La norma farlocca del disastro ambientale “abusivo”..


Trieste, la "ferriera" di Servola dal mare

Trieste, la “ferriera” di Servola dal mare

In questi giorni sono state parecchie le polemiche e le critiche intorno all’approvazione della legge sui nuovi reati ambientali.

Anche a nostro parere, si tratta di una legge con troppi aspetti negativi, frutto di compromessi al ribasso. L’approvazione di tale testo fa il degno paio con la depenalizzazione strisciante dei reati ambientali.

E abbiamo provato a spiegarne i motivi con la massima chiarezza.

Uno dei punti più contestati è quello relativo all’ipotesi del disastro ambientale abusivo.

Ce ne parla, ancora una volta, con cognizione di causa Gianfranco Amendola, uno dei padri del diritto ambientale in Italia.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

Taranto, acciaieria Ilva

Taranto, acciaieria Ilva

 

da Il Fatto Quotidiano, 24 maggio 2015

Ecoreati, il Ministro Galletti e il disastro ambientale abusivo. (Gianfranco Amendola)

Pochi giorni fa, in una intervista all’Avvenire, il Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, parlando della approvazione del DDL sugli ecoreati, ha difeso la formulazione del delitto di disastro ambientale (“chiunque abusivamente cagiona un disastro ambientale“) in quanto le autorizzazioni  alle aziende a produzione ‘pericolosa’ vengono rilasciate dal suo Ministero con prescrizioni molto rigide; e la violazione di queste prescrizioni comporta che si agisce abusivamente e si rientra, quindi, nella sfera di punibilità del nuovo delitto.

E’ una affermazione importante, in quanto, in primo luogo, ammette onestamente, a differenza di tanti improvvisati pseudogiuristi, che quell”abusivamente’ attiene al possesso o meno di un’autorizzazione. Quindi, di regola, il disastro ambientale provocato da attività autorizzata non è punibile. Ed è condivisibile (in parte) anche il seguito: la violazione delle prescrizioni dell’autorizzazione comporta che si agisce ‘abusivamente’, con l’applicabilità del nuovo delitto.

Questo, tuttavia, non spiega la presenza di ‘abusivamente’; senza questo avverbio, sarebbe punibile chiunque cagiona un disastro ambientale a prescindere dal possesso e dal rispetto di un’autorizzazione; così come fa il codice penale quando punisce (senza ‘abusivamente’) chi provoca un incendio, un crollo o un disastro innominato.Il suo inserimento, invece, come riconosce il Ministro, limita la sfera di punibilità agli ‘abusivi’.

Ed è a questo punto che, rispettosamente, dissento da quanto dice il Ministro Galletti.

Le autorizzazioni (con prescrizioni) alle aziende a produzione ‘pericolosa’ si chiamano AIA (Autorizzazione integrata ambientale) e vengono rilasciate dal Ministero dell’Ambiente, dopo un iter complesso che si fonda, in gran parte, sulle dichiarazioni relative al ciclo produttivo provenienti dalla stessa azienda interessata; con gli evidenti rischi di carenze di prescrizioni. In più, il controllo sul rispetto di queste prescrizioni è affidato, sostanzialmente, alle stesse aziende.

Tanto per fare un esempio che conosco personalmente, il controllo sul rispetto dei limiti alle emissioni della centrale Enel a carbone di Civitavecchia, si basa sui rilevamenti fatti solo dall’Enel stessa; gli organi di controllo pubblici previsti dalla legge (Ispra e Arpa) non hanno neppure lo strumento idoneo a campionare i fumi delle ciminiere e sono così carenti di personale e mezzi da rendere veramente utopistico pensare che possa esservi un controllo pubblico, adeguato e continuato, su aziende di grandi dimensioni e complessità.

E allora, se una di queste industrie (con AIA) provoca un disastro ambientale, come si fa a dimostrare che lo ha cagionato ‘abusivamente’, indicando con certezza quali, quante volte e quando non sono state rispettate le prescrizioni? Tanto più che il decreto legge n. 91 del 2014, in nome della ‘crescita’, ha previsto che “….le Autorizzazioni Integrate Ambientali rilasciate per l’esercizio di dette installazioni possono prevedere valori limite di emissione anche più elevati e proporzionati ai livelli di produzione….” (art. 13, comma 7).

