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Cacciare il Cinghiale limita davvero i danni all’agricoltura?


Cinghiale (Sus Scrofa)

Cinghiale (Sus Scrofa)

Interessante articolo di Carlo Consiglio su una delle tematiche maggiormente utilizzate per sponsorizzare la caccia al Cinghiale (Sus scrofa): la limitazione dei danni all’agricoltura.

Da leggere e, soprattutto, comprendere.

Carlo Consiglio, biologo e zoologo, docente universitario emerito presso l’Università degli Studi “La Sapienza” di Roma, è un entomologo e zoologo di fama internazionale.  E’ il Presidente onorario della Lega per l’Abolizione della Caccia.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

Cinghiale (Sus scrofa)

Cinghiale (Sus scrofa)

 

da Fanpage, 7 gennaio 2014

Occorre abbattere i cinghiali per limitarne i danni? (http://www.fanpage.it/occorre-abbattere-i-cinghiali-per-limitarne-i-danni/)

Da oltre 30 anni il cinghiale arreca gravi danni all’agricoltura in tutta Europa; le autorità decretano abbattimenti, ma l’ammontare dei danni ciononostante continua a crescere. Evidentemente la caccia non è un metodo efficace per prevenire o ridurre i danni. La soluzione può venire solo dalle più recenti ricerche sull’etologia e l’organizzazione sociale dei cinghiali stessi, da cui sembra risultare che il disturbo arrecato dalla caccia causi un aumento della fertilità e quindi dei danni. Metodi efficaci sembrano essere invece le recinzioni elettriche e la pasturazione in foresta.

Il cinghiale (Sus scrofa) è diffuso in gran parte dell’Europa e dell’Asia (eccetto le parti più settentrionali). Nel 1911 il cinghiale era assente in Italia settentrionale ed aveva una distribuzione in Italia peninsulare assai ridotta26. Il livello minimo della distribuzione si raggiunse con la seconda guerra mondiale. Negli ultimi 30 anni, l’areale del cinghiale in Italia si è più che quintuplicato. Cause di questo fenomeno sono state lo spopolamento della montagna con conseguente recupero del bosco, nonché le immissioni a scopo venatorio, che sono state fatte spesso con soggetti provenienti da allevamenti, ed anche appartenenti a sottospecie non autoctone e perfino ibridati con maiali domestici46. È probabile che ciò abbia condotto ad un aumento della fertilità, perché è noto che gli animali domestici sono in genere più prolifici dei loro antenati selvatici, ed è quindi verosimile che anche l’ibrido tra un animale domestico ed uno selvatico, avendo caratteri intermedi, sia più prolifico dell’antenato selvatico.
IMPORTANZA DEI DANNI.

I danni causati dal cinghiale sono molto rilevanti; basti considerare che, secondo Toso & Pedrotti, “sino all’80% dei fondi a disposizione delle Amministrazioni provinciali per far fronte all’impatto causato dalla fauna selvatica sulle attività antropiche di interesse economico vengono (…) annualmente destinati al risarcimento dei danni causati dal cinghiale”46. In Francia i danni arrecati dai cinghiali nel 1982 ammontavano a 24 milioni di franchi; i danni ai cereali erano soprattutto alla semina ed allo stadio lattiginoso48. In tutta Europa il cinghiale arreca danni all’agricoltura per oltre 80 milioni di euro all’anno32.

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

STRUTTURA DI POPOLAZIONE.

I cinghiali vivono normalmente in gruppi sociali (compagnie) formati da 1 a 23 individui (Dardaillon7) o da 4 a 34 individui (Vassant ed altri49). Questi gruppi sono formati da femmine dell’anno e adulte oppure solo femmine dell’anno, ed eventualmente i loro piccoli. Le femmine lasciano la compagnia al momento del parto, e la raggiungono di nuovo 2-3 settimane più tardi. La posizione dominante è occupata da una scrofa, spesso la più anziana, in ogni caso la più vigorosa25.
Secondo uno studio svolto in Haute-Marne (Francia) da Vassant ed altri, le compagnie sono formate unicamente da femmine e dai giovani dell’anno; i giovani maschi vi restano fino alla ristrutturazione (fase di rimaneggiamento dopo le nascite). Le compagnie mostrano una grande stabilità: mai una scrofa o una giovane femmina si è integrata nelle compagnie figlie al momento della ristrutturazione. Se la scrofa conduttrice scompare (uccisa nella caccia), un’altra femmina prende la guida della compagnia. Se tutte le femmine scompaiono, i giovani restano insieme senza integrarsi in altre compagnie né accogliere cinghiali estranei. Nessun cinghiale senza parentela può integrarsi in una compagnia, nemmeno al momento della ristrutturazione, come confermato da analisi genetiche49.
Anche Kaminski ed altri, in uno studio durato 12 anni su una popolazione della Francia orientale, hanno dimostrato che i gruppi sociali sono formati da femmine sorelle o cugine, e non contengono mai femmine non apparentate18.
In uno studio fatto in Giappone sulla sottospecie Sus scrofa leucomistax è stato trovato invece che ogni compagnia include una sola femmina adulta28.
I maschi di 8-9 mesi formano piccoli gruppi poco stabili, di 3-4 individui; poi diventano solitari14,25.

SINCRONIZZAZIONE DELL’ESTRO E DEL PARTO.

bosco e girasoli

bosco e girasoli

Le femmine di quasi tutti gli ungulati europei o sono monoestre o hanno un breve periodo di estri ripetuti. Unica eccezione è il cinghiale nelle cui femmine il periodo fertile può talora estendersi a tutto l’anno1.
Delcroix ed altri hanno tenuto due gruppi di cinghiali femmine in recinti in condizioni seminaturali, in presenza o in assenza di maschi. Nel gruppo con presenza di un maschio tutte le femmine adulte partorivano entro 4-6 giorni. Nel gruppo senza maschi tutte le femmine mostravano un aumento del progesterone nella stessa settimana8. Il fatto che i piccoli di uno stesso gruppo siano in genere allo stesso stadio di sviluppo conferma che si ha sincronizzazione dell’estro7,11,14. Mauget in una popolazione che vive in ambiente naturale in Francia occidentale ha constatato una sincronizzazione delle nascite delle femmine dello stesso gruppo sociale entro 10-15 giorni23. La sincronizzazione dell’estro tra le femmine dello stesso gruppo sociale è dovuta al rilascio di feromoni30,42. Si ha quindi tipicamente una riproduzione stagionale regolata dall’ormone melatonina secreta dall’epifisi o ghiandola pineale, che è a sua volta influenzata dal fotoperiodo42. La sincronizzazione del parto tra le femmine dello stesso gruppo sociale conferma che vi è un meccanismo che causa la sincronizzazione dell’estro17,29. Delgado-Acevedo ed altri nei cinghiali inselvatichiti del Texas meridionale hanno trovato sincronizzazione dell’estro, che non influiva sull’accoppiamento promiscuo, con paternità multipla nel 33% delle cucciolate in 7 di 9 siti9. Maillard & Fournier hanno affermato che le nascite in Francia meridionale sono precoci (febbraio-marzo) e “sincronizzate” nelle annate in cui le ghiande sono abbondanti19; in realtà essi si riferivano alla distribuzione delle nascite dell’intera popolazione nell’anno, e non alla vera sincronizzazione che è un fenomeno che avviene all’interno del gruppo sociale.

cartello "attenzione caccia al cinghiale"

cartello “attenzione caccia al cinghiale”

INFLUENZA DELLA CACCIA SULLA SINCRONIZZAZIONE DELL’ESTRO.

