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Il Lupo in Italia. Chi ne ha davvero paura?


Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

Nel Vecchio Continente sicuramente nessun altro animale è stato così perseguitato dall’uomo come il Lupo (Canis lupus).  Nell’immaginario collettivo, nelle favole, nell’Europa dilaniata dalle guerre di religione e dalle carestie, il lupo è stato il “cattivo” per eccellenza: rubava bambini, sbranava intere greggi, assediava paesi, succhiava il sangue dei malcapitati. E via con tante altre amenità simili. Forse non era proprio così, ma andava bene a tutti.

Il passare del tempo e le più approfondite conoscenze scientifiche, in particolare etologiche, hanno fatto compiere passi in avanti anche al sentire comune umano, ma non abbastanza.    Anche in Italia.

Solo nel luglio 2011 un farneticante documento conclusivo della XIII Commissione permanente “agricoltura” della Camera dei Deputati approvato all’unanimità, a conclusione di un’indagine conoscitiva durata due anni, richiede abbattimenti selettivi di lupi (e cinghiali).  Le reazioni non si son fatte attendere.

Ma da tempo, anche su mass media considerati autorevoli, si leggono allarmi particolarmente stupidi e infondati nei confronti di un normalissimo signore del bosco, il Lupo.  Secondo Jenner Meletti su La Repubblica, ormai siamo al tipico allarme “al lupo! Al lupo!” sulle montagne piemontesi.

Lupo europeo (Canis lupus lupus)

Per non parlare delle singolari quanto non documentate teorie sulla liberazione di lupi sulle Alpi, diffuse anche da associazioni ambientaliste particolarmente vicine al mondo venatorio, e piuttosto accreditate in Francia, dove in varie occasioni sono stati in proposito accusati benemeriti centri per la salvaguardia del predatore come Le Loups du Gevaudan, animato instancabilmente da Gérard Ménatory e sostenuto finanziariamente da Brigitte Bardot.

Mi ricorda tanto quando chi scrive venne accusato di far parte, insieme ad altri ecologisti dell’alto Lazio, di un gruppo di terroristi ecologisti che liberavano lupi dagli elicotteri, facendoli lanciare con il paracadute.  Naturalmente la mamma degli imbecilli è sempre incinta, oggi come trent’anni or sono…

Fino a 150 anni fa il lupo era comunque tra i mammiferi maggiormente diffusi che il mondo avesse conosciuto. Soprattutto grazie alla sua versatilità e alla grande capacità di adattabilità.

caccia al Lupo nell'Europa dell'Est

Nel secolo scorso i lupi erano presenti su tutto il territorio italiano ad eccezione della Sardegna. La prima diminuzione nella distribuzione di questo carnivoro avvenne nella pianura Padana dove al taglio dei boschi si unì una feroce persecuzione. In Sicilia il Lupo è scomparso nei primi decenni del ‘900 a causa dell’impiego delle doppiette a canne mozze – le lupare – e potenti veleni.   I lupi rimasti circoscrissero il loro areale di distribuzione negli Appennini centro-meridionali dove i branchi si nascosero in zone remote ed inaccessibili comprese tra gli 800 e i 1800 metri, dove ancora potevano trovare consistenti popolazioni di erbivori selvatici (cervi, caprioli, ecc.). L’unica grande esigenza per i branchi era quella di trovare territori senza la presenza del suo grande nemico: l’uomo. Un altro piccolo nucleo di lupi si rifugiò sulle montagne della Sila calabrese.                  

Durante il rigidissimo inverno del 1956, un ridotto branco di lupi si spostò dagli Appennini ai Monti della Tolfa, nel Lazio settentrionale, dando origine ad una significativa presenza tuttora esistente.     E’ stata la prima nuova migrazione di rilievo.       

Nonostante ciò, negli anni ’70 la sottospecie italica era giunta sull’orlo dell’estinzione; un censimento effettuato nel 1976 stimò in soli 100 esemplari il numero di lupi presenti sul territorio nazionale. La consistenza numerica attuale, dopo i primi trent’anni di protezione legale e nonostante il persistente bracconaggio, è stimabile in circa 7-800 esemplari, al massimo un migliaio distribuiti stabilmente dalla Val d’Aosta alla Calabria.      

Europa, presenza del Lupo, secondo Salvatori e Linnell, 2005

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La situazione non è delle migliori nel resto del continente europeo: solo circa 5-6 mila esemplari abitano ancora le foreste europee (escludendo i territori della Russia) dove la specie è stata sistematicamente cacciata sin dal medioevo.  Ben 2.500 esemplari si stimano nella sola Romania.  Nell’Europa occidentale il lupo è scomparso in Inghilterra nel 1486, nel 1700 in Scozia. In Francia nel 1930 c’erano solo una decina di individui poi scomparsi.                

Oggi il lupo sopravvive nella penisola Iberica con circa 2.500 esemplari di una sottospecie (Canis lupus signatus), in Norvegia con una piccola popolazione (10-15 esemplari) e Svezia centrale con un gruppo numeroso, ma isolato dalle popolazioni dell’Europa orientale (Polonia, Bielorussia) e dei Balcani (Romania, Slovenia, Croazia, Serbia, Bulgaria, Grecia) dove i lupi stanno recuperando terreno anche verso i confini occidentali.  Negli Stati in cui le popolazioni di lupi sono ancora relativamente abbondanti la specie non è protetta.       

Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

Nella nostra penisola, dove il Lupo è presente con la sottospecie Canis lupus italicus, la protezione totale del Lupo è stata ottenuta solo nel 1976. Da quel momento, in concomitanza con l’abbandono da parte dell’uomo degli Appennini, si sono aperti nuovi spiragli per la sua espansione. Nella prima metà degli anni ottanta del secolo scorso, dopo aver risalito l’Appennino Tosco-Emiliano, il lupo veniva segnalato nell’entroterra genovese.     Poi, dopo aver incredibilmente attraversato non si sa come quella spaventosa trincea di asfalto e ferro della Valle Scrivia, è giunto in Liguria occidentale, nelle Alpi piemontesi, nel parco nazionale del Gran Paradiso. Poi nelle Alpi centrali fino al Trentino.            Parallelamente è ritornato anche nell’alta Murgia, dove mancava da decenni.

Nel 1992 è stato avvistato anche in Francia, nel parco nazionale del Mercantour, dove ora si è stabilizzato un piccolo branco. Negli anni seguenti il lupo ha continuato il suo “viaggio” lungo l’arco alpino. La presenza di un maschio isolato fu segnalata nel cantone svizzero del Vallese nel 1995 (l’animale fu abbattuto l’anno successivo). Da allora tracce e avvistamenti si sono susseguiti nei cantoni sud-occidentali dei Grigioni e del Ticino. Non si hanno segnalazioni di riproduzione in loco, ma la prima femmina è stata avvistata nel luglio 2002, alla frontiera italo-svizzera, sempre in Vallese.

espansione del Lupo italiano sulle Alpi orientali (2010)

Lentamente continua il suo ritorno sulle Alpi, in direzione delle Alpi Carniche, dove andrà a ricongiungersi con l’areale sloveno del Lupo europeo.          

Tuttavia, nonostante la persistente rarità della specie, ancora nel 2005 in Norvegia ed in Francia sono state autorizzate “cacce” al lupo con la pretesa di tutelare il bestiame domestico.     

Recentemente (2007-2008) è stata la Spagna, precisamente la regione di Castilla y Leon, regione fondamentale per la sopravvivenza della specie in Europa occidentale.   Un piano di abbattimento è stato presentato per avere l’autorizzazione della Commissione europea, nonostante il Lupo sia protetto dalla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora. 

Bocca Serriola, uccisione di Lupo

Subito gli han fatto eco dall’Italia.  Oltre ai recenti vergognosi abbattimenti illeciti sull’Appennino parmense e ligure, dove il bracconiere è stato individuato grazie all’attività investigativa della Polizia provinciale genovese, uccisioni particolarmente efferate sono avvenute a Bocca Serriola (aprile 2010, Città di Castello, PG), nel parco nazionale dei Monti Sibillini e nel Ravennate (marzo 2011).

Nel Parco nazionale d’Abruzzo e presso il Parco naturale regionale dei Monti Lucretili, vengono infatti lamentati “incalcolabili danni” causati dal Lupo e – si dice – ritornano le insistenti voci su improbabili “lanci” di Lupi non si sa dove e come.        

Per fortuna, invece, ci sono anche interventi di sensibilizzazione verso le popolazioni interessate dal ritorno del lupo, come il Parco Regionale dei Boschi di Carrega sull’Appennino emiliano, grazie al dinamismo dello staff coordinato dalla direttrice del Parco Margherita Corradi (ad uno specifico progetto per la tutela del lupo ha fornito il suo sostegno anche il Gruppo d’Intervento Giuridico onlus).

branco di Lupo europeo (Canis lupus lupus)

Una bella esperienza per la salvaguardia del lupo italiano è, poi, quella del Parco faunistico del Monte Amiata, ad Arcidosso (GR), un grande e ben gestito wild park pubblico (realizzato sul modello di quello del Parco nazionale della Foresta Bavarese), dove vive un piccolo nucleo di lupi, che si è anche riprodotto.  Ed anche l’Area faunistica del Lupo del Parco nazionale della Maiella, finalizzata allo studio, alla protezione ed alla ricerca scientifica.

Come si può vedere, un altro animale con grandi capacità di adattamento ed un’infinita voglia di vivere ancora su questa Terra.   Stiamo dalla sua parte, senza saremmo molto più poveri.

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico

 

un paio di recenti avvenimenti sul Lupo in Italia:  nasce un’associazione contro il Lupo in Piemonte la quale afferma che “nelle valli Cuneesi ce ne sono migliaia” (La Stampa, 9 febbraio 2012) e la condanna in appello di un assassino di Lupi in Liguria (Il Corriere Mercantile, 11 febbraio 2012).

 

 

Lupo europeo (Canis lupus lupus)

 

 

 

 

 

Qui un’ampia scheda sul Lupo: http://www.regione.piemonte.it/parchi/lupo/schede/sch_home.htm

Qui il Centro Studi per la Documentazione sul Lupo: http://www.canislupus.it/default.aspx?AspxAutoDetectCookieSupport=1

 

Breve recente bibliografia sul Lupo in Italia:

*  Lista Rossa delle Specie a rischio di estinzione, il Lupo (Canis lupus), 2010;

*  Regione Piemonte, Progetto Lupo (1999-2010), 2010;

*  Provincia di Parma – Servizio Risorse Naturali, Il lupo M15 – Storia di un lupo e della libertà ritrovata, 2010;

*  Provincia autonoma di Trento, Rapporto Orso 2010 (in Appendice n. 2), 2010;

*  Regione Liguria, Parco naturale regionale dell’Antola, Dipartimento di Biologia Animale dell’Università degli Studi di Pavia, Distribuzione e stato del Lupo (Canis lupus) in Liguria, 2008;

*  AA.VV., Il Lupo nel Parmense, 2007;

*  a cura di Romolo Caniglia, Elena Fabbri, Claudia Greco, Ettore Randi, Ricerca scientifica e strategie per la conservazione del Lupo (Canis lupus) in Italia, Ministero ambiente – I.S.P.R.A., 2006 (pubbl. 2010);

*  Patrizia Gavagnin, Il monitoraggio del Lupo sulle Alpi Liguri Imperiesi, 2006;

*  R. Bocedi, P.G. Bracchi, Evoluzione demografica del Lupo (Canis lupus) in Italia: cause storiche del declino e della ripresa, nuove problematiche indotte e possibili soluzioni, Università degli Studi di Parma, 2004;

* Claudio Gnoli, Francesco Barbieri, L’ecologia e il rilevamento del lupo appenninico, Università degli Studi di Pavia, 1997.

 

 

 

(cartografia Provincia di Trento, foto P.N. della Foresta Bavarese, parco faunistico Le Loups du Gevaudan, Il Resto del Carlino, L.A.C., S.D., archivio GrIG)

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  1. settembre 24, 2011 alle 6:10 pm

    riceviamo e pubblichiamo volentieri. Resta da evidenziare che sono previsti dalla normativa nazionale e regionale specifici indennizzi per i danni effettivamente subìti da specie di “altri” animali, Lupo compreso. E’ semplicemente assurdo credere che i “danni” alle attività agricole siano causati nel nostro Paese da Lupi e non da consumo dei suoli determinati da speculazione immobiliare, disastrose opere pubbliche, dissesto idrogeologico, ecc. Tutte attività “umane”.

