Portoscuso, meglio un cancro che un disoccupato in casa.


anche su Il Manifesto Sardo (“Portoscuso, meglio un cancro che un disoccupato in casa“) , n. 296, 16 dicembre 2019

Portoscuso, bacino c.d. fanghi rossi

Il 6 dicembre 2019 la Giunta regionale sarda ha chiuso positivamente con condizioni, il procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) relativo al “Progetto di ammodernamento della raffineria di produzione di allumina ubicata nel Comune di Portoscuso, ZI Portovesme (CI)” da parte della Euralluminas.p.a.   Si tratta della terza variante del progetto, dopo le prime due del 2015: l’attuale versione del progetto non prevede più una nuova centrale a carbone, ma un vaporodotto in collegamento con l’esistente centrale elettrica ENEL.

Conseguentemente, sta per aumentare il già pesante inquinamento a Portoscuso e nelle aree vicine.

Al diavolo tutte le critiche, le proposte alternative, i tentativi quantomeno per contenere il drammatico inquinamento, la multinazionale Rusal, classe politica regionale, sindacati, maestranze hanno chiuso il cerchio: si riprende la produzione primaria dell’alluminio con un processo industriale fuori mercato e disastroso sul piano ambientale e sanitario.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme, cartelli bonifica bacino “fanghi rossi”

* Il progetto per la riapertura dell’Eurallumina.

Il progetto prevedeva in origine la realizzazione e l’esercizio di una centrale termica cogenerativa alimentata a carbone (potenza 285 MWh), poi sostituita da un vaporodotto in collegamento con l’esistente centrale elettrica ENEL, e una serie di opere connesse, fra cui l’ampliamento fino a un’altezza di mt. 46 (oggi sono 26,5) e a un’ampiezza di 189 ettari (oggi sono 159) del bacino dei “fanghi rossi”, le scorie della lavorazione della bauxite, dall’agosto 2009 in buona parte sotto sequestro preventivo nell’ambito di un procedimento penale per gravi reati ambientali.

Oltre 60 milioni di tonnellate di fanghi rossi (ora si stima uno stoccaggio di 40 milioni di tonnellate), cioè circa 30 milioni di metri cubi (oggi sarebbero 20 milioni di metri cubi). E si tratta di un bacino filtrante…verso il mare e la falda idrica.

Con la ripresa della produzione di alluminio primario, centinaia di operai (357 addetti diretti + circa 100 addetti nell’indotto) riprenderebbero il lavoro.

Questo avverrà con l’utilizzo di cospicui fondi pubblici stanziati dal Ministero per lo sviluppo economico, “un contributo complessivo di 83 milioni di euro, di cui fino a 16 a fondo perduto, a fronte di un investimento complessivo previsto dall’impresa di circa 160 milioni di euro” (accordo 2 marzo 2018).

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

* L’attuale situazione ambientale e sanitaria.

l’intero territorio comunale di Portoscuso rientra nel sito di interesse nazionale (S.I.N.) per le bonifiche ambientali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese (D.M. n. 468/2001).[1]       I siti di interesse nazionale, o S.I.N. rappresentano delle aree contaminate molto estese classificate fra le più pericolose dallo Stato.   Necessitano di interventi di bonifica ambientale del suolo, del sottosuolo e/o delle acque superficiali e sotterranee per evitate danni ambientali e sanitari.   I S.I.N. sono stati definiti dal decreto legislativo n. 22/1997 e s.m.i. (decreto Ronchi) e nel D.M. Ambiente n. 471/1999, poi ripresi dal decreto legislativo n. 152/2006 e s.m.i. (Codice dell’ambiente), il quale ne stabilisce l’individuazione “in relazione alle caratteristiche del sito, alla quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull’ambiente circostante in termini sanitari e ecologici nonché di pregiudizio per i beni culturali e ambientali”. Caratteristica fondamentale relativa alle aree ricadenti nei S.I.N. è la necessità che i carichi inquinanti diminuiscano anziché aumentare.

