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Non si possono aprire nuove cave nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane, anche in galleria.


Z.P.S. Alpi Apuane

Da tempo l’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG) cerca di far applicare con trasparenza ed efficacia per le Alpi Apuane il divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti, ad eccezione di quelle previste negli strumenti di pianificazione generali e di settore vigenti alla data di emanazione del presente atto o che verranno approvati entro il periodo di transizione” di 18 mesi (art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, che detta criteri minimi di salvaguardia delle Z.P.S.).

La norma di salvaguardia è stata disposta per le zone di protezione speciale (Z.P.S.) individuate ai sensi della direttiva n. 09/147/CE sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000. E gran parte delle Alpi Apuane rientra – oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane – proprio nella zona di protezione speciale (Z.P.S.) “Prateria primarie e secondarie delle Apuane” (codice IT5120015), dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse.

Tritone alpestre apuano (Ichthyosaura alpestris apuana)

Il GrIG ha in proposito inoltrato (10 giugno 2021) una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti alle amministrazioni pubbliche competenti.

L’istanza ha coinvolto i Ministeri della Transizione Ecologica e della Cultura, la Regione Toscana, la Soprintendenza per archeologia, belle arti e paesaggio di Lucca, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e i Carabinieri Forestale, informando, per opportuna conoscenza, la Commissione europea e le Procure della Repubblica presso i Tribunali di Lucca e di Massa.

In merito si deve ricordare che l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, in seguito a precedenti istanze del GrIG (18 ottobre 2018, 3 aprile 2019, 3 dicembre 2019, 3 giugno 2020) ha comunicato (nota prot. n. 1193 del 30 aprile 2019) quali siano le cave ricadenti nelle ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1°, lett. n, del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007, con volumetrie estratte e autorizzate alla data del 31 marzo 2019.

La risposta è stata chiara:

L’elenco delle cave ricadenti nell’ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto di cui all’art. 5, comma 1, lettera n) del D.M. Ambiente 17 ottobre 2007 è il seguente, a seguito dell’informativa ricevuta dall’ufficio competente:

CAVA PIASTRAMARINA, Comune di Minucciano, PCA n. 2 del 10.04.2017 (valida per 4 anni dalla data di rilascio): volumi complessivi autorizzati 158.140 m3, di cui 53.140 a cielo aperto e 105.000 in sotterraneo (l’estrazione in galleria ricade in buona parte all’interno della ZPS “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”).

CAVA BORRA LARGA, Comune di Stazzema, PCA n. 5 del 25.03.2014 (valida per 5 anni dalla data di rilascio, in scadenza a fine marzo 2019): volumi complessivi autorizzati 40.000 m3  in sotterraneo (di cui una minima parte ricadenti all’interno della ZPS “Praterie primarie e secondarie delle Alpi Apuane”).

Si fa presente che il valore delle volumetrie effettivamente estratte non è un dato a disposizione dell’Ente Parco”.

Alpi Apuane, Cava Vittoria, scarico detriti (luglio 2016)

Sono, quindi, solo due le cave escluse dall’applicazione del divieto di apertura di nuova cava o riapertura di quelle dismesse all’interno della zona di protezione speciale (Z.P.S.) che interessa l’area naturale protetta.

La Cava Piastramarina (gestita dalla Cave Focolaccia s.r.l.) è stata oggetto dell’ordinanza Pres. Parco di sospensione lavori e riduzione in pristino n. 6 del 28 novembre 2018 per mancata ottemperanza alla “prescrizione relativa alla tutela e salvaguardia della cavità carsica intercettata nel piazzale a quota 1591 m s.l.m.”, nonché è stata oggetto dell’ordinanza Pres. Parco di sospensione lavori e riduzione in pristino n. 6 del 5 agosto 2016 per aver effettuato “lavorazioni non consentite” e una “non corretta gestione delle acque di lavorazione con produzione di polveri” e marmettola.

La Cava Borra Larga (gestita dalla Escavazione Arabescato Bianco s.r.l.) è stata oggetto dell’ordinanza Pres. Parco n. 8 del 20 giugno 2017 di sospensione lavori e riduzione in pristino per la “realizzazione di gallerie difformi da quanto autorizzato dal Parco, per complessivi 12.930 mc, dislocate in diverse porzioni del cantiere estrattivo in sotterraneo”.

Alpi Apuane, Massa, panoramica fra Padulello e Focolaccia

Successivamente è stata la Regione Toscana – Direzione Urbanistica e politiche abitative – Settore Tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio a comunicare (nota prot. n. 207287 del 15 giugno 2020) chiarimenti riguardo l’attività di cava nel territorio comunale di Vagli di Sotto (LU), dove l’Amministrazione comunale aveva dato avvio alle procedure di varianti ai Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (P.A.B.E.) di Colubraia, Carcaraia, Monte Macina, Monte Pallerina (deliberazioni Consiglio comunale nn. 13 del 10 febbraio 2020, 7 del 19 febbraio 2020, 19, 20, 21 e 22 del 6 aprile 2020).

