Abbiamo bisogno di un’autentica transizione energetica rispettosa e al servizio del Bel Paese.
La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.
Deforestazione, allevamenti intensivi, incremento della popolazione mondiale, uso dei combustibili fossili sono i principali fattori umani che causano l’effetto serra e, conseguentemente, l’aumento della temperatura globale. L’aumento della temperatura dei mari e la temperatura solare sono i fattori naturali.
Siamo quindi destinati a friggere nel prossimo futuro?
Non è detto.
Sicuramente nei tempi recenti l’aumento della temperatura è stato molto rapido, per i tempi della Terra, però i periodi più freddi (nel 1709 il ghiaccio giunse addirittura nel Mediterraneo) e i periodi più caldi, nell’ordine di qualche grado, ci sono da qualche migliaio di anni, dal termine dell’ ultima glaciazione.
Di sicuro gli equilibri della Terra, l’unica che abbiamo, non vanno alterati, in ogni caso.
E la via di efficaci e vincolanti accordi internazionali è l’unica allo stato perseguibile, anche se ogni Stato deve far la sua parte
Infatti, il rapporto virtuoso fra transizione energetica dalle fonti fossili tradizionali (petrolio, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole, vento, acqua) e tutela del territorio è senz’altro complesso, ma è tutt’altro che impossibile da realizzare.
Il punto di partenza è una seria verifica (cioè senza obiettivi gonfiati per ragioni d’interesse) delle reali necessità energetiche nazionali, che dovrebbero esser individuate nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) a cui dovrebbe seguire un processo di pianificazione coordinata fra Stato, Regioni ed Enti locali per l’ubicazione concreta dei sistemi e degli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, privilegiando le metodologie di produzione diffusa, meno impattanti e più efficaci nella distribuzione, assistita dalla procedura di valutazione ambientale strategica (V.A.S.).
A oggi. In Italia, non c’è una pianificazione energetica realmente adeguata alle esigenze nazionali e armoniosamente inserita nello straordinario contesto ambientale, naturalistico, paesaggistico, storico-culturale, economico-sociale del Bel Paese.
Qual è il quadro internazionale del contrasto ai cambiamenti climatici.
Ricordiamo che alla recente COP 29 di Baku, la 29^ Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Baku, Azerbaijan, 11 – 22 novembre 2024), come sempre, l’Italia ha fatto la sua parte e ha sottoscritto l’appello volontario per la messa al bando del carbone per la produzione energetica insieme numerosi Paesi, fra cui la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, il Canada, l’Australia, l’Angola, l’Uganda, l’Etiopia: “i firmatari promettono che i loro prossimi piani climatici non includeranno alcuna nuova centrale elettrica alimentata a carbone senza cattura di CO2”.
L’Italia, a causa della crisi politico-energetica internazionale, abbandonerà definitivamente (phase-out) l’utilizzo del carbone a fini di produzione energetica nel 2038 (decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito nella legge 10 aprile 2026, n. 49) , avendo previsto – quale riserva strategica – il mantenimento delle centrali con il possibile uso del carbone di Civitavecchia (Torrevaldaliga Nord), Brindisi (Federico II, attività sospesa), Portovesme (Grazia Deledda) e Porto Torres (Fiume Santo).
Cina (30,00%), U.S.A. (11,25%) e India (7,80%) – cioè i primi tre grandi “produttori” di CO2 al mondo (complessivamente il 49,5% delle emissioni nel 2023) – non aderiscono alla dismissione del carbone.
E abbiamo detto tutto.
Cina, Stati Uniti, India, Unione Europea (27 Stati), Russia e Brasile sono i Paesi che emettono più CO2 al mondo. Insieme, rappresentano il 49,8% della popolazione mondiale, il 63,2% del P.I.L. globale, il 64,2% del consumo di combustibili fossili e il 62,7% delle emissioni globali di CO2 fossile (Commissione europea, CO2 emissions of all world countries, 2024 Report).
Nel 2023 la Cina ha emesso 15.943,99 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in sistematica crescita dal 1990, + 411%), il 30% delle emissioni globali mondiali, l’Italia ha emesso 374,12 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in drastica diminuzione dal 1990, – 27%), lo 0,71% delle emissioni globali mondiali.
