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Fauna selvatica, danni (reali e presunti) all’agricoltura e psicosi.


Cinghiale (Sus scrofa meridionalis, foto Raniero Massoli Novelli)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis, foto Raniero Massoli Novelli)

La vicenda di Cefalù (PA), dove due coniugi sono stati aggrediti da un Cinghiale (e non un branco di Cinghiali, come da più parti detto), provocando la morte dell’uomo e ferite per la donna, così come l’analoga vicenda di Iseo (BS), dove un Cinghiale ha caricato un agricoltore che gli aveva sparato, provocandone la morte, hanno provocato e provocano mille polemiche e richieste di soluzioni finali per le sanguinarie e crudeli bestie selvatiche, quali che esse siano.

Si va dalle moderate parole dell’on. Michele Cossa, coordinatore dei Riformatori Sardi, che vorrebbe il “prelievo controllato” ai danni della “popolazione di cinghiali e cervi” che “in alcune zone della Sardegna sta crescendo eccessivamente, con gravi rischi per la popolazione (come si è visto in Sicilia) e per le coltivazioni, dimenticando che il Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus) è una specie in via d’estinzione, super-tutelata dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale, presente solo in poche aree della Sardegna e della Corsica, agli strali da osteria del già senatore leghista Erminio Boso, che vorrebbe riempire di piombo gli Orsi (Ursus arctos) del Trentino (già teatro della macabra caccia all’orsa Daniza) per “tranquillizzare le persone”.

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Non solo.   Il Consiglio provinciale di Pesaro-Urbino, che tuttora resiste alla riforma degli Enti territoriali intermedi, resiste anche a ogni forma di ridicolo, perchè “vista la presenza massiccia e anomala di animali selvatici, in particolare cinghiali e lupi, nel territorio provinciale … visto che la presenza dei lupi non è caratteristica del nostro territorio … considerato l’allarme sociale provocato tra la popolazione … ” chiede alla Regione Marche di programmare un piano preciso di cattura dei lupi per riportarli nelle aree compatibili con la loro presenza, dove si trovavano originariamente, in particolare nelle zone dell’Appennino del centro-sud.

In buona sostanza, con la deliberazione n. 22 del 29 luglio 2015, il Consiglio provinciale di Pesaro-Urbino pretende che la Regione Marche organizzi un piano di deportazione dei Lupi (Canis lupus italicus) nell’Appennino sudista, da dove pensa che saltino fuori.

Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

Davanti a simili perle di ignoranza (il Lupo è storicamente presente nelle Marche almeno dagli anni ’80 del secolo scorso e lo era in precedenza almeno fino agli anni ‘40) fa persino tenerezza la favola del cacciatore buono assediato dai lupi cattivi nel Senese del dicembre 2014.

Se la Coldiretti in Sardegna se la prende anche con i Cormorani (Phalacrocorax carbo, evidentemente più nefasti degli scarichi inquinanti, della pesca abusiva e della cattiva gestione delle zone umide) e le Nutrie (Myocastor coypus, specie non autoctona, ma importata nei decenni scorsi per l’allevamento da pelliccia), è sicuramente il Cinghiale (Sus scrofa e, in Sardegna, Sus scrofa meridionalis) che attira i peggiori strali.

Purtroppo, a causa dell’assurdo persistere dell’allevamento incontrollato allo stato brado del Maiale, continua a esserci una diffusione molto ampia della peste suina africana fra Cinghiali e ibridi, come indicato chiaramente nel piano straordinario di eradicazione 2015-2017 (determinazioni Presidenza Regione autonoma della Sardegna n. 2611/86 e n. 2623/87 dell’11 febbraio 2015 + allegato).

Nel maggio 2015 è stato, poi, validato dall’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente il report sui danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna (2008-2013), base per i piani di controllo della fauna selvatica, che devono avere il preventivo parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.).

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Com’era prevedibile, i maggiori danni alle produzioni agricole risultano esser stati arrecati dal Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), seppure a macchie di leopardo, tuttavia l’ampliamento della caccia al Cinghiale (per giunta contestata da larga parte dello stesso mondo venatorio) e piani di abbattimento per gran parte dell’anno non risolverebbero nulla [1].

Le ricerche scientifiche più aggiornate (vds. G. Massei e Altri, Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe, 2015; C. Consiglio, Occorre abbattere i Cinghiali per limitarne i danni?, 2014) dimostrano che i piani di abbattimento, anche massicci, del Cinghiale non comportano la sua diminuzione nel medio periodo.  Anzi.  Una delle proposte che ultimamente riscuote credito nel mondo scientifico perchè sembra dare risultati nel medio-lungo periodo, quantomeno in determinate situazioni ambientali, è il controllo della fertilità della fauna selvatica.   Ne parla ampiamente Giovanna Massei, ricercatrice della Food and Environment Research Agency di York (GB) nel suo Il controllo della fertilità nella fauna selvatica: una soluzione praticabile? (in Gazzetta Ambiente, 2012).

In proposito, proponiamo un’intervista al prof. Carlo Consiglio, biologo, docente universitario emerito presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, entomologo e zoologo di fama internazionale, nonchè Presidente onorario della Lega per l’Abolizione della Caccia.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

___________________________

[1] Finora risultano approvati alcuni piani di abbattimento controllato: Gallura (luglio 2015), Parco naturale regionale “Porto Conte”, annualità 2013-2015 (dicembre 2014).

 

Cinghiale (Sus Scrofa)

Cinghiale (Sus Scrofa)

da Il Fatto Quotidiano, 17 agosto 2015

Cefalù e cinghiali: considerazioni e strategie da adottare. (Tamara Mastroiaco)

Dopo l’aggressione a Salvatore da parte di un gruppo di cinghiali a Cefalù e una serie di articoli usciti sull’argomento, ho deciso di contattare il Prof. Carlo Consiglio, zoologo e presidente onorario della Lega Abolizione Caccia (Lac) per commentare, insieme a lui, cosa realmente potrebbero e dovrebbero fare le istituzioni.

Sono ovviamente dispiaciuta per la morte dell’uomo e vicina alla famiglia, ma credo sia giusto ricordare a tutti che i primi responsabili della sua morte non sono i cinghiali, ma gli uomini, i cacciatori e le istituzioni, che spesso adottano scelte leggere, irresponsabili e dettate da motivazioni economiche e politiche.

Angelo Pizzuto, presidente del Parco delle Madonie, ha definito la morte dell’uomo come un disastro annunciato. Dice di aver chiesto più volte aiuto ma il legislatore non ha ancora preso provvedimenti. Il sindaco di Cefalù, Rosario Lampuzina e il sindaco di Pollina, Magda Culotta, hanno chiesto l’abbattimento degli animali perché “si trovano ovunque, anche vicino alle abitazioni”.

Cosa si potrebbe dire a tutti loro? “Esprimo la mia solidarietà al presidente del Parco delle Madonie, ma preciso anche che, se come ‘aiuto’ intende l’abbattimento, non riuscirà mai a risolvere i problemi del parco, anzi, essi si aggraveranno sempre di più. Nel comprensorio delle Madonie c’è da molti anni un fenomeno di pascolo brado di maiali, che si sono incrociati con i cinghiali, dando luogo a ibridi che hanno caratteri intermedi tra cinghiali e maiali. Questi ibridi, probabilmente, sono più prolifici dei veri cinghiali e, inoltre, hanno meno paura dell’uomo. Comunque è probabile che, se si abbattono, i danni aumentino” spiega il Prof. Consiglio.

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

Sentiamo, spesso, parlare di cinghiali autoctoni e alloctoni. Quanto ha colpa l’uomo? Quanto hanno colpa le Regioni? “Enormi colpe. Basti pensare che un secolo fa il cinghiale era assente dall’Italia settentrionale; nell’Italia centrale e meridionale il cinghiale era presente ma in misura molto ridotta. Ancora 30 anni fa, l’areale del cinghiale in Italia (cioè l’area da esso occupata) era appena un quinto di quella attuale. Le cause di questa enorme esplosione di popolazione sono legate sia all’abbandono delle campagne per opera dell’uomo che alle immissioni fatte a scopo venatorio dalle Regioni, dalle Province e dalle associazioni venatorie, in parte con esemplari di razze estranee, di maggiore statura, spesso provenienti da allevamenti, talvolta addirittura ibridati con maiali domestici. Va rilevato che gli animali di allevamento sono in genere più prolifici di quelli allo stato naturale, perché in natura la selezione favorisce gli individui che producono il giusto numero di figli, mentre nell’allevamento vengono favoriti i più prolifici, perché il cibo è disponibile in misura illimitata, in quanto è fornito dall’uomo.

Per lo stesso motivo gli animali domestici tendono ad essere più prolifici dei loro antenati selvatici. Quindi è probabile che queste immissioni abbiano causato un aumento della prolificità dei cinghiali. Possiamo, dunque, ben dire che la caccia in Italia è stata la causa della grande diffusione dei cinghiali e quindi dei danni da essi prodotti. Basti pensare che dei fondi a disposizione delle Amministrazioni provinciali, per far fronte all’impatto causato dalla fauna selvatica sulle attività antropiche di interesse economico, l’80% viene annualmente destinato al risarcimento dei danni causati dal cinghiale; il restante 20%, invece, va a rimborsare i danni causati da tutte le altre specie. In tutta Europa il cinghiale arreca danni all’agricoltura per oltre 80 milioni di euro all’anno, ma gli abbattimenti non sono un metodo efficace per evitare o limitare i danni, anzi, potrebbero incrementarli” dice il Prof. Consiglio. Uccidere gli animali per contenerne il numero è la scappatoia spesso adottata dalle Regioni e dalle Province, le stesse istituzioni che prima avallano l’immissione degli animali e subito dopo decidono di risolvere l’emergenza abbattendoli.

cartello "attenzione caccia al cinghiale"

cartello “attenzione caccia al cinghiale”

E’ questa la soluzione? “No, non solo da un punto di vista animalista, ma anche da quello tecnico, questa soluzione è rozza e semplicistica. Per trovare la giusta soluzione bisogna prima di tutto conoscere la struttura di popolazione ed il comportamento degli animali, cose che i nostri governanti naturalmente ignorano. Bisogna sapere che i cinghiali vivono in gruppi di sole femmine più i piccoli dell’anno, chiamati “compagnie”, nel cui ambito esiste la sincronizzazione dell’estro (periodo in cui una femmina è recettiva all’accoppiamento), cioè tutte le femmine di una stessa compagnia vanno in estro nello stesso momento, e per conseguenza anche tutti i parti delle femmine della stessa compagnia avvengono in un breve periodo di tempo. Quando le nascite sono così regolate, le femmine hanno in genere una sola gravidanza all’anno, incominciando con il secondo anno di vita.

