Finitela di sbranare le Apuane!


Carrara, striscione antiambientalista (foto Il Tirreno, 22 settembre 2020)

Sbranano le Alpi Apuane per mangiare il marmo, ne inquinano i corsi d’acqua con la marmettola, odiano quei rompiscatole degli ambientalisti perché chiedono il rispetto di ambiente e legalità.

Alberto Grossi, referente del Presidio Apuane del Gruppo d’Intervento Giuridico onlus replica alla Confindustria di Massa e Carrara.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Fivizzano, Cava Vittoria, personale e mezzi meccanici (7 ottobre 2017)

In difesa delle Alpi Apuane (anche su La Voce Apuana, 24 settembre 2020)

Gli ambientalisti sono abituati alle lenzuolate contenenti minacce. Secondo gli intimidatori la nostra colpa sarebbe quella di chiedere il rispetto della legalità, una colpa che viene  tradotta in molteplici modi non esclusa la promessa di spianare le persone come si spianano i monti. la lista sarebbe troppo lunga ed è meglio tralasciare. Ma nel mirino non ci sono soltanto i verdi perché possono cadere anche normali cittadini che osano sfiorare gli interessi delle cave. Ne sa qualcosa il regista carrarese Piero Faggioni che, intendendo realizzare un’opera lirica in una cava dismessa, venne dissuaso perché «le cave sono roba nostra, vai a lavorare da un’altra parte, tu qui non ci devi venire».

Stupisce, perciò, la concorde alzata di scudi del lapideo che è stata scatenata dalla previsione di una mobilitazione nazionale per fermare la devastazione ambientale. L’ambiente è di tutti: come mai reagiscono solo cave e cavatori? forse che la distruzione del territorio è una fake new? Ogni notizia può essere classificata come falsa, specie quando questa è fastidiosa e soprattutto se va a contestare il bilancio di una notissima associazione.

Tritone alpestre apuano (Ichthyosaura alpestris apuana)

Assindustria sciorina i suoi numeri come verità assolute che crollano inesorabilmente di fronte all’abnorme livello di evasione fiscale del settore (interpellare Giubilaro al riguardo), una fattispecie di reato che ne alimenta altri ancor più oscuri a partire dal falso in bilancio. Ovviamente non tutte le aziende operano illegalmente e allora meraviglia che nessuna di esse abbia mai sollevato accuse di concorrenza sleale.

Sempre restando sui numeri, risulta che la Regione Toscana abbia erogato finanziamenti per l’occupazione nell’area di crisi di Massa e Carrara. Tali risorse sono quasi del tutto finite in bocca ad aziende del lapideo seppure risultavano avere dei bilanci ufficiali con un rapporto utile/fatturato dal 30% in su. Certo si puntualizzerà che si trattava di erogazioni per la ripresa di un’area di crisi, non per settori in crisi, ma i cittadini, cavatori compresi, hanno il diritto di essere ben informati e farci un pensiero su.

Centaurea Montis Borlae

Che dire dell’aumento delle rese? L’argomento è per addetti ai lavori ma l’improvvisa virtuosità potrebbe dipendere dalla prassi di stoccare gli scarti in cave e gallerie inattive, nei ravaneti, nei piazzali di fondovalle invece che portarli a valle passando dalle pese, un po’ come nascondere il sacchetto dei rifiuti di casa anziché metterli nell’apposito bidone. Certo ci rassicurano che le cose cambieranno con Marble Way che intende prelevare i detriti (quelli buoni) per fare diventare le spiagge bianche al pari degli atolli del Pacifico. Così recitava una pubblicità. Peccato che la marmettola, che dal monte arriva al mare, abbia preceduto di molti anni questo nuovo corso che porterà nuova occupazione nel settore lapideo, non tanta quanta ne occorrerebbe per ripulire dai fanghi di cava i corsi d’acqua superficiali e sotterranei.  

Le cave occupano solo il 3% delle Alpi Apuane? Evviva! Purtroppo l’effetto cava si spande a distanza: la varata dell’ottobre 2017 in cava Belgia (per motivi di sicurezza)  fece una “tronata” che è stata registrata a Roma dai sismografi dell’Istituto Nazionale di Geofisica. Caso eccezionale? Forse, allora scendiamo nell’ordinario: le lamentele dei camionisti per le buche che incontrano nel percorso verso valle (quelle dei cittadini non contano) o la via di Colonnata sparita in una voragine provocata da una cava sono ordinaria amministrazione?  gli incidenti stradali con perdita di lastre e blocchi, miracolosamente senza danni irreparabili alle persone, sono cose insignificanti? È normale che il reticolo idrico superficiale al monte sia completamente scomparso e sia causa del dissesto idrogeologico che ha provocato danni ingenti e otto alluvioni negli ultimi venti anni?