L’International Energy Agency (IEA), nel World Energy Outlook del 2023, sottolinea come il governo cinese preveda di arrivare al picco delle emissioni nel 2030, per cui non possiamo che prevedere ulteriori aumenti delle emissioni cinesi di CO2.
Qualcuno lo ricordi a giornalisti del servizio pubblico RAI come Riccardo Jacona, ormai megafono a spese pubbliche delle magnifiche sorti progressive energetiche realizzate in Cina.
E’ ben chiara la follìa di chi vorrebbe in Italia una transizione energetica votata al proliferare senza se e senza ma di centrali eoliche, centrali fotovoltaiche, centrali a biomassa in spregio a qualsiasi salvaguardia del territorio: anche se l’Italia scendesse allo 0,5% delle emissioni globali mondiali di CO2 per la nostra Terra non cambierebbe un bel niente.
Il Consiglio di Stato l’ha ricordato recentemente con la sentenza Sez. IV, 5 marzo 2025, n. 1872.
E ha ragione da vendere il magistrato amministrativo Paolo Carpentieri con il suo forte richiamo al buon senso che dovrebbe guidarci tutti nella transizione ecologica ed energetica: “...è del tutto inutile auto-distruggere qui e ora, subito, i nostri paesaggi, coprendoli di pale eoliche e di campi fotovoltaici, mentre il resto del mondo non fa nulla (anzi, continua a crescere con un’esplosione demografica fuori controllo). È come voler svuotare il mare con un cucchiaino.”.
Per questi motivi, a puro titolo d’esempio, è semplicemente criminale voler assediare la reggia nuragica di Barumini con cinque centrali eoliche e svariate centrali fotovoltaiche e agrivoltaiche, per non parlare (sempre a puro titolo di esempio) della Sardegna inquinatrice d’Italia, una fesseria buona solo per chi si rifiuta di ragionare.

Di quanta energia ha bisogno l’Italia?
Secondo i dati ufficiali Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) riferiti al 2023, “la domanda di energia elettrica in Italia nel 2023 è stata pari a 305,6 TWh (terawattora: 1 TWh equivale a un miliardo di chilovattora, kWh, n.d.r.) e ha registrato una diminuzione del 3,0% rispetto all’anno precedente. Il fabbisogno di energia elettrica è stato soddisfatto per l’83,2% da produzione nazionale destinata al consumo, per un valore di 254,4 TWh (-6,5% rispetto al 2022), e per la quota restante, pari al 16,8%, dalle importazioni nette dall’estero per un ammontare di 51,3 TWh”, mentre “i consumi annuali di energia elettrica in Italia nel 2023 sono stati pari a 287,4 TWh. Tra il 2022 e il 2023 si è registrato un calo dei consumi di energia elettrica pari al 2,9% (-8,5 TWh).”
Quindi, la tendenza nel breve periodo è stata la diminuzione del fabbisogno e del consumo di energia e, in ogni caso, se ne deve tener conto.
Inoltre, “la produzione nazionale lorda è stata pari a 264,7 TWh, registrando un calo del 6,8% rispetto al 2022. La fonte termoelettrica non rinnovabile ha coperto la maggior parte del fabbisogno, rappresentando il 55,4% della produzione (in calo del 19,3% rispetto al 2022). Tra le fonti rinnovabili si registra il record storico del fotovoltaico, che nel 2023 ha totalizzato oltre 30,7 TWh di produzione (+9,2% rispetto al 2022); in aumento anche la produzione eolica con un incremento del 15,4% rispetto al 2022 (23,6 TWh). Dopo il minimo storico della produzione idroelettrica registrato nel 2022 (-36,2% rispetto al 2021) quest’ultima torna a salire del 38,9% nel 2023 attestandosi a 42,1 TWh. Si registra invece un calo delle bioenergie e della produzione geotermoelettrica, rispettivamente del 9,1% e del 2,5% rispetto al 2022.”
Infine, “la potenza efficiente lorda di generazione, al 31 dicembre 2023, è risultata pari a 130,1 GW, con un incremento del 5,5% rispetto all’anno precedente. In particolare, con 66,8 GW la capacità rinnovabile ha raggiunto il 51% del totale installato nel nostro Paese, con un aumento rispetto al 2022 del 9,5%.
