Il cacciatore ha paura del Lupo cattivo.


Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)

Un branco di Lupi (Canis lupus italicus) avrebbe aggredito…..a distanza un cacciatore nelle scorse settimane nei boschi del Senese, secondo quanto raccontato sull’edizione del 4 dicembre 2014 del quotidiano La Nazione.

L’articolo è il degno seguito della favola di Cappuccetto Rosso: nel buio della sera, “il nostro cacciatore”, dopo aver avvertito la presenza del branco di Lupi prima a una distanza di 250 metri e poi di un centinaio, è salito sul tetto di un rifugio e “sul tetto della capanna ci è rimasto oltre due ore, circondato da una quindicina di lupi.

In realtà, secondo quanto riportato sul quotidiano, ‘sti benedetti Lupi non li avrebbe mai nemmeno visti, ma era “circondato” da “una quindicina” dei famelici carnivori.

Lupo europeo (Canis lupus lupus)

Lupo europeo (Canis lupus lupus)

Si sa, “il Lupo è un animale molto intelligente, solitamente non si lancia in un attacco frontale quando non ci sono le condizioni, piuttosto aspetta gli spostamenti della propria vittima, percepisce la sua difficoltà e al momento giusto, in particolare se in branco, sferra il feroce assalto” e si mangia chiunque, uomo, donna, bambino, elefante che sia.

Non solo, quando finalmente sono arrivati i soccorsi (“il padre ed alcuni amici chiamati con il telefonino”), “il branco di lupi si è ovviamente disperso, anche se uno degli esemplari ha voluto accompagnare il gruppo, precedendolo di qualche centinaio di metri sul sentiero che portava alla strada principale, fino quasi alle auto”.

Ricapitolando le poche cose che si possono comprendere dall’avventura descritta, nessuno avrebbe visto i Lupi, ma ne avrebbe solo sentito l’ululato e avrebbe avuto un attacco di fifa di primaria grandezza.

Eppure, non ci sono casi accertati di aggressioni da parte del Lupo ad appartenenti alla specie umana da oltre 150 anni e va molto ridimensionata la credibilità di secoli di cronache che ricordano le più trite superstizioni popolari, a differenza di quanto sia avvenuto, anche di recente, da parte di cani rinselvatichiti descritti come “lupi” più per paure ancestrali che altro[1].

il Lupo e Cappuccetto Rosso

il Lupo e Cappuccetto Rosso

Poco si parla, invece, di quello che i Lupi cattivi hanno storicamente fatto per la specie umana in particolari situazioni.   Hanno allevato e cresciuto bambini, per esempio.

E’ accaduto recentemente in Ucraina (Oxana Malaya era stata dimenticata fuori di casa dai genitori a soli 3 anni ed è stata ritrovata dopo anni, nel 1991, dopo esser vissuta con un branco di Lupi) com’era accaduto in Francia a fine ‘700 (Victor, il ragazzo-lupo dell’Aveyron). Sono almeno una dozzina i casi accaduti nel secolo scorso di bambini allevati dai Lupi.  Il più famoso è quello di un bambino ritrovato (perfettamente inserito) in un branco di Lupi in India, nel 1941.

E’ certo un tema affascinante, l’ambito del libro di Misha Defonseca Sopravvivere coi lupi da cui è stato inspirato l’omonimo film di Vera Belmont.

Ma è veramente reale e drammatica la vicenda di Marcos Rodríguez Pantoja, cresciuto dai Lupi nella Spagna degli anni ’50 del secolo scorso.  Quei Lupi che hanno mostrato molta più umanità di quegli uomini che l’avevano abbandonato.

