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Usi civici e terre collettive, la Regione autonoma della Sardegna inizia a muoversi, pur con scandalosi ritardi.


bosco di Aceri e cielo

anche su Il Manifesto Sardo (“Usi civici e terre collettive, la Regione autonoma della Sardegna inizia a muoversi con scandalosi ritardi“), n. 250, 1 dicembre 2017

 

La campagna per la tutela delle terre collettive della Sardegna che il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus sta conducendo da anni sta iniziando a dare i primi frutti concreti, finalmente. 

E sta ponendo all’attenzione di tutti la scandalosa assenza di decenni delle Istituzioni pubbliche preposte alla difesa di questi straordinari patrimoni collettivi.

Azioni legali, petizioni popolari, iniziative di sensibilizzazione, un incontro con il Presidente della Regione Francesco Pigliaru hanno contribuito non poco all’emanazione della recente legge regionale Sardegna n. 11/2017 (artt. 36-41) che consente una razionalizzazione e un ritorno alla legalità in tema di usi civici e, soprattutto, un lento inizio delle operazioni di conclusione degli accertamenti dei demani civici e una ancor più lenta presa d’atto delle competenze in tema di recupero dei terreni a uso civico illecitamente occupati da privati.

 

funghi nel sottobosco

Che cosa sta facendo l’Assessorato dell’agricoltura e riforma agropastorale della Regione autonoma della Sardegna.

L’Assessorato regionale dell’Agricoltura ha per la prima volta in tanti anni preso una posizione ufficiale, rispondendo (nota prot. n. 21622 del 22 novembre 2017) ) all’istanza (31 ottobre 2017) inoltrata dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus per il recupero ai rispettivi demani civici (art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) di migliaia di ettari di terreni a uso civico occupati illegittimamente da Privati e da Società immobiliari e l’emanazione dei provvedimenti di accertamento di ben 120 demani civici rientranti in altrettanti Comuni, nonché la razionalizzazione delle terre collettive (artt. 36-41 della legge regionale n. 11/2017).

Infatti, in Sardegna sono stati accertati demani civici in ben 236 Comuni sui 377[1], in altri 120 il provvedimento di accertamento è pronto, ma non è stato promulgato (in 22 Comuni non sono stati riscontrati diritti di uso civico), complessivamente 4-500 mila ettari.

Dopo una lunga disamina sulla normativa e sulle procedure di accertamento dei demani civici (terreni di origine feudale o ademprivile, terreni di antico possesso), è stato dichiarato che “nel 2012 l’Amministrazione regionale ha finito di acquisire le relazioni tecniche relative a quasi tutti i Comuni per i quali fino ad allora non era stato ancora adottato il provvedimento amministrativo di accertamento sugli usi civici o la dichiarazione di non esistenza di usi civici. … per alcuni Comuni è stata acquisita la sola relazione di inventario, sul presupposto che l’accertamento amministrativo fosse già stato compiuto dal Commissario degli usi civici, mentre in effetti tale accertamento era solo parziale in quanto relativo a diritti di uso civico in favore  di residenti in altri Comuni”.

Nel dicembre 2016 (deliberazioni Giunta regionale n. 65/34 del 6 dicembre 2017 e n. 69/16 del 23 dicembre 2016) le competenze in materia di accertamento dei demani civici sono state delegate all’Agenzia Argea Sardegna, avvalendosi “delle relazioni tecniche specialistiche già acquisite dall’Amministrazione regionale” fin dal 2012.

bosco e cielo

In seguito, “nel mese di aprile 2017 è stato formalizzato il passaggio di consegne tra la Direzione generale dell’agricoltura e riforma agropastorale e la Direzione generale di ARGEA Sardegna”.

In proposito, concorda l’Agenzia Argea Sardegna, la quale ha comunicato (nota prot. n. 74239 dell’8 novembre 2017) che, dopo aver ricevuto le relative deleghe in materia da parte della Giunta regionale (dicembre 2016), ha “provveduto ad avviare il procedimento di accertamento dei diritti di uso civico in contraddittorio con i 120 Comuni Sardi che ancora risultavano fuori dall’inventario generale delle terre civiche”.