Analizzando il parco di generazione per fonte:
- il termoelettrico ha registrato un incremento (+1,3%) passando dai 62,4 GW del 2022 ai 63,2 GW del 2023. Tale incremento è stato rilevato sia sugli impianti di sola produzione di energia elettrica, la cui potenza passa da 35,8 GW del 2022 a 36,4 GW del 2023 (+1,6%), sia sugli impianti cogenerativi, la cui potenza passa da 26,6 GW del 2022 a 26,8 GW del 2023 (+0,9%);
- l’idroelettrico ha registrato un aumento di capacità dello 0,2% (attestandosi a 23,3 GW);
- il fotovoltaico ha registrato un considerevole incremento di potenza del 21,0% attestandosi a 30,3 GW (erano 25,1 GW nel 2022);
- l’eolico ha registrato un significativo incremento, passando dagli 11,9 GW di potenza del 2022 ai 12,3 GW del 2023 (+4%);
- il geotermoelettrico è rimasto invariato con una potenza di 0,8 GW.
Riguardo i sistemi di accumulo, al 31 dicembre 2023 risultano in esercizio 11 sistemi di accumulo stand alone per una potenza di 0,2 GW e 518.940 sistemi di accumulo sottesi ad altri impianti (+56% sul 2022) per una potenza attiva nominale complessiva pari a 3,2 GW (+52% sul 2022).”
Secondo il proposto Piano nazionale integrato Energia e Clima al 2030, per consentire l’abbandono delle fonti fossili tradizionali, vi dovrà essere “nel settore elettrico, oltre che la salvaguardia e il potenziamento del parco installato, una diffusione rilevante sostanzialmente di eolico e fotovoltaico, con un installato medio annuo dal 2019 al 2030 pari, rispettivamente, a circa 3200 MW e circa 3800 MW, a fronte di un installato medio degli ultimi anni complessivamente di 700 MW. Questa diffusione di eolico e fotovoltaico richiederà anche molte opere infrastrutturali e il ricorso massivo a sistemi di accumulo distribuiti e centralizzati, sia per esigenze di sicurezza del sistema, sia per evitare di dover fermare gli impianti rinnovabili nei periodi di consumi inferiori alla produzione.”
Paolo Arrigoni, è il Presidente del Gestore Servizi Energetici (G.S.E.), “società del Ministero dell’Economia e delle Finanze che in Italia promuove lo sviluppo sostenibile attraverso l’incentivazione delle fonti rinnovabili, dell’efficienza energetica e della mobilità sostenibile”, ed è molto chiaro nelle sue affermazioni: la crescita delle installazioni di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili in Italia è forte ed è innegabile.
Nel 2024 “tra gennaio e agosto di quest’anno in Italia sono stati installati ulteriori 5 gigawatt di capacità provenienti da impianti fotovoltaici, tecnologia che si conferma trainante sul fronte delle rinnovabili. A fine 2023, infatti, su complessivi 67 gigawatt di capacità installata, 30,3 provenivano dal fotovoltaico, 23 dall’idroelettrico e 12 dall’eolico”. Non solo, “il trend dell’installazione è positivo se verifichiamo gli ultimi 4 anni, ma soprattutto ci sono tanti strumenti … tutti i gestiti dal Gse, che hanno dei contingenti che assommati vanno ben oltre l’obiettivo 2030”.
Capito? “ben oltre l’obiettivo 2030”.
Nel 2026, i dati più recenti di Terna indicano che nei primi otto mesi di quest’anno la corsa delle installazioni è proseguita a ritmi serrati, registrando la connessione di ulteriori 4,17 gigawatt di solo fotovoltaico (sui 4,58 GW totali di nuova potenza da fonti rinnovabili).
Quali sono – nella realtà concreta – i progetti di nuovi impianti energetici da fonti rinnovabili.
Essere a favore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non vuol dire avere ottusi paraocchi, non vuol dire aver versato il cervello all’ammasso della vulgata dell’ambientalismo politicamente corretto.
Ma non sono solo le associazioni e i comitati realmente ambientalisti a sostenerlo.
Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.
Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.
Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.
L’inesistenza di una buona pianificazione energetica, basata sulle reali esigenze e sulla salvaguardia dei valori ambientali, storico-culturali, identitari, socio-economici del territorio ha provocato una situazione semplicemente folle e ingestibile.
