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Tentativi speculativi (tanto per cambiare) ai danni delle terre collettive in Sardegna. Ma non tutto è negativo, anzi.


Villasimius, Porto sa Ruxi
Villasimius, Porto sa Ruxi

«da una attenta analisi della documentazione storica reperita, è emerso come il territorio di Villasimius oggi non possa considerarsi gravato da usi civici. Tale affermazione trova riscontro non solo nella corretta lettura e interpretazione della Carta Reale del 15 marzo 1839, della legge   di Sardegna n. 1192 del 1851 e delle Leggi del Regno d’Italia n. 1105 del 4 gennaio 1863 e n. 2251 del 23 aprile 1865 e seguenti, che hanno espressamente abolito gli usi civici in Sardegna, ma altresì nell’atto di concessione da parte del Re di Spagna Ferdinando il Cattolico che nel 1504 concesse il Feudo di Quirra (che comprende anche l’attuale territorio di Villasimius) alla famiglia Carroz in ‘libero e franco allodio’»”.

Così scrive lo Studio legale associato Ballero, “in collaborazione con lo studio Spinas”, incaricato dal Comune di Villasimius (SU) “per l’assistenza occorrente presso le sedi giudiziali di primo grado, incluso tra queste il Commissario regionale per gli usi civici della Sardegna, sia le sedi stragiudiziali, attraverso la richiesta di riesame in autotutela dell’accertamento degli usi civici approvato con determinazione della RAS, Assessorato dell’Agricoltura e della riforma agropastorale n.264 del 24/02/2005”, e così riporta la deliberazione Giunta comunale Villasimius n. 33 del 3 giugno 2021.

Il fatto è che “«si è potuto appurare che una parte rilevante delle aree individuate dalla Regione Sardegna come gravate da uso civico, ricade non solo su aree inedificate (come le aree di Minni Minni) ma su estesi territori sui quali sono presenti strutture alberghiere tra le più importanti del territorio quali Stella Maris (per intero), Timi Ama (parte), Cormoran (parte), Capo Boi (parte) solo per citarne alcuni, e ville di pregio – che peraltro sono state alienate ai privati molti anni orsono dallo stesso Comune di Villasimius previo nullaosta della Regione Sardegna -, con la conseguenza che una eventuale azione di recupero, benchè possa avere, in teoria, come presupposto la nullità dell’atto dispositivo, esporrebbe l’Amministrazione comunale ad un’azione di risarcimento del danno da parte degli acquirenti che in buona fede hanno confidato nella bontà dell’acquisto, con un conseguente e concreto rischio per il Comune di dover rifondere rilevantissime somme a titolo di danni (in questo senso si veda Corte Costituzionale 1991 n. 51), senza considerare il danno all’industria turistica dell’intero paese»”.

Villasimius, Minni Minni

Insomma, in parole povere, si suggerisce di agire davanti al Commissario per gli usi civici al fine di dichiararne l’inesistenza sul territorio di Villasimius.

Un nuovo incarico in proposito verrà, si suppone non gratuitamente, affidato dopo quello conferito con determinazione Comune Villasimius n. 53 del 2 luglio 2018.

In altre parole, il Comune di Villasimius, gestore ex lege (legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.) del demanio civico per conto dei cittadini residenti a Villasimius, unici titolari, sembra proprio che cerchi di farlo dichiarare in qualche modo inesistente.

Per quali motivi?

Quanto alla pretesa abolizione dei diritti di uso civico da parte di norme dello Stato pre-unitario o dal Regno d’Italia, basterebbe rammentare quanto disposto dalla legge n. 1766/1927 e s.m.i., comprendente la Sardegna, mentre in merito all’infeudazione alla famiglia Carroz del feudo di Quirra nel 1504 in “libero e franco allodio”, basterebbe rammentare che i terreni di Carbonara (Villasimius) vennero infeudati perlomeno il 18 luglio 1363 da Pietro IV d’Aragona in favore di Berengario II Carroz[1].

