Il Governo Italiano sull’energia da fonti rinnovabili.


Roma, Palazzo Chigi, sede della Presidenza del Consiglio dei Ministri

La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.

La Presidente del Consiglio dei Ministri Giorgia Meloni, in sede di replica alle dichiarazioni in seguito alle comunicazioni svoltesi al Senato della Repubblica l’11 marzo 2026 in vista della riunione del Consiglio Europeo (19-20 marzo 2026), in relazione alla produzione di energia da fonti rinnovabili, ha dichiarato:  

Per quanto riguarda le rinnovabili, senatore Misiani, il Governo non è intervenuto per contrastarne lo sviluppo. Anzi, nel recente decreto bollette c’è una norma funzionale a risolvere in modo strutturale i problemi di congestione e di saturazione della rete e per favorire l’ulteriore sviluppo dei progetti FER (fonti di energia rinnovabile). Peraltro, è ben chiaro a tutti che oggi la sicurezza e la stabilità del sistema non sono garantite solo dalle rinnovabili, che per loro natura sono instabili, soprattutto nell’arco della giornata. Siamo però intervenuti sicuramente sulle enormi speculazioni che si nascondono dietro l’adozione di queste tecnologie, quando i costi della decarbonizzazione si trasformano in rendite a favore di impianti in molti casi già pagati dalle bollette dei consumatori. Allo stesso modo, dal nostro punto di vista, non si possono addebitare agli italiani tecnologie che non sono mature e che sono caratterizzate da costi elevatissimi, ad esempio l’eolico offshore, che da solo sarebbe costato oltre 200 euro a megawattora, quindi sì alle rinnovabili – questa è la linea del Governo – ma no a bollette di famiglie e imprese gonfiate oltremodo da incentivi oggettivamente troppo generosi.”

Finalmente a livello governativo si prende atto della profonda differenza fra la speculazione energetica da tempo esistente in Italia e la corretta transizione energetica, il necessario processo di cambiamento della produzione energetica dalle fonti fossili (petrolio, carbone, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole, acqua, vento) che dovrebbe esser attuata.

Alle parole, però, devono seguire i fatti.

La realtà della speculazione energetica.

Il ricorso all’energia prodotta da fonti rinnovabili è fondamentale per il contrasto ai cambiamenti climatici, tuttavia, non versiamo il cervello all’ammasso dell’ideologia dell’ambientalmente corretto che scivola troppo spesso nell’oggettivo favore verso un’ipocrita speculazione energetica, che danneggia ambiente e soldi dei cittadini.

La Soprintendenza speciale per il PNRR, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “nella regione Sardegna è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) tale da superare già oggi di ben 7 volte quanto previsto come obiettivo da raggiungersi al 2030 sulla base del FF55, tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno regionale previsto” (nota Sopr. PNRR prot. n. 27154 del 20 novembre 2023 e nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024).

Monteriggioni (SI)

Ma questo vale per tutto il territorio nazionale: “tale prospettiva si potrebbe attuare anche a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024).

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 gennaio 2026 risultano complessivamente ben 5.901, pari a 326,32 GW di potenza, suddivisi in 3.721 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 145,48 GW (44,73%), 2.039 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 107,59 GW (32,97%), 102 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 70,21 GW (21,52%), 23 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,24 GW (0,69%), 11 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,24 GW (0,07%) e 5 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,07 GW (0,02%).

Richieste che corrispondono a più di 4 volte gli 80 GW ritenuti necessari al 2030 come aumento della potenza installata di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Serri, santuario nuragico di S. Vittoria (da http://www.sardegnacultura.it)

In Sardegna, le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 gennaio 2026 risultavano complessivamente ben 665, pari a 47,70 GW di potenza, suddivisi in 417 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 17,23 GW (36,13%), 212 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 14,42 GW (30,24%), 25 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare 16,04 GW (33,62%) e 1 richiesta di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 0,01 GW (0,01%).

47,70 GW significa più di 24 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna, aventi una potenza complessiva di 1,93 GW (i 1.926 MW esistenti, di cui 1.054 MW di energia eolica a terra + 872 di energia solare fotovoltaica, dati Terna, 2021).

