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Cinghiali in aumento in tutta Europa. La figuraccia dei Colli Euganei di fronte alla Scienza.


Cinghiale (Sus Scrofa)

Cinghiale (Sus Scrofa)

Cinghiali in aumento in tutta Europa.

A dirlo un nuovo lavoro scientifico pubblicato sulla rivista  Pest Management Science, dal titolo molto eloquente: Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe.

Eh già, perché se i cinghiali si diffondono e aumentano rapidamente di numero in Italia, così come in tutti gli altri paesi europei, ci aspetteremmo che ciò stia in un rapporto inversamente proporzionale con il numero di cacciatori. In poche parole: più cacciatori, meno cinghiali; più cinghiali, meno cacciatori.

Fuorviante semplificazione.

La Biologa Giovanna Massei, wildlife ecologists del National Wildlife Management Centre – Animal and Plant Health Agency (APHA) di York (UK), assieme al suo team, ha recentemente pubblicato i risultati delle proprie ricerche dimostrando, di fatto, che l’attività venatoria non è in grado di contenere, né tantomeno di risolvere il problema della crescita della popolazione dei cinghiali: il trend di crescita dei suidi è in impennata.

Al contrario, nell’Abstract del lavoro http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25512181 si legge: “[…] risposte compensative della popolazione di cinghiale alla pressione venatoria potrebbero anche spiegare la crescita della popolazione” e ancora Nuovi approcci interdisciplinari sono urgentemente necessari per mitigare i conflitti uomo-cinghiale, che sono altrimenti destinati a crescere ulteriormente.”

da “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe.”

da “Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe.”

A questo punto, cosa dire del Veneto dove è stato sfornato un esercito napoleonico di “selecontrollori” (cacciatori) per la caccia al cinghiale?

Come giustificare 15 anni di fallimenti dei piani di abbattimento dei cinghiali sui Colli Euganei?

Come discolparsi per quasi diecimila animali uccisi in un un’“area naturale protetta”?

Come scusare milioni di euro sprecati e l’aver permesso a 67 cacciatori locali di sparare nel Parco?

Come motivare l’impiego a tempo pieno dei 30 operai forestali regionali (ora, per giunta, lasciati a casa) per dare la caccia ai cinghiali sui Colli Euganei?

Cinghiale (Sus scrofa)

Cinghiale (Sus scrofa)

Come rileggere i proclami di Coldiretti e CIA che chiedevano (e chiedono!) di sparare di più?

È chiaro come il sole (e lo era già da anni!) che la caccia, con tutto il suo bagaglio di corruttele, torbidità e totale assenza di rigore metodologico, non poteva e non può essere una risposta al contenimento numerico dei cinghiali, così come dei daini dei Colli Euganei.

Leggere correttamente i dati delle uccisioni dei cinghiali sui Colli Euganei ammoniva da tempo, non solo sull’inefficacia dalla caccia, ma addirittura sull’aggravamento della situazione dovuto ad essa.

Morale della favola?

Da febbraio 2015 l’Ente Parco Colli Euganei ha svuotato completamente le proprie casse e non ha più un soldo da dilapidare per ammazzare quasi un migliaio di cinghiali all’anno.

I 30 operai forestali regionali, impiegati in “nobili” operazioni di abbattimento e di trasporto degli animali selvatici al macello, non sono stati ri-assunti dalla Regione Veneto.

I cinghiali si possono contattare facilmente anche nelle zone più esterne del Parco: Abano e Montegrotto Terme ad esempio.

E il vicepresidente del Parco, Lucio Trevisan, cosa fa?

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

Va in Prefettura a chiedere l’impiego degli agenti del Corpo Forestale dello Stato e della Polizia provinciale (già irreperibili per emergenze e compiti di loro competenza) nonché lo stanziamento di altre somme di denaro e l’assunzione di altri uomini per…sparare ai cinghiali! (Il Mattino di Padova 19/05/2015).

Rimangono invece inascoltati e da sempre derisi tutti gli appelli e le proposte dei protezionisti che, ormai da tempo chiedono, ad amministratori, politici e a tutta la collettività, di destinare risorse e denaro unicamente al controllo della fertilità degli ungulati: efficace, duraturo, incruento e perfino più economico sul lungo periodo! (spesso le uniche azioni sensate hanno programmazione, durata ed efficacia pluriennale).

Ma del resto, cosa potremmo aspettarci: proprio come gli economisti che incitano ad “uscire dalla crisi” con le stesse ricette che la crisi l’hanno causata; allo stesso modo il vicepresidente Trevisan propone di “aumentare la dose di droga”, non di smettere di prenderla.

Michele Favaron, Gruppo di Intervento Giuridico onlus – Veneto

P.S.  la caccia al Cinghiale non limita proprio i danni all’agricoltura.