Il Servizio Tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio della Regione Toscana, “a seguito della comunicazione del Comune di Vaglio Sotto di pubblicazione sul BURT dell’adozione dei pertinenti Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (PABE)”, ha provveduto a convocare le prescritte conferenze di servizi (art. 114 della legge regionale Toscana n. 65/2014 e s.m.i.)[1]: l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, in seguito alle rispettive procedure di valutazione di incidenza ambientale, ha trasmesso il proprio parere (note prot. n. 431835 del 14 settembre 2018 e n. 373949 del 26 novembre 2018) in base al quale “per tutti e 5 i bacini estrattivi in questione, è stato previsto lo stralcio delle aree estrattive all’interno delle ZPS previste dai PABE adottati, con l’introduzione dell’art.24 nelle Norme Tecniche di Attuazione (NTA), di seguito riportato: Art 24. Aree stralciate dal presente PABE a seguito della Pronuncia di Valutazione di Incidenza dell’ente Parco delle Apuane. A seguito della pronuncia di valutazione di incidenza n. 7,8,9,10,11 del 26/03/2019 dell’ente Parco delle Apuane queste aree, ricadenti in zona ZPS, vengono stralciate dal presente PABE. Qualora l’Ente Parco delle Apuane dovesse esprimere un parere favorevole per l’escavazione in galleria in queste zone, la loro attuazione sarà eventualmente oggetto del prossimo PABE o sua variante. Allo stato attuale si applicano le norme di cui al punto 6.1. (6.1 – AREE DESTINATE ESCLUSIVAMENTE ALLA TUTELA PAESAGGISTICA ED AMBIENTALE)”.

Conseguentemente“non risultano previsioni di aree estrattive in aree ZPS, in quanto stralciate, rispetto ai PABE adottati”.

Alpi Apuane, marmettola cementata in un corso d’acqua

In seguito alle procedure di variante dei P.A.B.E. recentemente avviate, il Servizio regionale Tutela, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio ha comunicato (nota prot. n. 156180 del 29 aprile 2020) al Comune di Vagli di Sotto che la procedura da seguire sarà analoga e in sede di conferenza di servizi saranno ribadite le necessarie misure di tutela della Z.P.S.

Bisogna ricordare, infatti, che i piani attuativi dei bacini estrattivi (P.A.B.E.) sono gli strumenti di pianificazione delle attività estrattive in attuazione del Piano di indirizzo territoriale (P.I.T.) con valenza di piano paesaggistico e della legge regionale Toscana n. 65/2014 sul governo del territorio.

Però, l’indirizzo interpretativo seguito è tutt’altro che definitivamente chiarito.

Infatti, l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane ha chiesto – con la deliberazione Consiglio direttivo n. 2 del dell’1 marzo 2019 – di ottenere dalla Regione Toscana un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nella Z.P.S.

Ci si chiede se il ruolo del Parco naturale sia quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva senza se e senza ma.

Alpi Apuane, marmettola in un corso d’acqua

La Regione Toscana, forte di un discutibilissimo parere (30 luglio 2019) fornito dall’Università degli Studi di Firenze – Dipartimento Scienze Giuridiche al parco naturale regionale delle Alpi Apuane, ha chiesto da tempo specifico avviso in merito alla corretta interpretazione del divieto vigente al Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, oggi Ministero della Transizione Ecologica.

Il GrIG ha, quindi, chiesto di conoscere quali siano state le determinazioni assunte, auspicando un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella Z.P.S.

Soprattutto l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane è chiamato a dare finalmente concretezza ed efficacia alle dichiarazioni inerenti la volontà di riduzione delle aree estrattive del 30% più volte effettuate.

Le Alpi Apuane possono e devono essere salvaguardate, per la difesa dell’ambiente e della stessa identità delle collettività locali.

Gruppo d’Intervento Giuridico odv


[1] Secondo le “Schede dell’allegato 5 del PIT/PPR, i Bacini Estrattivi di pertinenza del Comune di Vagli Sotto sono:

– Bacino Carcaraia (per la parte territorialmente competente del Comune di Vagli di Sotto) relativo alla Scheda del PIT/PPR n.3 – Bacino Carcaraia – Bacino Acqua Bianca ;

– Bacino Colubraia relativo alla Scheda del PIT/PPR n.7 – Bacino Colubraia e Bacino Monte Pallerina;

– Bacino Monte Pallerina relativo alla Scheda del PIT/PPR n.7 – Bacino Colubraia e Bacino Monte Pallerina;

– Bacino Monte Macina (per la parte territorialmente competente del Comune di Vagli di Sotto)  relativo alla Scheda del PIT/PPR n.8 – Bacino Piastreta Sella e Bacino Monte Macina

–  Bacino Fontana Baisa  relativo alla Scheda del PIT/PPR n.16 – Bacino Fontana Baisa”.