E tanto più che questo governo e gli altri governi dell’emergenza hanno favorito apertamente proprio le industrie con AIA (quelle più pericolose), sia depenalizzando espressamente le loro violazioni sia escludendole dalle sanzioni per le imprese; tanto che oggi, le violazioni ambientali di un autolavaggio vengono punite molto più pesantemente di quelle relative ad una centrale elettrica. Benevolenza che non può non influenzare anche il rilascio delle AIA con relative prescrizioni.

Resta da fare un’ultima precisazione. C’è ancora chi sostiene che, senza ‘abusivamente’, rischia l’incriminazione anche chi ha sempre agito correttamente; anzi, qualcuno ha anche scritto che potremmo rischiare tutti una incriminazione visto che le nostre auto inquinano.

Condivido, ovviamente, la preoccupazione di fondo, ma chi fa affermazioni di questo tipo ignora totalmente i principi base del diritto penale su elemento soggettivo, nesso di causalità, cause di giustificazione ecc.

Gli ecoreati sono delitti (non contravvenzioni) e qualsiasi studente di giurisprudenza sa benissimo che, se un evento non è prevedibile ed evitabile, e se qualcuno, in buona fede, si è sempre attenuto alle leggi, ed ha agito con diligenza e prudenza non rischia niente. Manca, infatti, l’elemento soggettivo, dolo o colpa (imprudenza, negligenza, imperizia o inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline), necessario per l’integrazione del delitto. E significa anche ignorare totalmente la giurisprudenza della Corte Costituzionale, la quale, sin dalla famosa sentenza n. 364 del 1988 ha evidenziato la “illegittimità costituzionale della punizione di fatti che non risultino essere espressione di consapevole, rimproverabile contrasto con i (o indifferenza ai) valori della convivenza, espressi dalle norme penali”.

E allora, resta la domanda iniziale: a chi serve quell’“abusivamente”?

 

Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da www.gettyimages.com)

Mauro Zaratta (Taranto, 17 agosto 2012, da http://www.gettyimages.com)

(foto A.N.S.A., da http://www.windoweb.it, http://www.gettyimages.com)

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  1. maggio 25, 2015 alle 6:01 pm

    naturalmente Vincenzo Tiana può svelarci chi siano i “numerosi magistrati che hanno evidenziato la maggiore completezza e ampiezza di questa definizione”, cioè abbiano consigliato l’inserimento della “parola ‘abusivamente’”.
    Anche il sen. Cotti, in ossequio delle esigenze di trasparenza proprie del M5S, ci rivelerà certamente chi siano “i giuristi coi quali ci siamo consultati” per esser sicuri che il termine “abusivamente” “non inficia la bontà della legge”.
    Vero? 😉

    da L’Unione Sarda, 25 maggio 2015
    Al riparo dalla legge le mancate bonifiche nell’Isola. E c’è la falla sull’Air-Gun.
    Ecoreati, norme più rigide ma i disastri restano impuniti. (Enrico Fresu) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150525082750.pdf)

    L’inquinamento adesso è un delitto, anche per il codice penale. Ma un avverbio e una falla sembrano minare l’efficacia della nuova legge sugli ecoreati varata dal Senato. Chi inquina deve averlo fatto «abusivamente», così recita la norma: una parola che divide. Secondo i detrattori è un salvacondotto per tanti che distruggono l’ambiente, come le industrie. «Ma i giuristi coi quali ci siamo consultati», dice Roberto Cotti, senatore Cinque Stelle, «ci hanno assicurato che non inficia la bontà della legge. Che, intendiamoci, abbiamo votato solo puntando al meno peggio. L’alternativa era non avere una norma sui reati ambientali». Ma quella che c’è ha almeno un buco: non vieta le ricerche di petrolio sottomarino con la tecnica dell’air-gun, un sistema che devasta l’ecosistema in nome degli idrocarburi. «Hanno prevalso le pressioni delle multinazionali», spiega il deputato di Sel, Michele Piras, «che hanno lavorato sulla maggioranza: tutti gli emendamenti che vietavano le esplosioni sottomarine sono stati bocciati». Inquinamento e air-gun, temi caldi in Sardegna, ammorbata da industrie che non hanno mai effettuato le bonifiche e minacciata dalle multinazionali del petrolio: è in piedi l’iter per la concessione delle prospezioni esplosive nel mare sardo, 20 mila chilometri quadrati a nord ovest dell’Isola.

