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Conflitti ambientali e sociali La consultazione pubblica preventiva sulle grandi opere può essere una buona soluzione.


Cagliari, manifestazione contro il "Progetto Eleonora" (29 luglio 2014)

Cagliari, manifestazione contro il “Progetto Eleonora” (29 luglio 2014)

anche su Il Manifesto Sardo (“Conflitti ambientali e la consultazione pubblica“), n. 174, 1 agosto 2014

 

L’Italia è attraversata da una crescita della conflittualità ambientale e sociale sempre più accentuata, determinata da una miriade di interventi pubblici e privati sul territorio dal pesante impatto ambientale, dalla dubbia efficacia positiva e comportanti spesso lo stravolgimento dei contesti economico-sociali locali.

La Tav, il Ponte sullo Stretto di Messina, il gasdotto “Rete Adriatica”, il gasdotto Galsi, l’alta velocità fiorentina, la diga di Monte Nieddu-Is Canargius, il progetto di ricerche energetiche “Eleonora” ad Arborea, mille altri progetti di “grandi opere” spesso soltanto spreco di soldi pubblici e distruzione ambientale avrebbero potuto avere una storia molto diversa.  Non è però mai troppo tardi per cambiare.

 

 

Una buona soluzione può esser rappresentata dalla consultazione pubblica preventiva in materia di grandi opere proposte.

E’ una forma di democrazia partecipativa, all’interno di un “contenitore giuridico”, che punta al coinvolgimento delle popolazioni interessate, di comitati e associazioni ecologiste, per diminuire le conflittualità, migliorare le progettazioni, evitare opere inutili, dispendiose, devastanti.

Il modello è il francese debat public, la c.d. legge Barnier, la n. 95-101 del 2 febbraio 1995 e parzialmente modificata nel 2001-2002, che – secondo stime di esperti – ha ridotto dell’80% la conflittualità relativa ai progetti con sensibile impatto ambientale.

In che cosa consiste la procedura del debat public?

Cagliari, manifestazione contro il "progetto Eleonora" (29 luglio 2014)

Cagliari, manifestazione contro il “progetto Eleonora” (29 luglio 2014)

Negli anni ’90 del secolo scorso, davanti alle dure contestazioni delle popolazioni locali contro il tracciato dell’alta velocità ferroviaria TGV Mediterranée Lione-Marsiglia, il governo francese ritenne opportuno che la progettazione delle “grandi opere” dovesse essere vagliata preventivamente in un “dibattito pubblico” tra tutti i soggetti interessati.

Così nacque la legge Barnier: venne istituita un’autorità indipendente (Commission Nationale du Débat Public), con il compito di organizzare la procedura su progetti di grandi infrastrutture. Per i progetti che superano una certa soglia (in termini finanziari) l’apertura del dibattito è automatica, per gli altri è decisa a discrezione della Commissione.

Mentre la procedura di valutazione di impatto ambientale si svolge sul progetto definitivo dell’opera, il débat public ha ad oggetto un’idea preliminare. La finalità è quella di analizzare il progetto per tempo, quando è possibile apportarvi rilevanti cambiamenti. La Commissione nazionale affida, poi, a una Commissione particolare la concreta gestione del dibattito, che si apre quando il soggetto proponente ha consegnato un dossier, scritto in linguaggio accessibile, che illustra le ragioni e le caratteristiche dell’opera proposta e le alternative progettuali.

Firenze, manifestazione contro tunnel Alta Velocità (2009)

Firenze, manifestazione contro tunnel Alta Velocità (2009)

Qualsiasi comitato o associazione può presentare le proprie osservazioni e le proprie proposte, in seguito pubblicate a cura della Commissione (Cahiers d’acteurs).    Si svolge quindi un’ampia campagna informativa tra la popolazione coinvolta dal progetto, poi il dibattito (4 mesi), mediante incontri aperti al pubblico, alcuni tematici (economici, ambientali, ecc.) sul progetto. La finalità è quella di confrontarsi sulla base di argomenti pertinenti.

