commissario, renderà note le procedure per la rendicontazione delle spese sostenute dai diversi soggetti attuatori.

  78. gennaio 11, 2014 alle 10:57 am

    da La Nuova Sardegna, 11 gennaio 2014
    Alluvione, nuova raffica di indagati per i tre morti di Monte Pinu.
    La Procura mette sotto accusa collaudatori, tecnici e addetti alla manutenzione. Il tratto della Sp 38 Olbia-Tempio resta sotto sequestro: ancora troppi pericoli: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/01/11/news/alluvione-nuova-raffica-di-indagati-per-i-tre-morti-di-monte-pinu-1.8447955

  79. gennaio 12, 2014 alle 11:35 am

    da La Nuova Sardegna, 12 gennaio 2014
    LE INCHIESTE GIUDIZIARIE. Ora la Procura stringe i tempi. In arrivo importanti novità per tutti e tre i filoni d’indagine.

    TEMPIO. La procura della Repubblica di Tempio ha fretta: le inchieste sull’alluvione corrono veloce e il capitolo che riguarda la voragine aperta sulla strada di Monte Pinu, costata la vita a tre persone, sarà il primo ad arrivare al dunque. Già nelle prossime ore il sostituto procuratore Riccardo Rossi formalizzerà l’iscrizione nel registro degli indagati di progettisti, costruttori, collaudatori, tecnici e addetti alla manutenzione della strada. Sudano freddo i funzionari delle due Province competenti, quella di Sassari e quella di Olbia Tempio. Nell’attesa di nuovi sviluppi, intanto la provinciale 38 di Monte Pinu resta sotto sequestro perché, come ha riferito lo stesso magistrato, non ci sono ancora (o forse non ci sono mai state) le condizioni di sicurezza indispensabili per poter riaprire la strada al traffico. Con ogni probabilità, infatti, un tratto della temibile provinciale 38 non sarà riaperto mai più, a conferma del fatto che la strada probabilmente in quel punto e in quel modo non doveva essere neppure costruita. Un’ipotesi confermata anche dallo stesso tortuoso iter burocratico del collaudo. Nei prossimi giorni si attende la ripresa delle attività anche sugli altri filoni d’indagine post alluvione. A cominciare da quella riguardante la cementificazione selvaggia a Olbia (con tanto di canali e ponti tombati per far posto a nuove strade e quartieri della città cresciuta in modo esplosivo). Per concludere con il filone relativo alla tragica fine di una intera famiglia ad Arzachena, rimasta prigioniera in un garage trasformato in alloggio abitabile.(red.ol.)

  80. gennaio 16, 2014 alle 2:50 pm

    A.N.S.A., 16 gennaio 2014
    Alluvione Sardegna: 6 indagati per crollo ponte.
    Accusati da Procura di Tempio di disastro e omicidio colposo. (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2014/01/16/Alluvione-Sardegna-6-indagati-crollo-ponte_9907639.html)

    Sono sei gli indagati nell’inchiesta della Procura di Tempio Pausania per il crollo del ponte di Monte Pino dove morirono tre persone nell’alluvione del 18 novembre. Devono rispondere di disastro colposo, omicidio colposo e lesioni. Lo ha detto il Pm Riccardo Rossi.

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    da La Nuova Sardegna, 16 gennaio 2014
    Alluvione, sei indagati per il crollo del ponte di Monte Pinu.
    L’inchiesta della Procura di Tempio per il disastro che provocò la morte di tre persone: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/01/16/news/alluvione-sei-indagati-per-il-crollo-del-ponte-di-monte-pinu-1.8478964

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    da L’Unione Sarda, 16 gennaio 2014
    Tempio, sei indagati per il crollo a Monte Pinu.
    “La strada è irrecuperabile, sarà riprogettata”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/15/alluvione_l_inchiesta_a_una_svolta_potrebbero_esserci_indagati_eccellenti-6-349911.html

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    Alluvione/2, sigilli a strade provinciali.
    E’ il quarto fascicolo aperto a Nuoro: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/16/indagini_sull_alluvione_sigilli_a_2_strade_e_il_quarto_fascicolo_aperto_a_nuoro-6-349975.html

    • gennaio 17, 2014 alle 2:53 pm

      da La Nuova sardegna, 17 gennaio 2014
      Ci sono 6 indagati per la Olbia-Tempio.
      I magistrati hanno già inviato gli avvisi di garanzia per il crollo: nomi ancora top secret. La strada non sarà riaperta. (Giampiero Cocco)

      TEMPIO. La procura della Repubblica di Tempio ha spedito, ieri, i sei avvisi di garanzia a tecnici, collaudatori e imprenditori che hanno avuto a che fare con la progettazione e realizzazione della strada provinciale numero 38, Olbia-Tempio, nella cui frana di Monte Pinu sono morte tre persone e una quarta è rimasta ferita. Per tutti il sostituto procuratore Riccardo Rossi ipotizza il reato di disastro ambientale, omicidio plurimo colposo e lesioni personali gravissime, capi d’accusa che erano già stati contestati a Claudio Rossi, l’amministratore delegato della “Impresa di costruzioni Alessandro Rossi srl”, di Roma che, tra la metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta realizzò il tracciato che ripercorreva una vecchia mulattiera che attraversava le gole sul costone granitico di Monte Pinu. Una strada, questa, fortemente voluta dall’allora Provincia di Sassari per accorciare le distanze tre le due principali città galluresi, Tempio e Olbia, ed è per questo motivo che alcuni degli indagati (due dei quali galluresi) sono funzionari della Provincia di Sassari, mentre gli altri sono liberi professionisti che, con le loro attestazioni collaudarono, per due volte, la strada. I nomi degli indagati (eccezion fatta per il primo personaggio finito sul registro degli indagati in seguito alle indagini per l’alluvione in Gallura, il romano Claudio Rossi, assistito dagli avvocato Gerolamo e Filippo Orecchioni) sono al momento coperti dal segreto istruttorio, mentre per quanto riguarda la strada la possibilità che possa essere ripristinata e riaperta al traffico è ormai tramontata. «Il tracciato presenta più punti di inconsistenza e criticità nella realizzazione della massicciata. Questi motivi portano all’individuazione – ha spiegato ieri il magistrato inquirente – di altri metodi di costruzione. La zona in cui è stata realizzata la strada comporta, per ragioni di pubblica incolumità, l’attraversamento con ponti o viadotti». I due terrapieni che, negli anni 2000, sono franati nel tratto collinare di Santa Lucia, l’ultimo dei quali ha causato la morte di tre persone, erano realizzati in zone ad alto rischio idrogeologico, stando alle consulenze tecniche depositata in Procura da ingegneri e geologi incaricati dal magistrato inquirente. Nei confronti dei cinque tecnici e professionisti finiti nel mirino della Procura saranno richiesti provvedimenti di sospensione dalle attività professionali. «L’obiettivo – ha spiegato il sostituto procuratore Riccardo Rossi – è impedire che queste persone ripetano fatti simili». Le contestazioni si riferiscono alla voragine apertasi sulla strada provinciale che collega Olbia a Tempio, all’altezza di Monte Pinu, dove morirono in tre: Bruno Fiore, 68 anni, la moglie Sebastiana Brundu, di 61, e la consuocera Maria Loriga, di 54. Finirono con il loro fuoristrada dentro la voragine che si era verificata quando la massicciata, sistemata su un cumulo di terra riportata, aveva ceduto di schianto portandosi via 50 metri di strada. Una arteria che non sarà più riaperta al traffico, stando all’inchiesta che, dopo l’invio degli avvisi di garanzia agli indagati, dovrebbe chiudersi nel giro di poche settimane.

