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Danni all’agricoltura e piani di controllo della fauna selvatica in Sardegna.


Cinghiale (Sus scrofa meridionalis, foto Raniero Massoli Novelli)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis, foto Raniero Massoli Novelli)

Nei giorni scorsi il Comitato regionale faunistico sardo ha approvato il proprio regolamento e, soprattutto, ha ricevuto il report sui danni alle produzioni agricole arrecati dalla fauna selvatica nel periodo 2008-2013.

Prossimamente dovrà vagliare i piani provinciali per il controllo delle specie faunistiche che provocano danni nel settore agricolo, che avrebbero avuto il parere favorevole dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (I.S.P.R.A.).

Com’era prevedibile, i maggiori danni alle produzioni agricole risultano esser stati arrecati dal Cinghiale (Sus scrofa meridionalis).

Immaginiamo già le richieste: apertura della caccia al Cinghiale per quanto possibile e piani di abbattimento per gran parte dell’anno.

In realtà, non si risolverebbe nulla.

Le ricerche scientifiche più aggiornate (vds. G. Massei e Altri, Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe, 2015; C. Consiglio, Occorre abbattere i Cinghiali per limitarne i danni?, 2014) dimostrano che i piani di abbattimento, anche massicci, del Cinghiale non comportano la sua diminuzione nel medio periodo.  Anzi.

L’unica soluzione sensata che sembra dare risultati nel medio-lungo periodo, quantomeno in determinate situazioni ambientali, è il controllo della fertilità della fauna selvatica.

Ne parla ampiamente Giovanna Massei, ricercatrice della Food and Environment Research Agency di York (GB) nel suo Il controllo della fertilità nella fauna selvatica: una soluzione praticabile? (in Gazzetta Ambiente, 2012).

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

 

 

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

 

dal sito web istituzionale della Regione autonoma della Sardegna, 21 maggio 2015

Ambiente, approvato il regolamento del Comitato regionale Faunistico e presentati i dati sui danni causati dalla fauna selvatica.

“Era necessario che questo organismo, incaricato di pianificare le attività faunistico venatorie e l’esercizio della caccia, si dotasse di norme di funzionamento tali da consentire lo svolgimento delle funzioni in maniera più razionale e regolamentata, cosa che finora mancava”, ha commentato l’assessore Spano.

CAGLIARI, 21 MAGGIO 2015 – Approvato all’unanimità il regolamento che disciplina il funzionamento del Comitato Regionale Faunistico. “Era necessario che questo organismo, incaricato di pianificare le attività faunistico venatorie e l’esercizio della caccia, si dotasse di norme di funzionamento tali da consentire lo svolgimento delle funzioni in maniera più razionale e regolamentata, cosa che finora mancava”, ha commentato con soddisfazione l’assessore della Difesa dell’Ambiente Donatella Spano che ha presieduto la riunione di ieri sera. All’ordine del giorno anche i danni causati dalla fauna selvatica, di cui sono stati presentati i dati relativi al periodo 2008-2013, e le informazioni relative allo stato di realizzazione dei piani di controllo provinciali delle specie che causano danni all’agricoltura e alle produzioni zootecniche. “Un argomento di particolare rilevanza – ha sottolineato l’assessore Spano – sul quale stiamo intervenendo sinergicamente con tutti gli Assessorati e gli Enti competenti”. Il Comitato sarà riconvocato in tempi brevi per il parere di competenza sui piani di controllo delle Province sui quali l’Ispra si è espresso favorevolmente.

 

anatre_in_voloqui il report sui danni arrecati alle produzioni agricole dalla fauna selvatica in Sardegna (2008-2013).

 

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

Cervo sardo (Cervus elaphus corsicanus)

(foto Raniero Massoli Novelli, S.D., archivio GrIG)

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  1. Nicola Putzu
    maggio 27, 2015 alle 9:59 am

