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I parchi naturali sono uno strumento per difendere l’ambiente e far crescere il contesto economico-sociale.


Parco del Gennargentu, manifesto listato a lutto

Parco del Gennargentu, manifesto listato a lutto

anche su Il Manifesto Sardo (“I parchi naturali sono uno strumento per difendere l’ambiente e far crescere il contesto economico-sociale“) , n. 261, 16 maggio 2018

 

“No al parco dei signori!”, “Prima del muflone salvate l’uomo!”

Questi sono solo alcuni degli slogan utilizzati dagli anni ’60 del secolo scorso in poi contro i parchi – e il parco naturale del Gennargentu in particolare – nel corso delle tante contestazioni periodicamente promosse da movimenti anti-parco, amministratori locali, forze politiche.

Il caso del parco naturale del Gennargentu è proprio emblematico.

perimetrazione provvisoria del parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei (D.P.R. 30 marzo 1998)

perimetrazione provvisoria del parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei (D.P.R. 30 marzo 1998)

I parchi nazionali sarebbero in realtà 24, ma l’ottusa e autolesionista ostilità preconcetta di taluni interessati soggetti sardi ha fatto sì che il parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei sia in un limbo giuridiconon è vivo e non è morto.

Ricordiamo che al “famigerato” D.P.R. 30 marzo 1998 istitutivo del parco si era giunti dopo ben tre intese Stato – Regione (1992, 1995 e 1998) e che proprio la Provincia di Nuoro era stata individuata quale ente gestionale provvisorio fino alla nomina degli organi definitivi. Ricordiamo anche che su 24 Comuni interessati ben 18 avevano formalmente aderito al parco nazionale, 3 avevano aderito con condizioni, uno non si è espresso per le dimissioni del proprio sindaco (Orgosolo) e solo due (Desulo e Talana) avevano opposto un rifiuto formale: perchè in Barbagia ed Ogliastra esiste la “democrazia al contrario” e l’area protetta non è potuta partire con i Comuni favorevoli?

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Muflone (Ovis orientalis musimon)

Ricordiamo, inoltre, che il programma comunitario Feoga 1994-1999 (sottoprogramma sviluppo rurale) fra i vari interventi finalizzati proprio al decollo del parco ha distribuito circa 35 miliardi di vecchie lire in favore di 161 interventi anche fra tanti oppositori del parco.

Possono essere citati tanti altri “fiumi di denaro pubblico” già giunti in nome della tanto vituperata area protetta nel campo delle progettazioni, degli interventi di infrastrutturazione e così via.

Eppure le aree interne della Sardegna si spopolano, sono decine i Comuni a rischio di estinzione e non c’è alcun segnale di inversione di tendenza.

Se non ci sono occasioni di lavoro, giovani (e meno giovani) lasciano i piccoli paesi.

Cavallino della Giara

Cavallino della Giara

Un esempio: i piccoli centri della Marmilla (Tuili, Gesturi, Setzu, Gonnosnò, Barumini, Las Plassas).  Eppure possono contare sullo straordinario patrimonio naturalistico della Giara tutelato finalmente con un parco naturale, sull’area archeologica di Barumini, sul Castello di Las Plassas, alle pregevoli chiese parrocchiali, come quella di S. Pietro Apostolo a Tuili.  Uniti alla predisposizione di albergo diffuso nei centri storici (in parte già ristrutturati) e a itinerari eno-gastronomici, costituirebbero un richiamo turistico di primario interesse con le conseguenti occasioni di lavoro nei settori ricettivi, della ristorazione, dei servizi turistici.

La stima della spesa giornaliera di un turista nelle aree interessate dai parchi naturali è di 100 euro: anche la sola presenza di un flusso turistico di 100 mila visitatori annui nelle zone del parco nazionale del Gennargentu–Golfo di Orosei (ma vale per tutti gli altri casi), per una presenza media di soli tre giorni ciascuno, significherebbe una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro annui.

Per qualcuno, evidentemente, è superflua.  Qualcuno l’ha già capito (Daniele Serusi, a Fonni), qualcun altro (la Confindustria locale) inizia ad aprire gli occhi.