Al di là delle elucubrazioni d’ogni genere e nonostante la concessione in allodio da parte di re Ferdinando il Cattolico dell’8 novembre 1504, erano sempre e sistematicamente riconosciuti usi e consuetudini dei residenti dei villaggi collocati nel feudo per garantirne la vita quotidiana, la sopravvivenza, il tributo annuo alla Corona e al feudatario (il che, intuitivamente, era interesse della Corona e dello stesso feudatario) attraverso reciproche pattuizioni “conosciute anche come capitoli di grazia, che stabilivano e in qualche misura cristallizzavano il complesso di norme che regolavano i rapporti tra le comunità e il loro signore”.

Ubi feuda, ibi demania, ibi usa. Chiaro e netto è il brocardo ben noto fra chi si occupa di terre collettive e recepito dalla giurisprudenza in tema (es. Cass. civ., 20 ottobre 1976, n. 3660).

Affermare l’inesistenza dei diritti di uso civico in quella parte di Sardegna non sta in Cielo né in Terra e neppure in Mare.  

Villasimius, Porto sa Ruxi

L’Amministrazione comunale in carica può rispondere alla puntuale e sottilmente irriverente interrogazione consiliare del capogruppo di minoranza ovvero tanto vale sostenere l’inesistenza della liquidazione del feudalesimo in Sardegna e la persistenza dei diritti assoluti dei feudatari (che, in realtà, non sono mai esistiti).

Ci sarebbe da divertirsi, anche in sede giudiziaria, tuttavia la finalità, nemmeno tanto occulta, appare proprio quella di privare i cittadini di Villasimius dei loro diritti di uso civico, favorendo nel concreto società immobiliari e occupatori di dubbio titolo, come emerso (2018) grazie alle azioni ecologiste nelle aree boscate di Minni Minni (massiccio dei Sette Fratelli).

Ma qual è la situazione delle terre collettive?

Per certi versi, buone notizie, in prospettiva, per una migliore tutela e gestione del grande patrimonio rappresentato dai demani civici, più di 5 milioni di ettari  in tutta Italia, presenti un po’ dappertutto.

bosco e girasoli

Novità dal Parlamento.

L’on. Alberto Manca (M5S) ha presentato la proposta di legge n. 2248 (Modifiche all’articolo 3 della legge 20 novembre 2017, n. 168, in materia di trasferimenti di diritti di uso civico e permute aventi ad oggetto terreni a uso civico), depositata il 26 marzo 2020, finalizzata a superare l’attuale paralisi di qualsiasi operazione di razionalizzazione dei demani civici determinata dalla giurisprudenza costituzionale sul tema.

Infatti, la sentenza Corte costituzionale n. 178/2018 ha dichiarato illegittimi gli artt. 37-39 della legge regionale Sardegna n. 11/2017 che avevano il pregio – caso unico in Italia – di legare qualsiasi eventuale ipotesi di sdemanializzazione di terreni a uso civico irreversibilmente trasformati (seppure illegittimamente) a trasferimenti del diritto di uso civico su altri terreni pubblici di pregevole interesse ambientale (es. coste, boschi, zone umide, ecc.) e sempre previa vincolante procedura di copianificazione Stato – Regione.

Attualmente le operazioni di riordino dei demani civici attraverso trasferimenti di diritti di uso civico e permute sono rese estremamente difficoltose.  Potrebbero avvenire, di fatto, solo in via giurisdizionale davanti al Commissario per gli usi civici mediante quelle soluzioni conciliative proprie del procedimento (art. 29 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

La proposta di legge n. 2248 ha quale obiettivo consentire “i trasferimenti di diritti di uso civico e le permute … avendo ad oggetto terreni di superficie e valore ambientale analoghi o superiori che appartengono al patrimonio disponibile dei comuni, delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano. Nei procedimenti di trasferimento di diritti di uso civico e di permuta … il Ministro per i beni e le attività culturali, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, emette un provvedimento motivato, obbligatorio e vincolante, sul cambio di destinazione d’uso, nonché sulla congruità della sdemanializzazione dei terreni … e sulla rilevanza paesaggistica dei beni sui quali si propone il trasferimento dei diritti di uso civico”. 