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      Procura di Nuoro: presto la svolta. A breve sul tavolo degli inquirenti la relazione sul crollo dei ponti.

      NUORO. I periti incaricati dalla Procura della Repubblica hanno già concluso il loro lavoro e nei prossimi giorni dovrebbero presentare una circostanziata relazione al procuratore della Repubblica, Andrea Garau, e al sostituto Andrea Vacca, titolare dell’inchiesta sul crollo dei ponti a causa dell’alluvione. L’inchiesta ha inoltre subito un’ulteriore accelerazione in questi ultimi giorni visto che la Procura nuorese ha disposto il sequestro di due strade: la Bitti-Sologo e quella che collega Bitti, Onanì e Lula. Il sequestro della magistratura provocherà sicuramente ritardi nella sistemazione provvisoria delle due arterie che stanno tenendo in ostaggio da due mesi gli abitanti dei diversi paesi della zona. Ma era un passo quasi scontato visto che la situazione è ancora molto complicata. Nel frattempo, i magistrati stanno continuando a esaminare le carte in loro possesso e a far sequestrare documenti. Uno degli ultimi blitz è stato fatto nei giorni scorsi a Orgosolo. Gli investigatori si sono presentati in Comune per acquisire documenti relativi alle strade, ma anche per i danni che l’alluvione ha causato nella diga di Cumbidanovu. Un filone che era inizialmente separato, ma che ora potrebbe confluire nella grande inchiesta sull’alluvione. Dal punto di vista investigativo, inoltre ci sarebbero state nei giorni scorsi ulteriori “visite” negli uffici tecnici della Provincia e del Genio Civile di Nuoro. (plp)

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      da L’Unione Sarda, 17 gennaio 2014
      Sei indagati per il crollo della strada. (Caterina De Roberto): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/87090_Sei_indagati_per_il_crollo_della_strada.pdf

  81. gennaio 22, 2014 alle 2:43 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 gennaio 2014
    Strada della morte, sequestrati documenti. (Pier Luigi Piredda): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/87299_Strada_della_morte_sequestrati_documenti.pdf

  82. febbraio 7, 2014 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 febbraio 2014
    Ciclone Cleopatra, il conto dei danni sale a 650 milioni di euro.
    La stima è stata aggiornata dal commissario per l’emergenza Sardegna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/02/06/news/ciclone-cleopatra-il-conto-dei-danni-sale-a-650-milioni-di-euro-1.8616192

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    Ciclone Cleopatra, il governo sblocca 50 milioni per le strade. Il commissario dell’Anas Pietro Ciucci commissario per la gestione delle risorse: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2014/02/07/news/ciclone-cleopatra-il-governo-sblocca-50-milioni-per-le-strade-1.8620724

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    da L’Unione Sarda, 7 febbraio 2014
    Alluvione, danni saliti a oltre 650 milioni. Il Governo ha sbloccato ieri i 50 milioni dell’Anas
    per le strade danneggiate: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_82_20140207083554.pdf

  83. febbraio 8, 2014 alle 11:42 am

    da La Nuova Sardegna, 8 febbraio 2014
    Sottovalutato il rischio di allagamenti. Ieri un summit del sostituto procuratore con i carabinieri, il corpo forestale, la polizia locale e i consulenti d’ufficio.
    RICCARDO ROSSI. Le indagini sul disastro del 18 novembre sono a buon punto, ma non ci sono nomi nuovi da iscrivere nel registro degli indagati. (Giampiero Cocco)

    OLBIA. La pianificazione urbanistica di Olbia non era adeguata alle mutate condizioni idrogeologiche dovute all’assalto edilizio della città. Il rischio di allagamenti e la sua risoluzione – più volte verificate e annunciate in diversi documenti depositati nell’ufficio tecnico, che da tempo prospettavano i pericoli elencati nelle diverse relazioni dei geologi che, nel corso degli anni, furono consultati dalle amministrazioni comunali, sarebbe rimasta una mera enunciazione d’intenti. Questo il punto, in sintesi, di quanto sinora accertato nel corso delle indagini avviate dalla procura della Repubblica di Tempio sulla devastante alluvione del 18 novembre scorso, quando una valanga d’acqua è fango sommerse la parte bassa della città. Il quadro sullo stato attuale delle indagini è stato fatto ieri nel corso di un summit tra le diverse forze dell’ordine presieduto dal titolare delle inchieste sull’alluvione, il sostituto procuratore della Repubblica Riccardo Rossi, che ha convocato nella caserma del reparto territoriale dei carabinieri di viale degli Astronauti i militari impegnati nelle indagini, il corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione Sarda, i vigili urbani di Olbia, i responsabili dei vigili del fuoco provinciali e i consulenti d’ufficio, un geologo e un urbanista. Un incontro più che proficuo, stando alle poche indiscrezioni trapelate sul summit, durante il quale è stato pianificato e disposto il secondo livello delle indagini, quello che dovrebbe attribuire responsabilità a coloro che, negli anni, si sono “disinteressati” dello scompenso idrogeologico che ha poi portato, dopo decenni di piccoli e grandi allagamenti, alla disastrosa e luttuosa esondazione di tutti i canali di scolmamento che attraversano Olbia. «Non ci sono nomi da iscrivere sul registro degli indagati – ha tenuto a precisare il magistrato – anche perché il nostro lavoro, pur se a buon punto, non è ancora affatto concluso». In città, dopo il diluvio universale dovuto al passaggio del ciclone Cleopatra, la situazione ritorna lentamente alla normalità, anche se restano da sistemare i canali “tombati” che, con la loro ostruzione dovuta a detriti e altre problematiche, hanno provocato, stando alle prime indiscrezioni sulle relazioni tecniche dei consulenti d’ufficio, il grosso dei danni e degli allagamenti nei quartieri più bassi della città. Il magistrato inquirente ha ascoltato le relazioni tecniche che gli sono state consegnate dai consulenti e ha preso visione della copiosissima documentazione (che ormai riempie quasi una stanza) acquisita in questi mesi di indagini dal corpo forestale, dalla polizia locale di Olbia e dai carabinieri del reparto territoriale cittadino. Un voluminoso dossier nel quale sono evidenziate anche le diverse ipotesi di responsabilità da attribuire a tecnici e amministratori, un argomento questo più che “tabù” e che al solo nominarlo si ottiene, dalla procura, la stessa relazione che ha il diavolo con l’acqua santa. Il procuratore della Repubblica di Tempio, Domenico Fiordalisi, che coordina tutte le indagini avviate sulla alluvione e cura personalmente i fascicoli processuali riguardanti i decessi di Olbia e di Raica (Anna Ragnedda, 83 anni, Francesco Mazzoccu, 37 anni e il figlio Enrico di 3, Patrizia Corona 42 anni di Olbia e Morgana Giagoni, la figlioletta di di appena due anni), sta invece acquisendo ulteriori elementi per poter stabilire se in quei decessi vi siano state responsabilità da parte di terzi.

