Gasdotti e dinamite.


gasdotto Rete Adriatica, lavori in corso (2026)

Come previsto, l’arrivo dei cantieri del gasdotto “Rete Adriatica” sull’Appennino Umbro Marchigiano ha prodotto i suoi primi effetti. 

I problemi ambientali sono già evidenti e il disturbo anche.

Ma il peggio potrebbe essere di là da venire e riguardare la circolazione delle acque profonde e di superficie. C’è di che preoccuparsi.
I problemi ambientali  e il disturbo già in essere sono dati da: devastazione del paesaggio; abbattimento di milioni di alberi; intenso traffico di mezzi pesanti e speciali sulle strade principali e su quelle comunali che conducono in montagna, ai casolari sparsi e alle strutture ricettive; strade sporche di fango, polverose quando non piove; traffico pesante di mezzi speciali dentro ai centri abitati, poco gradito sempre, dannoso nel periodo turistico; interruzione dei sentieri che salgono al crinale appenninico.
Il peggio invece potrebbe derivare dai profondi scavi e dall’uso degli esplosivi per scavare i tunnel sulle montagne e perforare i banchi di calcarenite più potenti.

Apecchio, cascata della Gorgaccia


E’ verosimile pensare che questo possa interferire con la circolazione delle acque profonde e di superficie.
Ad Apecchio, pare si voglia procedere alla creazione di un profondo varco sul Fosso dei Tacconi, poche centinaia di metri a monte della cascata della Gorgaccia, meta nota agli escursionisti. Il torrente scorre su un vasto banco di calcarenite, che determina l’esistenza stessa della cascata e la presenza di numerose e copiose sorgenti, le cui acque alimentano proprio l’acquedotto che serve metà del paese di
Apecchio. Il banco roccioso verrebbe aperto a suon di dinamite. 

In tal caso, vi sarebbero quindi giustificati timori per la persistenza delle sorgenti. 

Vi sarebbe  anche il rischio che la piscina naturale sottostante la cascata possa essere riempita dai sedimenti e detriti risultanti dallo scasso e dai lavori, che prima o poi il torrente porterebbe a valle. Lavori che peraltro, hanno già interrotto (per oltre due mesi) il flusso dell’acqua solfurea che alimenta la fontana del Pian di Velluto, ora ripristinato. Più a monte, la storica fonte di acqua solfurea in località Taverna si è seccata. 

In questo secondo caso potrebbe trattarsi di casualità.

Ma per evitare che si presentino altre casualità, è fondamentale che i Comuni territorialmente interessati chiedano e ottengano dalla SNAM e dalle Ditte esecutrici metodologie di lavoro che garantiscano l’assoluto rispetto dell’assetto idrogeologico.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) – Marche

Il Resto del Carlino, 15 maggio 2026

(foto A.L.C., archivio GrIG)

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