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In Sardegna è stata approvata una buona legge regionale sulle aree idonee e non idonee per gli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili. Ma c’è ancora parecchio da fare.


Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

La petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.

Il Consiglio regionale ha approvato il 4 dicembre 2024 la legge regionale 4 dicembre 2024 (+ allegati) Misure urgenti per l’individuazione di aree e superfici idonee e non idonee all’installazione e promozione di impianti a fonti di energia rinnovabile (FER) e per la semplificazione dei procedimenti autorizzativi. Sarà pubblicata sul B.U.R.A.S. nei prossimi giorni.

Dopo l’entrata in vigore del D.M. 21 giugno 2024 – emanato dopo accordo fra Stato, Regioni e Province autonome – piaccia o no, risultava senz’altro urgente (il termine per l’adozione delle conseguenti normative regionali scade agli inizi del 2025) procedere all’approvazione della normativa regionale sulle aree idonee e inidonee all’installazione degli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, come previsto fin dall’art. 20 del decreto legislativo n. 199/2021 e s.m.i..  In seguito sarà necessaria un’individuazione puntuale delle aree non idonee sul piano normativo e sul piano cartografico, con ampio materiale in formato digitale già presente su https://www.sardegnageoportale.it/.

centrale fotovoltaica su terreni agricoli

Il GrIG, a un primo e necessariamente rapido esame visti i tempi ristretti, apprezza l’impianto della legge regionale approvata, in particolare il ricorso alle competenze statutarie primarie in materia urbanistico-territoriale (art. 3, comma 1°, lettera f, della legge cost. n. 3/1948 e s.m.i.) e costituzionali concorrenti (art. 117, comma 3°, cost.), che consentono al Legislatore regionale sardo ampia discrezionalità nell’individuazione delle aree non idonee rapportate alle caratteristiche ambientali e storico-culturali isolane.

Si ricorda che fin dall’entrata in vigore del piano paesaggistico regionale (P.P.R. – 1° stralcio costiero, esecutivo con D.P.RAS n. 82 del 7 settembre 2006), “negli ambiti di paesaggio costieri …  è comunque vietata la realizzazione di centrali eoliche e di trasporto di energia di superficie” (art. 112 N.T.A.).

progetto centrale eolica offshore Sardinia South 2, punto di sbarco del cavidotto sulla spiaggia di Tuerredda (estratto procedura scoping, 2023)

Molto importante anche l’applicazione al territorio regionale e alle acque territoriali per quanto concerne gli impianti offshore, nonché l’applicazione alle procedure autorizzative in corso, mentre si esprime perplessità sull’applicazione anche agli impianti muniti di autorizzazione definitiva, visti i molto probabili contenziosi.

Riguardo l’obiettivo dei nuovi 6,264 GW di potenza da installare entro il 2030, si ritiene opportuno prevedere una considerazione anno per anno, in ragione dell’energia effettivamente trasferibile verso la Penisola mediante i collegamenti esistenti (SAPEI e SACOI) e quelli in via di realizzazione (Thyrrenian Link). Come affermato in mille occasioni in tutte le sedi, non avrebbe alcun senso nè risponderebbe a interessi pubblici l’autorizzazione e la realizzazione di nuovi impianti produttivi di energia che non potrebbe esser consumata, conservata, trasferita.

Si condivide l’impianto dell’art. 2 del disegno di legge regionale, comportante l’incentivazione – sostenuta da cospicui fondi pubblici (circa 678 milioni di euro nel periodo 2025-2030) – della realizzazione di impianti fotovoltaici di piccola e media dimensione e di calibrati sistemi di accumulo su edifici, parcheggi, piazzali, aree già degradate, aree industriali, con esclusione di centri ed edifici storici.

Mar di Sardegna, progetto di centrale eolica offshore (tratto da documentazione procedura di scoping)

D’altro canto, si manifestano forti perplessità sul contenuto dell’art. 3 della legge regionale, finalizzato ad agevolare “il raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica, di promozione delle fonti rinnovabili e di contenimento dei costi energetici nel rispetto delle peculiarità storico-culturali, paesaggistico-ambientali e delle produzioni agricole”: in base al quale “i comuni hanno facoltà di proporre un’istanza propedeutica alla realizzazione di un impianto o di un accumulo FER all’interno di un’area individuata come non idonea” alla Giunta regionale, previa deliberazione consiliare a maggioranza qualificata e conforme esito di “una consultazione popolare nel rispetto degli istituti partecipativi previsti nei rispettivi statuti comunali”, comportanti anche la modifica di piano paesaggistico regionale (P.P.R.) e degli altri strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica.   