Gli esiti del dibattito pubblico non hanno alcun valore giuridico vincolante.   Al termine del dibattito, infatti, il presidente della Commissione redige un rapporto dettagliato in cui si limita a illustrare gli argomenti pro e contro emersi nel corso degli incontri. Entro i tre mesi successivi il proponente dell’opera deve comunicare se intende mandare avanti il suo progetto, modificarlo o ritirarlo. In buona sostanza, però, le amministrazioni pubbliche competenti assumono il risultato del dèbat public quale linea di condotta nelle procedure autorizzative.

A partire dal 2002 sono stati conclusi circa 150 “dibattiti pubblici” su diversi tipi di infrastrutture (linee ferroviarie a alta velocità, linee tramviarie, autostrade, porti, rigassificatori, elettrodotti, centrali nucleari, aeroporti, invasi idrici).   Nella grande maggioranza dei casi il soggetto proponente pubblico o privato segue le risultanze del dèbat public.

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi per l'alta velocità (genn. 2010)

Firenze, Due Macelli, taglio degli alberi per l’alta velocità (genn. 2010)

E in Italia?

L’allora governo Monti approvò un disegno di legge in materia nella seduta del 30 ottobre 2012 del Consiglio dei Ministri, ma la proposta non approdò mai nelle aule parlamentari.

Finora c’è solo la legge regionale Toscana n. 69/2007 con risultati non del tutto lusinghieri. La critica più ricorrente? Non considerare abbastanza i contributi dei cittadini, come ammette lo stesso rapporto di monitoraggio sui primi anni di applicazione (maggio 2011).

La legge sulla consultazione pubblica preventiva sulle grandi opere potrebbe rappresentare davvero un notevole passo in avanti per l’ambiente, per la partecipazione dei cittadini, per la stessa finanza pubblica, sia a livello nazionale che nell’ambito regionale.

A patto, naturalmente, che si prendano in debita considerazione i contributi che in vario modo possano giungere da comitati, associazioni, popolazioni interessate.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. Michele
    agosto 1, 2014 alle 11:36 pm

    Certo che è ormai neccessario ricorrere ad una forma di consultazione pubblica preventiva non solo sulle grandi opere ma anche su altre cose di grande importanza, come per esempio ” stabilire il totale massimo che: Deputati, senatori, giudici, manager privati e pubblici ecc..” dovrebbero percepire come pure il tempo di maturazione delle pensioni”

  2. aprile 10, 2017 alle 6:14 pm

    progetti di “pubblica utilità”? Ma dove?

    da La Nuova Sardegna, 10 aprile 2017
    La Sardegna “ribelle”: i cittadini bloccano 13 progetti di pubblica utilità.
    Sviluppo e ambiente. La protesta e i dubbi dei sardi bloccano opere definite “strategiche”. Dall’energia alle discariche, dai termovalorizzatori alle ricerche di idrocarburi. La Regione: solo interventi condivisi e un’industria moderna. (Claudio Zoccheddu): La Sardegna “ribelle”: i cittadini bloccano 13 progetti di pubblica utilità
    Sviluppo e ambiente. La protesta e i dubbi dei sardi bloccano opere definite “strategiche”. Dall’energia alle discariche, dai termovalorizzatori alle ricerche di idrocarburi. La Regione: solo interventi condivisi e un’industria moderna

  3. febbraio 26, 2018 alle 2:48 pm

    dalla Rivista telematica di diritto ambientale Lexambiente, 26 febbraio 2018
    Ambiente in genere.Opere sottoposte a dibattito pubblico.

    Consiglio di Stato
    Adunanza della Commissione speciale del 7 febbraio 2018

    Parare sullo schema di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante modalità di svolgimento, tipologie e soglie dimensionali delle opere sottoposte a dibattito pubblico, ai sensi dell’articolo 22, comma 2, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50: http://www.lexambiente.it/materie/ambiente-in-genere/68-consiglio-di-stato68/13564-ambiente-in-genere-opere-sottoposte-a-dibattito-pubblico.html

  1. giugno 16, 2017 alle 12:53 pm

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