Un’overdose di energia che non potrebbe esser consumata sull’Isola (che già oggi ha circa il 38% di energia prodotta in più rispetto al proprio fabbisogno), non potrebbe esser trasportata verso la Penisola (quando entrerà in funzione il Thyrrenian Link la potenza complessiva dei tre cavidotti sarà di circa 2 mila MW), non potrebbe esser conservata (a oggi gli impianti di conservazione approvati sono molto pochi e di potenza estremamente contenuta).

Eboli, centrale fotovoltaica

Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Terna invia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata. 

I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.

Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”.

Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici.

tetti fotovoltaici

Che cosa si potrebbe fare. Le proposte.

Dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

Inoltre, come afferma e certifica l’I.S.P.R.A.(vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/202)), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).

Qui la stima ISPRA 2023, suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.

pannelli fotovoltaici sulla copertura di parcheggi per autoveicoli

Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati. In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”. Analoghe considerazioni sono state argomentate (vds. Fotovoltaico, all’Italia basterebbero i capannoni industriali, su Nuova Energia 3/2023) dal Prof. Angelo Spena, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale e Gestione ed Economia dell’Energia presso l’Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, in precedenza presso le Università di Roma La Sapienza e di Perugia, attualmente Presidente del Gestore Mercati Energetici (GME), società pubblica che agisce nel rispetto degli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA). Il GME organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali, nel rispetto dei principi di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza.

pannelli fotovoltaici su capannoni industriali

Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in considerazione – è individuabile nella realizzazione di pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade, superstrade)

Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti sociali.

Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente controllabile dalle popolazioni interessate.

Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.

Qui un approfondimento del complesso rapporto fra energia e territorio e sulle proposte del GrIG: Quali soluzioni per una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?

progetto centrale eolica offshore Sardinia South 2, punto di sbarco del cavidotto sulla spiaggia di Tuerredda, 2023

Che cosa può fare ognuno di noi.

Nessun cittadino che voglia difendere il proprio ambiente e il proprio territorio, salvaguardando contemporaneamente il proprio portafoglio, può lavarsene le mani.

Quanto sta accadendo oggi in Italia nell’ambito della transizione energetica sta dando corpo ai peggiori incubi sulla sorte di boschi, campi, prati, paesaggi storici del nostro Bel Paese.

Il sacrosanto passaggio all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua) dalle fonti fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas naturale) in assenza di pianificazione e anche di semplice buon senso sta favorendo le peggiori iniziative di speculazione energetica.

centrale eolica

E’ ora che ciascuno di noi faccia sentire la sua voce: firma, diffondi e fai firmare la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!

La petizione popolare, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), si firma qui https://chng.it/MNPNNM9Q62. Ormai siamo quasi 23 mila ad averlo già fatto.

Fra le migliaia di sottoscrizioni, quelle di personalità della cultura impegnate nella tutela del Bel Paese (fra queste Caterina Bon Valsassina, dirigente del Ministero della Cultura e Direttrice dell’Istituto Centrale del Restauro, Margherita Eichberg, Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Gino Famiglietti, dirigente del Ministero della Cultura), archeologi (fra loro Carlo Tronchetti, Angela Antona, Margherita Corrado), uomini di scienza (come l’antropologa Maria Gabriella Da Re, lo psicoterapeuta Alberto Schön, il biologo ed etologo Sandro Lovari), personalità impegnate nella società, in politica e nell’economia, come Renato Soru, Vannozza Della Seta, Cesare Baj, anche personaggi dello spettacolo, come l’attrice Caterina Murino e la notissima cantante Nada, impegnata da tempo per contrastare la speculazione energetica nella sua Maremma.

Soprattutto migliaia e migliaia di cittadini che vogliono esser ascoltati.

Siamo ancora in tempo per cambiare registro.

In meglio, naturalmente.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

(foto da Sardegna Cultura, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. marzo 31, 2026 alle 5:52 PM

    A.N.S.A., 31 marzo 2026

    Todde su rinnovabili, ‘in 2 anni nessuna autorizzazione concessa’.

    ‘Ricorso contro legge governo per danno a Statuto, transizione col buon senso’.