  84. febbraio 15, 2014 alle 11:08 pm

    da L’Unione Sarda, 15 febbraio 2014
    Alluvione, Fiordalisi secreta le indagini. Tra le ipotesi omicidio colposo plurimo. Secretati gli atti dell’indagine scattata dopo l’alluvione del 18 novembre che ha provocato 13 vittime: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/02/15/alluvione_fiordalisi_secreta_le_indagini_tra_le_ipotesi_omicidio_colposo_plurimo-6-354579.html

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    da La Nuova Sardegna, 15 febbraio 2014
    Alluvione, la Procura di Tempio secreta gli atti delle indagini.
    Il contenuto delle perizie e i nomi degli indagati per il momento non vengono divulgati. Tre inchieste: sulla strada per Olbia, sul dissesto idrogeologico di Olbia e su Arzachena: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/02/15/news/alluvione-la-procura-di-tempio-secreta-gli-atti-delle-indagini-1.8674278

  85. amico
    febbraio 25, 2014 alle 11:16 am

    Ieri ho visto un servizio su videolina relativo alla diga di cumbidanovu. Cantiere chiuso, operai a casa. Eterna incompiuta all’italiana, Alla faccia delle presunte competenze dei consorzi di bonifica, cui la realizzazione dell’opera era delegata, che in realtà sono enti inutili (le stesse competenze dovrebbero essere svolte dai comuni che rappresentano tutti i cittadini e non solo gli agricoltori) ma in realtà centro di potere e clientele per destra, sinistra e per le stesse origanizzazioni di categoria.. Adesso chi paga?

  86. febbraio 25, 2014 alle 2:58 pm

    senza parole.

    da Sardinia Post, 25 febbraio 2014
    Post alluvione, la contro-informazione di Cappellacci costa 500mila euro: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-informazione/

  87. marzo 14, 2014 alle 12:34 pm

    da La Nuova Sardegna, 14 marzo 2014
    La Procura: una città costruita sull’acqua. Gestione sconsiderata del territorio. Il sostituto procuratore Riccardo Rossi spiega lo scenario delle indagini. (Giampaolo Meloni): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/14/news/la-procura-olbia-e-una-citta-costruita-sull-acqua-1.8850837

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    In arrivo i primi provvedimenti giudiziari.
    La magistratura ha acquisito migliaia di documenti riguardanti lo scempio urbanistico e ambientale. (Giampiero Cocco)

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    da Sardinia Post, 14 marzo 2014
    Alluvione di Olbia, la Procura: “Le diverse indagini portano alle stesse persone”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-di-olbia-la-procura-diversi-percorsi-di-indagine-portano-alle-stesse-persone/

  88. marzo 18, 2014 alle 4:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 17 marzo 2014
    Rione Bandinu, il canale è un pericolo.
    Scoperto e rimosso un tappo di detriti nel sottopasso di via Portogallo: a trenta metri erano morte madre e figlia: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/17/news/rione-bandinu-il-canale-e-un-pericolo-1.8871655

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    Alluvione, vertice a Olbia tra Procura e consulenti.
    Fiordalisi e Rossi hanno incontrato i periti delle tre inchieste per i tredici morti: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/17/news/alluvione-vertice-a-olbia-tra-procura-e-consulenti-1.8869176

  89. marzo 21, 2014 alle 2:51 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 marzo 2014
    Alluvione, palazzina sequestrata a Olbia: era troppo vicina a un canale.
    Il provvedimento è stato preso dalla Procura di Tempio. La costruzione è stata realizzata senza rispettare le distanze previste per legge: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/21/news/alluvione-palazzina-sequestrata-a-olbia-era-troppo-vicina-a-un-canale-1.8894328

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    da L’Unione Sarda, 21 marzo 2014
    Indagini sul post-alluvione di Olbia. Sigilli a una casa vicina a un canale: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/03/21/indagini_sul_post_alluvione_di_olbia_sigilli_a_una_casa_vicina_a_un_canale-6-359560.html

  90. marzo 22, 2014 alle 6:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 marzo 2014
    Migliaia di litri di gasolio nel rio San Giovanni.
    Il comandante dei vigili urbani di Olbia denuncia il disastro ambientale causato dall’alluvione: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/22/news/migliaia-di-litri-di-gasolio-nel-rio-san-giovanni-1.8901026

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    da L’Unione Sarda, 22 marzo 2014
    Olbia, sos inquinamento. Olio combustibile nel fiume: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/03/22/olbia_combustibili_nel_rio_s_giovanni_dopo_l_alluvione_allarme_inquinamento-6-359754.html

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    da Sardinia Post, 22 marzo 2014
    Olbia, Rio San Giovanni: è allarme ambientale per oli inquinanti del dopo alluvione: http://www.sardiniapost.it/cronaca/olbia-allarme-ambientale-per-il-rio-san-giovanni-per-gli-oli-inquinanti-del-dopo-alluvione/

  91. marzo 24, 2014 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 23 marzo 2014
    Migliaia di litri di gasolio nel rio San Giovanni.
    Il comandante dei vigili urbani di Olbia denuncia il disastro ambientale causato dall’alluvione: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/22/news/migliaia-di-litri-di-gasolio-nel-rio-san-giovanni-1.8901026

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    I NUMERI: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/23/news/i-numeri-1.8910412

  92. marzo 25, 2014 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 24 marzo 2014
    Fiume inquinato, pronti due milioni.
    Giovannelli: «Il comune di Olbia vuole però garanzie di restituzione». Ragnedda: «Sinora abbiamo fatto tutto da soli». (Giampiero Cocco): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/24/news/fiume-inquinato-pronti-due-milioni-1.8916721