Si tratterebbe, comunque, di un potenziale grimaldello per consentire potenzialmente deroghe su deroghe discrezionali in favore dello speculatore energetico di turno.

centrale eolica

Il GrIG prende atto con forte soddisfazione delle previsioni (art. 3, commi 5° – 8°), inerenti gli obblighi di fideiussione (art. 1936 cod. civ.) in capo ai soggetti realizzatori degli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, oggetto di segnalazione proprio da parte dell’Associazione, per evitare i disastri ambientali e finanziari facilmente ipotizzabili derivanti dalla fuga delle imprese tenute alle costose e doverose operazioni di ripristino ambientale al termine del ciclo di vita degli impianti.

Il caso dell’inquinante miniera abbandonata di Furtei dovrebbe sempre esser tenuto presente.

Riguardo la puntuale previsione delle aree non idonee riferite alle singole tipologie di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili (eolici, fotovoltaici, da biomasse, geotermici), si manifesta una sostanziale condivisione della previsione di una fascia di rispetto di almeno tre chilometri, come già previsto dalla normativa di salvaguardia attualmente vigente, da alberi monumentali, formazioni arboree di pregio, beni culturali, beni di rilevante interesse non ancora compresi nel P.P.R.

Sardegna, paesaggio agrario

Abrogata (art. 4), quindi, la moratoria temporanea di cui alla  legge regionale Sardegna 3 luglio 2024, n. 5, tanto opinabile quanto impugnata dal Governo davanti alla Corte costituzionale.

E’ stata, poi, abrogata anche la disposizione che permetteva la destinazione di aree a uso civico all’ubicazione di impianti energetici da fonti rinnovabili, previa deliberazione consiliare a maggioranza qualificata del Comuni (art. 17 bis della legge regionale Sardegna n. 12/1994 e s.m.i.).

Formalmente, più volte, anche In sede di audizione (25 settembre 2024) da parte delle due Commissioni consiliari permanenti il GrIG aveva effettuato richieste in tal senso.

Una legge regionale – la prima in materia a livello nazionale – che denota  un complessivo buon impianto, con la necessità di importanti miglioramenti perché sia fermata la speculazione energetica incombente sulla Sardegna e sul resto d’Italia, sia realizzata una transizione energetica realmente utile e altrettanto realmente rispettosa dei valori ambientali, naturalistici, paesaggistici, storico-culturali e identitari della Sardegna.

altezza e potenza delle “torri” eoliche (elaborazione Andrea Picciau)

Ricordiamoci che la guerra – sacrosanta e doverosa per chiunque abbia un po’ di buon senso – è contro la speculazione energetica arrembante nel povero Bel Paese.

La Soprintendenza speciale per il PNRR, dopo approfondite valutazioni, ha evidenziato in modo chiaro e netto: “nella regione Sardegna è in atto una complessiva azione per la realizzazione di nuovi impianti da fonte rinnovabile (fotovoltaica/agrivoltaica, eolico onshore ed offshore) tale da superare già oggi di ben 7 volte quanto previsto come obiettivo da raggiungersi al 2030 sulla base del FF55, tanto da prefigurarsi la sostanziale sostituzione del patrimonio culturale e del paesaggio con impianti di taglia industriale per la produzione di energia elettrica oltre il fabbisogno regionale previsto” (nota Sopr. PNRR prot. n. 27154 del 20 novembre 2023 e nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024).

Ma questo vale per tutto il territorio nazionale: “tale prospettiva si potrebbe attuare anche a livello nazionale, ove le richieste di connessione alla RTN per nuovi impianti da fonte rinnovabile ha raggiunto il complessivo valore di circa 328 GW rispetto all’obiettivo FF55 al 2030 di 70 GW” (nota Sopr. PNRR prot. n. 51551 del 18 marzo 2024).