Fra gli indici più eclatanti è la corsa all’approvazione di un qualsiasi progetto produttivo di energia da fonti rinnovabili.
I numeri sono chiari, pubblici e incontestabili.
In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 luglio 2026 risultano complessivamente ben 6.133, pari a 336,11 GW di potenza, suddivisi in 3.912 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 155,40 GW (44,90%), 2.063 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 110,18 GW (31,83%), 117 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 77,72 GW (22,46%), 24 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,49 GW (0,72%), 11 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,24 GW (0,07%) e 6 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,08 GW (0,02%).
I sostenitori senza se e senza ma di qualsiasi impianto rinnovabile obiettano che non tutte le istanze di connessione di nuovi impianti alla rete poi si realizzano.
Vero, ma è anche vero che tali procedure hanno un costo e difficilmente si trova un qualsiasi imprenditore desideroso di buttar soldi al vento.
Lo testimonia il numero delle procedure di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) in corso relativamente a progetti di nuovi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili (FER), secondo i dati pubblicati dal Ministero della Cultura – Soprintendenza speciale per il PNRR.
Al 30 aprile 2026 erano in corso ben 2.593 procedure di V.I.A. su tutto il territorio nazionale per impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili per 203,297 GW di potenza, cioè più di 2,5 volte gli 80 GW in più ritenuti necessari al 2030 secondo l’attuale pianificazione energetica (Piano nazionale integrato Energia e Clima – PNIEC).
Il numero più elevato è in Puglia (387), segue la Sardegna (246), poi la Basilicata (148), dopo le altre Regioni.
Un’overdose di energia potenziale che non potrebbe esser nemmeno esser consumata.
Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Terna invia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata. I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.
Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”. In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.
Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”..
Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici;
Chi guadagna dal Far West attuale.
Alla luce dell’attuale situazione, solo gli sprovveduti per il clima e i mezzi di informazione acritici possono parlare di guerra in corso alle energie rinnovabili in Italia.
La guerra – sacrosanta e doverosa per chiunque abbia un po’ di buon senso – è contro la speculazione energetica arrembante nel povero Bel Paese.
Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Terna invia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata. I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.
Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”. In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.
Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”..
Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici.
Perché accade allora?
Perché l’energia da fonti rinnovabili per legge viene pagata al produttore anche se non viene consumata.
E in Sardegna?
In Sardegna – isola e perciò con collegamenti energetici limitati – la situazione è ancora più folle.
Nell’Isola, le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 luglio 2026 risultavano complessivamente ben 594, pari a 44,24 GW di potenza, suddivisi in 361 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 15,38 GW (34,76%), 210 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 14,29 GW (32,29%), 23 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare 14,58 GW (32,95%).
44,24 GW significa più di 23 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna, aventi una potenza complessiva di 3,660 GW (dati Terna statistiche regionali, 2023).
I 246 procedimenti di V.I.A. in corso al 30 aprile 2026 riguardano nuovi impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili per 40,847 GW di potenza, comunque più di 6,58 volte la potenza da installare (6,2 GW) al 2030 secondo l’attuale pianificazione energetica.
Anche nel caso isolano un’overdose di energia che non potrebbe esser consumata nel territorio, non potrebbe esser trasportata verso la Penisola (quando entrerà in funzione il Thyrrenian Link la potenza complessiva dei tre cavidotti sarà di poco più di 2 mila MW), non potrebbe esser conservata (a oggi gli impianti di conservazione approvati sono molto pochi e di potenza estremamente contenuta).

Attualmente, la Sardegna continua a produrre ben più energia di quanto serva a livello regionale, il resto lo esporta: nel 2023 (ultimi dati disponibili, Terna statistiche regionali, 2023) sono stati prodotti 12.563,1 gigawattora (GWh), di cui 8.621,6 derivanti dal termoelettrico; 1.935,6 dall’eolico; 1.520,9 dal solare; 483,5 dall’idroelettrico; 1,5 da impianti di accumulo. Tuttavia, il fabbisogno regionale non ha superato i 7.636,9 GWh e ben 3.508,3 GWH sono stati esportati verso la Penisola. Si verificano perdite per 507,8 GWh.
L’esportazione di energia è risultata pari al 27,92% di quella prodotta.
