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Perché non si prende in considerazione la produzione energetica fotovoltaica diffusa sui tetti e si privilegiano i grandi impianti eolici e fotovoltaici?


pannello fotovoltaico

la petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui

E’ davvero difficile capire per quali motivi a livello nazionale non si prenda in considerazione la produzione energetica fotovoltaica diffusa sui tetti e si privilegiano i grandi impianti eolici e fotovoltaici per sopperire alle reali esigenze energetiche del Bel Paese.  

Ancora nei giorni scorsi (10 giugno 2025) l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha presentato l’atto di opposizione al rilascio della concessione demaniale marittima trentennale per la realizzazione della centrale eolica offshore proposta dalla società pugliese Wind Alfa s.r.l. nel mare del Sulcis, davanti alle coste di Nebida (Iglesias), Carloforte, Gonnesa e Portoscuso.

63 “torri” eoliche (potenza 15 MW) alte centinaia di metri sul livello del mare, per complessivi 945 MW di potenza, un sistema di accumulo a terra di 360 MWh, due sottostazioni elettriche galleggianti, cavidotti da 380 kv con approdo a terra nella zona demaniale di Portovesme.  La richiesta di concessione riguarda zone demaniali (ZD), specchi acquei (SP) nel mare territoriale, specchi acquei (SP) oltre il limite del mare territoriale.

Gonnesa-Iglesias, costa di Nebida e Funtanamare

Sono stato coinvolti la Capitaneria di Porto di Cagliari, la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, la Regione autonoma della Sardegna, i Comuni di Iglesias, Carloforte, Gonnesa, Portoscuso.

Il GrIG ha chiesto il diniego del rilascio della concessione demaniale marittima, vista l’assenza dello svolgimento del procedimenti di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A.), l’assenza della benchè minima considerazione degli impatti cumulativi derivanti dai numerosi analoghi progetti di centrali eoliche offshore presentati nella medesima area marina.

centrale eolica a mare

Sarebbe semplicemente assurdo in queste condizioni consegnare per quattro soldi migliaia di chilometri quadrati di mare a un soggetto privato, che può escludere (o ammettere a pagamento) pesca, transito commerciale e da diporto e qualsiasi altro libero utilizzo del mare.

Inoltre, la concessione demaniale marittima richiesta dovrebbe riguardare estesi specchi acquei di mare oltre i limiti territoriali in assenza di una definita Zona Economica Esclusiva (ZEE) concordata a livello internazionale con gli altri Stati rivieraschi del Mediterraneo occidentale (Spagna, Algeria, Tunisia), come richiesto dalla Convenzione internazionale dell’O.N.U. sul diritto del Mare (UNCLOS).

Ebbene, si tratta soltanto dell’ultima azione effettuata per contrastare la speculazione energetica in una situazione di assenza di reale pianificazione in materia e di vero e proprio Far West che fa comodo soltanto a chi vuol guadagnare in carenza di regole efficaci.

Il rapporto virtuoso fra transizione energetica dalle fonti fossili tradizionali (petrolio, gas naturale) alle fonti rinnovabili (sole, vento, acqua) e tutela del territorio è senz’altro complesso, ma è tutt’altro che impossibile da realizzare.

centrale agrivoltaica

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 marzo 2025 risultano complessivamente ben 6.070, pari a 355,03 GW di potenza, suddivisi in 3.857 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 153,54 GW (43,25%), 2.030 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 108,42 GW (30,54%) e 132 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare 89,96 GW (25,34%), mentre sono ben poche (complessivamente 51 per complessivi 3,12 MW, lo 0,88%) le richieste per impianti idroelettrici, geotermici e da biomasse, cioè circa 4,7 volte l’obiettivo previsto a livello europeo.

Caso particolare è quello della Sardegna, in quanto si tratta di un sistema semi-chiuso, con soli due (saranno tre nei prossimi anni) collegamenti con il sistema elettrico della Penisola.

Mar di Sardegna, progetto di centrale eolica offshore (tratto da documentazione procedura di scoping)

In Sardegna le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 31 marzo 2025 risultano complessivamente 729, pari a 54,40 GW di potenza, suddivisi in 470 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 19,72 GW (36,25%), 225 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 15,65 GW (28,77%) e 33 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare per 19,02 GW (34,97%), una sola richiesta per centrale idroelettrica per 0,01 GW (0,01%).