Il fenomeno della speculazione energetica, oltre che in Sardegna, è pesantemente presente in modo particolare nella Tuscia, in Puglia, nella Maremma, in Sicilia, sui crinali appennnici.

centrale eolica

In tutto il territorio nazionale le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 30 giugno 2024 risultano complessivamente ben 5.930, pari a 341,33 GW di potenza, suddivisi in 3.805 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 150,29 GW (44,03%), 1.992 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 106,74 GW (31,27%) e 133 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare 84,30 GW (24,70%).

In Sardegna, le istanze di connessione di nuovi impianti presentate a Terna s.p.a. (gestore della rete elettrica nazionale) al 30 giugno 2024 risultano complessivamente ben 824, pari a 54,39 GW di potenza, suddivisi in 547 richieste di impianti di produzione energetica da fonte solare per 23,82 GW (43,81%), 248 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica a terra per 16,72 GW (30,73%) e 29 richieste di impianti di produzione energetica da fonte eolica  a mare 13,85 GW (30,90%).

54,39 GW significa quasi 30 volte gli impianti oggi esistenti in Sardegna, aventi una potenza complessiva di 1,93 GW (i 1.926 MW esistenti, di cui 1.054 MW di energia eolica a terra + 872 di energia solare fotovoltaica, dati Terna, 2021).

Questo è il frutto di un’assenza completa di qualsiasi decente pianificazione, il Far West che tanto piace agli speculatori energetici e ai fiancheggiatori dell’ambientalmente corretto.

Un’overdose di energia che non potrebbe esser consumata sull’Isola (che già oggi ha circa il 38% di energia prodotta in più rispetto al proprio fabbisogno), non potrebbe esser trasportata verso la Penisola (quando entrerà in funzione il Thyrrenian Link la potenza complessiva dei tre cavidotti sarà di circa 2 mila MW), non potrebbe esser conservata (a oggi gli impianti di conservazione approvati sono molto pochi e di potenza estremamente contenuta).

Significa energia che dovrà esser pagata dal Gestore unico della Rete (cioè soldi che usciranno dalle tasse dei contribuenti).

Gli unici che guadagneranno in ogni caso saranno le società energetiche, che – oltre ai certificati verdi e alla relativa commerciabilità, nonchè agli altri incentivi – beneficiano degli effetti economici diretti e indiretti del dispacciamento, il processo strategico fondamentale svolto da Terna s.p.a. per mantenere in equilibrio costante la quantità di energia prodotta e quella consumata in Italia: In particolare, riguardo gli impianti produttivi di energia da fonti rinnovabili, “se necessario, Terna invia specifici ordini per ridurre o aumentare l’energia immessa in rete alle unità di produzione”, ma l’energia viene pagata pur non utilizzata.

I costi del dispacciamento sono scaricati sulle bollette degli Italiani.

Inoltre, la Commissione europea – su richiesta del Governo Italiano – ha recentemente approvato (4 giugno 2024) un regime di aiuti di Stato “volto a sostenere la produzione di un totale di 4 590 MW di nuova capacità di energia elettrica a partire da fonti rinnovabili”.   In particolare, “il regime sosterrà la costruzione di nuove centrali utilizzando tecnologie innovative e non ancora mature, quali l’energia geotermica, l’energia eolica offshore (galleggiante o fissa), l’energia solare termodinamica, l’energia solare galleggiante, le maree, il moto ondoso e altre energie marine oltre al biogas e alla biomassa. Si prevede che le centrali immetteranno nel sistema elettrico italiano un totale di 4 590 MW di capacità di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili. A seconda della tecnologia, il termine per l’entrata in funzione delle centrali varia da 31 a 60 mesi”.

Il costo del regime di aiuti in favore delle imprese energetiche sarà pari a 35,3 miliardi di euro e, tanto per cambiare, sarà finanziato “mediante un prelievo dalle bollette elettriche dei consumatori finali”.

Insomma, siamo all’overdose di energia producibile da impianti che servono soltanto agli speculatori energetici.

