No e ancora no al gasdotto dei terremoti!


Presidenza Consiglio Ministri, Dipartimento protezione civile, rischio sismico in Italia (2012)

Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria hanno inoltrato (22 ottobre 2017) una specifica istanza accompagnata da perizia tecnica redatta dal dott. geol. Francesco Aucone Note critiche allo Studio d’Impatto Ambientale redatto da SNAMPROGETTI ed inerente al ‘Metanodotto Foligno-Sestino (SPC. LA-E-83015)’ sezione III – Caratterizzazione della sismicità”.

Sono stati coinvolti il Presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni, il Ministro dell’ambiente Gianluca Galletti, il Ministro per i beni e attività culturali Dario Franceschini, il Ministro per lo sviluppo economico Carlo Calenda, il Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, il Presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, il Presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso.

Epicentri dei numerosissimi terremoti localizzati dalla Rete Sismica Nazionale tra il 2010 e oggi. La sismicità più recente (cerchi rossi) sembra proseguire la faglia individuata per la sequenza del 2010 (cerchi gialli)

In particolare, il Professionista, dopo approfondita analisi dello studio di impatto ambientale (SIA) relativo al tronco Foligno-Sestino del progetto di gasdotto “Rete Adriatica”, così conclude:

“L’analisi del SIA ha infatti messo in risalto i seguenti aspetti:

o Improprietà di alcune enunciazioni

o Assoluta insufficienza nel considerare l’aspetto della fagliazione

o Approccio inappropriato nella definizione dell’Azione Sismica

o Perplessità sulle categorie sismiche dei terreni attraversati (insufficienza delle indagini in sito)

o Sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica strutturale allo scuotimento sismico

o Sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica della stabilità dei versanti

o Eccessiva genericità nel valutare l’aspetto della liquefazione.

Con il risultato che, secondo lo Scrivente, il Rischio Sismico è stato fortemente sottovalutato.

Per cui si ritiene che, al fine di non creare pericoli per gli ecosistemi attraversati e per le comunità residenti interessate dal tracciato del gasdotto, la valutazione del Rischio Sismico venga rifatta di sana pianta, alla luce delle nuove Normative Tecniche (NTC 2008 o meglio ancora NTC 2017 che dovrebbero uscire prima della fine dell’anno corrente)”.

Appennino, boschi dell’Umbria

Come noto, si tratta di aree interessate dal progetto denominato gasdotto “Rete Adriatica”, conosciuto anche  come “gasdotto appenninico”, opera che, nella sua attuale configurazione, riuscirebbe a unire lo scempio ambientale della dorsale dell’Appennino con l’aumento del pericolo per l’incolumità pubblica a causa del rischio sismico fra i più elevati in Italia per giunta con l’esborso di ingenti fondi pubblici.

La “grande opera” d’interesse privato ma di finanziamento pubblico determinerebbe – per il suo folle tracciato – un vero e proprio disastro ambientale (interseca pesantemente ben 3 parchi nazionali, 1 parco naturale regionale, 21 fra siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale) ed economico-sociale (basti pensare ai danni alle zone turistiche umbre e marchigiane, nonché alle pregiate tartufaie appenniniche), senza contare il gravissimo pericolo determinato dall’interessare numerose aree in zona sismica “1”, nel tratti abruzzese, umbro e marchigiano, alcune fra le zone maggiormente a rischio sismico d’Italia.

Infatti, il progetto intercetta le zone altamente sismiche di Abruzzo, Umbria, Marche.

Si snoda lungo le depressioni tettoniche dell’Appennino Centrale storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità, con eventi anche di magnitudo elevata, come il terremoto del 6 aprile 2009 che ha colpito L’Aquila e molte altre località dell’Abruzzo, e i terremoti del 26 settembre 1997 e del 24 agosto – 18 gennaio 2017 che hanno colpito l’Umbria, il Lazio e le Marche. Aree interessate da forti sciami sismici, come quello di fine marzo 2014 in Umbria (Gubbio – Città di Castello), e dell’aprile 2013, sempre a Città di Castello.

