La “transizione ecologica” di ambiente, paesaggio e beni culturali verso non si sa dove.


il massiccio del Gennargentu innevato visto dalla Giara

Fausto Martino è dirigente del Ministero della Cultura in quiescenza, già Soprintendente per Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Cagliari.

Ecco che cosa pensa delle attuali manovre in corso sulle normative in materia di tutela del paesaggio e dell’ambiente.

E non si può che concordare.

Gruppo d’intervento Giuridico odv

Tuscia, acquedotto romano

da L’Unione Sarda, 13 luglio 2021

Transizione ecologica. (Fausto Martino)

La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione“. Questo è il testo attualmente vigente dell’art. 9 della Costituzione, norma magnifica e imperativa che riconosce al patrimonio culturale lo status di prevalente valore costituzionale. Norma che ha sinora svolto egregiamente il compito che le avevano affidato i Costituenti.

È infatti solo grazie all’articolo 9 della Costituzione se sono state respinte al mittente tante leggi regionali dal sapore eversivo e si sono scongiurati i gravissimi danni al paesaggio che si sarebbero prodotti, anche in Sardegna, con i mega impianti di produzione di energia alternativa sostenuti, giustificati e incentivati dall’allora Ministero dell’Ambiente.

centrale fotovoltaica

Oggi, dopo aver fatto il pieno di deleghe sull’energia e forte di nuovi poteri, il Ministero ha un nuovo nome dall’acronimo rassicurante, si chiama Ministero della Transizione ecologica, MiTe per gli amici.

Come in “1984” – l’incubo distopico di Orwell, dove il Ministero della pace si occupa della guerra e quello dell’amore attua le repressioni – nel bipensiero del governo Draghi, il nuovo Ministero, che nell’immaginario collettivo dovrebbe tutelare l’ambiente, ne promuoverà la devastazione in nome della transizione ecologica.

Il 9 giugno scorso, il Senato ha approvato in prima lettura l’ammiccante disegno di legge che aggiunge, al testo che conosciamo, un nuovo periodo: “Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”.

Sembrerebbe innocuo, persino positivo. Ma ce n’era bisogno? Certamente no.

Negli anni ’70 e poi più esplicitamente negli anni ’80, la Corte Costituzionale, sulla base degli articoli 9 e 32, si era già espressa a favore di un’interpretazione estensiva del termine “paesaggio”, permettendo così di qualificare l’ambiente come “valore costituzionale”. E dopotutto la “tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali” fa già parte del dettato costituzionale, essendo indicata, dall’art. 117 secondo comma, come materia su cui lo Stato ha competenza legislativa esclusiva.

E allora, a cosa serve questa modifica costituzionale?

Tomaso Montanari non ha dubbi. Per lui – e anche per me – inserire l’ambiente e lo “sviluppo sostenibile” (che pure faceva capolino nei precedenti ddl) tra i principi fondamentali della Carta ha un unico significato: mettere la tutela dell’ambiente alla pari con quella del paesaggio e del patrimonio storico artistico.

Un cavallo di Troia nell’articolo 9 per superare gli ostacoli sollevati da quanti, in primis le soprintendenze e le associazioni ambientaliste, ancora si attardano nell’anacronistica tutela del patrimonio culturale frenando – come accusa il sagace presidente di Legambiente – la transizione ecologica e gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che ne sono il corollario.

Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

Cattivi pensieri? Non direi.

Se appena scorriamo il decreto-legge 31 maggio 2021, n. 77 sulla Governance del PNRR, ci rendiamo conto di quanta attenzione abbia posto il Governo – con buona pace del ministro Franceschini – nel disinnescare le Soprintendenze che, sebbene già annichilite dalle incessanti riforme del MiBACT/MIC avviate su mandato dell’allora Presidente del Consiglio Renzi, erano riuscite a limitare i danni dei mega impianti, proprio in virtù dell’articolo 9 della Costituzione.

Ora saranno definitivamente neutralizzate e messe in condizioni di non nuocere non solo dalla modifica dell’art. 9 della Carta, quando verrà, ma qui e ora dalla valanga di disposizioni contenute nel decreto-legge: termini ridotti, pareri resi non vincolanti, impossibilità di avvalersi della norma che consente alle amministrazioni dissenzienti di ricorrere alla Presidenza del Consiglio, termini dell’archeologia preventiva e delle VIA abbreviati e, incredibile a dirsi, competenze per l’approvazione dei progetti del PNRR scippate agli uffici periferici ed attribuite ad un’apposita Soprintendenza Speciale incistata direttamente nei gangli romani del Ministero.

