La Maremma sta diventando una banale zona industriale. E tanti saluti ad ambiente, storia, agricoltura e turismo.


Sovana, Tomba etrusca della Sirena (III-II sec. a. C.)

Litorali, boschi, campi coltivati, pascoli, tombe etrusche, macchia mediterranea, paesi medievali, campi di girasoli, corsi d’acqua, terre collettive, questo è il paesaggio storico proprio del territorio a cavallo di Lazio e Toscana.

Maremma, terra di natura, arte, agricoltura di qualità, cultura.

Tuttavia, se andrà avanti in assenza di alcuna concreta pianificazione la proliferazione selvaggia di centrali eoliche, centrali fotovoltaiche, centrali agrivoltaiche, potremo scordarci questo lembo del Bel Paese così com’è conosciuto in tutto il mondo.

Sovana

Potremo scordarci anche qualsiasi richiamo turistico.

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

In questi giorni (8 ottobre 2025) l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) è intervenuta con puntuali atti di “osservazioni” in tre procedimenti di procedimenti di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.) relativi ad altrettanti progetti di centrali eoliche presentati in Maremma:

* il progetto di realizzazione della centrale eolica “Parco eolico Grosseto da parte di Revalue Wind 1 s.r.l. (10 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 60, stazioni di trasformazione, cavidotti, opere connesse, viabilità) in località varie dell’agro dei Comuni di Grosseto, Castiglione della Pescaia, Gavorrano (GR): macchie, terreni agricoli, corsi d’acqua tutelati con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), a breve distanza dalle zone speciali di conservazione (ZSC) “Tombolo da Castiglion della Pescaia a Marina di Grosseto” (codice ZSC IT51A0012), “Area marina costiera della Maremma” (codice ZSC IT51A0040), rientranti nella Rete Natura 2000, e dei centri storici di Vetulonia e di Buriano;

* il progetto di realizzazione della centrale eolica “Sorano Wind da parte di Sorano Wind s.r.l. (8 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 57,6, stazioni di trasformazione, cavidotti, opere connesse, viabilità) in località Valle del Papa – Fontana Sugarella dell’agro del Comune di Sorano (GR): boschi, pascoli, terreni agricoli, corsi d’acqua tutelati con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), a breve distanza dalle zone speciali di conservazione (ZSC) Caldera di Latera” (codice IT6010011)  e  Lago di Mezzano (codice IT6010012), rientranti nella Rete Natura 2000, e dall’insediamento storico fortificato di Vitozza

* il progetto di realizzazione della centrale eolica “L’Abbandonato da parte di Energia Sostenibile s.r.l. (7 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 42, un sistema di accumulo di potenza di 15 MW e capacità 40,2 MWh, stazioni di trasformazione, cavidotti, opere connesse, viabilità) in località L’Abbandonato e varie dell’agro dei Comuni di Arcidosso, Civitella Paganico, Cinigiano, Campagnatico, Roccalbegna, Manciano (GR): boschi, pascoli, terreni agricoli, corsi d’acqua tutelati con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.), a breve distanza dalla zona speciale di conservazione (ZSC) “Monte Labbro e Alta Valle dell’Albegna” (codice IT51A0018) rientrante nella Rete Natura 2000.

Castell’Azzara (GR), colline

In tutti i casi presenza di vincolo paesaggistico e ubicazione delle centrali eoliche proposte ben dentro la fascia di rispetto estesa tre chilometri dal limite di numerose zone tutelate con vincolo culturale e/o paesaggistico posta dall’art. 6 del decreto-legge n. 50/2022, convertito con modificazioni e integrazioni nella legge n. 91/2022, già individuate quali aree non idonee all’installazione degli impianti di produzione energetica da fonte rinnovabile dal decreto legislativo n. 199/2021 e s.m.i. (art. 20, comma 8, lettera c quater) e dal D.M. Ambiente 21 giugno 2024 (Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili) in attesa di puntuale individuazione regionale. Anche la pianificazione paesaggistica – il piano di indirizzo territoriale con valenza di piano paesaggistico (P.I.T.) della Toscana – dovrebbe costituire uno strumento di tutela.

Inoltre, nessuna previsione di alcuna prestazione di fideiussione (art. 1936 cod. civ..) per eventuali danni all’ambiente e agli interessi pubblici nelle fasi di cantiere, di gestione dell’impianto e del ripristino ambientale (decommissioning).