 

Parco naturale regionale Colli Euganei, Cinghiali uccisi (2001-2014)

Parco naturale regionale Colli Euganei, Cinghiali uccisi (2001-2014)

(foto A.A., S.D., archivio GrIG)

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  1. max
    maggio 26, 2015 alle 7:28 am

    il cinghiale e’ un animale nocivo. il cinghiale e’ un animale potenzialmente pericoloso xche’ puo’ aggredire se a torto o ragione si sente minacciato e puo’procurare gravissime lesioni spesso permanenti e spesso mortali, particolarmente quelli del continente.il cinghiale e’ estremamente prolifico. quindi visto che esistono i cacciatori, piuttosto che sparino a pennuti protetti e’ meglio che operino una sana riduzione dei soggetti con grande gioia dei commensali, visto che e’ squisitamente commestibile.
    pratiche diverse ( tipo chimiche) sono prive di senso e fuori luogo.

  2. M.A.
    maggio 26, 2015 alle 9:13 am

    i cinghiali sono in aumento in Italia (Europa) perché?
    1) Fallimento della 157/92 (legge nazionale della caccia), che per 20 anni finge di occuparsi di GESTIONE faunistica tramite gli A.T.C. (ambiti territoriali di caccia), prelevano milioni di euro di fondi pubblici per ingrassare le tasche di chi?
    2) costante diminuzione dei cacciatori dovuta sia al mancato ricambio generazionale dovuto a bombardamenti mediatici dipingendo la figura del cacciatore come la figura di un pseudo assassino legalizzato, sia alla stessa mal gestione della 157 che richiede un esoso sforzo economico per sparare selvaggina allevata (polli d’allevamento).
    3) abbandono delle campagne, in particolare dei pascoli, e ritorno del bosco (mancanza di concorrenza nella ricerca di cibo).
    4) nascita a macchia di leopardo di zone protette caccia of limits, che fungono da bacini di ripopolamento dei cinghiali, abbassando notevolmente l’impatto del prelievo venatorio nelle aree limitrofe.
    5) I proclami della Coldiretti sono dovuti al fatto l’unico modo per ridurre drasticamente il numero dei cinghiali in tempi brevi in sintonia con il cicli biologici delle produzioni agricole è la caccia. Ed inoltre l’attesa del raggiungimento della capacità portante di un territorio di cinghiali impasticati resi non più fertili, risolve il problema della proliferazione futura ma non le bocche da sfamare..bastano pochissimi cinghiali in un campo prima della raccolta che viene perso tutto il lavoro di un anno.

    Ora due piccolissime considerazioni. Se non esistessero cacciatori l’ipotesi più bella è che il territorio nazionale sia disseminato di “soldatini” non più appassionati (cittadini comuni) ma assunti dalle istituzioni che fanno ne più ne meno ciò che è successo a Palau con le vacche (nei migliori dei casi)….Ergo in un futuro senza cacciatori (come a molti piacerebbe) la caccia continua….
    Arriviamo al dunque Grig, la caccia al cinghiale non è la cura al problema ma è la medicina migliore, la più valida, proprio per l’esigenze della CIA.
    Inoltre personalmente ritengo che sia inconcepibile, per chi si ritiene ecologista, pensare di agire con sostanze chimiche su una specie selvatica perché esula del tutto dal buonsenso e attenzione va contro i principi ambientalisti e rischia di causare dei precedenti che possono essere utilizzati contro in altre cause.

  3. Nicola Putzu
    maggio 26, 2015 alle 9:30 am

    Il team di ricercatori ha dimostrato che la caccia, da sola, non è sufficiente a limitare la crescita delle popolazioni di cinghiale, ma questo non significa che la caccia sia la causa di questa esplosione demografica dell’ultimo trentennio. Infatti nelle conclusioni si legge che “i cinghiali sono aumentati in modo significativo in tutta Europa nelle ultime tre decadi, PROBABILMENTE facilitati da un decremento nel numero di cacciatori ma anche per via di una combinazione di altri fattori esterni”
    Nelle conclusioni viene inoltre affermato che la caccia può essere molto utile come mezzo di contenimento, ma deve essere attuata in modo scientifico con soppressione di determinate classi di sesso ed età. Sparare sul mucchio, spesso sui soli individui adulti, non è la strategia scientificamente più efficace.

  4. maggio 26, 2015 alle 9:38 am

    Io sono per il prosciutto di cinghiale e per il mix come fanno in molte Regioni nel salame dicarne maiale e cinghiale.Le Regioni dovrebbero passare dai cinghiali allo stato brado ad allivamenti visto che la femmina cinghiale è piu’ produttiva in figli della femmina del maiale.
    Noi concepiamo il cinghiale solo per i cacciatori,mentre sarebbe una ottima materia prima nei salumi e derivati ma dobbiamo passare ad allevamenti protetti come sta avvenendo per ugulati tipo capriolo,cervo,montone.Per i mangimi consiglerei anche gli scarti di biomasse e scarti algali o piante marine tipo salicornia.