In Canton Ticino (Svizzera) Moretti ha riscontrato una perdita della sincronizzazione dell’estro in una popolazione introdotta negli anni 1980 e cacciata, con una curva delle nascite bimodale con due picchi, uno in marzo ed uno tra giugno e luglio, con le femmine che si riproducono già nel primo anno di vita in maggior misura che in una popolazione naturale; questo fatto, insieme all’abbondanza di cibo, permette di prevedere un aumento della popolazione negli anni successivi27. Anche Apollonio ed altri affermano che negli ungulati poliestri (comprendenti anche il cinghiale), anche se tutte le femmine alla fine si riproducono, il continuo disturbo provoca il prolungamento del calore, con perdita della sincronizzazione dei parti. Essi osservano quindi che la caccia nel periodo degli accoppiamenti dovrebbe essere evitata, perché causa la dispersione dei gruppi1. Kaminski ed altri hanno osservato che le femmine dell’anno che restavano nel gruppo sociale in cui erano nate si riproducevano assai meno spesso di quelle che lo lasciavano prima di riprodursi, con differenza statisticamente significativa18. Secondo Meynhardt la scomparsa della scrofa conduttrice causa la disorganizzazione del gruppo, finché si formerà una nuova compagnia intorno a una scrofa che abbia saputo imporre la sua autorità25. Ma Rosell ed altri in Spagna sostengono che i gruppi sociali continuano ad usare l’area anche dopo l’uccisione o la cattura delle femmine adulte33. Anche se non fosse vero che la caccia disperde i gruppi sociali, è probabile che essa causi indirettamente un aumento della riproduzione e quindi dei danni, attraverso la perdita della sincronizzazione dell’estro.

INFLUENZA DELLA CACCIA SULLA RIPRODUZIONE IN GENERE.

Umbria, Appennino, boschi

Umbria, Appennino, boschi

Herrero ed altri hanno confrontato due popolazioni iberiche di cinghiali, una nei Pirenei poco cacciata in foresta con molti rifugi, ed una nella Valle dell’Ebro intensamente cacciata in terreno agricolo con pochi rifugi, ambedue senza foraggiamento aggiuntivo, ed hanno trovato che nella popolazione intensamente cacciata quasi tutte le femmine restavano gravide già nel primo anno di età, mentre nella popolazione poco cacciata la maggior parte delle femmine non rimaneva gravida che nel secondo anno di età15. Servanty ed altri in una popolazione di cinghiali pesantemente cacciata in Haute-Marne nella Francia nordorientale hanno trovato un’alta percentuale di giovani riproducentisi già nel primo anno d’età, ed un abbassamento della soglia di peso oltre la quale la riproduzione avviene39. Gamelon ed altri in Francia nord-orientale hanno studiato una popolazione di cinghiali soggetta ad una pressione venatoria crescente per 22 anni consecutivi, trovando che le date di nascita si sono anticipate di 12 giorni durante l’intero periodo12. Sembra quindi che la caccia provochi l’aumento della prolificità e quindi della grandezza di popolazione e dei danni. In Scania (Svezia) Thurfjell ed altri hanno osservato aumento o diminuzione dei movimenti dei cinghiali nel giorno della battuta di caccia o nella notte successiva, cosa che in teoria potrebbe avere influenza sulla riproduzione43.
Come controprova, citiamo Cahill & Llimona, che in un parco urbano presso Barcellona, dove l’abbattimento dei cinghiali è permesso solo sul 10% della superficie, hanno osservato in un periodo di 8 anni un andamento della grandezza di popolazione abbastanza costante, con due picchi attribuiti all’abbondanza di ghiande4.
Invece Ditchkoff ed altri, confrontando tra loro due aree in America settentrionale, una in cui i cinghiali erano sottoposti ad abbattimenti e l’altra di controllo, sebbene in quest’ultima la densità del cinghiale fosse più del 65% maggiore, non poterono rilevare alcuna differenza tra le due aree per grandezza delle cucciolate, massa ovarica, e massa e numero dei corpi lutei10. Mauget in Francia occidentale ha osservato due stagioni di parti in alcune annate, attribuendoli all’abbondanza del cibo, con femmine che partorivano due volte nello stesso anno23. Anche secondo Graves la presenza di una seconda stagione riproduttiva in autunno in cinghiali rinselvatichiti è legata alla disponibilità di cibo14. Secondo Maillard & Fournier l’alta fertilità in certe annate è dovuta all’abbondanza di ghiande19. È probabile che ambedue le cause indicate da differenti Autori (la caccia e l’abbondanza del cibo) siano efficaci a provocare un aumento della fertilità. Toïgo ed altri in uno studio durato 22 anni asseriscono che nel cinghiale non vi è compensazione tra mortalità naturale e mortalità venatoria; a differenza degli altri ungulati che massimizzano la sopravvivenza dell’adulto, il cinghiale investe di più nella riproduzione, per cui anche i mezzi per controllare le sue popolazioni devono essere differenti45. Infine secondo Ježek l’aumentato successo riproduttivo dei cinghiali è dovuto al miglioramento climatico17.

Cinghiali (Sus scrofa)

Cinghiali (Sus scrofa)

INFLUENZA DELLA CACCIA SULLA GRANDEZZA DELLA POPOLAZIONE.

Boitani ed altri affermano che il cinghiale è una specie molto adattabile con strategia “r”, il che implica che l’espansione delle popolazioni di cinghiali in Europa non può essere controllata con i modi di caccia tradizionali3. Toïgo ed altri in Francia hanno trovato che una popolazione pesantemente cacciata continuava ad accrescersi nonostante che la probabilità per un cinghiale di essere ucciso fosse superiore al 40% all’anno (70% per i maschi adulti) non compensata da alcuna riduzione nella mortalità naturale44. Servanty ed altri concludono che quando una popolazione è pesantemente cacciata, aumentare la mortalità in una sola classe d’età (ad esempio solo adulti o solo giovani) può non permettere di limitare l’accrescimento della popolazione40. Secondo Csányi la pressione venatoria è insufficiente per impedire l’accrescimento della popolazione di cinghiali; questi sono favoriti dall’aumento delle superfici forestali e dall’estensione dell’agricoltura che fornisce habitat adatto e cibo; inoltre la distribuzione sparsa dei distretti venatori fa sì che molti animali possano sfuggire verso zone dove non vengono cacciati6.

INFLUENZA DELLA CACCIA SUI DANNI.