Ma quando i cinghiali sono pesantemente cacciati, le compagnie si disperdono, le femmine diventano feconde già nel primo anno di vita e tendono ad avere due gravidanze all’anno. Di conseguenza, le popolazioni di cinghiali si accrescono invece di diminuire, così come i danni da loro causati. Infatti, nonostante in Italia da tanti anni si facciano abbattimenti di cinghiali, i danni aumentano sempre“. Altra questione che non digerisco – non senza ragione – è la scelta di demandare ai cacciatori la gestione degli animali selvatici ed è della stessa mia opinione il Prof. Consiglio: “E’ un gravissimo errore, per la semplice ragione che i cacciatori hanno tutto l’interesse a modificare i dati.

Prendiamo per esempio i censimenti, che sono alla base di qualsiasi gestione. I cacciatori hanno interesse a mostrare che ci sono molti animali, per convincere le amministrazioni regionali e provinciali e gli ambiti territoriali di caccia a mantenere aperta la caccia alle specie relative e per farsi assegnare carnieri più alti. Inoltre, essi saranno favorevoli a fissare carnieri che massimizzino la rendita e non la grandezza delle popolazioni interessate”. Gli abbattimenti vengono fatti in tutta Europa, in ogni stato con metodi diversi che possono variare localmente. Uscendo dall’Europa ci sono paesi, come gli Stati Uniti, per esempio, che adottano altri metodi per contenerli, come i contraccettivi. E’ naturale chiedersi se funziona, se è costoso e soprattutto perché in Italia non viene utilizzato questo metodo! “Esiste il vaccino GonaCon che viene definito come “efficace, umano e sicuro”. È contenuto in unasiringa che viene sparata con un apposito fucile; l’effetto secondo alcuni autori durerebbe più anni.

Ma ci sono metodi ancora più semplici, i migliori sono le recinzioni elettriche unite alla pasturazione in foresta. Le recinzioni elettriche costano pochissimo e, per questo motivo, sono molto usate anche dai pastori in montagna. Vanno però disposte intorno all’insieme dei campi coltivati e non intorno ad ogni singolo terreno. Inoltre, devono essere combinate con la pasturazione, perché i cinghiali devono trovare qualcosa da mangiare, altrimenti saranno portati a forzare le recinzioni. Le pasturazioni con mais devono essere situate in foresta ad almeno un chilometro dalle colture da proteggere. Si dice che le recinzioni elettriche permettano di conseguire risultati “davvero eccezionali” nella prevenzione dei danni, raggiungendo perfino il loro azzeramento”.

Cosa possiamo fare se dovessimo imbatterci in un cinghiale con prole, come dobbiamo comportarci? “Come con qualsiasi animale di grande mole e potenzialmente pericoloso: allontanarsi cercando di non mostrare di avere paura” conclude il Prof. Consiglio. Il caso di Cefalù, come quello di Daniza e dell’orso KJ2 (di cui parlerò a breve), è un esempio di malagestione della fauna selvatica da parte delle istituzioni. Esse dovrebbero dedicare e investire maggiormente denaro sull’educazione ambientale, anche nelle scuole, per insegnare il corretto rapporto uomo-animale. Tanti casi di animali “killer” – come vengono definiti da istituzioni e giornali – non esisterebbero, se gli uomini fossero in grado di rispettare il loro ambiente, adottando i giusti comportamenti.

 

Sardegna, foresta mediterranea di S'Acqua Callenti (Castiadas)

Sardegna, foresta mediterranea di S’Acqua Callenti (Castiadas)

(foto Raniero Massoli Novelli, L.A.C., A.A., S.D., archivio GrIG)

 

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  1. max
    agosto 19, 2015 alle 7:26 am

    UCAF:ufficio complicazioni affari semplici. da sempre e’ un settore nel quale noi italiani ( o meglio italioti) siamo esperti x non parlare della burocrazia dove abbiamo la laurea honoris causa. i cinghiali essendo dannosi, tanti e potenzialmente pericolosi ( solo in certi casi) vanno abbattuti con battute di caccia gestite dagli enti preposti, ma svolti dai cacciatori in modo tale che la cosa non costa alle casse pubbliche e da gioia ai cacciatori che evitano cosi’ di sfogare il loro istinto sui canarini del vicino di casa.
    tutte le altre considerazioni/ proposte sono frutto di PIPPE mentali.
    idem per le nutrie ( buonissime da mangiare) o ai colombi/piccioni fuori ovviamente dai centri abitati o a tutte quelle specie in sovrannumero ( es conigli o capre selvatiche).
    ripeto sterilizzazioni o altri interventi sono INNATURALI e demenziali.

    • Antonio
      agosto 19, 2015 alle 8:44 am

      Ci affidiamo ai ladri per risolvere i problemi dei furti … complimenti!

      • Pasqualino
        agosto 19, 2015 alle 9:58 am

        Che bel paragone, complimenti.

      • Arpia
        agosto 19, 2015 alle 2:13 pm

        Si Antonio ma non solo a uno che ha fatto una lunga lista di commenti razzisti come Max sui Sardi chiamandoli di continuo pastori, ne sono pieni i vecchi commenti sul GRIG, viene permesso spazio per darci consigli!

    • Arpia
      agosto 19, 2015 alle 1:54 pm

      Max trovo che tu sia la persona piu’ ignorante e bacata, nonche’ razzista che commenta sul Grig e ancora ti lasciano spazio questo mi dispiace tutti i tuoi commenti razzisti dovrebbero essere esaminati dalle autorita’ competenti.

  2. Giuseppe
    agosto 19, 2015 alle 8:33 am

    Caro Max, sono perfettamente d’accordo con te, purtroppo noi italioti riusciamo solo a parlare al vuoto, se non sei un grande luminare o un grande esperto (ma esperto di che? di cosa? della poltrona del tuo studio ?) non ti ascolta nessuno. E le fazioni contrapposte prendono per buono quel che dice l’esperto che ti sostiene, spesso e volentieri ben consci che dicono stronzate; risultato che non si arriva mai a niente di concreto per risolvere i problemi, però si continuano ad incrementare i già lauti guadagni di avvocati e giudici e relativo corollario attorno.

  3. Pasqualino
    agosto 19, 2015 alle 8:46 am

    Mi spiace, ma questa volta state cercando di arrampicarvi sugli specchi con lo scopo di non voler ammettere che il cinghiale “inquina” la fauna selvatica, poi, di chi sia la colpa nel principio è un altro discorso, sta di fatto che i cinghiali in soprannumero vanno eliminati, e questo obbiettivo non può essere raggiunto prendendoli “per le palle”, come vorreste fare voi.
    Io sono vegetariano, e non ho mai imbracciato un fucile e mai lo farei, ma il problema del cinghiale esiste e non può essere, ripeto, risolto attraverso una lettura acritica di un collage di porzioni di articoli scientifici; inoltre il problema è anche a breve termine, altrimenti facciamo il solito discorso della lungimiranza alla Fornero.

    • max
      agosto 19, 2015 alle 9:01 am

      Caro Pasqualino come saprai il cinghiale NON e’ specie endemica di cefalu’ ma introdotto anni fa’ x esperimento di bio diversita’, tipologia di esperimenti che approvo solo se gestiti; nella fattispecie non e’ stato cosi’ e i suidi 8 cinghiali ed ibridi) si sono riprodotti in modo esponenziale e se non si interviene SUBITO con una riduzione di almeno il 90% dei capi tra 1 o 2 anni avremo gli stessi numeri di oggi.( fonte CFdello S).
      Quindi vai col massacro programmato( non sono un cacciatore) e vai col susseguente banchetto urbi et orbi ( sono + carnivoro di un leone).
      Ti diro’ di +; forse mangiamo troppa carne, troppo rossa e questo e’ poco etico e poco salutare ma l’uomo e’ onnivoro da sempre; diete diverse producono danni ( hitler era vegetariano se non vegano e non certo x etica e sai a cosa mi riferisco…).
      Circa le bio diversita’ sono fautore di introduzione di capibara e coccodrilli x la gioia dei cacciatori cosi’ che si finisca di sparare ai pennuti; il pericolo in italia e’ che poi la cosa non venga controllata ( cefalu’).
      Questo e’ quello che penso.

      • Arpia
        agosto 19, 2015 alle 1:59 pm

        Cosa vorresti dire? Dove sta’ il tuo link ambientale non si capisce i Sardi ti danno spazio e tu insulti persone e animali.

  4. Terrae
    agosto 19, 2015 alle 9:15 am

    Ciao GrIG, spero di non essere fuori tema.

    Segnalo che su Change.org è aperta la petizione:

    “NO ALLA SOPPRESSIONE DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO”.

    Credo possa tanti di noi. Per chi volesse sottoscriverla, Ecco il link:

    http://www.change.org/p/no-alla-soppressione-del-corpo-forestale-dello-stato

    Grazie.

  5. M.A.
    agosto 19, 2015 alle 1:22 pm

    Sicuramente c’è una certa affinità tra il Grig e la Lega abolizione della caccia, per questo motivo mi risulta ovvio, che mai possono sponsorizzare l’abbattimento..perchè qualsiasi forma di abbattimento è caccia. E’ bello però sentire il rumore delle unghie che cercano di arrampicarsi sugli specchi con proposte del tutto INNATURALI indegne di un’associazione che dice di schierarsi a favore della natura. Sterilizzare non è nè nobile nè etico nè naturale, uccidere per mangiare lo è, lo sarà e lo è sempre stato con buona pace di chi sponsorizza ideologie estremiste radical chic.
    Si inizierà a ragionare con raziocinio con queste associazioni quando capiranno che il problema non è tanto contenere il numero, ma quanto impedire che questi animali mangiano.I metodi ecologici (dissuasori, sterilizzazioni), ahitè Grig, non chiudono lo stomaco nè dei cinghiali nè delle cornacchie. Il piombo invece si! quindi GRIG l’unica soluzione etica, pratica e naturale e persino economica rimarrà sempre quella minoranza di onnivori cacciatori che per 15 giornate (in Sardegna) vanno nelle montagne a fare BOOM BOOM e ridimensionano drasticamente nel breve termine (15 giornate) la densità della specie in sintonia con le esigenze agricole. Stiamo aspettando di fare battute con la sorveglianza del Corpo Forestale dello Stato in oasi, parchi e altre aree protette chiuse alla caccia da decenni diventati veri e propri bacini per cinghiali. Questo dovreste proporre nella prossima riunione del CRF altro che pippe mentali su come sterilizzare i cinghiali.
    La vostra ideologia anticaccia in tutto e per tutto, per la prima volta in 30 anni ha avuto una falla. Siete consapevoli voi e noto con piacere che molti utenti non cacciatori se ne siano accorti

  6. Arpia
    agosto 19, 2015 alle 2:07 pm

    Ho degli amici d’infanzia che con mio profondo stupore pur avendo seguito altre carriere totalmente diverse sono finiti nel campo dell’agicoltura e dell’allevamento i quali mi dicono di chiudere terreni , odiare ed avere profonda avversione e odio verso i cacciatori i quali hanno al solito due versioni, una che hanno grossi problemi con gli agricoltori e l’altra che gli agricoltori e allevatori chiedono ai cacciatori di sparare nei loro terreni. Bho’! Io sto’ chiudendo il terreno e ho invitato tutti gli amici a seguire questa strada visto che le promesse di referendum sono finite nel dimenticatoio per non dire altro.