Quindi, “ad oggi sono stati interessati n. 79 Comuni ai quali l’Agenzia, con apposita comunicazione, ha provveduto ad inviare i lavori svolti dalle ditte aggiudicatrici dell’appalto regionale” consegnato da ben 5 anni all’Assessorato regionale dell’agricoltura, “fissando in mesi 6 il termine per le eventuali osservazioni sul lavoro svolto. Entro la fine del corrente anno eguali comunicazioni saranno inviate ai rimanenti 41 Comuni”.

Inoltre “si è … provveduto a bandire un avviso pubblico per l’erogazione di un contributo ai Comuni interessati per la redazione dei piani di valorizzazione delle terre civiche. Allo stato sono pervenute 40 domande (in fase di istruttoria) ed il bando, essendoci ancora risorse, è ad oggi aperto”.

In poche parole, l’Agenzia Argea Sardegna sta facendo adesso quanto avrebbe dovuto fare da cinque anni l’Assessorato regionale dell’agricoltura: certo, il contraddittorio con i Comuni è previsto dall’art. 5 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i. ed “è necessaria un’attività istruttoria che possa validare gli esiti  delle ricerche e valutazioni compiute dai professionisti incaricati, tenuto conto anche della normativa sopravvenuta rispetto al tempo in cui sono state svolte quelle ricerche”, ma non si può dimenticare che in sede di appalto il contraddittorio con i Comuni era stato già svolto.

gemme, acqua, bosco

L’Assessorato regionale dell’Agricoltura ha, poi, svolto una disamina delle motivazioni per cui terreni a uso civico risultino occupati senza titolo (occupazioni illecite, vendite senza autorizzazione da parte dei Comuni, realizzazione di opere pubbliche, piani di riordino fondiario, ecc.).

Spesso e volentieri “è quasi completamente mancata una sensibilità nei confronti dell’istituto (gli usi civici, n.d.r.) da parte di tutti gli organi istituzionali interessati, oltre che dell’opinione pubblica”.

A fronte di tali situazioni, in Sardegna e in altre Regioni (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Veneto, Puglia) si è provveduto con operazioni normative di sdemanializzazione per “sanare” interventi illegittimi, seppure in via eccezionale (Corte cost. n. 511/1991).

Attualmente, però, tali situazioni appaiono in via di superamento nell’Isola, soprattutto grazie ai piani di valorizzazione e recupero delle terre civiche (artt. 8 e ss. della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.), per la cui predisposizione sono stati stanziati dalla Regione 700 mila euro in favore dei Comuni, e grazie alla legge regionale n. 11/2017 (artt. 36-41), “cui si è giunti anche grazie al prezioso contributo” del GrIG, “è stato stabilito l’impianto normativo regionale probabilmente maggiormente coerente, al livello nazionale, con i principi stabiliti dalla Corte costituzionale per una corretta gestione degli usi civici (in particolare, con la disciplina della co-pianificazione necessaria per la valutazione degli aspetti paesaggistici e con la previsione della necessaria compensazione nei casi di sdemanializzazione)”.

Rimane, residuale, anche l’istituto della legittimazione (artt. 9-10 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) in favore dei piccoli coltivatori diretti.

Finalmente, poi, l’Assessorato regionale dell’Agricoltura ha preso in considerazione il recupero ai demani civici delle terre collettive illecitamente occupate, più volte sollecitato da istanze ecologiste.

bosco e girasoli

Con la deliberazione Giunta regionale n. 48/30 del 17 ottobre 2017 è stato approvato l’ultimo Atto di indirizzo interpretativo e applicativo per la gestione dei procedimenti amministrativi relativi agli usi civici,

Al punto 6 afferma esplicitamente: “in tutti i casi di occupazione di terreni da parte di terzi privi di titolo ovvero in virtù di titolo non valido, il Comune dovrà attivare le procedure di recupero, a seconda dei casi in via amministrativa o in via giudiziale. Laddove il Comune non attivi le procedure di recupero entro 12 mesi dall’approvazione delle presenti direttive, o dall’accertamento degli usi civici per i Comuni che ne sono ancora privi, la Giunta regionale, su proposta dell’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro – pastorale, provvederà ai sensi dell’art. 22, comma 2, della L.R. n. 12/1994 e s.m.i. e dell’art. 9 della L.R. n. 9/2006, alla nomina di un Commissario ad acta, i cui poteri verranno esercitati avvalendosi delle strutture organizzative e delle risorse strumentali del Comune, e con oneri a carico del Comune”.