In provincia di Siena vi sono due diversi gruppi di popolazioni di cinghiali, ambedue sottoposti alla caccia. Nella parte occidentale della provincia (Val di Farma) il cinghiale è autoctono, è molto numeroso ma ha una struttura per classi di età ben equilibrata e non causa danni gravi all’agricoltura; il cibo viene somministrato solo in estate ed in foresta. Nella parte orientale (Chianti e Val di Chiana) il cinghiale è stato introdotto a scopo venatorio, viene foraggiato liberamente, è meno numeroso ma ha una struttura sbilanciata per classi di età, con prevalenza di individui giovani, e causa gravi danni all’agricoltura24. Sembra quindi che i danni arrecati dal cinghiale all’agricoltura dipendano dalla caccia e dalla gestione.
Secondo Boitani & Morini, in assenza di un adeguato programma di monitoraggio, eventuali interventi di prelievo potrebbero risultare inefficaci per ridurre i danni; addirittura la popolazione, sottoposta ad interventi inadeguati, potrebbe anche produrre danni maggiori2. Secondo Marsan ed altri “un esasperato prelievo non selettivo sul cinghiale produce subito la riduzione degli effettivi, ma questa riduzione viene immediatamente compensata da un aumento del tasso di incremento utile annuo della specie; una popolazione costituita prevalentemente da animali giovani tende a produrre maggiori danni di una naturale, indipendentemente dalla sua densità20“. Marsan ed altri dimostrano che la densità del cinghiale non è influenzata da una pesante pressione venatoria, e pertanto un aumento della pressione stessa non può ridurre i danni alle coltivazioni21. Secondo il rapporto dell’Istituto nazionale per la fauna selvatica, “la forma di caccia attualmente più utilizzata, la braccata con i cani da seguito, crea spesso una destrutturazione delle popolazioni, caratterizzate da elevate percentuali di individui giovani, responsabili di un sensibile aumento dei danni alle colture”16. Secondo Thurnfjell ed altri il tipo di caccia influisce sulla strategia di difesa adottata dal cinghiale (fuggire o nascondersi) e quando questo adotta la seconda sceglie un cibo che non possa essere monopolizzato, con conseguenze sui danni; inoltre, in caso di cacce al seguito, alcuni cinghiali si allontanano fino a 20 km, ed in seguito alla fuga essi utilizzano maggiormente la foresta e le colture e meno i luoghi aperti; ciò può essere dovuto a competizione con gruppi di cinghiali residenti; quindi le femmine che fuggono da cacce al seguito possono aumentare il loro uso di campi coltivati, arrecando danni43. Infine Scillitani ed altri osservano che la caccia causa un aumento della mobilità dei cinghiali (per sfuggire alla caccia stessa) e quindi un aumento dei danni; consigliano pertanto di ridurre la pressione venatoria e soprattutto evitare battute di caccia nella stessa area a brevi intervalli di tempo38.
Un altro tipo di danno che potrebbe essere provocato dalla caccia, specialmente quella con molti cani e battitori, è quello di una maggiore diffusione della febbre suina classica (CSF)41.
Invece secondo le ricerche svolte in Svizzera da Geisser & Reyer gli abbattimenti sarebbero l’unico metodo efficace per ridurre i danni dei cinghiali13.

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiali (Sus scrofa meridionalis)

MISURE ALTERNATIVE ALL’ABBATTIMENTO.

Reimoser & Putman osservano che basse densità di ungulati non sono sempre associate con danni ridotti, né alte densità con danni elevati. Essi ribadiscono con forza che il solo controllo del numero degli ungulati può non essere efficace per ottenere una riduzione del danno e che occorre esplorare approcci alternativi quali recinzioni, foraggiamenti, metodi culturali, ed altri32.
In Francia i repellenti chimici (odorosi e gustativi) hanno dato scarsi risultati; quelli acustici sono inefficaci. Le recinzioni elettriche invece hanno dato buoni risultati: le superfici coltivate a mais distrutte sono state 114 ettari con protezione e 246 ettari senza protezione (Vassant & Boisaubert)48.
Secondo Santilli le recinzioni elettriche permettono di conseguire risultati “davvero eccezionali” nella prevenzione dei danni, raggiungendo perfino il loro azzeramento; a tale scopo è opportuno che le recinzioni stesse siano disposte in maniera lineare lungo il confine tra bosco e coltivi e non circondando singolarmente ogni singola parcella coltivata; inoltre l’apposizione delle recinzioni dovrebbe essere accompagnata da un foraggiamento dissuasivo, altrimenti la recinzione non può resistere a lungo all’urto continuo e prolungato dei cinghiali in cerca di cibo, perché la corrente elettrica può dissuadere ma non sfamare34! In Slovenia le recinzioni elettriche per proteggere il mais dai cinghiali hanno avuto un’efficienza del 100%51. Nel Texas le recinzioni elettriche riducevano i danni arrecati dai cinghiali al sorgo del 64%31. Secondo Schley ed altri le recinzioni dovrebbero essere erette solo dopo la semina e quando i cereali sono allo stadio lattiginoso37.
Vassant & Breton in Francia nord-orientale hanno ottenuto una forte diminuzione dei danni al frumento allo stato lattiginoso distribuendo mais in foresta50. A Puechabon in Francia meridionale la distribuzione di mais a scopo dissuasivo ha permesso di ridurre i danni arrecati dai cinghiali alle vigne, permettendo di risparmiare più del 60% degli indennizzi corrisposti agli agricoltori5. Tuttavia secondo Schley ed altri il foraggiamento supplementare dei cinghiali può essere responsabile dell’aumento della popolazione del cinghiale e quindi indirettamente dell’aumento dei danni; esso può agire in modo dissuasivo e ridurre i danni solo a quattro condizioni: 1) densità dei cinghiali inferiore a 15 individui per 1000 ettari; 2) cibo fornito solo nel periodo critico; 3) cibo sparso su una vasta area; 4) cibo fornito in foresta ad almeno 1 km dal margine della foresta37.
Inoltre l’orzo e gli altri cereali tricomatosi, che vengono evitati dai cinghiali, dovrebbero essere piantati vicino alle foreste, mentre il mais ed i cereali non tricomatosi dovrebbero essere piantati lontano dalle foreste37.
Anche secondo Vassant occorre impiantare le colture vulnerabili (grano e mais) a più di un chilometro dai boschi, mentre i cereali “barbuti” possono essere piantati al margine delle foreste perché assai poco consumati dai cinghiali. Il foraggiamento dissuasivo è efficace se il mais viene sparso in strisce larghe 10-20 metri, ed in quantità di 40-50 kg per chilometro, e permette di ridurre i danni ai cereali allo stato lattiginoso del 70%. Le colture dissuasive di mais in foresta sono invece troppo costose e difficili e di basso rendimento47.
Invece secondo Geisser & Reyer recinzioni elettriche e foraggiamento in foresta sarebbero inefficaci13.
Il trattamento del mais con repellenti è molto efficace nel ridurre drasticamente il consumo sec. Santilli ed altri35, mentre non ha un effetto significativo nella riduzione dei danni secondo Schlageter ed altri36.
Un altro metodo alternativo è quello della telecontraccezione, iniettando a distanza negli animali il vaccino GonaCon con un apposito fucile. Questo metodo è stato recentemente perfezionato ed ora è possibile con una sola fiala avere un effetto durevole per vari anni22.

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

Cinghiale (Sus scrofa meridionalis)

CONCLUSIONI.
La caccia non sembra un rimedio efficace per contrastare i danni dei cinghiali all’agricoltura, anzi, attraverso la perdita della sincronizzazione dell’estro e l’aumento della fecondità, potrebbe essere considerata come una causa dei danni stessi. Metodi alternativi, quali recinzioni elettriche e foraggiamento dissuasivo, sembrano al contrario molto efficaci.