    COMUNICATO

    COMMISSIONE AGRICOLTURA DELLA CAMERA
    I LUPI E L’AIW

    Con viva soddisfazione si comunica che il Documento dell’AIW a firma del sottoscritto, titolato “Il problema Lupo in Italia” e datato 20 agosto u.s., benché snobbato e/o ignorato, vilipeso e rigettato di principio da gran parte del mondo ambientalista (anziché, caso mai, contestarlo e confutarlo nel merito come sarebbe stata buona regola democratica e del vivere civile, nel rispetto del diritto di pensiero e parola che anche la nostra Costituzione tutela) è stato, al contrario, letto con attenzione dalla XIII Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati che si sta occupando del problema dei danni che cinghiali e lupi stanno arrecando agli agricoltori ed agli allevatori – e/o pastori – in tutto il Paese.
    Secondo quanto comunicato al sottoscritto dal Presidente della Commissione, detto Documento sarà infatti tenuto in debita considerazione. Soprattutto un’attenzione particolare sarà data a quanto attiene la “strategia rappresentata in merito alla presenza del Lupo – consistente, per sommi capi, nell’individuare tre categorie di aree, con diversi gradi di protezione – la quale costituisce una proposta che potrà essere approfondita nel corso dell’attività legislativa che la Commissione si propone di svolgere”.
    Evidentemente c’è ancora qualcuno in questo Paese che sa usare la logica e la ragionevolezza per cercare di risolvere i tanti problemi che la società ci pone, in questo caso quello che un’ECCESSIVA presenza di cinghiali e di lupi non possa essere sostenibile in un paese sovrappopolato e sviluppato come il nostro.
    Un problema che, per altro, sconfessa tutte le tesi “ecologiche” sul fatto che proprio la presenza del Lupo avrebbe provveduto a mantenere basse le popolazioni di ungulati, cosa che, invece, regolarmente non avviene; almeno nel nostro Paese. Gli infatuati del “totem” Lupo, idealizzato ed immaginato quale simbolo di un mondo selvaggio che da noi non esiste più se non in scampoli di aree assoggettate e racchiuse tra paesi e città, zone agrarie e pascolive, strade ed autostrade (dove ormai anche il Lupo è costretto a vivere), ignorano la variabile che se una tale regola può valere per le grandi aree di wilderness del nord America o dell’Europa ed Asia dove le uniche popolazioni di erbivori sono gli ungulati selvatici (ma, purtroppo sempre più spesso, anche lassù l’uomo è costretto ad intervenire per ridurre la consistenza del Lupo), ciò, soprattutto, non può avvenire in un paese come il nostro dove la presenza degli armenti domestici supera di gran lunga quella dei selvatici. E’ una semplice questione di buon senso, ma spesso il buon senso viene seppellito sotto una coltre di illusione eco-animaliste le quali finiscono per fare ancora più danno a quelle specie animali che si vorrebbe proteggere, come il Lupo o l’Orso. Non è, infatti, che si possano salvare orsi e lupi ignorando i diritti dell’uomo, con la pretesa (non dichiarata, ma di fatto avallata) che i cittadini che subiscono i danni da Lupo e Cinghiale debbano pagare per il diritto di tutta la società a godere della presenza di questi animali, anziché essere la società a pagare i danni che la loro presenza arreca a pochi cittadini. Le regole ecologiche vanno bene nella teoria, ma nella pratica vanno sempre corrette con un poco di buon senso!
    Il Lupo si salva rispettando i diritti di chi dal Lupo subisce dei danni. Non trasformando i maggiori “supporter alimentari” del Lupo nei suoi peggiori nemici! Vada avanti la Commissione.

    Murialdo, 24 Settembre 2011 IL SEGRETARIO GENERALE
    F.to Franco Zunino

    • Nicky
      agosto 2, 2014 alle 3:12 am

      La Costituzione, e quindi la legge primaria, garantisce il diritto alla libertà di espressione e di parola, ma sembra essere l’unica a farlo davvero, oggi la gente sembra non essere più interessata a nulla, nemmeno alle leggi e alla giustizia.
      Personalmente, anonimamente, in un modo cioè che non potrei indicare, perché appunto indimostrabile, ho ricevuto pesanti minacce e forti pressioni dirette ad impedire o condizionare la mia legittima difesa e libertà di espressione. A pena innanzitutto non poter trovare lavoro, di non poter continuare quindi a vivere.
      Cosa che è accaduta davvero. Mi è capitato anche di avere disdetta di un impegno lavorativo alla sera dopo che alla mattina avevo tentato di fornire la mia spiegazione circa questioni avanzate da altri sul mio conto
      Vi sono diritti inalienabili della persona, ovvero condotte da cui non si può prescindere se si vuole mantenere una logica di comportamento, e un approccio razionale e scientifico, come diceva la dichiarazione di indipendenza: vi sono diritti di per sé stessi evidenti.
      Ed uno di questi è la riservatezza. Essere veduti e sentiti continuamente, spiati e controllati nella propria intimità, è una grave forma di violenza, di costrizione, in una parola è la cessazione dell’esistenza come persona.
      E’ una vita inaccettabile perché non è una vita. Almeno per me.
      E non è affatto detto che tutte le leggi e le decisioni prese dove le persone non possono davvero intervenire e incidere siano giuste.
      Non è stato chiesto di avere i lupi e gli orsi, o cinghiali, ma sono comparsi ormai in numero non indifferente. Il lupo, come forse anche l’orso, dati i grossi problemi che pone agli animali selvatici e domestici e all’uomo, dovrebbe essere confinato in apposite riserve, e non libero di circolare nelle nostre campagne o montagne, perché questo significa che è l’uomo che non vi può più circolare, e io faccio fatica a credere che l’uomo veda in questa sua grave perdita un proprio diritto; anche se circa la ragionevolezza e il buon senso ormai non mi stupisco più di niente.

      • agosto 2, 2014 alle 8:56 am

        ancora credi alla favola del Lupo cattivo? Quanti bambini, magari cresciutelli, sono stati rapiti dal Lupo in Italia negli ultimi 100 anni?
        La risposta è semplice: nessuno.

  2. ottobre 26, 2011 alle 2:42 pm

    da Il Resto del Carlino, 21 ottobre 2011
    Lupo ucciso sulla via Emilia: era stato avvelenato. Era un maschio di tre anni. L’esemplare travolto da un’auto tra Osteria e Maggio, in pieno pomeriggio: http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/provincia/2011/10/21/604603-lupo_ucciso_sulla_emilia_stato_avvelenato.shtml

    da La Nazione, 24 ottobre 2011
    Lupi sulle Apuane, la telecamera del parco li filma. L’ultimo avvistamento risale a cento anni fa. Sono stati ripresi da una ”foto-trappola” montata dai biologi: http://www.lanazione.it/viareggio/cronaca/2011/10/24/607036-lupi_sulle_apuane.shtml

    • Nicky
      agosto 2, 2014 alle 11:43 am

      Rapiti magari no, ma aggrediti ed anche sbranati ne sono stati molti nel corso della storia, e gli ultimi casi parlano chiaro, poi se si vuole negare anche l’evidenza si può dire di tutto. Nei fatti molte persone che hanno veduto la presenza di questo animale hanno dovuto scappare, chiudere l’attività, abbandonare zone che erano da sempre di loro frequentazione abituale. Se poi c’è qualcuno che vuole andare in zone dove sa che si aggirano graziosi branchi di lupi, si accomodi, nessuno glielo impedisce.

      • agosto 2, 2014 alle 5:53 pm

        puoi citare i casi documentati di persone aggredite da Lupi in Italia?
        Quali sarebbero questi pretesi “ultimi casi”?
        Per cortesia, cerca di esser precisa/o.

      • Gheroppa
        ottobre 3, 2016 alle 1:52 pm

        Non facciamo disinformazione di parte e non alimentiamo l’ignoranza, negl’ultimi cento anni in questa nazione non c’è stato UN solo caso di essere umano, bambino, adulto donna aniano che sia, aggredito o anche solo minacciato dai lupi, centinaia e migliaia invece le persone aggredite massacrate e uccise da cani domestici sutoditi da persone che pensavo di aver preso un elettrodomestico e non un’animale.
        milioni di morti per alcool droga e fumo, diretti e indiretti
        miliardi per la guerra e le situazioni conflittuali violente piu varie.
        NESSUN MORTO UMANO, NESSUN FERITO UMANO PER ATTACCO DI LUPI!
        fine.

  3. novembre 7, 2011 alle 9:53 pm

    interrogazione parlamentare di Andrea Zanoni. La caccia al Lupo in Italia viola la direttiva Habitat: http://www.andreazanoni.it/blog/?p=1258

    sul sito web della L.A.C.
    Il Lupo in Italia. Chi ne ha davvero paura?
    http://www.abolizionecaccia.it/notizie/approfondimenti/nocivosaraitu/il-lupo-in-italia-chi-ne-ha-davvero-paura.html

  4. novembre 17, 2011 alle 3:07 pm

    psicopatìa pura.

    da Ticino on line, 16 novembre 2011
    SVIZZERA/TICINO. La Confederazione vuole cacciare il lupo. (http://www.tio.ch/Ticino/Attualita/News/657836/La-Confederazione-vuole-cacciare-il-lupo)
    Ferrari: “Una vittoria per gli agricoltori” Rusconi: “Il lupo è un problema più di pancia che reale”. (Andrea Stern)

    BELLINZONA – La protezione del lupo ha i giorni contati. Il Consiglio federale, su pressione del Parlamento, ha adottato oggi una mozione del senatore vallesano Jean-René Fournier che chiede di modificare la Convenzione di Berna affinché il lupo possa essere cacciato in territorio elvetico. Al momento il suo abbattimento è possibile solo se supera un contingente di predazioni.
    Vittoria dei cantoni alpini – “Si tratta di una risposta alle richieste dei cantoni di montagna” sostiene Cleto Ferrari, presidente dell’Unione contadini ticinesi. “Qui in Ticino la petizione “Via il lupo dalle valli” aveva raccolto oltre 5’000 firme e lo stesso Gran Consiglio si era espresso in tal senso, dopo aver evaso una serie di atti parlamentari, tra cui alcuni miei.”
    “Dobbiamo decidere se vogliamo il lupo o il formaggino di capra” prosegue Ferrari. “Gli ambientalisti dicono che i cani sono sufficienti per proteggere le greggi, ma non è assolutamente così. Anzi, i cani da protezione hanno mangiato più capretti loro di quanti ne abbia sbranati il lupo.”
    Agricoltori pro e contro – “Come commissione del Gran Consiglio siamo andati anche su aziende biologiche a verificare la situazione e loro stessi dicono che è impossibile attuare misure di prevenzione” dice Ferrari. “Tra i nostri agricoltori ce ne sono anche che sono a favore del lupo, ma non sono quelli che fanno l’allevamento caprino. Lupo e allevamenti di montagna non sono compatibili nel nostro Cantone.”
    “In Ticino il 53% del territorio è ricoperto da bosco. Invece di difendere il lupo, noi diciamo “difendete gli allevatori”, che sono sempre meno. E la scomparsa degli allevatori favorisce ancor più l’inserimento del lupo. Poi ora abbiamo solo esemplari “solitari”, ma se facessero branco avremmo delle conseguenze impressionanti.”
    Non è un pericolo – “Il lupo è più un problema di pancia che di realtà” sostiene invece Pierre Rusconi, presidente della SPA di Lugano e dintorni. “Il lupo non è un pericolo per l’uomo. Non si verificano attacchi da anni, nemmeno negli Stati Uniti, dove ce ne sono molti di più.”
    “Se invece lo si vuole accusare di creare dei disequilibri nel mondo animale, è un’altra menzogna. I cacciatori in Ticino ammazzano 1’200 cervi, al lupo ne vengono imputati solo 5” prosegue Rusconi.
    Le soluzioni sono altre – “Potrebbe essere un problema per quanto riguarda gli allevatori delle zone discoste” dice ancora Rusconi. “Ma sia in Abruzzo che in Spagna sono riusciti a risolverlo, con i cani e dandosi la pena di curare meglio gli animali senza abbandonarli in alto. Certo che la soluzione più rapida è quella di abbattere il lupo.”
    Animale molto mobile – In Svizzera al momento si troverebbe una decina di lupi. In Ticino dovrebbero essere un paio, in Leventina, ma è difficile fare stime precise perché si tratta di un animale molto mobile, capace di fare 70 chilometri al giorno in ambito alpino.
    “Ogni tanto ci sono anche predazioni di animali di passaggio, come è successo nella zona di Cerentino, in Valmaggia” afferma il signor Brignoli, responsabile della protezione greggi del Cantone. “In Ticino abbiamo pochi animali fissi, ma ne abbiamo tanti che attraversano il nostro territorio. La situazione è diversa nelle regioni intorno a noi. Il Piemonte ha circa 20 branchi di lupi, principalmente nella zona confinante con la Francia, dove attualmente hanno il problema che i lupi attaccano animali di dimensioni più grosse, anche bovini.
    Lupi “esploratori” – La facilità di colonizzare nuove aree sarebbe una caratteristica del lupo. “Il meccanismo che si instaura in un gruppo di lupi è quello dell’espulsione degli animali che non riescono a diventare dominanti” continua Brignoli. “Questi lupi diventano “esploratori” e vanno a insediarsi in nuovi territori. Se poi trovano la possibilità di procreare, restano in questi territori. E quando arrivano i cuccioli riparte lo stesso meccanismo.”
    Ricordi del lupo che fu – Il lupo comunque non è una novità nel nostro Cantone. “In Verzasca ci sono ancora le trappole per il lupo utilizzate nell’Ottocento” prosegue Brignoli. “Ma ai tempi l’allevamento di montagna era più diffuso, per cui il lupo aveva gli agricoltori come nemici. Ora che i suoi nemici stanno sparendo, è più semplice per lui tornare nel nostro territorio.”
    E l’orso? – Dopo il lupo, in Ticino potrebbe tornare pure l’orso, già avvistato a più riprese nei Grigioni. “È possibile che ci siano orsi nelle zone vicine al Ticino” dice Brignoli. “L’ultimo avvistamento ufficiale è quello nei Grigioni dell’anno scorso. Ma la mobilità di questi animali è notevole. E se mai dovesse arrivare l’orso rappresenterebbe un problema non solo per gli animali, ma per tutta la popolazione.”
    “Sono stato in Bulgaria in zone dove ci sono lupi e orsi. I contadini, quando escono ad accompagnare il bestiame, si portano la lupara perché c’è sempre il rischio di essere vittime della predazione di un orso. E ci sono già stati diversi casi reali.”
    “Nel parco di Yellowstone gli orsi li prendono e li portano a 250 miglia all’interno del parco. Da noi significherebbe portarli a Zurigo. E negli Stati Uniti hanno una quantità notevole di territorio, qui da noi sarebbe un problema non gestibile” conclude Brignoli.
    Ora la “caccia al lupo” potrebbe diventare realtà. La caccia all’orso, invece, resta ancora musica del futuro.

