Clima, accordi di Parigi fra scetticismo e speranza.


campo di grano

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I recenti accordi sottoscritti a Parigi sulla lotta ai cambiamenti climatici sono stati salutati con grande entusiasmo.

In realtà, vi sono luci, ma sono anche molte le ombre.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus

 

Dopo anni di negoziati la Conferenza Onu di Parigi ha approvato ieri sera in un tripudio di applausi uno storico accordo sul clima per fermare il surriscaldamento del Pianeta. Punti principali dell'accordo di Parigi (88mm x 110mm)

Dopo anni di negoziati la Conferenza Onu di Parigi ha approvato ieri sera in un tripudio di applausi uno storico accordo sul clima per fermare il surriscaldamento del Pianeta. Punti principali dell’accordo di Parigi

 

A.N.S.A., 12 dicembre 2015

Clima: l’accordo di Parigi, tra entusiasmo e scetticismo. ‘Storico accordo’. Gli scienziati: ‘La strada è ancora lunga’.

Il Papa accoglie lo “storico” accordo sul clima a Parigi sottolineando che “la sua attuazione richiederà un corale impegno e una generosa dedizione da parte di ciascuno”. Francesco auspica “che venga garantita una particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili” ed esorta “a proseguire con sollecitudine il cammino intrapreso”. (Chiara Rancati)

Dopo anni di negoziati la Conferenza Onu di Parigi ha approvato in un tripudio di applausi uno storico accordo sul clima per fermare il surriscaldamento del Pianeta. “Devo battere con il martello, è un piccolo martello ma credo possa fare grandi cose”, ha commentato il presidente della Cop 21, il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, dopo aver celebrato con abbracci e lacrime l’approvazione di quello che Francois Hollande ha definito “un accordo che vale per un secolo”.

Un’intesa “giuridicamente vincolante” nel processo di dichiarazione dei “contributi nazionali”, verifica quinquennale e aggiornamento, oltre che per i meccanismi di trasparenza. “Siamo nella storia, e a questa storia ha contribuito anche l’Italia”, ha commentato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, mentre il premier Matteo Renzi ha definito l’intesa un “passo avanti decisivo”. Di “accordo storico” ha parlato anche il premier britannico David Cameron, mentre per Barack Obama è un risultato “enorme”, frutto della “leadership americana”. “E’ un exploit”, ha esultato anche il ministro dell’Ambiente lussemburghese Carole Dieschbourg, in rappresentanza della presidenza dell’Ue, per cui “questo è il successo dell’Europa, di tutti i Paesi coinvolti nel processo, della società civile e di tutti quelli che ci hanno aiutato ad arrivare a questo accordo ambizioso, vincolante e giusto”. “Per oggi festeggiamo, da domani dobbiamo fare”, ha aggiunto il commissario europeo all’Energia, Miguel Arias Canete. Non solo Europa e pochi altri come a Kyoto. Stavolta l’accordo ha raccolto un consenso quasi generale, anche dai ‘grandi inquinatori’, Usa, ma soprattutto i paesi definiti in via di sviluppo Cina e India, che hanno voluto esprimere il proprio apprezzamento davanti alla plenaria.