Fra le aree idonee devono esser individuate le zone industriali e quelle già degradate, mentre dev’essere privilegiata e incentivata la soluzione relativa al posizionamento di pannelli fotovoltaici sui tetti di edifici pubblici, capannoni, aziende, edifici privati, ecc.    Si rammenta che lo studio ENEA pubblicato sulla Rivista Energies (N. Calabrese, D. Palladino, Energy Planning of Renewable Energy Sources in an Italian Context: Energy Forecasting Analysis of Photovoltaic Systems in the Residential Sector, 27 marzo 2023) afferma che per sopperire ai fabbisogni energetici dell’intero patrimonio residenziale italiano basterebbe realizzare pannelli fotovoltaici sul 30% dei tetti a uso abitativo.

pannelli fotovoltaici su tetti (da Google Earth)

Inoltre, afferma e certifica l’I.S.P.R.A. (vds. Report Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici. Edizione 2023, Report n. 37/202), è molto ampia la superficie potenzialmente disponibile per installare impianti fotovoltaici sui tetti, considerando una serie di fattori che possono incidere sulla effettiva disponibilità di spazio (presenza di comignoli e impianti di condizionamento, ombreggiamento da elementi costruttivi o edifici vicini, distanza necessaria tra i pannelli, esclusione dei centri storici).

Dai risultati emerge che la superficie netta disponibile può variare da 757 a 989 km quadrati. In sostanza, si spiega, “ipotizzando tetti piani e la necessità di disporre di 10,3 m2 per ogni kW installato, si stima una potenza installabile sui fabbricati esistenti variabile dai 73 ai 96 GW”. A questa potenza, evidenziano i ricercatori dell’Ispra, si potrebbe aggiungere quella installabile in aree di parcheggio, in corrispondenza di alcune infrastrutture, in aree dismesse o in altre aree impermeabilizzate; “ipotizzando che sul 4% dei tetti sia già installato un impianto, si può concludere che, sfruttando gli edifici disponibili, ci sarebbe posto per una potenza fotovoltaica compresa fra 70 e 92 GW”.

pannelli fotovoltaici su coperture dei parcheggi

Ribadiamo ancora una volta la nostra proposta: dopo aver quantificato il quantitativo di energia elettrica realmente necessario a livello nazionale, sarebbe cosa ben diversa se fosse lo Stato a pianificare in base ai reali fabbisogni energetici le aree a mare e a terra dove installare gli impianti eolici e fotovoltaici e, dopo coinvolgimento di Regioni ed Enti locali e svolgimento delle procedure di valutazione ambientale strategica (V.A.S.), mettesse a bando di gara i siti al migliore offerente per realizzazione, gestione e rimozione al termine del ciclo vitale degli impianti di produzione energetica.

In realtà, la prima cosa necessaria, a breve termine, sarebbe una moratoria nazionale (non regionale, già dichiarata costituzionalmente illegittima con sentenza Corte cost. n. 27/2023), una sospensione di qualsiasi autorizzazione per nuovi impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha recentemente promosso in proposito la petizione popolare Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica!, che ha ormai abbondantemente superato le 20 mila adesioni.

C’è quindi ancora molto da fare.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

da Radio Radicale, 4 dicembre 2024

Rinnovabili, Sardegna prima regione a recepire il decreto sulle aree idonee. Intervista a Stefano Deliperi.

INTERVISTA di Enrico Salvatori – RADIO – 20:01 Durata: 13 min 4 sec

qui l’intervista.

L’Unione Sarda, 7 dicembre 2024
L’Unione Sarda, 10 dicembre 2024
Gabbiano reale mediterraneo (Larus michahellis)

(foto da Google Earth, da mailing list ambientalista, per conto GrIG, S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di capitonegatto
    capitonegatto
    dicembre 6, 2024 alle 11:01 am

    Anche se sara’ difficile tenere a bada gli speculatori di territorio, questo sforzo della aministrazione Todde, di porre limiti di legge alla installazione di impianti energetici, e’ da condividere con quanti hanno a cuore il paesaggio, pur tenendo conto delle necessita’ energetiche dei singoli.

  2. Avatar di giulio
    giulio
    dicembre 6, 2024 alle 12:37 PM

    Grazie GrIG, mi fido di voi, è un buon inizio 💪

  3. dicembre 6, 2024 alle 3:00 PM

    da Il Sole 24 Ore, 5 dicembre 2024

    Rinnovabili, in Sardegna le aree idonee sono l’1% per legge: cosa succede ora.

