Consumo del suolo e abusi istituzionalizzati nel Veneto.


ISPRA, Rapporto sul consumo del suolo 2021, Veneto

Ne ha voglia l’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale (ISPRA) a presentare i suoi documentatissimi rapporti annuali sul consumo del suolo (l’ultimo è il Rapporto sul consumo del suolo 2021).

Il Veneto a trazione leghista tira dritto e ingoia ogni anno migliaia di ettari di suoli agricoli e boschivi.

Nel 2020  Luca Zaia è stato riconfermato con voto plebiscitario Presidente della Regione Veneto (il 76,8% dei voti validi), anzi Doge a vita per mancanza di avversari che possano far balenare un futuro diverso per la ex Serenissima.

Infatti, interpreta alla perfezione quello che la gran parte degli elettori veneti vuole: una regione dove il successo si misura nella lunga fila di capannoni-fabbrichette-svincoli-tangenziali-pedemontane-centricommerciali oggi spesso dismessi che hanno massacrato e impermeabilizzato il territorio, consegnandolo alle calamità innaturali.

Quelle causate o incrementate dall’uomo nella sua infinita stupida avidità.

Un territorio felicemente massacrato, dove trionfano le pedemontane e dove in troppi vivono un perenne lobotomizzati da un’overdose di cemento.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

Veneto, paesaggio

IL CONSUMO DI SUOLO È UN ABUSO ISTITUZIONALE IN BARBA ALLA COSTITUZIONE.

A cosa servono  l’Ispra e i suoi pregevoli rapporti annuali,  giunti alla ottava edizione, intitolati saggiamente e scientificamente: “Consumo  di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici”?

Antonio Cederna nel 1984 pubblicava sull’Espresso un articolo dal titolo “Mattone selvaggio” dove stigmatizzava quella che definiva una “distorsione mentale” secondo la quale nel diritto di proprietà è compreso il “diritto di edificare” (e, nell’epoca della catastrofe climatica in corso, il diritto di “tagliare gli alberi”) e il territorio un “res nullius”, una “cosa di nessuno”, come se il suolo naturale e agricolo fossero delle risorse  rinnovabili infinite.

Nel 1984 Antonio Cederna denunciava nel sud d’Italia un “abusivismo edilizio virale”, diffuso, un vettore elettoralistico-clientelare che faceva tabula rasa delle ricchezze paesaggistiche del bel paese, seguito a ruota  dall’italico e incivile fatidico “condono edilizio”.

Eboli, pubblicità vendita appartamenti abusivi

La denuncia di Antonio Cederna risale a 37 anni fa e gli otto rapporti annuali dell’Ispra sul consumo di suolo purtroppo ci confermano che non è cambiato nulla nella cultura popolare e amministrativa del bel paese.

Ma, forse, in peggio, qualcosa è cambiato nella prassi amministrativa del “governo del territorio”, attraverso una specie di metamorfosi antropologica e politica che ha partorito una sorta di “abusivismo edilizio istituzionale”. In cosa consiste questo “abusivismo edilizio 4.0”?

Consiste nel “non legiferare” a livello nazionale uno  stop a nuovo consumo di suolo, rinunciando così  a cogliere le indicazioni tecnico-scientifiche-climatiche degli annuali rapporti dell’Ispra o nel “legiferare con leggi regionali ossimoro”  sul consumo di suolo, vanificando i principi e gli obiettivi dell’azzeramento del consumo di suolo attraverso una  mole impressionante di deroghe.

L’Ispra ricorda agli amministratori pubblici che se la velocità di copertura artificiale rimane quella attuale di 2 mq al secondo si può stimare il nuovo consumo di suolo in 1.552 km2 tra il 2020 e il 2050 con una serie di danni trasversali, ecologici ed economici.

Il rapporto Ispra 2021 stima come “dal 2012 al 2021 il suolo consumato non abbia potuto garantire la fornitura di 4 milioni e 155.000 quintali di prodotti agricoli, l’infiltrazione di oltre 360 milioni di metri cubi di acqua piovana (che ora, scorrendo in superficie, non sono più disponibili per la ricarica delle falde e aggravano la pericolosità idraulica dei nostri territori), lo stoccaggio di quasi 3 milioni di tonnellate di carbonio”.

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Date le conseguenze ecologiche, climatiche, economiche, paesaggistiche, sanitarie, non è un “abuso istituzionale” di chi governa il territorio “non fermare” o “far finta di fermare il consumo di suolo”?

Non è un “abuso istituzionale” aver consentito con leggi regionali e delibere regionali e comunali il consumo di 1037 ettari in aree vincolate per la tutela paesaggistica, 1284 ettari entro i 10 km dal mare, 767 ettari in aree a pericolosità idraulica media, 286 ettari in aree a pericolosità da frana, 1852 ettari in aree a pericolosità sismica (Ispra 2021). 