Fin d’ora, la situazione ambientale/sanitaria dei residenti di Portoscuso, in particolare della fascia infantile, è già al limite del collasso.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme, striscione operai Allumina

Nel gennaio 2012 (nota stampa ASL n. 7 del 23 gennaio 2012) così avvertiva un comunicato stampa dell’A.S.L. n. 7 di Carbonia, in seguito a comunicazioni dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero dell’ambiente“…si ritiene necessario informare la popolazione di Portoscuso di fare in modo di differenziare la provenienza dei prodotti ortofrutticoli da consumare per la fascia di età dei bambini da 0 a 3 anni. Occorre perciò fare in modo che in questa fascia di età non siano consumati esclusivamente prodotti ortofrutticoli provenienti dai terreni ubicati nel Comune di Portoscuso. Già nel 2008 l’Università di Cagliari (Dipartimento Sanità pubblica, Medicina del lavoro) nel corso di una ricerca (Plinio Carta, Costantino Flore) affermò chiaramente la sussistenza di deficit cognitivi in un campione di bambini di Portoscuso, dovuto a valori di piombo nel sangue superiori a 10 milligrammi per decilitro (vds. “Environmental exposure to inorganic lead and neurobehavioural tests among adolescents living in the Sulcis-Iglesiente, Sardinia” in Giornale italiano di medicina del lavoro ed ergonomia, 15 aprile 2008, in http://www.biowebspin.com/pubadvanced/article/18409826/#sthash.kjkUGkfA.dpuf).

Facussa

La letteratura medica, infatti, indica un’associazione inversa statisticamente significativa tra concentrazione di piombo ematico e riduzione di quoziente intellettivo, corrispondente a 1.29 punti di QI totale per ogni aumento di 1 µg/dl di piomboemia (sulla tossicità del piombo vds. http://www.phyles.ge.cnr.it/htmlita/tossicitadelpiombo.html).  Secondo studi più recenti, per ogni aumento di 5 microgrammi (mcg) di piombo per decilitro di sangue si perdono 1,5 punti di quoziente intellettivo, in base ai dati raccolti in una ricerca svolta da un’equipe della Duke University (U.S.A.) e pubblicati sul Journal of American Medical Association (Association of Childhood Blood Lead Levels With Cognitive Function and Socioeconomic Status at Age 38 Years and With IQ Change and Socioeconomic Mobility Between Childhood and AdulthoodAaron Reuben,  Avshalom Caspi,   Daniel W. Belsky, e altri, 28 marzo 2017) condotta su un campione di 565 neozelandesi.

Il Rapporto S.E.N.T.I.E.R.I. – studio epidemiologicoMinistero della salute, S.I.N. Sulcis-Iglesiente-Guspinese (2012) ha evidenziato un pesantissimo rischio per la salute, fra cui un “rischio osservato di circa 500 volte l’atteso … per tumore della pleura fra i lavoratori del settore piombo-zinco (Enirisorse, ex Samin), “un incremento di mortalità per tumore del pancreas” fra i lavoratori del settore alluminio (Alcoa), mentre fra i “produttori di allumina dalla bauxite (Eurallumina) la mortalità per tumore del pancreas e per malattie dell’apparato urinario è risultata in eccesso”.mai è la stessa catena alimentare a esser pesantemente interessata.

vigneto

La Direzione generale dell’Azienda USL n. 7 di Carbonia aveva reso noto (nota prot. n. PG/201416911 dell’11 giugno 2014) che “gli esiti” dei monitoraggi condotti con la stretta collaborazione dell’I.S.P.R.A. e dell’Istituto Superiore di Sanità hanno portato alla “richiesta al Sindaco del Comune di Portoscuso di adozione di provvedimenti contingibili e urgenti che al momento consistono in:

divieto di commercializzazione/conferimento del latte ovicaprino prodotto da sette allevamenti operanti sul territorio comunale con avvio a distruzione presso impianto autorizzato;

*  divieto di movimentazione in vita e di avvio a macellazione dei capi allevati presso le attività produttive del territorio, nelle more della effettuazione di verifiche  mirate sulla eventuale presenza di diossina nelle carni;

* permane il divieto di raccolta dei mitili e dei granchi nel bacino di Boi Cerbus;

*  permane divieto di commercializzazione e raccomandazione di limitazione del consumo di prodotti ortofrutticoli e vitivinicoli prodotti nel territorio”.