Piaccia o no, finalmente un punto fermo e chiaro, seppure alla bellezza di 23 anni dall’emanazione della legge regionale n. 12/1994 che prevede, all’art. 22, l’obbligo di recupero in capo ai Comuni e, in via sostitutiva, alla Regione, delle terre collettive occupate illecitamente da privati.[2]

In molti casi sarà necessario esperire azioni presso il Commissario per gli usi civici (art. 29 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.) per accertare la qualitas soli e ottenere la reintegra dei terreni al demanio civico in via giudiziale, vi saranno molto probabilmente richieste di risarcimento danni da parte dei privati acquirenti in buona fede di terreni a uso civico illegittimamente venduti da Comuni, ma – finalmente – la Regione autonoma della Sardegna inizia a occuparsi dei demani civici isolani, seppure lentamente,

 

Cuglieri, Cascata di Capo Nieddu

Che cosa ha avviato l’Agenzia Argea Sardegna.

L’Agenzia Argea Sardegna ha anch’essa risposto (nota prot. n. 74239 dell’8 novembre 2017) all’istanza (31 ottobre 2017) inoltrata dal Gruppo d’Intervento Giuridico onlus.

In proposito, ha comunicato che, dopo aver ricevuto le relative deleghe in materia da parte della Giunta regionale (dicembre 2016), ha “provveduto ad avviare il procedimento di accertamento dei diritti di uso civico in contraddittorio con i 120 Comuni Sardi che ancora risultavano fuori dall’inventario generale delle terre civiche”.

Quindi, “ad oggi sono stati interessati n. 79 Comuni ai quali l’Agenzia, con apposita comunicazione, ha provveduto ad inviare i lavori svolti dalle ditte aggiudicatrici dell’appalto regionale” consegnato da ben 5 anni all’Assessorato regionale dell’agricoltura, “fissando in mesi 6 il termine per le eventuali osservazioni sul lavoro svolto. Entro la fine del corrente anno eguali comunicazioni saranno inviate ai rimanenti 41 Comuni”.

Inoltre “si è … provveduto a bandire un avviso pubblico per l’erogazione di un contributo ai Comuni interessati per la redazione dei piani di valorizzazione delle terre civiche. Allo stato sono pervenute 40 domande (in fase di istruttoria) ed il bando, essendoci ancora risorse, è ad oggi aperto”.

In poche parole, l’Agenzia Argea Sardegna sta facendo adesso quanto avrebbe dovuto fare da cinque anni l’Assessorato regionale dell’agricoltura: se mai ve ne fosse stato bisogno, visto che in sede di appalto il contraddittorio con i Comuni era stato già svolto.

Come nel Gioco dell’Oca, si ritorna al punto di partenza.

Una scandalosa omissione pluriennale, ma – finalmente – il processo è ormai avviato.

 

corso d’acqua nel bosco

Qual è la situazione attuale delle terre collettive in Sardegna.

In Sardegna sono stati accertati demani civici in ben 236 Comuni sui 377, in altri 120 il provvedimento di accertamento è pronto, ma non è stato promulgato (in 21 Comuni non sono stati riscontrati diritti di uso civico), complessivamente 4-500 mila ettari.

Ricordiamo, inoltre, che attraverso un’analisi dei dati pubblici dell’Inventario generale delle Terre civiche, è stato possibile verificare un’ampia casistica di terreni appartenenti ai rispettivi demani civici, ma occupati senza alcun titolo da Privati.