    I PRECEDENTI. Un incastro di norme, con il disastro ambientale inventato a colpi di giurisprudenza, spiegano dagli uffici dei carabinieri del Noe, che di veleni sparsi in Sardegna se ne intendono. Con questo avevano a che fare gli inquirenti quando qualcuno devastava l’ambiente. La legge parlava solo, all’articolo 434 del codice penale, di un generico “disastro”: l’ecologia non era un valore da tutelare. In più c’era il traffico illecito di rifiuti, previsto da un’altra legge. Con queste accuse si presenteranno in tribunale a giugno i vertici dell’Eurallumina di Portovesme: imputati per gli sversamenti dei veleni dei fanghi rossi e per aver utilizzato acqua tossica nel 2009. Ed ecco un altro rischio del vecchio sistema: ci si scontrava con prescrizioni veloci ed era considerato un risultato fortunato arrivare a una sentenza di condanna di primo grado prima della scadenza dei termini.

    LA LEGGE. Dopo vent’anni di promesse, con il voto degli ultimi giorni la musica è cambiata: la legge introduce i nuovi reati di inquinamento ambientale, di disastro ambientale, i delitti colposi contro l’ambiente, il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo, il reato di omessa bonifica e quello di impedimento al controllo. I tempi di prescrizioni raddoppiano e anche le pene sono severe: il disastro ambientale è punito con la reclusione fino a 15 anni.

    L’APPLICAZIONE. La lista delle bonifiche sarde al ministero dell’Ambiente, mai effettuate, è lunga: riguardano i poli industriali di Portovesme e Sarroch, comprese nell’immensa area avvelenata dei Siti di interesse nazionale, e Porto Torres. Le pratiche si incagliano a causa delle resistenze dei privati, che cercano di giocare al ribasso su spese milionarie, e delle lungaggini burocratiche, dovute anche alla carenza di organico al ministero e in Regione. «Sia chiaro», dice Andrea Deffenu, docente di diritto costituzionale dell’Università di Cagliari, «le norme appena approvate, come tutte quelle penali, non hanno valore retroattivo». Quindi per incorrere nelle sanzioni si deve verificare un nuovo evento inquinante. Gli scenari sarebbero stati assai diversi se la legge fosse stata introdotta quattro o cinque anni fa. Deffenu butta un occhio anche sull’avverbio incriminato, “abusivamente”: «È necessario approfondire, ma a prima vista sembra restringere la fattispecie di reato. Che, per principio generale, deve essere tassativa».

    LEGAMBIENTE. «Non è vero che con la parola “abusivamente” si peggiora il testo iniziale, rendendo inapplicabile il reato», sostiene Vincenzo Tiana, di Legambiente, «questa nuova formulazione è stata suggerita da numerosi magistrati che hanno evidenziato la maggiore completezza e ampiezza di questa definizione. E Confindustria è preoccupata».
    LA FALLA AIR-GUN. Mentre si attende che la legge sortisca i suoi effetti, c’è già chi dice che parte monca. «L’abbiamo perché è anche il frutto di nostre storiche battaglie», spiega Piras di Sel, «ma la falla sul divieto all’air-gun è pesante. Le multinazionali hanno pressato e tanti colleghi hanno risposto: obbedisco». Anche i Cinque Stelle sono sulla stessa linea, come spiega Cotti: «Il giorno dell’approvazione della legge sugli ecoreati abbiamo depositato una proposta per vietare le ispezioni esplosive. Volevamo lo stop nel testo, ma ci è stato detto: se lo mettete facciamo saltare tutta la legge. Ci sono troppi interessi».