Portoscuso, porto e zona industriale di Portovesme

In poche parole, di fatto a Portoscuso non si può vendere il latte ovicaprino né fare allevamento ovicaprino, non si possono raccogliere mitili e crostacei, non si possono vendere frutta, verdura e vino, chi li consuma lo fa a rischio e pericolo.

In poche parola, a Portoscuso il comparto agro-alimentare è morto.

Recenti analisi I.S.P.R.A. e consulenze peritali svolte nell’ambito del procedimento penale n. 10117/2010 R.N.R. (n. 7207/11 G.I.P.)  hanno evidenziato una gravissima compromissione del suolo, delle falde idriche e dell’ambiente in generale determinata dalla presenza del c.d. bacino dei fanghi rossi, contenente gli scarti della lavorazione della bauxite dell’Eurallumina s.p.a. e contenente elevatissime concentrazioni di arsenico (110 volte il limite tollerabile per le acque sotterranee), cromo esavalente (32 volte superiore al limite), fluorurialluminiomercurio.[2]

La relazione di monitoraggio ambientale 2014 dell’A.R.P.A.S. indica chiaramente che la situazione ambientale e sanitaria di Portoscuso è già un inferno sulla Terra: i dati sul livello di inquinamento della falda che corre sotto l’area industriale di Portovesme indicano elevatissime  concentrazioni di sostanze nocive, spiccano il cadmio (30mila volte sopra soglia), ma anche l’arsenico, l’alluminio, il fluoro, il piombo.

bacino c.d. fanghi rossi, visto da Carloforte
Portoscuso, Eurallumina, bacino c.d. fanghi rossi, visto da Carloforte

* Le inascoltate proposte alternative.

Sistematicamente l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico onlus ha inviato atti di intervento nel procedimento di V.I.A., formalizzando, fra l’altro, una proposta alternativa fin dal maggio 2016 presentata pubblicamente, ma colpevolmente snobbata da anni da amministrazioni pubbliche, aziende, sindacati: sarebbe quantomeno da verificare concretamente la possibilità della trasformazione del polo dell’alluminio primario di Portoscuso in polo dell’alluminio riciclato, che permetterebbe la salvaguardia dei posti di lavoro, infinitamente minori consumi energetici e, soprattutto, infinitamente minori impatti ambientali e sanitari.

L’alluminio, infatti, è materiale completamente riciclabile e riutilizzabile all’infinito per la produzione di oggetti anche sempre differenti.                       L’Italia (insieme alla Germania) è oggi il terzo Paese al mondo per la produzione di alluminio riciclato, dopo gli Stati Uniti e il Giappone.

Attualmente ben il 90% dell’alluminio utilizzato in Italia (il 50% nel resto dell’Europa occidentale) è alluminio riciclato e ha le stesse proprietà e qualità dell’alluminio originario: viene impiegato nell’industria automobilistica, nell’edilizia, nei casalinghi e per nuovi imballaggi.

La raccolta differenziata, il riciclo e recupero dell’alluminio apportano numerosi benefici alla Collettività in termini economici perché il riciclo dell’alluminio è un’attività particolarmente importante per l’economia del nostro Paese, storicamente carente di materie prime, in termini energetici, perché permette di risparmiare il 95% dell’energia necessaria a produrlo dalla materia prima[3], nonchè sotto il profilo ambientale in quanto abbatte drasticamente le emissioni inquinanti e necessità di molte meno risorse naturali.