Davvero – come ci assicura Franceschini – la “Soprintendenza speciale” servirà a tutelare meglio il patrimonio culturale su cui rischiano di abbattersi molti interventi del Pnrr?

Sappiamo bene che non è così.

Roma, il Colosseo visto dal parco di Colle Oppio

Per la tutela del patrimonio ci sarebbero ancora le Soprintendenze ordinarie, che vantano una conoscenza del territorio non eguagliabile da un ufficio romano, e c’è la Direzione generale che le coordina. La nuova Super-soprintendenza nasce evidentemente con lo scopo preciso di eludere i meccanismi di tutela previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio senza violarli apertamente, trasformando gli obbligatori pareri tecnico-amministrativi delle soprintendenze nei pareri, di natura eminentemente politica, della nuova Super-soprintendenza.

E che dire dell’articoletto che, per una serie di interventi non propriamente innocui, attribuisce ai commissari il potere di derogare “ad ogni disposizione di legge diversa da quella penale” per consentire il rispetto del cronoprogramma delle opere?

Manca solo la licenza di uccidere, poi c’è tutto quel che occorre.

Insomma, i provvedimenti recentemente assunti con il plauso di Legambiente e di Confindustria sembrano concorrere a neutralizzare ogni plausibile forma di controllo e di indirizzo delle imponenti trasformazioni del territorio previste e incentivate dal PNRR. I signori del sole e del vento che da sempre hanno la Sardegna nel mirino l’avranno vinta?

E la Sardegna, da sempre spogliata dei propri beni, dovrà soccombere anche questa volta, perdendo, in nome della transizione ecologica, il suo bene più prezioso?

Toscana, oliveto

(foto da mailing list ambientalista, E.R., S.D., archivio GrIG)

  1. Porico
    luglio 19, 2021 alle 12:29 PM

    Grazie GRIG , per ‘ennesima volta grazie. L’Unica voce chiara e onesta rimasta .

  2. donatella
    luglio 19, 2021 alle 1:15 PM

    grandissimo amico nostro strenuo baluardo GrIG! E’ vero ,Porico, l’unica voce chiara e onesta rimasta: grazie senza fine!

  3. capitonegatto
    luglio 19, 2021 alle 7:55 PM

    A parte i vari concetti, la cosa fondamentale e’ valutare i pro e i contro delle varie fonti di energia alternative ai cobustibili fossili e all’idrico ( con l’acqua sempre meno disponibile ).
    Ovviamente i contro ci saranno sempre ( paesaggio, inquinamento , ecc ), ma si dovranno scegliere i sistemi meno impattanti e piu’ fattivi nel ridurre l’effetto serra, di cui stiamo vedendo le conseguenze negative . Ovviamente chi produce sistemi di energia vuole il profitto, e sara’ quindi necessario che siano premiati i migliori sistemi, e non i produttori “accreditati” in quanto tali .

  4. Antonio
    luglio 20, 2021 alle 2:44 PM

    Titolo appropriatissimo: “La ‘transizione ecologica’ … verso non si sa dove”. Il già sovrintendente delle province di Cagliari e Oristano, richiamando la proposta unanime di integrazione dell’art. 9 della Costituzione , cioè di uno dei principi costituzionali irriformabili, apre alla drammaticità in cui vacillano le istituzioni italiane, e paticolarmente la parlamentare, evidenziando la catastrofe antropologica che disgrega il popolo e la nazione italiana. Quella integrazione e il perverso unanismo che la sostiene – clamorosamente dipinto, quest’ultimo, per unità nazionale – relativizza il paesaggio come luogo di incontro e armonia fra donna/uomo e natura, estremizzando e rendendo tendenzialmente irrelati la vita umana e il contesto/natura che dove abita. Da una parte soggetti singoli e colletivi del profitto e tecno-ambientalisti hanno dato l’assalto alle istituzioni, sostenendo un’oggettivazione alienata, e dall’altra parte campeggiano proposte di una soggettività umana autoreferenziale, che, nel tentativo di ampliare l’integrazione del genere umano, cancella il naturale e il biologico. La proposta di integrazione dell’articolo 9 della Costituzione, nonostante il supponente unanismo, lascia trasparire proprio questa metastasi che da tempo progredisce in Italia.

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