  5. dicembre 1, 2011 alle 4:02 pm

    dall’Ente Parco nazionale della Maiella, 29 novembre 2011
    DUE LUPI, E VOLPE, MORTI PER AVVELENAMENTO NEL PARCO DELLA MAJELLA.

    Sono in corso indagini da parte del Corpo forestale dello Stato. Le carcasse sequestrate sono state consegnate per gli accertamenti di rito all’Istituto Zooprofilattico di Grosseto
    La scorsa domenica due lupi e una volpe sono stati trovati morti all’interno del Parco Nazionale della Majella, in località “La Posta” del comune di Ateleta. La segnalazione di un escursionista è pervenuta alla Centrale Operativa del Corpo forestale dello Stato. Da allora una task force composta dal personale del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente di Guardiagrele del Corpo forestale dello Stato, dal personale tecnico dell’Ente Parco e della ASL competente per territorio, ha tempestivamente messo in atto uno specifico protocollo di repertazione previsto nei casi di mortalità illegale della fauna selvatica, in particolare quando si tratti di lupi.
    Da una verifica preliminare delle carcasse e da una lettura critica del contesto del ritrovamento, l’ipotesi della causa di morte più accreditata è risultata quella dell’avvelenamento. Le indagini hanno previsto nei giorni immediatamente seguenti la segnalazione, un capillare rastrellamento del territorio e la sua contestuale bonifica, anche oltre i confini dell’area interessata, per recuperare eventuali altri animali, resti alimentari o esche.
    Durante le operazioni è stata infatti rinvenuta un’altra carcassa di volpe.
    Per le ricerche ci si è avvalsi anche di nuclei cinofili antiveleno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.
    Le carcasse sequestrate dai Forestali sono state consegnate, per le analisi di rito, al Centro di Medicina Forense Veterinaria di Grosseto dell’Istituto Zooprofilattico e Sperimentale di Lazio e Toscana. Gli esiti degli accertamenti, vista l’urgenza del caso, perverranno presumibilmente entro una decina di giorni, in modo da orientare in maniera più mirata e funzionale le indagini dei Forestali sul caso.
    L’episodio è di notevole gravità considerando anche il fatto che i lupi erano due esemplari maschi giovani e quindi dall’alto potenziale riproduttivo.
    Il Parco si è inoltre prontamente attivato ad attuare le necessarie operazioni di bonifica dell’area. La ricerca di eventuali altre tracce e carcasse di animali, da parte dei tecnici e del CTA del Parco, proseguiranno nei prossimi giorni con la collaborazione dei Gruppi cinofili antiveleni del progetto Life Antidoto del Parco Nazionale del Gran Sasso.
    Vittime di faida o di atto pianificato? Ogni ipotesi al momento è priva di riscontri oggettivi.
    Le indagini al riguardo, avviate dal personale del CTA del C.F.S. del Parco comunque proseguiranno serrate in tutte le possibili direzioni nei prossimi giorni, in attesa di ricevere i primi risultati e referti dall’Istituto Zooprofilattico.
    Profondo rammarico è stato espresso dal Commissario Straordinario del Parco, Franco Iezzi per il danno arrecato alla fauna del Parco, alla sua immagine, a quella del territorio e dell’intera regione Abruzzo.

  6. jessuca
    dicembre 13, 2011 alle 10:38 pm

    pezzi di merda bastardi stronzi ve pijasse un colpo cm vi permettete di fare queste cose m io ce faccio a voi nn si toccano i lupi pezzi de merda chiro??? ve chiaoppasse a voi un lupo e ve impacasse e se ve becco io ve monto sopra cn la macchina

  7. dicembre 13, 2011 alle 10:42 pm

    Grazie del bell’ articolo. Fabio Pennella da Castel del Giudice (IS) – dal vicino Parco nazionale della Majella e dalle vicine alture molisane dai 800mt in poi dove lupi ce ne sono e come… Firmato un amante dei lupi; con il suo pastore tedesco un pò troppo “avventuroso” …

    • dicembre 13, 2011 alle 11:35 pm

      grazie, Fabio! Cerchiamo di far conoscere un po’ di più questo nostro straordinario “compagno di viaggio”. E così cerchiamo di difenderlo…
      Stefano Deliperi

  8. dicembre 17, 2011 alle 8:43 pm

    un servizio giornalistico demenziale!!!
    Lupi di 80 kg. di peso?! Ma che avevano bevuto?! E hanno predato 36 bufale?!
    Roba da matti…

    da TRM -. televisione del Mezzogiorno, 13 dicembre 2011
    Secondo raid dei lupi nell’azienda Basento River. (http://www.trmtv.it/home/cronaca/2011_12_13/29514.html)

    Matera. E’ stata un’altra notte d’inferno nell’azienda zootecnica della famiglia Squicciarini, in agro di Irsina, nella valle del Bradano. Un branco di almeno cinque lupi, a distanza di poche ore da un analogo episodio, ha riproposto l’assalto ad una delle stalle in cui vivono parte dei seicento animali che rappresentano il patrimonio di questi imprenditori che, unici in Basilicata, hanno avviato anni fa, vincendola con pieno merito, la scommessa dell’allevamento intensivo delle bufale da latte. La notte scorsa, Vito Squicciarini, che con il padre ed un fratello ha la responsabilità dell’azienda, era di guardia per scongiurare un eventuale nuovo assalto delle fameliche bestie. Intorno alle due i possenti animali – uno dei quali secondo chi li ha visti superava il peso di 80 chili – si sono presentati silenziosamente nel recinto costringendo le bufale in uno spazio ristretto. Il tempestivo intervento degli addetti ha scongiurato il peggio, anche se alla fine sono stati contati due ruminanti morti per schiacciamento. I lupi non hanno avuto modo, però, di portare a termine il loro raid, quindi perdite limitate. Per effetto dei due assalti notturni nell’azienda Squicciarini si contano ora 36 bufale morte, mentre altre quattro risultano gravemente ferite. Un danno di almeno centomila euro. Intanto, cresce la paura tra gli addetti ai lavori e c’è chi si è detto pronto a lasciare questo tipo di lavoro. Secondo gli esperti, i lupi avrebbero le loro tane nel bosco Verrutoli che in linea d’aria dista dalla fattoria all’incirca otto chilometri, una distanza che questa specie di canidi, soprattutto se spinta dai morsi della fame, riesce a coprire con estrema facilità. Ma i lupi sono garantiti da una protezione totale, non si possono abbattere a meno che non si voglia incorrere in pesanti sanzioni. Per cui nelle campagne dell’intera zona del medio ed alto Bradano è allarme totale: difendersi dagli assalti dei lupi diventa una necessità, ma gli interessati denunciano la loro totale impotenza. E sull’agricoltura del Materano, che già soffre per la presenza di migliaia di cinghiali che distruggono centinaia di ettari di colture pregiate, si abbatte anche il pericolo lupo che, a considerare gli ultimi episodi, non ha nulla a che fare con le vecchie favole della nonna.

  9. dicembre 19, 2011 alle 8:36 pm

    riceviamo dall’on. Andrea Zanoni e pubblichiamo volentieri.

    Caccia al lupo, la Commissione stronca le istanze italiane.

    Il commissario Ue all’Ambiente Janez Potočnik risponde all’interrogazione di Andrea Zanoni (IdV) sulla caccia al lupo sull’Appennino ravennate.
    “Per proteggere il bestiame ci sono molte soluzioni alternative”. Zanoni: “La caccia al lupo è solamente un regalo ai bracconieri”.

    “Prima di avallare la caccia al lupo sull’Appennino ravennate, l’Italia avrebbe dovuto considerare con attenzione tutte le soluzioni alternative disponibili”. Così Andrea Zanoni, Eurodeputato IdV, riassume la risposta del commissario Ue Janez Potočnik alla sua interrogazione parlamentare sulla violazione della Direttiva Habitat in merito alle intenzioni italiane a favore della caccia al lupo.
    “Quando uno Stato membro intende avvalersi della deroga prevista dalla direttiva Habitat, esso ha la responsabilità di giustificare in maniera adeguata tale condizione”, si legge nella risposta del commissario.
    “Ma questo non è stato fatto dalle autorità italiane che hanno alimentato una campagna politica e mediatica volta a demonizzare i lupi come la principale causa di gravi danni alle colture e agli allevamenti al pascolo – spiega Zanoni – In realtà si tratta solo di un tentato regalo ai bracconieri che in questo modo sarebbero liberi di cacciare un animale protetto dalla normativa comunitaria, il Canis lupus”.
    Con riferimento alla depredazione del bestiame, secondo il commissario Potočnik, “una serie di misure di prevenzione e di protezione si sono rivelate efficaci per attenuare i rischi di danni: recinzioni elettrificate, cani da guardia, alloggiamenti notturni più sicuri per il bestiame, presenza di pastori nei pascoli”.
    “La Commissione, sempre molto diplomaticamente attenta a non criticare uno Stato membro, non si è spinta oltre su un provvedimento che, per il momento, non è ancora legge dello Stato – spiega Zanoni – Tuttavia l’accento posto dal commissario sull’importanza di considerare tutte soluzioni alternative non lascia spazio a dubbi: la caccia al lupo sull’Appennino ravennate è pretestuosa e azzardata”.
    In Italia il lupo “Canis lupus” è specie rigorosamente protetta in quanto annoverata nell’allegato IV della direttiva Habitat 92/43/CEE e, in base all’articolo 12 di tale direttiva, è proibita qualsiasi forma di cattura o uccisione deliberata di esemplari di tale specie. “Se mai si arrivasse davvero a permettere l’assurda e ingiustificabile uccisione dei lupi nel nostro Paese, sarà nostro dovere contrastare con ogni mezzo una simile decisione – conclude il leader animalista – denunciando subito alla Commissione europea la violazione della Direttiva Habitat”.

    Ufficio Stampa On. Andrea Zanon
    iEmail stampa@andreazanoni.it
    Tel (Bruxelles) +32 (0)2 284 56 04 Tel (Italia) +39 0422 59 11 19
    Sito http://www.andreazanoni.it
    Twitter Andrea_Zanoni

  10. dicembre 20, 2011 alle 8:58 pm

    dall’Ente Parco nazionale della Maiella un’ottima proposta relativa agli indennizzi per la predazione di bestiame domestico da parte dei Lupi.

    15/12/2011
    IL PARCO DELLA MAJELLA ATTIVA IL PROGRAMMA DI RESTITUZIONE DELLA PECORA PREDATA E COSTITUISCE IL GREGGE DEL PARCO GRAZIE AL PROGETTO LIFE WOLFNET.
    IL LUPO RIPORTA LA PECORA: http://www.parcomajella.it/newsScelta_View.asp?CAT=News&ID=710

    abbiamo, poi, ricevuto e pubblichiamo volentieri.

    COMUNICATO STAMPA

    PECORE PER LUPI ED ORSI: FINALMENTE!

    Con decenni di ritardo da quando il sottoscritto ha per primo proposto la restituzione in natura ed immediata dei capi di bestiame (soprattutto pecore) ai pastori che subivano danni da parte di orsi e lupi – restituzione da farsi con la creazione di “greggi pubblici”, ovvero di proprietà degli enti preposti alla difesa della fauna selvatica, specificatamente degli Enti Parco, e da utilizzare a questo scopo – finalmente qualcosa si muove: il Parco Nazionale della Majella sta per iniziare una simile pratica in via sperimentale in difesa del Lupo (con soldi europei finalmente spesi bene!).

    E’ difatti di pochi giorni or sono la diffusione di un comunicato stampa del Parco Nazionale della Majella mediante il quale si annuncia la messa in pratica di quest’iniziativa. Era ora! Era ora che il senso pratico cominciasse a prevalere sulle teorie di animalisti di città campate per aria ancorché marchiate di “scientificità universitaria” (per quanto riguarda l’orso bruno marsicano al costo di oltre 13 milioni di euro finora spesi!) e finora rivelatesi inconcludenti e/o di là da venire in quanto ad effetti pratici (le ultime quelle dei meleti e dei recinti elettrificati e dei futuri ramneti).

    Il firmatario di questa nota è lieto di apprendere che ad aver deciso questo passo sia stato il Dott. Nicola Cimini, Direttore del Parco Nazionale della Majella, persona che, come il sottoscritto, fece la sua esperienza naturalistica nello staff del Parco Nazionale d’Abruzzo. Persona con un innato senso pratico in quanto originario del paese simbolo di questo Parco: Opi, dove il Parco vide luce. Non per nulla, un paese di pastori, di pecore, di lupi e di orsi. Onore al merito!

    Un ritardo di decenni su di un iniziativa che avrebbe dovuto essere presa da tempo tanto essa è ovvia, e che, tra l’altro, contribuirà al mantenimento della cultura pastorale abruzzese ed alla biodiversità dei pascoli, e che potrà anche avere incidenza sulla creazione di posti di lavoro. Un’iniziativa che parte solo ora in via sperimentale ed in Majella, ma che ci si augura possa presto essere estesa anche al Parco Nazionale d’Abruzzo, mettendo in pratica una di quelle proposte operative di conservazione che il sottoscritto da anni va divulgando (e che ancora nel giugno scorso era stata avanzata alla Regione Lazio, benché, al solito, rimasta lettera morta).