Conseguentemente “il trasferimento dei diritti di uso civico e la permuta determinano la sdemanializzazione dei terreni già appartenenti al demanio civico e il trasferimento sui terreni di nuovo ingresso nel demanio civico del vincolo paesaggistico di cui all’articolo 142, comma 1, lettera h), del citato codice di cui al decreto legislativo n. 42 del 2004”.

Sardegna, Giara, bosco mediterraneo

Una proposta di legge che merita tutta l’attenzione e la solerzia necessarie da parte del Parlamento per gestire in modo migliore il grande patrimonio delle terre collettive, con la necessaria cura degli interessi ambientali e delle collettività locali.

Ma ha provato il c.d. decreto Semplificazioni, il decreto-legge 16 luglio 2020, n. 76, “Misure urgenti per la semplificazione e l’innovazione digitale convertito nella legge 11 settembre 2020, n. 120, a voler complicare la situazione: l’art. 60, comma 4°, lettera a, prevede sostanzialmente la semplificazione delle procedure di esproprio per la realizzazione di opere definite d’interesse pubblico “compreso il caso di opera interrata o che occupi una superficie inferiore al 5 per cento rispetto a quella complessiva oggetto di diritto di uso civico”.  Il successivo comma 5°, lettera a, afferma che “la Regione o le Regioni interessate, entro il termine di conclusione della conferenza di servizi di cui al capo IV della legge 7 agosto 1990, n. 241, accertano in via definitiva l’esistenza di usi civici e la compatibilita’ dell’opera con essi ai fini dell’applicazione dell’articolo 4, comma 1-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 8 giugno 2001, n. 327”.

Si tratta della disinvolta facilitazione delle procedure di esproprio per la realizzazione in particolare di gasdotti (come il gasdotto “Rete Adriatica”) su aree a uso civico. Senza il rispetto delle procedure di legge, senza indennizzi né compensazioni ambientali.

Massiccio dei Sette Fratelli, vette

I diritti di uso civico.

Come noto, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i.legge n. 168/2017regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale (valore riconosciuto sistematicamente in giurisprudenza)[2].

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I demani civici sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

Montepescali, cartello riserva di proprietà e diritti di uso civico

In Sardegna.

Anche in Sardegna, dopo troppi anni di cattiva gestione, di lassismo e di abusi, il futuro dei diritti di uso civico appare migliore.

Dopo parecchi anni di lavoro e – nel piccolo – tante azioni legali e di sensibilizzazione da parte dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico, sta giungendo a positiva conclusione l’operazione di accertamento dei demani civici presenti nel territorio isolano da parte dell’Agenzia Argea Sardegna, delegata in materia dalla Regione autonoma della Sardegna.

E’ stato così finalmente reso nuovamente consultabile l’Inventario regionale delle Terre civiche, il documento fondamentale, di natura ricognitiva, per la conoscibilità dei terreni appartenenti ai demani civici in Sardegna.

Secondo quanto oggetto di provvedimenti di accertamento da parte dell’Agenzia Argea Sardegna, risultano terreni a uso civico in 339 Comuni sui 369 su cui sono state condotte le operazioni. I Comuni sardi sono 377: mancano ancora le attività di accertamento su 8 Comuni, nei quali si stima, comunque, la presenza di terre collettive.

In 30 Comuni, al termine delle operazioni, non sono risultati terreni a uso civico.

Desulo, Gennargentu, foresta di Girgini

Complessivamente (considerando anche gli ultimi 8 Comuni dove devono esser svolte le operazioni di accertamento, ma dove se ne stima la presenza), dovrebbero essere 347 su 377 i Comuni dove sono presenti i demani civici, ben il 92% dei Comuni sardi.

Sono stati, inoltre, verificati e aggiornati i dati (estensione, catasto, ecc.) relativi ai 377 demani civici (dicembre 2020).