    La bibliografia scientifica afferma che la soluzione della contraccezione è una delle soluzioni praticabili nelle aree in cui la caccia non è fattibile, quindi proponendo un suo utilizzo in ben determinate situazioni e non in modo generalista. Si trovano i riferimenti a quanto scrivo nella parte conclusica dell’articolo di Massei e altri (2015) che citate. Inoltre Massei nel lavoro pubblicato nella Gazzetta Ambiente del 2012 scrive: “Dal punto di vista applicativo, il controllo della fertilità si presta meglio a gestire popolazioni isolate che non animali presenti su vaste aree la cui distribuzione appare di fatto senza soluzione di continuità. […] In tutti i casi di popolazioni isolate o di animali la cui gestione non può, per varie ragioni, essere condotta attraverso abbattimenti, ad esempio in molte aree protette, l’impiego dei contraccettivi rimane uno dei pochissimi metodi validi dal punto di vista dell’efficacia e del benessere ambientale e animale.” Quindi non parlerei di unica soluzione sensata a medio termine. E infatti Massei conclude con questa frase: “Troppo spesso il pubblico si entusiasma per un nuovo metodo che sembra avere tutte le risposte necessarie a risolvere un problema. Il compito della ricerca – e dei tecnici del settore – è quello di fornire gli elementi e le conoscenze di base per una visione più equilibrata, imparziale e realistica di
    costi e benefici di un nuovo metodo di gestione della fauna selvatica.”

    • M.A.
      maggio 27, 2015 alle 4:53 pm

      Dallo studio si è valutata la possibilità che il cinghiale sterilizzato all’interno di un’area protetta esca fuori dall’area durante le periodiche transumanze invernali alla ricerca di ghiande e cibo?? si tiene conto che i cinghiali hanno notevoli corridoi biologici che permettono loro di compiere spostamenti anche di 30 km in una notte? si è valutato che uscendo dall’area il cinghiale sterilizzato possa finire all’interno di una battuta di caccia grossa, incarnierato e destinato all’alimentazione umana? che ripercussioni potrebbe avere il farmaco sui consumatori?
      Ho molti dubbi a riguardo!

  2. M.A.
    maggio 27, 2015 alle 10:39 am

    La realtà sarda è una realtà ancora diversa dalla realtà dei colli Euganei.
    In Sardegna, a differenza di altre realtà il cinghiale ha incontrato delle condizioni ambientali favorevoli per aumentare la sua prolificità ed i danni non vengono subiti solamente dagli agricoltori ma purtroppo a pagarne le conseguenze è anche la restante fauna selvatica stanziale. Uova, pulcini, piccoli mammiferi, finiscono sotto le fauci dei voraci cinghiali che stanno conquistando nuovi areali, e non è raro trovarli nei posti più disparati. Il cinghiale in Sardegna non ha predatori naturali eccetto l’uomo, ogni proposta di introdurre predatori naturali è illegale e incompatibile con le attività pastorali.
    Al di là delle contrapposizioni ideologiche sull’uso di contraccettivi una soluzione di questo tipo secondo me sarebbe di difficile attuazione.
    Oltre al costo gravoso, la sterilizzazione non è applicabile in sovrapposizione all’attività venatoria (ad esempio sarebbe uno spreco di soldi sparare chi è sterilizzato) e potrebbe dare degli effetti positivi in termini di danni alle produzioni agricole solamente nel lunghissimo tempo. Ipotizzando di provare questa strategie nelle numerose aree protette sarde, ove la caccia non è consentita, che rappresentano degli importantissimi vivai di cinghiali (nonché potenziali serbatoi di peste suina), cosa accadrebbe? Sterilizzando centinaia di cinghiali presenti, per la durata biologica della vita del cinghiale non ci sarà un incremento della specie, ma saranno presenti per anni nel territorio quelle centinaia di cinghiali vivi, ma sterilizzati, che mangiano e quindi causano danni alle aziende agricole.
    Gli agricoltori non sono allergici ai cinghiali ma vogliono un ridimensionamento della densità nel breve termine. La stagione venatoria consente di abbassare la densità in soli tre mesi (Novembre-Gennaio) di alcune migliaia di capi. Poi è vero i nuclei superstiti avendo possibilità di conquistare areali ormai svuotati e immense disponibilità di cibo aumentano la prolificità, e da Gennaio al Novembre successivo la densità si è nuovamente ristabilita.
    Intanto viene concesso agli agricoltori di operare nelle aziende agricole trovandosi centinaia di cinghiali in meno, ed è un grandissimo aiuto. Sono numerosi i danni così, figuriamoci cosa significa combattere e lavorare per anni con nuclei intatti di famiglie di cinghiali. L’abbattimento negli anni di animali sterilizzati, pone seri dubbi sulla commestibilità delle carni per la presenza di ormoni( e qui si aprirebbe un altro capitolo).
    A quanto mi è concesso sapere il cinghiale non è l’unica specie cacciabile a creare forti danni ma in quest’ultimi anni sta emergendo la cornacchia grigia.
    Entrambe specie cacciabili, ma agli antipodi dell’interesse venatorio. Da una parte il cinghiale, il re dei boschi protagonista della caccia grossa, la preda per antonomasia dei cacciatori sardi. Dall’altra la cornacchia grigia l’uccellaccio grigio onnivoro, che vola nei celi e si sta espandendo ogni anno sempre di più, ignorato dai cacciatori perché ritenuto non appetibile (in quanto non rientra nelle tradizioni gastronomiche dell’isola) e per questo motivo si ritiene che sia “un uccello che non vale la cartuccia”. Chissà come vorrà agire la Regione in entrambi i casi.