  2. maggio 27, 2015 alle 2:59 pm

    da L’Unione Sarda, 28 maggio 2015
    AMBIENTE. L’Associazione degli ex esposti all’amianto boccia le modifiche al codice penale. «Ecoreati: con la nuova legge resteranno non puniti». (Enrico Fresu) (http://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_146_20150527093826.pdf)

    Un colpo alla legge e uno a Legambiente, uno più forte dell’altro. La norma sugli ecoreati non piace alla “Associazione ex esposti all’amianto della Sardegna”. Il presidente Giampaolo Lilliu critica l’introduzione nel codice penale dei nuovi crimini ambientali, per come sono stati impostati: «Non rispondono in modo adeguato, chiaro e preciso a quanto da anni sosteniamo in materia ambientale e diritto alla salute». Temi fondamentali per l’Isola, «che ha pagato e continua a pagare un prezzo altissimo di vite umane e di degrado». Ma Lilliu ne ha anche per chi la legge la difende, come Legambiente: «In passato colpevolmente silenziosa sull’amianto, ora molto vicina al governo. Il suo presidente onorario e deputato, Ermete Realacci, che ha voluto la norma, ancora una volta pare che affronti la materia ambientale ponendo interessi economici ed industriali in contrapposizione agli interessi dei cittadini». Ieri è stata chiesta una replica all’associazione ecologista: l’attesa è rimbalzata tra il presidente regionale, Vincenzo Tiana, e i vertici nazionali, senza esito. La legge approvata al Senato la settimana scorsa prevede pene severe per chi inquina. Ma lo deve aver fatto «abusivamente». È su questo avverbio che si basano le critiche più aspre di molte associazioni ecologiste. Legambiente invece, per bocca di Tiana, aveva difeso la norma: è stata vagliata da autorevoli magistrati e quella parola non depotenzia il reato, aveva spiegato, tanto che le nuove previsioni del codice penale preoccupano Confindustria. Lilliu non la pensa così: «Siamo convinti che il termine “abusivamente” sia un incentivo a favorire interessi di chi, pur sapendo di commettere reato ambientale, lo fa con le autorizzazioni delle istituzioni. E gli è permesso di restare impunito perché il disastro viene scoperto dopo anni di attività inquinanti e l’attività non si è svolta abusivamente». Lilliu porta degli esempi: non punibili, a suo dire, sarebbero i responsabili dell’inquinamento a Portovesme e Porto Torres. La sua associazione lotta per i morti e malati per l’amianto. Numeri impressionanti: oltre 4000 vittime all’anno in Italia. «Siccome gli industriali del settore avevano le autorizzazioni e non hanno inquinato abusivamente non sono punibili», ammonisce Lilliu, «un problema per le future generazioni, per colpa della nostra: che anche in questa legge ha salvaguardato interessi economici e forze sociali politicamente forti a danno del popolo”.

  3. maggio 27, 2015 alle 5:27 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 27 maggio 2015
    Dall’Amazzonia all’Ilva, la buona coscienza degli inquinatori nel libro ‘Legami di ferro’. (Alessandro Marescotti): http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/05/27/dallamazzonia-allilva-la-buona-coscienza-degli-inquinatori-nel-libro-legami-di-ferro/1723296/

  4. Bio IX
    giugno 29, 2015 alle 12:58 pm

    Dei “numerosi magistrati che hanno evidenziato la maggiore completezza e ampiezza di questa definizione” non c’è ancora traccia; intanto ci si può fare una idea di cosa si insegna nelle aule universitarie, con nomi e cognomi …
    “Ambiente in genere.Il disastro ambientale abusivo non e’ stato imposto dalla UE ma per introdurre nella nostra legislazione ambientale una restrizione della normale responsabilità penale delle industrie”, di Gianfranco Amendola, su Lexambiente, 26 giugno 2015
    http://www.lexambiente.com/materie/ambiente-in-genere/188-dottrina188/11601-ambiente-in-genere-il-disastro-ambientale-abusivo-non-e-stato-imposto-dalla-ue-ma-per-introdurre-nella-nostra-legislazione-ambientale-una-restrizione-della-normale-responsabilit%C3%A0-penale-delle-industrie.html

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