  5. M.A.
    maggio 26, 2015 alle 9:52 am

    La caccia in braccata, la caccia in battuta con l’ausilio dei cani è la caccia che consente di abbattere il più alto numero di cinghiali, in quanto come dice Nicola Putzu si spara nel mucchio. Il cinghiale quando arriva in posta si presenta come un fulmine, si aspetta con il fucile in faccia e per ovvie ragioni non vi è il tempo di capirne il sesso o l’età. Lo sparare nel mucchio destabilizzare i nuclei e aumenta la fertilità. È vero!
    In commissione agricoltura è stata presentata una legge per abolire la braccata e consentirne altre forme di caccia più selettive. Peccato però che questo non sia attuabile specialmente in realtà ambientali come la nostra. I cinghiali sardi arrivano tranne a rare eccezioni a 60 kg non di più,non sono bisonti che si vedono corrode da un monte all’altro. Vivono nel fitto della macchia, tra rovi e cespugli e una volta che partono non si vedono più. La caccia di SelEzio ne in Sardegna è fallimentare per questo motivo, a differenza di altre regioni italiane che godono di boschi ad alto fusto spesso con assenza di sottobosco e quindi i cinghiali sono visibili a notevole distanza, la conformazione dei territori in Sardegna renderebbero questa forma di caccia impossibile da effettuarsi, con abbattimenti irrisori in confronto alle migliaia e migliaia di cinghiali presenti nell’isola. Per cacciare cinghiali in Sardegna servono fucili nelle poste, battitori è cani a più non posso!

  6. max
    maggio 26, 2015 alle 10:31 am

    concordo a vario titolo con M.A. Nicola Putzu e Pier Luigi Caffese.

  7. Occhio nudo
    maggio 26, 2015 alle 12:02 pm

    Ma nessuno metterà mai in pratica il controllo della fertilità, altrimenti non avrebbero più senso i cacciatori, e tutto il mercato che ruota intorno al mondo della caccia, e non avrebbero senso gli indennizzi per il mondo dell’agricoltura. I cinghiali fanno girare l’economia, in vari modi, e sono la gioia di chi adora braccare gli animali “perché è nella nostra natura, cultura, identità, etc.etc.etc.”.

    • maggio 26, 2015 alle 12:56 pm

      Basta regolamentare in gabbia i cinghiali come abbiamo fatto per animali da cortile e wild.
      I tedeschi fanno un sacco di soldi con salumi wild dato che la caccia o è vitata o limitata.Cinghiale è una ottima carne per ridurre la nostra spesa,basta allevarli e non cacciarli.

      • maggio 26, 2015 alle 9:28 pm

        allevarli va bene ma come risolviamo il problema dello squilibrio causato da quelli selvatici? Io dico reintroducendo il lupo e gli altri predatori

      • maggio 27, 2015 alle 9:43 am

        1.lo squilibrio dei cinghiali selvatici si risolve creando degli allevamenti e rinchiudendoli in recenti dando soldi a chi lo gestisce come agriturismo e produce salumi con cinghiale o ne vende le carni.Il prosciutto di cinghiale è ottimo e non vedo perchè non lo si passa utilizzare come a Sauris con affumicatura leggera base legno pioppo o ciliegio
        2.sussiste un problema di mangimi che costino poco ed allora passerei ad alghe,piante marine allevabili in lagune e questi li possiamo produrre nel delta veneto
        3.allargherei gli allevamenti ad altri animali oggi selvaggi come caprioli,cervi,stambecchi,camosci e metterei molte capre incluse quelle con il vello cachemire e darei sempre mangimi algali
        4.tutti questi animali mangiano anche frutti di bosco per cui darei un ulterirore contributo a chi circonda la fattoria di frutti di bosco o dimenticati come le castagne,i marroni,le noci grandi che popolano ancora la mia infanzia dato che battagliavo con maiali e cinghiali per mangiarli io e non solo
        5.come vede la chimica fossile è tolta non esiste e quindi tolgo anche le pillole anticoncenzionali da dare oggi a cinghiali e domani a capre per chi odia i greggi