Cagliari, Sella del Diavolo, fra terra, mare, cielo

Cagliari, Sella del Diavolo, fra terra, mare, cielo

Unica stecca nel coro il Nicaragua, che ha rifiutato di sostenere il consenso e ha denunciato alcune mancanze nel testo, in materia di “ambizione” e di garanzie sui finanziamenti, chiedendo di creare un “fondo di compensazione” legato alla “responsabilità storica” e che anche i Paesi del Centroamerica siano inseriti tra i più vulnerabili. In materia di contenuti, l’accordo è un sottile esercizio di diplomazia applicata. La soglia per il riscaldamento globale è fissata “ben al di sotto dei 2 gradi”, ma prevede anche un impegno a “fare sforzi per limitare l’aumento a 1,5”, in linea con le richieste degli Stati insulari. Sulla riduzione delle emissioni, invece, si ‘accontentano’ i Paesi produttori di idrocarburi, a cominciare dall’Arabia Saudita. Il testo non parla di “neutralità carbonica”, ma di “equilibrio fra emissioni da attività umane e rimozioni di gas serra”, e non fissa una timeline precisa, limitandosi a imporre di “raggiungere il picco il più presto possibile” e poi accelerare per arrivare all’equilibrio “nella seconda metà di questo secolo”. Molto si dovrà fare per la transizione verso le energie pulite. Sui finanziamenti, il punto più scottante, ai Paesi avanzati viene ribadito l’obbligo di “fornire risorse” per supportare quelli in via di sviluppo, e chiesto di stilare una “roadmap precisa” per arrivare a mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno da qui al 2020. Spariscono però tutti gli aggettivi proposti nella bozza per definire queste risorse, tra cui “adeguate” e “accessibili”, ma anche “nuove” e “incrementali”, e non ci sono vincoli sulla suddivisione dei fondi tra mitigazione e adattamento. Su un possibile allargamento della lista dei donatori ai Paesi emergenti, l’accordo si limita a incoraggiare “altre parti a fornire o continuare a fornire questo supporto in modo volontario”. Il passaggio che lascia gli osservatori più delusi è senza dubbio quello sui cosiddetti ‘loss and damage’, ovvero sui fondi ai Paesi più vulnerabili per far fronte ai cambiamenti del clima già “permanenti e irreversibili” e troppo intensi per “qualsiasi forma di adattamento”. La “vittoria enorme” di ottenere un articolo specifico dedicato a questo tema viene infatti ridimensionata da un meccanismo che, secondo le Ong del Climate Action Network, non dà “garanzia di assistenza” ai più colpiti. A ciò si aggiunge la precisazione che questo articolo “non implica né contiene basi per alcuna responsabilità giuridica o compensazione”, punto imprescindibile per gli Stati Uniti, che vogliono evitare che si possa usare l’accordo odierno come base per cause contro le aziende più inquinanti.

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logo-amicidellaterrada l’Astrolabio, newsletter degli Amici della Terra, 16 dicembre 2015

Diario della Cop 21. Cose serie e meno serie dette a Parigi. (Beniamino Bonardi)

Crediamo di fare cosa utile offrendo una raccolta di quelli che ci sono sembrati – scontando l’inevitabile soggettività – i fatti e gli interventi più significativi (ma anche i più ironici) in ciascuno dei tredici giorni che è durata la Conferenza sui cambiamenti climatici e in quelli immediatamente precedenti.

 

Dopo la Cop 21. Il successo virtuale dei catastrofisti. (Tommaso Franci)

Nel dibattito pubblico e nell’agenda delle istituzioni, i cambiamenti climatici hanno ormai assunto il ruolo di paradigma totalizzante che svuota la percezione stessa della complessità dei problemi ambientali e diventa, addirittura, una chiave di lettura per la diagnosi di processi sociali, economici e politici come povertà, migrazioni, terrorismo. Ma si tratta di un successo virtuale del catastrofismo: l’assenza di impegni vincolanti può consentire di intraprendere politiche finalmente efficaci.

 

 

Cisto (Cistus)

Cisto (Cistus)

(foto S.D., archivio GrIG)

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  1. Barbara Garau
    dicembre 18, 2015 alle 6:58 pm

    Ciao, volevo segnalarvii che cliccando su “leggi il resto dell’articolo” si incappa in un broken link……… ( in allegato snapshot dell’errore) Peccato perchè – pur non commentando direttamente sul blog – vi leggo sempre molto volentieri e questo argomento è di mio particolare interesse. Ci ritornero’ nei prossimi giorni. 🙂 Vi auguro buon lavoro e *grazie* di tutto il tempo che dedicate a tenerci informati in materia ambientale, siete preziosi.

    ciao Barbara

  2. Riccardo Pusceddu
    dicembre 19, 2015 alle 7:04 pm

    molto interessante il link sull’articolo di Tommaso Franci. Sono d’accordissimo con lui che ci si sta concentrando troppo poco sulla questione ecologica come la diminuzione delle foreste pluviali equatoriali o la riduzione della biodiversita’ globale, per citare a mio parere le due più importanti fra esse

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