54,40 GW significa più di 25 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna. Risultano installati (2023) impianti energetici a combustibili fossili per MW 2.365 di potenza installata e impianti energetici da fonti rinnovabili per MW 3.660.   La produzione energetica a intermittenza degli impianti rinnovabili fa si che, pur avendo una potenza installata ben superiore, producano meno gigawattora (GWh).

Qualche sintetica considerazione sulla speculazione energetica in corso in Italia è stata svolta autorevolmente dalla Soprintendenza speciale per il PNRR, che, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “… è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) … tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno … previsto … a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024)”.

Qui siamo alla reale sostituzione paesaggistica e culturale, alla sostituzione economico-sociale, alla sostituzione identitaria.  

Nuraghe e rottami

Ritorniamo alla domanda iniziale: perché non si prende in considerazione la produzione energetica fotovoltaica diffusa sui tetti e si privilegiano i grandi impianti eolici e fotovoltaici?

Così come indicato dal quadro normativo, in tutta Italia, fra le aree idonee dovrebbero esser individuate le zone industriali e quelle già degradate, mentre dovrebbe esser privilegiata e incentivata la soluzione relativa al posizionamento di pannelli fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici, capannoni, aziende, edifici privati, ecc.    

Sarebbe più che sufficiente per le necessità energetiche nazionali.

tetti fotovoltaici (da Google Maps)

Si rammenta che lo studio ENEA pubblicato sulla Rivista Energies (N. Calabrese, D. Palladino, Energy Planning of Renewable Energy Sources in an Italian Context: Energy Forecasting Analysis of Photovoltaic Systems in the Residential Sector, 27 marzo 2023) afferma che per sopperire ai fabbisogni energetici dell’intero patrimonio residenziale italiano basterebbe realizzare pannelli fotovoltaici sul 30% dei tetti a uso abitativo.

L’I.S.P.R.A. afferma e certifica (vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/202)) che è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).

pannelli fotovoltaici sulla copertura di parcheggi per autoveicoli

Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati. In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’ISPRA, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”. 

Qui la stima ISPRA 2023, suddivisa per superfici utili per ogni Comune italiano.

Ulteriore elemento produttivo – finora non adeguatamente preso in considerazione – è individuabile nella realizzazione di pannelli fotovoltaici lungo le principali arterie stradali (autostrade, superstrade)

Energia producibile senza particolari impatti ambientali e conflitti sociali.

Energia producibile in modo diffuso, democratico, più facilmente controllabile dalle popolazioni interessate.

Forse, la risposta alla domanda è proprio qui: tale produzione energetica danneggerebbe i grandi produttori, compresi quelli di proprietà pubblica.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

qui l’attuale situazione del complesso rapporto fra energia e territorio e le proposte del GrIG: Quali soluzioni per una transizione energetica che realmente rispetti l’ambiente e il territorio?

pannelli fotovoltaici su parcheggi per autoveicoli

(foto da Google Maps, da mailing list ambientalista, S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di Paola
    Paola
    giugno 16, 2025 alle 6:20 am

    I grandi fondi mondiali che controllano multinazionali e governi vogliono controllare tutte le filiere vitali del pianeta e quindi avere il monopolio di acqua, energia, sementi e terreni agricoli consente di riportare l’umanità alla schiavitù tecnocratica: capirlo prima che sia troppo tardi ci può aiutare a invertire la rotta

  2. giugno 16, 2025 alle 10:27 am

    È una lotta impari contro lo strapotere delle lobby industriali dell’energia e il malcostume politico che stiamo combattendo da lunghi anni
    http://Www.consorzioproofanto.it

  3. Avatar di Fabrizio Quaranta
    Fabrizio Quaranta
    giugno 16, 2025 alle 11:06 am

    Qualsiasi sia la prospettiva futura, politica, energetica, sociale, trasparente o meno, resta il fatto che gli escrementi rinnovabili non possono, non devono lordare quel che resta di agronaturale nel ns Paese per arricchire delinquenti senza scrupoli che millantano impudicamente la loro filantropia verde.

    Ogni incipit di leggi, regolamenti, linee guida comincia con cipiglio tanto severo quanto ammiccante al complice connivente che ” ovviamente saranno interessate prima le aree dismesse, consumate, degradate, tetti, cave ecc ecc…”

    Poi, in realta’ nessuno dei 6000 progetti e passa che premono minacciosi segue quella regola base…Tutti a lordare campagne, crinali, boschi, coste…. E invano risuona il grido nel deserto di ISPRA: 10 000 km2 di superfici piane consumate gia’ disponibili senza scempi per energia rinnovabile di mila e mega gigawatt al 2030, al 50 al 2100 e passa ….

