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Ma guarda un po’, ora la Confindustria vuole il parco nazionale del Gennargentu.


Dopo incessanti quanto spesso ottuse lotte contro l’istituzione del parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei, ora in terra nuorese e ogliastrina iniziano ad accorgersi che – forse – si tratta proprio di una delle pochissime (se non l’unica) carte da giocare per garantire un futuro economico-sociale ai territori interessati.

I parchi naturali generano in Italia ormai un fatturato diretto e indiretto superiore ai 9 miliardi di euro annui, piaccia o no. Però, finora, ha prevalso la più stupida chiusura.   Non c’è stata alcuna seria e concreta proposta di tutela ambientale e crescita economico-sociale per le zone interne.   Altro che solito blà blà sul prolungamento della stagione turistica e favole simili.    Le norme di tutela ambientale già ci sono, mentre finora s’è persa un’occasione più unica che rara per far finalmente crescere in modo equilibrato alcune delle zone interne e marginali sarde che ne evidenziano il maggior bisogno.

I parchi nazionali e le aree naturali protette d’Italia generano un giro d’affari di 2 miliardi di euro all’anno e un fatturato pari a 9 miliardi di euro, con un’occupazione di 86 mila posti di lavoro (4 mila diretti, 17 mila per servizi, 65 mila per turismo, agricoltura, artigianato, commercio), con 2.450 centri visita, strutture culturali e circa 34 milioni in media di visitatori ogni anno. 

Muflone (Ovis musimon)

Anche la sola presenza di un flusso turistico di 100 mila visitatori annui nelle zone del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, per una presenza media di soli tre giorni ciascuno, calcolando una spesa giornaliera complessiva di soli 100 euro, significherebbe una ricaduta economica diffusa di 30 milioni di euro annui

Qualcuno è in grado di dire che altro attualmente garantisce un simile contributo economico costante nelle aree interne della Sardegna?   Il mitico contratto d’area di Ottana?    La mitica Legler?   Il mitico canto a tenores, oggetto d’una dispendiosa proposta di riconoscimento internazionale all’Unesco da parte della Provincia di Nuoro e assolutamente inutile per mettere insieme il pranzo con la cena

Eppure finora non c’è stato uno straccio di politico, di rappresentante del territorio, come s’usa dire, che voglia almeno esplorare una possibilità che altrove ha portato tutela ambientale e benessere.   

Roba da Sardistàn, purtroppo.

perimetrazione provvisoria del parco nazionale del Gennargentu-Golfo di Orosei (D.P.R. 30 marzo 1998)

Ricordiamo che al “famigerato” D.P.R. 30 marzo 1998 si era giunti dopo ben tre intese Stato – Regione (1992, 1995 e 1998) e che proprio la Provincia di Nuoro era stata individuata  quale ente gestionale provvisorio fino alla nomina degli organi definitivi. Ricordiamo anche che su 24 Comuni interessati ben 18 avevano formalmente aderito al parco nazionale, 3 avevano aderito con condizioni, uno non si era espresso per le dimissioni del proprio sindaco (Orgosolo) e solo due (Desulo e Talana) avevano opposto un rifiuto formale: perchè in Barbagia ed Ogliastra esiste la “democrazia al contrario” e l’area protetta non è potuta partire con i Comuni favorevoli?

Ricordiamo, inoltre, a titolo d’esempio, che il programma comunitario Feoga 1994-1999 (sottoprogramma sviluppo rurale) fra i vari interventi finalizzati proprio al decollo del parco aveva distribuito circa 35 miliardi di vecchie lire in favore di 161 interventi anche fra tanti oppositori del parco.

Possono essere citati tanti altri “fiumi di denaro pubblico” già giunti in nome della tanto vituperata area protetta nel campo delle progettazioni, degli interventi di infrastrutturazione e così via.

A questo punto o c’è un cambiamento drastico di rotta o si va verso la morte economico-sociale di ampie aree della Sardegna.  E’ bene dirlo, una volta per tutte.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

da L’Unione Sarda, 8 agosto 2012

Rispunta il Gennargentu. Presenze in calo del 24 per cento nelle strutture di Nuorese e Ogliastra. Turismo giù, ora la Confindustria rilancia il parco. Marilena Orunesu

La crisi del turismo fa crollare le presenze, ma anche ripensare all’area del Gennargentu: parco o area protetta che sia, potrebbe essere la chiave di sviluppo del futuro nel nome di un progetto identitario che metta assieme tradizioni, ambiente, prodotti tipici e artigianali. Ne è convinta Confindustria della Sardegna centrale che, intanto, lancia l’Sos alla Regione perché metta mano a lungaggini burocratiche, caro-trasporti e carenze nei collegamenti. Punto di partenza i numeri amari di una stagione già nera.