  8. M.A.
    maggio 26, 2015 alle 12:34 pm

    Occhio nudo prova a rigirare la frittata. Guarda che lo schierarsi dalla parte dell’utilizzo di sostanze chimiche su una specie selvatica, per un’associazione ecologista equivale (per come la penso io non so gli altri) a sputtanarsi. Si predica bene e si razzola male? Equivale ne più ne meno ad un inquinamento ambientale effettuato su una specie selvatica tramite sostanze chimiche. Se c’è una cosa che ho imparato in questo Blog è che il fine non giustifica i mezzi. Giusto? Se poi alcune associazioni ecologiste credono nel controllo della fertilità, perché non sperimentano queste tecniche nelle oasi (mal)gestite da loro diventate ormai porcilaie? Se facessero una cosa del genere perderebbero la loro credibilità, violando i loro principi, stop donazioni, e le loro battaglie dal punto di vista ambientale perderebbero di significato perché verranno ritenuti ipocriti: salviamo il lupo e “avveleniamo” i cinghiali? Si combatte l’Inquinamento pesante e avveleniamo la natura con metaboliti di farmaci rilasciati dalle feci degli animali? Che natura è? E in particolare.. di che ecologismo parliamo??

    • Occhio nudo
      maggio 26, 2015 alle 3:14 pm

      M.A. non potrei mai superare un maestro di “frittate rigirate” come te, ci mancherebbe. La frittata nella sua posizione regolare ci dice, in modo semplice semplice, che i cinghiali sono aumentati in tutta Europa, nonostante la pratica degli abbattimenti selettivi, quindi, uccidere questi animali a più non posso non è servito a nulla, se non ad aumentare is picchettadasa dei cacciatori. La frittata, sempre nella posizione regolare, ci suggerisce quindi di studiare altri metodi, alternativi alla caccia, senza eliminare totalmente is picchettadasa, ci ada mancai, ma limitandole un pochino. Un metodo alternativo è il controllo della fertilità, che eviterebbe l’uccisione dei cinghiali da parte di uomini con il fucile. Ora rigiri la frittata dicendo che il controllo della fertilità non sarebbe ecologicamente valido mentre, invece, un gruppo di uomini che braccano un cinghiale è in linea con la tua idea di ambiente, di identità, di tradizioni, di sardi veri maschi, di veri sardi che bevono il sangue mentre sgorga dalle vene dell’animale, etc. etc. etc. . A questo punto, la frittata ha preso i piedi e si è buttata direttamente sul fornello.

      • maggio 26, 2015 alle 4:05 pm

        Si vede che Lei è ricco e non vuol dare una carne che costi poco a chi non si puo’ permettere T bone.Se la natura è fertile Lei la controlla rinchiudendoli ma non dando pillole come a donne che non vogliono gravidanze.Poi non giro le frittate perchè le so fare e sono un maestro di frittate povere e non ricche.Uso boraggine e oblone che Lei ha li,ma non usa.Invece diamo il cinghiale a prezzo equo come lo storione.
        Impari Lei a far frittate cibo da poveri ma Lei le fa con truffe che certi prendono ammaestrando cinghiali ,maiali,cani lagotti(solo i ricchi),cani bastardi,i piu’

      • M.A.
        maggio 26, 2015 alle 4:20 pm

        Occhio nudo sappi che le uova non sono il mio forte, e inoltre non beviamo sangue ci hai preso per vampiri? 😁
        Io ritengo che la figura del cacciatore in un bosco sia più morale e naturale (da sempre esistita), rispetto all’immagine di pseudo ambientalisti travestiti da ginecologi, farmacisti e veterinari che vanno per i boschi ad impasticcare cinghiali, creando dei precedenti mai visti prima! Seriamente ma ci sei o ci fai!? Per piacere torna in te! Se il destino di un cinghiale è di finire la sua esistenza come spezzatino in un piatto è giusto che sia così. Forse non hai ben chiaro che se uscisse fuori per esempio che un associazione rinomata come il GRIG si schiera a favore di un azione del genere..per successive cause ambientali il coltello passa dal manico alla parte della lama. È preferibile auspicare alla riproduzione della pantera del Goceano! 🙂 🙂

  9. maggio 26, 2015 alle 1:27 pm

    “Subito all’inizio della Genesi è scritto che dio creò l’uomo per affidargli il dominio sugli uccelli, i pesci e gli animali. Naturalmente la Genesi è stata redatta da un uomo e non da un cavallo. Non esiste alcuna certezza che dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. È invece più probabile che l’uomo si sia inventato dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca e sul cavallo. Sì, il diritto di uccidere un cervo od una mucca è l’unica cosa sulla quale l’intera umanità sia fraternamente concorde, anche nel corso delle guerre più sanguinose. Questo diritto ci appare evidente perché in cima alla gerarchia troviamo noi stessi. Ma basterebbe che nel gioco entrasse una terza persona, ad esempio un visitatore da un altro pianeta, il cui Dio gli abbia detto: “Regnerai sulle creature di tutte le altre stelle!”, e tutta l’evidenza della Genesi diventerebbe di colpo problematica. Un uomo attaccato a un carro da un marziano, o magari fatto arrosto da un abitante della Via Lattea, si ricorderà forse della cotoletta di vitello che era solito tagliare nel suo piatto e chiederà scusa (in ritardo!) alla mucca.”
    L’insostenibile leggerezza dell’essere. Milan Kundera