    • max
      agosto 19, 2015 alle 4:51 pm

      Cara Arpia non so cosa fumi o cosa assumi o sei cosi’ di tuo visti i tuoi commenti deliranti ai miei nei quali mi accusi di razzismo vs i sardi; se sei sardo fai un favore ai tuoi conterranei : non farlo sapere in giro perche’ molti lettori, diversamente da me, potrebbero non conoscere i sardi e non conoscerne le peculiarita’ nel bene e nel male e potrebbero pensare che i sardi siano tutti come te ovvero decelebrati e adusi a pratiche contro natura con gli ovini.
      Circa la chiusura del tuo terreno mi pare una buona idea; anzi chiuditi in casa e getta la chiave nel w.c. poi tira l’acqua; avrai reso un servizio ai sardi e agli italiani.
      Passo e chiudo xche’ non ho tempo da perdere con un irrecuperabile.

      • Arpia
        agosto 20, 2015 alle 10:34 pm

        Penso che tu abbia un modo di porti assolutatamente inaccettabile, uno deve fumare o farsi per andare contro le tue fesserie! Uscite sciocche perche’ per me ognuno che non nuoce e’ libero di fare cio’ che vuole su se stesso. I tuoi commenti , non voglio andare a rileggerli ma chi vuole puo’ perche’ il Grig ne e’ pieno e io li ho letti, parlano di Sardi pastori di rimarrete a vendere pecorino e commenti simili. Commenti tuoi, forse hai problemi di memoria o vuoi negarlo? Stai veramente negando di aver fatto questi posts sul Grig? Really?! I tuoi commenti mi sorpresero tempo fa’ e mi fece ribollire il sangue vedere che non fossero ritenuti razzisti. Per fortuna dopo l’alluvione di Olbia alcuni hanno notato che i commenti razzisti fossero inaccettabili, finalmente. Tu neghi di aver detto frasi di questo tipo? Mi rompe parecchio e ho da fare ma se vuoi cerco di ripescarli e farteli rivedere. Vuoi fare il ganzo ma con me non attacca sei uno di quelli che pensa che usare la parola pastore e e vendere pecorino sia quasi divertente, come anni fa’ ebbene e’ razzista per me il razzismo ho come altre cose ho tolleranza zero. O forse fai parte di quella categoria che pensa che tirare le banane in uno stadio sia una cosa innocente e divertente. Io ricordo in modo chiaro che quando il Grig parlava della opposizione degli investimenti del Qatar su terreni protetti tu eri a favore degli investimenti come pregresso nel caso i Sardi non volessero regredire, da tipico milanese non ti smentisci! Il peggior razzismo l’ho visto arrivare dai lombardi e dai veneti ovvio conosco gente corretta ma e’ un vizio che ti devi far passare, il wc e la saponetta usali per pulirti la bocca.
        Voglio ricordare che i cosi’ detti investitori venuti da fuori hanno voluto vendere, fabbriche , cemento e varie cose lunga e’ la lista nel nome del benessere di una buona economia ebbene penso che il benessere sia andato fuori e siano rimasti danni alla terra alle persone e alla natura in generale. La gente ha permesso troppo e troppo gli e’ stato imposto senza possibilita’ di scegliere. La Sardegna diventa sempre piu’ desertica e la gente muore come gli animali,
        la terra si strappa, le cave producono il 90% del granito prodotto in Italia con danni irreversibili, senza contare delle cose nascoste. Se permetti ho piu’ a cuore la tutela e il risetto della mia gente e della mia terra piu’ di quanto tu possa mai pensare. Ma venendo da una brutta citta’ come Milano e pensando di poter parlare non so’ a che titolo in verticale alle persone ti assicuro che sei assolutamente fuoristrada. Altro consiglio, quando si entra a casa di altri l’etichetta insegna rispetto ed educazione cosa che non mi pare ti appartenga. Ho uno zio Lombardo molto a modo che mi ha insegnato delle parole da dire ai Lombardi cafoni, ma non ho bisogno di usarle, penso che il tuo stile lo commenti tu da solo con le tue parole nulle. Hai detto che hai fatto il militare in Sardegna quindi con cio’ hai l’arrogante presunzione di capire cosa succede in Sardegna, hai avuto parenti e amici invasi da tumori? Ma cosa ne sai di come cosa si riproducono i cinghiali e del pericolo, quanti cinghiali vengono abbattuti e quanti ammazzano uomini? Prenditi un pallottoliere in caso. Le macchine ammazzano tanta gente al giorno , hai pensato di eliminarle?

      • agosto 20, 2015 alle 11:00 pm

        direi che sia il caso di finirla con un battibecco privo di senso e fuori luogo.
        Altri commenti simili non saranno resi pubblici.

        Stefano Deliperi

  7. agosto 19, 2015 alle 3:09 pm

    per M.A., Max, Pasqualino e tutti gli altri commentatori: posso capire e capisco che il tema sollevi critiche da ogni parte, ma quello che mi pare sia mancato finora sia un approccio realmente scientifico e concreto.

    Un approccio che individui le cause “vere” e originarie dell’aumento di alcune specie (conseguentemente causa di alcuni “veri” danni all’agricoltura e fonte di alcune “non vere” paure).

    Il prof. Consiglio prima che ecologista è uomo di scienza e oltre 50 anni di attività scientifica lo testimoniano.

    Qui c’è il suo curriculum, per chi volesse leggerlo: http://www.carloconsiglio.it/curriculum_di_carlo_consiglio.htm.

    Da vari commenti mi pare che l’intervista sia stata letta molto superficialmente oppure si voglia prender parte per partito preso.

    Capisco pure che M.A. quando sente odor di caccia e battute di caccia non capisca più nulla, ma il prof. Consiglio ha detto in primo luogo due cose semplicissime e inconfutabili:

    1) ancora fino a 30 anni fa l’areale del Cinghiale in Italia era un quinto di quello attuale,

    2) anni e anni di caccia al Cinghiale e abbattimenti controllati hanno paradossalmente prodotto un aumento della popolazione dell’ungulato.

    Vogliamo considerare una volta per tutte questi dati di fatto o no?

    Lo ricordo per i distratti: “i cinghiali vivono in gruppi di sole femmine più i piccoli dell’anno, chiamati “compagnie”, nel cui ambito esiste la sincronizzazione dell’estro (periodo in cui una femmina è recettiva all’accoppiamento), cioè tutte le femmine di una stessa compagnia vanno in estro nello stesso momento, e per conseguenza anche tutti i parti delle femmine della stessa compagnia avvengono in un breve periodo di tempo. Quando le nascite sono così regolate, le femmine hanno in genere una sola gravidanza all’anno, incominciando con il secondo anno di vita.
    Ma quando i cinghiali sono pesantemente cacciati, le compagnie si disperdono, le femmine diventano feconde già nel primo anno di vita e tendono ad avere due gravidanze all’anno. Di conseguenza, le popolazioni di cinghiali si accrescono invece di diminuire, così come i danni da loro causati”.

    Se il problema è far sfogare la libidine da piombo, allora continuiamo così, se il problema è contenere le popolazioni di Cinghiale per evitare danni all’agricoltura, allora bisogna cambiare registro.

    In Sardegna, poi, abbiamo anche i pesanti effetti della peste suina africana, fin troppo diffusa a causa dell’allevamento suino allo stato brado, che causa anche un’elevata presenza di ibridi “cinghialexmaiale”, come per esempio a La Maddalena e a sull’Isola di S. Antioco. E in casi come questi il ricorso a tecniche contraccettive non dovrebbe essere un tabù, anzi.

    Il resto, se permettete, sono chiacchiere.

    Stefano Deliperi

    P.S. poi, se vogliamo parlare dell’abbandono delle campagne, della diminuzione dei predatori (causata soprattutto da inquinamento e caccia), delle immissioni di Cinghiali a scopo venatorio possiamo vederne delle belle…

    • Pasqualino
      agosto 19, 2015 alle 4:20 pm

      Deliperi, con la Scienza “campo” (utilizzando gli strumenti che essa mi mette a disposizione, si intende). Detto ciò, io ho ovviamente molto rispetto per le scienze altrui (le scienze naturali in questo caso), ci mancherebbe, ma stento a credere che esista una correlazione negativa tra il numero di nuovi nati e la costante (e razionale) pratica venatoria; caspita allora dovremo pensare anche all’applicazione del concetto applicato al contrario per le specie protette, non so…mi sfugge qualcosa! Se poi, come ho scritto all’inizio, le conclusioni degli studi fossero valide (come sicuramente lo sono) a lungo termine (quindi accettando che una o due generazioni di essere umani non trarranno nessun beneficio in termini di diminuzione degli ungulati, beneficio che invece potrebbe raggiungersi nel più BREVE TEMPO attraverso la pratica venatoria la quale condurrebbe agli stessi risultati auspicati dal Professore – con una convergenza a lungo termine a questo punto – ma evidentemente con un trend maggiore), ebbene, allora sarebbe la solita metodica demagogica e ideologica (quelle che poi allontanano le persone comuni dalle buone pratiche ambientali).
      Scusa la cattiva esposizione, ma scrivo in vettura (ovviamente lato passeggero).