  93. marzo 26, 2014 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 26 marzo 2014
    Post alluvione. “Servono altri 12 milioni per gli interventi urgenti”: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/90665_Post_alluvione_Servono_altri_12_milioni_per_.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 25 marzo 2014
    Rio San Giovanni e veleni arriva l’assessore Spano.
    La responsabile regionale all’Ambiente incontrerà Pirari, Giovannelli e Ragnedda «Voglio sentire cosa dice la Provincia, poi valuteremo insieme il da farsi». (Antonello Palmas): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/03/25/news/rio-san-giovanni-e-veleni-arriva-l-assessore-spano-1.8923207

  94. aprile 24, 2014 alle 10:01 am

    da La Nuova Sardegna, 24 aprile 2014
    Colpo di scena: tutte le inchieste sull’alluvione nelle mani di Fiordalisi.
    Il procuratore di Tempio ha preso in carico direttamente gli atti giudiziari già affidati al sostituto Rossi, atto finale delle divergenze su tempistica e conduzione delle indagini. (Giampiero Cocco): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2014/04/24/news/colpo-di-scena-tutte-le-inchieste-sull-alluvione-nelle-mani-di-fiordalisi-1.9100228

  95. aprile 29, 2014 alle 4:16 pm

    da Sardinia Post, 29 aprile 2014
    Post alluvione, in Procura a Cagliari il punto sulle indagini: http://www.sardiniapost.it/cronaca/post-alluvione-in-procura-cagliari-punto-sulle-indagini/

  96. maggio 2, 2014 alle 5:53 pm

    vediamo se riescono a creare le condizioni per una nuova tragedia…..

    da La Nuova Sardegna, 2 maggio 2014
    Appello del sindaco di Dorgali : “Non passate sotto il ponte crollato, può essere pericoloso”.
    Largamente disattesa l’ordinanza che vieta il passaggio sul by pass costruito dai volontari: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2014/05/02/news/appello-del-sindaco-di-dorgali-non-passate-sotto-il-ponte-crollato-puo-essere-pericoloso-1.9150334

  97. maggio 8, 2014 alle 9:15 pm

    A.N.S.A., 8 maggio 2014
    Alluvione Sardegna: indagata protezione civile sarda.
    Procura Tempio, 13 avvisi garanzia omicidio e disastro colposo. Indagati anche Cappellacci e sindaco di Olbia. (http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2014/05/08/alluvione-sardegna-indagata-protezione-civile-sarda_0bcf424b-df12-4a00-a087-3e1f08382279.html)

    I vertici regionali, provinciali e comunali della Protezione civile – in tutto 13 persone – sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Tempio in relazione alla mancata informazione alla popolazione di Olbia e Arzachena dell’imminente pericolo per l’alluvione del 18 novembre. Devono rispondere di omicidio colposo e disastro colposo.

    C’è anche il sindaco di Olbia, Gianni Giovannelli, tra i 13 destinatari dell’avviso di garanzia. Lo conferma lo stesso primo cittadino, interpellato dall’ANSA. “Ho ricevuto in queste ore un avviso di garanzia per l’alluvione dello scorso novembre”, dichiara anche l’ex governatore sardo Ugo Cappellacci, altro nome tra gli indagati dalla Procura di Tempio.

    A sei mesi dal tragico passaggio nell’isola del ciclone Cleopatra, dunque, la Procura della Repubblica di Tempio Pausania ha notificato in queste ore i 13 avvisi di conclusione delle indagini ai vertici regionali, provinciali e comunali della Protezione civile. Gli indagati dovranno rispondere di omicidio colposo per la morte di dieci persone, tra cui due bambini, e di disastro colposo. Le indagini, svolte dai carabinieri del comando provinciale di Sassari, coordinate dal sostituto procuratore Riccardo Rossi, erano state avocate di recente dal procuratore capo Domenico Fiordalisi, che oggi ha notificato i 13 provvedimenti.

    Dalle poche informazioni che trapelano, sembrerebbe imminente anche la conclusione delle indagini relative al crollo della strada provinciale Olbia-Tempio, in località Monte Pino, dove persero la vita altre tre persone, cadute in dirupo a bordo della loro auto.

    “Ho ricevuto in queste ore un avviso di garanzia per l’alluvione dello scorso novembre”. Così l’ex governatore sardo Ugo Cappellacci, annuncia di essere tra gli indagati dalla Procura di Tempio. “Ribadisco la fiducia e la massima collaborazione nei confronti della magistratura, sono pronto a dimostrare la correttezza del mio operato”, ha detto Cappellacci

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    da La Nuova Sardegna, 8 maggio 2014
    Alluvione, chiusa l’inchiesta: indagata la protezione civile sarda.
    Anche l’ex presidente Cappellacci, il sindaco di Olbia Giovannelli e il commissario straordinario Cicalò fra i tredici indagati che devono rispondere della mancata informazione alla popolazione di Olbia e Arzachena dell’imminente pericolo, per tutti le accuse sono di omicidio colposo e di disastro colposo: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/05/08/news/alluvione-chiusa-l-inchiesta-indagati-i-vertici-della-protezione-civile-1.9185015

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    da L’Unione Sarda, 8 maggio 2014
    Alluvione, la Protezione civile è sotto accusa. Indagati Cappellacci, Giovannelli e Cicalò: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/05/08/indagati_cappellacci_giovannelli_e_cical-6-366724.html

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    da Sardinia Post, 8 maggio 2014
    Alluvione, avviso di garanzia anche per Cappellacci e il sindaco di Olbia Giovannelli: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-indagata-protezione-civile-sarda-13-avvisi-garanzia-per-omicidio-colposo/

  98. maggio 9, 2014 alle 2:55 pm

    da L’Unione Sarda, 9 maggio 2014
    Alluvione: indagato Cappellacci. (Andrea Busia): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92597_Alluvione_indagato_Cappellacci.pdf

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    Gli altri due filoni: urbanistica e strada: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92599_Gli_altri_due_filoni_urbanistica_e_strada.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 9 maggio 2014
    Alluvione, tredici indagati. (Giampiero Cocco): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92592_Alluvione_tredici_indagati.pdf

    ——————

    L’accusa: non allertarono in tempo le popolazioni: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92595_Laccusa_non_allertarono_in_tempo_le_popolazi.pdf

    ———————–

    L’indagine avocata da Fiordalisi a Pasqua: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/92598_Lindagine_avocata_da_Fiordalisi_a_Pasqua.pdf

  99. maggio 13, 2014 alle 2:49 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2014
    Gli avvocati degli indagati all’attacco. I difensori raccolgono le carte e annunciano una raffica di contestazioni alle accuse mosse dal procuratore Fiordalisi. (Giampiero Cocco): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/05/12/news/gli-avvocati-degli-indagati-all-attacco-1.9214696

  100. maggio 22, 2014 alle 7:58 pm

    da L’Unione Sarda, 22 maggio 2014
    Allarme idrogeologico, situazione critica. In Sardegna l’80% dei comuni a rischio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/05/22/allarme_idrogeologico_situazione_critica_in_sardegna_l_80_dei_comuni_a_rischio-6-368983.html