  10. maggio 26, 2015 alle 2:20 pm

    Forse i signori che hanno commentato l’articolo hanno scambiato un Parco regionale protetto con un “parco-azienda” che serva da incubatore/macelleria di Daini e Cinghiali. Per queste persone la nozione di “area naturale protetta” è evidentemente troppo complessa da comprendere. In secondo luogo i cinghiali (così come i daini) sui Colli Euganei non ci sono sempre stati, ma sono stati introdotti negli anni ’90 dai cacciatori (dai cacciatori. Dobbiamo ripeterlo?) insofferenti al parco protetto istituito nel 1989. Non solo, sui Colli Euganei sono stati uccisi cinghiali di oltre 150 kg, tale è la massa di questi sfortunati animali introdotti in modo criminale. E sì, perchè l’uomo (l’uomo. Lo ripetiamo ancora?) si diverte spesso a sperimentare nuove combinazioni: granchio gigante nel Mare di Barents, pesci scorpione in Atlantico e nel Mare Caraibico, Persico del Nilo nel Lago Vittoria, ecc. Salvo poi accusare gli animali, che semplicemente seguono il loro ciclo di vita e cercano di sopravvivere. Non basta, sebbene vietati, di allevamenti di cinghiali abusivi sui Colli Euganei se ne sono trovati http://polizia.provincia.padova.it/parco-colli-sequestrato-un-allevamento-abusivo-di-cinghiali e, caro il nostro Pier Luigi Caffese, nel solo Veneto sono registrati 31 allevamenti di cinghiali, di cui 2 nel padovano, 4 nel vicentino, 5 nel veronese, 2 nel rodigino, 2 nel trevigiano, 3 nel veneziano e ben 13 nel bellunese. A questi autorizzati vanno poi aggiunti quelli clandestini. Pertanto, non serve inventare nulla, perchè tutto ciò è già realtà da tempo. Allora, cari cacciatori (o anche solo simpatizzanti), prima causate i danni e poi pretendete anche di passare per salvatori? Oppure, pensate che tutti siano così stolti da affidare la “risoluzione del problema” agli stessi che l’hanno creato e che hanno tutto l’interesse a perpetuarlo all’infinito così da poter eternamente soddisfare la propria ingordigia sanguinaria? Più o meno come far costruire la cella al detenuto: sì, con il buco!
    Pertanto, il conto dei danni dei cinghiali (prime vittime di un sistema sudicio e vomitevole messo in piedi dagli uomini) lo dovremmo intestare a lor signori cacciatori: certamente la categoria più infestante di tutte.
    Pertanto cacciatori, state muti e non avete il diritto di lamentarvi o di dare lezioni. Estinguetevi.

    • maggio 26, 2015 alle 3:29 pm

      Non sono un cacciatore e dico che nel Piemonte fecero uno studio per ripopolare le montagne che non sono i ricchi Colli Euganei s’intende,e dare ai cittadini carne che costasse poco come cinghiali e storioni o salmerini.In Germania e se viene in Alto Adige sono allevati in recinti dove vanno i bimbi ditro transenne.Poi quelli maturi vengono macellati ed esiste la linea wild salumi che tutti comprano.Se fanno uscire i cinghiali nei boschi non è un problema mio, ma di forestale dove abbiamo il piu’ alto numero forestali/cittadini al mondo e dica loro di controllare e non dare multe solo per i cani.Se poi Lei odia mangiare la cane di cinghiale che dire del mulo o asino offerto da tutti nel Veneto come il papero.Poi se vuole le dico che in Liguria mollano cinghiali,li cacciano e poi si fanno dare 50-100 euro a capo dalla forestale.Mangiai del cinghiale in Maremma cosi duro che lo lasciai al trattore perchè oggi non lo sanno ne cuocere ne far salumi ma mi permetta gustarlo se fatto bene non è un delitto.Un consiglio:faccia lavorare i pigroni della forestale,buoni a multare fungaroli ma a salvare francesi ci pensai io che vidi in un cesto loro solo funghi mortali e dissi !Si vous voulez tuer votre femme,c’est merveilleuse”.I due si menarono ma li salvai.La Forestale aveva detto che erano OK.Poi un amico mi invito’ in tenuta.Mi scappava e mi disse stai attento che nel bosco i cinghiali caricano i pissadeurs.Ritenni.

