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Pianura veneta, pianura di cemento.


Dolo, veduta dell'area interessata dal progetto Veneto City

La campagna veneta ha perso le morfologie palladiane tanto care alle arti ed è ormai un complesso unico di ville-capannoni-autostrade-centricommerciali-svincoli-piattaformelogistiche-villetteaschiera senza soluzione di continuità e con gravissimi problemi di dissesto idrogeologico.  Eppure si continua a costruire e a massacrare un territorio in overdose di cemento.  Ecco Veneto City.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da Il Fatto Quotidiano, 29 dicembre 2011

A Dolo (Venezia) un mega centro come 105 campi da calcio.   E il sindaco leghista: “Olio di ricino per chi protesta». Doppio scandalo sulla Riviera del Brenta.  Ferruccio Sansa

“Per quelli di sotto ci vorrebbe l’olio di ricino”. Il sindaco leghista di Dolo, Maddalena Gottardo, alla fine è sbottata. Ma la battuta viene dal profondo e rivela l’animo della Lega di oggi: che cerca di reinventarsi come partito di lotta vicino al popolo e al territorio, ma resta salda sulla poltrona e approva a marce forzate contestatissimi progetti.

campagna veneta

Un partito che non ama dissensi. Perché i destinatari dell’olio di ricino sono migliaia di veneti che le hanno tentate tutte per bloccare il progetto di Veneto City. Niente anti-politica, anzi, il contrario: un esempio di dissenso acceso, ma democratico e fantasioso. Sempre nelle regole: 11 mila firme raccolte, ricorsi in ogni sede, partecipazione al consiglio comunale, manifestazioni sotto il Comune al suono delle vuvuzelas. Parliamo di un mega centro commerciale-direzionale che occuperà 715 mila metri quadrati – l’equivalente di 105 campi di calcio – con una volumetria di 2 milioni di metri cubi. È dal 2008 che tra Venezia e Padova i comitati si battono contro Veneto City. Ma nelle ultime settimane la battaglia è diventata serrata, perché il destino della campagna veneta si gioca in queste ore. Per cambiare definitivamente il paesaggio di Dolo bastavano tre firme: quelle dei Comuni di Dolo (Lega) e Pianiga (Pdl) e quella del Governatore Luca Zaia (Lega). I comitati non hanno una tessera politica. In tanti contavano sul fatto che Zaia e i leghisti in campagna elettorale avevano professato attaccamento al Veneto, alle sue tradizioni, alla terra.

Ma quando si è arrivati ai fatti, ecco l’amara sorpresa. Raccontano Adone Doni e Mattia Donadel, portavoci del Cat (Comitati Ambiente e Territorio): “La maggioranza del Comune di Dolo ha convocato sedute straordinarie a raffica, perfinola Vigilia e il giorno di Natale, per votare prima del 31”. E i comitati hanno “assediato” il Comune. Hanno cercato di entrare in consiglio. Ma il 20 dicembre il sindaco emette un’ordinanza: “Visto che nelle ultime sedute si è verificata una massiccia affluenza di pubblico e manifestanti presso la sala consiliare si ordina di chiudere al pubblico gli uffici comunali”. Racconta Doni: “Sono rimasti solo 40 posti, ma quando abbiamo provato a entrare li abbiamo trovati già occupati da militanti leghisti”. Così sono partiti esposti al Prefetto e alla Procura. Alla fine il sindaco leghista ha firmato (come quello di Pianiga). Per la gioia dei sostenitori di Veneto City.

Veneto, pianura alluvionata

Ma di che cosa si tratta esattamente? Nei documenti ufficiali si parla di un polo destinato a riunire “i servizi per l’impresa, l’università e il commercio”. Tutto e niente. Le stime parlano di 30-40 mila visitatori al giorno e 70 mila veicoli. Il progetto prevede torri di 80 metri. E già l’aspetto urbanistico ha attirato critiche, come quelle del prestigioso Giornale dell’Architettura: si parla di “esiti paradossali”, si ricorda “un’affermazione di Zaia alla Ponzio Pilato che «le variazioni urbanistiche passano in Regione a livello notarile se hanno l’ok dei consigli comunali e della Provincia»”, si sottolinea “la necessità di rifondare il rapporto tra uomo e natura nel Veneto”; ma il Giornale rammenta anche che “l’ultimo passo è stato demandato ai sindaci di due comuni che sommano circa 30 mila abitanti, di fronte a un intervento attorno al quale gravita tutto il Veneto. Le 11 mila firme raccolte dai comitati non hanno inciso sull’iter”. La Difesa del Popolo, giornale della diocesi di Padova, ha dedicato al progetto un’allarmata copertina: “In Riviera la città di cemento a(r)mato”, dove si ricorda che anche “le associazioni di commercianti e agricoltori sono contrarie ma tutto procede”.