SITUAZIONE. Tra Nuorese e Ogliastra si stima un calo delle presenze del 24 per cento rispetto a un anno fa che a sua volta ha registrato una perdita del 22 per cento rispetto al 2010. Non basta – come sottolinea Massimiliano Meloni, imprenditore delle zone interne – che nell’arco di dieci anni, dal 2002 al 2012, strutture e posti letto siano quasi raddoppiati: tra Nuorese e Ogliastra l’incremento è del 47 per cento. Il punto è che le strutture vengono utilizzate appena 42 giorni l’anno. E non è neppure un caso – come nota Piero Loi, imprenditore leader del turismo balneare – che il 70 per cento della ricettività di maggiore peso della costa centro-orientale sia in vendita.

GENNARGENTU. Di fronte alla debacle, il presidente di Confindustria Roberto Bornioli rilancia il progetto del passato. «È necessario che il turismo delle coste arrivi all’interno e viceversa per i prodotti agroalimentari e artigianali dell’interno: si può realizzare con marchi d’area e mettendo in rete gli operatori. Il parco o area protetta del Gennargentu è una incredibile risorsa non valorizzata». L’idea è proiettata verso il futuro. Intanto, l’analisi di un settore allo sbando è spietata.

REGIONE SOTTO ACCUSA. Il più duro è Loi: «Dalla voce dell’assessore regionale non ho sentito un grido di dolore verso la politica nazionale e chi ha competenza. Forse non ci stiamo rendendo conto di cosa succede: il mercato sta cannibalizzando le imprese». Sottolinea Meloni richiamando l’esiguità delle risorse regionali, come gli otto milioni di euro destinati alla ristrutturazione del sistema ricettivo: «Siamo stanchi di spot, di progetti inefficaci. Siamo pronti a confrontarci». Cristiano Todde, vice presidente di Confindustria e imprenditore ogliastrino, propone il modello-Trentino e dice: «La politica deve programmare, mettere in campo strumenti, bisogna organizzare il territorio».

TRASPORTI. Gabriele Deplano, titolare di un’azienda di trasporti che garantisce i collegamenti tra Nuoro e Olbia e Cala Gonone, denuncia le storture del sistema: «Mancano collegamenti tra i centri costieri. Un turista, che oggi arriva in aereo non più in nave, non sa come spostarsi da Orosei a Cala Gonone».

Baunei, Baccu Goloritzè

(foto C.B., J.I., archivio GrIG)

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  1. icittadiniprimaditutto
    agosto 8, 2012 alle 6:07 pm

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

  2. agosto 8, 2012 alle 8:39 pm

    da La Nuova Sardegna on line, 8 agosto 2012
    Turismo nel Nuorese, meno 42 per cento in due anni.
    La denuncia è della Confindustria nuorese, che accusa l’assessore Crisponi: «E’ peggio del comandante Schettino». (Angelo Fontanesi): http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2012/08/08/news/turismo-nel-nuorese-meno-42-per-cento-in-due-anni-1.5517652

  3. Occhio nudo
    agosto 8, 2012 alle 10:58 pm

    Meglio tardi che mai 😉

  4. Nicola P.
    agosto 9, 2012 alle 9:40 am

    Il Parco del Gennargentu è stato imposto secondo logica top-down! Il messaggio che è passato nella popolazione è stato Parco=vincoli. E vincoli imposti da Roma! Non credo si tratti di stupidità, mi sembra una parola forte. In molti casi credo si tratti di ignoranza e di incapacità di comunicazione da parte dei proponenti del Parco Nazionale. Per avere un Parco (nazionale o regionale) è necessario che il territorio rinunci a una parte dei propri diritti (ad esempio la caccia in molti casi) ma in cambio potrebbe avere ben altri benefici. Se nessuno glieli spiega in maniera efficace, le prese di posizione verso le aree protette ci saranno sempre. E il voler proteggere a tutti i costi senza concertazinone rischia di diventare controproducente per la tutela ambientale stessa.

    • agosto 9, 2012 alle 10:27 am

      sì, Nicola, è vero. Ma è vero anche che c’è stato un coinvolgimento molto forte dei Comuni interessati e reiterate campagne stampa (in particolare de L’Unione Sarda, gestione Antonangelo Liori) farcite di falsità contro qualsiasi ipotesi di area protetta.
      Ecco i risultati.