Come noto, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus nell’ambito della propria campagna per la tutela delle terre collettive, ha inoltrato varie istanze (21 ottobre 2015, 30 gennaio 2017, 31 ottobre 2017) in proposito: i Comuni interessati sono San Vero Milis, Narbolia, Cabras, Lotzorai, Alà dei Sardi, Porto Torres, Dolianova, Carloforte, Barumini e Posada.

Coinvolta anche la Regione autonoma della Sardegna (Presidenza, Assessorato dell’agricoltura, Agenzia Argea Sardegna, Direzione generale Pianificazione territoriale e vigilanza edilizia) e le strutture del Ministero per i beni e attività culturali (Ministro, Direzione generale Paesaggio, Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e di Sassari) per l’esercizio dei poteri sostitutivi in caso di inerzia comunale e per l’abusivismo edilizio presente nelle terre collettive, informate per gli accertamenti e i provvedimenti di competenza la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, la Procura regionale della Corte dei conti per la Sardegna e il Commissariato per gli Usi Civici per la Sardegna.

Naturalmente anche in tanti altri Comuni sardi si riscontrano analoghe situazioni, da Orosei a San Gavino Monreale, da Portoscuso a Baunei, ma da qualche parte bisogna pur iniziare.

San Vero Milis – Narbolia, pineta costiera di Is Arenas

Fra i casi più rilevanti vi sono gli oltre 530 ettari di dune boscate di Is Arenas, fra San Vero Milis (la gran parte) e Narbolia, ora intestati alle società immobiliari del Gruppo Is Arenas e ad altre società turistico-edilizie (Villaggio Pineta s.p.a., Sviluppo e Produzione s.p.a.), 55 ettari di bosco e macchia mediterranea di Bricco Nasca, a Carloforte, le decine di lotti nella località costiera di Tancau, a Lotzorai, i circa 150 mila metri quadri intestati alla società estrattiva Industriale Monte Rosè a Porto Torres.

Singolare quanto accaduto sulla costa di Posada: oltre 550 mila metri quadri intestati a una società immobiliare (la Lagare s.p.a.di Como) a Monte Orvile, vennero con autorizzazione regionale con atto del 26 marzo 1964 rogato presso la Prefettura di Nuoro, e poi vennero recentemente (2013) ricomprati dal Comune, dopo varie vicissitudini e rischi speculativi, pur non rientrando nel demanio civico.   Sempre a Posada, tanti piccoli lotti risultano occupati da Privati sulla costa di San Giovanni – Sos Palones.

E ancora: decine e decine di ettari di pascoli e bosco a uso civico intestati a Privati ad Alà dei Sardi (centinaia di ettari di boschi a uso civico sono stati venduti all’allora Azienda Foreste Demaniali della Regione Sardegna) e ben 12.382.732 metri quadri ceduti in diritto di superficie dal Comune per la realizzazione della centrale eolica della Geopower s.r.l. – Falck Renewables.    L’operazione è stata legittimamente autorizzata?       I diritti di uso civico dei residenti sono stati tutelati?

Carloforte, Capo Sandalo

Sulle colline e i monti (loc. Pillonadoris, Monti Mannu, Padentino, Sa Mitza e s’Iixi e altre) di Dolianova risultano parecchi ettari di terreni a uso civico intestati a Privati senza alcuna spiegazione, mentre nel Sinis di Cabras non si contano i terreni appartenenti al demanio civico con intestazione a Privati: da Is Aruttas a Mari Ermi, da Mistras a San Giovanni di Sinis, da Funtana Meiga a S’Acqua Mala, ad Acqua Durci – Sa Concullia Ogai. Analoga situazione a Mandriola e Su Pallosu, in territorio comunale di San Vero Milis, dove a partire dagli anni ’60 del secolo scorso sono stati alienati illegittimamente a Privati numerosi lotti di terreno ormai edificati sul litorale.   Svariati ettari di terreno agricolo appartenenti al demanio civico di Barumini (ma in territorio comunale di Las Plassas) risultano anch’essi intestati a Privati.