Las Plassas, ruderi del castello giudicale (XII sec.)

Las Plassas, ruderi del castello giudicale (XII sec.)

* Che cosa rappresentano oggi le aree naturali protette in Italia?

parchi naturali e, in particolare, i parchi nazionali sono la vera “cassaforte ambientale” in Italia.

23 parchi nazionali salvaguardano direttamente oltre 1,5 milioni di ettari (il 5% del territorio nazionale). Ad essi si aggiungono 27 aree marine protette147 riserve naturali statali3 altre aree protette di carattere nazionale134 parchi naturali regionali365 riserve naturali regionali e altre 171 aree protette regionali.       Complessivamente 870 aree naturali protette che tutelano oltre 3,163 milioni di ettari terrestri e oltre 2,3 milioni di ettari di mare (vds. elenco ufficiale delle aree naturali protette, 6° aggiornamento, deliberazione Conferenza Stato-Regioni del 17 dicembre 2009).

parchi naturali generano ormai un fatturato diretto e indiretto superiore ai 9 miliardi di euro annui, con una ricaduta economico-sociale diffusa, nonostante il drastico taglio dei trasferimenti finanziari statali degli anni scorsi: nel 2011 sono stati solo 25 milioni di euro i fondi trasferiti ai soli parchi nazionali, 80 milioni nel 2012, 83,2 nel 2013.nel 2016 il contributo ordinario complessivo è stato pari a soli 6,114 milioni di euro.

Sempre pochi.

Monti Sibillini

Monti Sibillini

parchi nazionali e le altre aree naturali protette d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86 mila posti di lavoro (4 mila diretti, 17 mila per servizi, 65 mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno.

Nel settembre 2014 è stato pubblicato il Rapporto “L’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette”, predisposto dal Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare insieme all’UnionCamere.

Un’approfondita indagine che evidenzia – in modo estremamente documentato – quanto fa e può far bene alla salvaguardia dell’ambiente e ai contesti economico-sociali interessati la presenza di aree naturali protette.   Per esempio, il Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano ha rappresentato (2011) un valore aggiunto di ben 91 milioni di euro nel settore turistico per l’economia locale.

Cagliari, parco naturale regionale "Molentargius-Saline", vecchia chiusa lignea

Cagliari, parco naturale regionale “Molentargius-Saline”, vecchia chiusa lignea

* In Sardegna.

Istituiti negli anni ’90 del secolo scorso, il parco nazionale dell’Asinara e il parco nazionale dell’Arcipelago della Maddalena (con le rispettive aree marine protette) affrontano da sempre problematiche complesse, ma costituiscono senza dubbio un punto fermo per la salvaguardia di ambienti unici e di straordinario valore, mentre si dibattono fra mille difficoltà i parchi naturali regionali.

Cagliari, canale Molentargius, morìa di pesci

Cagliari, canale Molentargius, morìa di pesci

Il parco naturale regionale “Molentargius-Saline” è stato istituito fin dal 1999: dopo l’investimento di centinaia di milioni di euro di fondi pubblici, ancora si dibatte fra problemi gestionali da “a, b, c” delle aree naturali protette, come l’ordinaria vigilanza sulle zone di nidificazione dell’avifauna selvatica, la repressione dell’abusivismo edilizio, la lotta al vandalismo, il contrasto ai vari fenomeni di inquinamento, ai ripetuti incendi dolosi, fino al drammatico e impunito scenario da Terra dei Fuochi in salsa campidanese in quel di Quartu S. Elena.

Men che meno avrebbe senso l’istituzione di un unico parco naturale-minestrone comprendente lo Stagno di Molentargius, le Saline, lo Stagno di Santa Gilla e la Sella del Diavolo, come programmato dalla Giunta regionale (deliberazione n. 32/2 del 31 maggio 2016).

Daino

Daino (Dama dama)

Un po’ meglio sta il parco naturale regionale “Porto Conte”, anch’esso istituito nel 1999 e alle prese con vari problemi gestionali e di efficacia dell’azione di salvaguardia dell’ambiente, mentre muove i primi convinti passi il recente parco naturale regionale di Tepilora.      E’ ancora sulla carta il parco naturale regionale di Gutturu Mannu.