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43) Thurfjell H., G. Spong & G. Ericsson 2013. Effects of hunting on wild boar Sus scrofa behaviour. Wildlife Biology 19 (1): 87-93.
44) Toïgo C., S. Servanty, J.-M. Gaillard, S. Brandt & E. Baubet 2008. Disentangling natural from hunting mortality in an intensively hunted wild boar population. J. Wildlife Management 72 (7): 1532-1539.
45) Toïgo C., S. Servanty, J.-M. Gaillard, S. Brandt & É. Baubet 2010. Mortalité naturelle et mortalité liée à la chasse: le cas du sanglier. Faune Sauvage 288: 19-22.
46) Toso S. & L. Pedrotti 2001. Linee guida per la gestione del cinghiale (Sus scrofa) nelle aree protette. Quad. Cons. Natura, Ministero Ambiente e Istituto Nazionale Fauna Selvatica, 3: 61 pp.
47) Vassant J. 1994. Les techniques de prévention des dégâts de sangliers. Bull. mensuel ONC 1994 (191): 90-93.
48) Vassant J. & B. Boisaubert 1984. Bilan des expérimentations entreprises en Haute-Marne pour réduire les dégâts de sangliers (Sus scrofa) à l’encontre des cultures agricoles. In: F. Spitz & D. Pépin (eds.), Symposium international sur le sanglier, Colloques de l’INRA 22, Toulouse, France, 24-26 avril 1984: 187-199.
49) Vassant J., S. Brandt, É. Nivois & É. Baubet 2010. Le fonctionnement des compagnies des sangliers. Faune sauvage 288: 8-13.
50) Vassant J. & D. Breton 1986. Essai de réduction des dégâts de sangliers (Sus scrofa scrofa) sur le blé (Triticum sativum) au stade laiteux par distribution de maïs (Zea mais) en forêt. Gibier Faune Sauvage 3: 83-95.
51) Vidrih M. & S. Trdan 2008. Evaluation of different designs of temporary electric fence systems for the protection of maize against wild boar (Sus scrofa L., Mammalia, Suidae). Acta agriculturae slovenica 91 (2): 343-349.

 

(foto L.A.C., A.A., R.M.N., S.D., archivio GrIG)

  1. Alessia
    gennaio 9, 2014 alle 12:20 pm

    Premettendo che sono una ragazza vegetariana che ha sempre combattuto contro la caccia, questo articolo è interessante ma non adatto alla situazione in Sardegna. Il problema qui è stata l’introduzione di cinghiali alloctoni molto più grossi e prolifici dei nostri piccoli cinghiali sardi. Ora le specie alloctone si sono ibridate con le nostre, le stanno portando man mano all’estinzione e, oltre questo, stanno distruggendo con le loro sterrate molte zone di sottobosco distruggendo persino stazioni di crescita di piante rare mangiandosi persino bulbi di orchidee che crescono in zone limitatissime… Insomma agricoltura a parte i cinghiali qui in Sardegna stanno creando un grosso danno e si DEVONO trovare delle soluzioni valide sempre che queste esistano (castrazione/sterilizzazione? allontanamento?) per limitarli e risolvere questo problema.

    • M.A.
      gennaio 9, 2014 alle 2:00 pm

      Ripopolamenti a fine venatorio non ce ne sono stati. Il problema dei cinghiali in Sardegna non è colpa dei cacciatori, ma del tipo di allevamento brado dei maiali, che incrociandosi hanno reso molto più prolifica la specie e di dimensioni maggiori, il che richiede di conseguenza più cibo per sfamare un singolo esemplare. Metodi incruenti per alleviare il problema i Sardegna cinghiale non esistono perché in un isola non puoi allontanarli, ma solamente spostarli da una parte all’altra. I cinghiali causano notevoli danni alla restante fauna selvatica, distruggono intere covate mangiano piccoli mammiferi e il fatto che vi è stato un abbandono delle campagne, un ritorno del bosco e che questo animale riesce a coprire in una notte distanze considerevoli, ha contribuito ad accoppiamenti tra nicchie ecologiche differenti fortificando la specie. Poiché la capacità portante del territorio è talmente elevata da far si che un numero elevato di cinghiali entri in contrasto con l’attività antropiche dell’uomo, la caccia è inevitabile per riportare in tempi brevi la popolazione ad uno status accettabile, in modo tale che non crei ulteriori problemi alla restante fauna selvatica, all’agricoltura e alla sicurezza stradale. La caccia dopo tutto fa si che gli esemplari che si salvano a fine stagione venatoria abbiano più disponibilità di cibo, più areali liberi e ciò ne causa un aumento della fertilità, portando la popolazione dei cinghiali nel giro di pochi mesi di silenzio venatorio ad una consistenza stabile. Senza caccia la nostra biodiversità sarebbe compromessa dall’elevato numero, basti visitare tutte le oasi e parchi regionali della Sardegna dove la caccia è vietata e che sono brulicanti di cinghiali le lepri, conigli e le pernici sono solo un ricordo.

    • gennaio 9, 2014 alle 3:10 pm

      c’è scritto anche questo nell’articolo del prof. Consiglio.

      Stefano Deliperi

  2. Angelo Pisanu
    gennaio 9, 2014 alle 1:21 pm

    mi pare che le osservazioni di Alessia siano pertinenti, ma vorrei anche aggiungere che le recinzioni elettriche sono possibili soltanto dove c’è l’elettricità?
    Angelo

  3. gennaio 9, 2014 alle 1:56 pm

    Queste… “cose” dovrebbero essere insegnate ai ragazzi delle Scuole medie inferiori e superiori, ma prima di tutto ai gentili Prof.

    Grazie, GrIG.
    Eli

  4. M.A.
    gennaio 9, 2014 alle 3:17 pm

    Gruppo d’Intervento Giuridico :
    raccontalo a Carloforte, a S. Antioco, a La Maddalena…
    Stefano Deliperi

    Se la Sardegna è invasa dai cinghiali la colpa è solo dei cacciatori 😀 . Esseri crudeli e sanguinari che hanno pagato il biglietto del traghetto per far si che colonizzassero tutta l’isola. Sono i cacciatori che allevano nei posti più remoti i cinghiali in modo tale da ripopolare la notte i boschi 😀 😀 …Cosí ti piace di più vero?

  5. gennaio 9, 2014 alle 3:48 pm

    L’ha ribloggato su O C T A G O N.

  6. M.A.
    gennaio 9, 2014 alle 5:19 pm

    Stefano ho letto. Non nego che ci siano state immissioni venatorie, ma da qui a far credere che i cacciatori abbiano inserito maiali in modo da ibridarli con i cinghiali per poter avere animali altamente prolifici ce ne passa. Il problema dei maiali tenuti allo stato brado è dovuto al metodo di allevamento oggi finalmente proibito per contrastare la peste suina. Che i cacciatori abbiano goduto dell’espansione dei cinghiali è vero, si divertono e si sono divertiti, ma oggi è proprio il cacciatore che ne paga le conseguenze perché in pianura per via dell’agricoltura intensiva e in montagna per i cinghiali l’unica specie cacciabile che è in costante aumento è il cinghiale, a danno di altre specie che anni fa erano ambite prede (conigli, lepri e pernici). Anche le cornacchie, odiatisdime al pari delle volpi, in quanto creano danni alla fauna di interesse venatorio, ti pare possibile che siano state introdotte dai cacciatori? La stampa, soprattutto alcune testate giornalistiche, attribuisce i mali della natura esclusivamente ai cacciatori perché è veramente facile in quanto è stata una figura stereotipata ad hoc come “killer spietato e nemico degli animali”.

  7. Shardana
    gennaio 10, 2014 alle 12:23 pm

    A carloforte i cinghiali sono stati liberati dai cacciatori,personaggi ben noti anche per il bracconaggio.Nel corso degli anni sono stati liberati animali che nulla avevano a che fare con la fauna locale,mini lepri,pernici rincoglionite……Per anni i cinghiali hanno vagato negli orti e nelle vigne della gente distruggendo e devastando i terreni,senza che nessuno muovesse un dito nonostante le denuncie e le lamentele. Se protesti come ha fatto un cittadino stanco di averli sempre nel proprio orto che ha imbracciato il fucile e gli ha sparato ti devastano la casa…..Così si vive nella civilissima carloforte.Se alludi a me M.A. Io non considero killer spietati tutti i cacciatori,ma solo quelli che commettono atti tali da meritarsi la nomea.