Finora, purtroppo, non si ha notizia di alcuna attività comunale o regionale finalizzata al recupero dei terreni a uso civico occupati senza titolo da Privati.

Chi ci guadagna?  Riscontri elettorali, imprese industriali, piccoli e grandi abusi (forse anche di qualche amministratore pubblico), grandi imprese immobiliari.

Chi ci perde?  Le tante collettività locali sparse in tutta la Sardegna (in tre quarti dei Comuni sono presenti terre a uso civico), a cui vengono sottratti coste, pascoli, boschi senza nulla in cambio.   Tutti noi per quanto concerne il valore ambientale dei demani civici.

La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ha aperto in proposito un procedimento penale, esteso anche alla denunciata mancata promulgazione di più di 120 provvedimenti di accertamento di altrettanti demani civici che han dormito nei cassetti regionali per 5 anni.

Tuttavia, la recente legge regionale Sardegna n. 11/2017 (artt. 36-41) consente una razionalizzazione e un ritorno alla legalità in tema di usi civici.   In proposito, il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha espresso forte soddisfazione, in quanto sono state sostanzialmente accolti i contenuti della propria Proposta di legge regionale “Trasferimento dei diritti di uso civico e sdemanializzazione di aree compromesse appartenenti ai demani civici.

Cabras, Torre di S. Giovanni di Sinis e Tharros

La recente legge regionale prevede interventi esclusivamente finalizzati a ripristino e bonifiche ambientali nei demani civici in assenza di titolo per l’occupazione dei terreni (art. 36), come in varie aree minerarie del Sulcis, viene introdotta la valutazione paesaggistica congiunta con il Ministero per i beni e attività culturali attraverso l’istituto della copianificazione nei casi di permuta e alienazione di terreni a uso civico (art. 37), viene resa permanente la possibilità del trasferimento dei diritti di uso civico in caso di reali benefici per la collettività locale titolare dei diritti (art. 38).

Inoltre, finalmente, l’ipotesi di sdemanializzazione di terreni a uso civico che abbiano perso irreversibilmente le loro caratteristiche morfologiche viene vincolata al trasferimento dei diritti di uso civico in terreni di valore ambientale messi a disposizione da parte del Comune interessato e dalla Regione (art. 39), così da non impoverire ambiente e patrimonio delle comunità locali nei casi di trasformazioni irreversibili di terreni a uso civico. In questo modo si viene anche incontro ai tanti cittadini che hanno incolpevolmente acquistato dai Comuni e realizzato la propria casa su terreni a uso civico venduti illegittimamente.  Anche nei casi di sdemanializzazione e trasferimento dei diritti di uso civico la valutazione congiunta del valore paesaggistico è attuata attraverso l’istituto della copianificazione, mentre vengono previste procedure per la regolarizzazione degli atti di alienazione eventualmente intervenuti.

Un primo importantissimo passo verso la legalità e la corretta gestione di diritti collettivi e di un patrimonio che interessa 4-500 mila ettari di coste, boschi, pascoli, terreni agricoli e quasi tutti i territori comunali dell’Isola.

Un segnale positivo, infine, è dato dalla recente approvazione definitiva (26 ottobre 2017) della legge nazionale 20 novembre 2017, n. 168 su Norme in materia di domini collettivi (in G.U. n. 278 del 28 novembre 2017).   Un punto fermo per la salvaguardia dei diritti di uso civico e dei demani civici.

Regione autonoma della Sardegna e Comuni devono finalmente fare la loro parte fino in fondo per garantire diritti collettivi dei cittadini e la salvaguardia ambientale di circa un quinto dell’Isola.

Stefano DeliperiGruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

 

qui il rapporto Usi civici story, in Sardegna.

 

 

 

Baunei, Baccu Goloritzè

Legge 20 novembre 2017, n. 168

“Norme in materia di domini collettivi”

 

Art. 1.