Per capire davvero il progetto bisogna guardare a quello che ci sta dietro. Veneto City ha tanti santi in paradiso, raccoglie i signori dell’impresa del Nord-Est: da Stefanel (attraverso la Finpiave) a imprenditori che amavano definirsi “progressisti” come Benetton (ma ultimamente si sono lanciati in operazioni contestate come Capo Malfatano in Sardegna). Fino alla Mantovani che ha il monopolio delle grandi opere in Veneto. E la politica? Il centrodestra di Giancarlo Galan, che in questi ambienti ha tanti amici, ha sostenuto l’opera. Il centrosinistra all’inizio sembrava, tanto per cambiare, confuso: “Veneto City deve essere un’opportunità, non un pericolo”, disse Antonio Gaspari, allora sindaco di Dolo (Margherita). Davide Zoggia (Pd), all’epoca presidente della Provincia di Venezia, in pubblico diceva: “Veneto City potrebbe essere costruita altrove”. Ma in una lettera riservata definiva il progetto “di sicuro interesse per l’assetto e lo sviluppo economico di Venezia”. Oggi il Pd, all’opposizione, si dichiara contrario.

Veneto City, rendering progettuale

Più netta la posizione di Rifondazione e dell’Idv: “Basta con il consumo del territorio, Veneto City è un’idea delirante”, tagliò corto Paolo Cacciari, ex deputato di Rifondazione. Per valutare l’impatto di Veneto City bisogna venire qui. Muoversi tra Fiesso d’Artico, Dolo e Mira: “Mi ci perdo anch’io che ci abito da una vita”, racconta Vittorio Pampagnin (ex sindaco di Fiesso, con un passato nel centrosinistra), mentre con l’auto vaga tra bretelle e tangenziali che hanno strozzato interi paesi. Siamo nella Riviera del Brenta, la terra dove Tiziano attingeva i colori per i suoi quadri. Nella campagna veneta cara ad Andrea Zanzotto. Qui dove una volta il paesaggio era segnato dai campanili e oggi svettano ciminiere e capannoni. L’era Galan ha lasciato un’eredità pesante: dal 2001 al 2006 sono state realizzate case per 788 mila persone (la popolazione è aumentata di 248 mila abitanti). Nel 2002 si sono costruiti 38 milioni di metri cubi di capannoni. In Veneto la superficie urbanizzata è aumentata del 324% rispetto al 1950. Ben oltre le necessità, come dimostrano migliaia di cartelli “vendesi” appesi a case nuove e mai abitate. Adesso arriva Veneto City. L’ultima parola spetta oggi a Zaia (che ha preferito non parlare con il Fatto), il governatore contadino. Che chiarirà definitivamente da che parte sta.

 

(immagini C.A.T., foto da Fotocommunity.it, da mailing list ecologista)

  1. Marina
    gennaio 15, 2012 alle 8:12 pm

    Ieri, 14 gennaio, ho partecipato alla manifestazione contro la centrale di biogas programmata la sua costruzione a 500metri dal centro di Mirano, avevo appena finito il digiuno di 36 ore in staffetta con altri, di MIchele Boato, (che dura da 14 giorni). Per protestare contro il PAT-tume di Mestre Marghera, meglio definito come il quadrante di Tessera, Veneto City e il Biogas.
    Non ero sola, con me altre donne con scope di saggina, per scopare i resti di una promessa devastazione , davanti al municipio di Mestre.
    E’ come in guerra poi, quando tutto è distrutto, quando i morti sono sotterati e i sopravissuti ritonano dalle donne, queste ,spostano le macerie, recuperano oggetti e affetti per ricominciare a vivere .
    La provincia di Venezia che da millenni guarda maestosa verso il mare , a ridosso di una laguna dolce e delicata assieme, verrà stretta da una morsa di cemento. E’ una guerra senza soldati solo vittime, tutti noi.
    Si illudono, al limite del delirio i politichesi, di sopravvivere alla natura, al mare, al pianeta.
    Noi moriremo, il pianeta resterà. Quante patete crescono in un metro quadrato di cemento? Zero. Sarà più facile invece per l’acqua spazzare via anche i centri commerciali .