    Al contrario l’ultimo progetto Life Orso marsicano spenderà i suoi altri 1,5/2 milioni di euro messi a disposizione dall’Unione Europea per gli ennesimi studi: ricerche, catture, collari, controlli satellitari, conteggi (infiniti conteggi!) e… stipendi. Mentre lo stesso ente Parco a similari e saggi progetti come quello oggi deciso dal Parco della Majella preferisce: uno, potenziare inutilmente le risorse vegetali naturali di cui è già ricco il Parco (e che i troppi cinghiali stanno saccheggiando a danno dell’orso e della flora, anche rara!); due, realizzare piccole centrali eoliche e fotovoltaiche per contribuire al Protocollo di Kyoto (che salvare il pianeta sia più importante che salvare l’orso?).

    L’Associazione Italiana per la Wilderness plaude quindi a quest’iniziativa del Parco Nazionale della Majella per difendere il Lupo e si augura che la sperimentazione divenga presto pratica consuetudinaria, anche per il Parco Nazionale d’Abruzzo e per l’Orso marsicano, sperando che così lo si possa salvarlo almeno in extremis.

    Murialdo, 20 Dicembre 2011 IL SEGRETARIO GENERALE
    F.to Franco Zunino

  11. gennaio 17, 2012 alle 2:49 pm

    da Marsica Live, 17 gennaio 2012
    Due lupi uccisi a fucilate alle porte del Parco, erano scesi a valle a causa della neve: http://www.marsicalive.it/?p=19238

  12. gennaio 28, 2012 alle 8:23 pm

    il Lupo è ritornato nel Trentino 😛

    video: http://www.youtube.com/watch?v=ShEgPI4aiko&feature=player_embedded

    da Il Trentino, 25 gennaio 2012
    Lupo in val di Non ripreso da una fototrappola. L’animale è stato ripreso con una telecamera dal personale della Stazione forestale di Fondo: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2012/01/25/news/lupo-in-val-di-non-ripreso-da-una-fototrappola-5568503

    da L’Adige, 25 gennaio 2012
    Val di Non, confermata la presenza di un lupo: http://www.ladige.it/articoli/2012/01/25/val-confermata-presenza-lupo

  13. marzo 2, 2012 alle 5:29 pm

    delinquenti.

    da Gea Press, 1 marzo 2012
    Macerata: il lupo con i denti mancanti: http://www.geapress.org/caccia/macerata-il-lupo-con-i-denti-mancanti-foto/24830

    da Gea Press, 2 marzo 2012
    Val di Susa e il lupo morto. Il responsabile è un agricoltore della zona: http://www.geapress.org/caccia/val-di-susa-e-il-lupo-morto/24843

  14. marzo 23, 2012 alle 4:51 pm

    da Il Corriere della Sera, FI, 22 marzo 2012
    La lupa ferita e la corsa dei cacciatori.
    L’animale travolto da un’auto che scappa. Soccorsa per ore, inutilmente: aveva una frattura alla spina dorsale: http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2012/22-marzo-2012/lupa-ferita-corsa-cacciatori-2003785523955.shtml

  15. marzo 28, 2012 alle 7:40 pm

    da Il Resto del Carlino, 26 marzo 2012
    Arrivano i lupi di… mare. Esemplari uccisi in A14. Due giovani lupi appenninici sono stati recuperati morti in autostrada: uno nei pressi di Fano, due chilometri a monte del casello in direzione Pesaro, l’altro tra Senigallia e Ancona. (Mauro Ciccarelli): http://www.ilrestodelcarlino.it/fano/cronaca/2012/03/27/687497-arrivano_lupi_mare.shtml

  16. aprile 22, 2012 alle 2:01 pm

    una buona notizia: il Lupo giunto in Trentino dalla Slovenia forse sta per moltiplicarsi 😛

    A.N.S.A., 20 aprile 2012
    Animali: Trentino; il lupo Slavc si e’ fidanzato. Impronte sulla neve fresca, tipiche di una coppia. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/trentino/2012/04/20/Animali-Trentino-lupo-Slavc-fidanzato_6748168.html)

    TRENTO, 20 APR – Le impronte parlano chiaro: il lupo Slavc ha trovato una fidanzata e va a spasso con lei per i boschi del Trentino. L’aspettativa ora e’ per una cucciolata.
    Anche se la stagione riproduttiva e’ tra febbraio e marzo, dunque forse sara’ da attendere il prossimo anno. Le impronte in questione sono state trovate sulla neve caduta di recente nei boschi della valle di Ronchi, ai confini col Parco della Lessinia, in provincia di Verona. Qui il lupo, dall’eta’ di circa tre anni, era stato segnalato piu’ volte, dopo il suo arrivo dalla Slovenia, passando poi in Alto Adige, quindi in Trentino.

    e prima era nel Vicentino.

    da Il Giornale di Vicenza, 10 marzo 2012
    Il lupo ora va a spasso in autostrada.
    CURIOSITÀ. L’animale, un maschio di 3 anni, è arrivato dalla Slovenia. Segnalato sulle colline delle Bregonze, poi anche nella Valle dell’Agno. Slavc ha sbranato un capriolo alle pendici del Novegno dopo avere attraversato la Valdastico prima di spostarsi fino a Recoaro: http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/dalla_home/341368_il_lupo_ora_va_a_spasso_in_autostrada/

  17. jessica
    maggio 7, 2012 alle 10:00 pm

    eccovi bastardi di cacciatori pezzi di merda cm vi permettete ad uccidere un lupo siete bastardi siete infami nn vi poteve difinire uomini siete soltato bestie ke state distruggendo il mondo vergognatevi pezzi di merda

  18. giugno 5, 2012 alle 5:34 pm

    dal sito istituzionale web dell’Ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, 5 giugno 2012
    Trovato morto un esemplare di lupo: http://www.parcoabruzzo.it/dettaglio.php?id=17610

  19. agosto 26, 2012 alle 10:28 pm

    piuttosto demenziale, in Francia, nel Dipartimento del Var.

    da Targato CN, notiziario on line della Provincia di Cuneo, 20 agosto 2012
    Attacchi dei lupi alle greggi, il prefetto del Var ordina una “caccia di prelievo”: http://www.targatocn.it/2012/08/20/sommario/saviglianese/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/attacchi-dei-lupi-alle-greggi-il-prefetto-del-var-ordina-una-caccia-di-prelievo.html

  20. settembre 1, 2012 alle 6:05 pm

    riceviamo e pubblichiamo la triste notizia.

    DUE ESEMPLARI DI LUPO UCCISI NEL PARCO.

    I bracconieri perdono il pelo ma non il vizio.

    Uno splendido esemplare di femmina di lupo di circa 4 anni è stata trovata morta nel Parco, presa a fucilate. L’animale oggetto delle perfide attenzioni dei bracconieri, era “in lattazione”, il che significa che aveva appena partorito, molto probabilmente, 5 cuccioli. La carcassa è stata trovata dalle guardie del Parco durante il quotidiano giro di perlustrazione, nei boschi della Val Canneto, nel versante laziale dell’area protetta.

    La certezza di questo atto criminale arriva dal referto dell’Istituto Zooprofilattico dove la lupa è stata portata dopo il ritrovamento per i consueti accertamenti. Il referto parla di morte “per lesioni da arma da fuoco”: due fori di proiettili sono stati individuati sul torace destro.

    Un’altra giovane lupa, invece, è stata trovata morta, sempre da una guardia del Parco, lungo la provinciale Marsicana nel tratto fra Pescasseroli e Opi. La morte è sopravvenuta per un forte trauma, si presume, quindi, che l’animale sia stato investito da una macchina. L’episodio ripropone il problema dell’alta velocità con cui si percorre la Marsicana.

    Con questi due ultimi ritrovamenti, dall’inizio dell’anno, sono 5 gli esemplari di lupo morti ammazzati nell’area protetta: gli altri tre esemplari rinvenuti nei mesi scorsi, sono morti avvelenati.

    La presenza di fauna protetta – è il commento del Direttore del Parco Dario Febbo – rappresenta oltreché un valore scientifico e la prova della salute degli ecosistemi del Parco anche un grande valore economico per il territorio. Purtroppo non tutti riescono a comprenderne il grande valore.

    Uffici stampa e comunicazione

    Antonietta Ursitti Tel. 0863.9113204 e-mail ufficiostampa@parcoabruzzo.it
    Cristina Notarantonio Cell. 335.7644016 e-mail comunicazione@parcoabruzzo.it Comunicato Stampa n. 63/2012

    Area protetta: PN Abruzzo, Lazio e Molise
    Web: http://www.parks.it/parco.nazionale.abruzzo
    Mittente: PN Abruzzo, Lazio e Molise
    Sito web mittente: http://www.parcoabruzzo.it

  21. ottobre 31, 2012 alle 11:09 pm

    da Il Corriere Nazionale, 31 ottobre 2012
    Uccisi con arma da fuoco: due lupi ritrovati in provincia di Pesaro.
    In corso le indagini della Forestale e gli accertamenti tecnico-scientifici: ad almeno uno di loro hanno sicuramente sparato: http://www.quiflaminiamarche.corrierenazionale.it/pesaro-e-urbino/2012/10/31/news/39439-Uccisi-con-arma-da-fuoco-due-lupi-ritrovati-in-provincia-di-Pesaro

    • novembre 5, 2012 alle 3:01 pm

      riceviamo e pubblichiamo volentieri.

      LUPI UCCISI NEL MONTEFELTRO: LAC E LUPUS IN FABULA CHIEDONO IL DIVIETO DI CACCIA IN QUELLA ZONA PER 10 ANNI!

      Dopo l’ennesimo atto di vile bracconaggio nei confronti di due lupi avvenuto qualche giorno fa a Belforte all’Isauro (PU), la LAC – Lega per l’Abolizione della Caccia e La Lupus in Fabula chiedono ufficialmente alla Regione, alla Provincia di Pesaro e Urbino, ed agli ATC se non sia il momento di adottare misure drastiche per stroncare una volta per tutte questo spregevole fenomeno, che si ripete ormai sistematicamente ad ogni stagione di caccia. La proposta delle due associazioni ambientaliste è quella di vietare la caccia per almeno 10 anni in tutte quelle aree dove vengono compiute efferate azioni di bracconaggio nei confronti di specie protette e particolarmente vulnerabili, come il lupo appenninico. In particolare, LAC e Lupus in Fabula chiedono il divieto assoluto, in quelle zone, di effettuare le “braccate” al cinghiale, cioè quelle battute di caccia dove vengono utilizzate intere mute di cani e parecchie decine di cacciatori e che proprio per questo risultano essere le meno selettive. Questo perché il gran baccano provocato dai latrati dei cani spaventa ogni tipo di animale, anche quelli protetti, i quali poi finiscono inevitabilmente con l’essere sparati dai cacciatori appostati, come peraltro ribadito da una recente ordinanza del TAR Marche. Non è escluso, infatti, che i due lupi uccisi nel Montefeltro possano essere finiti nel bel mezzo di una braccata al cinghiale, che è di gran lunga il tipo di caccia più praticato dai cacciatori marchigiani, ma anche il più pericoloso, specie per chi lo pratica o si trovasse per sbaglio in zona. La proposta, in sostanza, è quella di applicare la stessa legge vigente in caso di incendi boschivi (art. 10 Legge n. 353/2000), dove nelle aree percorse dal fuoco non si può più andare a caccia per almeno 10 anni. Lo scopo, infatti, è quello di scoraggiare altre azioni di bracconaggio, ed al tempo stesso quello di responsabilizzare i cacciatori affinché isolino e denuncino le cosiddette “mele marce” che si nascondono tra le loro fila e che finora hanno potuto godere di forti coperture e dell’omertà di tutto il mondo venatorio. In questo modo crediamo che proprio i cacciatori saranno i primi ad avere tutto l’interesse a far sì che questi spregevoli delitti contro specie rare, protette ed ad alto rischio di estinzione, non abbiano più a ripetersi!

      LAC Sezione Marche
      La Lupus in Fabula

      Ancona, 4 Novembre 2012

  22. Occhio nudo
    novembre 1, 2012 alle 3:27 pm

    Qui, invece, la storia, e le immagini, del lupo che ha voglia di giocare: http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/provincia/2012/10/31/795070-lupo-gaggio-giocherellone.shtml .

  23. dicembre 12, 2012 alle 7:00 pm

    delinquenti.

    dal sito istituzionale web del Corpo Forestale dello Stato, dicembre 2012
    ANTIBRACCONAGGIO: DENUNCIATI DALLA FORESTALE CINQUE BRACCONIERI DI LUPI IN PROVINCIA DI PARMA. Utilizzavano bocconi avvelenati realizzati con carcasse di animali selvatici e fucili per sterminare i lupi e gli altri predatori nell’alta Val Parma. Ritrovate anche foto che li ritraevano con lupi uccisi: http://www3.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/6004

  24. dicembre 19, 2012 alle 6:16 pm

    da Prima Di Noi, quotidiano on line dell’Abruzzo, 19 dicembre 2012
    BRACCONAGGIO. Lupo decapitato nella Camosciara, zona di riserva integrale. Per il Pnalm:«è una aggressione sistematica al Parco»: http://www.primadanoi.it/news/cronaca/536109/Lupo-decapitato-nella-camosciara–zona.html

    da La Gazzetta di Reggio, 19 dicembre 2012
    A caccia di lupi dentro il Parco denunciati cinque bracconieri. Durante la perquisizione delle loro case il Corpo Forestale trova anche le fotografie con i “trofei” La condanna dell’ente: «Hanno violato le norme dell’area protetta e disseminato bocconi avvelenati»: http://gazzettadireggio.gelocal.it/cronaca/2012/12/19/news/a-caccia-di-lupi-dentro-il-parco-denunciati-cinque-bracconieri-1.6218449

  25. gebissi romano
    gennaio 2, 2013 alle 11:30 pm

    ciao a tutti vorrei aggiungere per chi ama il lupo come me che in svizzera nel vallese ne sono stati avvistai 8 in un branco monitorato gia da tempo,e corre voce che nella confinante cintura di confine valle d’intelvi(como)/canton ticino se ne aggiri un esemplare (?) da verificare

  26. gennaio 10, 2013 alle 10:26 pm

    da Il Messaggero, 10 gennaio 2013
    Lupo ucciso in Ciociaria con un colpo di fucile: http://www.ilmessaggero.it/frosinone/ciociaria_lupo_ucciso/notizie/243348.shtml

    da Green Report, 8 gennaio 2013
    Strage di lupi in Siberia. La Repubblica autonoma di Sakha dichiara l’emergenza. Un bonus per ogni pelliccia e premi ai tre cacciatori che abbattono più esemplari: http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=19732

    Meno dell’1% di bestiame nel menù dei lupi ricomparsi in Germania: (27 marzo 2012): http://greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=15166&cat=Aree%20protette%20e%20biodiversit%E0

    Dopo 85 anni i lupi ritornano in California. Ma negli Usa continuano la persecuzione e il pregiudizio. (2 gennaio 2012): http://greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=13921&cat=Aree+protette+e+biodiversit%E0&sez

  27. Daniele
    febbraio 25, 2013 alle 9:35 am

    Sono un cacciatore e ci tengo a dire che con i bracconieri noi abbiamo solo scontri e dissensi per cui vediamo di non confondere la M con il cioccolato. Grazie

  28. marzo 3, 2013 alle 8:10 pm

    allucinante.