Non è una forma di “abusivismo delle istituzioni” perpetuare il processo di artificializzazione dell’ambiente privando i cittadini  del “diritto collettivo” ai servizi ecosistemici del suolo naturale, essenziali per la vita biologica sul pianeta? E tale abuso praticato da amministratori, sia di destra, sia di sinistra, non si configura come una violazione della nostra Costituzione, agli articoli 9 (sulla tutela del paesaggio e dell’ambiente) e agli articoli 41 e 42 (sull’utilità sociale dell’iniziativa economica e sulla funzione sociale della proprietà privata)?

Questa uniformità di pensiero che vede accomunata tutta la partitocrazia, sia di destra che di sinistra, si fonda su un concetto “consociativamente condiviso”: le attività economiche legate al consumo di suolo creano occupazione, consenso elettorale, visibilità.

Non c’è il “coraggio morale e politico” di posare uno “sguardo” ed avere un “linguaggio” diversi sull’emergenza ambientale tutta italiana del consumo di suolo. Si assiste alla rimozione politica  pluripartitica dei dati statistici sull’entità di infrastrutture stradali che determinano percentuali significative del consumo di suolo, o dei dati statistici dell’Istat che quantifica in 7 milioni gli immobili inutilizzati o sfitti, in 700.000 i capannoni dismessi, in 500.000 i negozi chiusi.

Marano Vicentino, cantiere abbandonato

Si rinuncia a priori, pigramente e codardamente, a cercare di creare occupazione, lavoro, benessere, attraverso la manutenzione di grandi e piccole infrastrutture, il restauro architettonico del costruito e in disuso, l’adattamento funzionale del costruito abitativo e infrastrutturale, la difesa idraulico-climatica, la forestazione urbana.

Le conseguenze ecologiche nefaste  del consumo di suolo e delle risorse naturali, svincolato dal suo legame con la natura, con la terra, con il pianeta, con il clima, non vengono percepite dagli amministratori e, di conseguenza, dagli stessi cittadini.

Assecondare gli interessi legati alla costruzione di  grandi opere, strade, residenze, capannoni, centri commerciali, poli logistici, in un clima di conflitto d’interesse latente, sia nella sfera pubblica, sia nella sfera privata, con tutto il loro indotto economico e occupazionale, crea visibilità elettorale, contiguità e collateralità con mezzi di disinformazione servili e diventa  un formidabile volano elettorale di consenso. Il consumo di suolo è diventato  una “macchina industriale” di consenso elettorale.

Veneto, pianura alluvionata

Il governo nazionale stanzia 1 miliardo per nuove infrastrutture in vista delle Olimpiadi Invernali del 2026 e la Regione Veneto ringrazia per un possibile aiutino alla costruzione della Spv, dopo aver dato la sacrilega disponibilità ad ospitare eventi “panem et circenses” sulle Dolomiti, Patrimonio dell’Umanità.

Un “pensiero unico antropocentrico” e “climalterante” che si fa cultura, costume, non osservanza del limite ecologico, prassi amministrativa e urbanistica senza regole e accomodante, stili di vita consumistici di beni e risorse naturali, ricerca del benessere, delle comodità.

Alla maggioranza dei cittadini veneti non interessano gli 800 ettari (per ora) di campagna veneta perduti per la costruzione della Spv perché sono dentro la bolla anestetizzante della narrazione leghista: sono più interessati e bramosi di poter percorrere a 130 km/h la Montecchio-Spresiano. 

Dante Schiavon, socio GrIG Veneto

Alpi venete, lavori per la realizzazione di una pista da sci

(foto A.N.S.A., M.F., archivio GrIG)

  1. settembre 19, 2021 alle 2:01 am

    E dopo aver convertito tutti i campi di granturco e foraggio in vigne, per fare il prosecco avvelenato da tonnellate di pesticidi, adesso lo scacco matto croato del Prosek. Sono tutti agricoltori ancora ignoranti? Nessun laureato in agraria? Non ci vuole una laurea per sapere che nel terreno bisogna fare la rotazione delle colture e soprattutto non usare concimi e fertilizzanti chimici. Ma questi agricoltori non recepiscono e ben gli sta adesso aver perso il primato col vino. Io da quando vivo qui, in mezzo al verde delle vigne, ho oroblemi respiratori sempre peggiori e li odio tutti questi agricoltori idioti.

  2. Porico.
    settembre 19, 2021 alle 8:04 PM

    Bisogna riesumare l’autorità dello Stato. I 20 Stati Regionali hanno portato la dissoluzione della legalità.

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