Basta, una volta per tutte, con il gasdotto dei terremoti!


tracciato progetto gasdotto “Rete Adriatica” e rischio sismico (elaborazione Il Fatto Quotidiano su dati I.N.G.V.)

Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria hanno inoltrato (7 dicembre 2017) una specifica istanza accompagnata da perizia tecnica redatta dal dott. geol. Francesco Aucone Note critiche alla valutazione del rischio sismico stimato da SNAM PROGETTI e inerente al ‘Metanodotto Sulmona -Foligno DN 1200 mm (48″) P=75 bar e Centrale di compressione di Sulmona’ relativa all’omonimo tronco del progetto di gasdotto “Rete Adriatica”.

In precedenza era stata inviata (22 ottobre 2017) analoga istanza accompagnata dalla perizia tecnica “Note critiche allo Studio d’Impatto Ambientale redatto da SNAMPROGETTI ed inerente al ‘Metanodotto Foligno-Sestino (SPC. LA-E-83015)’ sezione III – Caratterizzazione della sismicità”, relativa al tronco umbro-marchigiano del medesimo progetto di gasdotto.

Sono stati coinvolti il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, il Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, il Ministro per i beni e attività culturali Dario Franceschini, il Ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda, il Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.

Sulmona, manifestazione contro il gasdotto “Rete Adriatica”

Nel caso specifico, il Professionista, in seguito all’analisi del rischio sismico condotta da SNAM PROGETTI sul tronco Sulmona-Foligno, così ha concluso:

“o Approccio inappropriato nella definizione dell’Azione Sismica, sia nelle procedure (utilizzo inadeguato della PGA) che nei livelli energetici sismici presi in considerazione (PGA utilizzate più basse dei livelli di accelerazione registrati sul territorio in occasione degli eventi sismici storici recenti);

o Assoluta insufficienza nel considerare l’aspetto della fagliazione”.

In precedenza, dopo approfondita analisi dello studio di impatto ambientale (SIA) relativo al tronco Foligno-Sestino, così aveva concluso:

“L’analisi del SIA ha infatti messo in risalto i seguenti aspetti:

o Improprietà di alcune enunciazioni

o Assoluta insufficienza nel considerare l’aspetto della fagliazione

o Approccio inappropriato nella definizione dell’Azione Sismica

o Perplessità sulle categorie sismiche dei terreni attraversati (insufficienza delle indagini in sito)

o Sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica strutturale allo scuotimento sismico

o Sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica della stabilità dei versanti

o Eccessiva genericità nel valutare l’aspetto della liquefazione.

Con il risultato che, secondo lo Scrivente, il Rischio Sismico è stato fortemente sottovalutato.

Per cui si ritiene che, al fine di non creare pericoli per gli ecosistemi attraversati e per le comunità residenti interessate dal tracciato del gasdotto, la valutazione del Rischio Sismico venga rifatta di sana pianta, alla luce delle nuove Normative Tecniche (NTC 2008 o meglio ancora NTC 2017 che dovrebbero uscire prima della fine dell’anno corrente)”.

Umbria, Appennino sotto la neve

Come noto, si tratta di aree interessate dal progetto denominato gasdotto “Rete Adriatica”, conosciuto anche  come “gasdotto appenninico”, opera che, nella sua attuale configurazione, riuscirebbe a unire lo scempio ambientale della dorsale dell’Appennino con l’aumento del pericolo per l’incolumità pubblica a causa del rischio sismico fra i più elevati in Italia per giunta con l’esborso di ingenti fondi pubblici.

La “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe – per il suo folle tracciato – un vero e proprio disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia.

Infatti, il progetto intercetta le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.

Si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e i terremoti del 26 settembre 1997 e del 24 agosto – 18 gennaio 2017 che hanno colpito l’Umbria, il Lazio e le Marche. Aree interessate da forti sciami sismici, come quello di fine marzo 2014 in Umbria (Gubbio – Città di Castello), e dell’aprile 2013, sempre a Città di Castello.

Marche, Foresta demaniale di Bocca Serriola, Aceri

Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche il sito proposto per la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado. E’ agevolmente documentabile quanto sopra con l’impressionante mòle di dati presente sul sito web istituzionale (http://www.ingv.it/) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), la massima Istituzione scientifica nazionale in materia.