    A.N.S.A., 2 marzo 2013
    Lupo trovato morto vicino Norcia. Da polizia provinciale, si ipotizza sia stato avvelenato. (http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/umbria/2013/03/02/Lupo-trovato-morto-vicino-Norcia_8335503.html)

    PERUGIA, 2 MAR – E’ stata trovata intorno alle 8 di stamani, in localita’ Opaco di Norcia, dalla polizia provinciale del comprensorio della Valnerina, la carcassa di un lupo morto.
    Si tratta del secondo ritrovamento del genere in pochi giorni: l’ipotesi – spiega un comunicato della Provincia di Perugia – e’ che l’animale sia stato avvelenato. La carcassa dell’animale e’ stata inviata all’Istituto zooprofilattico Umbria-Marche per gli accertamenti del caso.

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    da Cronache Maceratesi, 5 marzo 2013
    Due lupi trovati morti nell’arco di pochi giorni.
    Dall’Ente Parco dei Sibillini arriva l’allarme: “Casi sospetti che fanno pensare ad ipotesi di avvelenamento”: http://www.cronachemaceratesi.it/2013/03/05/due-lupi-trovati-morti-nellarco-di-pochi-giorni/298743/?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+cronache_maceratesi+%28Cronache+Maceratesi%29

  29. marzo 19, 2013 alle 10:38 pm

    delinquenti!

    da Il Tirreno, 18 marzo 2013
    Lupo ucciso a pallettoni ed esposto in piazza. Plateale protesta degli allevatori a Roccalbegna, gli attivisti della Lav condannano il gesto, indagano i carabinieri: http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/2013/03/18/news/lupo-ucciso-a-pallettoni-ed-esposto-in-piazza-1.6722546

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    da Rete 5 TV, 19 marzo 2013
    Sulmona. Altro lupo trovato morto in zona Tratturo: http://www.rete5.tv/index.php?option=content&task=view&id=28640&utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+Rete5tv-Sulmona-AlternativeTelevision+%28Rete5.tv+-+Sulmona+-+Notizie+d%27Abruzzo%29

  30. marzo 26, 2013 alle 2:56 pm

    ancora delinquenti, purtroppo.

    da Il Centro, 25 marzo 2013
    Lupo ucciso nel Parco con un colpo di fucile. Esemplare trovato morto in Molise, l’Ente chiede più controlli: http://ilcentro.gelocal.it/laquila/cronaca/2013/03/25/news/lupo-ucciso-nel-parco-con-un-colpo-di-fucile-1.6765112

    ____________________________

    da Il Quotidiano del Molise, 25 marzo 2013
    Bracconaggio nel Pnalm: ucciso un lupo nel comune di Castel San Vincenzo: http://www.quotidianomolise.com/bracconaggio-nel-pnalm-ucciso-un-lupo-nel-comune-di-castel-san-vincenzo/

  31. aprile 3, 2013 alle 7:04 pm

    Gea Press, 3 aprile 2013
    Salvaguardia del lupo – le iniziative del Corpo Forestale dello Stato. Linee guida operative, gruppo di lavoro e collaborazione con ISPRA e Università la Sapienza: http://www.geapress.org/brevi/salvaguardia-del-lupo-le-iniziative-del-corpo-forestale-dello-stato/43649

  32. aprile 5, 2013 alle 3:00 pm

    da Il Fatto Quotidiano, 25 marzo 2013
    Caccia, lupi ed orsi: una magnifica realtà. (Fabio Balocco): http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/25/lupi-ed-orsi-magnifica-realta/541626/#.UV2rNJUwldw.email

    _______________________

    da Il Fatto Quotidiano, 13 gennaio 2012
    Lupi all’italiana. (Fabio Balocco): http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/13/lupi-allitaliana-3/183372/

  33. aprile 18, 2013 alle 2:55 pm

    nessuna prova, però, che siano lupi e non cani randagi.
    Se si tratta davvero di lupi, ci sono gli indennizzi previsti dalla legge.

    da Il Giunco, 17 aprile 2013
    22 pecore sgozzate in tre giorni. Confagricoltura chiede l’abbattimento dei lupi: http://www.ilgiunco.net/2013/04/17/22-pecore-sgozzate-in-tre-giorni-confagricoltura-chiede-labbattimento-dei-lupi/

  34. maggio 20, 2013 alle 5:54 pm

    A.N.S.A., 20 maggio 2013
    Sospetto avvelenamento per lupo in Pnalm. Animale era stato individuato moribondo grazie a escursionisti: http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/abruzzo/2013/05/20/Sospetto-avvelenamento-lupo-Pnalm_8735357.html

  35. maggio 23, 2013 alle 6:17 pm

    da Libertà, 23 maggio 2013
    Pecore sbranate, la Provincia: “Costoso e difficile catturare i lupi”: http://www.liberta.it/2013/05/23/pecore-sbranate-la-provincia-costoso-e-difficile-catturare-i-lupi/

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    da Il Trentino – Corriere delle Alpi, 22 maggio 2013
    Il ritorno dei lupi in Trentino. Pacher: «Un paio di coppie sono già state avvistate sui monti Lessini. Stiamo vigilando sul loro insediamento»: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/cronaca/2013/05/22/news/il-ritorno-dei-lupi-in-trentino-1.7111339

  36. giugno 12, 2013 alle 2:51 pm

    A.N.S.A., 12 giugno 2013
    Usa, lupo grigio non rischia piu’ estinzione. Presto potrebbe essere tolto dalla lista delle specie minacciate: http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2013/06/11/Usa-lupo-grigio-americano-rischia-piu-estinzione_8853789.html

  37. luglio 15, 2013 alle 8:17 pm

    da Il Giunco – quotidiano della Maremma, 15 luglio 2013
    Contro lupi e predatori arrivano le gabbie “autocatturanti”: ne sono state installate già 4: http://www.ilgiunco.net/2013/07/15/contro-lupi-e-predatori-arrivano-le-gabbie-autocatturanti-ne-sono-state-installate-gia-4/

  38. agosto 12, 2013 alle 6:04 pm

    da Il Giorno, 11 agosto 2013
    Caccia al lupo fra i monti. Guardie venatorie in azione. Il lupo scorrazza sui monti dell’Alto Verbano? È la domanda che si pongono escursionisti e appassionati di trekking, allarmati dopo aver saputo del ritrovamento di una carcassa sulle alture del Gambarogno, nel Locarnese, non lontano dal valico italo-svizzero di Zenna. (Claudio Perozzo): http://www.ilgiorno.it/varese/cronaca/2013/08/11/932858-luino-caccia-lupo.shtml

  39. agosto 16, 2013 alle 3:01 pm

    bellissimo evento 😛

    A.N.S.A., 16 agosto 2013
    Nati due cuccioli lupo nel Parco Lessinia. Evento nel Veronese, i ‘piccoli’ filmati dal Corpo Forestale dello Stato. (http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/natura/2013/08/16/Nati-due-cuccioli-lupo-Parco-Lessinia-_9162438.html)

    video: http://www.ansa.it/web/notizie/videogallery/italia/2013/08/15/Nati-due-cuccioli-lupo-Parco-Lessinia_9161829.html

    Due cuccioli di lupo hanno preso possesso di un’area della Lessinia veronese. Una ‘videotrappola’, nei giorni scorsi, ha documentato l’avvenuta riproduzione con la presenza di due cuccioli di lupo. E’ stata quindi accertata la riproduzione della prima coppia di lupo delle Alpi orientali, formatasi lo scorso anno in Lessinia dall’incontro tra un lupo balcanico di provenienza dinarica, ‘Slavc’, e una femmina di lupo italico, ‘Giulietta’. Nel corso degli accertamenti svolti nei giorni successivi, è stato possibile riprendere ‘dal vivo’ le prime immagini dei due cuccioli. È il risultato del costante monitoraggio svolto dal personale del Parco della Lessinia e del Comando Stazione di Bosco Chiesanuova del Corpo Forestale dello Stato.
    L’eccezionale evento riconduce a quanto zoologi e ricercatori avevano previsto e attendevano da tempo: il ricongiungimento di due popolazioni diverse non più in contatto da secoli con la formazione di un nucleo familiare, l’unico noto per le Alpi orientali, fatto di elevatissimo valore biologico e conservazionistico. Le attività di monitoraggio e vigilanza continuano al fine non solo di identificare geneticamente i nuovi nati ma anche di seguire e tenere costantemente sotto controllo le attività del nuovo nucleo familiare. La specie, ‘particolarmente protetta’ dalle normative nazionali e comunitarie, ha un importante ruolo al vertice della piramide alimentare nell’ecosistema alpino.
    Si sottolinea che quest’ospite speciale, estremamente schivo ed elusivo con abitudini prettamente notturne e crepuscolari, non rappresenta alcun pericolo per l’uomo, e riuscire ad osservarlo in natura è un evento eccezionale e fortuito. Come testimoniano i dati relativi al restante territorio italiano, Appennino e Alpi occidentali, a fronte di diverse centinaia di animali presenti – rileva una nota del Parco delle Lessinia – non è mai stato documentato alcun caso di aggressione nei confronti dell’uomo nell’ultimo secolo.

  40. dicembre 21, 2013 alle 11:00 am

    cialtroni e criminali.

    da Il Corriere della Sera, 21 dicembre 2013
    MAREMMA. Lupa uccisa con una fucilata al costato: http://www.corriere.it/animali/13_dicembre_21/lupa-uccisa-una-fucilata-costato-55c3a370-6a1f-11e3-aaba-67f946664e4c.shtml

  41. fabio
    gennaio 14, 2014 alle 11:17 am

    Buongiorno, io sono un proprietario di terreni nella zona della Lessinia dove sono presenti da un pò di tempo alcuni capi di Lupo. Proprio in questi giorni noi proprietari stiamo affrontando la questione e il “problema”. Vi spiego velocemente le varie problematiche. I proprietari diamo in affitto ad allevatori i pascoli per le vacche. Già da un pò i pascoli sono letteralmente distrutti dalla presenza di cinghiali poichè con il loro muso arano nel vero senso della parola i pascoli. Risultato: le vacche non trovano più dove pascolare. Si aggiunge la presenza del lupo: il lupo rincorre e caccia le vacche e ne sbrana alcune, ne ferisce altre, ne spaventa altre ancora ecc. Nello scappare e nello spaventarsi molte vacche cadono da dirupi, si azzoppano, muoiono, perdono il latte…
    Nessuno è contro il Lupo in sè (o il cinghiale, o le marmotte, o le linci..) ma i proprietari dei terreni o gli allevatori avranno pur qualche diritto sulle proprietà e sul bestiame o no? Sapete cosa succede nella verità? I cinghiali arano i pascoli e quando si chiede un risarcimento gli organi preposti mettono in dubbio che sia stato il cinghiale…oppure se una vacca è stata sbranata si chiama subito l’autorità competente che esce a far il sopralluogo solo dopo alcuni giorni e ti risponde che non è possibile definire con precisione se è stato il Lupo a sbranare la vacca e non ti danno alcun risarcimento! E’ qui che i proprietari-allevatori si arrabbiano!!! Tutti vengono a passare la domenica passeggiando nei NOSTRI boschi e montagne (ricordo che sono PROPRIETA’ PRIVATE) e lasciano in giro le LORO immondizie o carte o bottiglie che solo NOI dobbiamo raccogliere sia per decenza che per evitare che le vacche si strangolino. Ma queste cose nessun ambientalista le dice o difende, si pensa solo al Lupo e all’aspetto romantico dell’IDEA senza pensare alla PRATICA.
    Detto questo vi chiedo a cuore aperto: come possiamo trovare una soluzione che rispetti la presenza di lupo,vacche,proprietari e allevatori? Ve lo chiedo perchè alla fine ci rimettono esclusivamente queste categorie mentre i visitatori della domenica o i cittadini che decidono le sorti della montagna (senza sapere nulla di montagna) non colgono minimamente il problema.