Storie queste che dovrebbero farci riflettere almeno un po’ sui nostri rapporti con gli altri animali e sull’opacità dell’informazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

 

branco di Lupo europeo (Canis lupus lupus)

branco di Lupo europeo (Canis lupus lupus)

da La Nazione,  4 dicembre 2014

Cacciatore in balìa di un branco di lupi: salvato dopo oltre due ore di angoscia. (Paolo Brogi)

Siena, 4 dicembre 2014 – POTEVA ESSERE una tragedia ma per fortuna l’esperienza del nostro protagonista ha fatto in modo che la brutta avventura si esaurisse con il lieto fine. Il nome non conta e quindi evitiamo di citarlo, contano invece molto i fatti, soprattutto come monito per chi pensa di poter sfidare i boschi e l’oscurità a cuor leggero, senza comprendere bene quali sono i reali pericoli.

I lupi, nelle nostre zone ma non solo in quelle, sono tristemente famosi per le stragi di ovini che arrecano danni ingenti ai pastori. Episodi sempre più frequenti con una disperata ricerca di rimedi, assolutamente complicata. Non solo. Il lupo, se in branco, può rappresentare un pericolo anche per l’uomo. E qui comincia la nostra storia, datata soltanto di qualche giorno e che ha avuto come teatro la zona di Casciano di Murlo, in particolare la località chiamata Castel di Notte.

UN CACCIATORE, intorno alle 18,30 del pomeriggio, ossia quando l’oscurità aveva già totalmente preso il posto del giorno, si è addentrato nel bosco in cerca di un cane da cinghiale ferito in una battuta, individuabile grazie al collare particolare collegato con un sistema Gps. Dopo poco l’uomo ha avvertito i primi ululati, che con il passare dei minuti sono diventati più forti e vicini.

La distanza iniziale dal branco di animali di 250 metri in breve si è ridotta ad appena un centinaio, fino a che il cacciatore, senza fucile perché dopo il tramonto la legge non consente di portarlo, si è reso conto di essere circondato. Per fortuna l’esperienza del nostro protagonista e l’abitudine a camminare nei boschi lo hanno consigliato a trovare un riparo sicuro, salendo sul tetto di una capanna.

IL LUPO è un animale molto intelligente, solitamente non si lancia in un attacco frontale quando non ci sono le condizioni, piuttosto aspetta gli spostamenti della propria vittima, percepisce la sua difficoltà e al momento giusto, in particolare se in branco, sferra il feroce assalto. Il nostro cacciatore sul tetto della capanna ci è rimasto oltre due ore, circondato da una quindicina di lupi. Poi sul posto sono arrivati il padre ed alcuni amici chiamati con il telefonino e il branco di lupi si è ovviamente disperso, anche se uno degli esemplari ha voluto accompagnare il gruppo, precedendolo di qualche centinaio di metri sul sentiero che portava alla strada principale, fino quasi alle auto.

«MAI IN VITA MIA – ci racconta l’uomo – avevo provato una paura del genere. all’inizio pensavo che la mia sola presenza spingesse i lupi nella direzione opposta, invece sono venuti proprio dove mi trovavo io senza alcun timore. Per fortuna ho un’esperienza di boschi e animali, perché non voglio nemmeno pensare cosa poteva accadere ad un ignaro cercatore di funghi che si fosse trovato nella mia stessa situazione. Si tratta di animali che in certe situazioni possono essere davvero molto pericolosi per l’uomo».

 

 

 

da La Stampa, 1 giugno 2010

Venduto dal padre, cresciuto dai lupi. Dai 7 ai 19 anni Marcos ha vissuto con gli animali. In un film la sua avventura.   Gian Antonio Orighi

Madrid. A Natale arriva sugli schermi spagnoli «Entre Lobos» (Tra i lupi), un film che il quasi sconosciuto regista Gerardo Olivares ha appena finito di girare. Una pellicola che promette di essere un grande successo. Primo, perché racconta una storia straordinaria. Secondo, perché la storia in questione è vera. Marcos Rodríguez Pantoja – che nella parte finale del film interpreta se stesso – è el niño-lobo, il bambino lupo, che è stato adottato per 12 anni, tra i 7 e i 19, da un branco. Oggi Marcos di anni ne ha 64 anni, vive a Rante, un paesino della Galizia, ma la sua storia è ben piú drammatica di quella raccontata da Kipling nel «Libro della giungla».