  101. giugno 17, 2014 alle 2:56 pm

    mezz’ora di forte pioggia, a S. Teresa di Gallura.

    da La Nuova Sardegna, 16 giugno 2014
    Maltempo: bomba d’acqua a Santa Teresa di Gallura, danni e allagamenti.
    La pioggia, caduta per diverse ore, ha allagato diverse strade, costringendo la gente a salire sui tetti. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco e diversi elicotteri. Ora la situazione è tornata alla normalità: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/06/16/news/alluvione-a-santa-teresa-di-gallura-gente-bloccata-sui-tetti-delle-case-1.9434479

  102. luglio 1, 2014 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 1 luglio 2014
    Assetto idrogeologico, è allarme. (Augusto Ditel): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/95670_Assetto_idrogeologico_e_allarme.pdf

  103. luglio 8, 2014 alle 5:04 pm

    nessun colpevole.

    da Sardinia Post,8 luglio 2014
    Alluvione di Villagrande, nessun colpevole per i due morti: tutti assolti: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-villagrande-nessun-colpevole-per-i-morti-tutti-assolti/

  104. agosto 30, 2014 alle 4:24 pm

    da La Nuova Sardegna, 29 agosto 2014
    L’inchiesta è chiusa indagate 6 persone per quella tragedia.
    Le accuse sono pesantissime: omicidio colposo, disastro colposo e occultamento di documenti: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/08/29/news/l-inchiesta-e-chiusa-indagate-6-persone-per-quella-tragedia-1.9838721

  105. settembre 4, 2014 alle 2:54 pm

    da Sardinia Post, 4 settembre 2014
    Piani anti-alluvione? Non pervenuti. Inadempiente un Comune su due. (Alessandra Carta): http://www.sardiniapost.it/politica/58-per-cento-dei-comuni-non-piano-anti-alluvioni/

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    E un Comune su tre non ha nemmeno il piano antincendi: http://www.sardiniapost.it/politica/roghi-rischio-idrogeologico-127-comuni-totalmente-inadempienti/

  106. ottobre 7, 2014 alle 2:50 pm

    da La Nuova Sardegna, 7 ottobre 2014
    Con la nuova Protezione civile allarmi mirati contro le alluvioni. (Pier Giorgio Pinna): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100986_Con_la_nuova_Protezione_civile_allarmi_mira.pdf

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    Allerta, l’isola suddivisa in 7 zone: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100987_Allerta_lisola_suddivisa_in_7_zone.pdf

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    Ripristino degli argini, mancano 8 milioni. (Sergio Secci): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/100989_Ripristino_degli_argini_mancano_8_milioni.pdf

  107. ottobre 9, 2014 alle 2:52 pm

    e nessuno se n’è accorto mentre lo costruivano?

    da L’Unione Sarda, 9 ottobre 2014
    Gallura, sigilli a un ponte “fantasma”. Era stato costruito senza autorizzazione. Il ponte era stato realizzato dopo l’alluvione del 18 novembre scorso: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/10/09/gallura_sigilli_a_un_ponte_fantasma_era_stato_costruito_senza_autorizzazione-6-390081.html

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    da La Nuova Sardegna, 9 ottobre 2014
    Alluvione, la forestale sequestra un ponte abusivo sul rio San Giovanni.
    Sigilli a una struttura lunga 50 metri e larga sette realizzata da ignoti tra Olbia e Arzachena: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2014/10/09/news/alluvione-la-forestale-sequestra-un-ponte-abusivo-sul-rio-san-giovanni-1.10083703

  108. novembre 17, 2014 alle 2:53 pm

    A.N.S.A., 15 novembre 2014
    Alluvione: la ricostruzione non decolla.
    A un anno disastro risorse col contagocce, danni per 664 milioni. (Fabrizio Fois) (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/11/15/ansa-alluvione-sardegna-la-ricostruzione-non-decolla_4ae3c888-8232-417d-bb29-e6dd1b8e1a60.html)

    CAGLIARI, 15 NOV – Oltre 664,6 milioni di euro di danni stimati con ponti crollati e strade dissestate, 82 comuni colpiti, 19 vittime, 493 persone evacuate e 292 assistite dagli oltre duemila tra volontari e operatori della Protezione civile impiegati sul campo. Aziende in ginocchio e famiglie che hanno perso tutto, anche i ricordi dei propri cari stampati nelle fotografie finite sotto una marea di fango.
    Un anno dopo l’alluvione del 18 novembre 2013 tanto resta ancora da fare non solo perchè i tempi della burocrazia sono lunghi, nonostante l’iter accelerato con la nomina del commissario straordinario per l’emergenza alluvione, ma per la scarsità di risorse stanziate. Tanto ridotte che non si placano, dopo 365 giorni e fiumi di parole, le polemiche per quei soldi – 200 milioni – promessi dal Governo durante le visite ufficiali in piena emergenza e arrivati con il contagocce.
    Se si pensa che il solo fabbisogno finanziario per la messa in sicurezza di strade statali e provinciali è di 113 milioni di euro, i 20 milioni effettivamente arrivati in Sardegna sui 200 sbandierati a voci, sono davvero pochi. Di questi 20 milioni poi, il dipartimento della Protezione civile si è trattenuto 190 mila euro per le spese sostenute in forma diretta per l’emergenza. Roma è inoltre intervenuta con la sospensione dei tributi per le famiglie e aziende colpite, dando la possibilità di ricorrere a mutui agevolati per la ricostruzione del patrimonio e dei beni mobili privati (90 mln). Ma per i comuni sono rimasti i vincoli del patto di stabilità.
    La Regione ha dovuto sborsare 52 milioni (12 mln più 40 mln) per poter avviare i lavori, alcuni dei quali in queste settimane stanno vedendo la luce, mentre l’Anas ha destinato altri 50 milioni e ora sono in corso opere programmate per oltre 9 mln.
    Secondo il report regionale del 20 ottobre 2014, solo per il patrimonio pubblico il fabbisogno ammonta a 495.675.526,23 euro (30.502.338,59 euro per primi interventi urgenti, 206.017.815,77 euro per interventi urgenti e/o di ripristino e 259.155.371,87 per interventi strutturali di riduzione del rischio residuo).
    A disposizione sulla contabilità speciale ci sono però solo 32.019.000 euro dei quali 26.927.713,30 per 351 interventi di soccorso e assistenza alla popolazione, somma urgenza e provvisionali urgenti (178 rendicontati per un totale di circa 12 mln) e 5.091.286,70 per altre tipologie di rimborso. La Regione ha già messo a correre 11,750 milioni per interventi di ripristino di infrastrutture e opere pubbliche danneggiate.
    Altri fondi sono arrivati dalla generosità degli stessi sardi e degli italiani: tra questi i circa 5,4 milioni raccolti dalla Croce Rossa Italiana, oltre 174 mila euro devoluti nel concerto “Sardegna Chi_ama” organizzato dal jazzista Paolo Fresu e le risorse che si stanno ancora raccogliendo con la vendita del dvd del progetto “18Undici” avviato da un comitato di giornalisti.