Vogliamo cambiare registro?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

carta delle Aree naturali protette in Italia

carta delle Aree naturali protette in Italia

 

Cervo europeo (Cervus elaphus)

Cervo europeo (Cervus elaphus)

presentazione del Rapporto “L’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette”

sintesi “Aree naturali protette italiane in cifre”

Rapporto “L’economia reale nei parchi nazionali e nelle aree naturali protette”

Rapporto “Parchi nazionali, dal capitale naturale alla contabilità ambientale” (Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare, 2013)

Rapporto “Turisti nei Parchi del Trentino” (Provincia autonoma di Trento, 2012)

Rapporto “Turismo nei Parchi e Riserve naturali della Regione Lazio” (Regione Lazio, 2010)

 

L'Unione Sarda, 14 maggio 2018, 2

L'Unione Sarda, 14 maggio 2018, 1

 

Nitticora  (Nycticorax nycticorax, foto di Cristiana Verazza)

Nitticora (Nycticorax nycticorax, foto di Cristiana Verazza)

(foto C.B., Cristiana Verazza, P.F., J.I., S.D., archivio GrIG)

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  1. raniero massoli novelli
    maggio 20, 2018 alle 11:39 am

    Ottimo panorama sulla “nostra” triste situazione di occasioni perdute in tema di parchi, ad iniziare dal fantasma P.N. del Gennargentu: grazie Stefano

  2. maggio 21, 2018 alle 7:01 pm

    istituita una nuova area marina protetta in Sardegna (a Capo Testa, S. Teresa di Gallura) e una nuova in Sicilia (a Capo Milazzo). 🙂

    da Sardinia Post, 21 maggio 2018
    Santa Teresa di Gallura, istituita una nuova area marina protetta: http://www.sardiniapost.it/cronaca/santa-teresa-gallura-istituita-nuova-area-marina-protetta/