    Improvvisamente mi si e’ parato innanzi un ragionamento che agli scandalisti di professione in tivvi, web e giornali farebbe fare audience marchettara per mesi, ma che invece omertosamente silenziano….🤔

    Ma se le orde barbariche predatrici energetiche assetate di bottino pubblico hanno ricevuto in questi anni oltre 400 miliardi di tributo di vassallaggio statale, 13% del debito pubblico nazionale, oltre ad averli sottratti a sanita’, istruzione, lavoro, previdenza, welfare ecc., vuol dire che ogni cittadino adulto e’ stato derubato di oltre 10 000 € !!!🤦‍♂️

    Il necessario per una famiglia di 2-3 persone per pagare bollette per almeno 100 anni. E invece continua garrula la loro oscena propaganda senza che nessuno li inchiodi alle loro penose cazzate e soprattutto li costringa a renderne conto alla popolazione💸🤮

    Basta maledetti, basta

  4. Avatar di happilychiefe3eddee6a7
    happilychiefe3eddee6a7
    giugno 16, 2025 alle 3:03 PM

    The answer, my friend, is blowin’ in the wind. The answer is blowin’ in the wind.

    Roberto Cotti

  5. Avatar di Marco
    Marco
    giugno 16, 2025 alle 6:02 PM

    Si stanno pappando rapidamente il suolo sardo; nel quadrato compreso tra Guspini, Sanluri, San Gavino e Villacidro sono già presenti decine di mastodontiche torri.

    Dove prima c’era paesaggio, ora c’é ferraglia

  6. Avatar di studio Roberto Benedetti
    studio Roberto Benedetti
    giugno 16, 2025 alle 9:35 PM

    per decenni in Italia si è detto no al nucleare, unico paese al mondo, no al mini idroelettrico, no alle biomasse, no al gas adriatico (così lo estrae la Croazia!), no al fotovoltaico sui tetti che proponete perché tutte le soprintendenze erano contrarie, no ai termovalorizzatori che in mezza Europa, quella più verde, sono anche in centro città, adesso solo no a eolico no ad agrivoltaico (che richiede meno acqua e dà più produzione e più biodiversità): ma basta, siamo solo capaci di comprare petrolio e gas arricchendo russi e sceicchi Viva le nuove fonti verdi, tanto fra una ventina d’anni saranno tolte, arriverà la fusione nucleare o comunque fonti più avanzate.

    • giugno 16, 2025 alle 10:03 PM

      è sempre bello vedere chi commenta senza leggere o “a prescindere”.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

      • Avatar di studio Roberto Benedetti
        studio Roberto Benedetti
        giugno 17, 2025 alle 9:36 am

        mi rincresce che Lei confonda un parere diverso dal Suo con un commento di chi non legge; ho letto con attenzione non solo il Vostro ma molti articoli in materia e sono assolutamente convinto di due cose: qualunque intervento che porti in Italia energie non da fossili troverà sempre forti opposizioni, come la Vostra, mentre si continua a inquinare senza scrupolo (la Val Padana è forse l’area più inquinata d’Europa); in Italia c’è stata, quasi senza opposizione, una speculazione edilizia enorme con costruzioni che non saranno mai demolite, gli impianti eolici e quelli agrovoltaici invece fra una trentina d’anni saranno tutti demoliti perché superati dalle nuove tecnologie; in sostanza si tratta solo di sostituire i fossili e pazientare per due o tre decenni.

      • giugno 17, 2025 alle 6:36 PM

        ..allora non ha compreso quanto scritto nell’articolo, visto che palesemente sosteniamo il ricorso alla produzione energetica da fonte fotovoltaica “diffusa”. come esplicitato dalle citate ricerche ENEA e, soprattutto, ISPRA.
        Siamo contrari alla speculazione energetica, come chiaramente argomentato, non alle energie rinnovabili.
        Quanto al contrasto alla speculazione edilizia, sfonda porte aperte, perchè lo pratichiamo da sempre: se ne ha voglia, legga su questo blog.
        Buona serata.
        Stefano Deliperi