  109. gennaio 5, 2015 alle 2:55 pm

    forse una svolta.

    da La Nuova Sardegna, 5 gennaio 2015
    IL PIANO. Disastri e alluvioni, rivoluzione nei controlli. La Regione vara i provvedimenti per la tutela dei territori e le misure di salvaguardia anti-nubifragi. (Pier Giorgio Pinna): http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2015/01/05/news/disastri-e-alluvioni-rivoluzione-nei-controlli-1.10606994

  110. febbraio 11, 2015 alle 2:56 pm

    A.N.S.A., 11 febbraio 2015
    Alluvione Sardegna: pm chiede 6 a giudizio per crollo strada.
    Sulla Olbia-Tempio morirono 3 persone.Accusa di omicidio colposo. (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/02/11/alluvione-sardegna-pm-chiede-6-a-giudizio-per-crollo-strada_ce419b8b-0080-422c-b42c-2086e650e34c.html)

    OLBIA, 11 FEB – La Procura di Tempio Pausania ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone per il crollo della strada Olbia-Tempio dove il giorno 18 novembre 2013 morirono tre persone, durante il passaggio del ciclone Cleopatra. Per i pm Domenico Fiordalisi e Angelo Beccu sei tecnici e professionisti sono accusati di omicidio colposo per la presunta mancata manutenzione della Provinciale nel tratto di Monte Pino.
    Nel registro degli indagati – come anticipato dai quotidiani L’Unione Sarda e La Nuova Sardegna – sono stati iscritti Giuseppe Muzzetto, di 71 anni, progettista e direttore dei lavori, Antonio Zuddas, l’ingegnere che nel 1991 stilò il collaudo della strada, i tecnici della Provincia di Olbia Tempio, Paquale Russo, Graziano Sini e Francesco Prunas, e il dirigente della Provincia di Sassari Giuseppe Mela.
    Il 18 novembre di due anni fa dopo ore di pioggia la carreggiata della provinciale cedette creando una voragine che inghiottì alcune auto che transitavano. Nel crollo persero la vita Bruno Fiore, la moglie Sebastiana Brundu e una parente della coppia di Tempio Pausania, Maria Loriga. Il procuratore Domenico Fiordalisi starebbe anche effettuando ora ulteriori verifiche sugli elaborati del Piano stralcio del Pai di Olbia e sul suo mancato adeguamento.

  111. marzo 28, 2015 alle 12:22 am

    A.N.S.A., 27 marzo 2015
    Crollo ponte morte agente, 43 indagati.
    Alluvione in Sardegna, chiusa inchiesta Procura Nuoro (http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/03/27/crollo-ponte-morte-agente-43-indagati_af8b3bf4-133d-402f-b826-20bbcc3c163b.html).

    NUORO, 27 MAR – Sono 43 gli avvisi di garanzia emessi dalla Procura di Nuoro che ha chiuso il filone d’inchiesta sull’alluvione del 18 novembre 2013 sul crollo del ponte sulla provinciale Nuoro-Oliena dove morì il poliziotto Luca Tanzi e rimasero feriti altri due colleghi. La pattuglia scortava un’ambulanza e venne inghiottita dal crollo del ponte. Tra gli indagati amministratori pubblici e dirigenti di enti, tra cui l’ex presidente della Provincia di Nuoro Roberto Deriu, oggi consigliere regionale del Pd. Ci sono anche il comandante del Corpo Forestale della Sardegna Gavino Diana e il dirigente Carlo Masnata, all’epoca dei fatti rispettivamente direttore dell’Ispettorato Forestale di Nuoro e comandante regionale del Corpo Forestale. Diverse le accuse mosse agli indagati, dall’omicidio colposo al disastro colposo a lesioni colpose. Tutti sotto accusa per il crollo del viadotto durante l’alluvione del 18 novembre 2013, in cui sprofondò un mezzo della Polizia di Stato in cui perse la vita l’agente Luca Tanzi e rimasero feriti due suoi colleghi, ma anche per i mancati controlli mentre il ciclone Cleopatra imperversava. Sono tanti i dirigenti e amministratori di enti (Provincia, Ente Foreste, Consorzio di Bonifica, Corpo Forestale) ma anche i costruttori e progettisti della strada. L’inchiesta della Procura di Nuoro sull’alluvione, oltre al filone sul crollo del viadotto sulla provinciale Nuoro-Oliena, ha altri due tronconi: il primo riguarda l’esondazione del Rio Posada a Torpè, che portò alla morte di un’anziana. L’altro fascicolo riguarda il bacino di Bitti, dove viveva Giovanni Farre, il cui cadavere non è mai stato ritrovato, e le strade provinciali Bitti-Sologo e quella che collega Bitti, Onanì e Lula, devastate dall’alluvione, e il cedimento del ponte sul Rio Sologo a Galtellì. “Ho la coscienza a posto – ha commentato il comandante del Corpo Forestale Gavino Diana – in quell’occasione abbiamo fatto tutto il possibile. Centinaia di persone ci hanno visto in servizio: eravamo in mezzo all’acqua, al fango, eravamo nei Comuni. La magistratura fa il suo dovere di inchiesta, a noi invece il compito di difenderci”.

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    da La Nuova Sardegna, 27 marzo 2015
    Alluvione, chiusa l’indagine: 42 indagati.
    La Procura ha concluso l’inchiesta sulla tragedia del ponte di Oloè in cui morì l’agente della polizia Luca Tanzi e rimasero feriti i due colleghi con i quali faceva da apripista a un’ambulanza. Sotto accusa per il crollo del viadotto amministratori pubblici, funzionari del Genio civile, dirigenti del Corpo forestale, progettisti e costruttori: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2015/03/27/news/alluvione-chiusa-l-indagine-43-indagati-1.11128072

  112. marzo 28, 2015 alle 11:15 pm

    da La Nuova Sardegna, 28 marzo 2015
    NUORO. Alluvione, 42 indagati per la morte del poliziotto.
    Il 18 novembre 2013 l’auto con a bordo Luca Tanzi finì dentro la voragine aperta all’improvviso nel ponte di Oloè, tra Oliena e Dorgali. La Procura di Nuoro ha notificato gli avvisi a tecnici e politici per disastro, lesioni e omicidio colposo. (Pier Luigi Piredda): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/03/28/news/alluvione-42-indagati-per-la-morte-del-poliziotto-1.11129159

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    Il crollo del ponte: 42 indagati per la morte del poliziotto: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/110098_Il_crollo_del_ponte_42_indagati_per_la_mort.pdf