Nel 2016 in Italia sono state recuperate ben 48.700 tonnellate di alluminio, il 73,2% delle 66.500 tonnellate immesse nel mercato nello stesso anno: così sono state evitate emissioni inquinanti pari a 369 mila tonnellate di CO2 ed è stata risparmiata energia per oltre 159 mila tonnellate equivalenti petrolio (dati Consorzio Italiano Imballaggi Alluminio – CIAL, 2017).    

La totalità dell’alluminio attualmente prodotto in Italia proviene dal riciclo.

I trend confermano l’Italia al primo posto in Europa con oltre 927 mila tonnellate di rottami riciclati (considerando non soltanto gli imballaggi). 

Oggi nel nostro Paese operano dodici fonderie che trattano rottami di alluminio riciclato, con una capacità produttiva globale di circa 808 mila tonnellate di alluminio secondario (2015), un fatturato complessivo di oltre 1,87 miliardi di euro e circa 1.600 lavoratori occupati nel settore. 

Non solo.   Esistono metodologie industriali per recuperare i metalli dai fanghi rossi, diminuendone drasticamente i volumi.

Di particolare interesse è il recupero dei c.d. metalli rari, come lo scandio.

La Fabbrica dei Metalli (metodologia industriale sviluppata dalla società Ecotec di Cagliari-Macchiareddu, n.d.r.), mediante un processo integrato riassume, organizza e ottimizza processi industriali, esistenti e più che collaudati, e li integra con i propri processi innovativi in linea con le direttive dell’Unione Europea per la promozione della cosiddetta Economia Circolare e permette sia il trattamento dei Fanghi Rossi abbancati sia quelli di nuova produzione.  Quest’ultima possibilità permetterebbe, con l’impianto opportunamente dimensionato, il trattamento dei fanghi rossi derivanti dal riavvio delle attività produttive dell’Eurallumina minimizzando la produzione di rifiuti riducendo, o addirittura azzerando, la dipendenza dalla discarica.”

Potrebbero esser trattate fino a 200 mila tonnellate di fanghi rossi all’anno.

La proposta industriale virtuosa non ha avuto alcun riscontro da parte della società russa Rusal (leader mondiale della produzione dei c.d. metalli rari), proprietaria dell’Eurallumina, ma anche da parte di Stato e Regione autonoma della Sardegna, che potrebbero e dovrebbero vincolare fondi pubblici e autorizzazioni alla diminuzione dei già pesantissimi carichi inquinanti.

Portovesme, bacino “fanghi rossi” bauxite (foto Raniero Massoli Novelli, 1980)

* E quindi?    

Se la Sardegna abbandonasse una volta per tutte gli incubi industriali da obsoleto kombinat sovietico, ne avremmo vantaggi ambientali, sanitari ed energetici per tutti, compresi quei 200 operai che per dieci anni hanno battuto i caschetti per terra  e beneficiano da allora dei soldi della cassa integrazione.

Potrebbero tornare finalmente a lavorare senza avvelenare i propri figli. Magari potrebbe essere un valido argomento.

Nessuna risposta è giunta alle proposte alternative da parte di sindacati, amministrazioni pubbliche, Chiesa, associazionismo, forze politiche, nemmeno da parte di quel Movimento 5 Stelle che alle ultime elezioni politiche (2018) ha sbancato il Sulcis-Iglesiente e Portoscuso in particolare (44,68% dei voti).

Quel silenzio che consegna bambini e adulti a un nuovo bombardamento di inquinamento da metalli pesanti e cosette simili.

Portoscuso, zona industriale di Portovesme

Evidentemente costoro pensano che sia meglio un cancro che un disoccupato in casa e non vogliono nemmeno pensare ad alternative che permettano un lento ma positivo risanamento ambientale e sanitario.