  11. M.A.
    maggio 26, 2015 alle 3:23 pm

    Se esula l’argomento dalle sue ideologie animalare ed affronta il problema con un approccio scientifico si accorgerà che la soluzione arriva proprio da chi crea il problema: l’uomo. Non esiste una soluzione definitiva al problema ma esiste una cura ciclica annuale che ridimensiona il problema, in modo tale da trovare un equilibrio tra popolazioni faunistiche ed esigenze produttive. Che sia una pratica barbara e sanguinaria è una considerazione soggettiva (certamente molto meno barbara di altre pratiche destinati alla produzione di alimenti), ma le ricordo che fa parte di un disegno naturale in cui l’uomo è protagonista di un disegno naturale, non spettatore.
    I Colli Eugeni rappresentano solamente uno dei tantissimi esempi di malgestione, disseminati in Italia e in Europa di cui sia ben chiaro la politica venatoria e non ritengo responsabile. Effetti collaterali e deleteri della 157/92. fatto sta che anche per i più empatici i cinghiali abbattuti rappresentano vite che vengono uccise con lo scopo di riportare entro certi limiti la specie di cui le carcasse vengono destinate all’alimentazione umana e consumate nelle tavole. Trovo più immorale sterilizzare un animale con sostanze chimiche (ancor di più con l’appoggio di associazioni ecologiste) o ucciderlo per creare humus.

    • maggio 26, 2015 alle 9:23 pm

      l’uomo dovrebbe essere parte dell’ecologia ma non lo e’ più da tempo a causa della sovrappopolazione e di pratiche culturali troppo rapide che finiscono per uscire fuori dagli ambiti naturali. Bisognerebbe invece ripristinare gli equilibri naturali passati non coi cacciatori ma coi nemici naturali del cinghiale: lupi e forse linci e volpi ma questo richiederebbe un cambiamento completo dei nostri rapporti con questo nostro martoriato pianeta. Una cosa che non capisco e’ perché costa soldi far abbattere i cinghiali ai cacciatori: non dovrebbero essere più che contenti del farlo gratis se si possono portar via la preda?

  12. maggio 26, 2015 alle 6:13 pm

    Con Caffese soprassediamo, che se vogliamo ragionare di cucina andiamo sul blog di Suor Germana, non su quello del GrIG. M.A. che dire…? Visto che si parla di “chimica” e di “metaboliti di farmaci rilasciati dalle feci degli animali”, ci dica, lei che è scienziato, qual è il procedimento per rendere infertile un cinghiale? (scienziati in ascolto, pronti a prendere nota e rubare idee per eventuali brevetti!). E se vogliamo ragionar di chimica, anche il vostro amato piombo è chimica: un elemento chimico (Pb). E anche gli amminoacidi presenti nelle proteine sono fatti da elementi chimici. Tutto è chimica. Il piombo in particolare è un metallo molto pericoloso; neurotossico ad esempio e può causare demenza: M.A. quanto ne ha mangiato??

    • maggio 26, 2015 alle 6:45 pm

      Esiste la chimica verde che non usa fossile.Impari dai tedeschi.Poi io ritengo che tutti gli animali selvaggi tra cui metto il cinghiale,siano allevabili per mangiare,meglio degli insetti proposti all’Expo.Poi Lei li vicino ha il Delta che ha piante marine ottime ed alghe.Si studi un mio progetto sull’asparago di mare che in parte produce biofuel nella componente lipida,in parte ottimi mangimi per crostacei.Presentato alla Regione Veneto a Venezia risultato zero.
      Questa pianta marina consigliata persino dalla Nasa il grande Corsera l’ha definita alga,ma è una pianta che è mangime per tutti gli animali e non ci sono passaggi chimici fossili.Dopo chi scrive è un po’ ignorante in chimica perchè dal vento possiamo produrre ammoniaca ed i mangimi o concimi che vogliamo.Si studi la reazione chimica che permette il passaggio dallo syngas alla ammoniaca e l’atra elettrolisi inversa che permette l’algafuel.Cioe’ a Marghera l’Eni si limita a produrre blens che spaccia biofuels ma la componente verde al massimo è 10% e si chiama E10 cioe’ 90% è fossile.Io non uso mai fossile e nessun componente petrolio e mangio il cinghiale se trovo un trattore che sa cucinarlo.Le do un consiglio,lo tagli al 50% con il maiale tritato altrimenti è troppo forte e boccucce come la sua lo rifiutano.Ma non lo levi ai poveri.