    • maggio 27, 2015 alle 5:01 pm

      Mi conferma che la soluzione migliore è recintarli e allevarli per utilizzarne la carne.Sulla cornacchia non sapevo che si mangiasse ma nessuno la caccia.Fossi la Sardegna procederei allevandoli e fabbricando salumi tradizionali,anche se in certi casi è meglio tagliare la carne con quella di maiale anche nero dando loro le castagne che qualche losco botanico ha fatto levare in sardegna piantando cose strane.Alla Regione Sardegna consigliai la guyole per il lattice,mentre il cardo che vuole l’Eni mi sembra utile per mangimi e nella parte lipida per anticancerogeni.Se la Sardegna fa un bel piano animali wild ha le carni giuste per fare qualsiasi salume e prosciutto.

      • M.A.
        maggio 27, 2015 alle 5:13 pm

        Signor Pier Luigi Caffese, se non lo sapesse dalla Sardegna non può essere esportato nemmeno un grammo di carne suina a causa della peste suina, ergo le sue possibili soluzioni imprenditoriali non possono essere messe in atto.

  3. maggio 27, 2015 alle 1:54 pm

    HO GIA’ DETTO AGLI AMICI VENETI DEI COLLI EUGANEI COME RIALLEVARE I CINGHIALI CHE SONO PIU’ PROLIFICI DEI MAIALI.ALLEVIAMOLI IN RECINTI E PRODUCIAMO OTTIMI SALUMI E NON DIAMO PILLOLE ANTICONCEZIONALI.LA SARDEGNA HA IL MIGLIOR PROSCIUTTO DI CINGHIALE E PUO’ PRODURRE MORTERA MORTADELLA E MIRTO

  4. maggio 27, 2015 alle 10:13 pm

    trovo simpaticamente buffa l’idea di acchiappare qualche milione di animali selvatici per metterli in non si sa quale recinto 😛
    Questa ancora non l’avevo sentita.
    Comunque, anche in Sardegna possono essere diverse le situazioni ambientali dove potenzialmente sperimentare metodi contraccettivi.
    Penso al Cinghiale e al Daino ad Alghero, per esempio (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2014/06/30/ma-e-un-parco-naturale-o-una-macelleria-ecologicamente-sostenibile/), insieme al trasferimento in altre Foreste demaniali degli esemplari di Daino ritenuti in esubero.

    Stefano Deliperi

  5. Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
    maggio 28, 2015 alle 12:16 pm

    L’Assessoressa Regionale da buona politica (e boh) ha di fatto ricevuto la totale collaborazione dei componenti del C.R.F…TROPPO FACILE!!!!
    Peccato che poi ciò si trasformi in chiedere l’apertura della caccia al cinghiale per un numero di giornate ancor maggiore di quello dell’anno scorso. Furono ben 17 le giornate autorizzate dal 01/11 al 31/01.
    Insomma i cacciatori sono usati solo per questo!
    Da tempo ogni (EX) provincia, ricevendo dei danari per questo si è dotata di coadiuttori per il controllo della fauna selvatica, per le specie cinghiale, volpe, cornacchia ed è stato poi pubblicato un albo.
    Non si è ancora capito che volendo attuare una potatura del numero, si deve consentire l’accesso, nel periodo di caccia già stabilito, anche all’interno di parchi e oasi!
    Poi per quanto riguarda la Provincia OT non sono mai stati utilizzati…. Buffo vedere che la provincia OT risulta quella che non ha mai fornito dati sui danni causati dalla selvaggina.
    Noi cacciatori si sappia, non aiuteremo mai questo Governo Regionale perchè paghi meno danari. Ci autolimiteremo a prendere gli animali (cinghiali) che ci fanno divertire e che permetteranno di divertirci negli anni a venire (questa è la realtà!). Pure se vedremo che i cinghiali vanno a fare l’happy hour a Piazza Yenne!
    Se vorranno i nostri servizi ci paghino ed inizino ad aprire la migratoria almeno al 31/01 come previsto e consentito dalle normative.