      • agosto 19, 2015 alle 10:15 pm

        Pasqualino, come sai bene anche tu, due fatti sono inquivocabili:

        1) ancora fino a 30 anni fa l’areale del Cinghiale in Italia era un quinto di quello attuale,

        2) anni e anni di caccia al Cinghiale e abbattimenti controllati hanno paradossalmente prodotto un aumento della popolazione dell’ungulato.

        Questi sono fatti, non considerazioni personali. I Cinghiali aumentano gradualmente in tutta Italia e in gran parte dell’Europa.

        Stefano Deliperi

    • Giannantonio
      agosto 19, 2015 alle 6:24 pm

      Ma allora l’aumento delle zone interdette alla caccia non ha influenzato in nessun modo l’anomalo incremento del cinghiale ed é sola colpa della caccia?

    • Pasqualino
      agosto 19, 2015 alle 10:41 pm

      In riferimento alla risposta precedente, correggo: cioè che “non esista” una correlazione negativa, e che, insomma, l’attività venatoria sia modulata in funzione della diminuzione degli individui.

  8. M.A.
    agosto 19, 2015 alle 3:45 pm

    Deliperi le tue unghie si trasformano in artiglia a furia di arrampicarti sugli specchi! 🙂

    Sondaggio:

    Tra uccidere un animale (dando sfogo alla libidine di chi vuole farlo, pagando le dovute concessioni, assicurazioni a terzi e rispettando un calendario venatorio) per macellarlo e mangiarlo O sterilizzare un animale con farmaci con cui non si sa che effetti potrebbero avere sulle carni destinate al consumo umano, sulle carni destinate al consumo animale, sui metaboliti rilasciati con le urine cos’è più etico??

    Qual’è il colmo per un associazione ambientalista? combattere l’inquinamento per poi introdurre sostanze chimiche in un bosco per sterilizzare i cinghiali.

    Hitler aveva queste desideri di “sterilizzazione”,

    Con l’utilizzo dei bocconi come sterilizzare centinaia di animali in un ecosistema senza arrecare danno alle altre specie onnivore/carnivore presenti?

    In Sardegna, che tipi di animali predatori ad eccezione di qualche sporadica aquila conosci in grado di uccidere cinghiali?

    l’areale del cinghiale è aumentato a causa dell’ampliamento della macchia mediterranea e del bosco con l’abbandono dell’habitat..che proponete? la distruzione dell’ecosistema riformato in modo che diminuiscano gli areali dei cinghiali?

    Il mito del raggiungimento della capacità portante seppur vero scientificamente è incompatibile di fatto con le esigenze produttive di un territorio.

    (ESEMPIO: Deliperi se in un determinato biotopo con tanto di zone vocate all’agricoltura esistono 800 esemplari di cinghiali (Numeri puramente inventati) per avere una certa compatibilità e produttività, quegli animali devono diventare 200 e non rimanere 800 sterilizzati ed aspettare la morte fisiologica dell’animale. Diversamente quelle zone vocate con 800 cinghiali diventeranno presto deserti, agricoltura, economia, made in Sardinia bye bye…elementare no??)

    LA CACCIA (LEGALE E CON CALENDARI VENATORI NATI SU BASI SCIENTIFICHE) E’ L’UNICA SOLUZIONE ETICA IN CUI L’UOMO E’ PARTE INTEGRANTE COME PREDATORE ONNIVORO DI UN DISEGNO CHIAMATO; NATURA.

    I vecchi slogan dell’estremismo vegan-animalista-radical chic sta morendo davanti a nuove esigenze ambientali e faunistiche. Accettate l’evidenza.

    • agosto 19, 2015 alle 10:28 pm

      M.A., mi pare che chi cerchi di arrampicarsi sugli specchi, nel nome della sacra doppietta, sia proprio tu.

      Piaccia o no, due fatti sono inequivocabili e tu te ne guardi bene dallo smentirli e dal fare qualsiasi considerazione:

      1) ancora fino a 30 anni fa l’areale del Cinghiale in Italia era un quinto di quello attuale,

      2) anni e anni di caccia al Cinghiale e abbattimenti controllati hanno paradossalmente prodotto un aumento della popolazione dell’ungulato.

      Anche in Sardegna (del resto d’Italia mi pare non te ne importi nulla) accade lo stesso. L’allevamento brado dei maiali (che “produce” un gran bel numero di ibridi e diffonde la peste suina africana), le immissioni a scopo venatorio (a Carloforte, a La Maddalena, nell’Isola di S. Antioco), la ripresa della macchia mediterranea ne favorisce la diffusione.

      Voi stessi cacciatori siete divisi fra chi vorrebbe aumentare le giornate di caccia e chi si oppone fermamente. Ed è noto che la stessa presenza del Cinghiale non è costante nelle varie zone dell’Isola.

      E anche in Sardegna “mattanze” di migliaia di capi abbattuti in ogni stagione venatoria non li hanno fatti diminuire, anzi sono aumentati.

      Non mi pare che tu abbia voglia di leggere qualcosa che non ti da ragione, ma su presenza, andamenti, attività di “abbattimenti selettivi” del Cinghiale ti consiglio la lettura di “Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette” (AA.VV., Ministero Ambiente, I.S.P.R.A., 2010): http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/qcn_cinghiale_IIedizione.pdf).

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        agosto 19, 2015 alle 11:40 pm

        Deliperi conosco le linee guida ISPRA nella gestione del cinghiale nelle aree protette. Io parlo della Sardegna che oltre ad essere la mia terra ha delle caratteristiche faunistiche, morfologiche e culturali diverse e fare di tutta l’erba un fascio non porta alla risoluzione del problema.
        Nei parchi esiste una gestione..vero..ma nelle riserve naturali e nelle oasi permanenti chiuse da parecchi decenni no ed oltre ad essere porcilaie di peste suina, a causa dei cinghiali anche il patrimonio faunistico difeso dagli “assetati” cacciatori è stato compromesso a causa dei suidi. Io sono uno di quei cacciatori contrari alla caccia al cinghiale di Giovedì.
        La caccia al cinghiale è una caccia complicata, impegnativa, diapendiosa e richiede conoscenza del territorio, della specie, richiede un buon numero di persone (il giovedì si lavora, almeno i fortunati), e richiede SICUREZZA. A causa della grandezza del piombo contenito nelle munizioni utilizzate per i cinghiali, è la caccia più pericolosa. I fatti di cronaca nera riguardano incidenti avvenuti nelle battute di caccia grossa. Ma proprio le battute sono la chiave della sicurezza. Le poste nelle battute sono situate in passaggi obbligati in cui passa il cinghiale e impongono una linea di tiro e quindi il cacciatore può sparare in determinate direzioni in maniera sicura per il compagno. (Perché avvengono gli.incidenti? Rimbalzi!) Autorizzare invece la caccia al cinghiale il giovedì in forma vagante alza i livello di pericolosità. Centinaia di Cacciatori all’interno dei boschi armati con piombo grosso che cercano cinghiali senza un minimo ordine, ma sparsi a macchia di leopardo, un ordine che è garantito invece dalle battute. Concordo anche io che le giornate del prelievo venatorio per il cinghiale dovrebbero essere aumentate, per esigenze economiche e sanitarie, ma solo nelle giornate di domenica. Se la caccia al cinghiale aprisse da Settembre a Gennaio esclusivamente di Domenica anziché da Novembre a Gennaio sarebbe un passò in avanti per la riduzione dei conghiali e ci sarebbe anche una riduzione della pressione venatoria su altre specie contemplate nel calendario. Purtroppo la legge non consente la caccia ad una specie per più di tre mesi all’anno e hanno cercato di raddoppiare le giornate in un breve secondi tempo. La legge andrebbe cambiata e anche molti vostri preconcetti in materia.

      • agosto 20, 2015 alle 12:51 am

        la legge, in primo luogo, andrebbe applicata, con il legame cacciatore-territorio, che voi cacciatori non volete.
        Riguardo il Cinghiale non posso che confermarti quanto già detto nell’articolo e nei commenti.
        E ancora non dici nulla su quei due semplici dati di fatto.
        Mi pare che siate pieni di preconcetti e da qui non se ne esce fuori.

        Stefano Deliperi

  9. Arpia
    agosto 19, 2015 alle 5:19 pm

    Be’ a favore di M.A, anche se cacciatore col quale ho avuto scontri e differenza di opinioni, mi fa’ ridere quando controlla i conti del Grig! E come dice credo Mara in un vecchio commento come si potrebbe stare senza M.A? Le opinioni sono lontanissime ma credo che creda veramente nelle sue opinioni, non concordo con lui su nulla, riguardo la caccia e la disonesta’ sui cacciatori bracconieri, sulle quali lui sa’ la verita’ e sa’ che non mento! Ma penso che sia nelle sue idee pur limitate piu’ onesto, di certi narcisisti! Non faccio nomi, ma chi segue i miei commenti sa’ di chi parlo! Poi i danni sono discutibili e’ piu’ un danno la morte di una scrofa e dei figli o di un orticello? A voi la scelta. Attribuire la colpa a chi deve condividere il pianeta con noi mi pare una follia. Come da filosofia buddista occorre rispettare animali, umani, natura inclusi i minerali e chi vuole discutere questa opinione non ha capito nulla. Da sempre, anche se nessuno me lo ha insegnato ho pensato di avere rispetto per cio’ che mi circonda e da persona adulta penso che sia l’unica via. Credo che rispettare e amare cio’ che ci circonda non possa essere mai un errore.

  10. Pasqualino
    agosto 19, 2015 alle 6:48 pm

    cioè che “non esista” una correlazione negativa, e che, insomma, l’attività venatoria sia modulata in funzione della diminuzione degli individui.