    • M.A.
      gennaio 14, 2014 alle 1:39 pm

      Caro Fabio, sono sardo, e pur non avendo Lupi in Sardegna capisco davvero le difficoltà che incontri. Riesco a comprenderle perché essendo un assiduo frequentatore della natura anche qui in Sardegna i pastori e gli allevatori hanno lo stesso problema causato da volpi, cornacchie e cinghiali. Bene che ti vada, alcuni utenti potranno suggerirti di chiedere un risarcimento danni alle ass. Venatorie per i danni causati dai cinghiali in quanto sono stati introdotti abusivamente da questi ultimi a fine venatorio. Ebbene si, anche se a distanzi di anni il colpevole è sempre lo stesso, e tutte le cause che favoriscono l’incremento non sono invece rilevanti. Male che ti vada altri utenti potranno suggerìrti:
      A)di cambiare pascoli in quanto il lupo ha più diritto di noi uomini.
      B) campagne di sterilizzazione contro cinghiali e lupi per ridurre i danni (con i soldi di chi?)
      C) che tu recinti (a tue spese) i tuoi pascoli con reti elettrificate, e dissuasori acustici per spaventare la fauna.
      D) cambiare mestiere.

      • gennaio 14, 2014 alle 4:45 pm

        toh, leggiti il commento sotto, il n. 50, prima di “sparare” altre scemenze 😉

    • gennaio 14, 2014 alle 3:09 pm

      buonasera Fabio,

      la Regione Veneto è intervenuta anche con la recente legge regionale 23 aprile 2013, n. 6 (http://bur.regione.veneto.it/BurvServices/Pubblica/DettaglioLegge.aspx?id=248345) per garantire indennizzi in caso di danni all’agricoltura e all’allevamento da fauna selvatica e in caso di incidenti stradali.

      Mi pare che ci sia una buona dotazione finanziaria: sono delegate all’accertamento dei danni e all’erogazione degli indennizzi le Province (per la Provincia di Vicenza: http://www.provincia.vicenza.it/ente/la-struttura-della-provincia/servizi/caccia/risarcimento-danni).

      Se il problema è quello della tempestività dei controlli per accogliere le richieste di indennizzo, allora può essere effettuata una richiesta/petizione alla Provincia delegata per l’incremento del personale incaricato.

      C’è poi la possibilità di ottenere contributi per la realizzazione di sistemi di difesa passivi (es. reti, recinzioni elettrificate fisse e mobili, ecc.), utilissimi in particolare per le zone di ricovero del bestiame: http://www.provincia.vicenza.it/ente/la-struttura-della-provincia/servizi/caccia/risarcimento-danni/contributo%20difesa%20passiva%20danni%20Fauna.pdf .

      Esistono già diversi esempi con risultati positivi, come il progetto LIFE attuato nel parco nazionale dei Monti Sibillini: http://www.sibillini.net/attivita/progetti/life_grandiCarnivori/depliantRecinti.pdf.

      I modi per ridurre i motivi di conflitto fra uomo e lupo ci sono, bisogna coinvolgere proprietari, allevatori, amministrazioni pubbliche. Se volete un aiuto per chiedere un intervento da parte del Ministero dell’ambiente, della Regione Veneto e della Provincia di Vicenza possiamo darvelo volentieri. Scriveteci all’indirizzo di posta elettronica grigsardegna5@gmail.com.

      • M.A.
        gennaio 14, 2014 alle 6:44 pm

        Grande Grig, ahahah, mi hai stupito. 😀
        Mi chiedevo ma un allevatore quante stagioni può andare avanti a furia d’indennizzi? Io penso che una persona non abbia tanta voglia di iniziare il lavoro all’alba per campare d’indennizzi. È poco gratificante vedersi i pascoli distrutti o il bestiame rovinato. Non è decisamente bello spaccarsi la schiena e allevare dei vitelli affinché vengano sbranati. Fatto sta è che poco ma sicuro con il lupo non si devono utilizzare armi. Che senso avrebbe cacciare il lupo? A che pro poi se era giudicato una specie a rischio. A niente. Molti allevatori però vorrebbero bloccare i corridoi biologici e confinare il lupo esclusivamente all’interno di qualche parco, altri ancora il lupo non lo vogliono, perché anche se era presente anni fa nell’habitat in cui è ritornato, le cose a distanza di anni sono cambiate. Infatti, certi allevatori sono diventati imprenditori agricoli, e hanno ampliato il numero dei loro capi colonizzando i boschi. È logico che il rapporto uomo-lupo stia di nuovo scricchiolando. Prova ne sono i lupi trovati morti quà e la e spesso passati come opera di bracconaggio.
        Un’altro motivo di felicità nell’essere sardo, preferisco di gran lunga le volpi, almeno sono cacciabili ;). “Attenti al lupo”.

      • gennaio 14, 2014 alle 8:28 pm

        …e parecchi agricoltori e allevatori hanno rigirato la frittata e accompagnano escursionisti italiani e stranieri proprio per vedere i Lupi: https://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2011/05/31/la-macina-turismo-sociale-e-ambientale-sullappennino/ .
        Sveglia, le “tradizioni” cambiano 😛

        Stefano Deliperi

  42. M.A.
    gennaio 14, 2014 alle 8:48 pm

    Ahah…dici? No, non cambieranno soprattutto se fanno parte del nostro DNA 😉 .
    Cmq ritorniamo al lupo, l’uomo è il più grande speculatore della natura, fin quando vede soldi tutto ok, quando per cause di forza maggiore i rubinetti chiudono, allora: boom boom boom! La triste realtà dei fatti.

    • gennaio 14, 2014 alle 9:59 pm

      no, non fanno parte del nostro D.N.A.
      Il D.N.A., per fortuna, è un’altra cosa. Rasserenati 😛

      Stefano Deliperi

      • M.A.
        gennaio 14, 2014 alle 10:53 pm

        Spogliare un popolo delle proprie tradizioni culinarie o folkloristiche è come privarlo della propria identità. Un popolo senza identità e quindi senza tradizioni che popolo è? Non puoi togliere ai sardi la loro “sardità”. Sai perché non ci riuscirai? Perché i padri insegnano ai figli ciò che è stato tramandato dai loro nonni 🙂 Rassegnati 😉 .

      • gennaio 14, 2014 alle 11:03 pm

        ma credi davvero che l’identità della Sardegna sia nello scannare agnelli o nello sparare ai tordi?
        Perchè non ti viene in mente, per esempio, di fare qualcosa contro la speculazione immobiliare lungo le coste o a Tuvixeddu? Oppure contro la speculazione energetica nei terreni agricoli della piana di Cossoine e Bonorva, in mezzo ai “nostri” nuraghi?
        Quando farai qualcosa in proposito potrò pensare che tieni davvero all’identità di quest’Isola.
        Rimboccati le maniche…poi ne riparliamo.

        Stefano Deliperi

  43. M.A.
    gennaio 15, 2014 alle 8:47 am

    Stefano e tu credi veramente che dall’altra parte del mare siamo conosciuti per coloro che hanno i mari e le coste con le dune più belle? Se tu parli di Sardegna la prima cosa che ti sentirai dire è “porceddu”, “agnello con i cardi”, “taccula”, “sugo di cinghiale”…non speculazione di Tuvisceddu o eolico di Bonorva. Io da sardo vi ringrazio perché state proteggendo la nostra Terra, e sai perché ti ringrazio? Perché fai si che ci siano ancora i pascoli dove possono essere pascolati gli agnelli e fai si che al posto del cemento ci siano cespugli dove possono trovare rifugio tordi e cinghiali, in modo da poter parlare ancora di “taccula”, di “porceddu” e “di agnello con i cardi”. È in questo senso che voi state proteggendo la Sardegna e io ve ne sono grato. Grazie.

    • gennaio 20, 2014 alle 2:58 pm

      anche queste sono “tradizioni” in Sardegna e sarebbe il caso di lasciarle alla storia e al passato.

      da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2014
      Il rito della vendetta, così rivive un fossile antropologico. Un ritorno al codice della violenza analizzato da Pigliaru. Le differenze con la guerra interna alla mala barbaricina. (Piero Mannironi)

      Troppo presto per parlare di faida. Ma sicuramente anche troppo presto per escludere una fiammata mortale della vecchia disamistade che ha lasciato come eredità sette croci nel piccolo camposanto di Noragugume. Certo è che, in questa giornata grigia di pioggia sottile, è impossibile non evocare il demone, cioè quel grumo di odio tenace come la gramigna che resiste al tempo e al dolore. Davanti ai corpi straziati dai pallettoni di un padre e di un figlio è dunque quasi logico pensare che il metronomo della morte, alimentato da sentimenti avvelenati e furenti, abbia a ripreso a segnare il tempo dell’odio e del sangue. Noragugume, minuscolo paese ferito da una guerra terribile tra famiglie alla fine degli anni Novanta, respira oggi di nuovo quell’atmosfera pesante di paura fatta di improvvise bufere violente e di pause nervose in attesa del prossimo funerale. E se quella di Noragugume fosse davvero faida, cioè quella codificata nelle leggi non scritte della vendetta, vorrebbe dire che nel piccolo paese di trachite sopravvive un fossile antropologico. Perché le disamistade degli anni Ottanta e Novanta, che incendiarono la Barbagia, e soprattutto Mamoiada, Orune e Oniferi, non erano infatti vere faide. Erano qualcosa di diverso anche se altrettanto brutale. Erano uno spietato regolamento di conti sviluppatosi all’interno della galassia oscura dei sequestri di persona. Forse la “contaminazione” partì da Mamoiada, dove la fazione vincente della faida storica, consumatasi in quasi trent’anni, si spaccò drammaticamente, diventando una guerra. I due gruppi cercarono alleanze negli ambienti malavitosi degli altri paesi, tessendo un’invisibile trama capace di legare antiche solidarietà criminali, riannodando i fili di amicizie familiari storiche e antichi favori che attendevano un ritorno. L’effetto di queste strategie produsse un effetto devastante. Perché se una delle due fazioni di Mamoiada siglava un’alleanza in un altro paese, automaticamente acquistava un nuovo nemico. Il perché è semplice: nel cuore della Barbagia molti centri erano divisi da inimicizie storiche, da rancori mai sopiti originati da antiche contese. La conseguenza fu che lo scontro iniziale di Mamoiada diventò un potente catalizzatore dell’odio. Un’infernale reazione a catena in tutto il centro Sardegna nella quale la logica, semplice e gelida, era: i nemici dei miei amici sono miei nemici. Questo meccanismo non venne inizialmente percepito e così si arrivò a una conclusione con elementi di verità, ma troppo superficiale, sbagliata nella sostanza profonda. Perché non svelava la complessità di quella guerra totale. Si pensò infatti che in ogni singolo paese barbaricino fossero esplose nuove faide o si fossero risvegliate antiche guerre familiari. Poi, lo scenario andò definendosi meglio: ogni delitto contribuiva infatti a diradare la nebbia ingannevole che portava a un’analisi parziale di quella stagione di odio incandescente e di crudeli esecuzioni. Si arrivò perfino a conoscere alcuni dettagli nelle agghiaccianti geometrie di quella guerra. Per esempio: si era arrivati a uccidere per fare un favore, senza che la “commissione” fosse richiesta. Cioè si era eliminato il nemico di qualcuno in un altro paese per trasformare quel qualcuno da amico in alleato e quindi in potenziale complice in quello che stava diventando un gigantesco regolamento di conti. E così, quando lo scontro di Mamoiada si esaurì, lentamente si spensero, una dopo l’altra, anche tutte quelle guerre che erano state interpretate come altrettante faide. Non era certo la prova di un paradigma investigativo, ma sicuramente era un elemento fortissimo che faceva da collante a un’interpretazione dei fatti nata da intercettazioni, confidenze, deduzioni e perfino qualche prova giudiziaria certa. Se si vuole arrivare a una sintesi, si può quindi dire che per alcuni anni si era combattuta una guerra che altro non era che un gigantesco regolamento di conti all’interno dell’aristocrazia criminale barbaricina. Niente a che vedere con la faida tradizionale, quindi. Per intendersi, quella codificata da Antonio Pigliaru con la sue regole fatte di tempi e di proporzionalità tra offesa e reazione. Quell’antico rito selvaggio sembra invece vivere ancora oggi a Noragugume.

      • M.A.
        gennaio 20, 2014 alle 3:23 pm

        Vedi Stefano, io non capisco, se tu non accetti oppure non vuoi capire quali sono le tradizioni che i sardi vogliono tutelare. Sembra di parlare con uno che non vuole intendere. Ti racconto un breve sunto della situazione dal punto di vista sia culturale che politico dato che siamo in aperta campagna elettorale. Tralasciando l’emancipata Cagliari e Hinterland, nella quale penso che tu risiedi, ti fai forte di certi concetti quali ecologismo, tutela degli animali etc etc, dove solo qui possono trovare un terreno fertile. Cagliari si trova in “periferia” rispetto al centro della “cultura sarda” che possiede la sua capitale nell’entroterra. Al di fuori di questo Hinterland si vive con dei valori assai diversi dai tuoi. Avendo studiato a Oristano, mi son reso conto che la Sardegna è tagliata a metà. Da Oristano i su si sente veramente forte quella cultura, e la situazione economica e sociale in cui viviamo funge come benzina sul fuoco. I ragazzi di vent’anni, nonostante la mancanza di lavoro, a Oristano vivono aspettando la Sartiglia. Nel circondario di Oristano, fino ad Abbasanta e Ghilarza idem. Discutendo al bar con una persona, su il bisogno impellente di lavoro e benessere per noi giovani mi è stato risposto ” Hai ragione, Ho 25 anni e non ho nemmeno un cavallo! “. Il cavallo per loro è un simbolo di benessere economico e sociale. Nel Goceano idem. I giovani vivono in funzione delle feste paesane, dei balli sardi e della caccia grossa. Se i genitori (la classe che va dal ’50 al ’70) erano più emancipati e più aperti si vestivano in jeans per farti un esempio, i figli son ritornati come i nonni : pantaloni di velluto, gambales e barrita! Nel Sassarese aspettano la Cavalcata o i Candelieri, a Nuoro il Redentore etc etc. I giovani stanno vivendo i funzione di questo. Se qui puoi trovare consenso sull’ecologismo li trovano un forte consenso i movimenti dei pastori contro i parchi. (Es. Il Gennargentu). Il rapporto tra uomo e animale e il cardine di tutto ciò. Le feste si fanno con i cavalli, i cavalli sono il simbolo, le pecore sono la fonte di guadagno, gli agnelli e i porcetti sono la tipicità culinaria, e la caccia grossa è l’hobby di tutta la comunità.
        Ora ti faccio una domanda: qual’è lo schieramento politico che favoriscono la caccia, le tradizioni e zona franca etc etc? E perché?
        Dall’altra parte.. mi dispiace che coloro che fanno dei giusti discorsi sull’utilizzo delle risorse rinnovabili, agricoltura lavoro, disoccupazione giovanile cose che condivido non danno importanza a ciò che vogliono i sardi “quelle tradizioni”, e corrono il rischio di riconsegnare la Sardegna nelle mani dei soliti noti fino al 3080, con le conseguenze che sappiamo dal punto di vista economico, sociale ed ambientale.