  5. Juri
    agosto 9, 2012 alle 11:20 pm

    La cosa che stride davvero è che quando il territorio, spesso quello di qualità migliore, è davvero espropriato, recintato, rubato alle popolazioni perché trasformato in poligono militare, si scopre che i più accaniti difensori di questo tipo di sfruttamento assurdo del territorio in gran parte coincidono con coloro che alla parola parco gridano alla riserva indiana e amenità simili.
    Per Nicola P.: resta il fatto che la grande maggioranza dei comuni aveva aderito e certo il fatto che la scelta maggioritaria sia stata cancellata da un certo “clima ambientale” creato da una netta minoranza molto aggressiva (diciamo così) non depone per niente bene sulla “salute” sociale di quei territori.

  6. ottobre 16, 2013 alle 2:54 pm

    da La Nuova Sardegna, 16 ottobre 2013
    Il Parco del Gennargentu, una mummia imbalsamata. Felice Corda, le battaglie ambientaliste dell’ex direttore dell’Ente foreste. «Ora più che mai quel progetto può rivivere e creare economia e sviluppo».

    Che fine ha fatto il Parco nazionale del Gennargentu? Dopo tante attese da una parte, polemiche dall’altra, a che punto è? «È una mummia imbalsamata, un disegno sulla carta. Eppure il Parco del Gennargentu fa sempre parte dell’elenco ufficiale delle 24 aree naturali e protette del ministero dell’Ambiente, compresi il Parco nazionale dell’Asinara e dell’Arcipelago della Maddalena. Nessuno ha mai abrogato il decreto istitutivo del presidente della Repubblica del 30 marzo 1998». E allora? «Tutto si è fermato nel 2005, con la legge 266, e si è ancora in attesa dell’applicazione delle misure di tutela, che potranno avvenire soltanto previa intesa fra Stato, Regione Sardegna e Comuni interessati. Vale a dire un’intesa che, allo stato attuale, non avverrà mai». Forse perché l’idea di Parco è ormai superata? «Superato da chi e da che cosa? Fino ad oggi, a parte le chiacchiere, i luoghi comuni, l’ipocrisia della politica, le proposte generiche, non c’è nell’agenda delle cose da fare per le zone interne, un’idea, un progetto industriale, turistico, ambientale che abbia superato quello del parco. Sono contro il parco nazionale quelli con la pancia piena, in nome e per conto di una marea di disoccupati, di sottosviluppo, di abbandono e di povertà dei nostri paesi». Ma perché il Parco del Gennargentu è stato rifiutato, almeno apparentemente? «Tutto è iniziato nel 1966, con la prima proposta del Parco della Generalpiani, previsto dal Piano di Rinascita della Sardegna, in cui il 38,5% della superficie integrale veniva considerata “Zona di riserva integrale”, con il divieto totale di pascolo, caccia e pesca. Come dire: allontanare da quelle superfici proprio chi aveva protetto da millenni, con la loro attività, soprattutto pastorale, l’integrità dei luoghi. Il colpo mortale fu poi dato nel 1968-1969 con il tentativo di esproprio da parte dello Stato dei pascoli di Pratobello, per istituire il poligono militare. Questo è il modo in cui si è presentato lo Stato, attraverso i propri organi. I sardi non hanno memoria corta». Ma in un momento di crisi economica come questa, che senso ha parlare di Parco nazionale, di ambiente? «Indubbiamente parlare di Parco o di ambiente oggi fa specie, perché l’opinione pubblica non lega parchi e riserve con economia e sviluppo economico. Tutto ciò è in forte contrasto con l’affermarsi da parte della Comunità europea e dei grandi paesi industrializzati della stretta relazione fra la tutela degli ecosistemi e l’economia reale. Sia l’Unione europea, sia la Banca Mondiale per lo sviluppo dei paesi poveri, investono sempre di più nelle azioni innovative per la tutela della natura, per migliorare l’ambiente e affrontare i cambiamenti climatici». Con quali strumenti? «Sempre di più trovano spazio i meccanismi di incentivazione economica quali i Pes (payment for eco system service) e i Live + Making good nature, praticamente i risarcimenti a favore di coloro i quali (pastori, agricoltori, proprietari terrieri, eccetera) forniscono una sorta di servizio ecologico, conservando e proteggendo, di fatto, le risorse naturali. Investire nelle aree protette ha vantaggi superiori ai costi da sostenere. Secondo la Banca Mondiale, la gestione sostenibile dei parchi può garantire un ritorno fino a 100 dollari di servizi per ciascun dollaro