    “Sul tema delle rinnovabili bisogna intanto fare chiarezza: noi abbiamo frenato la speculazione.

    Noi in 2 anni non abbiamo dato un’autorizzazione per impianti eolici o per impianti fotovoltaici che fossero di grandi taglie o all’interno di un ambito speculativo.

    Abbiamo ovviamente autorizzato i piccoli impianti per gli agricoltori o comunque quelli che servono per l’autoproduzione. E questa è una cosa che va riconosciuta”.    Così la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde, intervistata dall’ANSA.    “Anche i progetti che ultimamente il Tar ha rimesso in pista sono soggetti a un’autorizzazione regionale, ma non è scritto da nessuna parte che la Regione darà l’autorizzazione. E quindi anche su questi aspetti bisogna fare chiarezza perché da qui a dire che verranno costruiti, ci passa molto – ha affermato – Quindi io uscirei dall’informazione sensazionalistica, arriva l’invasione, a un’informazione puntuale che ci dice che in 2 anni in realtà non è arrivata nessuna autorizzazione e progetti che erano spaventosamente incombenti sono stati fermati o sono stati comunque in qualche modo contrastati”.    Sul versante normativo la governatrice ha ricordato che la Consulta ha fatto salve le fideiussioni per chi vuole realizzare progetti di parchi per rinnovabili e l’il ricorso alla legge nazionale 4 “perché riteniamo che sia un danno al nostro statuto su due aspetti in particolare: le servitù militari, cioè il fatto di pensare che un terreno demaniale regionale che è stato dato allo Stato per alcuni scopi che già sono complicati da gestire debbano essere anche frutto di speculazioni energetiche, è una cosa che non si può sentire. Così come non si può sentire il fatto che i terreni delle colonie penali possano essere utilizzati a scopi di insediamento di rinnovabili”.    “Noi abbiamo un’idea molto chiara del tipo di transizione energetica che vogliamo fare – ha concluso – La vogliamo fare nelle zone industriali, nelle zone dismesse, nelle zone di risulta delle strade Vogliamo puntare su questo: nessun consumo di suolo inutile se prima non abbiamo riempito quello che possiamo riempire, che è anche una cosa di buon senso”.

  2. marzo 31, 2026 alle 6:08 PM

    da Sardinia Post, 31 marzo 2026

    Putifigari, salta il progetto di centrale fotovoltaica: decisivi i vincoli Unesco e archeologici.

    Il Mase cancella il via libera alla centrale per incompatibilità con il sito Unesco e i vincoli archeologici. Spanedda: “La Sardegna ribadisce il suo impegno per una transizione energetica ordinata e rispettosa del paesaggio e della propria identità storica”.

    Stop al progetto della centrale fotovoltaica nel territorio di Putifigari. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica (Mase) ha annullato il decreto di compatibilità ambientale, accogliendo le criticità sollevate dalla Regione e dal Comune. A commentare il provvedimento è l’assessore regionale Francesco Spanedda. “Abbiamo denunciato fin da subito, anche presentando tempestivamente ricorso al Tar, che quel provvedimento fosse un atto gravissimo, basato su presupposti errati e calato dall’alto senza considerare il valore inestimabile dell’area”, dichiara. “Il ministero ha dovuto ammettere che le nostre osservazioni erano fondate: non si può barattare il paesaggio con una transizione energetica selvaggia”.

    Alla base dell’annullamento ci sono, secondo quanto emerge, diverse criticità: l’incompatibilità con un sito riconosciuto dall’Unesco, la violazione delle fasce di rispetto archeologico e una serie di errori nell’istruttoria. “Il nuovo decreto del ministero ristabilisce un quadro di legittimità, confermando che la tutela del territorio non è un concetto astratto, ma si basa su vincoli oggettivi”, prosegue Spanedda.

    L’area è stata quindi classificata ufficialmente come non idonea alla realizzazione dell’impianto, segnando uno stop definitivo al progetto. “Questo risultato è il riconoscimento di un approccio di governo del territorio di cui la Legge regionale 20 rimane un tassello fondamentale”, aggiunge l’assessore. “La Sardegna ribadisce il suo impegno per una transizione energetica ordinata e rispettosa del paesaggio e della propria identità storica”.

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