    L’avvocato Carlo Comandè (che ha seguto Erg e Iberdrola): «Quasi tutti i progetti non procedibili. Fioccheranno i ricorsi, esponendo la regione a importanti richieste risarcitorie». (Sara Deganello, Davide Madeddu): https://www.ilsole24ore.com/art/rinnovabili-sardegna-aree-idonee-sono-l-1percento-legge-cosa-succede-ora-AGzFrcYB

    • Avatar di giulio
      giulio
      dicembre 6, 2024 alle 3:49 PM

      Deliperi, lei cosa ne pensa di quello che viene sostenuto nella parte finale di questo articolo? dal paragrafo “Progetti «non procedibili»” in poi (anche se non ci si poteva aspettare molto di diverso dalla testata in questione) Grazie

      • dicembre 6, 2024 alle 9:50 PM

        penso quanto già detto in varie occasioni: le società energetiche difenderanno quanto possibile i loro remunerativi progetti in tutte le sedi e in vari casi vi saranno richieste di risarcimento dei danni.

        Ed è difficile prevedere come andrà a finire.

        Stefano Deliperi

      • dicembre 6, 2024 alle 9:50 PM

        penso quanto già detto in varie occasioni: le società energetiche difenderanno quanto possibile i loro remunerativi progetti in tutte le sedi e in vari casi vi saranno richieste di risarcimento dei danni.

        Ed è difficile prevedere come andrà a finire.

        Stefano Deliperi

  4. dicembre 6, 2024 alle 3:03 PM

    Hanno fatto un buon lavoro. Sì alle energie rinnovabili, no alla speculazione energetica. Se volete installare impianti energetici di qualunque tipo sul nostro territorio le ricadute economiche positive devono avvenire su tutte le comunità coinvolte, in primis quella che ospita l’impianto di energia.
    Non ho firmato la Legge Pratobello perché il loro intento è quello di vietare qualsiasi impianto di energia rinnovabile sul suolo sardo. Vorrei vedere se la stessa lotta avverrà anche contro l’installazione del nucleare o di una centrale a olio combustibile, o di una industria petrolchimica o se il loro NO si fa sentire solo sulle fonti rinnovabili, che invece devono essere incoraggiate.
    Non doveva essere un NO a prescindere, ma un “NON COSI’ “. Allora l’avrei firmata anch’io.

    • Avatar di giulianacamba
      giulianacamba
      dicembre 7, 2024 alle 7:45 am

      Gentile evergreen evidentemente non ha letto la proposta di legge Pratobello che non esclude affatto l’installazione di impianti da energia rinnovabile, tutt’altro, ma era l’unica seria proposta per bloccare la speculazione . Proposta firmata da 210.729 sardi che sono stati ignorati da una giunta arrogante la cui legge , come spiega bene Stefano Deliperi offre il grimaldello agli speculatori consentendo ai comuni di andare in deroga alle aree non idonee.

  5. dicembre 6, 2024 alle 3:05 PM

    da Il Manifesto Sardo, 6 dicembre 2024

    In Sardegna è stata approvata una buona legge regionale sulle aree idonee e non idonee per gli impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili. Ma c’è ancora molto da fare.

    ____________________________________________

    da La Gazzetta Sarda, 6 dicembre 2024

    La Sardegna, il Far West delle rinnovabili (per ora) con un cappello di ordinanze. (Pasqualino Trubia): https://www.gazzettasarda.com/contenuto/0/11/606151/la-sardegna-il-far-west-delle-rinnovabili-per-ora-con-un-cappello-di-ordinanze

    __________________________________________________________

    da Alghero Notizie, 6 dicembre 2024

    La Sardegna, il Far West delle rinnovabili (per ora) con un cappello di ordinanze. (Pasqualino Trubia): https://www.algheronotizie.com/contenuto/0/11/606151/la-sardegna-il-far-west-delle-rinnovabili-per-ora-con-un-cappello-di-ordinanze

    • dicembre 7, 2024 alle 11:59 am

      da L’Unione Sarda, 7 dicembre 2024

      Energia, Isola in pressing sul ministro: «Troppi 6,2 gigawatt, quota da abbassare».

      Appello di Forza Italia al ministro Pichetto Fratin: «C’è sproporzione con la popolazione». Anche gli ambientalisti chiedono una revisione. (Alessandra Carta)

      «I 6,2 gigawatt assegnati dal Governo alla Sardegna e accettati dalla Regione sono troppi, bisogna ridurli». 

      Questo l’appello lanciato dai consiglieri regionali di Forza Italia al ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, dopo il via libera al ddl 45 sulle Aree idonee votato dalla sola maggioranza di centrosinistra. 