  8. anto
    gennaio 18, 2014 alle 11:56 pm

    abbattiamo l’ignoranza che chiude la sensibilita’ di questi bambini arrabbiati che hanno avuto poco amore dai loro genitori e sfogano le loro frustrazioni sui loro fratelli quadrupedi.
    preghiamo affinche ogni uomo comprenda la portata delle proprie azioni sul mondo umano e animale perchè il dolore e’ dolore e la sofferenza e’ sofferenza e chi procura questo ad ogni essere vivente,merita di sperimentarlo a sua volta per poterlo ben comprendere!
    e venne il giorno in cui ogni uomo di sto pallido pianeta capì che cosa era la sofferenza delle altrui creature.amen.
    chi si pone a soluzione di un problema creato ad hoc,avra’ una pena superiore…credetelo!

  9. anto
    gennaio 19, 2014 alle 12:09 am

    da noi in pianura padana il cinghiale era estinto ma lo hanno ripopolato con razze slave per farlo piu’ grosso…poi si pongono come soluzione ad un problema da loro stessi creato.
    le licenze dan soldi ai comuni,la carne soldi ai cacciatori e ristoranti,le armi..bhe si sa che l’italia ha forti lobby di produzione… ed il cerchio si chiude.mi vien da vomitare se penso che la legge italiana da’100 metri di distanza dalle abitazioni a fucili che tirano palle di rame o acciaio a 4 km ! la sterilizzazione dopo cattura con anestesia sarebbe la soluzione piu’ coerente per una razza evoluta se lo fossimo….ma qua’ c’e’ da aspettare………….

  10. gennaio 19, 2014 alle 11:31 am

    da L’Unione Sarda, 19 gennaio 2014
    Oliena, 11 compagnie di caccia nei guai. “Hanno violato norme anti-trichinellosi”: http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2014/01/19/oliena_11_compagnie_di_caccia_nei_guai_hanno_violato_norme_anti_trichinellosi-6-350467.html

  11. arpia
    gennaio 21, 2014 alle 4:37 am

    Come al solito il problema e’ l’uomo e non il cinghiale o gli animali in generale. L’uomo in generale ha la tendenza a distruggere e a disfare anche quello che la natura crea in armonia. Occorre fare un training ai cinghiali per mangiarsi i cacciatori appena sentono da lontano l’odore. Anche se certi sarebbero indigesti anche per i cinghiali!!!!!!!!!! Se li devono mangiare tutti pero’ non vorrei che quelli che rimangono si riproducessero a dismisura!!!!!!!!!!!!!!

  12. Shardana
    gennaio 21, 2014 alle 1:43 pm

    Dimentichi che sono vegetariani arpia……..ah ah ah

    • M.A.
      gennaio 21, 2014 alle 3:50 pm

      Ahahah i cinghiali sono onnivori, quandi arpia può benissimo perseguire il suo obiettivo! Se vuoi ti puoi candidare come insegnante del corso. 😀

  13. gennaio 21, 2014 alle 2:53 pm

    da La Nuova Sardegna, 21 gennaio 2014
    Prelievi anti-trichinella, sanzionati i cacciatori. Oliena, raffica di multe da decine di migliaia di euro in arrivo alle compagnie. E scatta la protesta delle doppiette: abbiamo fatto quello che era richiesto. (Nino Muggianu)

    OLIENA. Nubi nere si addensano sulle compagnie di caccia di Oliena che saranno costrette a pagare delle pesantissime sanzioni. Il motivo ? «Non avete effettuato e consegnato i previsti prelievi sui cinghiali abbattuti, per i controlli sulla trichinellosi e peste suina e, visto il numero di bestie che avete cacciato dovete pagare una sanzione pari a 15 mila euro. «Questo è quanto ci è stato annunciato dai sanitari della Asl per quanto di loro competenza, ma la sanzione è dalla Forestale» commenta Peppino Spanu, tabaccaio con la passione per la caccia della compagnia “Pane e hasu”. Inutile dire che c’è fermento nel variegato pianeta dei cacciatori, che a vario titolo sono oltre centocinquanta persone. «Tutto questo – aggiunge Spanu – è nato a seguito della nuova normativa che si sta applicando adesso per volontà dell’assessorato regionale competente. Fino allo scorso anno la zona interessata da questi prelievi riguardava i cinghiali cacciati a sinistra del Cedrino, ovvero verso i monti di Oliena , Lanaito, Dorgali e dintorni. Tutta la parte bassa era fuori. Da quest’anno è interessata anche tutta la parte bassa. Noi e tutte le compagnie di Oliiena – continua Spanu- siamo stati avvisati del cambio e abbiamo iniziato a fare regolarmente i prelievi, anche in quella zona» . Prelievi che riguardano, il sangue delle bestie, la milza, il peritoneo e altre parti. «Martedì- aggiunge Spanu- è stato convocato il capocaccia di una compagnia dai sanitari della Asl. E gli hanno comunicato che stanno applicando una sanzione amministrativa di 15 mila euro alla sua compagnia. Subito dopo saremo convocati noi della compagnia Pane e hasu, e poi a ruota toccherà a tutti». Il motivo della sanzione che dovrà essere ancora ufficializzata, ma secondo Spanu sarebbe nata dal fatto che i cacciatori non avrebbero ottemperato alla norma dei prelievi. «Cosa non vera – precisa lui – Lo scorso anno su tutti i cinghiali che sono stati abbattuti a destra del fiume abbiamo fatto i prelievi e li abbiamo portati alla Asl. Questa osservazione noi l’abbiamo fatta al veterinario incaricato. Le cose sono due: o chi di dovere non ha registrato nulla o c’è qualcosa che non va». «Noi – continua Peppino Spanu – non abbiamo nessun riscontro perché quando versiamo i prelievi non ci viene rilasciato nessun documento. Per cui non abbiamo nulla in mano». Insomma: un bel rompicapo.

    —————————–

    L’EMERGENZA » AREA DI PORTO CONTE. I cinghiali sconfinano per strada e tra le case.
    Il Parco ha le mani legate: il piano di contenimento è fermo da ottobre in Regione. Il presidente Lubrano chiede l’intervento immediato dell’assessore De Francisci.