  11. M.A.
    agosto 19, 2015 alle 10:57 pm

    Grazie Arpia, io reputo tutti gli utenti del blog persone per bene con filosofie di vita differenti distanti tra loro che danno vita a delle belle discussioni. Il tema della caccia è un tema delicato che ognuno vive e analizza in base al proprio bagaglio culturale. Accettare la caccia significa giustificare la morte di un altro essere. Pur essendo animali onnivori per molti é inconcepibile. Chi non riesce a capire che la morte è una tappa della vita, e che in Natura la morte di un essere diventa la vita di un altro e non vuole accettare in questo modo la morte allora non riuscirà mai ad accettare la caccia. Se si affronta la caccia con una visione scientifica, etica ed etologica si arriva ad apprezzare molte caratteristiche che a molti sono sconosciute. Il problema più grande è non solo etico o scientifico ma quanto etologico. Sono sicuro che dal punto di vista etico e scientifico approfondendo in determinati aspetti chiunque riesce a giustificarla, dal punto di vista etologico no. La maggior parte di voi non riesce a concepire come un vostro simile, un uomo dotato di cervello ed empatia, possa divertirsi ad arrecare la morte ad un altro essere vivente anche se fatto per fini alimentari (cacciatore/pescatore). Non è sadismo, che sarebbe infierire in una preda in fin di vita, ma libidine ed adrenalina durante la fase predatoria. Bene bisognerebbe fare delle ricerche scientifiche in natura, e provare a vedere e comparare se questi sentimenti sono normali negli altri predatori oppure l’uomo è un animale malato. Chi ci dice che un branco di lupi o di leoni durante le fasi della caccia non provano lo stesso divertimento e la stessa libidine che prova l’uomo?? Sono sicuro che lo stato d’animo dei predatori è universale in Natura così com’è per le prede. La fuga le cascate ormonali adrenergiche sono innescate dalla paura. Tutto ciò è fisiologico o meglio naturale. Non decidiamo noi di nascere Lupi o Agnelli, e secondo me, non dovremo prenderci la libertà di cambiare l’ordine dei fattori. Se uno nasce lupo, ma si sente agnello, non può vivere fingendo di belare, mi pare ovvio..un pò è quello che capita all’uomo..fingersi ciò che non è. Io mi sento Lupo e per ora la scienza mi da ragione.
    A volte uso toni forti ed ironici.. Ma rispetto tutti.
    P.S. la caccia fa parte del mio bagaglio culturale, del mio patrimonio genetico. Ci dedico tempo e passione in quanto essere cacciatore non è il mio lavoro, ma è uno stile di vita in cui credo.

  12. Arpia
    agosto 20, 2015 alle 10:56 pm

    Vogliamo raccontare in modo chiaro cio’ che e’ successo a Cefalu’? Da un fiocco di neve si crea una valanga. Come sempre si prende un fatto e lo si rigira a favore di fesserie. Da cio’ che appare sulle news e cio’ che pare siano i fatti mi pare ci sia un po’ di differenza. In tv passato per attacco a un uomo a casa a fare il giardino o orto ma qual’e’ la ricostruzione reale della dinamica? Ho letto sulla press locale che l’uomo difendeva i suoi cani dal cinghiale, mi chiedo se i cani fossero sciolti? Il cinghiale si difendeva dall’attacco dei cani e nel difendersi non ha fatto distinzione come faremmo tutti? Vedo sempre i cinghiali da una vita e posso dire che vengono a contatto con cani e altri animali domestici e non li ho mai visti agire in modo aggressivo se non in pericolo per se o per i loro piccoli e anche li c’e’ tanto da dire. Ma posso di certo dire che ho visto cinghiali maltrattati e finiti in modo orrendo. Io sto’ dalla parte di chi e’ vittima, umano, animale o ambiente che sia.

    • max
      agosto 21, 2015 alle 6:48 am

      Cara Arpia, sorvolo volutamente sull’ennesima tua elucubrazione su me e sulle tue deduzioni che volutamente non commento ( a che servirebbe visto che tu non cerchi il dialogo ma lanci anatemi?) ed invece per onesta’intellettuale ( la mia) plaudo al tuo intervento su Cefalu’del 20 agosto; questo alimenta le mie speranze…

  13. quinnipack
    agosto 21, 2015 alle 3:49 pm

    Deliperi, scusi se mi permetto di intervenire, pero dopo aver letto l’articolo ed vari interventi (ed udito lo stridere delle Sue unghie), non posso astenermi da un breve commento.
    Non mi soffermo sull’idiozia della sterilizzazione, talmente idiozia (economica, pratica, etica, ambientale, …) da non meritare molti altri comenti.
    Mi preme, invece, rimarcare la Sua presunzione di superiorità intellettuale, quando accusa i suoi avversari di non leggere gli articoli da Lei stesso raccomandati.
    Le vorrei far notare che in Italia (e nel mondo) esistono milioni di persone che, pur non avendo mai letto un articolo scientifico, hanno a cuore l’ambiente e la sua salvaguardia. Persone che, pur prive di studi accademici, conoscono alla perfezione le dinamiche ambientali, le caratteristiche degli animali (selvatici e domestici), dei boschi e delle campagne, si intendono di etologia, zoologia e di tecniche riproduttive.
    Queste persone, un tempo non rare (ora, invece, in forte diminuzione), sono portatrici di una sapere diffuso, frutto dell’esperienza, della tradizione familiare e della capacità di saper osservare e trarre vantaggio dalla natura. Sono ancora in tanti ad appartenere a questa categoria, e ad essa sicuramente appartengono molti agricoltori, pastori, cacciatori, raccoglitori di funghi.
    La gestione dell’ambiente non può essere lasciata nelle mani di persone espressione di una cultura cittadina, che forse hanno letto tanti libri ma non hanno mai vissuto a pieno la campagna e non ne conoscono le vere dinamiche.
    Fatta questa premessa, mi faccio carico di rispondere alle sua banali e pretenziose domande:
    1) ancora fino a 30 anni fa l’areale del Cinghiale in Italia era un quinto di quello attuale;
    2) anni e anni di caccia al Cinghiale e abbattimenti controllati hanno paradossalmente prodotto un aumento della popolazione dell’ungulato.
    Qualcuno ormai se ne scordato, ma va ricordato che l’Italia è uscita dalla seconda guerra mondiale in ginocchio. Era un paese povero, distrutto, in cui per circa 20 anni vi è stato un serio problema di scarsità di risorse alimentari. La carne era un lusso per pochi.
    Ma per fortuna nelle zone rurali e lagunari ci si arrangiava, a fronte di un’agricoltura ancora scarsa, vi era la caccia, la pesca, la raccolta di tutto quanto la compagna potesse offrire (funghi, asparagi, lumache, bacche, erbe, …).
    La caccia all’epoca era una benedizione. I cacciatori non erano stigmatizzati come ora, erano voluti bene, rispettati, benedetti dal parroco durante la messa.
    Il baratto era una forma di commercio ampiamente utilizzato, i frutti della caccia, della pesca, del bosco erano oggetto frequente di scambio: due pernici per un fiasco d’olio, le anguille per delle uova, una lepre valeva il vino per una settimana, il cinghiale era una benedizione che scendeva dal cielo: salsiccia, pancetta, prosciutto, condimento, ricco, calorico e saporito per diversi giorni, …
    E se il cinghiale si accoppiava con il maiale, tanto meglio, altra carne a basso prezzo: perché il maiale lo dovevi nutrire tu, mentre il cinghiale (porcastro) si arrangia da solo.
    All’epoca avvistare un cinghiale non era un pericolo, era una fortuna, un segno di Dio. C’era da riempirsi la pancia per un pò di giorni.
    E per il cinghiale non c’era scampo. Una volta avvistato, l’incauto ungulato aveva vita breve. Non c’era calendario venatorio, parere dell’ISPRA o ricorso del GIG, che tenesse … l’animale andava trasformato in prosciutto e salsiccia nel più breve tempo possibile, prima che qualche altro paesano lo avvistasse e lo facesse suo.
    In quegli anni, ogni metodo per cacciare il cinghiale era buono, appostamenti notturni, battute, trappole, lacci ed artifizi vari. E la stagione venatoria (quella reale, non quella legale) si estendeva dal 1° gennaio al 31 dicembre, per 24 ore al giorno, l’unica riserva rispettata era (forse) quella della Presidenza della Repubblica e le uniche zone interdette alla caccia erano le zone militari (in cui però bracconavano i marescialli).
    Ed ora, qualche brillante scienziato, mi viene a dire che solo 30 anni fa l’areale del cinghiale era un quinto di quello attuale?
    E certo! Sino a trent’anni fa il cinghiale era cacciato ovunque, tutto l’anno ed a tutte le ore. All’epoca i cinghiali non potevano permettersi il lusso di scorrazzare per i campi a distruggere raccolti e spaventare ignari cittadini, perché appena si mettevano il naso (grugno) fuori dalle zone più impervie trovavano migliaia di cacciatori, agricoltori, pastori, sfaccendati ed avventori, pronti, a qualunque ora del giorno e della notte, a trasformarlo in salsiccia.
    E badi bene , Deliperi, questo metodo di controllo in parte è ancora utilizzato nell’interno della Sardegna. Solo per questo, probabilmente, nell’isola non vi è mai stata una reale “emergenza cinghiali” come invece accaduto in Liguria, Toscana, Emilia.
    La causa della diffusione eccessiva del cinghiale non è stata la caccia, ma la sostanziale fine della caccia avvenuta negli anni 80.
    Nel giro di dieci anni, siamo passati da una società prevalentemente rurale, in cui praticamente tutti gli uomini erano potenziali cacciatori (oltre 1.500.000 quelli legali), ad una società imborghesita e cittadina, in cui la caccia è diventata una tradizione residuale ed in disuso (con circa 700.000 cacciatori).
    Le zone interdette alle caccia sono cresciute in via esponenziale, garantendo ai cinghiali illimitati areali di tutela e proliferazione. Parchi di ogni tipo, oasi, riserve (pubbliche e private), fondi chiusi, vicinanza di strada, ferrovie, insediamenti urbani , tutte zone c.d. di tutela ambientale, in cui l’unico divieto che viene fatto realmente rispettare e quello di caccia, per il resto tutto è concesso.
    Per non parlare del calendario venatorio che si estende per soli 3 mesi l’anno.
    Per finire, in Italia (non me ne vogliano i nostri scienziati se li smentisco) non vi sono mai stati abbattimenti controllati del cinghiale e delle altre specie nocive (corvidi, nutrie, piccioni, gabbiani, cormorani, …), quelli che sono sempre esistiti sono ABBATTIMENTI IPERCONTROLLATI e burocratizzata, tanto da renderli nella sostanza impraticabili ed inutili, e talvolta attività esclusiva riservata agli amici del funzionario o politico di turno.

    • agosto 21, 2015 alle 6:37 pm

      Quinnipack, meno male che è arrivato Lei a spiegarci come dovrebbe funzionare il mondo.

      Piombo, trappole e bocconi avvelenati in ogni giorno dell’anno e la gestione della fauna è assicurata.

      Cemento, gru e mattoni e la gestione del territorio è assicurata.

      Niente “lacci e laccioli”, scarichi e rifiuti dove l’industriale vuole e lo sviluppo economico è assicurato.