      Per il capogruppo azzurro Angelo Cocciu, infatti, «non c’è proporzione tra i 6,2 gigawatt di potenza installabile attribuiti alla nostra Isola e la popolazione».

      Anche gli ambientalisti del Grig sottolineano che «non avrebbe senso autorizzare nuovi impianti per l’energia se questa non potrebbe essere consumata o trasferita». 

  6. Avatar di caiofabricius
    caiofabricius
    dicembre 6, 2024 alle 3:13 PM

    Condivido il buon giudizio e soprattutto il coraggio degli amministratori. Che le altre Regioni prendano il buon esempio virtuoso.

    I predatori della speculazione energetica e loro federati scodinzolanti verdi banconota da 100 non a caso sono (finalmente ) indignati, e questo e’ sicuramente un ottimo segnale.

    Cmq la lunga e lobotomizzante propaganda mediatica quasi mai “spontanea” dei rinnovacatastrofisti de noantri sara’ difficile e laboriosa da smontare. I facili slogan ripetuti ossessivamente a pappagallo fanno piu’ facilmente breccia e senso di appartenenza di qualsiasi razionale disamina.

    Leggo soprattutto con malinconia mista a orrore i commenti dei gggiovani ….

    https://www.ilpost.it/2024/12/05/impianti-solari-eolici-sardegna-aree-idonee/?homepagePosition=2

    • Avatar di giulio
      giulio
      dicembre 6, 2024 alle 3:41 PM

      👍

  7. dicembre 6, 2024 alle 3:53 PM

    Non sono d’accordo con “la guerra – sacrosanta e doverosa per chiunque abbia un po’ di buon senso – è contro la speculazione “arrembante nel povero Bel Paese“.

    Ridurre alla sola speculazione, finaziaria o politica o entrambe le cose, la violazione del Paesaggio significa sminuire il valore costituzionale del Paesaggio che poi è un concetto ben più ampio del significato espresso dal dizionario.

    E non sono neanche d’accordo sul fatto che siano ritenute idonee le aree industriali o degradate quasi che esse debbano continuare a essere condannate al degrado eterno.

    Inoltre l’aver ignorato il Comitato Pratobello24, che comunque ha espresso la volontà di oltre 200mila sardi liberi, è il peggior segno di autoritarismo senza frontiere ed è un evidente atto antidemocratico, direi più che vergognoso.

    • dicembre 6, 2024 alle 10:03 PM

      il passaggio della produzione energetica dalle fonti fossili a quelle rinnovabili non è e non sarà semplice e nemmeno privo di impatti sul territorio.

      Affermare e pretendere che “non esistono aree idonee” per l’ubicazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili è abbastanza assurdo.

      E come dovrebbe esser realizzato l’abbandono delle fonti fossili? Grazie a quale miracolo?

      Tetti fotovoltaici (e potenzialmente ve ne sono a dismisura) e aree industriali (un impianto industriale dove dovrebbe esser fatto?) sono certo fra le “aree idonee”.

      La presentazione di una proposta di legge d’iniziativa popolare sostenuta con così tanti aderenti senz’altro è un fatto politico degno della massima considerazione da parte della classe politica, anche quando il testo proposto contiene disposizioni palesemente illegittime (la moratoria regionale per giunta senza termini temporali, già dichiarata illegittima più volte dalla Corte costituzionale).

      La scarsa considerazione è un fatto fortemente negativo, a mio parere, sebbene non vi fosse alcun obbligo di dare corsia preferenziale alla proposta in Consiglio regionale.

      Stefano Deliperi

      • dicembre 7, 2024 alle 9:43 am

        Leggo “Affermare e pretendere che “non esistono aree idonee” per l’ubicazione di impianti di produzione energetica da fonti rinnovabili è abbastanza assurdo. E come dovrebbe esser realizzato l’abbandono delle fonti fossili?”

        Capisco la corsa alle energie rinnovabili, non capisco e non condivido il prezzo da pagare e non credo che l’inflazione galoppante dell’eolico sia un bene, almeno per i sardi.

        Davvero qualcuno pensa che l’eolico con torri da 300 metri sia tollerabile? E sia tollerabile, ad esempio, installarle a Portovesme solo perché è considerata un’area degradata? Non dovremmo chiedere la bonifica di quell’area?