    Sapete il detto: ” una mano lava l’altra e tutt’è due lavano il viso”!

  6. M.A.
    maggio 28, 2015 alle 4:18 pm

    È bene far sapere all’Assessore che noi non siamo disposti a compiere mattanze. La caccia grossa è un attività molto impegnatIva che richiede una complessa organizzazone. Richiede tempo e tanta buona volontà, occorre passione e conoscenza dei territori. È un attività che coinvolge parecchia gente e francamente per praticarla, bisogna avere il beneplacito da parte della famiglia. La giornata di caccia avviene la domenica, ma ricercare gli animali prima, occupare le battute e ricercare i cani dopo richiede tanto tempo e sacrifici economici. Molta gente durante la stagione venatoria trascorre piú tempo in campagna che in famiglia. Fare 17 giornate è veramente faticoso e dispendioso ecco perchè molte squadre vorrebbero che la caccia grossa aprisse l’8 dicembre (e non a novembre come accade) per chiudere a Gennaio.

    • Pietro Pirredda - Arzachena (Sardegna)
      maggio 28, 2015 alle 5:22 pm

      Concordo!

    • Occhio nudo
      maggio 28, 2015 alle 6:58 pm

      M.A. ma non è mica obbligatorio farle tutte le 17 giornate, potete anche rilassarvi qualche volta eh 😛

      • Arpia
        agosto 11, 2015 alle 12:45 pm

        Ahhhahhaha! Rilassarsi, impossibile! Vorrebbero tutto l’anno ecco perche’ il bracconaggio e’ una epidemia su cui tutti chiudono gli occhi. Tempo fa’ ho distrubato una battuta di caccia al cinghiale pensando fosse gente del posto che mai avrebbe detto nulla, ho scoperto da poco che non erano del posto! Ups! Devo chiudere la porta con doppia mandata!!!!!!!!

  7. M.A.
    maggio 28, 2015 alle 7:21 pm

    Tranquillo Occhio Nudo per causa di forza maggiore ne salto più di una 🙂 .
    Il mio intervento era per farti capire che noi cacciatori sardi, a differenza di ciò che puoi pensare, non siamo “sparatori” ma cacciatori. Se la Regione prova ad aumentare le giornate al cinghiale per darci il contentino e contemporaneamente ci accorcia la migratoria, per rimanere in tema come si suol dire, sbaglia il tiro!

    • Occhio nudo
      maggio 29, 2015 alle 9:15 am

      Vedi M.A. io non penso che tutti i cacciatori sardi siano “sparatori”, è vero che ci sono molti idioti con il fucile, così come ci sono molti idioti tra ambientalisti e animalisti. Un po’ di equilibrio, in entrambi i casi, farebbe bene a tutti, agli animali (che non devono e non possono essere sterminati per gioco) e a gli esseri umani.

      • M.A.
        maggio 29, 2015 alle 11:01 am

        Eh bravo Occhio Nudo, finalmente sono d’accordo con te!

  8. M.A.
    maggio 28, 2015 alle 7:31 pm

    Grig ti ricordi i daini di Ravenna? Questo è il parere Ispra sull’utilizzo di contraccettivi e lo spostamento in zone vocate.

    Le “perplessità” dei tecnici sono in primis rivolte sul metodo di immunocontraccezione. A tale proposito ISPRA ha evidenziato come “il controllo della riproduzione tramite l’uso di vaccini contraccettivi in natura presenta limiti significativi, sia in termini di efficacia nel lungo termine sia rispetto alle procedure autorizzative“. Un’eventuale applicazione di tale tecnica, riferiscono sempre i tecnici, richiederebbe pertanto una fase sperimentale e un’attenta pianificazione che permetta di valutarne “la fattibilità, l’efficacia in funzione degli obiettivi e la sostenibilità nel lungo termine alla luce delle problematiche operative e tecniche. L’uso delle sostanze utilizzate nei vaccini contraccettivi deve in ogni caso essere prioritariamente concordato con il Ministero competente“.