      • Avatar di Roberto Benedetti
        Roberto Benedetti
        giugno 18, 2025 alle 10:50 am

        forse non riesco a spiegarmi: voi scrivete “sosteniamo il ricorso alla produzione energetica da fonte fotovoltaica “diffusa”; mi fa piacere, concordo con voi; però il problema non siete voi ma il fatto che in quasi tutta l’Italia il fotovoltaico diffuso è bloccato dalle soprintendenze, che ne hanno il potere, visto in genere è collocato in città, centri storici, aree paesaggisticamente rilevanti; quindi confrontiamo una possibilità reale, agrivoltaico in aree idonee (che migliora la produzione per molti vegetali, consuma molta meno acqua e migliora sempre la biodiversità e verrà comunque tolto nel giro di una ventina d’anni) contro fotovoltaico diffuso che, oltre ad essere diffficilmente utilizzabile per l’industria, è quasi sempre bloccato dalle Soprintendenze, quindi nei fatti inesistente

      • giugno 18, 2025 alle 11:02 am

        ..in tutte le aree urbane prive di vincolo paesaggistico (in genere fuori dai centri storici) , nelle zone industriali, artigianali, commerciali (dismesse e non), lungo strade, ferrovie, ecc. le Soprintendenza non “bloccano” proprio nulla. Le superfici utili sono immense. Buona giornata 🌈

    • Avatar di Fabrizio Quaranta
      Fabrizio Quaranta
      giugno 17, 2025 alle 12:10 am

      L’ossessiva propaganda demagogica e dogmatica del grande lucroso business rinnovabilista da centinaia di miliardi sottratti alla popolazione impedisce a molti di avere un residuo minimo discernimento indipendente forse per paura di non essere allineati al rassicurante pensiero unico politicamente corretto: “se non copriamo di escrementi rinnovabili Saccargia, Piscinas, Pitigliano, Vulci…il mondo morira’”

      Le Soprintendenze, grande baluardo contro la distruzione dell’armonia paesaggistica e culturale del Paese, sono ovviamente sotto attacco dei grandi predatori energetici che agiscono a livello politico per avere campo libero, mentre a delegittimarle ci pensano i loffi articoli della stampa amica. Ma ovviamente mai (capito MAI?) si sono opposte al fotovoltaico sui tetti del 95% degli edifici residenziali, commerciali e industriali italiani anche perche’ sono in gran parte robaccia costruita male se non abusiva negli ultimi 70 anni. Ma certo al Pantheon, San Pietro, o S.Maria in Fiore non ci starebbero bene.

      Che l’Agrivoltaico sia utile alla produzione agricola e’ evidente scemenza che non meriterebbe commento visto che la resa quantitativa e qualitativa dipende soprattutto dall’efficienza fotosintetica SENZA OMBREGGIAMENTI FARLOCCHI e da un microclima che non favorisca la proliferazione di patogeni fungini. Tantissimi studi indipendenti hanno evidenziato questa fin troppo scontata conclusione, ma tanta immondizia spacciata per scienza e’ foraggiata dal grande business internazionale.

      (Per approfondimenti avevo mandato un lungo report sulla vergogna dell’agrivoltaico al GRIG che mi ha onorato di pubblicarlo).

      In Italia, la transizione energetica che prevede l’incremento degli impianti di energie da fonti rinnovabili, si sta purtroppo trasformando in un’operazione speculativa guidata dall’affarismo e la prepotenza con conseguenze disastrose a livello sociale, agricolo, paesaggistico e ambientale.

      Il cieco affidamento alle logiche del settore energetico ha provocato una corsa all’accaparamento delle terre agricole e naturali, portando intere porzioni del paese, a ritrovarsi letteralmente minacciate di essere trasformate in zone industriali a cielo aperto.

      Dall’Appennino alla Maremma, dalla Sila alla Daunia, dalla Sardegna alla Tuscia, dalle pianure venete a quelle lombarde, ormai ogni territorio italiano si sente sotto attacco.

      Nascono settimanalmente comitati per tentare di arginare l’aggressività dei promotori, favoriti dal contesto normativo e dalle politiche messe in atto, dal livello europeo (direttiva RED III) fino ai decreti nazionali (Decreto n.199 del 8/11/2021).

      Il mega-eolico sconvolge i paesaggi, svaluta gli immobili dei residenti, nuoce all’avifauna, e agli impollinatori, cementifica suoli naturali e agricoli, danneggia gravemente le economie legate al turismo lento, oggi così importante per la maggior parte dei territori rurali italiani.