Adesso “si lavora molto meglio” ci viene detto, dove il meglio è riferito al molto non al rispetto delle regole. Infatti la realtà dimostra che la marmettola scorre, i  detriti occupano il letto dei fiumi, i fanghi escono dalle sorgenti. In sostanza l’effetto cava si propaga in prossimità e lontananza, non risparmia il circostante e nemmeno il mondo sotterraneo.

Fiume Frigido, inquinamento da marmettola (14 settembre 2017, foto prof. Elia Pegollo)

Di fronte a tale scempio cosa dovrebbero fare gli ambientalisti? tacere, ringraziare chi li bastona, applaudire la mano benefattrice che aiuta i povere ed evade il fisco (Giubilaro dixit!) oppure ribellarsi per dignità, per senso civico, per informare la comunità, per la casa comune, per fermare la devastazione? Di chi è la montagna, di chi è l’acqua, di chi è l’aria? È tutto vostro? anche i beni primari per la vita rientrano nel vostro tre per cento?

Infine il lavoro: già dal 1987 risultano esserci più macchine che lavoratori, una realtà che sta ad indicare la perversione dei numeri di fronte a un dramma ambientale e sociale che si ingrandisce sempre più. Non è più rinviabile un’inversione in un tempo che ha sparigliato vecchie certezze e chiede di adeguarsi a prospettive economiche diverse. Con occhio pratico, che guarda al breve periodo, credo che i cavatori e sindacati dovrebbero fermare i camion che entrano in porto con i blocchi, dato che l’esportazione del grezzo è asportazione di lavoro. Non sarebbe una protesta ma un atto di legittima difesa che ci porterebbe al loro fianco per una proposta unitaria alla politica.

Un lavoro molto interessante realizzato dal CRED Viareggio, circa “i costi esterni della filiera del marmo”, fu presentato in occasione dell’inchiesta pubblica per cava Macchietta di Seravezza. In estrema sintesi lo studio ha dimostrato che i costi per produrre una tonnellata di marmo ammontano a 56 euro per l’azienda e 168 euro per la collettività. Le cave sono un lusso che nessuna comunità può permettersi, neppure coprendo d’oro le amministrazioni locali.

Alberto Grossi, GrIG Presidio Apuane

Alpi Apuane, Fivizzano, Cava Vittoria, scarico detriti (15 luglio 2016)

da La Voce Apuana, 22 settembre 2020

«Basta aggressioni e fake news contro cavatori e mondo del marmo». La lettera aperta degli industriali.

Confindustria Massa-Carrara interviene nel dibattito: «No alla chiusura delle cave».

MASSA-CARRARA – Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Confindustria Massa-Carrara.

Il marmo è parte costitutiva dell’identità del nostro territorio, Carrara è il marmo e il marmo è Carrara. Per questo riteniamo che chi vuole chiudere tutte le cave sia facendo una guerra non ai lavoratori e alle imprese del marmo, ma a tutta la nostra comunità.

Purtroppo in questi anni contro il marmo si è scatenata una vera e propria guerra fondata sulle fake news, sulle ingiurie e persino sulle minacce, addirittura c’è chi è arrivato ad augurare la morte ai cavatori. Questo clima di violenza e di odio è stato creato appositamente e va subito respinto perché dannoso per tutta la nostra comunità come giustamente hanno ricordato i rappresentanti dei lavoratori. Ma nello stesso tempo servirebbe un esame di coscienza a chi ha sottoposto e continua a sottoporre il mondo del marmo e dei cavatori ad un continuo assalto. Non è vero ad esempio, come falsamente si racconta da anni, che i cavatori stanno distruggendo le Alpi apuane dato che tutti i siti estrattivi messi assieme rappresentano meno del 3% dell’estensione delle Alpi Apuane.

Seravezza, la cava delle Cervaiole da Passo Croce. Il Picco Falcovaia non esiste più

Ad esempio se osserviamo i dati sulle rese nel settore delle escavazioni ci renderemmo conto che le rese delle nostre cave sono tra le più alte al mondo. Questo risultato è dovuto oltre che alla capacità dei nostri cavatori e alle nostre tecniche di escavazione che sono le migliori in assoluto, anche alla capacità di commercializzazione dei materiali non riquadrati che rappresentano ben più del 50 per cento degli ornamentali ricavati dalle cave. In questi anni da oltre 5 milioni di tonnellate di escavato si è scesi ai circa 3 milioni attuali, eppure la quantità di blocchi è rimasta praticamente invariata, circa 900 mila tonnellate. Questo vuol dire che si scava molto meno che un tempo ma che si lavora molto meglio. Senza dimenticare che il settore marmo a Carrara è uno dei pochi al mondo in grado di riutilizzare anche i derivati di lavorazione e non solo quelli prodotti durante l’escavazione, ma anche e soprattutto quelli accumulati nei secoli sulle pendici delle nostre montagne. Siamo la miglior eccellenza in materia di escavazione al mondo.