  3. M.A.
    maggio 22, 2018 alle 12:13 pm

    I parchi, a mio avviso, oggigiorno non rappresentano volani di sviluppo per l’economia di un territorio, ma sono un inutile balzello politico-amministrativo utilizzato per richiedere finanziamenti europei con progetti LIFE o Natura 2000 e via dicendo. Sono solamente specchietti per le allodole che non portano ricchezza. Come sono i bilanci dei parchi pubblici sardi? Dal punto di vista pratico e ambientale, specialmente in Sardegna in ottica anche di protezione faunistica e ambientale non hanno creato nè occupazione nè benessere, nemmeno in ottica turistica, ma hanno portato all’abbandono di ettari di territorio, a causa di vincoli su vincoli, facendo si che una natura già malata dall’impatto antropico, una volta che è stata abbandonata a se stessa, abbia peggiorato la sua già delicata situazione, richiedendo oggi l’intervento dell’uomo. Ricordiamo, infatti, che se da un lato alcune attività umane possono essere fortemente impattanti sulla presenza di soggetti di fauna selvatica, dall’altra la mancanza di ecosistemi adatti, anche in assenza di attività venatoria o di altre forme di disturbo, non permette la presenza di moltissime specie animali, ma vengono selezionate le opportuniste che hanno il sopravvento sulla restante fauna. Grazie ai parchi abbiamo scoperto che l’abbandono di intere aree, specialmente in un’ isola come la nostra dove l’uomo fa parte di un’ecosistema in quanto predatore capace di così di controllare specie come cinghiali e volpi, è necessaria una caccia che permetta la creazione di determinate situazioni ambientali, piuttosto che il divieto totale e la conseguente perdita di habitat. È il caso, ad esempio, della maggior parte delle residue zone umide italiane, la cui presenza è quasi sempre dovuta alla loro funzione di riserve di caccia mantenuta sino agli anni ’70. Infatti, non è un caso che le lanche e le paludi più belle delle valli del Ticino e dell’Adda, della Lomellina, del delta del Po e delle paludi venete, ma anche di molte aree costiere residue della Toscana o del Lazio, oggi quasi tutte sedi di parchi naturali e nazionali, si siano mantenute grazie agli investimenti effettuati da ricchi proprietari proprio per svolgere la propria passione venatoria. O come non citare lo stesso parco del Gran Paradiso si è conservato in quanto riserva di caccia reale. So bene che nel nostro paese laddove una certa politica radical chic, ha bombardato mediaticamente la figura del cacciatore negli ultimi 30 anni, ponendo la questione NON sotto il punto AMBIENTALE, ma culturale causando oggi la carenza di consapevolezza sull’importanza del ruolo e della figura del cacciatore negli ecosistemi. La questione caccia, spesso viene affrontata e liquidata velocemente in senso negativo, da persone aventi paraocchi ideologici culturali, impegnate solo a smanettare con i loro telefonini, che non sanno distinguere un cinghiale da una capra, ma che soprattutto non sono minimamente interessati a venire a contatto con il modo naturale. Per me che la caccia ha rappresentato il primo modo con cui ho interagito con la natura, questo discorso fila liscio; ma sono consapevole che questo discorso può apparire fastidioso per alcuni e, trovare il giusto equilibrio tra gli interessi venatori e quelli di tutela della fauna e della natura in genere risulta difficile. Ma la realtà ambientale oggi a distanza di anni ci dice che ormai sono molti gli esempi di aree un tempo riserve di caccia private che, divenute oasi e affidate alla gestione pubblica dei parchi (sempre più senza soldi e personale), stanno languendo e stanno progressivamente perdendo valore naturalistico e faunistico. I parchi nascono dalle riserve di caccia e progressivamente stanno ritornando ad esserlo, non per colpa della negligenza politica o per interessi filo-venatori, ma perchè a distanza di 30 anni è la natura e gli ecosistemi a richiederlo e la politica di qualunque schieramento politico si tratta deve obbedire. E come ci riesce? Cambiando i nomi, camuffando le situazioni, trasformando il cacciatore in selecontrollore, ma così come 50 anni fa quelle riserve di caccia erano per pochi (amici, conoscenti, clienti etc) scelti dai padroni. oggi i parchi sono riserve di caccia per pochi scelti dalle istituzioni. Essere selecontrollore e partecipare alla gestione faunistica sta diventando un servizio civile. Tutto ciò ci fa capire che un’attività che ha contribuito all’evoluzione antropologica dell’uomo dal punto di vista olistico, non può essere cancellata o spazzata via da ideologie politiche, in quanto ciclicamente ritorna in virtù delle dinamiche naturali che dimostrano che la caccia, intesa come predazione, è parte integrante dell’ecosistema in quanto l’uomo è protagonista del disegno natura e non semplicemente un turista atto a guardare la Natura come uno spettatore guarda un film al cinema!

    • maggio 22, 2018 alle 6:39 pm

      è veramente assurdo come tu riduca ogni rapporto uomo – natura alla caccia.

      Manco fossimo nella Preistoria.

      I parchi naturali, se ben gestiti, sono anche una grande occasione di crescita economico-sociale, soprattutto per le aree marginali e a rischio di popolazione come quelle interne della Sardegna.

      Ci sono numerosi esempi in Italia e in Europa e, con un po’ di sano buon senso e ancor più sana umiltà, se ne può fare tesoro.

      Alcune ricerche sono riportate in questo articolo.

      Buona serata e…buona caccia.

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        maggio 22, 2018 alle 7:23 pm

        Ciao Deliperi, articoli di questo calibro sui parchi e la loro gestione non li ho redatti e pubblicati io sul vostro blog e confermano in toto ciò che io sostengo.
        https://www.google.it/amp/s/gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/06/30/ma-e-un-parco-naturale-o-una-macelleria-ecologicamente-sostenibile/amp/

      • maggio 22, 2018 alle 7:30 pm

        quando i parchi naturali sono gestiti male, si denuncia nelle sedi opportune ed è quello che abbiamo fatto con l’obiettivo di migliorarli.

        Non di meno, anche il parco naturale regionale di Porto Conte ha fatto bene al territorio e – pur con gravi contraddizioni – assolve al compito di salvaguardare habitat naturali di straordinario valore, costituendo contemporaneamente un grande richiamo turistico per Alghero.