Risultano installati (2023) impianti energetici a combustibili fossili per MW 2.365 di potenza installata e impianti energetici da fonti rinnovabili per MW 3.660.
La produzione energetica a intermittenza degli impianti rinnovabili e la capacità comunque limitata (anche in prospettiva) di accumulo fa si che, pur avendo una potenza installata ben superiore, producano meno gigawattora (GWh).
Per contrastare i cambiamenti climatici l’unica prospettiva sensata è quella della corretta transizione energetica dalle fonti fossili tradizionali (petrolio, carbone, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole acqua, vento).
Per la Sardegna, invece, vengono adottate scelte schizofreniche, essendo stata aperta anche la strada per l’utilizzo massivo del gas naturale, oggi assente, nonostante il pesante impatto ambientale e socio-economico e la decisamente scarsa utilità.
Che cosa si potrebbe fare.
Dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.
Inoltre, come afferma e certifica l’I.S.P.R.A.(vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/2023), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).
Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati.
In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”.
L’I.S.P.R.A. ha stimato l’energia producile dai tetti fotovoltaici Comune per Comune: qui la stima ISPRA 2023, suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.
Analoghe considerazioni sono state argomentate (vds. Fotovoltaico, all’Italia basterebbero i capannoni industriali., su Nuova Energia 3/2023) dal Prof.Angelo Spena, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale e Gestione ed Economia dell’Energia presso l’Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, in precedenza presso le Università di Roma La Sapienza e di Perugia, attualmente Presidente del Gestore Mercati Energetici (GME), società pubblica che agisce nel rispetto degli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA). Il GME organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali, nel rispetto dei principi di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza,
Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in considerazione – è individuabile nella realizzazione di pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade, superstrade)
Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti sociali.
Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente controllabile dalle popolazioni interessate.
Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.
Qui un approfondimento del complesso rapporto fra energia e territorio e sulle proposte del GrIG: Quali soluzioni per una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?
Che cosa può fare ognuno di noi.
Nessun cittadino che voglia difendere il proprio ambiente e il proprio territorio, salvaguardando contemporaneamente il proprio portafoglio, può lavarsene le mani.
Quanto sta accadendo oggi in Italia nell’ambito della transizione energetica sta dando corpo ai peggiori incubi sulla sorte di boschi, campi, prati, paesaggi storici del nostro Bel Paese.
Il sacrosanto passaggio all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua) dalle fonti fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas naturale) in assenza di pianificazione e anche di semplice buon senso sta favorendo le peggiori iniziative di speculazione energetica.
E’ ora che ciascuno di noi faccia sentire la sua voce: firma, diffondi e fai firmare la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!
La petizione popolare, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), si firma qui https://chng.it/MNPNNM9Q62.
Ormai siamo più di 23 mila ad averlo già fatto.
Fra le migliaia di sottoscrizioni, quelle di personalità della cultura impegnate nella tutela del Bel Paese (fra queste Caterina Bon Valsassina, dirigente del Ministero della Cultura e Direttrice dell’Istituto Centrale del Restauro, Margherita Eichberg, Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Gino Famiglietti, dirigente del Ministero della Cultura), archeologi (fra loro Carlo Tronchetti, Angela Antona, Margherita Corrado), uomini di scienza (come l’antropologa Maria Gabriella Da Re, lo psicoterapeuta Alberto Schön, il biologo ed etologo Sandro Lovari), personalità impegnate nella società, in politica e nell’economia, come Renato Soru, Vannozza Della Seta, Cesare Baj, anche personaggi dello spettacolo, come l’attrice Caterina Murino e la notissima cantante Nada, impegnata da tempo per contrastare la speculazione energetica nella sua Maremma.
Soprattutto migliaia e migliaia di cittadini che vogliono esser ascoltati.
Siamo ancora in tempo per cambiare registro.
In meglio, naturalmente.