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    da L’Unione Sarda, 28 marzo 2015
    Crollo del ponte di Oloè, il ciclone investe 41 indagati. (Luca Urgu): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/110085_Crollo_del_ponte_di_Oloe_il_ciclone_investe.pdf

  113. maggio 27, 2015 alle 4:58 pm

    mitici olbiesi.

    da La Nuova Sardegna, 27 maggio 2015
    OLBIA. Olbia, scoperto un fiume interrato in via San Michele.
    Durante la posa delle condutture del gas è emerso che per costruire le case il corso d’acqua era stato tombato in maniera maldestra provocando l’allagamento in occasione dell’alluvione. (Antonello Palmas): http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2015/05/27/news/olbia-scoperto-un-fiume-interrato-in-via-san-michele-1.11504026

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    da L’Unione Sarda, 27 maggio 2015
    Olbia, fiume tombato sotto le case nel quartiere devastato dall’alluvione: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/05/27/olbia_fiume_tombato_sotto_le_case_nel_quartiere_devastato_dall_al-68-420399.html

  114. luglio 1, 2015 alle 6:45 pm

    A.N.S.A., 1 luglio 2015
    Alluvione Sardegna:pm,a giudizio sindaci.
    Accusati di disastro e omicidio colposo a Olbia e Arzachena: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/07/01/alluvione-sardegnapma-giudizio-sindaci_13bc9aa9-de77-4817-9ebb-8b2ce2113146.html

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    da La Nuova Sardegna, 1 luglio 2015
    INCHIESTA. Alluvione, chiesto il rinvio a giudizio per i sindaci di Olbia e Arzachena.
    I due primi cittadini sono accusati di disastro e omicidio colposo insieme a 4 dirigenti comunali e provinciali: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2015/07/01/news/alluvione-chiesto-il-rinvio-a-giudizio-per-i-sindaci-di-olbia-e-arzachena-1.11707237

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    da L’Unione Sarda, 1 luglio 2015
    Alluvione, chiesto il rinvio a giudizio per i sindaci di Olbia e Arzachena. (Andrea Busia): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/07/01/alluvione_chiesto_il_rinvio_a_giudizio_per_i_sindaci_di_olbia_e_a-68-424546.html

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    da Sardinia Post, 1 luglio 2015
    Alluvione, il pm chiede il rinvio a giudizio per i sindaci di Olbia e Arzachena: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-il-pm-chiede-il-rinvio-a-giudizio-per-i-sindaci-di-olbia-e-arzachena/

  115. settembre 21, 2015 alle 2:52 pm

    non s’impara nulla.

    da La Nuova Sardegna, 21 settembre 2015
    Niente piani contro le emergenze. (Silvia Sanna): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/118835_Niente_piani_contro_le_emergenze.pdf

    —————————————-

    Gallura, Baronia e Ogliastra le zone più fragili: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/118836_Gallura_Baronia_e_Ogliastra_le_zone_piu_fra.pdf

    —————————————-

    Rischio cicloni, oggi ad Abbasanta la strategia della Regione: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/118837_Rischio_cicloni_oggi_ad_Abbasanta_la_strate.pdf

  116. settembre 22, 2015 alle 2:47 pm

    da La Nuova Sardegna, 22 settembre 2015
    Servono un miliardo e duecento milioni. (Paolo Merlini): http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/118916_Servono_un_miliardo_e_duecento_milioni.pdf

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    da L’Unione Sarda, 22 settembre 2015
    Alluvioni, pronta la mappa dei rischi: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/118946_Alluvioni_pronta_la_mappa_dei_rischi.pdf

  117. ottobre 1, 2015 alle 2:52 pm

    tanto per cambiare.

    A.N.S.A., 1 ottobre 2015
    Sardegna, esonda rio ad Olbia: allarme rosso. Il sindaco: “Non uscite di casa”.
    Case evacuate in Gallura e Nuorese,strade chiuse per allagamenti: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/10/01/ciclone-in-sardegna-notte-di-paura_3cea3504-b739-488c-8ffc-e30cfed1db40.html

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    da Il Corriere della Sera, 1 ottobre 2015
    SARDEGNA. Maltempo, allagamenti a Olbia. Dichiarato lo stato d’emergenza.
    Il sindaco: «Non uscite di casa».
    In Sardegna esonda il Rio Siligheddu causa di una drammatica alluvione due anni fa: «Colpa di un ponte ricostruito dopo l’alluvione ma in maniera incongrua», denuncia il sindaco. I cittadini invitati a spostarsi ai piani alti. Dirottata una nave da crociera: http://www.corriere.it/cronache/15_ottobre_01/maltempo-olbia-allerta-il-rio-esondato-2013-4516e4a4-6817-11e5-8caa-10c7357f56e4.shtml

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    da CagliariPad, 1 ottobre 2015
    Costato 80 mila euro, abbattuto ponte costruito 2 anni fa: “Faceva da tappo”.
    Giovanelli: “Avevamo chiesto di ricostruirlo ex novo con una campata unica e non uguale al precedente ma i fondi della Protezione civile per le emergenze riguardavano esclusivamente il ripristino e non è stato possibile farlo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=22270

  118. ottobre 2, 2015 alle 2:56 pm

    da L’Unione Sarda, 2 ottobre 2015
    Olbia, lo scandalo del ponte-trappola. Scende in campo la Procura di Tempio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/10/02/olbia_lo_scandalo_del_ponte_trappola_scende_in_campo_la_procura_d-68-437595.html

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    Un tappo per il rio Siligheddu, ricostruito dalla Protezione civile dopo Cleopatra.
    Il sindaco fa abbattere il ponte beffa: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20151002095847.pdf

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    Torna l’incubo alluvione come nel 2013. Allagamenti e case evacuate anche ad Arzachena.
    Olbia è di nuovo in ginocchio. Acqua e fango sulla città, il ministro Pinotti mobilita l’Esercito: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20151002095942.pdf

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    Il presidente annuncia una stretta sull’edilizia selvaggia: ma ora pensiamo all’emergenza.
    Pigliaru: «Basta con le speculazioni»: http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20151002095709.pdf

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    da La Nuova Sardegna, 2 ottobre 2015
    Olbia riaffonda. Il ciclone devasta la città. (Serena Lullia): http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/119532_Olbia_riaffonda_Il_ciclone_devasta_la_citta.pdf

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    «Case nelle zone a rischio premi per chi le demolisce»: http://consiglio.regione.sardegna.it/rassegnastampa/pdf/119535_Case_nelle_zone_a_rischio_premi_per_chi_le_.pdf

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    da Sardinia Post, 1 ottobre 2015
    Maltempo, la diretta da Olbia. Esondato il Siligheddu, demolito il ponte: http://www.sardiniapost.it/cronaca/maltempo-olbia-come-due-anni-fa-esondato-il-siligheddu-e-esondato-ponti-a-rischio/

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    Olbia, la Procura chiede gli atti della demolizione del ponte: http://www.sardiniapost.it/cronaca/olbia-la-procura-chiede-gli-atti-della-demolizione-del-ponte-sul-rio-siligheddu/

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    da CagliariPad, 1 ottobre 2015
    Costato 80 mila euro, abbattuto ponte costruito 2 anni fa: “Faceva da tappo”.
    Giovanelli: “Avevamo chiesto di ricostruirlo ex novo con una campata unica e non uguale al precedente ma i fondi della Protezione civile per le emergenze riguardavano esclusivamente il ripristino e non è stato possibile farlo. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti”: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=22270

  119. dicembre 16, 2015 alle 2:47 pm

    A.N.S.A., 16 dicembre 2015
    Alluvione Sardegna: al via processo.
    Sei imputati a Tempio per omicidio colposo e disastro ambientale: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2015/12/16/alluvione-sardegna-al-via-processo_4aa1a066-7e79-410f-8167-1c77e55232bd.html

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    da La Nuova Sardegna, 16 dicembre 2015
    Alluvione 2013, iniziato il processo: in aula i sindaci di Olbia e Arzachena imputati.
    Costituzione di parte civile per le vittime del Ciclone Cleopatra che devastò la Gallura: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2015/12/16/news/alluvione-iniziato-il-processo-in-aula-i-due-sindaci-imputati-1.12628863

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    da Sardinia Post, 16 dicembre 2015
    Alluvione 2013, il processo va avanti: imputati i sindaci di Olbia e Arzachena: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-2013-il-processo-va-avanti-imputati-i-di-olbia-e-arzachena/

    —————————————-

  120. gennaio 28, 2016 alle 2:50 pm

    da L’Unione Sarda, 28 gennaio 2016
    Dopo l’alluvione a Oloè e Torpè il PM di Nuoro chiede 60 rinvii a giudizio: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/28/dopo_l_alluvione_a_olo_e_torp_il_pm_di_nuoro_chiede_60_rinvii_a_g-68-462814.html

  121. gennaio 29, 2016 alle 2:54 pm

    da L’Unione Sarda, 29 gennaio 2016
    Olbia, inchiesta sull’alluvione: investigatori negli uffici del Comune: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/01/29/olbia_inchiesta_sull_alluvione_investigatori_negli_uffici_del_com-68-463175.html

  122. febbraio 2, 2016 alle 9:45 pm

    da La Nuova Sardegna, 1 febbraio 2016
    Ciclone Cleopatra, 250 testimoni al processo.
    Nuova udienza il 19 febbraio: sarà interrogato il comandante dei carabinieri Fiorillo che nel 2013 portò avanti le indagini per il disastro: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2016/02/01/news/ciclone-cleopatra-250-testimoni-al-processo-1.12879409?ref=hfnsoler-2

    —————————————-

    30 gennaio 2016
    Alluvione, Croce rossa ancora sotto accusa a Olbia.
    Neanche un euro dei contributi per i 481 cittadini in graduatoria che hanno perso la loro auto: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2016/01/30/news/alluvione-croce-rossa-ancora-sotto-accusa-1.12869450?ref=hfnsolec-3

  123. febbraio 19, 2016 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 19 febbraio 2016
    Processo per l’alluvione: “Misure di protezione insufficienti”.
    La testimonianza del comandante dei carabinieri Fiorillo che nel 2013 condusse le indagini sul tragico passaggio di Cleopatra in Gallura: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2016/02/19/news/processo-per-l-alluvione-misure-di-protezione-insufficienti-1.12986197?ref=hfnsolea-1

    _________________________________________________________

    da CagliariPad, 19 febbraio 2016
    Alluvione e morti nel 2013: “Scuole chiuse troppo tardi”.
    E’ entrato nel vivo il processo per i morti e i danni causati dall’alluvione del 18 novembre 2013 che provocò nella sola Gallura 13 vittime, 19 in tutta la Sardegna, compresa una persona dispersa mai ritrovata nel Nuorese: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=26483

    ________________________________________________________________

    da L’Unione Sarda, 19 febbraio 2016
    Tempio: testimoni al processo per l’alluvione del novembre 2013: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/02/19/tempio_testimoni_al_processo_per_l_alluvione_del_novembre_2013-68-470192.html

    —————-

    Alluvione 2013, testimonianza choc: “I piani di emergenza nel cassetto”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/02/19/tempio_testimoni_al_processo_per_l_alluvione_del_novembre_2013-68-470192.html

  124. febbraio 25, 2016 alle 2:52 pm

    da La Nuova Sardegna, 25 febbraio 2016
    Alluvione, 76 richieste di rinvio a giudizio per la morte di Luca Tanzi e Maria Frigiolini.
    Dopo Pasqua ci saranno le udienze preliminari per le due indagini della procura della Repubblica di Nuoro. (Valeria Gianoglio): http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2016/02/25/news/alluvione-76-richieste-di-rinvio-a-giudizio-per-la-morte-di-luca-tanzi-e-maria-frigiolini-1.13019255

  125. marzo 14, 2016 alle 9:49 pm

    A.N.S.A., 14 marzo 2016
    Alluvione Sardegna:Comune s’attivò tardi.
    Lo conferma al processo comandante vigili urbani di Olbia: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2016/03/14/alluvione-sardegnacomune-sattivo-tardi_7a7efbd8-4fc8-440a-afa1-9474402bc83f.html

    ___________________________________

    da La Nuova Sardegna, 14 marzo 2016
    Alluvione a Olbia, per il comandante dei vigili il Comune si attivò in ritardo.
    Gianni Serra, chiamato a testimoniare al processo per i morti del novembre 2013, ha dichiarato che il centro operativo comunale di Olbia non era attivo nonostante l’allerta di livello rosso diramata dalla protezione civile: http://lanuovasardegna.gelocal.it/olbia/cronaca/2016/03/14/news/alluvione-a-olbia-per-il-comandante-dei-vigili-il-comune-si-attivo-in-ritardo-1.13126398

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    da Sardinia Post, 14 marzo 2016
    Alluvione 2013, il comandante della Municipale: “Olbia nel caos e il Comune dormiva”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-2013-comune-olbia-si-attivo-netto-ritardo/

  126. marzo 18, 2016 alle 10:14 pm

    A.N.S.A., 18 marzo 2016
    Alluvione 2013: testi rievocano dramma.
    Lacrime e rabbia in tribunale a Tempio per processo a sindaci: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2016/03/18/alluvione-2013-testi-rievocano-dramma_f656a566-dcea-4f54-bfb0-6b20682d651b.html

    ____________________________

    da Sardinia Post, 18 marzo 2016
    Alluvione 2013, il dramma rivive in aula col racconto dei testimoni: http://www.sardiniapost.it/cronaca/alluvione-2013-dramma-rivive-aula-col-racconto-dei-testimoni/

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