        Se gestiti bene, i parchi naturali fanno benissimo al territorio dove sorgono.

        Stefano Deliperi

  4. maggio 22, 2018 alle 2:56 pm

    A.N.S.A., 21 maggio 2018
    Oltre 200.000 aziende agricole in zone protette.
    Tutelano e valorizzano la natura nei siti Ue Natura 2000: http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/mondo_agricolo/2018/05/21/oltre-200.000-aziende-agricole-in-zone-protette-in-italia_34d76bd6-c3eb-4da2-8ec1-55fa73fed28d.html

    —————–

    23 maggio 2018
    Giornata europea dei Parchi, si celebrano natura e cultura.
    Fra trek e degustazioni, centinaia di eventi in Europa e Italia: http://www.ansa.it/canale_ambiente/notizie/natura/2018/05/23/giornata-europea-dei-parchi-si-celebrano-natura-e-cultura_32a9f34e-f453-4d9d-9bcd-0d4631d3276f.html

  5. maggio 23, 2018 alle 2:56 pm

    come non far funzionare un parco naturale.

    da La Nuova Sardegna, 23 maggio 2018
    Cortocircuito fra enti e l’Asinara resta senz’acqua.
    Scaricabarile fra Comune di Porto Torres, Regione, Egas e Abbanoa. (Luigi Soriga): http://www.lanuovasardegna.it/sassari/cronaca/2018/05/23/news/cortocircuito-fra-istituzioni-e-l-asinara-resta-senz-acqua-1.16871340

  6. maggio 25, 2018 alle 2:44 pm

    era ora.

    A.N.S.A., 24 maggio 2018
    Gestione unitaria Capo Caccia e P.Conte.
    Decreto ministro conclude iter avviato da Comune Alghero: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2018/05/24/gestione-unitaria-capo-caccia-e-p.conte_880230c4-f026-4f99-bfea-5e013d3b4970.html

    _______________________

    da L’Unione Sarda, 24 maggio 2018
    Il ministro Galletti ha nominato il consiglio direttivo del Parco Nazionale di La Maddalena: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2018/05/24/il-ministro-galletti-ha-nominato-il-consiglio-direttivo-del-parco-68-732453.html

  7. luglio 1, 2018 alle 7:13 pm

    nel parco naturale regionale di Tepilora.

    da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2018
    L’aquila del Bonelli volerà nel cielo del parco Tepilora.
    Bitti, quattro esemplari presi in custodia dagli operai di Forestas. Grazie a un progetto internazionale il territorio si popolerà di 25 nuovi rapaci. (Sergio Secci): http://www.lanuovasardegna.it/nuoro/cronaca/2018/06/30/news/l-aquila-del-bonelli-volera-nel-cielo-del-parco-tepilora-1.17019876

  8. M.A.
    agosto 14, 2018 alle 10:21 am

    ” I Parchi Nazionali italiani sono allo sfascio. E così le nostre bellezze naturali non rendono e ci costano care”
    https://it.businessinsider.com/i-parchi-nazionali-italiani-sono-allo-sfascio-con-rare-eccezioni-e-cosi-le-nostre-bellezze-naturali-non-solo-non-rendono-ma-ci-costano-care/
    …….
    Su FB, La Stampa.it “Potrebbero essere una delle leve in grado di far ripartire l’economia italiana, insieme alle città d’arte. Invece hanno bilanci disastrosi con entrate quasi zero”

    Qual’è la verità Grig? Oggi sono “specchietti per le allodole” per recepire fondi dai progetti banditi dall’ UE? A che servono se i loro bilanci sono passivi? di quale volano dell’economia parlano se spesso si vede malgestione ambientale e faunistica, con assenza di personale e servizi?

    • agosto 14, 2018 alle 12:21 pm

      i parchi naturali italiani sono già oggi un elemento positivo per ambiente ed economia, potrebbero esserlo molto di più con adeguati finanziamenti (perchè bisogna investire per ottenere migliori ricadute) e con una gestione slegata da interessi partitici (che in varie occasioni pesano).

  1. maggio 20, 2018 alle 3:57 pm

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