speso. Non solo ci si è resi conto che la protezione del paesaggio, della natura, fatta fino ad oggi dallo Stato, in modo esclusivo, con sistemi vincolistici, è generalmente controproducente. Perché, in concreto, si arriva sempre all’abbandono dei terreni. Al contrario invece degli attori privati, come è successo nel Parco del Gennargentu. Una conservazione millenaria, tramandata di padre in figlio, anche quando lo “Stato”, non era presente». Quindi il progetto Parco del Gennargentu potrebbe essere rimesso in moto? «Sicuramente, più che mai con le comunità locali protagoniste, dato che sono gli attori principali. Solo il nome “Parco nazionale”, in una situazione ambientale che si vuole proteggere e contemporaneamente trasformare in reddito, incrementa il suo valore del 50% rispetto a un parco regionale e del 95% rispetto ad un parco comunale. È come una casa con o senza piscina, con o senza giardino. Solo nel 2010 i comuni delle aree nazionali protette hanno registrato un totale di presenze turistiche, in termini di pernottamento di oltre 22 milioni, pari al 6% delle presenze turistiche in Italia». Cosa che non succede, invece, attorno al Gennargentu… un parco nazionale nato male, è evidente… «Il Parco del Gennargentu è nato male perché non si è voluto tener conto delle esigenze economiche, sociali e culturali locali. Il significato del parco “calato dall’alto” è tutto qui. Ma non bisogna fermarsi su questo concetto, su questa scusa. Ora è arrivato il momento, quasi storico, per riprendere il dialogo con il ministero dell’Ambiente anche e soprattutto da parte della classe politica sarda». Ma siamo sicuri che basta soltanto avere un Parco nazionale per creare turismo ed economia nelle zone interne? «Nel modo più assoluto. Quando il progetto Parco decollerà, parafrasando alcuni concetti espressi qualche giorno fa da una giovane operatrice turistica fonnese, Delia Cualbu, verrà il momento di chiedersi: il nostro territorio oltre che meraviglioso e spettacolare e anche fruibile ed accessibile? Come, quando, in che modo e perché visitare un determinato luogo? Il parco rappresenta quell’esperienza che si può vivere solo e unicamente in quel luogo, da poterla raccontare agli altri?». Interrogativi su interrogativi. Provi a dare qualche risponda lei… «Secondo me, quando il progetto Parco nazionale del Gennargentu decollerà si potrà misurare veramente la capacità politica, progettuale dei nostri amministratori nel trasformare i nostri paesi, la nostra mentalità, il nostro modo di fare impresa. Il cambio di mentalità, in termini di politiche ambientali è tutto qui. Le prime risorse finanziarie disponibili dovrebbero essere utilizzate per promuovere una sorta di “master and back” locale mandando in giro per il mondo i giovani più capaci, quelli più preparati dei paesi coinvolti, per visitare alcuni parchi nazionali, non solo per vedere, ma soprattutto per imparare e, perché no, per copiare con spirito critico le esperienze, le idee, i progetti che muovono milioni di persone in questi luoghi. In fondo, le eccellenze italiane, dalla moda al cibo, all’industria, allo stesso turismo, non sono forse copiati in tutto il mondo?».

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    Da Sos sete fochiles al Sequoia Park, emozioni ed esperienze in giro per il mondo.

    Nugoresu doc, nato e cresciuto a Sos sete fochiles, dice che fino a qualche anno fa ha «visitato diversi parchi, soprattutto quelli più lontani: Yellowstone nel Montana, Sequoia National Park, Yosemite National Park, in California, Everglades in Florida, Iguazù, Los Graciares, Terra del Fuoco in Argentina, Kakadu e Uluru in Australia». «In viaggio, soprattutto da giovane – spiega Felice Corda –, tanto da poter dire a me stesso, per ogni luogo visitato, per la diversità di ciascuno di essi: “Ho vissuto un’esperienza, un’emozione diversa che si può vivere solo ed unicamente in quel luogo”». E per questa esperienza e per questa emozione si muovono, nel mondo, milioni di persone, assicura l’ex direttore dell’Ente foreste, in pensione dal 2008. Sposato, due figli. «Parchi nazionali nel mondo ne sono stati istituiti circa 7000, in Europa soltanto359 – racconta –. Per questi motivi credo ancora nel parco, e sono sicuro che come me la pensi ancora la stragrande maggioranza della popolazione sarda, anche se è senza voce».