  13. M.A.
    maggio 26, 2015 alle 7:00 pm

    Carissimo/a il punto è proprio questo non si deve rendere infertile un cinghiale è un atto immorale, innaturale, che non ha ne capo e ne coda con il mondo ambientalista! Non stiamo parlando di cagnolini o di gatti che si portano dal veterinario, ne tanto meno della nostra fidanzata per evitare le dovute conseguenze all’abbandonarsi alla passione.
    Stiamo parlando di animali selvatici, hai presente?? di natura. Si vuole creare un precedente storico senza nessun senso, e mi rifiuto che un associazione che si definisca ecologista possa minimamente pensare di condividere questa strategia, E dopo ai cinghiali a cosa si passa? perchè non sterelizzare tutti gli animali scomodi o dannosi?
    Senza considerare poi che il cinghiale è anche un animale destinato all’alimentazione umana, e ancora non si sa che effetto possa avere il farmaco utilizzato per la sterilizzazione sull’uomo.
    Il piombo sarebbe un’altra battaglia che non avrebbe senso..lamentarsi dell’inquinamento del piombo quando si vogliono spargere i boschi di pasticche.
    Chi si assicura che vengano ingerite dai cinghiali? E se non le mangiassero solo i cinghiali ma anche le volpi? oppure lupi o altri animali che godono di protezione particolari?
    Si sta arrivando al capolinea, ed anche se è vero che la caccia non risolve il problema è palese che sia l’unica soluzione in termini pratici, etici e scientifici in modi tale da abbassare drasticamente il numero in concomitanza delle produzioni.
    Il fatto che si stia arrivando a proporre l’uso di strategie chimiche è la testimonianza che chi è contrario alla caccia, come soluzione al problema sta arrivando alla frutta. Io sicuramente ne ho mangiato molto meno di quanto lei ne abbia respirato, e gli effetti neurotossici si stanno manifestando su di lei ed è evidente. A nessun “animalista” “ambientalista” o “ecologista” di buonsenso salterebbe intesta di intervenire con armi chimiche per ridurre o controllare la prolificità di una specie.

  14. M.A.
    maggio 26, 2015 alle 10:33 pm

    Sig. Pusceddu la rispondo qui perché mi sono perso fra i commenti. Laddove è possibile..è giusto spendere tempo e risorse per riequilibrare gli ecosistemi naturali con la reintroduzione dei predatorei per esempio nei parchi e nelle oasi anche tramite i progetti della comunità europea. I predatori vanno reintrodotti laddove erano presenti, è vero anche affermare che la natura è fortemente antropizata ergo la reintroduzione dovrebbe tenere conto delle tante figure che vivono in natura onde evitare spiacevoli avvenimenti come quelli accaduti con orsi e lupi. Da noi in Sardegna la situazione è ancora diversa in quanto i predatori oltre qualche Aquila (dubito che tocchi cinghiali) non sono mai esistiti, gli unici siamo stati e saremo noi (Insieme alla pantera 😀). Per legge non si possono introdurre animali e inoltre nella nostra realtà, pensi agli ovil disseminati nel territorio, sarebbero incompatibili. In Sardegna specialmente, l’uomo regola la densità faunistica della specie nei diversi ecosistemi.
    Per quanto riguarda la caccia e le tasse, bella domanda! I cacciatori sono stati sempre poco furbi perché offrono un servizio alla Regione pagando. Lo stato e la politica ci marciano, perché sono soldi facili e creano le condizioni per far si che il gioco non si rompa. In Sardegna 36000 cacciatori offrono questo servizio, ma un domani quando la selezione naturale proseguirà e porterà la consistenza dei cacciatori a poche migliaia (età media oltre i 60 anni), i restanti verremo incentivati in ogni modo per cacciare per tanti motivi, dubito ad esempio che la Sardegna disponga di 38000 agenti forestali in grado di sostituire la figura del cacciatore per controllare i cinghiali, ergo è una figura comoda e indispensabile.

  15. maggio 26, 2015 alle 10:53 pm

    i precedenti commenti spaziano in lungo e in largo intorno all’argomento, ma, a mio parere, evitano il nocciolo del tema.
    Se l’obiettivo è il contenimento dei danni al settore agricolo, la caccia al Cinghiale, nelle sue varie forme (caccia “ordinaria”, abbattimenti selettivi, ecc.), non solo non è “utilitaristicamente” servita a diminuirne il numero, ma abbiamo visto le popolazioni dell’ungulato aumentare in tutta Europa.
    I motivi appaiono diversi: dall’abbandono di campagne e boschi all’aumento delle discariche incontrolate, dall’ibridazione con il maiale (in molti casi si tratta di “porcastri”) alla reitroduzione a fini venatori, alla, soprattutto, diminuzione dei predatori naturali.
    Non credo che esista la “ricetta” infallibile per ovviare agli squilibri ecologici causati dall’uomo.
    Innanzitutto, prendiamo atto, una volta per tutte, che gli squilibri ecologici hanno origine umana.
    Da lì si potrebbe partire con un ampio spettro di interventi: favorire la reintroduzione graduale di predatori (Lupo, Lince, Orso, grandi Rapaci), progressiva eliminazione delle discariche abusive, sperimentazione su scala adeguata della contraccezione.
    La caccia e gli abbattimenti selettivi non sono una soluzione valida nemmeno a medio termine.
    Non lo dicono (solo) gli ecologisti, ormai sono le ricerche scientifiche ad affermarlo.