E tutto questo a spese pubbliche, fino alla prossima consueta crisi industriale e occupazionale, fino al prossimo giro di giostra sulla pelle di un territorio ormai moribondo.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


[1] In realtà da trent’anni sono disponibili piani e risorse finanziarie per le bonifiche ambientali: il piano di disinquinamento per il risanamento del territorio del Sulcis – Iglesiente (D.P.C.M. 23 aprile 1993), sulla base della dichiarazione di zona ad alto rischio ambientale (D.P.C.M. 30 novembre 1990, legge regionale n. 7/2002), ed il successivo accordo di programma attuativo (D.P.G.R. 3 maggio 1994, n. 144) hanno in gran parte beneficiato economicamente le medesime industrie responsabili dello stato di inquinamento dell’area. L’obiettivo era quello del disinquinamento e del risanamento ambientale. Obiettivo, a quanto pare, miseramente fallito.

[2]  Vds.  “Eurallumina, l’accusa: ‘Un inferno di veleni sotto il bacino dei fanghi rossi’”, di Piero Loi su Sardinia Post, 1 maggio 2016; ” “Veleni nella falda per tre secoli”, di Veronica Nedrini, su L’Unione Sarda, edizione del 9 maggio 2016, e “Il mistero delle analisi interne”, di Veronica Nedrini, su L’Unione Sarda, edizione del 10 maggio 2016.

[3] la produzione di un kg. di alluminio di riciclo ha un fabbisogno energetico (0,7 kwh) che equivale solo al 5% di quello di un kg. di metallo prodotto a partire dal minerale (14 kwh).

Portoscuso, polo industriale di Portovesme

(foto Raniero Massoli Novelli, T.C., S.D., archivio GrIG)

  1. Tiziana
    dicembre 17, 2019 alle 10:44 am

    Oltre il danno anche la beffa? Alla diisoccupazione simpuò rimediare in tanti modi.Optare per un eventuale cancro al posto della disoccupazione è il più alto disprezzo della vita soprattutto verso coloro che avendo contratto un cancro non per motivi professionali non sanno o non possono porvi rimedio.E’ veramente squallido.

    • donatella
      dicembre 18, 2019 alle 12:18 am

      Contrattare la rinuncia alla salute in cambio di lavoro, come possono tutti i nostri amministratori locali e centrali stare in silenzio e continuare i loro “teatrini” quotidiani come se niente li toccasse? Sono loro che reggono le briglie di questo stato impazzito ,i ministeri dell’ambiente e della salute cosa ci stanno a fare ? Come si può autorizzare la morte annunciata in un luogo palesemente dichiarato avvelenato per l’interesse di una azienda che dice che darà salute perché porterà benessere economico e quindi si potrà morire contenti ? E’ delinquenziale e oltraggioso per la dignità degli esseri ricattati vilmente….e nessuno ne parla fuori della Sardegna……vergognosa inciviltà e fallimento della politica!

  2. Luigi
    dicembre 17, 2019 alle 11:37 am

    La solita vittoria dei sindacati che va a danno di tutti gli altri. E appena finiranno gli aiuti ricominceranno a far le vittime.
    Anche perché l’operaio comprerà la frutta e il pesce al Conad, mentre i contadini e i pescatori locali si avveleneranno e vivranno in povertà senza aiuto di nessuno e con lo Stato contro.
    Una volta tanto sono d’accordo con voi, che spesso purtroppo date lo stesso risalto all’industria che danneggia un territorio con decine di migliaia di persone e al chiosco che disturba un giglio di mare.
    Ad ogni modo servono anche le industrie, non se ne può fare a meno, ma occorre lavorare responsabilmente.