Siamo negli anni ‘50, in piena dittatura franchista, in quel paradiso di 400 km quadrati, pieno di boschi, montagne e fiumi della Sierra Morena, tra Siviglia e Cordova. Marcos è il terzogenito di un boscaiolo. La miseria incombe, la madre muore, il padre, che si risposa, va tutto il giorno nei boschi per estrarre carbone vegetale dagli alberi bruciati. La matrigna sfoga frustrazione, rabbia, fame, povertà contro Marcos e fino a convincere il marito a vendere il figlio a un pastore, che poco dopo muore. E così Marcos rimane solo.
Il film parte proprio da qui. Le scene sono state girate nella Sierra Morena, in Andalusia, con lupi nati in cattività, ma di razza selvatica. Quando hanno incontrato Marcos, hanno cominciato a ululare, a leccarlo e a fargli le feste. Gli hanno riconosciuto una specie di «appartenenza» così come hanno fatto gli animali della stessa specie già durante il loro primo incontro: «Morto l’uomo che mi aveva comprato mi sono rifugiato nei boschi – racconta oggi Marcos Rodríguez Pantoja – non mi avvicinai mai a un essere umano perché temevo che mi riportassero a casa, dalla mia matrigna. Il primo contatto con i lupi avvenne di sera. Stavo in una grotta piena di lupetti, a cui rubai un pezzo di carne per la fame». E poi aggiunge: «Tornó la mamma lupa, mi vide, si accorse dai resti vicino a me, capì che avevo tolto il cibo ai cuccioli e mi spinse con una zampata contro la roccia. Poi mi guardó negli occhi e mi avvicinó della carne che aveva appena cacciato. Diventai parte della famiglia».

Marcos, che adesso fa il contadino e si è riabituato a vivere come un umano (l’abitudine che gli è costata di più è stato il letto), ha vissuto come Mowgli. Vestiva con la pelle dei cervi che uccideva, correva con i lupi e ne imparò il linguaggio. «L’ululato mi fa ancora bollire il sangue nelle vene», assicura e spiega il suo ritorno alla civiltà: «Un giorno mi circondó la Guardia Civil a cavallo. Avevo i capelli lunghi fino alla cintura, scurissimo di pelle per il sole e la sporcizia, vestito di pelli e con i piedi ricoperti di pelle ruvida e calli, non avevo mai portato scarpe. Cercai di scappare ma mi catturarono, mi portarono da un prete che mi spedí a Madrid da suore che mi bloccarono la schiena tra due assi per riabituarmi a camminare dritto».

Un rientro alla civiltà non semplice, ma necessario. «Dopo un primo momento di celebrità, ho trovato lavoro alle Baleari. Quando si ricordavano di farlo, mi pagavano pochissimo e in nero. Ad aiutarmi è stato un poliziotto in pensione che mi ha portato in Galizia». E Marcos, alla vigilia di un successo cinematografico che pare assicurato, è felice? «Lo sono stato. I veri lupi sono gli uomini».

 

 

__________________________________________

[1]  Molto probabilmente, invece, sono da considerare verosimili casi di aggressione da parte di individui affetti da virus della rabbia.

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Shardana
    dicembre 26, 2014 alle 11:37 am

    A volte i ruoli di vittima e carnefice si invertono.Avrá provato lo stesso terrore di un animale braccato da un branco di cacciatori e cani quando cerca la salvezza in ogni luogo.

  2. max
    dicembre 26, 2014 alle 4:09 PM

    magari fosse vero…; purtroppo temo sia solo una bella e divertente favola di natale da raccontare ai bimbi davanti al fuoco.

  3. capitonegatto
    dicembre 26, 2014 alle 5:23 PM

    Perche’ non introdurre i lupi in Sardegna ?

  4. Franz
    dicembre 28, 2014 alle 10:35 am

    Peccato se la natura avesse fatto il suo corso…. A casa mia branchi di cacciatori con mute di segugi braccano e circondano una lepre per finirla a fucilate. Sto energumeno si sarebbe meritato il branco di lupi.

  1. dicembre 26, 2014 alle 7:24 PM

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