  44. gennaio 20, 2014 alle 4:52 pm

    M.A. :

    Vedi Stefano, io non capisco, se tu non accetti oppure non vuoi capire quali sono le tradizioni che i sardi vogliono tutelare. Sembra di parlare con uno che non vuole intendere. Ti racconto un breve sunto della situazione dal punto di vista sia culturale che politico dato che siamo in aperta campagna elettorale. Tralasciando l’emancipata Cagliari e Hinterland, nella quale penso che tu risiedi, ti fai forte di certi concetti quali ecologismo, tutela degli animali etc etc, dove solo qui possono trovare un terreno fertile. Cagliari si trova in “periferia” rispetto al centro della “cultura sarda” che possiede la sua capitale nell’entroterra. Al di fuori di questo Hinterland si vive con dei valori assai diversi dai tuoi. Avendo studiato a Oristano, mi son reso conto che la Sardegna è tagliata a metà. Da Oristano i su si sente veramente forte quella cultura, e la situazione economica e sociale in cui viviamo funge come benzina sul fuoco. I ragazzi di vent’anni, nonostante la mancanza di lavoro, a Oristano vivono aspettando la Sartiglia. Nel circondario di Oristano, fino ad Abbasanta e Ghilarza idem. Discutendo al bar con una persona, su il bisogno impellente di lavoro e benessere per noi giovani mi è stato risposto ” Hai ragione, Ho 25 anni e non ho nemmeno un cavallo! “. Il cavallo per loro è un simbolo di benessere economico e sociale. Nel Goceano idem. I giovani vivono in funzione delle feste paesane, dei balli sardi e della caccia grossa. Se i genitori (la classe che va dal ’50 al ’70) erano più emancipati e più aperti si vestivano in jeans per farti un esempio, i figli son ritornati come i nonni : pantaloni di velluto, gambales e barrita! Nel Sassarese aspettano la Cavalcata o i Candelieri, a Nuoro il Redentore etc etc. I giovani stanno vivendo i funzione di questo. Se qui puoi trovare consenso sull’ecologismo li trovano un forte consenso i movimenti dei pastori contro i parchi. (Es. Il Gennargentu). Il rapporto tra uomo e animale e il cardine di tutto ciò. Le feste si fanno con i cavalli, i cavalli sono il simbolo, le pecore sono la fonte di guadagno, gli agnelli e i porcetti sono la tipicità culinaria, e la caccia grossa è l’hobby di tutta la comunità.
    Ora ti faccio una domanda: qual’è lo schieramento politico che favoriscono la caccia, le tradizioni e zona franca etc etc? E perché?
    Dall’altra parte.. mi dispiace che coloro che fanno dei giusti discorsi sull’utilizzo delle risorse rinnovabili, agricoltura lavoro, disoccupazione giovanile cose che condivido non danno importanza a ciò che vogliono i sardi “quelle tradizioni”, e corrono il rischio di riconsegnare la Sardegna nelle mani dei soliti noti fino al 3080, con le conseguenze che sappiamo dal punto di vista economico, sociale ed ambientale.

    guarda che conosco piuttosto bene quest’Isola.
    Aspetti positivi e aspetti negativi. Cavalli e Candelieri.
    Come ti dicevo, ci sono tradizioni positive, splendide, da tutelare, tradizioni negative, da superare, e tradizioni delle quali se ne può fare a meno.
    Come in tutte le parti del mondo.
    Ho solo voluto ricordare che anche la “disamistade” è una nostra “tradizione”, profonda, anzi profondissima. Ma non per questo è “automaticamente” da conservare.
    Tutto qui, ma non è poco. 😉
    Pensaci e pensiamoci tutti.

    Stefano Deliperi

  45. M.A.
    gennaio 20, 2014 alle 9:25 pm

    Fammi capire scommetto che per te la tradizione culinarie strettamente correlate alla tradizione venatorie o a quelle agropastorali nello “scannare agnelli” o “mettere nello spiedo i maialetti” perché ritenute barbare e retrograde? In caso affermativo faresti parte di quella piccola parte di sardi, che ripudia la sardità e si sentono derisi e umiliati quando vengono associati ai pastori e alle pecore o provano imbarazzo quando in tv va un Benito Urgu a fischiettare, rappresentando in questo modo la Sardegna. Io spero di no.

    • gennaio 20, 2014 alle 10:01 pm

      il tuo concetto di “sardità” è abbastanza buffo: mi pare che sia identificabile con un compasso che abbia per centro lo stomaco 😛
      Come diceva tempo fa Shardana, ma sei un “buco nero” che inghiotte tutto ciò che appaia un minimo vivente?!

      Stefano Deliperi

      P.S. a me Benito Urgu sta pure simpatico, ma penso che l’identità di ‘sta Terra la si difenda in primo luogo evitando che venga svenduta e scempiata: quando qualche cacciatore che si reputa “sardo” lo farà, allora forse inizierò a discuterne un po’ più seriamente.

      • M.A.
        gennaio 20, 2014 alle 10:12 pm

        E no caro mio, la mia sardità sta nel fatto che tutto ciò continui a tramandarsi, e per far ciò abbiamo bisogno di voi, che ci tutelate dalla mala politica! 🙂
        P.S. sono normopeso 😀 ! Però non nego che quelle specialità sarde le adoro con tutto me stesso.
        Benito Urgu sta simpatico anche a me, lui non nasconde la sua sardità (che non significa grezzumine!).
        Chi mi sta antipatica è qualche showgirl di successo, che pur essendo sarda si vergogna di esserlo.
        Certa gente non si merita di essere figlia di una terra come questa.

      • gennaio 20, 2014 alle 10:19 pm

        mi pare di scorgere un po’ di paraculaggine della serie “difendete voi la Sardegna, così possiamo continuare ad abbuffarci di porchetto arrosto”… o no?
        Valeriona? Forse forse ti mangeresti allo spiedo pure lei 😛

        Stefano Deliperi

  46. M.A.
    gennaio 20, 2014 alle 10:46 pm

    Ahah certo Stefano, perché vogliamo diffendere le nostre tradizioni se no!? Che mi dici della sagra della pecora!? Come e dove potranno pascolare le nostre pietanze se non ci fossero i Grig che lottano contro la speculazione edilizia o i parchi eolici!? 😉
    Esatto proprio lei, vedo che mi capisci al volo, no no a lei non la mangerei 😀

  47. luglio 29, 2014 alle 9:02 pm

    in valle d aosta dopo molto tempo sn tornati.

  48. agosto 15, 2014 alle 3:04 pm

    da Il Corriere della Sera, 18 luglio 2014
    AD OGGI, ERANO OTTO GLI ESEMPLARI, IN CONDIZIONE DI SEMILIBERTÀ.
    Nel Parco d’Abruzzo sono nati i nuovi lupacchiotti.
    Nell’area faunistica di Civitella Alfedena. Le autorità del Parco: «nei prossimi mesi identificati, controllati e potranno essere trasferiti in strutture protette»: http://www.corriere.it/animali/14_luglio_18/nel-parco-d-abruzzo-sono-nati-nuovi-lupacchiotti-71a58920-0e50-11e4-8e00-77601a7cdd75.shtml

  49. febbraio 27, 2015 alle 3:03 pm

    buone notizie per il Lupo in Italia 😛

    da Il Corriere della Sera, 27 febbraio 2015
    L’Italia è diventata un Paese da lupi.
    Negli anni Settanta ne erano rimasti un centinaio, ora sono oltre 1.500. E i pastori stanno imparando a convivere con loro. (Stefano Rodi) (http://www.corriere.it/ambiente/15_febbraio_24/lupi-bracconaggio-ripopolamento-monti-sibillini-da7ee698-bc34-11e4-9889-956e36696542.shtml)

    Gridare «al lupo, al lupo!», come è noto da tempo, non serve; anche se questi animali in 40 anni hanno moltiplicato il loro numero di 15-20 volte, secondo le ultime stime. Negli anni Settanta erano rimasti circa cento esemplari, solo sugli Appennini, dalla Sila fino alle Marche. Più a nord nessuno. Sulle Alpi l’ultimo era stato ucciso nel 1923, nei pressi di Mondovì. Sono arrivati a un passo dall’estinzione, ma non è successo. Anzi: adesso sono tra i 1.600 e i 1.900 esemplari — secondo la stima più recente presentata all’ultimo congresso nazionale sui mammiferi —, vivono in modo stabile dalla Calabria fino al Piemonte, divisi in nuclei familiari che contano dai tre ai sei elementi. Negli ultimi anni ci sono stati avvistamenti anche in Lombardia, Veneto e Trentino. Tutto questo mentre centinaia di capi continuano a essere uccisi ogni anno dai bracconieri.

    La «selva oscura».
    Il lupo in Italia non si è estinto per diverse ragioni. La prima, forse la principale, è perché è un lupo, una macchina di sopravvivenza incredibile, fin al di là della ferocia umana. Poi grazie al fatto che nel 1971 il decreto ministeriale Natali lo ha tolto dall’elenco delle specie nocive, sospendendo così una caccia senza quartiere. I «lupari» erano amati, ben pagati, e riconosciuti da una tradizione che affondava le sue radici in una storia millenaria, nata con Carlo Magno, che istituì un corpo speciale di cacciatori di lupi, i lupari appunto, che dovevano difendere il Sacro Romano Impero da questi animali che a quel tempo, quando non c’erano fucili ed era diffusa la rabbia, potevano essere minacciosi quanto un esercito nemico. L’Italia è diventata uno dei Paesi europei con più lupi anche per un’altra ragione:i boschi che nel dopoguerra occupavano il 18% della nostra superficie, oggi hanno raggiunto quasi il 40%. L’abbandono di agricoltura e pastorizia ha liberato il campo a cervi, cinghiali, caprioli, camosci, lupi e bracconieri. Secondo i dati del Terzo inventario nazionale delle foreste, alla fine del 2014, la «selva oscura» in Italia ha raggiunto la quota record di 11 milioni di ettari.

    Il nemico del lupo: l’uomo.
    I nemici più letali e temuti dai lupi sono gli uomini e l’arretramento di questi nelle aree urbane ha lasciato loro campo libero, o quasi: solo il 20% della popolazione italiana è rimasta a vivere in aree rurali (dati Eurostat 2011). Adesso quelli che rischiano l’estinzione sono diventati pastori e agricoltori: il numero di aziende agricole e zootecniche dal 2000 al 2010 è calato del 32,4% (dati VI Censimento generale sull’agricoltura dell’Istat). Ma i lupi, sia chiaro, con questo c’entrano poco o nulla: fanno il loro onesto mestiere da lupi, siamo noi a dover dimostrare di saper fare il nostro altrettanto bene. Molti allevatori ne hanno già dato prova, senza ricorrere a trappole, lacci o carcasse di animali imbottite di veleno. Servono però anche contributi pubblici, per aiutarli a dotarsi di sistemi idonei a contenere le predazioni.

    La forza del branco.
    I lupi si spostano di notte, sempre in fila indiana, anche per 20 o 30 km, a una velocità media di 7-10 km all’ora a seconda del terreno. «Quando trovo le loro tracce sulla neve», spiega lo zoologo Paolo Forconi, responsabile scientifico del monitoraggio del lupo nel Parco nazionale dei Monti Sibillini, «per capire quanti sono devo arrivare fino al punto in cui fanno una curva, visto che sui tratti dritti gli animali che seguono il primo, per risparmiare energia, infilano le loro zampe nelle sue orme e lo fanno con una precisione millimetrica». Ogni nucleo familiare ha il suo territorio, un’area che si estende dai 100 ai 250 km quadrati, a seconda dell’altitudine e dalla quantità di prede. Marcano i confini con segnali olfattivi e con gli ululati. Chi li oltrepassa, in particolare altri lupi, non è il benvenuto. Sono animali che hanno un radicato senso della gerarchia e dell’appartenenza al gruppo, «perché la forza del branco è il lupo, e la forza del lupo è il branco», come ha scritto Rudyard Kipling ne Il libro della giungla.