L’estensione complessiva delle terre collettive finora accertate è di circa 305.326 ettari, pari al 12,69% dell’Isola.

Tasti dolenti rimangono alcune gravi carenze gestionali: sui 347 Comuni sardi con presenza di demani civici sono soltanto 46 quelli dotati del regolamento comunale di gestione degli usi civici e solo 24 quelli muniti di piano di valorizzazione e recupero delle terre civiche, mentre migliaia di ettari occupati illecitamente attendono il recupero alla fruizione collettiva.

Nei mesi scorsi, dopo il vero e proprio risultato storico per la difesa delle terre collettive in Sardegna determinato dal primo recupero al demanio civico (addirittura in via bonaria) dei quasi 48 ettari di terreni occupati illegittimamente da Privati avvenuto recentemente a Carloforte, c’è stato un importantissimo segnale positivo dato dal Comune di Desulo che ha deciso, con la deliberazione consiliare n. 33 del 29 novembre 2018, adottata all’unanimità, segno della forte condivisione della proposta, di chiedere all’Agenzia regionale Argea Sardegna il trasferimento dei diritti di uso civico (art. 18 ter della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) da poco più di 11 ettari di vari terreni non contigui a più di 1.577 ettari di boschi e pascoli del Gennargentu, per “ … incrementare il proprio patrimonio civico e tutelare sotto il profilo ambientale una vasta area boschiva. In particolare l’apposizione del diritto d’uso civico garantirà, alle generazioni future, l’inalienabilità, l’inusucapibilità e l’imprescrittibilità dei terreni sui quali si trasferirà il diritto”.

Carloforte, demanio civico (in rosso), cartografia

Il Gruppo d’Intervento Giuridico per la difesa delle terre collettive.

Decenni di ignavia, di disinteresse, di cattiva gestione delle terre collettive in Sardegna stanno venendo consegnati, piano piano, al grande libro del passato anche grazie alla martellante campagna per la tutela delle terre collettive della Sardegna che il Gruppo d’Intervento Giuridico sta conducendo da anni, da ultimo con l’istanza (30 maggio 2018) per il recupero ai rispettivi demani civici (art. 22 della legge regionale n. 12/1994 e s.m.i.) di migliaia di ettari di terreni a uso civico occupati illegittimamente da Privati e da Società immobiliari e l’emanazione dei provvedimenti di accertamento di ben 120 demani civici rientranti in altrettanti Comuni, nonché la razionalizzazione delle terre collettive.

Analogamente in tutta Italia (dal Lazio all’Umbria, dal Friuli – Venezia Giulia alla Toscana, alla Campania) il Gruppo d’Intervento Giuridico è schierato con forza e determinazione per la salvaguardia e la corretta gestione delle terre collettive.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv

foglie nel bosco

qui la sezione usi civici dell’Agenzia Argea Sardegna: http://www.sardegnaagricoltura.it/finanziamenti/gestione/usicivici/

qui l’Inventario regionale delle Terre civiche in Sardegna: http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_126_20200703135034.pdf

Per chi volesse approfondire, Francesco Lillo, Il principio ubi feuda ibi demania, in AA.VV., Sanzioni amministrative in tema di usi civici, Ed. Giappichelli, 2013.


[1] Mario Enrico Gottardi, Governare un territorio nel Regno di Sardegna Il marchesato di Quirra. Secoli XIV-XIX, Università degli Studi di Cagliari (p. 28).