Lo scorso 26 ottobre si è svolta presso il Ministero per lo sviluppo economico l’ennesima riunione per convincere le varie amministrazioni pubbliche competenti della pretesa bontà della “grande opera”, tuttora sotto contenzioso grazie ai ricorsi ecologisti e degli enti locali: la conclusione pilatesca è stata l’ennesimo rinvio della decisione finale.

Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria hanno chiesto al Presidente del Consiglio, ai Ministri e ai Presidenti delle Regioni interessate una profonda rivisitazione del tracciato del gasdotto “Rete Adriatica”.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria,

Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria

 

Presidenza Consiglio Ministri, Dipartimento protezione civile, rischio sismico in Italia (2012)

(foto S.L., A.L.C., archivio GrIG)

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  1. dicembre 11, 2017 alle 2:46 pm

    da Centro Abruzzo News, 9 dicembre 2017
    METANODOTTO E CENTRALE SNAM, CONVOCAZIONE PER IL 14 DICEMBRE: http://centroabruzzonews.blogspot.it/2017/12/metanodotto-e-centrale-snam.html#more

    ______________

    da Report-age, 11 dicembre 2017
    Domani a Sulmona il Geologo Aucone sul rischio sismico del progetto Snam: https://report-age.com/2017/12/11/domani-a-sulmona-il-geologo-aucone-sul-rischio-sismico-del-progetto-snam/

    ____________

    da Il Germe, 11 dicembre 2017
    La sicurezza sismica del gasdotto Snam “Rete-Adriatica” a convegno: https://www.ilgerme.it/la-sicurezza-sismica-del-gasdotto-snam-a-convegno/

  2. dicembre 12, 2017 alle 5:08 pm

    bum!

    A.N.S.A., 12 dicembre 2017
    Esplosione a impianto gas in Austria, interrotto flusso da Russia. Descalzi: “Prezzo gas sale”.
    Dopo una esplosione avvenuta in un impianto gas in Austria è stato interrotto il flusso di gas dalla Russia all’Italia. ‘Oggi dichiareremo lo stato di emergenza’ fa sapere il ministro dello Sviluppo Calenda: http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2017/12/12/austria-esplosione-impianto-gas-feriti-e-un-morto_3408bc74-cb3f-4efa-bc65-4b5ab1cf7d5b.html

    _________________

    da Il Fatto Quotidiano, 12 dicembre 2017
    Austria, esplosione in un terminal del gas: un morto e 18 feriti. Calenda: “A rischio forniture, è stato di emergenza”.
    La detonazione nell’impianto di Baumgarten ha provocato un morto e 18 feriti, cinque dei quali gravi, come riferisce la Croce rossa austriaca. Il ministro dello Sviluppo Economico rilancia sul Tap: “Se ci fosse stato, non avremmo avuto conseguenze”. Ma grazie agli stock, in realtà, la situazione è sotto controllo: “Se confermata prima ricostruzione – dice Snam – le forniture potrebbero riprendere in giornata”: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/12/austria-esplosione-un-terminal-del-gas-un-morto-e-18-feriti-calenda-rischio-forniture-e-stato-di-emergenza/4033633/

    ______________________________

  3. dicembre 13, 2017 alle 10:23 pm

    se ne occuperà il prossimo Governo, nessuna decisione prima delle elezioni politiche 😉

    da Onda TV, 13 dicembre 2017
    ALTRO RINVIO PER METANODOTTO SNAM, SE NE OCCUPERÀ IL PROSSIMO GOVERNO: http://www.ondatv.tv/cronaca/altro-rinvio-per-metanodotto-snam-se-ne-occupera-il-prossimo-governo/

    ________________

    da Report-age, 13 dicembre 2017
    Nuovo Rinvio della Conferenza di Servizi definitiva per autorizzare il Metanodotto Snam. Casini: ‘Rafforzeremo il Fronte del No’: https://report-age.com/2017/12/13/nuovo-rinvio-della-conferenza-di-servizi-definitiva-per-autorizzare-il-metanodotto-snam-casini-rafforzeremo-il-fronte-del-no/

  4. dicembre 14, 2017 alle 2:48 pm

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    L’ESPLOSIONE DI BAUMGARTEN E LO STRANO CASO DELL’EMERGENZA GAS!