Come noto, il D.M. Ambiente 21 giugno 2024 (Disciplina per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili) assegna alla Toscana la potenza aggiuntiva da realizzare entro il 2030 pari a GW 4,250, cioè circa il doppio della potenza attualmente installata (GW 2,210), tuttavia non significa che non si debba far estrema attenzione per quanto concerne la realizzazione della produzione energetica di effettiva necessità. 

centrale eolica

La devastazione annunciata della Maremma.

Invece, nella Maremma ormai si concentrano decine di proposte di centrali eoliche, fotovoltaiche, agrivoltaiche tali – se fossero realizzate – da cambiare per sempre i connotati di un territorio ricco di emergenze ambientali, archeologiche e storico-culturali, nonchè di grande richiamo turistico.

E sul settore turistico l’industrializzazione a fini energetici della Maremma avrebbe effetti semplicemente disastrosi, se ancora qualcuno non l’avesse capito.

Cinghiali (Sus scrofa)

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), oltre ai tre casi sopra indicati, è intervenuta con specifici atti di “osservazioni” in questi altri procedimenti di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.):

progetto di centrale agrivoltaica con centrale di accumulo “Campigliola (potenza complessiva MW 57,5 e sistema di accumulo MW 20) proposto dalla milanese EDPR Centro Italia PV s.r.l. in località Campigliola, nella Maremma grossetana di Manciano, al confine con il Lazio, nei confronti del quale il GrIG è intervenuto (9 gennaio 2025) con un atto di “osservazioni” nel relativo procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.); 

progetto di centrale eolica (8 “torri” eoliche alte 236 metri, potenza complessiva MW 57,6) proposta dalla San Nicola Energia s.r.l. (del pugliese Gruppo Hope) nella località agricola di Campo all’Olmo, in Val di Cornia, nella Maremma livornese, fra Campiglia Marittima e Piombino, nei confronti del quale il GrIG è intervenuto (19 dicembre 2024) con un atto di “osservazioni” nel relativo procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.); 

*  progetto per la realizzazione della centrale eolica “Pellestrina Wind (9 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 59,4) proposto dalla società veneta Pellestrina s.r.l. sempre in Val di Cornia, fra Campiglia Marittima, Piombino e Suvereto, nei confronti del quale il GrIG è intervenuto (12 novembre 2024) con un atto di “osservazioni” nel relativo procedimento di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.);

progetto per la realizzazione della centrale eolica “Energia Sorano (8 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 43,4) della società romana Olsen Renewables Italy s.r.l. nella Maremma etrusca fra Sorano, Pitigliano, Ischia di Castro e Manciano, nei confronti del quale il GrIG ha effettuato (18 ottobre 2024) un atto di intervento nel relativo procedimento di V.I.A.;

progetto di realizzazione del “Parco eolico Pitigliano (14 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 72,8) della società milanese Gruppo Visconti Pitigliano s.r.l. nelle località di Pian di Morrano e La Rotta, nei Comuni di Pitigliano e di Manciano, avverso il quale il GrIG ha già inoltrato (16 agosto 2024) un atto di intervento nel relativo procedimento di V.I.A.;

progetto di realizzazione della centrale eolica “Pitigliano (20 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 140,00) sempre della società romana RWE Renewables Italia s.r.l. fra boschi, campi e macchia mediterranea al confine fra Toscana e Lazio, nei Comuni di Pitigliano, Sorano, Manciano (GR) e Onano (VT), nei confronti del quale  il GrIG aveva già depositato (18 luglio 2024) un atto di intervento nel relativo procedimento di V.I.A.;

progetto di realizzazione della centrale eolica “Rempillo” da parte di Sorgenia Renewables s.r.l. (6 “torri” eoliche alte 200 metri, potenza complessiva MW 37,2 + sistema di accumulo MW 25) in località Rempillo, nel territorio comunale di Pitigliano, avverso il quale il GrIG aveva già depositato (12 febbraio 2024) un atto di intervento nel procedimento di V.I.A.

Toscana, Maremma, spiaggia e macchia mediterranea

I motivi del “no” al Far West energetico.

Essere a favore dell’energia prodotta da fonti rinnovabili non vuol dire avere ottusi paraocchi, non vuol dire aver versato il cervello all’ammasso della vulgata dell’ambientalismo politicamente corretto.

Di ottusi per il clima non c’è bisogno.

Ma non sono solo le associazioni e i comitati realmente ambientalisti a sostenerlo.

Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta da tempo autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.  

Maremma e Tuscia, centrali eoliche esistenti e in progetto (AdT 2025)

L’associazione ambientalista Amici della Terra sta predisponendo una banca dati degli impianti eolici realizzati e in progetto e inizia a render bene la realtà in divenire.

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 luglio 2025 risultano complessivamente ben 6.133, pari a 336,11 GW di potenza, suddivisi in 3.912 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 155,40 GW (44,90%), 2.063 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 110,18 GW (31,83%), 117 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a mare per 77,72 GW (22,46%), 24 richieste di impianti di produzione energetica da fonte idroelettrica per 2,49 GW (0,72%), 11 richieste di impianti di produzione energetica da biomasse per 0,24 GW (0,07%) e 6 richieste di impianti di produzione energetica da fonte geotermica per 0,08 GW (0,02%).

Girasole (Helianthus annuus)

Un’overdose di energia potenziale che non potrebbe esser nemmeno esser consumata. Significa energia che dovrà esser pagata dal gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Uno degli aspetti particolarmente critici è la mancanza di informazione sui reali costi della speculazione energetica.

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai passati certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Terna invia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata.  I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.

Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”..

Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici.

Che cosa si potrebbe fare.

Dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

Inoltre, come afferma e certifica l’I.S.P.R.A. (vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/2023), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).

tetti fotovoltaici

Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati.

In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”.

L’I.S.P.R.A. ha stimato l’energia producile dai tetti fotovoltaici Comune per Comune: qui la stima ISPRA 2023, suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.

ISPRA, tabella stima superfici tetti fotovoltaici (elaborazione L’Unione Sarda, 4 settembre 2025)

Analoghe considerazioni sono state argomentate (vds. Fotovoltaico, all’Italia basterebbero i capannoni industriali, su Nuova Energia 3/2023) dal Prof. Angelo Spena, professore emerito di Fisica Tecnica Ambientale e Gestione ed Economia dell’Energia presso l’Università degli Studi di Roma – Tor Vergata, in precedenza presso le Università di Roma La Sapienza e di Perugia, attualmente Presidente del Gestore Mercati Energetici (GME), società pubblica che agisce nel rispetto degli indirizzi del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e delle previsioni regolatorie definite dall’Autorità di Regolazione per Energia Rete e Ambiente (ARERA). Il GME organizza e gestisce i mercati dell’energia elettrica, del gas naturale e quelli ambientali, nel rispetto dei principi di neutralità, trasparenza, obiettività e concorrenza.

centrale eolica

Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in considerazione – è individuabile nella realizzazione di pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade, superstrade)

Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti sociali.

Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente controllabile dalle popolazioni interessate.

Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.

Qui un approfondimento del complesso rapporto fra energia e territorio e sulle proposte del GrIG: Quali soluzioni per una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?

Monteriggioni (SI)

Che cosa può fare ognuno di noi.

Nessun cittadino che voglia difendere il proprio ambiente e il proprio territorio, salvaguardando contemporaneamente il proprio portafoglio, può lavarsene le mani.

Quanto sta accadendo oggi in Italia nell’ambito della transizione energetica sta dando corpo ai peggiori incubi sulla sorte di boschi, campi, prati, paesaggi storici del nostro Bel Paese.

pannelli fotovoltaici su capannoni industriali

Il sacrosanto passaggio all’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile (sole, vento, acqua) dalle fonti fossili tradizionali (carbone, petrolio, gas naturale) in assenza di pianificazione e anche di semplice buon senso sta favorendo le peggiori iniziative di speculazione energetica.

E’ ora che ciascuno di noi faccia sentire la sua voce: firma, diffondi e fai firmare la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!

La petizione popolare, promossa dall’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), si firma qui https://chng.it/MNPNNM9Q62. Ormai siamo più di 22 mila ad averlo già fatto.

Fra le migliaia di sottoscrizioni, quelle di personalità della cultura impegnate nella tutela del Bel Paese (fra queste Caterina Bon Valsassina, dirigente del Ministero della Cultura e Direttrice dell’Istituto Centrale del Restauro, Margherita Eichberg, Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Viterbo e l’Etruria Meridionale, Gino Famiglietti, dirigente del Ministero della Cultura), archeologi (fra loro Carlo Tronchetti, Angela Antona, Margherita Corrado), uomini di scienza (come l’antropologa Maria Gabriella Da Re, lo psicoterapeuta Alberto Schön, il biologo ed etologo Sandro Lovari), personalità impegnate nella società, in politica e nell’economia, come Renato Soru, Vannozza Della Seta, Cesare Baj, anche personaggi dello spettacolo, come l’attrice Caterina Murino e la notissima cantante Nada, impegnata da tempo per contrastare la speculazione energetica nella sua Maremma.