      L’Italia è un Paese tra i più densamente abitati nell’Unione Europea e nel contempo presenta valori di ventosità poco interessanti per questa tecnologia. Pur essendo il quinto paese d’Europa per potenza eolica installata, l’Italia risulta pero’ essere ultima in Europa per produttività degli stessi impianti. Avendo inoltre un patrimonio culturale, agricolo e ambientale così ricco, sembra evidente che insistere con infrastrutture così impattanti oltre ad essere controproducente alla sua economia non può che provocare incomprensioni e rabbia per le comunità che si vedono imporre tali opere.

      Il fotovoltaico e l’agrivoltaico consumano suolo agricolo, distruggono anch’essi i paesaggi e sopratutto provocano impennate dei prezzi dei terreni agricoli rendendo la terra inaccessibile agli ultimi agricoltori rimanenti o ai pochi giovani che con coraggio persistono nel voler vivere in campagna per far vivere le campagne.
      In più, per comodità, le società puntano spesso ai terreni di pianura perché più comodi da infrastrutturare. Il paradosso è che si trattano quasi sempre dei terreni più fertili a livello agricolo, dove ancora sono possibili redditi almeno dignitosi che frenano il pericoloso esodo in un Paese con poche pianure trattandosi di una catena montuosa immersa nel mediterraneo.

      L’Italia ha perso il 30% delle sue terre coltivate in 25 anni e importa il 60% del suo grano. La sovranità alimentare non è mai stata così lontana.

      L’Appennino in Italia costituisce un sistema fragile, instabile e franoso: se tocchi la montagna, se deforesti i crinali, li cementifichi, apri infrastrutture, la montagna frana a valle e la sommerge. Gli Appennini in Italia costituiscono un patrimonio di ecosistemi naturali meglio conservati, riserve di ricca biodiversita’ che deve essere tutelata e protetta, non frammentata ne’ compromessa.

      Concludiamo citando l’immenso scandalo di portata nazionale che sono gli espropri, spesso di agricoltori, grazie all’abuso del concetto di “pubblica utilità” che viene invocato da società totalmente private che si appoggiano sulla forza pubblica per raggiungere i loro obbiettivi privati.
      Una pratica di una brutalità senza precedenti.

      Infine, non possiamo che deplorare una transizione energetica che, invece di democratizzare l’energia, la concentra come fu fatto con le energie fossili, invece di proteggere l’ambiente e il suolo li consuma a una velocità mai vista, invece di valorizzare il patrimonio culturale naturale per sviluppare i territori rurali al fine di contrastarne l’abbandono li depriva della loro identità e del loro futuro.

      Qual’era la strada politicamente responsabile ? Quella dell’interesse generale, non dell’interesse del settore energetico. Il compito era quindi di conciliare gli obbiettivi con la tutela del patrimonio culturale, ambientale e agricolo.

      Come ? La risposta è stata data dal rapporto dell’ISPRA n.37/2022. Usando il fotovoltaico su strutture edificate e aree dismesse possibilmente in autoconsumo (per evitare le difficoltà di gestioni in rete). Semplice nel principio, bastava avere il coraggio politico di applicarlo.

      Una transizione energetica contro il popolo e favore di pochi interessati non ha futuro.

      Chiediamo una transizione energetica a consumo di suolo zero, come preconizzato dal rapporto dell’ISPRA, per il bene dell’Italia e delle persone che ci vivono.

      La piu’ grande tragedia ambientale della Storia italiana ipocritamente mascherata di verde.

      Le multinazionali della speculazione energetica e loro sodali stanno massacrando l’Italia piu’ bella, millantando come alibi ridicole riduzioni di CO2 climalteranti locali, del tutto ininfluenti sui cambiamenti climatici globali.

      Questa ossessiva falsa propaganda, reiterata quotidianamente sui grandi media compiacenti e omertosi, prova a nascondere la tragica realta’: un massiccio consumo di suolo (che ha quasi raggiunto 20.000 ha, raddoppiato nell’ultimo anno) un massacro di territori, di ecosistemi naturali ricchi di biodiversita’, campi e boschi che si erano salvati da decenni di selvaggia speculazione edilizia, ora nel mirino di cavallette impazzite attratte dall’odore di giganteschi, inauditi incentivi pubblici poi scaricati sulle nostre bollette: 410 miliardi € dal 2010 al 2030, pari al 14% del debito pubblico italiano e 20 manovre finanziarie lacrime e sangue, altro che gli squallidi falsi slogan “abbasseremo le bollette”.