Non è vero che il marmo è una risorsa che va a vantaggio di pochi. Forse, al contrario, sarebbe bene dare il giusto risalto e valorizzazione ad un settore economico che rappresenta nel mondo il 2% dell’export di tutta la regione Toscana subito dietro il vino e che occupa oltre 8 mila persone a Massa Carrara fra diretti, indiretti e indotto. E non per caso, ma perché le capacità commerciali ed i forti investimenti fatti dai nostri imprenditori hanno portato la richiesta dei nostri materiali a livelli veramente elevati dando la possibilità di superare con successo crisi economiche senza precedenti che dal 2008 ad oggi hanno condizionato pesantemente tutti i settori economici. Le aziende lapidee del nostro territorio hanno brillantemente superato questa sfida. E ora vorrebbero con nuovi investimenti su ricerca, innovazione e lavoro affrontare e superare anche la crisi economica causata dalla pandemia Coronavirus che sta colpendo duramente tutto il Paese, ma che nella nostra provincia rischia di avere ripercussioni ancora più pesanti sia sotto il profilo delle aziende che dei posti di lavoro. Ma l’odio acceca e non fa vedere i nuovi investimenti per aumentare le lavorazioni in loco del marmo e aumentare così le ricadute occupazionali del lapideo nella provincia di Massa Carrara. Forse quindi sarebbe bene che anche il distretto del marmo fosse difeso e valorizzato dalle istituzioni così come avviene per altri distretti economici, come ad esempio quello del cuoio in Toscana o quello della ceramica in Emilia-Romagna.

Alpi Apuane, Massa, panoramica fra Padulello e Focolaccia

Invece da noi, sono i cavatori e le imprese a doversi difendere da attacchi e aggressioni sempre più pesanti e violente perché c’è stato chi per anni ha aizzato il fuoco contro i cavatori e il marmo disegnandoli come il male assoluto del nostro territorio, dimenticando così importanza fondamentale del marmo sia indirettamente nella costruzione del reddito della nostra provincia dato che rappresenta il 24% del Pil provinciale, sia direttamente attraverso le tassa marmi che porta circa 30 milioni di euro all’anno ai vari comuni. Invece di confrontarsi in maniera costruttiva troppi, e troppo spesso, hanno preferito indicare il mondo del marmo e dei cavatori come nemici da abbattere con ogni mezzo e invocano la chiusura delle cave. È una strada che non porta da nessuna parte perché rende incapaci di vedere gli enormi cambiamenti che il settore del marmo ha conosciuto negli ultimi anni.

Perché impedisce di guardare con correttezza il grande lavoro fatto in tema di sicurezza assieme ai lavoratori del monte e del piano e alle istituzioni come la Regione, la ASL e il Comuni. Perché impedisce, a chi ha gli occhi bendati dal pregiudizio, di guardare agli enormi sforzi e investimenti che il mondo del marmo ha fatto per migliorare la qualità ambientale delle proprie lavorazioni sia al monte che al piano. Pensiamo solo alle decine e decine di milioni di euro investiti in questi anni nell’acquisto di Impianti di Filtropresse nelle cave (siamo a oltre 60 impianti) e di mini pale spazzatrici (siamo già a più di 50).

O pensiamo alla Carrara Marble Way, la più importante azienda di economia circolare della nostra provincia (così come riconosciuto da uno specifico premio della Regione Toscana) che punta a dare una seconda vita a quelli che un tempo erano considerati rifiuti della lavorazione del marmo abbandonati sulle pendici delle montagne. Insomma, non è giusto che chi lavora e chi investe creando occupazione e crescita economica debba essere sottoposto quotidianamente a un fuoco di fila non solo di accuse infondate ma anche di vere e proprie aggressioni. Sarebbe giunto il momento in cui ognuno si assuma le proprie responsabilità. Sarebbe tempo che chi rappresenta le istituzioni a ogni livello cominciasse a dire no alla violenza invitando gli aggressori a smetterla con le continue violenze e minacce nei confronti dei cavatori e del marmo di Carrara.

Alpi Apuane

(foto da Il Tirreno, per conto GrIG, E.Pegollo, A.G., S.D., archivio GrIG)

  1. capitonegatto
    settembre 26, 2020 alle 10:24 am

    Il marmo e’ ancora richiesto specie in costruzioni di pregio e affini. Da lavoro a migliaia di persone , non solo in Italia e nelle cave. Ma non per queste ragioni, si debba avere questo scempio paesaggistico e di inquinamento senza controllo . Cosa rispondono a queste due questioni quelli dello striscione, e il proprietario di quella auto di lusso nella cava Vittoria ?
    Diranno probabilmente che loro hanno il pernesso di estrarre e che tutto e’ lecito.
    Qui e’ la politica nazionale , e in subbordine la regionale a dare risposte, cambiare i permessi , dare opportunita’ di riconversione. Manifestazioni possono aiutare ma non incidere ad un cambio significativo.

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