    ALGHERO. Quando i cinghiali cominciano a fare capolino in mezzo ai centri abitati, come sta accadendo nelle borgate di Fertilia o Maristella, oppure incrociano i fari degli automobilisti ai bordi delle strade provinciali, significa che la soglia di emergenza è vicina. E infatti il Parco di Porto Conte è in grossa difficoltà nella gestione del numero di animali. In pratica ha le mani legate perché non può rendere operativo il piano di contenimento 2013-15 già predisposto e inviato in Regione ad ottobre per l’approvazione. Gli uffici cagliaritani non si sono ancora espressi su una serie di questioni di ordine sanitario, e nel frattempo i cinghiali, al contrario della buracrazia, si sono dati parecchio da fare nella loro attività riproduttiva. Il loro numero ormai è a livelli di guardia. Per questo il presidente del Parco Stefano Lubrano si è rivolto all’assessore regionale alla Sanità Simona de Francisci chiedendo un urgente verifica presso gli uffici per capire il motivo dei ritardi nelle autorizzazioni. «Il piano di gestione dei cinghiali, fino ad oggi ha consentito di governare e limitare la crescita esponenziale di questa specie – dice Lubrano – riuscendo così ad alleviare i disagi economici e i pericoli per la sicurezza della comunità residente, e per le aziende agricole». Una ragionevole previsione stimava in un mese l’iter di approvazione in Regione. Perciò il piano trienale sarebbe dovuto entrare in vigore già da novembre. «Il mancato pronunciamento tecnico degli uffici – prosegue Lubrano – rischia realmente di vanificare il lavoro di contenimento svolto in questi ultimi quattro anni». I frequenti avvistamenti dei cinghiali da parte dei residenti, degli agricoltori e degli automobilisti, non fa che esasperare la situazione. Infatti la gente ha paura, protesta per i danni, o rischia la vita in incidenti stradali. «Le proteste diffuse stanno quindi creando allarme sociale e se non si interviene con l’avvio delle operazioni di cattura – mette in guardia Lubrano – la situazione potrebbe richiedere straordinari interventi di ordine pubblico». A tal punto che, se non ci fosse un’accelerazione nell’iter autorizzativo, il Parco di Porto Conte ha intenzione di rivolgersi direttamente al prefetto, per chiedere un immediato intervento. (lu.so.)

  14. arpia
    gennaio 21, 2014 alle 6:03 pm

    Sono onnivori, il problema e’ che sono troppo bravi ne ho gia’ un paio di iscritti al corso!!!!!!!!! okkio cacciatori!!!!!!!!!!!!!!!!! e bracconieri!!!!!!!!!!!!

    • M.A.
      gennaio 21, 2014 alle 6:47 pm

      Arpia, menù per i cinghiali: cacciatore alla cacciatora ? 😀 Cmq, in una prossima vita ti ci vedrei bene come cinghialessa! Ahah

  15. febbraio 6, 2014 alle 2:52 pm

    Gruppo d’Intervento Giuridico :

    da L’Unione Sarda, 4 febbraio 2014
    OLIENA. Controlli anti trichinella, multe per 100 mila euro.
    Caccia, ricorso contro le sanzioni: https://www.regione.sardegna.it/rassegnastampa/1_231_20140204090744.pdf

    siamo al ridicolo, la “marcia su Cagliari”.

    da La Nuova Sardegna, 6 febbraio 2014
    Cacciatori pronti alla marcia su Cagliari. Oliena, coro di proteste dopo la notifica delle multe elevate dalla Forestale alle compagnie del paese.

    OLIENA. La rivolta dei cacciatori di Oliena dopo l’ondata di verbali che ha raggiunto tutte le undici compagnie. Quasi centomila euro la multa che dovranno pagare secondo il verbale recapitato dalla Forestale. «Siamo pronti a tutto. I fucili resteranno a casa, ma una cosa è certa protesteremo in tutte le forme democratiche possibili». È un fiume in piena Dario Zola , presidente dell’Ucs , l’Unione cacciatori di Sardegna dopo le sanzioni per la mancata consegna dei prelievi. Apri cielo. «Noi abbiamo fatto sempre il nostro dovere, se non lo ha fato qualcun altro che verifichino la negligenza di chi non è stato capace di registrare o ancora peggio darci uno straccio di ricevuta». «Non basta la crisi che sta travolgendo tutto e tutti, adesso ci voleva solo questa presa di posizione nei nostri confronti. Con noi ci sono padri di famiglia che a mala pena riescono a pagare il porto d’arma e poi si vedono recapitare queste incredibili multe e soprattutto “fasulle”. Questo il compenso perché noi da dieci anni siamo in prima linea, a gratis, nella lotta contro gli incendi a controllo del territorio e contro il bracconaggio. Noi cacciatori, non certo gli ambientalisti che non fanno un bel nulla se non parlare. Da sottolineare anche che noi inoltriamo la domanda alla Asl per la zona rossa, infetta dalla trichinellosi. Ma nessuno ci ha mai comunicato che i prelievi andavano fatti, anche fuori da questa area». La rabbia è tantissima. Intanto ci si sta organizzando come in altre occasioni in cui gli olianesi si erano distinti nello stare uniti in segno protesta: il parco del Gennargentu e le fonti di Su Gologone. «Riporteremo tutte le schede elettorali nostre e di tutte le nostre famiglie, oltre 300, ma anche quelle di amici e conoscenti, alla Regione – aggiunge Zola –. I prelievi, noi li abbiamo sempre presentati ma non c’è mai stato un riscontro. Nessuno ci ha mai dato una ricevuta o qualcosa del genere per poter giustificare l’avvenuta consegna. Perché? Perché a oggi non risulta niente nella Asl dove noi abbiamo fatto il nostro dovere. Noi siamo cacciatori non veterinari. Lunedì scenderemo tutti a Cagliari». Il primo grido di allarme lo aveva lanciato Peppino Spanu della prima compagnia che era in odore di sanzione, adesso si è passati alla fase due: «Le multe, adesso sono già state notificate a tutte e dieci le compagnie per un totale di 100 mila euro, abbiamo sempre collaborato con tutti, se la trichinellosi esiste la deve debellare la Forestale non cerro noi che la caccia la facciamo per sport. I cacciatori olienasi sono decisi a tutto finché non verrà rimossa la pesante sanzione, convinti di essere nel giusto e di non avere mai fatto nulla di irregolare». (n.mugg.)

  16. maggio 5, 2014 alle 2:51 pm

    A.N.S.A., 5 maggio 2014
    Cinghiali con peste suina sull’Ortobene.
    Trovate due carcasse da agenti nuoresi Corpo Forestale: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/05/05/cinghiali-con-peste-suina-sullortobene_a902bd4b-6d9e-451a-9c23-f429c91ae4ed.html

  17. ottobre 14, 2014 alle 2:48 pm

    A.N.S.A., 14 ottobre 2014
    Fauna selvatica danneggia campi agricoli.
    Denuncia Coldiretti che propone un tavolo con la Regione: http://www.ansa.it/sardegna/notizie/2014/10/14/fauna-selvatica-danneggia-campi-agricoli_f646ae56-3509-4c26-af27-728518d3a072.html

  18. M.A.
    novembre 10, 2014 alle 5:08 pm

    Ciao Grig, volevo comunicarti che quest’anno è una grandissima annata di cinghiali. Nonostante la Regione ci dia la possibilità di cacciare il cinghiale con dei carnieri a dir poco “fantascientifici” di 40 cinghiali per giornata, noi per questioni pratiche ed etiche non andiamo oltre i quindici. Detto ciò, quello che quest’anno mi sorprende è l’incredibile numero di cinghialetti che si trovano nelle battute, oltre al fatto che le scrofe siano quasi sempre gravide. Io caccio in un area della Sardegna dove fino a 15 anni fa, le squadre di caccia grossa raramente riuscivano ad arrivare a catturare 15 cinghiali, non a giornata, ma bensì nell’intera stagione!
    Riconosco che l’impatto dell’attività venatoria è stato determinante, non per le leggende delle immissioni a fini venatori che qui in Sardegna oltre a rari esempi nelle isole minori, (come quelli citati da te) avvenuti in epoche storiche lontane non hanno avuto importanza, ma per un cambiamento dei cicli riproduttivi. L’abbandono delle campagne, il ritorno degli spazi incolti, e il prelievo venatorio hanno creato un mix utile per il successo riproduttivo dei cinghiali causando la felicità dei cacciatori e animalisti e l’insoddosfazione di agricoltori e istituzioni che si vedono sommersi da richieste di risarcimenti.
    Se è vero che il prelievo venatorio crea una destabilizzazione all’interno dei nuclei portando ad un aumento delle risorse di cibo e ad un aumento di areali per i sopravvisuti, causando quindi un aumento della fertilità, è altrettanto vero che la caccia è l’unica soluzione per creare un’armonia, in pochissimo tempo, tra attività antropiche e la specie.
    Se non esistesse la caccia senza dubbio la specie, raggiunta la capacità portante, diminuirebbe indubbiamente la fertilità, ma non risolverebbe il problema economico legato alle attività agricole; poiché se non si diminuisce fisicamente il numero in un breve periodo di tempo, cosa che accade con l’attività venatoria, i danni all’agricoltura sarebbero superiori a quelli registrati fino ad oggi e le richieste di risarcimento per i danni causati idem.