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)
(foto AFP Photo/Ted Aljibe – Il Corriere della Sera, per conto GrIG, A.L.C., C.B., S.D., archivio GrIG )


















Trovo condivisibile ciò che avete scritto su questa materia, in questa ed in tante altre occasioni, tuttavia c’è una cosa che non mi torna, una cosa grande come il pianeta. PERCHE’ MAI NESSUNO DICE APERTAMENTE CHE IL PRINCIPALE FATTORE DI INQUINAMENTO AMBIENTALE SONO LE GUERRE SCATENATE IN TUTTO IL MONDO (PARTICOLARMENTE INTORNO AL BACINO DEL MADITERRANEO) PER VOLERE DELLE STESSE LOBIES CHE GOVERNANO L’ECONOMIA, LE POLITICHE ENERGETICHE, LA FINANZA, GLI ORGANI DI INFORMAZIONE E CHE CONTROLLANO I PARTITI IN QUASI TUTTO IL PIANETA (MAGGIORANZE E OPPOSIZIONI)?
Caro GrIG,
come sempre ottima disamina, razionale e aperta a soluzioni costruttive.
Ma spaventa la complicita’ fra politica e saccheggiatori di terre della speculazione energetica.
Fa addirittura rabbrividire la deriva delle storiche associazioni fu ambientaliste che appoggiano i nuovi palazzinari con i risibili falsi impossibili alibi che si tenta di rendere credibili ripetendoli con litania stucchevole
1 della mitigazione locale di cambiamenti climatici globali originati in Cina e Asia.
(Vedi ad es. drammatica situazione climatica di Foggia tra le piu’ colpite dall’innalzamento delle t°, malgrado la fu prima provincia granaria sia stata letteralmente massacrata da 2000 (duemila!) grattacieli eolici . E un po’ tutto il SUD sta pagando questa falsa illusione: sfregiato inutilmente senza alcun beneficio climatico, ma era ovvio e lo sapevano tutti.
2 e che dire delle ignobili promesse di *riduzione delle bollette,* gravate invece proprio da colossali restituzioni (400 mld negli ultimi 20 anni, 13% debito pubblico) di *inauditi incentivi diretti e indiretti per stampellare un sistema inefficiente, intermittente, instabile, inaffidabile, INUTILE tecnicamente ed economicamente, se non per gli avidi speculatori….
3 Ma un 3° ennesimo fantasioso *alibi* serve a santificare e sdoganare ulteriormente l’arrembante e devastante speculazione energetica rinnovabile che con enormi pale e distese di lugubri pannelli funebri saccheggia garrula e senza freni le gia’ carenti terre fertili e i sopravvissuti intonsi ambienti naturali: si sono inventati un altro slogan…”energia di pace” !
* Un *forzato* e *poco credibile ossimoro* Come non ricordare infatti che nelle spaventose *miniere del Congo* non si estrae/estraeva solo ” __Uranio per le bombe atomiche francesi.._ ma migliaia di disperati a mani nude sono ATTUALMENTE in quell’inferno, centro della catena di approvvigionamento globale per la transizione energetica, grazie al *controllo cinese su gran parte delle sue immense risorse di *cobalto e rame,* indispensabil per le tecnologie rinnovabili.Nella “brava” Cina nello Xinjiang, *semischiavi Uiguri*, evidentemente senza diritti da reclamare o da nascondere sotto al tappeto in nome della transAzione energetica, estraggono materie prime per le salvifiche rinnovabili da esportare a poco prezzo ai gonzi europei del Green Deal.
*Polisilicio per pannelli* fotovoltaici;
*silicio metallurgico* per la filiera dell’automotive e delle batterie per veicoli elettrici;
*terre rare e minerali critici*
*minerali essenziali per turbine eoliche* e motori elettrici.
Oltretutto i processi di purificazione del silicio richiedono temperature elevatissime e sono alimentati principalmente da centrali elettriche a *carbone* , il principale responsabile di emissioni di CO2 climalterante: 1200 in fumigante parossistica attivita’, e noi che ne abbiamo 2 in chiusura dovremmo tombare le ns Val D’Orcia?
*Stupidita’ criminale*
*Suicidio economico-ambientale epocale*
Questo elevato consumo di combustibili fossili economici e la *manodopera sottoposta a regimi di sfruttamento* consentono alla Cina di mantenere *prezzi di mercato artificialmente bassi,* creando un monopolio di fatto.