  7. ottobre 19, 2013 alle 11:10 am

    da La Nuova Sardegna, 19 ottobre 2013
    ECONOMIA E AMBIENTE. Confindustria: lo sviluppo è nei parchi. Roberto Bornioli ribadisce la svolta dell’associazione: «Il marchio Gennargentu farà crescere tutti i settori produttivi».
    Non parliamo di parco nazionale ma di progetto dal basso come a Tepilora. (Antonello Sechi)

    NUORO. «Non chiamiamolo parco nazionale, cominciamo con un nucleo ristretto di comuni ma cominciamo: abbiamo bisogno di un marchio d’area, di un marchio ambientale che rilanci l’economia del centro Sardegna». Roberto Bornioli, presidente degli industriali nuoresi, ha ripetuto ieri a Sorgono, a un convegno sul turismo promosso dalla Cgil, quello che la sua organizzazione dice da tempo: in un territorio dove «tutto muore», dove di industria ne resta poca, dove uffici e servizi pubblici spariscono insieme ai paesi che si spopolano, l’ambiente con la sua tutela e la sua promozione è quello che può rimettere a posto l’economia. L’avesse detto qualche anno fa gli sarebbero saltati addosso comitati di cacciatori e ultras del “laissez faire” a ogni costo. Ma stavolta, a parte alcuni irriducibili che non hanno fatto mancare la nota indignata, nessuno ha minacciato l’occupazione di municipi e sale consiliari. Sarà che la crisi che sta devastando il centro Sardegna lascia poco spazio alle chiacchiere, ma si è levata anche qualche timida voce favorevole. Da parte di amministratori locali, alcuni dei quali stanno portando avanti il progetto dei loro piccoli parchi. La politica, invece, quella dei partiti, impaurita e priva di idee, e soprattutto concentrata su elezioni e candidature a questo o quello, per il momento è rimasta a guardare in silenzio lo sforzo creativo degli industriali. Che da tempo hanno avviato una riflessione su ambiente e cultura come motore dello sviluppo del centro Sardegna – in aggiunta a ciò che già funziona ma non basta più – e che organizzano un convegno dietro l’altro sul tema. A «tirare il sasso nello stagno», facendo il bilancio della stagione estiva, è stato qualche settimana fa Massimiliano Meloni, presidente della sezione turismo di Confindustria. Che non ha avuto timore di citare il parco del Gennargentu, chiedendo a tutti di cominciare a riconsiderarlo. E a chi ha avuto da ridire ha esposto i numeri da coma profondo della società delle cosiddette zone interne: «Negli ultimi 5 anni hanno perso 6mila abitanti (un intero paese). C’è il 20% di disoccupazione, il 40% di disoccupazione giovanile, il 15% di dispersione scolastica, 17mila euro di reddito annuo medio pro-capite». Confindustria fa comunque quella che dal suo punto di vista è una scelta di realismo. Mette l’accento sulle opportunità dei parchi, con regole da rispettare, certo, ma senza spingere sui vincoli assoluti. Non possiamo, spiega Roberto Bornioli, ripartire dal parco nazionale. «Meglio – ha chiarito anche ieri a Sorgono – puntare su un modello come quello del parco di Tepilora, che mette insieme quattro comuni (Bitti, Posada, Lodè e Torpé), parte dal basso e viene portato avanti con coraggio dai sindaci. Non è un ripiego ma concretezza: la storia di questi anni ha dimostrato che i parchi calati dall’alto scatenano reazioni che li conducono al fallimento, anche se a opporsi a volte è una minoranza». Al marchio d’area, comunque, non si può rinunciare. E il brand del Gennargentu sarebbe il più forte, quello che più di altri può mettere il turbo al turismo e all’agroalimentare, per creare nuove imprese e posti di lavoro. Ci sono esempi illuminanti, chiarisce il presidente degli industriali nuoresi: la Val d’Aosta e il Trentino «due aree montane simili alla Barbagia-Mandrolisai, che soffrivano degrado economico e spopolamento, e che grazie alla promozione dell’ambiente e ai parchi hanno cambiato il loro destino: oggi contano milioni di presenze turistiche in estate e in inverno». Il modello funziona anche nel centro Sardegna, prosegue Bornioli. Lo ha dimostrato, a Sorgono, il gestore dell’oasi agrituristica di Donnortei, a Fonni: «Ha cominciato nel momento in cui la protesta degli antiparco era più forte, ha resistito alle beffe di alcuni di loro e ha tirato su un’azienda che oggi crea reddito e lavoro». Ambiente, reddito, lavoro: è tutto quello – conclude Confindustria – che serve per fermare il declino del centro Sardegna.