    Nella mattinata del 12 dicembre c’è stata una violenta esplosione nell’hub gasiero di Baumgarten che ha causato la morte di un operaio e numerosi feriti. Secondo le prime verifiche, l’esplosione è stata causata da un problema tecnico. Baumgarten è il terminale del ciclopico gasdotto di Urengoy-Uzhgorod che collega la Russia all’Europa e, tramite il passo del Tarvisio, entra in Italia il gas russo importato.
    Sconcertante l’accaduto che ancora una volta ha dimostrato come queste infrastrutture, estremamente pericolose, siano soggette ad esplosioni anche per malfunzionamento o, come è avvenuto in alcuni casi di esplosioni dei gasdotti in Italia, per smottamenti di terreno.
    Subito è arrivata la dichiarazione dello stato di emergenza da parte del Ministro dello Sviluppo Economico Calenda per l’interruzione della fornitura anche se la stessa è stata riattivata in serata e se tra gli addetti ai lavori non c’è stato allarmismo. Ma per Calenda l’occasione era troppo ghiotta e non ha esitato a sostenere che il T.A.P. è necessario per non dipendere dal gas russo: ci preme rimarcare che sia in Europa che in Italia di gasdotti ce ne sono in abbondanza e, che quanto concerne l’Italia, le infrastrutture esistenti (metanodotti e rigassificatori) hanno una capacità di importazione di 107 mld di mc annui, ben superiore ai consumi che nel 2016 sono stati di 70,9 mld di mc. e, nel primo semestre 2017, sono stati pari a 39,4 mld di mc).
    Opere come TAP e Rete Adriatica rispondono solo ad una logica di profitto, nulla hanno a che vedere con gli approvvigionamenti tantomeno del gas russo perché al di là della minore dipendenza da Mosca, la vera motivazione per l’Italia nel voler imporre dall’alto questi progetti, è di diventare un grande hub del gas nel cuore del Mediterraneo con un proprio mercato da gestire.
    Come Comitati siamo sempre stati convinti che più che la corsa al gas, l’Italia dovrebbe correre ai ripari e puntare sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica, tenendo presente che i combustibili fossili sono i principali responsabili dei cambiamenti climatici in atto e che un nuovo modello di economia che si prenda cura della terra, ha come premessa indispensabile una profonda modifica del modello energetico.
    Uno studio di alcuni ricercatori di Standford sostiene che entro il 2050 l’Italia potrebbe coprire l’energia che consuma al 100% da fonti rinnovabili: più o meno gli stessi anni della “vita utile” dell’investimento sul Tap.
    E mentre in Italia si continua ad insistere con opere fortemente impattanti dannose per l’ambiente, per le economie locali e pericolose per quanto attiene all’incolumità pubblica come Rete Adriatica che corre lungo l’Appennino Centrale altamente sismico e il Tap, la Banca Mondiale (il più grande fondo sovrano al mondo), annuncia che dal 2019 non finanzierà più esplorazioni e sfruttamento di gas e petrolio (salvo qualche eccezione per i Paesi sottosviluppati) e la BEI (Banca Europea degli Investimenti) ha disposto un rinvio per il finanziamento del progetto TAP che, ricordiamo, è collegato al Rete Adriatica (il troncone che interessa il nostro territorio è il Sulmona-Foligno con la centrale di compressione a Sulmona).
    Importando gas dall’Azerbaigian l’Italia favorisce il regime dispotico che governa quel Paese dove vengono sistematicamente violati i diritti umani, arrestati gli oppositori e i giornalisti indipendenti, calpestate le libertà, regime che si sostiene proprio attraverso il petrolio e il gas.

    Sulmona, 14 dicembre 2017

    Comitati Cittadini per l’ambiente

    Info: Giovanna 3284776001 – Mario 3339698792- Lola 3498762841
    Email: sulmonambiente@gmail.com
    http://sulmonambientewordpress.com/
    https://www.facebook.com/pages/Comitato-Ambiente-Sulmona/163437587047697

  1. dicembre 8, 2017 alle 4:58 pm

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