    • dicembre 17, 2019 alle 11:30 pm

      vedi, Luigi, industria che avvelena un territorio con migliaia di abitanti e chiosco che fa fuori il giglio di mare sono facce della stessa medaglia: dalle cose piccole alle grandi si tratta sempre di avidità e prevaricazione su quelle che – per semplice buon senso – dovrebbero essere la base della convivenza civile, il rispetto dell’ambiente, il rispetto del prossimo, il rispetto della salute.
      Tutto qui, se ti pare poco.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  3. Srdn
    dicembre 17, 2019 alle 3:40 pm

    Vergognoso oggi il titolone dell’Unione Sorda….. Tumori in aumento in sardegna”colpa dell’ abuso di alcol”e del fumo….. Che fumo ed alcool siano la porta per tumori e infarti non ci piove, ma per favore date le giuste informazioni. Fabbriche dei veleni, basi militari che hanno smaltito uranio impoverito per decenni, guerre simulate, discariche a cielo aperto, catena alimentare inquinata, come terra, aria, falde acquifere e acqua piovana e non é solo Portoscuso dove si muore ma é in tutto il sulcis. Nonostante ciò si continua a parlare di genuinità dei prodotti sardi e a spacciarli come i migliori prodotti al mondo…….Il casino é che noi comuni mortali non possiamo fare nulla per fermare la violenza con la quale lo stato ci avvelena.Mattarella parla ai ragazzi dell’evasione fiscale che mette in ginocchio l’Italia, ti fanno chiudere l’attività se non batti un paio di scontrini, ti arrestano per un paio di canne, ti fermano la macchina se non hai il collaudo……..cose giustissime. Mi chiedo allora perché nessuno interviene a difendere i nostri diritti, perché devono poter continuare a fare quello che vogliono questi delinquenti?

    • dicembre 17, 2019 alle 5:03 pm

      ..vorresti forse dire che il Piombello di Portoscuso non è un prodotto genuino e autentico del basso Sulcis?!

      • Mara machtub
        dicembre 17, 2019 alle 10:03 pm

        Mi hai strappato una risata amara, gentilissimo “Su Dottori” Stefano Deliperi! Anzi amarissima. Sindacalisti, operai, politici e tutti gli altri sordi non capiranno mai. NON vogliono e non possono capire. Ma oggi l’ignoranza non è più una scusa, è assolutamente un’aggravante.
        Se tutti coloro che finora hanno avallato questo orribile stato di cose vedessero il proprio nome e cognome stampato a lettere cubitali su un monumento all’ingresso di Portoscuso, a eterna memoria e vergogna per ciò che hanno fatto, forse, dico FORSE, sentirebbero un minimo di rimorso.
        Farei bere loro, a vita, esclusivamente il genuino e autentico Piombello.

      • dicembre 17, 2019 alle 11:25 pm

        personalmente non credo che interessi minimamente capire.
        A loro interessa solo portare avanti questo fallimentare (sotto tutti i punti di vista) sistema.
        Interessi particolari e personali, tutto qui.
        Un intero territorio ostaggio.
        Crea, poi, meno “problemi” scagliarsi – giustamente, senza se e senza ma – contro le bombe che piovono nel lontano Yemen piuttosto che contro i metalli pesanti che piovono quotidianamente da decine di anni a 20 chilometri da Iglesias.

        Stefano Deliperi

  4. M.A.
    dicembre 17, 2019 alle 9:22 pm

    E’ una storia che si ripete. “Meglio un cancro che un disoccupato in casa” è un mantra che andava di moda anche qualche decennio fa, quando molti giovani sardi decidevano di divenire operai ed essere assunti nelle realtà minerarie dell’isola. Erano ben consci dei rischi a cui si esponevano. Sapevano che chi li ha preceduti, a volte gli stessi padri, si ammalavano di silicosi ma campavano una famiglia dando un senso alla propria esistenza. Oggi come ieri c’è una scelta o un’alternativa? Se esiste, che si muovano a trovarla. Esternare il proprio dissenso non basta. La disperazione che si percepisce è tanta e porta ad accettare certi compromessi.

    • dicembre 17, 2019 alle 9:40 pm

      Le alternative ci sono, la voglia di prenderle in considerazione no.