  19. novembre 12, 2014 alle 4:51 pm

    da Sardinia Post, 12 novembre 2014
    Troppi cinghiali nel Sassarese, la Provincia alla Regione: “Abbatteteli”: http://www.sardiniapost.it/cronaca/troppi-cinghiali-nel-sassarese-provincia-regione-abbatteteli/

  20. agosto 8, 2015 alle 5:55 pm

    quasi certamente i Cinghiali hanno attaccato per difendersi dai cani.

    A.N.S.A., 8 agosto 2015
    Coppia aggredita daun cinghiale a Cefalù: lui muore, lei è ferita.
    E’ avvenuto nei pressi di una fabbrica dismessa di ceramiche: http://www.ansa.it/sicilia/notizie/2015/08/08/aggrediti-da-cinghiali-uomo-muore-e-donna-e-grave_24ee6dea-8e88-4b25-ac8c-997603b73660.html

    • M.A.
      agosto 8, 2015 alle 6:48 pm

      E intanto è la prima vittima umana. Sarebbe bello se iniziassi anche a pubblicare gli attacchi alle gregi!

      • agosto 8, 2015 alle 9:35 pm

        perchè non lo fai tu? Apriti un blog, un sito web, quel che ti pare e pubblica tutti gli attacchi dei Cinghiali alle greggi.
        Non vedo l’ora di leggere di un attacco di Cinghiali alle Pecore…..

        Stefano Deliperi

  21. Arpia
    agosto 8, 2015 alle 10:09 pm

    Si e tutti gli attacchi degli umani nei confronti di cinghiali e pecore, da sassate a tagliole a torture e atrocita’ uccisioni?!

    • M.A.
      agosto 9, 2015 alle 12:36 am

      Ahahah…mi è mancata la tua beata ingenuità Arpia! Con un fischio purtroppo non ci sono ancora riuscito a far entrare un animale nel piatto..da “vivo” è impossibile convincerlo, pur impegnandomi con tutta la diplomazia di questo mondo e tutti i vari ragionamenti filosofici e scientifici sulla catena alimentare, sul fatto che sono onnivoro etc etc.. E dopo un pò che ha capito che la Natura ha un ben preciso disegno e che la sua vita non è sprecata siamo arrivati ad un tacito accordo..nel piatto ce lo metto io da morto se e solo se riesco a prenderlo e senza sprecare una briciola delle sue carni. Tutti vissero felici e contenti.

  22. agosto 10, 2015 alle 12:06 am

    sì, certo, come no?

    da La Nuova Sardegna, 9 agosto 2015
    Troppi cinghiali anche in Sardegna, cresce l’allarme.
    Preoccupazione dopo la morte di un uomo in Sicilia. Troppi esemplari nelle campagne e intorno alle città: pericoli per le persone e per le coltivazioni: http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/08/09/news/troppi-cinghiali-anche-in-sardegna-cresce-l-allarme-1.11908537

    • M.A.
      agosto 10, 2015 alle 12:37 am

      No Grig…è l’impressione!! Chissà per quale motivo il CRF in prima riunione ha proposto la caccia al cinghiale anche di giovedì scatenando la ribellione del mondo venatorio!

  23. serena
    agosto 10, 2015 alle 4:05 pm

    per quello che riguarda la mia esperienza, è proprio vero che la caccia peggiora enormemente i danni da cinghiale. Nella mia zona i cinghiali vivono più lontano possibile dalle zone abitate, poi con l’apertura della caccia, i branchi vengono spostati dai cani, divisi e allontanati dalla loro foresta. Dopo le prime battute di caccia cominciano ad aggirarsi nei campi vicini alle case e sono spesso disorientati. Più le battute di caccia si intensificano più si avvicinano alla casa, infatti a fine stagione venatoria vengono proprio davanti alla porta in cerca di un posto tranquillo. Chiusa la caccia, quasi sempre la situazione rientra nella norma, anche se ci sono zone dove si continua a cacciare illegalmente e pure la notte. Spesso i danni all’agricoltura sono ingigantiti solo per prendere i soldi per un lavoro fatto male (io sono agricoltore)

    • M.A.
      agosto 10, 2015 alle 4:37 pm

      Cara serena, non so di dove sia..fatto sta che in Sardegna è innegabile la presenza eccessiva di cinghiali e cinghiali ibridi (incrociati a sua volta con maiali a causa dell’allevamento allo stato brado). Non dubito anche del fatto che nell’onda di agricoltori ci siano anche dei disonesti che di risarcimenti non ne hanno bisogno, ma si intrufolano così all’odore dei soldi. Per uno così ci sono tanti episodi documentati di gente che perde tutto il lavoro di un anno nel giro di una notte. Le numerose aree protette e le zone off limits alla caccia offrono rifugio ai cinghiali durante l’attività venatoria. Durante la stagione venatoria in Sardegna si parla di migliaia di capi abbattutti. Si sono tramandati e sponsorizzati tanti approcci filosofici..ma tutti risultano privi di efficacia nel trovare soluzioni utili nel breve termine. Le aree dove la caccia è off limits sono dei veri e propri serbatoi..se in tutta l’isola venisse sospesa l’attività venatoria quelle migliaia di esemplari diventerebbero decine e decine di migliaia fino al.raggiungimento della capacità portante che è direttamente proporzionale ad areali (in Sardegna boschi e macchia mediterranea non mancano) e cibo ( gli ovili e la nuova mangimistica utilizzata dai pastori, crea una notevole disponibilità di cibo). Bisogna tener conto anche dei numerosissimi corridoi biologici, della biologia ed etologia dell’animale in grado di compiere vere e proprie transumanze per la ricerca di cibo e laa quasi assenza di predatori naturali se non l’uomo. In Sardegna il cinghiale ha trovato le condizioni ideali per crescere in modo esponenziale nell’arco di um decennio nonostante l’attività venatoria intensa e nonostante episodi di bracconaggio estivo. Senza un controllo sulla popolazione molte attività antropiche e molti ecosistemi sono notevolmente a rischio.