      Malgrado la forte crisi agricola italiana, con carenza per quasi tutte le materie prime alimentari, vengono occupati i migliori (e gia’ insufficienti) terreni pianeggianti fertili col fotovoltaico, addirittura con procedure di esproprio coattivo contro produttori di eccellenze agroalimentari.

      Colate di migliaia di tonnellate di cemento minano, offendono e deturpano irreversibilmente campi agricoli e crinali montani, per innalzare grattacieli eolici di 200m che svettano e rumoreggiano anche vicino a testimonianze identitarie della nostra storia, cultura e bellezza, facendo strage di impollinatori e avifauna utile agli equilibri biologici e produttivi.

      In Italia per accaparrarsi questi soldi pubblici si accavallano freneticamente le istanze per nuovi impianti: al 31/3/2025 risultano ben 6.070 (nessuna su aree gia’ consumate) per 355 GW di potenza, quasi 6 volte quanto richiesto per il gia’ alto obiettivo del 2030 (residui 61 GW = 80 -19 gia’ raggiunti al 2024).

      Questa overdose di energia provocata da fonti intermittenti viene e verra’ pagata profumatamente anche se costretti a non usarla.

      Fermiamo questa epocale tragedia ambientale con l’oscena maschera verde.

      Transizione energetica sì!

      Ma senza speculazione, consumo di suolo, devastazione di paesaggi, agricoltura e ambiente.

    • Avatar di Fabrizio Quaranta
      Fabrizio Quaranta
      giugno 17, 2025 alle 10:36 am

      Se non di parte, almeno ingenuita’ che precipita nel tragicomico ipotizzare che le fondamenta profonde 30 metri riempite con migliaia tonnellate di cemento acciaio e calcestruzzo per sostenere di torri eoliche alte 200 m possano essere MAI RIMOSSE.

      Non a caso i pochi predatori energetici costretti a una fideiussione a garanzia del ripristino dei luoghi massacrati si appella alla disgraziata legge che gli permette di ripristinare solo al max il primo metro. Gli altri 29 a eterna testimonianza del piu’ grande e inutile scempio ambientale della Storia

    • Avatar di Fabrizio Quaranta
      Fabrizio Quaranta
      giugno 18, 2025 alle 5:25 PM

      Funziona sempre.

      A ripetere continuamente le balle piu’ clamorose alla fine ci si crede (o si spera che ci credano almeno i piu’ gonzi)

      “le soprintendenze bloccano il fotovoltaico sui tetti di milioni di squallidi edifici periferici, commerciali, industriali, logistici ….😅😅”

      ” l’agrivoltaico riducendo la fotosintesi aumenta la produzione agricola e favorendo un microclima umido ideale per i patogeni fungini anche la qualita’…🤣🤣🤣🤣”

  7. Avatar di Daniele Sacilotto
    Daniele Sacilotto
    giugno 17, 2025 alle 1:15 am

    È ovvio che l’installazione sui tetti delle case sia la soluzione migliore, ma è interamente demandata ai proprietari di quelle case ovviamente. Bene, perché non lo fanno? Non è da considerarsi una spesa ma un investimento a lungo termine e i prezzi degli impianti sono calati molto negli ultimi 3 anni perciò i tempi di rientro dell’investimento sono molto ridotti. Dove sono tutti questi privati interessati a investire nell’autoproduzione di energia? È un problema culturale. Gli italiani vogliono tutto purché paghi lo Stato

    • Avatar di Fabrizio Quaranta
      Fabrizio Quaranta
      giugno 17, 2025 alle 9:44 am

      Basterebbe, o almeno aiuterebbe molto, spostare anche una piccola parte dei folli incentivi (400 miliardi dal 2010 al 2030, 13% del debito pubblico nszionale, 10 000 € a testa) che vengono regalati ai grandi predatori energetici multinazionali che stanno trasformando la Sardegna e l’Italia in un osceno impianto industriale ai piccoli e diffusi impianti domestici e collettivi.