    Stefano Deliperi

    • Nicola Putzu
      maggio 26, 2015 alle 11:27 pm

      Stefano, nell’articolo che riportate gli autori in verità affermano che la caccia di selezione può essere parte della soluzione. Riporto le righe menzionate: “Preventing further wild boar population growth will rely on shifting the focus of hunters towards specific age classes, involving other stakeholders as well as professional hunters, introducing more effective hunting methods and equipment and exploring the use of new tools for hunting. Moreover, educating the public in wild boar control and testing new methods such as fertility control in areas where hunting is unfeasible may assist in controlling wild boar. It is conceivable that recreational hunting of wild boar will be progressively substituted by professional hunting, community service or civic duty carried out by other stakeholder groups.”
      Anche l’uso della contraccezione viene consigliata soltanto in aree nelle quali la caccia è non praticabile.

      • maggio 26, 2015 alle 11:37 pm

        la caccia e gli abbattimenti selettivi possono esser parte della soluzione, a determinate condizioni, ma non possono essere “la soluzione”.
        Così la contraccezione e la caccia sono alternative non sovrapponibili, non possono coesistere.
        O l’una o l’altra.
        Finora, per ragioni di comodità e pressioni venatorie, è stata scelta in Italia la via della caccia e degli abbattimenti selettivi con i risultati noti.
        Prendiamone atto.

        Stefano Deliperi

  16. Franz
    maggio 27, 2015 alle 7:14 am

    Perché non diciamo anche che in molte zone italiane l’aumento dei cinghiali è stato determinato anche da introduzioni folli PER SCOPI VENATORI
    di ceppi di animali dell’est ad altissima prolificità?

    • max
      maggio 27, 2015 alle 8:29 am

      xche’la caccia al cinghiale e’ rischiosa e le associazioni venatorie non potevano prevedere che i ns cacciatori con aria da macho nei fatti poi preferiscono sparare ai pennuti ,caccia nella quale “avere gli attributi” e’ un optional. ribadisco che la caccia al cinghiale ha un senso ed una sua dignita’ ( x quanto possa averne la caccia). quella ai pennuti no.

  17. max
    maggio 27, 2015 alle 7:25 am

    bene grig; se i risultati sono modesti o trascurabili incrementiamo la caccia selettiva ai cinghiali…

  18. Occhio nudo
    maggio 27, 2015 alle 9:06 am

    ahahah M.A. sei meraviglioso, ora tenti pure la carta della perdita di credibilità per le associazioni ambientaliste che propongono un controllo della fertilità. Mi dispiace, non ci casco. Dire poi che la presenza di cacciatori armati di fucili in un bosco, con tutto l’armamentario di cartucce e caos sia naturale e si integri con l’ecosistema, be’ è come dire che la presenza di un vampiro è naturale in una sala trasfusioni. E la frittata rimane sempre quella: affidare il controllo della popolazione dei cinghiali ai fucili NON FUNZIONA, il metodo ha fallito, e se un metodo non funziona bisogna pensarne un altro, il concetto è semplice. Tanto le picchettate le puoi fare lo stesso, non preoccuparti 😀

  19. M.A.
    maggio 27, 2015 alle 10:58 am

    Occhio Nudo, semplicemente, sapere che le associazioni animal-ambientaliste si schierino a favore di un metodo chimico nel controllo della specie animale, fa la felicità di chi è favorevole alla caccia. Io reputo la caccia un attività naturale, perché visualizzo l’uomo come attore protagonista del sistema ” NATURA”, non come spettatore passivo. Poi il fatto che vada a caccia “con tutto l’armamentario di cartucce etc” e la legge che lo stabilisce. Non fosse per la legge molti appenderebbero il fucile al chiodo e ci andrebbero con i lacci a prendere i cinghiali. Per te non è così e va bene così 🙂 . La felicità dei favorevoli alla caccia nasce dal fatto che state mettendo in discussione tutti i pilastri dell’animalismo becero e a noi va più che bene. Avete marchiato per anni l’uomo cacciatore come essere spregevole che si arroga il diritto su un’altro essere vivente di chi vive e chi muore (per scopi naturali, perchè l’alimentazione non è un diletto o un Hobby) e voi fareste peggio arrogandovi il diritto di interferire nei processi naturali e decidere se far nascere o meno un’altro essere. Mi ricorda il bue che dice cornuto all’asino e poi si guarda allo specchio. Vi state specchiando.

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