Alpi Apuane

(foto per conto GrIG, A.G., archivio GrIG)

  1. giugno 20, 2021 alle 11:15 am

    da La Voce Apuana, 19 giugno 2021
    «Non si possono aprire nuove cave nella zona di protezione speciale delle Alpi Apuane».
    Il Gruppo di intervento Giuridico (GrIG) torna sul divieto di “apertura di nuove cave e ampliamento di quelle esistenti”: «Solo due cave possono esserne escluse». E al Parco delle Apuane: «Dia concretezza ed efficacia alla volontà di riduzione delle aree estrattive del 30%»: https://www.voceapuana.com/attualita/2021/06/19/non-si-possono-aprire-nuove-cave-nella-zona-di-protezione-speciale-delle-alpi-apuane/43599/

    • giugno 24, 2021 alle 10:51 PM

      da Il Tirreno, 22 giugno 2021
      Escavazione marmo, per il Grig c’è divieto di aprire nuove cave sulle Apuane.
      L’associazione scrive al ministero e alla soprintendenza. Sul parco: «Protegge l’ambiente o favorisce l’estrazione?». (https://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2021/06/22/news/escavazione-marmo-per-il-grig-c-e-divieto-di-aprire-nuove-cave-sulle-alpi-apuane-1.40418824)

      MASSA. L’associazione ecologista Gruppo d’intervento Giuridico (GrIG) ha deciso di fare chiarezza una volta per tutte sul divieto, sulle Alpi Apuane, di aprire cave e ampliare quelle esistenti e sulle eventuali eccezioni previste a quel divieto. Lo scorso 10 giugno ha quindi inoltrato una specifica istanza di accesso civico, informazione ambientale e adozione degli opportuni provvedimenti ad una serie di soggetti competenti.

      L’istanza ha coinvolto infatti i ministeri della Transizione Ecologica e della Cultura, la Regione Toscana, la soprintendenza, il parco naturale regionale delle Alpi Apuane, i Carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale e i Carabinieri Forestale. Sono stati informati, per conoscenza, anche la Commissione europea e le Procure di Massa e Lucca (territori in cui ricadono le Alpi Apuane). Una richiesta di chiarimenti, quindi, sulla possibile apertura di nuove cave, di cui si è ampiamente parlato nel territorio di Massa.

      In particolare il Grig ricorda le norme di salvaguardia disposte per le zone di protezione speciale individuate da una direttiva Ce sulla tutela dell’avifauna selvatica per far parte della Rete Natura 2000: «Gran parte delle Alpi Apuane – spiega l’associazione ambientalista – rientra, oltre che nel parco naturale regionale delle Alpi Apuane, proprio nella zona di protezione speciale, dove in linea di massima non possono, quindi, essere aperte nuove cave o riaperte quelle dismesse». Ecco quindi la volontà di chiarimento. Il Grig in particolare chiede chiarezza sulle aree esclude dal divieto di apertura o ampliamento di cave: «L’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, in seguito a precedenti istanze del Grig nell’ottobre 2018, nell’aprile e nel dicembre 2019 e nel giugno 2020, ha comunicato quali sono le cave ricadenti nelle ipotesi di esclusione dell’applicazione del divieto, con volumetrie estratte e autorizzate alla data del 31 marzo 2019. La risposta è stata chiara: cava Piastramarina, nel Comune di Minucciano e Cava Borra Larga, Comune di Stazzema. Sono, quindi, due le cave escluse dall’applicazione del divieto di apertura di nuova cava o riapertura di quelle dismesse all’interno della zona di protezione speciale che interessa l’area naturale protetta».

      Secondo il Grig «l’Ente Parco naturale regionale delle Alpi Apuane ha chiesto – con la deliberazione Consiglio direttivo dell’1 marzo 2019 – di ottenere dalla Regione un’interpretazione di manica larga per l’attività estrattiva nelle zone di protezione speciale. Ci si chiede se il ruolo del Parco naturale sia quello di proteggere l’ambiente delle Alpi Apuane, già fin troppo massacrato dalle cave di marmo, o quello di favorire l’attività estrattiva senza se e senza ma. La Regione Toscana, forte di un discutibile parere fornito dall’Università degli Studi di Firenze al parco naturale regionale delle Alpi Apuane, ha chiesto da tempo specifico avviso in merito alla corretta interpretazione del divieto. Il Grig ha, quindi, chiesto di conoscere quali siano state le determinazioni assunte, auspicando un risolutivo intervento delle amministrazioni pubbliche competenti per l’inibizione delle attività estrattive non consentite nella zona a protezione speciale. Soprattutto l’Ente Parco è chiamato a dare finalmente concretezza ed efficacia alle dichiarazioni inerenti la volontà di riduzione delle aree estrattive del 30 percento più volte effettuate»

  2. 91011q
    giugno 20, 2021 alle 10:13 PM

    I Parchi devono essere diretti da persone che vogliono la difesa e l’integrità naturalistica del Parco stesso, non devono avere nessun altro interesse al di fuori di questo. Sembra che non sia così. Grazie GrIG

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