      Al diavolo questa “società imborghesita e cittadina, in cui la caccia è diventata una tradizione residuale ed in disuso”, caccia ogni giorno e il bracconaggio, così legalizzato, sarà un ricordo.

      Come Lei sa certamente, le condizioni ambientali, economiche e sociali nell’immediato ultimo dopoguerra erano ben diverse da quelle attuali e oggi fortunatamente sono migliori.

      I Suoi “bei tampi andati” non ritorneranno più, se ne faccia una ragione.

      Nel suo lungo “breve commento”, con ottima padronanza della lingua italiana, trasuda a ogni parola l’insofferenza per leggi, regole, buon senso e rispetto della stragrande maggioranza dei cittadini italiani che cacciatori non sono. E nemmeno inquinatori e speculatori, se permette.

      Grazie al Cielo e alla Costituzione repubblicana viviamo un un Paese con leggi che vanno osservate e fatte osservare.

      Buona serata.

      Stefano Deliperi

      P.S. a Lei non interessa leggere nulla di quanto non Le dia ragione, comunque le immissioni di Cinghiali a scopo venatorio a partire dagli anni ’50 “hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale” nell’espansione a dismisura del Cinghiale (“Linee guida per la gestione del Cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette”, AA.VV., Ministero Ambiente, I.S.P.R.A., 2010, pag. 7, http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/biblioteca/protezione_natura/qcn_cinghiale_IIedizione.pdf). Forse la Sua supponenza lo impedisce, ma qualsiasi cacciatore con un briciolo di buon senso dovrebbe fare un minimo di autocritica.

  14. M.A.
    agosto 21, 2015 alle 11:32 pm

    Quindipack..il tuo pensiero è in sintonia con il mio ed è musica per le mie orecchie! 😉 Deliperi ha un ruolo nel Grig ed è logico che debba restare impassibile sulle sue posizioni e sulle sue ideologie. Dubito che lui un domani riesca ad accettare il fatto che sia etico e naturale uccidere per nutrirsi, che l’uomo in Natura è un superpredatore e fa parte di una catena alimentare (é il più impattante e nocivo..) ma tale ruolo possiede. Dubito che come tale gli venga riconosciuta come unica arma naturale il suo cervello, e dubito che accetti che la Natura necessiti della sua figura attiva come protagonista e non come spettatore. Bisogna migliorare la sua funzione di superpredattore, renderlo piú coscenzioso e meno impattante..ma bisogna prenderne atto e accettarlo.Ciò che mi fa piacere, è che questo blog è frequentato da tantissime persone che leggono, che pensano e che valutano. Il tema della gestione faunistica e ambientale non riguarda solamente l’aspetto didattico delle scienze biologiche, naturali o forestali..ma tocca vari aspetti spesso dettati da esperienze di vita vissuta, da dei “modelli” che sono stati tramandati da generazioni. Poi ci sono tanti aspetti legati sul piano etico, etologico sul quale mi diverto a spulciare le tesi che portano a sostenere alcune posizioni ideologiche. Non ho l’arroganza di detenere la verità assoluta, ho una mente aperta e riesco a dialogare pacificamente con tutti…e per fortuna, anche nel mondo ambientalista, ci sono persone che non sono figli/e del cemento, del “progresso”, dell’ignoranza e del web..e non tutti sono i soliti neo fascisti vegan-animalari radical chic..pronti a “scannarti” se hai delle opinioni ideologicamente opposte alle loro.

    • agosto 22, 2015 alle 8:29 am

      qui, come tutti sanno, possono intervenire tutti, con tutte le loro opinioni, basta rispettare le regole di buon senso e buona educazione che ci siamo dati.
      E’ una delle manifestazioni di quella “democrazia” che non sarà esente da pecche, ma finora s’è dimostrata il modello migliore (o “meno peggiore”, secondo alcuni) di società.
      L’uomo è un super-predatore onnivoro come l’Orso, il Lupo, gli Avvoltoi. Conseguenza vorrebbe che venissero lasciati in pace.
      L’uomo sarà pure un super-predatore onnivoro, ma in Italia da un bel pezzo nessuno più “vive di caccia”. La caccia è un “divertimento”, non un’esigenza per sopravvivere.
      E questo “divertimento” si esercita su un patrimonio (la fauna selvatica) che è di tutti per mezzo di una “concessione” (non un “diritto”).
      E’ il punto d’incontro trovato dalla legge fra i diversi interessi e va rispettato anche quando non si è d’accordo “ne cives ad arma veniant”.
      Perchè i cittadini non vengano alle armi fra loro.
      Per questo le parole di Quinnipack sono “stonate”.

      Stefano Deliperi

  15. M.A.
    agosto 22, 2015 alle 9:38 am

    Deliperi il fatto che riconosci l’uomo in quanto animale onnivoro e superpredatore, mi sorprende e mi fa piacere. Che sia il più dannoso e il più impattante non c’è dubbio. Il patrimonio faunistico (compreso quello ittico) altro non è che una RISORSA tanto quanto l’acqua, gli habitat etc. Una Risorsa che é ben diverso dal considerarlo un parco giochi per i cacciatori. La legge a che serve quando applicata correttamente, al passo con i tempi e con l’esigenze ambientali? La legge serve a gestire il patrimonio faunistico e a gestire l’attività “predatoria umana” ; checché se ne dica la figura dell’uomo, non solo come tutelatore, ma anche superpredatore serve..i recenti fatti di cronaca ambientale ne sono una prova. Nessuno vuole tornare ai tempi in cui la fauna era “res nullius” e si cacciava 365 giorni l’anno per 24 h non stop. Altri contesti storici, altre condizioni ambientali e specialmente altri equilibri faunistici. Quando rimarchi il concetto del “divertimento “, indirettamente mi dai ragione nel fatto che, tra persone dotate di cervello e basi scientifiche, le divergenze ideologiche sull’attività venatoria sono riconducibili solamente al piano etologico.
    ” Nessuno caccia per sopravvivere” puó essere vero, ma tutti i cacciatori cacciano con il fine di mangiare la preda, ergo cacciano per vivere. Per vivere bisogna mangiare, ed essendo onnivori e ammissibile mangiare carne. Considerando l’impatto ecologico dell’allevamento intensivo, mangiando un cinghiale piuttosto che il suino allevato in batteria..gli effetti benefici sull’ecosistema sono molteplici!
    Il fatto che i cacciatori si divertano mentre cacciano non li rendono eticamente persone malvage o sensibilmente peggiori rispetto a tutti gli altri. Io ho la mia etica e la mia empatia. La “libidine predatoria” è tipica…dei predatori! La libidine che provo nel cacciare la lepre o il cinghiale è la stessa mentre alzo la canna da pesca e vedo l’orata o una spigola..o sono sotto il bosco e trovo un bel porcino, a mio avviso, per come la vivo io, è ben lontano da essere considerata “sadismo” o “crudeltà”, come invece molti di voi la ritiene!

  16. quinnipack
    agosto 22, 2015 alle 4:47 pm

    Sig. Deliperi, ma che risposta stizzita!
    Lo so, non fa mai piacere vedere le proprie tesi confutate … tanto più nel “BLOG” di casa propria, in cui si sa di giocare con il vento (e gli arbitri) sempre a favore. Ma se ne faccia una ragione, un guasta feste c‘è sempre!
    E poi non si lamenti più di tanto, che mortorio sarebbe senza noi guasta feste, con voi soli a cantarvela e suonarvela …
    Per solo dovere di cronaca, le faccio notare che gli articoli in cui si parla di caccia, grazie a noi impertinenti, mediamente hanno almeno il triplo degli interventi.
    Comunque, ciò che più mi lascia perplesso non è la sua permalosità (ma figuriamoci), piuttosto il modo in cui Lei ha voluto forzatamente travisare il significato del mio “breve” intervento.
    Capisco che le sue unghie a forza di cercare una valida ragione per sostenere la sterilizzazione dei cinghiali siano ormai andate in frantumi, ma caspita … almeno un pò di stile poteva averlo.
    Nel commento, mi sono limitato a rispondere alla Sua domanda: perché solo 30 anni fa l’areale del cinghiale era un quinto di quello attuale?
    Le ho semplicemente dato una banalissima risposta. Altri illustrissimi accademici, dall’alto dei loro studi, forse erano arrivati ad altre conclusioni. Noi gente di paese, ignoranti, ma che da sempre viviamo a contato con la campagna, abbiamo un’altra spiegazione: cinquanta anni fa i cinghiai erano molti di meno, perché erano una importante risorsa alimentare e venivano cacciati ovunque per poter trarne nutrimento per se e per la propria famiglia.
    Lei estrapolando alcuni frasi dal contesto, ha voluto artefare, dolosamente, il significato del mio discorso; in altri circostanze questa pratica viene definita “disinformazione” o “mistificazione della realtà“. Quando la fanno i giornalisti, viene aspramente criticata. Ed immagino che anche Lei, in condizioni normali, sia pronto ad unirsi a questi cori di indignazione.
    Condivido il suo richiamo ai principi democratici, senza però scordare che già i greci (gli ateniesi, non quelli ora al governo) ci avevano messo in guardia, avvisandoci che il passo tra democrazia e demagogia è molto breve.
    Sig. Deliperi, oltre a farmi dire che sono uno che non rispetta le regole ed è favorevole alla caccia selvaggia ed alla cementificazione, se lavorava un pochino più di fino, poteva farmi sostenere anche che sono un fervido fautore dei meccanismi di mafia capitale, della cementificazione della coste, dell‘agricoltura intensiva, della spartizione dei posti nei comitati di gestione dei parchi, …. e, perché no?, un sostenitore dello stato islamico, propenso alla decapitazione dei cinghiali per motivi religiosi.
    Magari con questa tecnica travisatoria del pensiero altrui, può vincere qualche ricorso al TAR, ma non onora l’intelligenza dei suoi lettori; categoria cui anche io talvolta mi onoro di appartenere (e chi l’avrebbe mai detto?).
    Guardi, le assicuro che leggerò l’articolo consigliato, la prego, però, se non le reca troppo disturbo, di leggere con un po’ più di calma il mio intervento, magari privandosi per un attimo delle lenti distorcenti dell’ideologia e del pregiudizio. Avrà modo di capire che, se veramente scrivo in italiano, il suo significato era totalmente diverso da quella che invece le ha attribuito la sua interpretazione.
    Buona domenica.