Soprattutto migliaia e migliaia di cittadini che vogliono esser ascoltati.

Siamo ancora in tempo per cambiare registro.

In meglio, naturalmente.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Maremma, bosco

(foto da Google Maps, da mailing list ambientalista, E.R., C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. ottobre 10, 2025 alle 10:16 PM

    da Il Corriere della Sera, FI, 22 settembre 2025

    Eolico in Maremma, è un assalto: 11 progetti e un muro di no.

    L’ultimo tra Grosseto e Gavorrano: n mega-parco eolico fra Marina di Grosseto e Gavorrano, 10 pale da 200 metri l’una. L’interrogazione parlamentare di Rossi (FdI). (Salvatore Mannino)

    Grosseto – L’ultimo progetto è arrivato pochi giorni fa: un mega-parco eolico fra Marina di Grosseto e Gavorrano, 10 pale da 200 metri l’una che passerebbero a margine della riserva naturale della Diaccia Botrona (Castiglione della Pescaia), in una zona delicatissima dal punto di vista paesaggistico. 

    Ma è solo la ciliegina sulla torta di un vero e proprio tentativo di invasione della Maremma con le gigantesche torri: Fabrizio Rossi, deputato FdI, che ha appena presentato un’interrogazione alla Camera, ne ha contate addirittura 104, tutte o quasi alte come grattacieli.

    Se tutti andassero in porto, la provincia di Grosseto andrebbe a generare ben 4,7 gigawatt di rinnovabili (non solo eolico ma anche fotovoltaico, con 160 ettari di proposte solo a Sorano), la metà della produzione toscana

    La Maremma, insomma, come un grande serbatoio, una sorta di Arabia Saudita delle energie pulite. Al prezzo però di un impatto pesantissimo sul territorio e sul paesaggio. I progetti attualmente all’esame della Regione per la valutazione di impatto ambientale e del ministero dell’ambiente per l’istruttoria definitiva sono ben 11 e non risparmiano nessun angolo della Maremma, dall’Amiata di Arcidosso all’entroterra di Manciano, Pitigliano e Sorano, dalla Costa d’Argento di Orbetello a Magliano. 

    Nessuna delle domande è stata accolta con favore dagli amministratori locali (di destra e di sinistra) e dai residenti che si sono spesso organizzati in comitati (in quello di Pitigliano c’è anche uno scrittore famoso come Niccolò Ammanniti).

    Ma per ora di bocciature della Regione (senza che peraltro il governo si sia ancora espresso) ce ne sono cinque: due per impianti nel territorio di Magliano e Scansano (le 11 colossali pale andrebbero a invadere i terreni di produzione del Morellino), Manciano-Montauto (in questo caso verrebbe oscurato il cielo più limpido d’Italia, con l’osservatorio astronomico omonimo) e Pitigliano. 

    Il resto rimane sub iudice. In alcuni casi le richieste sono state presentate da società con investitori importanti alle spalle, altre volte da sigle ignote o quasi, come il gruppo Visconti (Manciano, Pitigliano e Scansano), dietro il quale c’è uno sconosciuto geometra pugliese con la moglie e capitali sociali irrisori.

    Tutti comunque sono andati a sbattere contro il muro dei no: «Sono contrario all’eolico per principio — afferma Rossi — deturpa il territorio. Per il fotovoltaico vedremo situazione per situazione». Il sottosegretario Claudio Barbaro gli ha risposto in parlamento che il governo sta rivedendo i criteri anche a tutela del paesaggio. Inutile dire delle barricate alzate anche contro l’ultima domanda, quella di Grosseto-Castiglione della Pescaia-Gavorrano. «Non se ne parla nemmeno, stiamo già preparando le controdeduzioni», dice il sindaco di Castiglione Elena Nappi. E dal capoluogo le fa eco il collega Antonfrancesco Vivarelli Colonna: «La Maremma è conosciuta in tutto il mondo per l’equilibrio unico tra natura, storia e tradizione. Le pale eoliche avrebbero un impatto devastante sul paesaggio, senza alcun beneficio reale». 

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