  24. Arpia
    agosto 10, 2015 alle 7:48 pm

    La caccia peggiora la situazione e la caccia fatta da incontrollati esagerati ancora peggio, mamma mia che ambientino. M. A piu’ che ingenuita’ il piatto lo puoi riempire con altra roba che non sia ne un animale vivo ne un animale morto, riso, pasta verdure ecc. Tutta salute. Se ti fa’ sentire vuoto non mangiare carne, beviti un paio di bicchieri di vino forte e se non basta abbardente, vedrai che la vita ti sorridera’! Ovviamente mai esagerare con le forti bevande per il fegato!! Ma tutto quel cinghiale cacciagione e sostanze animali non fanno per nulla bene ne alla salute ne allo spirito! Premetto che non sono fan di Veronesi ma come non molti Italiani di quell’eta’ ho sentito che parlava di arroganza dell’uomo che ammazzando gli animali vuole sentirsi superiore, condivido. In Italia piu’ del 70% si dichiara cattolico uno dei comandamenti dice non uccidere, ma non specifica chi o cosa, San Francesco era un fan degli animali e il famoso papa polacco diceva che gli animali hanno un’anima, appartengo a una minoranza di Italiani ma a una maggioranza di europei in tal senso ma penso che tutte le persone dovrebbero riflettere su queste cose. Ovviamente spero sempre che la caccia verra’ abolita. Spero di poterne discutere qua il giorno in cui accadra’, i cinghiali poi sono buffi e divertenti, chi li osserva lo sa’ bene, come si fa’ a volerli vedere morti?!

  25. giugno 29, 2018 alle 2:44 pm

    A.N.S.A., 28 giugno 2018
    Catturati 44 cinghiali in periferia Bari.
    Erano arrivati al rione San paolo dalla vicina lama naturale: http://www.ansa.it/puglia/notizie/2018/06/28/catturati-44-cinghiali-in-periferia-bari_0404bd44-d8c6-4c83-b359-b3e910ad0353.html

  26. dicembre 10, 2018 alle 7:35 pm

    da La Nuova Sardegna, 9 dicembre 2018
    Cinghiali, ora è invasione: campagne in ginocchio.
    In dieci anni sono raddoppiati, si stima che nell’isola siano oltre 90mila. La responsabilità della diffusione è dell’uomo che li ha introdotti per la caccia. (Antonello Palmas) (http://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/12/09/news/cinghiali-ora-e-invasione-campagne-in-ginocchio-1.17547774)

    SASSARI. Difficile contrastarli ora che il danno è stato fatto. I cinghiali sono diventati obiettivamente un problema sotto vari profili, in particolare sul piano economico, con danni sempre più diffusi all’agricoltura. Ma anche sotto quello della sicurezza: incidenti stradali decuplicati nel giro di 12 anni, dai circa 60 del 2001 agli oltre 500 del 2013; da allora si segnala un certo contenimento del fenomeno ma la percezione è quella di un aumento, legata al fatto che sempre più spesso gli ungulati si fanno vivi a ridosso dei centri abitati, addirittura in strade cittadine e giardini privati. Non sempre va a finire bene per l’essere umano che incappa nei suini. Lo scorso giugno un forestale morì dissanguato dopo l’aggressione di un cinghiale sfuggito alla trappola di un bracconiere a Villaputzu.

    Folli introduzioni. Ci sono molti errori dietro questa invasione, spiega Stefano Deliperi, dell’associazione ambientalista Gruppo di intervento giuridico: «Non in tutte le zone c’è stato un aumento così forte, ma solo in quelle nelle quali la follia umana ha spinto verso l’introduzione di selvatici in ambienti nei quali erano assenti a scopo venatorio; e poi l’incrocio dei cinghiali allevati allo stato brado e che hanno dato luogo a ibridi, come a La Maddalena e Carloforte dove il fenomeno è particolarmente evidente. Ecco perché si trovano sempre più spesso animali enormi, che prima non c’erano. Questione che si lega alla diffusione della peste suina africana».

    Raddoppiati in 10 anni. A pagare il conto della cattiva gestione del territorio sono soprattutto gli agricoltori. «Molte aziende sono in balia dei selvatici – dice Coldiretti – altre, tante, subiscono danni “stagionali” non ingenti ma che comunque creano disagi e costi». Dal 2005 al 2015 i cinghiali sono quasi raddoppiati (dato nazionale) passando da 600mila a 1milione. In Sardegna l’esercito dei cinghiali è stimato in oltre 90mila capi sparsi in tutto il territorio regionale, 10 anni fa la sua presenza non era così massiccia ovunque. I danni provocati dai cinghiali secondo uno studio della Regione sono cresciuti tendenzialmente dal 2008 al 2013, superando i 400 mila euro (il 67% di quelli provocati da tutti gli animali selvatici).

    Aziende in difficoltà. «Dove arriva il cinghiale, oltre ai danni alle colture, si constatano anche quelli i ambientali con diminuzione della presenza delle altre specie – dice Coldiretti – Questo avvicinamento è dovuto soprattutto alla ricerca di cibo. Le annate siccitose e l’abbandono da parte dell’uomo dei terreni per via dello spopolamento, con il conseguente aumento della superficie boschiva (negli anni 40 occupava il 13%, ed era la più bassa d’Europa, oggi siamo al 54%) ha portato i cinghiali ma anche gli altri selvatici a spingersi verso nuovi pascoli e nuove riserve di cibo». Il risultato è l’aumento del numero di danni gravi alle aziende agricole. Recinzioni divelte, erbai arati, colture distrutte insieme alle attrezzature (ad esempio, i tubi dell’irrigazione). «Danni consistenti per via dei quali viene a mancare la stabilità e la certezza delle produzioni – spiegano da Coldiretti – ai pastori mancano i pascoli e agli agricoltori i prodotti da portare nei mercati».

    Risarcimenti, poche richieste. «Il problema dei selvatici è da tempo una delle priorità che stiamo segnalando alle Regione – spiega il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu – Un problema che si sta incancrenendo in alcuni territori. Credo che sia chiaro a tutti che si debba trovare una soluzione al fenomeno e che quelli adottati fino ad oggi hanno fallito o comunque non sono adeguati». «Riteniamo che si debba partire da un censimento dei selvatici – sottolinea il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – per trovare le soluzioni. Siamo pronti al dialogo e aperti a tutte le soluzioni purché si tutelino le aziende agricole che devono avere certezza e punti di riferimento fermi». Quelle che formalizzano la denuncia dei danni sono pochissime, anche perché vanno a scontrarsi con un sistema che Coldiretti definisce «farraginoso e burocratico, che non dà risposte. La mancanza di richieste di risarcimento porta alla ulteriore riduzione dei pochi fondi stanziati per indennizzare in parte i danni ed è dando motivo alle istituzioni per minimizzare il problema e relegarlo tra quelli insignificanti.

    Gli errori dell’uomo. Il cinghiale non ha predatori naturali a parte l’uomo e (per quanto riguarda i suoi piccoli, qualche rapace o la volpe). «Logico che si diffonda con tanta facilità – spiega l’ambientalista Deliperi – grazie anche al fatto che gli ibridi sono frutto di incroci con maiali selezionati per figliare due o tre volte l’anno». La convinzione è che la soluzione sia la doppietta, ma l’esperto del Grig spiega che le cose non stanno così, supportato da una serie di studi: «In realtà più cinghiali uccidi, più liberi nicchie ecologiche che vengono riempite da altri cinghiali in breve tempo. L’abbandono delle campagne ha dato più spazio ai cinghiali. Si è tentata una sperimentazione di utilizzo di metodi contraccettivi diffusi col mangime che potrebbe dare risultati». In Continente si sono ottenuti grazie a recinzioni elettriche. «Ma non servirà a nulla se in Sardegna si proseguirà con la pratica del pascolo brado»

  1. novembre 5, 2015 alle 11:15 am
  2. luglio 5, 2016 alle 1:26 pm
  3. febbraio 8, 2018 alle 12:43 pm

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