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    FELICE CORDA E IL PARCO. «Una mummia imbalsamata che vale un patrimonio».

    NUORO. «Solo il nome “Parco nazionale”, in una situazione ambientale che si vuole proteggere e trasformare in reddito, incrementa il suo valore del 50% rispetto a un parco regionale e del 95% rispetto a un parco comunale». Felice Corda, ex direttore dell’Ente Foreste, come ha detto nei giorni scorsi nella lunga intervista alla Nuova, al futuro del parco del Gennargentu ci crede eccome. Anche se al momento è «una mummia imbalsamata» mentre i comuni delle aree protette nazionali nel 2010 hanno contato il 6% di tutte presenze turistiche in Italia. Parole nette che, contrariamente ad altri periodi, non hanno scatenato le reazioni degli ultras antiparco. L’accento sui risvolti economici, evidentemente, fa riflettere. Tra i numeri citati da Corda ce n’è anche uno della Banca mondiale: «La gestione sostenibile dei parchi può garantire un ritorno fino a 100 dollari per ciascun dollaro speso». Felice Corda invita la classe politica sarda «a riprendere il dialogo con il ministero dell’Ambiente».

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    La scheda. Quasi 74mila ettari protetti sulla carta.

    Il parco nazionale del Gennargentu e del Golfo di Orosei è stato istituito nel 1998 con decreto del presidente della Repubblica. Si estende su una superficie di poco meno di 74mila ettari e abbraccia i territori di 24 comuni: Aritzo, Belvi, Desulo, Dorgali, Fonni, Gavoi, Meana Sardo, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Sorgono, Tiana, Tonara, Lodine; Arzana, Baunei, Gairo, Seui, Talana, Urzulei, Villagrande Strisaili; Seulo.Non è mai entrato in funzione (anche se su internet c’è un apposito sito web): nella legge finanziaria del 2005 è stata inserita una norma che vincola l’applicazione delle norme di tutela a un’intesa tra Stato, Regione e Comuni che non c’è mai stata. Il parco è stato confermato nell’elenco delle aree protette nel 2010.

  8. novembre 6, 2013 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 6 novembre 2013
    GENNARGENTU » IL DIBATTITO. «Sì al parco, ma insieme ai pastori». Seddone (Apan) polemico con Confindustria: non ripetiamo l’errore di non coinvolgere le comunità locali. (Giovanni Bua)