(Riconoscimento dei domini collettivi)

  1. In attuazione degli articoli 2, 9, 42, secondo comma, e 43 della Costituzione, la Repubblica riconosce i domini collettivi, comunque denominati, come ordinamento giuridico primario delle comunità originarie:
    a) soggetto alla Costituzione;
    b) dotato di capacità di autonormazione, sia per l’amministrazione soggettiva e oggettiva, sia per l’amministrazione vincolata e discrezionale;
    c) dotato di capacità di gestione del patrimonio naturale, economico e culturale, che fa capo alla base territoriale della proprietà collettiva, considerato come comproprietà inter-generazionale;
    d) caratterizzato dall’esistenza di una collettività i cui membri hanno in proprietà terreni ed insieme esercitano più o meno estesi diritti di godimento, individualmente o collettivamente, su terreni che il comune amministra o la comunità da esso distinta ha in proprietà pubblica o collettiva.
    2. Gli enti esponenziali delle collettività titolari dei diritti di uso civico e della proprietà collettiva hanno personalità giuridica di diritto privato ed autonomia statutaria.

Art. 2

(Competenza dello Stato)

  1. La Repubblica tutela e valorizza i beni di collettivo godimento, in quanto:
    a) elementi fondamentali per la vita e lo sviluppo delle collettività locali;
    b) strumenti primari per assicurare la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale nazionale;
    c) componenti stabili del sistema ambientale;
    d) basi territoriali di istituzioni storiche di salvaguardia del patrimonio culturale e naturale;
    e) strutture eco-paesistiche del paesaggio agro-silvo-pastorale nazionale;
    f) fonte di risorse rinnovabili da valorizzare ed utilizzare a beneficio delle collettività locali degli aventi diritto.
    2. La Repubblica riconosce e tutela i diritti dei cittadini di uso e di gestione dei beni di collettivo godimento preesistenti allo Stato italiano. Le comunioni familiari vigenti nei territori montani continuano a godere e ad amministrare loro beni in conformità dei rispettivi statuti e consuetudini, riconosciuti dal diritto anteriore.
    3. Il diritto sulle terre di collettivo godimento si caratterizza quando si verificano le seguenti situazioni:
    a) avere normalmente, e non eccezionalmente, ad oggetto utilità del fondo consistenti in uno sfruttamento di esso;
    b) essere riservato ai componenti della comunità, salvo diversa decisione dell’ente collettivo.
    4. I beni di proprietà collettiva e i beni gravati da diritti di uso civico sono amministrati dagli enti esponenziali delle collettività titolari. In mancanza di tali enti i predetti beni sono gestiti dai comuni con amministrazione separata. Resta nella facoltà delle popolazioni interessate costituire i comitati per l’amministrazione separata dei beni di uso civico frazionali, ai sensi della legge 17 aprile 1957, n. 278.
    5. I princìpi della presente legge si applicano alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e di Bolzano in conformità ai rispettivi statuti e alle relative norme di attuazione.

Art. 3

(Beni collettivi)