*E le GUERRE hanno sempre motivazioni economiche*
E testimone di questo epocale, ignominioso, inutile ma lucroso saccheggio e’ il Sud, scempiato, oltraggiato da distese di lugubre silicio al posto delle fertili messi. 2000 grattacieli eolici trafiggono a morte Daunia e Capitanata, gia’ patria della ns pasta e del sempre piu’ insufficiente grano.
Oltre allo schifoper km, al rumore, alla scarsa efficienza, alle perdite di microplastiche, ognuna tomba irreversibilmente i suoli con 2-3000 tonn di calcestruzzo nelle fondamenta: almeno 5 milioni di tonn di calcestruzzo nella sola prov di Foggia ecco il grande ambientalismo verde banconota…
E poi le amate terre lucane, irpine, molisane, Sicilia Sardegna, vedono predare i raccolti e inaridire i campi sostituiti da oscene distese industriali di silicio , ferraccio , plastiche, enormi batterie. E ora i barbari mercenari dalla giubba verde banconota, assetati di facile bottino, risalgono lo Stivale e gozzovigliano senza freni e rispetto per i preziosi e ormai rari suoli naturali, agricoli e la loro storia, da sempre riserva di cibo, cultura, bellezza, identita’ lavoro.
4 Qualcuno senza pudore , poi, parla di “Competivita’ economica” delle rinnovabili!!*
Ma invece i prezzi dell’elettricità industriale nell’algida Europa verde sono intorno ai 20 centesimi per kilowattora, contro i 6-8 centesimi in Cina grazie al carbone, noto balsamico per il clima.
ECCO LA COMPETITIVITA’ !!
Mentre le nazioni occidentali, e in particolare la fu Bella Italia in preda ad autoflagellazione mistica si affrettano ad eliminare combustibili fossili, malgrado le emissioni climalteranti siano percentuali irrisorie e irrilevanti sulle dinamiche del cambiamento climatico, il più grande emittitore perche’ piu’ grande consumatore di carbone al mondo sta facendo l’opposto: accumulando una gigantesca riserva strategica proprio di quel combustibile che gli invasati sacerdoti del Gran Diol vogliono eliminare. Le energie rinnovabili dei “bravi” cinesi rappresentano solo il 6% del mix energetico primario cinese. L’ aumento dei costi dell’elettricità in EU spinge le industrie ad alta intensità energetica – siderurgia, vetro, automobili, prodotti chimici, data center – a ridimensionarsi o chiudere definitivamente, portandosi dietro tanta disoccupazione.La Cina ora brucia più carbone di tutti gli altri Paesi del mondo messi insieme e rappresenta circa un terzo delle emissioni globali di anidride carbonica.
L’UE ha ridotto di oltre un quarto le emissioni dal 2000. Il Regno Unito ha chiuso la sua ultima centrale a carbone. In Italia ne abbiamo e’ vero ben 2 ( in dismissione…) e siamo scesa ai livelli di emissioni del 1964.
In Cina invece vomitano CO2 oltre 1200 centrali a carbone a pieno parossistico regime, 50 appena inaugurate e oltre 100 in avanzato progetto esecutivo col risultato che la produzione annua di CO2 della Cina è aumentata di oltre 3 miliardi di tonnellate, un incremento superiore all’intero totale delle emissioni attuali dell’Unione Europea.
La lezione che si può trarre dal modello energetico di Pechino potrebbe risultare scomoda per i politici occidentali e chi li appoggia e detta comandamenti .Dilapidati migliaia di miliardi ( 400 in Italia, 13% del gia’ spaventoso debito pubblico) in una transAzione che avrebbe dovuto ridurre le emissioni e costruire un’industria nazionale di energia pulita.
Invece, i contribuenti europei stanno pagando il conto per la chiusura delle fabbriche schiacciate dalla competitivita’ carbonifera cinese e, ciliegina sulla torta, l’aumento dei prezzi dell’energia.E OSANO PARLARE DI COMPETITIVITA’ ! Almeno un po’ di pudore…
ecco.
da L’Unione Sarda, 4 ottobre 2026
Grifone falciato da una pala eolica nell’Oristanese: «Orrendo, altro che transizione green».
Il racconto di Franca Piga: «Segnalazione alla Forestale: pensate ai soldi che spendiamo per il ripopolamento di questi uccelli». Il coordinamento Gallura contro la speculazione: «Tutti i sindaci guardino queste immagini». (Enrico Fresu)