    Niente nulla osta neanche sull’ipotesi in ” zone vocate” ove eventualmente liberare gli animali prelevati dalla Pineta . L’ISPRA, infatti, spiega come la scelta sia  fortemente sconsigliabile perché rischia di provocare impatti significativi nelle aree di rilascio, a svantaggio dei Cervidi autoctoni, mentre il loro trasferimento in recinto sarebbe in contrasto con la normativa regionale che stabilisce che “non è consentito l’allevamento di fauna selvatica che non sia nata in cattività o di cui non possa essere dimostrata la legittima provenienza”, escludendo pertanto chiaramente la possibilità di costituire un allevamento con fauna catturata in natura. C’è poi il rischio di fuga.

    • maggio 28, 2015 alle 10:29 pm

      ovviamente le singole situazioni vanno valutate con attenzione e gli opportuni approfondimenti.
      Ricordo, però, che lo stesso Daino è stato reintrodotto in Sardegna dalla Toscana (l’ultimo Daino “originario” venne sparato nel 1968 a S’Arcu e’ Su Cabriolu, sui Sette Fratelli), mentre le reintroduzioni di Cervo sardo in varie parti dell’Isola e in Corsica sono all’ordine del giorno da anni.

      Stefano Deliperi

  9. M.A.
    maggio 29, 2015 alle 10:43 am

    E’ vero, le singole situazioni vanno valutate con attenzione e gli opportuni approfondimenti.
    Ma da questa vicenda emerge chiaramente come l’Ispra ritenga valido l’uso di vaccini contraccettivi, in questo caso per la specie di Daino. Il cinghiale è una specie molto più prolifica ed ha un impatto maggiore sulle produzioni agricole.
    Ricordi bene, ma è giusto specificare che le numerose reintroduzioni sia del daino ma specialmente del cervo sardo, non sono state compiute né dai cacciatori, né da terzi per rendere felici i cacciatori,
    Ti dirò di più. Laddove è presente, è causa di disturbo venatorio e la sua presenza riduce la pressione venatoria sui cinghiali. E’ un animale più grande ed avendo una mole maggiore lascia molto più odore e fa impazzire i cani, non fa “la posta” (ossia non passa negli stessi sentieri dei cinghiali) si arrampica in posti impervi rendendo difficile per i cacciatori il recupero dei cani. Molte battute spesso si concludono senza carniere o con un numero esiguo di cinghiali proprio perché i cervi se ne vanno via portandosi dietro intere mute di cani e i cinghiali rimangono tranquilli e coricati nel folto della macchia.
    Una considerazione da fare, oggi in molte aree penso ai monti di SIliqua, Villacidro, Fluminimaggiore, Arbus etc la situazione sta arrivando al collasso e all’esasperazione da parte degli agricoltori, Idem, nei Sette Fratelli e altre località. Fortunatamente alcuni nuclei vengono presi e spostati per andare a colonizzare nuove aree in Sardegna.
    In un prossimo futuro (molto prossimo) è facile immaginare che la situazione che viviamo oggi con i cinghiali sarà tipica di altri ungulati cervi e mufloni in primis.
    Sarebbe bene finire di ripopolare per bene Il Gennargentu e perchè no anche il Monte Arci e poi su nel Goceano e in Gallura, e solo allora quando non si saprà più come e specialmente dove inserire nuovi nuclei ci si accorgerà che sarà necessario comprare aglio e prezzemolo!. 😉

  10. agosto 10, 2015 alle 9:57 pm

    da La Nuova Sardegna, 10 agosto 2015
    L’appello dai parchi sardi: «I cinghiali vanno abbattuti».
    Dall’Asinara alla Maddalena, amministratori sul piede di guerra: «Sono troppi e pericolosi per l’ambiente». (Luca Fiori): http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/08/10/news/l-appello-dai-parchi-i-cinghiali-vanno-abbattuti-1.11914695

    ———–

    Dai parchi: «I cinghiali vanno abbattuti»: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/116855_Dai_parchi_I_cinghiali_vanno_abbattuti.pdf

    ———

    Cossa: «C’è pericolo per la popolazione»: http://www.consregsardegna.it/rassegnastampa/pdf/116856_Cossa_Ce_pericolo_per_la_popolazione.pdf

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