Nel tratto relativo all’Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche, su 28 località attraversate dal progetto di metanodotto, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2. Anche il sito proposto per la centrale di compressione, localizzata a Sulmona, ricade in zona sismica di primo grado. E’ agevolmente documentabile quanto sopra con l’impressionante mòle di dati presente sul sito web istituzionale (http://www.ingv.it/) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (I.N.G.V.), la massima Istituzione scientifica nazionale in materia.

Umbria, Appennino, boschi

Eppure il prossimo 26 ottobre è convocata presso il Ministero per lo sviluppo economico l’ennesima riunione per convincere le varie amministrazioni pubbliche competenti della pretesa bontà della “grande opera”, tuttora sotto contenzioso grazie ai ricorsi ecologisti e degli enti locali.

Le associazioni e comitati ecologisti Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria hanno chiesto al Presidente del Consiglio, ai Ministri e ai Presidenti delle Regioni interessate una profonda rivisitazione del tracciato del gasdotto “Rete Adriatica”.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Mountain Wilderness – Umbria, Comitato interregionale No Tubo e WWF – Umbria

 

Umbria, Appennino sotto la neve

(foto S.L., archivio GrIG)

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  1. ottobre 26, 2017 alle 2:46 pm

    la conferenza di servizi del 26 ottobre presso il Ministero per lo sviluppo economico è stata rinviata a data da destinarsi 🙂

    da Rete Abruzzo, 26 ottobre 2017
    GASDOTTO SNAM, INCONTRO RINVIATO. PEZZOPANE: TRACCIATO DA RIVEDERE: http://www.reteabruzzo.com/2017/10/25/gasdotto-snam-incontro-rinviato-pezzopane-tracciato-da-rivedere/

  2. ottobre 29, 2017 alle 11:38 pm

    terrogazione parlamentare presentata dagli on.li MELILLA, NICCHI, SANNICANDRO, RICCIATTI, FERRARA, ZARATTI, FRANCO BORDO, PIRAS, SCOTTO, MATARRELLI, DURANTI e KRONBICHLER in data 26 ottobre 2017

    atto Camera dei Deputati n. 4-18314 (http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0879&tipo=atti_indirizzo_controllo&pag=allegato_b#si.4-18314)

    Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:

       il progetto del gasdotto Snam «Rete Adriatica» attraversa la dorsale adriatica degli Appennini da Brindisi a Minerbio (BO);

       il tracciato del gasdotto è di forte impatto ambientale e potenzialmente pericoloso attraversando tre parchi nazionali, un parco naturale regionale, ventuno siti di importanza comunitaria e zone di protezione speciale, nonché numerose aree in zona sismica «1», regioni storicamente interessate da un notevole tasso di sismicità, dove ricade anche la prevista centrale di decompressione di Sulmona;

       nella perizia tecnica recante «Note critiche allo studio di impatto ambientale» inerente alla tratta del gasdotto Foligno-Sestino redatta dal Geol. Francesco Aucone che accompagna l’istanza presentata dalle associazioni dei cittadini il 22 ottobre 2017 alla Presidenza del Consiglio dei ministri e ai Ministeri competenti si evince che dall’analisi dello studio di impatto ambientale emergono, tra gli altri, i seguenti aspetti: «approccio inappropriato nella definizione dell’Azione Sismica, perplessità sulle categorie sismiche dei terreni attraversati (insufficienza delle indagini in sito), sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica strutturale allo scuotimento sismico, (sottostima dell’accelerazione sismica nella verifica della stabilità dei versanti»);

       il 26 ottobre 2017 si terrà una riunione sul gasdotto «Rete Adriatica», convocata dalla Presidenza del Consiglio con le regioni, le province e i sindaci dei territori di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria interessati –:

       se non intendano assumere iniziative per sospendere l’iter che porterà alla realizzazione del gasdotto Snam «Rete Adriatica» per approfondire le tante perplessità e i possibili rischi derivanti dalla costruzione del suddetto gasdotto, come risultanti da numerosi studi tecnici tra cui quelli riportati, e avviare un confronto che prenda in considerazione la revisione del tracciato del gasdotto, così fortemente impattante e potenzialmente pericoloso.

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