    • agosto 22, 2015 alle 6:17 pm

      ha fatto il Suo livoroso comizio pro caccia in buon italiano e non ha cambiato di una virgola quanto Le ho detto.
      Questo è un blog “democratico”, ma non è consentito approfittarne, quindi altri sproloqui che non aggiungono nulla alla discussione non saranno resi pubblici.
      Buona domenica e sia sereno.

      Stefano Deliperi

    • Nico
      agosto 22, 2015 alle 7:12 pm

      perché non vieni a casa mia in un giorno di caccia a vedere che cosa fanno i cacciatori a pochi metri dalla casa? magari sei già venuto a sparare anche tu. arroganza e presunzione, tutto vi deve essere dovuto e se c’è qualcuno che vi rovina la festa impazzite. sempre meno gente vi sopporta!

  17. max
    agosto 22, 2015 alle 6:39 pm

    come ho scritto in passato sono contro la caccia in quanto anacronistica oltre che poco etica, tuttavia nei casi come quello dei cinghiali o di altri animali nocivi, che si riproducono come conigli/sovrannumero, potenzialmente pericolosi,commestibili visto che i cacciatori esistono e come ho scritto meglio un cinghiale che il canarino del vicino di casa o i lupi e gli orsi, sono fautore financo promotore di abbattimenti programmati.
    detto questo, come scrive giustamente Deliperi, questo e’ un blog democratico, tuttavia consiglio di uscire dal loop nel quale noi tutti ci siamo “impantanati” rimanendo rigidamente ancorati alle propie convinzioni circa il metodo migliore di controllo faunistico.
    comunque sia il mio sogno e’ cinghiale x tutti, in tutti i modi, da mane a sera per sempre.
    buon appetito…

  18. settembre 3, 2015 alle 7:58 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 3 settembre 2015
    Cinghiali, allarme in tutta Italia: raccolti distrutti e 100 milioni di danni ogni anno.
    Un secolo fa si erano quasi estinti, ma poi furono reintrodotti in massa per far felici i cacciatori. E adesso in tutto il Paese è allarme per i vari incidenti causati dagli animali selvatici, mentre gli strumenti normativi sono ormai obsoleti. (Maurizio Di Fazio): http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/09/03/cinghiali-allarme-in-tutta-italia-raccolti-distrutti-e-100-milioni-di-danni-ogni-anno/2004183/

  19. settembre 4, 2015 alle 11:05 pm

    da L’Unione Sarda, 4 settembre 2015
    Villacidro, cervi e cinghiali radono al suolo vigne e ciliegeti: agricoltori disperati. (Simone Nonnis): http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca/2015/09/04/villacidro_cervi_e_cinghiali_radono_al_suolo_vigne_e_ciliegeti_ag-68-433435.html

  20. settembre 10, 2015 alle 4:21 pm

    se continuano ad avvicinarsi troppo a Cinghiali con i piccoli i risultati non possono che essere gli stessi.

    da Il Corriere della Sera, 10 settembre 2015
    Cacciatore ucciso da un cinghiale. I comuni lanciano l’allarme.
    L’uomo di 66 anni si era avvicinato a un branco con alcuni cuccioli. Nello scontro l’animale gli ha reciso l’aorta. (Antonio Mariozzi): http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_settembre_10/cacciatore-ucciso-un-cinghiale-comuni-lanciano-l-allarme-b2c0f230-57b7-11e5-b3ee-d3a21f4c8bbb.shtml

    ————————————

    CACCIATORI E AMBIENTALISTI UNITI. Cinghiali: sono 1 milione, l’Italia è invasa. «Catturarli e venderli».
    Cacciatori e ambientalisti uniti. La Forestale: sono liberi di fare danni. L’allarme Coldiretti: emergenza nazionale. (Riccardo Bruno): http://www.corriere.it/cronache/15_agosto_09/cinghiali-italia-invasa-cattura-vendita-c44d1dc2-3e61-11e5-9ebf-dac2328c7227.shtml

  21. max
    settembre 10, 2015 alle 6:00 pm

    la notizia di oggi e’ che ieri nel fusinate un pensionato che passeggiava nel bosco e’ stato ucciso da un cinghiale che gli ha rotto un’arteria.
    quindi anche da quello che si vede nei telegiornali, riprese col telefonino da cittadini, i cinghiali non sono + solo notturni e non + scappano+ davanti all’uomo, anzi lo cercano per carpirli cibo financo cibarsi di lui ( okkio che lo fanno hanche alcuni porci).
    quindi ritengo che un po’ di grigliate o spiedi non guasterebbero…

  22. ottobre 1, 2015 alle 5:34 pm

    da Il Corriere della Sera, 1 ottobre 2015
    PARCO NATURALE DELLA MAREMMA. Pillole anticoncezionali e nessun fucile: ecco la guerra (2.0) ai cinghiali.
    La sperimentazione è già iniziata con un meccanismo che tra qualche mese inizierà a dispensare il farmaco. L’ha scoperto in Inghilterra un’italiana. (Marco Gasperetti): http://www.corriere.it/cronache/15_ottobre_01/pillole-anticoncezionali-nessun-fucile-ecco-guerra-20-cinghiali-506d04e2-682f-11e5-8aba-46b77edd4706.shtml

    • M.A.
      ottobre 1, 2015 alle 7:01 pm

      Adesso voglio chiedere a tutti gli utenti e a voi del Grig che vi reputate ecologisti/animalisti se sterilizzare con farmaci (metaboliti chimici che verranno escreti con feci e urine una volta metabolizzati) animali selvatici sia etico e giusto? C’è poco da vantarsi..rischiate di perdere molti dei vostri valori e ideali in materia faunistica. Si parla di animali selvatici, non del gattino puccioso d’appartamento!

      • M.A.
        ottobre 1, 2015 alle 8:09 pm

        Mi piacerebbe sentire tutte le visioni sull’argomento sterilizzazioni di Mara, Arpia, Occhio Nudo, Nico, Terrae e tutti gli altri con cui in questi anni ho scambiato opinioni sul tema della caccia. Per chi ha sempre ripudiato la figura antropocentrica dell’uomo cacciatore che aveva il potere di scegliere chi doveva morire (seguendo per altro una catena alimentare e svolgendo un azione fisiologica di un onnivoro)…ora, rovesciando la medaglia, cosa ne pensate della nuova ideologia ecologista che nob uccide direttamente l’animale ma interviene scegliendo chi far “vivere”, intromettendosi nell’ordine naturale delle cose?

      • ottobre 1, 2015 alle 10:15 pm

        purtroppo si sceglie il male minore per rimediare alle ignobili cazzate fatte da decenni per render felici voi cacciatori.
        Immissioni di Cinghiali europei, ben diversi dal maremmano e dal sardo, pur di incrementare le “prede”.
        Dovreste solo vergognarvi e tacere.

  23. max
    ottobre 1, 2015 alle 6:20 pm

    impedire che animali si riproducano quando possono sfamare le persone particolarmente le meno abbienti mi pare una pratica contronatura, demenziale e antiecologica.
    spero non funzioni.

  24. M.A.
    ottobre 1, 2015 alle 10:45 pm

    Tacere de che? Forse chi dovrebbe tacere siete voi Grig ed evitare di appoggiare tali progetti! Stiamo parlando di bioetica e di principi che vanno contro i vostri ideali ecologisti e animalisti. Non ti accorgi che impedire di “far nascere”equivale a “far morire” con la “sola” differenza che applicato al sistema “Natura”..far morire per nutrirsi è lecito e naturale mentre impasticcare animali al fine di non farli nascere è non solo immorale ma e specialmente innaturale? Gli ecologisti non erano.coloro che contemplavano la natura, i suoi ritmi, la sua bellezza, la sua biodiversità e i suoi equilibri? Chi siete “voi” per decidere se un cinghiale debba nascere o meno Dio?

    • ottobre 1, 2015 alle 11:09 pm

      se non te ne fossi accorto, parliamo del risultato, dopo decenni di immissioni di Cinghiali provenienti dal centro Europa a spese spesso e volentieri pubbliche esclusivamente per interessi venatori.
      Poi puoi tirar fuori tutte le solite tiritere sull’etica del piombo, ma non cambia proprio nulla.
      Se dovessimo lasciar fare alla Natura – e forse sarebbe la cosa migliore – dovremmo lasciare i Cinghiali liberi di riprodursi a volontà. Prima o poi la Natura troverà un equilibrio, no?

      • max
        ottobre 2, 2015 alle 7:35 am

        un conto e’ sterilizzare i colombi di milano visto che cacciarli in citta’ ( dove vivono) non e’ attuabile x ovvii motivi ( inoltre chi se li mangerebbe malati come sono…).un conto e’ sterilizzare belle scrofe succulente che potrebbero fare la gioia dei cacciatori ( razza umana in estinzione ma ancora presente), dei commensali e sopratutto dei meno abbienti.
        io amo mangiare il cinghiale ma nei negozi non lo trovo; significa che non viene cacciato e quei pochi che rimarranno dopo la sterilizzazione oltre ad essere “infetti”avranno prezzi di mercato elevati; non c’e’ qualche cosa che stride?

  25. M.A.
    ottobre 2, 2015 alle 10:55 am

    Ma sto parlando sul blog di un gruppo ecologista o cosa?? Grig la tua posizione la conosco, pur di non giustificare eticamente la caccia sareste favorevoli alla sterilizzazione di ogni altro animale. Ma mi chiedo ci siete o ci fate? Stiamo parlando di sterilizzare animali in Natura, cioè nemmeno l’attività di un cacciatore (uomo onnivoro) “che semina morte” (svolgendo tra l’altro una funzione naturale) è talmente immorale, perversa e innaturale quanto quella di sterilizzare animali selvatici ed impedire il concepimento di una vita così come vuole la Natura.
    Maraaaa, Arpiaaa, Occhio Nudooo ….. dove siete??

  26. Occhio nudo
    ottobre 2, 2015 alle 12:42 pm

    M.A. chiama, Occhio Nudo risponde 😀 Avevo perso gli aggiornamenti. Comunque, per come la vedo io, quello che tu definisci “ordine naturale delle cose”, nei nostri boschi, è ormai molto disordinato, dal momento che l’uomo, nel corso degli anni, ci ha messo le mani, abbondantemente. Non mi pare che il criterio della selezione naturale possa avere applicazione, quando uno dei competitori va in giro armato fino ai denti, è una lotta impari che non ha molto a che vedere con le regole della natura. E allora, a quel punto, ben venga la sterilizzazione!