  1. Sono beni collettivi:
    a) le terre di originaria proprietà collettiva della generalità degli abitanti del territorio di un comune o di una frazione, imputate o possedute da comuni, frazioni od associazioni agrarie comunque denominate;
    b) le terre, con le costruzioni di pertinenza, assegnate in proprietà collettiva agli abitanti di un comune o di una frazione, a seguito della liquidazione dei diritti di uso civico e di qualsiasi altro diritto di promiscuo godimento esercitato su terre di soggetti pubblici e privati;
    c) le terre derivanti: da scioglimento delle promiscuità di cui all’articolo 8 della legge 16 giugno 1927, n. 1766; da conciliazioni nelle materie regolate dalla predetta legge n. 1766 del 1927; dallo scioglimento di associazioni agrarie; dall’acquisto di terre ai sensi dell’articolo 22 della medesima legge n. 1766 del 1927 e dell’articolo 9 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102; da operazioni e provvedimenti di liquidazione o da estinzione di usi civici; da permuta o da donazione;
    d) le terre di proprietà di soggetti pubblici o privati, sulle quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici non ancora liquidati;
    e) le terre collettive comunque denominate, appartenenti a famiglie discendenti dagli antichi originari del luogo, nonché le terre collettive disciplinate dagli articoli 34 della legge 25 luglio 1952, n. 991, 10 e 11 della legge 3 dicembre 1971, n. 1102, e 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97;
    f) i corpi idrici sui quali i residenti del comune o della frazione esercitano usi civici.
    2. I beni di cui al comma 1, lettere a), b), c), e) e f), costituiscono il patrimonio antico dell’ente collettivo, detto anche patrimonio civico o demanio civico.
    3. Il regime giuridico dei beni di cui al comma 1 resta quello dell’inalienabilità, dell’indivisibilità, dell’inusucapibilità e della perpetua destinazione agro-silvo-pastorale.
    4. Limitatamente alle proprietà collettive di cui all’articolo 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, è fatto salvo quanto previsto dall’articolo 11, terzo comma, della legge 3 dicembre 1971, n. 1102.
    5. L’utilizzazione del demanio civico avviene in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo.
    6. Con l’imposizione del vincolo paesaggistico sulle zone gravate da usi civici di cui all’articolo 142, comma 1, lettera h), del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, l’ordinamento giuridico garantisce l’interesse della collettività generale alla conservazione degli usi civici per contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Tale vincolo è mantenuto sulle terre anche in caso di liquidazione degli usi civici.
    7. Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni esercitano le competenze ad esse attribuite dall’articolo 3, comma 1, lettera b), numeri 1), 2), 3) e 4), della legge 31 gennaio 1994, n. 97. Decorso tale termine, ai relativi adempimenti provvedono con atti propri gli enti esponenziali delle collettività titolari, ciascuno per il proprio territorio di competenza. I provvedimenti degli enti esponenziali adottati ai sensi del presente comma sono resi esecutivi con deliberazione delle Giunte regionali. Il comma 2 dell’articolo 3 della legge 31 gennaio 1994, n. 97, è abrogato.
    8. Negli eventuali procedimenti di assegnazione di terre definite quali beni collettivi ai sensi del presente articolo, gli enti esponenziali delle collettività titolari conferiscono priorità ai giovani agricoltori, come definiti dalle disposizioni dell’Unione europea vigenti in materia.

 

________________________

[1]  153 demani civici sono stati accertati dal Commissario per gli usi civici nel periodo 1934-1948, altri 2 successivamente, mentre 81 demani civici sono stati accertati dall’Assessorato regionale dell’Agricoltura nel 2005.

[2]                                                        Art.22 – Recupero dei terreni civici

  1. Entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge i Comuni devono promuovere le azioni necessarie per il recupero dei terreni comunali ad uso civico, il cui accertamento sia già avvenuto con decreto dell’organo competente, che risultino abusivamente occupati o detenuti senza titolo valido.
  2. In difetto vi provvede, su proposta dell’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro – pastorale, la Giunta regionale mediante la nomina di un commissario ad acta.

 

il massiccio del Gennargentu innevato visto dalla Giara

(foto A.L.C., J.I., S.D., archivio GrIG)

 

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  1. dicembre 3, 2017 alle 6:08 pm

    da Barbadillo, 1 novembre 2017
    Usi civici. Dalla legge Galasso all’esperienza del Grig in Sardegna. (Alfredo Incollingo): http://www.barbadillo.it/70659-usi-civici-dalla-legge-galasso-allesperienza-del-grig-in-sardegna/

  2. dicembre 12, 2017 alle 3:07 pm

    il Gabinetto del Ministro per i Beni e Attività Culturali e il Turismo ha chiesto (nota prot. n. 3247 del 6 novembre 2017) alle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e di Sassari di procedere in merito a quanto contenuto nell’esposto.

    La Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Ministero per i Beni e Attività Culturali e il Turismo ha chiesto alle Soprintendenze Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari e di Sassari di conoscere quali attività abbiano posto in essere in tema di usi civici, in particolare riguardo la Regione autonoma della Sardegna.

  1. dicembre 3, 2017 alle 8:49 pm

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