    L’esemplare omega di Pennac.
    Una coppia di documentaristi che ha lavorato per il National Geographic, Jim e Jamie Dutcher, ha vissuto per sei anni con i lupi nelle Sawtooth Mountains dell’Idaho e ha potuto osservare da vicino i loro usi e costumi. Nel branco, una famiglia che può essere numerosa e allargata, un po’ come le nostre negli anni Cinquanta, c’è sempre una coppia alfa che comanda, il maschio e la femmina che si riproducono, poi una serie di lupi beta, una specie di «secondi», ufficiali di collegamento. Infine gli altri, la truppa, i giovani. Tra questi c’è un lupo omega che ha un ruolo fondamentale e ingrato: il capro espiatorio. Serve a stemperare le tensioni del gruppo e a mantenere il buon umore della compagnia È quasi sempre lui a lanciare l’inizio dei giochi e a finire con il prenderle. Tra i lupi orecchie basse e coda tra le gambe non sono modi di dire, ma comportamenti ancestrali che possono evitare di prendere morsi e zampate che lasciano il segno. E l’omega, un Malaussène di Pennac con pelo e quattro zampe, ne fa largo uso. Jim e Jamie Dutcher hanno anche osservato che Lakota, il lupo omega del branco, aveva una forte amicizia con Matsi, lupo beta secondo solo a Kamots, il capo. Con l’«amico», Lakota osava fare quanto non avrebbe potuto nemmeno azzardare con gli altri: a volte gli saltava addirittura sul dorso e l’altro lasciava fare senza sbranarlo. Matsi, a conferma di un rapporto di simpatia con il più debole, a volte anche con l’appoggio di Kamots, interveniva sempre per fermare gli altri lupi se tonfavano eccessivamente il povero Lakota-Malaussène.

    Gerarchie e mutuo soccorso.
    Nel gruppo, al di là delle gerarchie e di giochi crudeli, esiste anche un forte senso di appartenenza e mutuo soccorso: un lupo che aveva una mascella rotta per una zoccolata di un’alce e quindi non più in grado di cacciare né quasi di masticare, veniva alimentato dagli altri che gli portavano il cibo premasticato e rigurgitato, come si fa con i cuccioli per i primi due mesi dopo l’allattamento. In un video girato sui Monti Sibillini da una delle video trappole piazzate da Paolo Forconi, si vedono passare su un sentiero tre lupi, l’ultimo senza una zampa, probabilmente rimasta in una trappola o tranciata da una fucilata a pallettoni.

    Senza una zampa.
    «Senza l’aiuto degli altri due», spiega lo zoologo «non potrebbe sopravvivere, perché non più in grado di cacciare. Questo significa che loro dividono con lui parte delle loro prede». Nel gruppo si creano legami, differenze di rapporti: è una piccola società complessa, che affronta la vita, e anche la morte, con cognizione di causa. «Quando uno dei primi membri del branco fu ucciso da un leone di montagna», raccontano i Dutcher, «riscontrammo un cambiamento radicale nel comportamento degli altri. Fino a quel momento eravamo abituati a vederli nel campo correre mentre giocavano a inseguirsi o impegnati in altre attività ludiche. Dopo la morte del compagno di branco, osservammo che nessuno andò più a giocare. Giravano nel territorio separatamente, con interazioni minime, visitando il punto dove era avvenuto l’attacco e annusando il terreno in silenzio. I loro ululati, che prima erano lanciati in gruppo, divennero isolati».

    La resistenza.
    Nel nucleo familiare quando i giovani, dopo circa due anni, raggiungono la maturità sessuale, o riescono a spodestare il maschio alfa oppure lasciano il branco e diventano «lupi solitari», che si spostano in cerca di una compagna con la quale colonizzare un nuovo territorio. Di solito i duelli all’interno del branco per conquistarne il comando non finiscono mai in tragedia: uno dei due contendenti abbassa la coda in tempo. Può invece andare peggio a un lupo solitario che entra nel territorio di un altro branco e non gira le zampe in fretta. I lupi sono forse gli animali dotati di più resistenza dell’intera fauna. Anni fa, in Alaska, un eschimese che aveva finito le munizioni ma non voleva rinunciare alla taglia, decise di inseguire un lupo con la motoslitta con l’idea di prenderlo per sfinimento. Una volta tornato a casa, allibito, controllò sulla cartina cosa aveva fatto quel lupo: 20 km a una velocità variabile tra i 25 e i 50 km all’ora, prima di rallentare e stabilizzarsi al trotto, che mantenne per altri sei chilometri, quando cominciò a camminare. Crollò dopo altri 6 km.

    I lupi dei Sibillini.
    Sui monti Sibillini negli anni Settanta erano rimasti sei lupi, ora ce ne sono una trentina. È una zona di pastori e di transumanza, dal Lazio alla Maremma, che però sta perdendo la sua storia. «Si stima che nel dopoguerra ci fosse quasi un milione di ovocaprini in quest’area», dice Franco Ferroni, responsabile Aree protette e Politiche agricole del Wwf. «Adesso ne sono rimasti 35 mila». Mille e 500 appartengono a Pierpaolo Lai, che ha iniziato la sua attività nell’agosto 1970 ed è rimasto uno dei più grossi allevatori della zona. «Non ci si può più comportare come si faceva prima, lasciando le pecore libere al pascolo, magari anche in montagna durante l’estate. Di sera bisogna farle rientrare in recinti elettrificati e ci vogliono cani che sappiano fare bene il loro lavoro».

    Quel trucco che distrae i cani.
    I più bravi sono i maremmani-abruzzesi. Devono essere svegli, veloci e non cadere nei tranelli. Spesso i lupi arrivano in due: uno scappa apposta per tirarsi dietro i cani, così l’altro è libero di fare il macello. Ma ci sono maremmani che conoscono il trucco, e non ci cascano. «Faccio sempre nascere i cuccioli in mezzo al gregge, così sentono che quella è la loro famiglia e imparano a difenderla fin dall’inizio». Lai ne tiene tanti: se mette insieme 500 pecore i cani sono almeno una dozzina, dentro e fuori dal recinto. E lui, o un suo operaio, resta sempre con loro, anche durante gli alpeggi estivi. Il bestiame domestico, del resto, rappresenta solo il 5-10% nella dieta dei lupi, che prediligono di gran lunga cinghiali, caprioli e cervi.

    Gli ultimi pastori.
    Beniamino e Arcangelo Ciammaruchi, padre e figlio, sono gli ultimi pastori rimasti a Cupi, frazione di Visso in provincia di Macerata, dove fino a vent’anni fa erano 18 le famiglie che vivevano di pastorizia. Anche il nonno faceva lo stesso mestiere. «Certo che i cani ben addestrati e i recinti aiutano, ma è fondamentale che ci sia sempre il pastore. I lupi hanno un olfatto cento volte superiore al nostro e se sentono la presenza dell’uomo difficilmente attaccano». Su questo sono d’accordo anche il biologo Alessandro Rossetti e il veterinario Federico Morandi, entrambi funzionari del Parco dei Monti Sibillini: «Negli allevamenti che usano queste misure le predazioni sono sporadiche». Ma comunque, visto che eliminarle del tutto non è possibile, serve anche una politica seria e uniforme di rimborsi pubblici. Al momento invece ogni Regione fa da sé, e qualcuna non fa nulla, creando così trattamenti diversi a pochi chilometri di distanza. «Qui prendiamo circa 50 euro per ogni pecora predata dal lupo», spiega Lai, «ma poi ne spendiamo 35 per smaltire la carcassa».

    Lupi e panzane.
    Gridare «al lupo, al lupo!» quindi non serve, soprattutto via web dove l’eco delle panzane si propaga senza controllo né confini, come l’idea che i lupi siano tornati per un ripopolamento fatto dagli ambientalisti, che li hanno buttati dagli elicotteri con il paracadute. Molti ci hanno creduto e continuano a riproporre questa storia come fosse vera. Ma ci sono anche responsabili di pubbliche amministrazioni che si chiedono, pubblicamente: «E io, da sindaco, devo fare entrare nei boschi famiglie di turisti con i bambini piccoli?» non sapendo, o fingendo di non sapere, che gli ultimi assalti di lupi all’uomo risalgono all’Ottocento.

    Cani randagi.
    «Se mai, esiste il problema dei cani “vaganti”», osserva Rossetti. In Italia sono quasi un milione, e comprendono i randagi, e quelli persi dai cacciatori, o dai pastori. Cani senza padrone, questi sì pericolosi per l’uomo: ogni anno si registrano decine di attacchi, senza contare quelli alle greggi. Il lupo svolge invece funzioni fondamentali negli equilibri naturali, anche nella selezione delle sue prede, visto che sceglie sempre le più deboli o malate. Secondo il direttore del Parco nazionale dei Monti Sibillini, Franco Perco, si dovrebbe proprio ribaltare la questione. «Una volta che gli allevatori, anche con aiuti pubblici, riescono a trovare le misure giuste per convivere con questo animale, e abbiamo visto che è possibile, la sua presenza può diventare un’opportunità e uno stimolo per tutti gli escursionisti e gli amanti della natura incontaminata». Perco è insomma d’accordo che «una montagna con sopra un lupo, è una montagna più alta», come ha detto lo scrittore e naturalista americano Edward Hoagland. Il lupo non è un animale feroce, è un animale. Il problema, forse, è che abbiamo dimenticato di esserlo anche noi.

  50. marzo 24, 2015 alle 6:48 pm

    splendida notizia 😛

    da La Repubblica, 24 marzo 2015
    Dopo 40 anni di battaglie, i lupi superano quota 2 mila.
    Nel parco della Majella ci sono più di 90 lupi in 750 chilometri quadrati, una densità 7 volte maggiore di quella di Yellowstone. Ma le tensioni non sono finite. (Antonio Cianciullo): http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/24/news/animali_lupi_italia-110348722/?ref=HREC1-38

    _____________________________________________________

    “L’ultimo lupo” di Annaud: il trailer.

  51. aprile 23, 2015 alle 2:56 pm

    da Il Corriere della Sera, 2 aprile 2015
    NATURA. «L’ultimo lupo», dal film alla realtà. In Italia se ne uccidono 200 ogni anno.
    Il capolavoro «L’ultimo lupo» di Jean-Jacques Annaud ha fatto tornare d’attualità la strage. Il WWF: «Negli anni Settanta erano quasi estinti. Ne restavano appena 100». (Silvia Ferraris): http://www.corriere.it/animali/15_aprile_02/attenti-lupo-italia-se-ne-uccidono-200-ogni-anno-db7c383a-d93e-11e4-938a-fa7ea509cbb1.shtml

  52. aprile 23, 2015 alle 3:07 pm

    qui la banca dati sulla presenza del Lupo in Italia: http://webgis.ar-tel.it/wide/

  53. maggio 6, 2015 alle 11:17 pm

    vado spesso per i boschi, ma se incontrassi un lupo come dovrei comportarmi? sono pericolosi?

  54. maggio 15, 2015 alle 3:11 pm

    The Promise – Making of – Almo Nature & Gabriele Salvatores per la salvaguardia del Lupo.

  55. giugno 1, 2015 alle 2:55 pm

    immagini eccezionali dal Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise 🙂

    ——————————————————–

  56. dicembre 29, 2015 alle 2:55 pm

    da Il Centro, 28 dicembre 2015
    L’INIZIATIVA. Parco Maiella, nasce il reparto investigativo che indaga sull’uccisione dei lupi.
    Nel triennio 2013-15 ne sono stati uccisi in Italia 115, e il 40% a causa del bracconaggio. Dall’Abruzzo l’idea di un “Ris dei lupi” composto per ora da un centinaio di forestali, veterinari e biologi dei cinque Parchi nazionali: http://ilcentro.gelocal.it/regione/2015/12/28/news/parco-maiella-nasce-il-reparto-investigativo-che-indaga-sull-uccisione-dei-lupi-1.12686708?ref=hfqapees-1

  57. gennaio 23, 2016 alle 8:01 pm

    da La Stampa, 22 gennaio 2016
    Sulle Alpi sempre più lupi, un piano per abbatterli.
    Fotografata la nuova situazione, i branchi presenti dal Piemonte al Trentino. Per difendere le greggi potrebbe essere applicata una deroga alla legge. (Mario Bosonetto, Francesco Doglio): http://www.lastampa.it/2016/01/23/societa/lazampa/animali/sulle-alpi-sempre-pi-lupi-un-piano-per-abbatterli-yoEOFDCSegAilyolLkoLqK/pagina.html

  58. febbraio 16, 2016 alle 2:52 pm

    da Il Sole 24 Ore, 16 febbraio 2016
    Il “Piano di gestione del lupo” del ministero dell’Ambiente finisce nella bufera. (Guido Minciotti): http://guidominciotti.blog.ilsole24ore.com/2016/02/16/il-piano-di-gestione-del-lupo-di-minambienteit-finisce-nella-bufera/?refresh_ce=1

  59. marzo 25, 2016 alle 2:52 pm

    da Il Corriere della Sera, 25 marzo 2016
    La Forestale salva il lupo Claudio:. Ora è una «sentinella» del Parco.
    Il mammifero di 20 mesi era malconcio dopo essere stato travolto da un mezzo.
    Grazie alla segnalazione dei cittadini è stato catturato e salvato. Adesso indossa un radiocollare che invierà dati per capire la vita del suo branco e salvaguardare la specie. (Nicola Catenaro): http://www.corriere.it/cronache/16_marzo_24/forestale-salva-lupo-claudio-d359ff92-f18f-11e5-8e82-ccf80e9a48c0.shtml

  60. settembre 29, 2016 alle 2:57 pm

    da La Stampa, 28 settembre 2016
    Torgnon, filmato branco di 11 lupi: «Avvistamento eccezionale»: http://www.lastampa.it/2016/09/28/multimedia/edizioni/aosta/torgnon-filmato-branco-di-lupi-avvistamento-eccezionale-3r41o6bU0I6AViUptCl6tL/pagina.html

  1. marzo 26, 2013 alle 9:59 pm

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