    • M.A.
      ottobre 2, 2015 alle 1:22 pm

      Vedi Occhio Nudo, rispetto il tuo pensiero ma mi confermi il fatto che non si tratta più di quell’ecologismo sano e puro, ma si tratta solo di quell’ecologismo da tastiera, che non si sporca le mani di terra e fango ma si difende dalla realtà cruente della natura cercando soluzioni oscene. Evitar vivere é equiparabile a far morire. Detto ciò, mi piacerebbe portarti a caccia grossa con noi è farti assistere a delle battute. Ti accorgerai che questa superiorità dell’uomo “armato fino ai denti” vive solamente nella vostra testa. L’uomo caccia con il cervello, unica arma fornitagli da madre natura. Il cinghiale (o qualsiasi alro animale) sia per doti fisiche che per questioni ambientali gioca in casa. Nel bosco ha più chance lui di fuggire che noi prenderlo. I tiri sul cinghiale sono estremamente difficili. Ti passa una saetta a 80 km/h e tu in un metro quadro (a volte anche meno) devi riuscire a fermarlo. Di che superiorità parliamo? Per 15-20 cinghiali che troviamo ogni domenica se ne ammazziamo 5 o 6 si fa festa!! Se fosse reale la vostra visione, ossia questa superiorità ci facesse prendere qualsiasi cosa che spariamo, la caccia sarebbe estinta da decenni e il cinghiale oggi non sarebbe un problema! La sterilizzazione è immorale anche per tanti ecologisti come voi, affermarlo peró è difficile in quanto serve una sana autocritica.

      • max
        ottobre 2, 2015 alle 3:16 pm

        M.A. concordo su tutto e vado oltre; anche se tutti i cinghiali fossero nell’impossibilita’ di fuggire, convogliati in un recinto e massacrati con la mitragliera va bene uguale perche’ l’obiettivo non e’ soddisfare i cacciatori ma regolare il n° dei capi. quindi abbattuti e poi mangiati. forse e’ un po’ cruento ma + naturale che sterilizzarli.
        comunque senza arrivare a recinti e mitragliere; caccia aperta notte e giorno 365 g/anno, munizioni gratuite ai partecipanti ( quanto ci costano i veterinari e farmaci x la sterilizzazione?) e cinghiale x tutti. voglio vedere se non si riduce il n°…

      • ottobre 2, 2015 alle 4:00 pm

        sono passati cent’anni dalla prima guerra mondiale, non siamo più sul fronte della Marna, Max 😉

      • Occhio nudo
        ottobre 3, 2015 alle 10:17 am

        M.A. l’uomo usa il cervello per sparare con il fucile, cosa ci trovi di ecologico in questo? E ammetti che non spara più per vivere ma per soddisfare il palato (o si astiene dalle bistecchine di manzo comprate in macelleria?) e allora cosa c’entrano la selezione naturale o le regole della natura, in tutto questo?

  27. febbraio 21, 2016 alle 9:51 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2015
    Toscana, Alto Adige: il partito della caccia ha sempre santi in paradiso.
    Il partito delle doppiette è sempre forte in Italia, nonostante che l’età media dei cacciatori sia in aumento e ne diminuisca il numero. Non si spiegano altrimenti i grossi favori che la Regione Toscana e le province autonome di Trento e Bolzano hanno fatto di recente al mondo venatorio. (Fabio Balocco): http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/02/21/toscana-alto-adige-il-partito-della-caccia-ha-sempre-santi-in-paradiso/2482277/

    • M.A.
      febbraio 22, 2016 alle 11:44 am

      Grig, articolo un pó fazzioso e di parte. Non è che il governo fa un favore ai cacciatori, (esigua minoranza costituita da un età media avanzata). Gli ecoradicali, continuano a demonizzare la figura del cacciatore (Scacciamoli), ma in un contesto socio-politico diverso da 20-30 anni fa, oggi non va. Lo Stato si è accorto che per il controllo della fauna selvatica servono i cacciatori, almeno fino a quando non si ridurranno a causa dell’età media e credimi proverà a promuovere anche il ricambio generazionale. Economicamente allo Stato convengono (sentinelle gratis che controllano le popolazioni di fauna selvatica, pagando, per soddisfare la loro Natura e dar spazio alla loro passione dell’Ars venandi)..se non esistessimo, lo Stato dovrebbe creare un corpo speciale a pagamento che si occupi del controllo faunistico. Quindi spariscono i cacciatori e vengono creati dei corpi che svolgono il loro stesso compito pagati, ergo la caccia non sparirebbe ma diventerebbe un lavoro. Assurdo ma pericolosamente reale. Una signora mi disse che se ciò accadesse in futuro sarebbe contenta perché sarebbero persone specializzate che uccidono animali senza divertimento.
      Si sbaglia la signora. Ovviamente li in mezzo ci sarà lo sfigato biologo peace and love che si troverà a violentarsi la coscienza per uno stipendio e ci sarà chi andrà a lavoro divertendosi. Umana natura.

  28. maggio 8, 2016 alle 11:54 am

    da CagliariPad, 7 maggio 2016
    Peste suina, dal 1° Giugno scade l’obbligo per esercitare la caccia al cinghiale.
    Le prescrizioni, valide per tutto il territorio regionale, rientrano nel Piano di intervento più ampio elaborato dall’esecutivo Pigliaru per sconfiggere la Psa nell’Isola: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=28767

  29. maggio 11, 2016 alle 2:46 pm

    da La Nuova Sardegna, 11 maggio 2016
    Oristano, autorizzato l’abbattimento delle cornacchie grigie.
    Circa 120 “fucilieri” iscritti a uno speciale registro nei prossimi giorni cominceranno a sparare un po’ in tutta la provincia. (Roberta Fois): http://lanuovasardegna.gelocal.it/oristano/cronaca/2016/05/11/news/oristano-autorizzato-l-abbattimento-delle-cornacchie-grigie-1.13449464

  30. maggio 31, 2016 alle 2:48 pm

    da La Nuova Sardegna, 31 maggio 2016
    Sassari, in via Milano cinghiali in strada tra le auto.
    Una colonia di 12 esemplari ha invaso la carreggiata:la polizia municipale ha bloccato il traffico e li ha spinti in campagna: http://lanuovasardegna.gelocal.it/sassari/cronaca/2016/05/31/news/sassari-in-via-milano-cinghiali-in-strada-tra-le-auto-1.13569810

  31. settembre 8, 2016 alle 10:59 am

    Come al solito qualcosa di giusto ma anche qualche cazzata, ricordatevi che la verità sta sempre nel mezzo.

  32. settembre 8, 2016 alle 2:54 pm

    in Sardegna.

    deliberazione Giunta regionale n. 48/37 del 6 settembre 2016.
    Indennizzo dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole, zootecniche e ittiche. Ripartizione delle somme disponibili sul capitolo SC04.2279 dell’UPB S04.08.016 da destinare alle Amministrazioni provinciali: http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_274_20160908123909.pdf

    ——————-

    dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna
    Ambiente, danni da animali selvatici e soccorso della fauna ferita: la Giunta ha approvato la ripartizione degli indennizzi. (http://www.regione.sardegna.it/xml/getpage.php?cat=7876)
    Oltre la metà dell’importo sarà destinato esclusivamente agli indennizzi dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, e sarà ripartito tra le Amministrazioni provinciali di Cagliari, Sud Sardegna, Oristano, Nuoro e Sassari, secondo i criteri stabiliti precedentemente dalla stessa Giunta. La restante quota sarà destinata ai danni arrecati da cormorani alle produzioni ittiche, ripartita tra le Province di Oristano, Cagliari, Sud Sardegna (ex Provincia di Carbonia Iglesias), Nuoro (ex Provincia dell’Ogliastra) e Sassari (ex Provincia di Sassari e ex Provincia di Olbia Tempio).

    CAGLIARI, 7 SETTEMBRE 2016 – 916 mila euro per i danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni ittiche e a quelle agricole. Su proposta dell’assessore della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano, la Giunta, a seguito della riorganizzazione delle autonomie locali, ha approvato ieri la nuova ripartizione degli indennizzi 2016.

    Oltre la metà dell’importo sarà destinato esclusivamente agli indennizzi dei danni causati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole e zootecniche, e sarà ripartito tra le Amministrazioni provinciali di Cagliari, Sud Sardegna, Oristano, Nuoro e Sassari, secondo i criteri stabiliti precedentemente dalla stessa Giunta. La restante quota sarà destinata ai danni arrecati da cormorani alle produzioni ittiche, ripartita tra le Province di Oristano, Cagliari, Sud Sardegna (ex Provincia di Carbonia Iglesias), Nuoro (ex Provincia dell’Ogliastra) e Sassari (ex Provincia di Sassari e ex Provincia di Olbia Tempio).

    SOCCORSO FAUNA. L’Esecutivo ha inoltre approvato la ripartizione di 400 mila euro destinati al soccorso e il recupero della fauna selvatica terrestre e marina ferita o in difficoltà. Lo stanziamento va per 240 mila euro alle Province. Al Cagliaritano arriveranno 34.285,72 euro. Pari l’importo per Sassari-Olbia e il Sud Sardegna (Villacidro e Villamassargia): 68.571,42 euro. Nuoro (Tortolì) e Oristano riceveranno ciascuna 34.285,72 euro. I restanti 160 mila euro saranno destinati, in 7 parti uguali (22.857,14 euro) ai soggetti della Rete regionale per la conservazione della fauna marina. La Rete è formata dalle cinque Aree Marine Protette Isola dell’Asinara, Capo Caccia – Isola Piana, Capo Carbonara, Tavolara – Punta Coda Cavallo, Penisola del Sinis-Isola di Mal di Ventre, dal Parco nazionale di La Maddalena e dal Comune di Pula per le operazioni di soccorso, recupero e rilascio della fauna marina previste dal citato protocollo d’intesa.

  33. aprile 4, 2017 alle 2:48 pm

    da La Stampa, 4 aprile 2017
    La battaglia delle città invase dai cinghiali.
    Si stima siano almeno un milione, ma non è mai stato organizzato un censimento per stabilire se e quanti abbatterne. L’ultimo clamoroso caso ieri a Genova. La politica latita mentre continua lo scontro tra ambientalisti e cacciatori. (Roberto Giovannini): http://www.lastampa.it/2017/04/04/societa/lazampa/animali/la-battaglia-delle-citt-invase-dai-cinghiali-0vo8DH9hiMhlNp7Et9Nk7H/pagina.html

  1. ottobre 5, 2015 alle 7:13 pm
  2. ottobre 9, 2016 alle 4:01 pm

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