[2] vds. sentenze Corte cost. nn. 345/1997, 46/1995, 210/2014, 103/2017, 178/2018 e ordinanze Corte cost. nn. 71/1999, 316/1998, 158/1998, 133/1993.  Vds.. anche Cass. civ., SS.UU., 12 dicembre 1995, n. 12719; Cass. pen., Sez. III, 29 maggio 1992, n. 6537.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

(foto Cristiana Verazza, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. giugno 18, 2021 alle 11:21 am

    da Alghero Live, 18 giugno 2021
    “Tentativi speculativi (tanto per cambiare) ai danni delle terre collettive in Sardegna”: http://algherolive.it/2021/06/18/tentativi-speculativi-tanto-per-cambiare-ai-danni-delle-terre-collettive-in-sardegna/

  2. Porico
    giugno 18, 2021 alle 12:44 PM

    Cosa non si fa per il Mc. speculativo, ora si interpreta e si manipola pure la storia. I danni, dice lo studio legale, ricadranno sui Comuni ( e non sui venditori di beni altrui. )

    • Riccardo Pusceddu
      giugno 18, 2021 alle 4:13 PM

      Ma sono stati proprio i comuni a vendere i beni della collettivita’ a privati e quindi sono i comuni che devono pagare i danni oppure fare operazioni emerite come in quel di Desulo per riparare agli errori fatti nel passato.
      Bisognerebbe invece perseguire quegli amministratori (qualora fossero ancora vivi) che nel passato in violazione della legge hanno venduto cio’ che non poteva essere venduto.
      Un enorme grazie comunque al GrIG per la sua determinazione che spero entrera’ nei libri di storia, insieme a tutta la vicenda pregressa dei misfatti compiuti nei terreni ad uso civico.
      Grazie, grazie, grazie!

      • giugno 18, 2021 alle 4:52 PM

        spesso le alienazioni illegittime dei terreni a uso civico sono avvenute decenni or sono, per cui oggi è difficile chiamare personalmente chi ha venduto per conto dei Comuni a risponderne 🌳🌻🌊

      • Amico
        giugno 18, 2021 alle 5:09 PM

        Secondo me sul punto bisogna fare una distinzione, Ci sono Comuni che non hanno ricevuto l’atto di accertamento se non nel 2005 o piu tardi. Altri negli anni 30/40/50. Essendo l’atto puramente dichiarativo non importa quando sia stato emanato e pertanto quel territorio è e rimane uso civico. Però se un Comune ha venduto senza sapere quale fosse la situazione degli usi civici all’interno del proprio territorio Comunale è un conto se lo sapeva è un altro conto.

      • giugno 18, 2021 alle 9:16 PM

        si, certamente. E’ fondamentale. Ma è anche fondamentale che l’Amministrazione comunale di turno, una volta conosciuta la reale situazione di fatto e di diritto del demanio civico, cerchi le soluzioni più opportune del caso nell’ambito della legalità e della tutela dei diritti della collettività locale titolare dei diritti di uso civico.
        Troppo spesso non accade, purtroppo.

        Stefano Deliperi

      • Riccardo Pusceddu
        giugno 18, 2021 alle 5:48 PM

        Sapresti dirmi dove posso trovare l’esatta estensione dei terreni ad uso civico in quel di Decimoputzu?
        Il comune aveva venduto per quattro soldi a dei pastori vaste estensioni di terreno di sua proprieta’ negli anni 60 e mi piacerebbe proprio sapere se tale vendita sia stata legittima ovvero se tali terreni fossero o no gravati (io userei la parola graziati o benedetti) dagli usi civici.

      • giugno 18, 2021 alle 9:17 PM

        è indicato nell’articolo, nell’Inventario generale regionale delle Terre civiche, http://www.sardegnaagricoltura.it/documenti/14_126_20200703135034.pdf

  3. Amico
    giugno 18, 2021 alle 1:06 PM

    Sto zitto che è meglio

  4. luglio 25, 2021 alle 7:13 PM

    ecco qui la “narrazione”.

    da L’Unione Sarda, 25 luglio 2021
    INCHIESTA. Usi civici, è guerra “storica” a Villasimius.
    Depositato il ricorso dell’amministrazione comunale: si rischiano danni per centinaia di milioni di euro. (Mauro Pili): https://www.unionesarda.it/news-sardegna/usi-civici-e-guerra-storica-a-villasimius-mwic0an8

  1. luglio 13, 2021 alle 8:25 am
  2. luglio 13, 2021 alle 10:55 am

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