    NUORO. «Sì al Parco, come sempre d’altronde. Ma solo se il progetto parte dal basso, dalla base. Dai pastori prima di tutto, e dalle associazioni, in particolar modo con quelle degli agricoltori. Con le quali arrivare a un accordo di massima, rivisitando e modificando progetti, regole e imposizioni, senza nulla togliere alle vecchie tradizioni agro pastorali. E poi, da lì salire di gradino in gradino, fino ad arrivare a un protocollo d’intesa condiviso con le parti interessate del territorio del Gennargentu, da presentare alle istituzioni». La polemica. Ha qualche sassolino da togliersi dalle scarpe il direttore dell’Apan Gian Franco Seddone. Che da una parte gradisce che si torni a parlare di Parco del Gennargentu, dall’altra, con riferimento particolare alla Confindustria, si dice sorpreso del fatto che «un’associazione di imprenditori rilanci un progetto già cestinato dalla pubblica amministrazione per via delle numerose contestazioni dei Comuni. Allora infatti nessuna delle numerose associazioni intervenne positivamente per riaprire un tavolo tecnico per una nuova trattativa atta per rispolverare quel contestato progetto del Parco del Gennargentu». Cervelli in fuga. A riproporre l’esame del progetto Parco era stato proprio l’Apan Sardegna in occasione del Convegno “la fuga dei cervelli” del 2012. «Volevamo capire – spiega Seddone – se c’erano le premesse di un rilancio dell’economia del Nuorese. In quell’occasione si ribadiva l’urgenza di riprendere allo studio il decreto ministeriale che approvava il progetto del parco e darne pratica attuazione, creando uno staff di esperti agronomi forestali, di ricercatori e di cultori della materia. La messa in opera del progetto significava dare lavoro a centinaia di persone, valorizzare le zone interne della Barbagia, lo sviluppo del turismo e dell’agro alimentare. Significava infine, invogliare i giovani a non varcare il Tirreno e perderli definitivamente ma arrestare la loro fuga per un sicuro posto di lavoro in loco. Era il periodo più indicato per una ripresa del dialogo sulle tematiche legate al parco del Gennargentu. I giovani laureati speravano su questa proposta, intenzionati a studiare un nuovo rilancio attraverso piccoli progetti a misura d’uomo potenziandoli negli anni». Tutti fermi. Allora però nessuno si mosse, nemmeno quella Confidustria, presente in sala, che oggi per bocca del suo presidente ha rilanciato il tema parco. E non solo. «Condivido in pieno il parere del sindaco di Siniscola Rocco Celentano, che appoggia l’intervento della Confindustria – sottolinea Seddone – ma se si fosse mosso nel 2011 a favore della proposta avanzata dall’Apan, forse qualcosa si sarebbe già realizzata. Il vescovo di Nuoro monsignor Mosè Marcia, ha evidenziato che nella nostra comunità c’è un individualismo esagerato che non lascia spazio al dialogo partecipato che è il fulcro per ogni intenzione di crescita». Le bacchettate del vescovo. «Ma le parole del vescovo, in molti contesti non hanno sortito l’effetto sperato. Il presidente di Confindustria Roberto Bornioli, ad esempio – attacca Seddone – di recente, nonostante attraverso la stampa avesse dichiarato di essere aperto al dialogo e a un percorso condiviso in grado di dare risposte al territorio non ha concretizzato tali promesse se ci riferiamo al progetto sul Parco del Gennargentu. In questo caso, l’Associazione degli industriali si è attivata a distanza di anni, chiedendo la messa in discussione di tale proposta in modo individualistico e senza nessuno spazio alla discussione partecipata snobbando profondamente i portatori di interesse e tutte le comunità legate al Gennargentu. Ciò è stato immediatamente recepito dai sindaci che fermamente hanno bocciato una proposta che non li rappresentava e in particolar modo non rispecchiava il loro modello di sviluppo». Si parte dal basso. Nessuna forzatura, men che mai calata dall’alto insomma. «Ma se la proposta è unitaria e condivisa con le associazioni di categoria, in particolar modo con quelle degli agricoltori, si può addivenire a un accordo di massima, rivisitando e modificando progetti, regole e imposizioni, senza nulla togliere alle vecchie tradizioni agro pastorali – spiega Seddone – Siamo pronti a un dialogo aperto fra associazioni per un confronto su quanto si può insistere sul parco, studiando un protocollo d’intesa con le parti interessate del territorio del Gennargentu, da presentare alle istituzioni. Se si continua con l’individualismo non si concretizzerà mai nulla e in questo momento occorre unità, con decisioni condivise, se vogliamo ottenere più attenzione ai problemi del nostro territorio e per avere più risultati occorre una sola forza, l’unione».

  9. febbraio 12, 2014 alle 2:55 pm

    da La Nuova Sardegna, 12 febbraio 2014
    AMBIENTE»VERSO IL VOTO. Parchi, il silenzio dei candidati. Fele (Cisl): «Gli aspiranti presidenti della Regione devono dire la loro sull’industria verde». (Luciano Piras)