  8. Avatar di stefano
    stefano
    giugno 17, 2025 alle 7:23 am

    si..non avevo mai preso in considerazione questo aspetto. Si sta favorendo la produzione dei grandi fornitori di energia a scapito dell ambiente/territorio , non favorendo la microproduzione

  9. Avatar di VINCENZO FERRARI
    VINCENZO FERRARI
    giugno 17, 2025 alle 10:21 am

    Se un ingegnere si mette a commentare il diritto costituzionale, probabilmente dirà qualche ingenuità.

    Se dei giuristi si mettono a parlare di energetica, probabilmente, come in questo caso, dicono ingenuità.

    Affermare che “per sopperire ai fabbisogni energetici dell’intero patrimonio residenziale italiano basterebbe realizzare pannelli fotovoltaici sul 30% dei tetti a uso abitativo” trascura il piccolo dettaglio che l’energia fotovoltaica è drammaticamente incostante, e che NESSUNO AL MONDO (malgrado le molte vuote affermazioni in contrario) sappia come immagazzinare tutta l’energia elettrica necessaria per garantire alla rete elettrica la continuitá indispensabile.

    • Avatar di Fabrizio Quaranta
      Fabrizio Quaranta
      giugno 17, 2025 alle 10:27 am

      A maggior ragione se quei pretenziosi intermittenti inefficienti ma fonte di immenso lucro multinazionale lugubri paramenti funebri fotovoltaici vengano conficcati nella madre Terra al posto del cibo a lordare i territori per km

    • giugno 17, 2025 alle 6:31 PM

      ..in realtà, lo dicono ENEA e ISPRA, che non sono accolite di giuristi e presumibilmente conoscono la materia.
      Buona serata.
      Stefano Deliperi

      • Avatar di Vincenzo Ferrari
        Vincenzo Ferrari
        giugno 17, 2025 alle 6:53 PM

        Ribadisco. In queste giornate calde e assolate, un pannello da 3 kW di picco (più o meno 18 metri quadri) produce circa 22 kWh ogni giorno. Ci sono state giornate nuvolose d’inverno in cui ha prodotto 1 kWh (UNO). Come prevedono ENEA e ISPRA di gestire questi piccoli squilibri? Qualcuno ha una risposta che vada al di là di “vai a leggere i documenti di ENEA e ISPRA”?

      • giugno 17, 2025 alle 6:56 PM

        ..lo chieda e ENEA e ISPRA. Le risponderanno accuratamente.
        Buona serata.

        Stefano Deliperi

  10. Avatar di Ivan
    Ivan
    giugno 17, 2025 alle 9:07 PM

    Si chiama semplicemente: dittatura del capitalismo

  11. Avatar di Mario
    Mario
    giugno 18, 2025 alle 4:00 PM

    I grandi produttori sono gli stessi che installano gli impianti sui tetti. Fanno anche quello ma non solo quello perché a parità di energia prodotta i costi di produzione sono tra una volta e mezza ed il doppio di un impianto fotovoltaico a terra. Vogliamo pagare l energia il doppio perché non ci interessa utilizzare lo 0.05% dei terreni? Magari quelli lontani dalle aree più critiche e facendo un’ analisi critica di dove mettere gli impianti? Non è necessario scadere sempre in dietrologie e cospirazionismo

    • Avatar di Fabrizio Quaranta
      Fabrizio Quaranta
      giugno 18, 2025 alle 9:26 PM

      Ma quale dietrologia, questi sono grandi predatori di quel che resta dell’Italia agronaturale…centinaia di posti incantevoli e fertili gia’ compromessi, il Sud sta diventando una immonda periferia industriale per l’energia del nord. Si faccia un giro e vedra’ di persona lo schifo a fini di lucro oppure dia una sbirciata ai 6000 megaprogetti che incombono sulle ns campagne

  12. Avatar di Paolo
    Paolo
    giugno 19, 2025 alle 7:19 am

    La rete autostradale italiana dispone di superfici adeguate per l’installazione di impianti fotovoltaici. Credo sia controproducente ed anti ecologico permettere l’occupazione di zone agricole con impianti fotovoltaici quando si dispone di aree inutilizzate come i bordi autostradali. Si veda, come esempio, il mega impianto installato sul tratto autostradale Modena-Brennero. Buona giornata.

  13. settembre 4, 2025 alle 10:42 am

    da L’Unione Sarda, 4 settembre 2025

    Energia, l’autosufficienza può arrivare dal tetto di casa.

    Uno studio dell’Ispra dimostra che la Sardegna può fare a meno dell’eolico.

  1. giugno 17, 2025 alle 10:25 am

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