      Stefano Deliperi

      • Srdn
        dicembre 18, 2019 alle 4:45 pm

        Leggevo sopra…….. La chiesa é assente…. Cosa si aspetta Deliperi dalla chiesa? Parole, parole pronunciate solo per far vedere che ci sono. Se lo immagina la chiesa che si mette contro la mortovesme il cui ad è loro servitore di messa? Dai non scherziamo, come si devono guadagnare il paradiso…Una decrescita felice a tutti gli esseri senzienti e non è mi raccomando rassegnati MAI

      • dicembre 18, 2019 alle 5:48 pm

        in verità non mi aspetto nulla, tantomeno da chierichetti. Semplicemente aveva davvero ragione Aristofane 😉

        Stefano Deliperi

  5. donatella
    dicembre 18, 2019 alle 12:45 am

    Grazie Stefano Deliperi di lottare con le unghie e con i denti contro queste delinquenziali violenze di morte della tua Sardegna dimenticata, sono Toscana ma giuro che da quando mi avete fatto conoscere un poco la Sardegna per me sconosciuta, me ne sono innamorata come di una meravigliosa creatura violentata, sono scellerate tutte quelle istituzioni che non si interessano per niente di questi disastri di vita , non si possono scusare , sono nemici non protettori delle persone e dell’ambiente, non sono capaci né degni di ricoprire le cariche che sono state conferite proprio da chi ha riposto in loro la fiducia e vengono continuamente traditi. Sono colpevoli di disastri immani non perdonabili perché reiterati e mai ammessi. Basterebbe solo mettersi una mano sulla coscienza e cambiare rotta, possibile che nessuno mai che si trova nei posti di “comando” sia capace di tirare fuori un po’ di coraggio e dignità in nome del rispetto verso l’ambiente e il prossimo? Buona sera a tutti, con affetto

  6. G.Maiuscolo
    dicembre 18, 2019 alle 9:15 am

    (…)”da quando mi avete fatto conoscere un poco la Sardegna per me sconosciuta, me ne sono innamorata come di una meravigliosa creatura violentata”.

    Isoletta bella, hai sentito quel che ha detto Donatella? Fa anche rima.

    Coraggio, rialzati e fagliela vedere a questa manica di…inadempienti e… tutto il resto, che vorrebbero vederti in ginocchio, di che cosa sei capace!

    “Su Dottori” ( ho il copyrigth…) ahahahah… a sentir Donatella, Lei deve avere unghie graffianti e denti aguzzi…
    Lampu.

    A parte, qualche sorriso e qualche ironia, faccio fatica anche solo a parlarne di questa tragedia immane che ha già segnato drammaticamente un territorio inquinato e quasi perso e che sta presentando il conto a cittadini innocenti che stanno pagando un prezzo altissimo. In termini di salute pubblica e di esistenza.
    Gent.mo Srdn, Le sono vicina, con affetto.

  7. Vittorio Bica
    dicembre 18, 2019 alle 10:31 am

    errata corrige:

    valori di piombo nel sangue superiori a 10 milligrammi per decilitro
    valori di piombo nel sangue superiori a 10 microgrammi per decilitro

  8. dicembre 19, 2019 alle 2:48 pm

    missione compiuta.

    A.N.S.A., 18 dicembre 2019
    Operaio col megafono saluta sindacato.
    Dopo via libera ripartenza Eurallumina, Pirotto lascia la Rsu: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2019/12/17/loperaio-col-megafono-saluta-sindacato_33d87a8d-02b5-4ee3-afee-fbbb2ffc73e9.html

  9. febbraio 19, 2020 alle 10:11 pm

    campa cavallo.

    A.N.S.A., 19 febbraio 2020
    Bonifica falda Portovesme, fase finale.
    Lampis, vertice il 18 marzo al Ministero dell’Ambiente: https://www.ansa.it/sardegna/notizie/2020/02/19/bonifica-falda-portovesme-fase-finale_aafcf481-7f21-4360-9332-5438a4753f9b.html

  1. dicembre 19, 2019 alle 11:08 pm

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: