Ancora “calamità innaturali”, questa volta a Livorno.


Un po’ di pioggia sostenuta è, ormai, sinonimo di calamità innaturali, nel povero Bel Paese.

A Genova come a Olbia, a Capoterra come in tutta Italia, dove han causato più di 5 mila morti e danni spaventosi negli ultimi cinquant’anni.

Il copione è ormai logoro: un temporalone più forte degli altri, qualche torrente riprende il suo corso naturale ostruito da rifiuti, costruzioni, pasticci urbanistici vari. Le consuete vittime che abitavano case che non dovevano abitare. La magistratura indaga.  Le ben note dichiarazioni di politici di vario livello, l’italico scaricabarile.

Restano i morti, restano i danni, resta il disastro idrogeologico e morale di un Bel Paese che meriterebbe molto di meglio.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

A.N.S.A., 10 settembre 2017

Maltempo a Livorno: sei morti e due dispersi. Distrutta famiglia, anche un bambino. Procura avvia indagini.

 

 

Albinia, alluvione (novembre 2012)

da Il Tirreno, 10 settembre 2017

Livorno, famiglia muore nella casa sommersa. Sette vittime, bimba salvata dal babbo che resta ucciso.

Salva solo la bimba di tre anni che il babbo è riuscito a trascinare fuori dal fango per poi rientrare nell’appartamento, insieme al nonno. Entrambi sono morti nel tentativo di salvare i familiari. Ci sono due dispersi.

 

(foto A.N.S.A.)

 

 

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  1. capitonegatto
    settembre 11, 2017 alle 9:55 am

    Lo scempio ambientale gia’ fatto non lo toglie nessuno, ma almeno nei periodi di siccita’
    ( che si ripeteranno ) , le regioni dovrebbero programmare interventi di manutenzione del territorio : pulizia alveo corsi d’acqua, costruzione di argini, pulizia tombini, ecc. Non e’ noto se questo programma ,e il costo degli interventi, viene presentato al governo .

    • Porico
      settembre 11, 2017 alle 7:58 pm

      E magari cominciare a chiamare alle loro precise responsabilità, civili e giudiziarie, i Sindaci responsabili dei maggiori sfasci ambientali, i quali hanno tutti un comune denominatore : cemento selvaggio. In Sardegna Capoterra e Olbia ,per esempio .

  2. settembre 11, 2017 alle 2:55 pm

    da La Stampa, 11 settembre 2017
    Una trappola costruita dall’uomo. (Mario Tozzi) (http://www.lastampa.it/2017/09/11/cultura/opinioni/editoriali/una-trappola-costruita-dalluomo-GthwAi5Dj4aHCCwwMuZusN/pagina.html)

    Quando in un luogo ci sono le abitazioni sott’acqua, nel posto sbagliato ci sono sempre le case, non il fiume. Una considerazione che vale anche quando vengono colpite le città e i luoghi dove gli uomini vivono da sempre. Fatta questa doverosa assunzione di principio, il dettaglio di questi ultimi eventi alluvionali è tristemente lo stesso di quelli passati e comprende, nell’ordine: un’allerta meteo che viene spesso non compresa o sottovalutata, una perturbazione che evolve secondo meccanismi non esattamente lineari, un territorio complessivamente sempre più impreparato, cittadini che attuano comportamenti incomprensibili e contro-intuitivi e amministratori impreparati e spesso colpevoli.

    Per prima cosa si dovrebbe capire che le previsioni meteo, oggi molto più precise che in passato, non sono perfette, soprattutto quando si sviluppano perturbazioni a carattere violento come quelle v-shaped (a forma di V) che sembra si siano scatenate ieri notte. Sono temporali «autorigeneranti», cioè che trovano nuova alimentazione nel passaggio sopra mari caldi, come oggi è il Tirreno. E tendono a diventare la regola. Il caso di Irma e degli uragani del Golfo del Messico insegna che le previsioni vanno corrette in corso d’opera anche alle nostre latitudini. Cioè vanno seguite e «aggiustate», così come si fa per gli uragani, che cambiano più volte direzione, velocità e stima della forza sviluppata.

    Poi non si dovrebbe dimenticare la lezione del passato: Livorno era stata duramente colpita, con modalità analoghe, nel 2009 e poco conta il confronto dei mm di pioggia di allora (poco meno di 100 in due ore) contro quelli di ieri (attorno a 200 nello stesso lasso). Le immagini di ieri sono le medesime di oggi. Esattamente le stesse, con le acque e il fango che invadono strade e ferrovia e con le persone in difficoltà nei piani bassi e nelle cantine. E’ davvero impressionante che si possa ancora oggi morire ad un piano basso per un’alluvione: è presto per comprendere la dinamica esatta, ma, se piove, le scale le dovresti salire fino al tetto, non scenderle. Sono i due tipici problemi del confronto degli italiani con gli eventi naturali che diventano catastrofici solo per colpa nostra: mancanza di esercizio della memoria e scarsa conoscenza dei fenomeni stessi. Come se i morti e i danni delle alluvioni dipendessero dal fato e non dal nostro atteggiamento.

    Questo è il punto cruciale: quando in due ore piove la stessa acqua che un tempo cadeva in sei mesi si dovrebbe guardare piuttosto in terra che non al cielo. Soprattutto dopo un estenuante periodo di siccità, che ha reso praticamente impermeabile il suolo, e soprattutto dove cemento e asfalto hanno peggiorato la situazione, come in tutte le nostre città, ormai ostacolo alla naturale infiltrazione delle piogge in profondità (così che queste piogge rischiano anche di non ricaricare le falde sotterranee). Tutta l’acqua così resta in superficie e invade città, case e infrastrutture, visto che i corsi d’acqua sono sbarrati e spesso tombati e non possono evacuare tutto quel carico.

    Chi amministra i territori a rischio naturale (ormai ben noti), terremoti o alluvioni che siano, non dovrebbe trincerarsi dietro il fatto straordinario o l’evento mai visto prima. Intanto perché, a guardar bene, di eccezionale non c’è quasi mai niente e l’evento che ieri accadeva ogni vent’anni, oggi avviene ogni anno. E secondo perché il cambiamento climatico in atto ha impresso ai fenomeni meteorologici un’accelerazione e un’imprevedibilità che impongono comunque un cambio di marcia significativo. Che va messo in opera durante tutto l’anno, perché la prevenzione si fa quando non piove e si fa con coraggio, attraverso una pianificazione che tenga conto degli eventi naturali, e arrivando fino a spostare le persone dai luoghi più pericolosi perché, in quei luoghi, il rischio lo hanno creato proprio loro. Non è questione di argini o barriere (sempre meno utili), ma di cultura.

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    da Il Fatto Quotidiano, 11 settembre 2017
    Alluvione Livorno, Rio Ardenza e Rio Maggiore: i torrenti a rischio che tutti temevano e i tanti lavori diventati inutili.
    Allagamenti ciclici, milioni di euro per le opere di messa in sicurezza, monitoraggi ed adeguamenti: Rio Ardenza e Rio Maggiore sono sorvegliati speciali da sempre nella città toscana. Ma le molte opere per la ricettività dell’acqua si sono rivelate insufficienti. La città si scopre vulnerabile. E ritrova la solidarietà. (Diego Pretini): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/11/alluvione-livorno-rio-ardenza-e-rio-maggiore-i-torrenti-a-rischio-che-tutti-temevano-e-i-tanti-lavori-diventati-inutili/3848814/

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    Maltempo Livorno, il testimone nell’area disastrata: “Rive del fiume sporche, c’erano resti del taglio della vegetazione”: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/11/maltempo-livorno-il-testimone-nellarea-disastrata-rive-del-fiume-sporche-cerano-resti-del-taglio-della-vegetazione/3849654/

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    da Tiscali Notizie, 11 settembre 2017
    Il sindaco 5stelle di Livorno e il pasticcio dell’allarme mancato. Corsi d’acqua tappati con il cemento sono esplosi.
    Se l’allerta è arancione, protezione civile e comune devono avvisare la cittadinanza via sms o telefoni fissi di usare cautela nell’uscire e nel guidare la macchina, evitare sottopassi e zone limitrofe a corsi d’acqua. Il sindaco: “non è allertato perché non c’era codice rosso”. (Claudia Fusani): http://notizie.tiscali.it/cronaca/articoli/sindaco-livorno-e-pasticcio-allarme-mancato/

  3. settembre 11, 2017 alle 6:42 pm

    Il Presidente Rossi non è credibile perché non usa i suoi poteri per far ordinare agli ingegneri del Genio Civile regionale la demolizione delle costruzioni realizzate negli alvei, nelle sponde e nelle fasce di 10 metri a lato dei corsi d’acqua, siano essi liberi che tombati.

    E’ il solito gioco dei “politici” inconscienti che fanno affidamento sulla memoria corta delle persone quando si recano ai seggi elettorali.

  4. settembre 12, 2017 alle 2:46 pm

    da La Stampa, 12 settembre 2017
    La minaccia dei fiumi “tombati”. Una rete di 12 mila chilometri.
    Alluvioni e nubifragi dimostrano la pericolosità dei canali sotterranei. Ma in Italia non è ancora stato compiuto un rilevamento completo. (Roberto Giovannini): http://www.lastampa.it/2017/09/12/scienza/ambiente/focus/la-minaccia-dei-fiumi-tombati-una-rete-di-mila-chilometri-iXUpzjptBLuqPrEJgddq7H/pagina.html

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    Quartieri al buio, strade inagibili. Si scatena la rabbia dei romani: “Negli Usa c’è Irma, qui Virginia”.
    E la sindaca si giustifica: è colpa del cambiamento climatico. (Maria Corbi): http://www.lastampa.it/2017/09/12/italia/cronache/quartieri-al-buio-strade-inagibili-si-scatena-la-rabbia-dei-romani-negli-usa-c-irma-qui-virginia-W58TDXburdMpJIcnEolDbO/pagina.html

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    A.N.S.A., 11 settembre 2017
    Meteorologo: ‘Le piogge non sono aumentate, è il territorio che è cambiato’.
    Meteoreport: ‘Questo vale anche per i cicloni tropicali’. (http://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2017/09/11/meteorologo-le-piogge-non-sono-aumentate-e-il-territorio-che-e-cambiato_ae6375ed-0fed-4f78-a3ed-6cdc98bd867f.html)

    Negli ultimi decenni non sono aumentati i nubifragi in Italia, come pure non sono cresciuti di numero e di potenza i cicloni tropicali nelle Americhe. Lo sostiene il meteorologo Luciano Capeccioni del sito meteoreport.it.

    “Non c’è stato negli ultimi 35 anni un aumento della frequenza dei fenomeni atmosferici devastanti sull’Italia – spiega Capeccioni -. I nostri dati statistici non indicano sostanziali variazioni nel numero degli eventi come quello di Livorno. Sono fenomeni che sono sempre avvenuti. La differenza è che in passato il territorio era meno antropizzato e cementificato e i danni delle alluvioni erano meno gravi.

    Inoltre oggi le informazioni girano molto di più, quindi abbiamo più notizie e i fenomeni ci sembrano più grandi”. Per Capeccioni “anche i cicloni tropicali non sono aumentati di numero e di intensità. La loro frequenza anche oggi rientra nella media. Irama non è stato neanche fra i primi dieci più potenti dal 1700 ad oggi”. Secondo il meteorologo, è un dato di fatto che le temperature medie nel mondo siano salite dal 1985: “Ma non ci sono prove – aggiunge – che questo riscaldamento globale abbia influito sui fenomeni atmosferici devastanti”.

  5. settembre 13, 2017 alle 2:56 pm

    complimenti.

    da Il Fatto Quotidiano, 13 settembre 2017
    Alluvione Livorno, il piano dimenticato della Protezione Civile: l’anagrafe delle case a rischio e le telefonate mai partite.
    l sistema del Comune per le emergenze ambientali è stato revisionato, ma attende da 8 mesi l’ok del consiglio comunale. Lì dentro, tra le altre cose, c’è la tabella di tutte le aree a più alto pericolo idraulico (tra queste quelle del Rio Maggiore e del Rio Ardenza) e il dispositivo da applicare in caso di allerta arancione, che avverte di possibili “fenomeni pericolosi per l’incolumità delle persone”. E prevede un sistema di avvertimenti via telefono. (Diego Pretini): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/13/alluvione-livorno-il-piano-dimenticato-della-protezione-civile-lanagrafe-delle-case-a-rischio-e-le-telefonate-mai-partite/3852594/

  6. settembre 21, 2017 alle 2:50 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 16 settembre 2017
    Alluvione, dai blocchi della burocrazia ai fiumi interrati: lo choc di Livorno è un bignami per capire cosa dovrà cambiare.
    Bisogna cambiare approccio, dicono tutti. Ma oltre a non costruire più sotto al livello dei corsi d’acqua e a allerta tempestivi, il caso del disastro della città è l’esempio su cosa dovrà cambiare nell’innalzamento degli standard di sicurezza. (Diego Pretini, Veronica Ulivieri): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/16/alluvione-dai-blocchi-della-burocrazia-ai-fiumi-interrati-lo-choc-di-livorno-e-un-bignami-per-capire-cosa-dovra-cambiare/3855304/

  7. ottobre 17, 2017 alle 2:56 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 17 ottobre 2017
    Livorno, ex capo della Protezione Civile: “Sindaco dev’essere sempre in plancia. Ad agosto smontata struttura d’eccellenza”.
    Audito da una commissione del Comune il geologo trasferito ad agosto all’ufficio mobilità dopo 11 anni alla guida della macchina delle emergenze: “Prima univa pronto intervento, poi Nogarin ha deciso di affiancarla ai vigili urbani. Ma il primo cittadino è sempre al centro delle decisioni”. Intanto in Procura i filoni d’indagine sono tre (e le perizie almeno 5).
    (Diego Pretini, Emilia Trevisani): http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/10/17/livorno-ex-capo-della-protezione-civile-sindaco-devessere-sempre-in-plancia-ad-agosto-smontata-struttura-deccellenza/3917551/

  1. settembre 11, 2017 alle 7:33 am

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