    NUORO. Succede in piena campagna elettorale: «Siamo abituati a sentire politici e aspiranti politici che promettono il mare anche se il mare è a cento chilometri di distanza» ironizza Michele Fele, segretario provinciale della Cisl nuorese. «Nessuno, invece – sottolinea – che parli dei monti… ». Nessuno che abbia detto finora né a né ba sul Parco di Tepilora, tra Bitti Lodè Torpè e Posada, bocciato un mese fa dalla Regione nel silenzio generale. «Questo silenzio assordante dei candidati al governo dell’isola, ma anche degli altri politici, è francamente preoccupante» attacca Fele. «Perché – domanda – tutti hanno taciuto sul fatto che il consiglio regionale ha rinviato la discussione sulla legge istitutiva del Parco di Tepilora? punto di domanda… – insiste il sindacalista –. Che ne pensano i candidati al prossimo consiglio regionale? Che dicano la loro. È ora di uscire allo scoperto e di parlare di sviluppo verde, oggi più che mai necessario per il futuro del nostro territorio». Parla di Nuoro, delle Barbagie, dell’Ogliastra, della Sardegna centrale, Michele Fele. Classe 1956, nato e residente a Oliena, operaio figlio di pastore assunto dall’Ente foreste nel 1982, vivaista a Macomer e a Nuoro prima di dedicarsi a tempo pieno al sindacato. Una vita «impegnato in una categoria che si chiama agroalimentare ambientale». Temi conosciuti e cari, dunque, al leader provinciale della Cisl. «Considerando che la Sardegna centrale sta vivendo un momento drammatico dal punto di vista economico e occupazionale – riprende fiato Fele – e che la poca industria che abbiamo sta rischiando grosso per via di posizioni un po’ avverse anche dentro le nostre comunità, è chiaro che ora più che mai bisogna puntare a quell’industria verde che è il Parco. Bisogna puntare a un sistema di parchi» spiega. Tre i parchi nuoresi, ancora in bilico tra il riconoscimento giuridico formale e l’esistenza di fatto. Il Parco di Tepilora e il Parco del Marghine: parchi regionali che necessitano una revisione della legge 31 del 1989: “Norme per l’istituzione e la gestione dei parchi, delle riserve e dei monumenti naturali, nonché delle aree di particolare rilevanza naturalistica ed ambientale”. E il Parco del Gennargentu: parco nazionale, «mai decollato perché è stato proposto nella forma sbagliata – stigmatizza il segretario della Cisl di Nuoro –, mai decollato perché i sardi non sopportano le imposizioni dall’alto, i sardi sono per natura federalisti». Eppure il Parco del Gennargentu meriterebbe il titolo di «parco internazionale che parte dal basso», aveva auspicato lo scorso ottobre Michele Fele. «L’indotto sarebbe enorme» rilancia a pochi giorni dal voto per le regionali. «La marcia in più può darla il marchio Parco» ribadisce. «Bisogna tornare su questi argomenti – insiste –, come pure sull’università, sulle due facoltà nuoresi, Scienze ambientali e Scienze forestali. Non possiamo continuare a stare in silenzio, i nostri figli scappano dalla Sardegna, non è più come negli anni Sessanta che scappavano le braccia, ora scappano i cervelli. L’università deve produrre benefici a favore della comunità». L’economia tradizionale delle zone interne, i vecchi mestieri e le vecchie arti possono ripartire dall’industria verde, insomma. «La qualità deve essere la nostra caratteristica» continua Fele. «Sempre che la politica ci creda». Non come è successo a Tepilora, «dove non c’era nessuna avversità, ma anche nessuno che abbia protestato, al di fuori dei sindaci dei paesi interessati, della Cisl e di Confindustria».

  10. febbraio 29, 2016 alle 11:30 pm

    da La Nuova Sardegna, 27 febbraio 2016
    Parco Gennargentu lunedì un convegno della Cisl a Oliena: http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2016/02/27/news/parco-gennargentu-lunedi-un-convegno-della-cisl-a-oliena-1.13033417

    ____________________

    da Sardinia Post, 29 febbraio 2016
    Parco del Gennargentu, il fronte del no si rianima: “Contrari ai vincoli”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/parco-del-gennargentu-il-fronte-del-no-si-rianima/

    __________________________

    da L’Unione Sarda, 29 febbraio 2016
    Zone interne e sviluppo, la scommessa del parco del Gennargentu: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/02/29/zone_interne_e_sviluppo_la_scommessa_del_parco_del_gennargentu-68-473576.html

  11. novembre 25, 2016 alle 2:54 pm

    un esempio.

    da L’Unione Sarda, 25 novembre 2016
    Fonni, la montagna di Daniele: l’uomo che sussurra ai daini e ai mufloni. (Piera Serusi): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2016/11/25/fonni_la_montagna_di_daniele_l_uomo_che_sussurra_ai_daini_e_ai_mu-68-549634.html

  12. giugno 2, 2017 alle 1:07 pm

    la situazione è grave, ma non è seria.

    da L’Unione Sarda, 2 giugno 2017
    I sindaci riaprono le porte del parco del Gennargentu: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2017/06/02/i_sindaci_riaprono_le_porte_del_parco_del_gennargentu-68-607879.html

    _____

    da La Nuova Sardegna, 2 giugno 2017
    Gennargentu, riparte l’iter per il Parco.
    La Cisl propone un emendamento ai parlamentari sardi: «Dopo tanti no, via alla libera adesione sul modello di Tepilora». (Francesco Pirisi): http://lanuovasardegna.gelocal.it/nuoro/cronaca/2017/06/01/news/gennargentu-riparte-l-iter-per-il-parco-1.15429713

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