    Ci sono ogni giorno, circa 10 mila bambini al mondo che muoiono di fame, a causa si, dell’impoverimento della terra, ma ancor di più se posiamo immense e pesanti coperte di morte.
    Ettari di cemento sopra olmi secolari, siepi e salici piagenti di confine, vie d’acqua come nastri d’argento intrecciati sui verdi capelli della pianura padana, hanno aiutato l’uomo più misero ad avere fiducia, speranza nel domani.

    Se 3/4 di esseri umani, sulla terra, muoino di fame, l’altra parte, compresi noi, moriamo di carestia di cuore e di una viva vita , moriremo di non senso nelle relazioni umane, le quali, come specchio ci riflettono come siamo.
    Azione personale con-senso, servirà? Non è un mio problema. Sono convinta che ognuno risponde alla propria coscienza . Il punto è che la mia morale, il valore che io dò alla vita , e alle persone e alla natura in realtà è quello di tutti per forza di cose e deve avere diritto di parola e di esempio dell’agire anche individuale.

    Io vi ringrazio per il vostro impegno divulgativo importantissimo, visto che nelle migliore delle ipotesi l’omissione se non quando il sotterramento, anzi la “cementificazione” sulle violenze del territorio veneziano, da parte di mass-media più visibili non porta nulla di buono, nè alla professione di giornalista, nè al vivere civile.
    Non di meno mi chiedo come mai, ognuno si fa la sua singola protesta contro la sua singola devastazione.
    Alla manifestazione contro il biogas di Mirano, eravamo 300 circa partecipanti.
    Davanti al Municipio di Mestre si alternano una ventina di persone al giorno con Michele Boato e, i comitati di Veneto City vengono lasciati a se stessi.
    E i cittadini onesti, i padri e la madri che si preoccupano dei propri bambini, quelli che temono per l’immigrazione, quelli che tremano per la micro criminalità e tutte quelle migliaia di persone che rispondono alla solidarietà da “grande fratello” tramite sms, dove erano, dove sono ?
    Non siamo isole. Ciò che avviene nel sud del mondo si sta ripercuotendo in modo stringente qui, da noi ,da tempo si sta infrangendo sulle nostre coste il sogno di libertà di molti ragazzi e il mar Mediterraneo è diventata la tomba di molti africani.

    E’ opportuno far vedere a quanti non hanno visto fino ad ora, la chiara idealità fascista-massonica della Lega.
    Ma, è già ora di passare oltre, non è il tempo dei distinguo, delle faziosi paure o delle indicazioni di partito, o peggio ancora pensare che ciò che succede al mio vicino non mi riguarda.
    La differenza la fa ognuno di noi, l’agenda politica anche e le alleanze si dovranno fare guardando gli interessi della terra, del pianeta, e del ben-essere degli uomini. E allora saremo molti di più, almeno tanti, quanti hanno come unico interesse, quello di vivere nel bello e quindi nel bene, lasciando con orgoglio, a chi dopo di noi vivrà la propria vita sulla terra, la natura nella sua maestosa e magnanima provvidenza.

    Marina Marino

    • gennaio 16, 2012 alle 10:31 pm

      cara Marina,
      hai pienamente ragione.
      C’è troppa gente, in Veneto e altrove, che ha versato il cervello all’ammasso e sostiene, ebete, la distruzione del proprio ambiente o sta zitta per quieto vivere.
      Realizzarsi una villona da 400 mq. coperti in campagna lo chiama “qualità della vita”. Circondata da tangenziali, bretelle, capannoni, centri commerciali, piattaforme logistiche e mille altre boiate di cemento e asfalto.
      Con migliaia di lavoratori “fatti fuori” dalla delocalizzazione delle produzioni, con la “morte” delle identità locali.
      Ma che cavolo di “civiltà” ne viene fuori così?!
      Stefano Deliperi

  1. settembre 16, 2020 alle 10:19 pm

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