        Ma davvero l’eolico è l’energia del futuro gratis?

        Davvero qualcuno riconoscerà quei luoghi dove pure siete nati e cresciuti oppure tutti subiranno un reset della memoria, inebriati dalla brezza di un avvenire sempre peggiore?

        E’ anche per questo che bisogna limitare i danni. Invece sembra che sia la Sardegna a dover far uscire il mondo dalle fonti fossili e che i sardi siano quelli che debbano continuare a pagare anche per gli altri. E questa è storia di sempre.

      • dicembre 7, 2024 alle 12:06 PM

        è scritto chiaramente anche in questo articolo e lo sosteniamo con forza da sempre: la realizzazione dei tetti fotovoltaici in tutte le occasioni possibili (ed è già un’estesissima “area idonea” secondo i criteri normativi) porterebbe a raggiungere una notevole produzione di energia “diffusa” che dovrebbe rendere i grandi impianti, soprattutto quelli eolici, residuali.
        E quei pochi impianti che dovessero risultare – dopo una reale pianificazione basata sulle concrete esigenze pubbliche – dove dovrebbero esser realizzati se non in aree industriali, dove – fra l’altro – esistono da sempre gli impianti energetici da fonti fossili?

        Stefano Deliperi

    • Avatar di giulio
      giulio
      dicembre 6, 2024 alle 10:21 PM

      vabbeh ma quindi? con cosa produciamo l’energia? o torniamo al medioevo che bello il paesaggio lussureggiante ma niente progresso perchè la pratobello2024 nella pratica dice niente impianti rinnovabili, è scritta per impedirne del tutto la pratica, chiaramente ipocrita, che bello teniamo le centrali a carbone

    • Avatar di giulio
      giulio
      dicembre 6, 2024 alle 10:27 PM

      perchè, giorgio zintu, a me sembra chiaro che la pratobello2024 ha creato un movimento si ma basato su quello che oggi si chiama hype, hanno attirato l’attenzione hanno “venduto” un bel sogno alla gente e l’hanno convinta a firmare una cosa che si presentava bella e pura, ma è una sciocchezza ipocrita e utopica

      • dicembre 8, 2024 alle 4:27 PM

        Che dire? Leggendo quello che scrivi ho capito che la situazione più che seria è disperata.

  8. dicembre 6, 2024 alle 4:24 PM

    Grazie GrIG! Spero che questa legge porti del bene alla Sardegna e a tutta l’Italia, spero che le Regioni italiane prendano esempio di impegno concreto per proteggere i territori il più possibile dalla speculazione energetica!

  9. Avatar di EUGENIO
    EUGENIO
    dicembre 8, 2024 alle 6:38 PM

    Premesso che ho firmato convintamente la petizione, ma è veramente difficile capire dove finisce la necessità di nuovi impianti ad energia rinnovabile, previsti non sulla base del fabbisogno regionale ma nazionale, e dove inizia la speculazione energetica fine a se stessa. Vi sono molti interessi in gioco, ambientali, economici, locali, nazionali ed extranazionali, e la discussione, da parte degli stakeholder in campo, non è portata avanti con la buonafede necessaria per un progetto di così ampia portata. Anche i dati “scientifici” in campo non sono chiari ed ognuno tira per la giacchetta quelli che ritiene a lui più convenienti.

    In questo guazzabuglio (adatto ai pescicani “umani” di ogni specie) la Sardegna può essere, per assurdo, a rischio metanizzazione quale sostituto del carbone?

    https://www.enostra.it/aree-non-idonee-in-sardegna-lopposizione-alle-rinnovabili-e-il-rischio-che-corre-la-transizione/?utm_source=mailinglist%20%C3%A8%20nostra&utm_campaign=8cf0165236-enews-soci-novembredicembre2024&utm_medium=email&utm_term=0_3e3d640d8b-8cf0165236-810213989

    Per la Sardegna le rinnovabili sono un buon affare (sotto tutti i punti di vista)?

    https://www.repubblica.it/green-and-blue/2024/09/06/news/sardegna_energie_rinnovabili_eolico-423480619/

  10. dicembre 9, 2024 alle 9:59 PM
  11. dicembre 10, 2024 alle 2:50 PM

    e da chi arriva la proposta delle fideiussioni?

    da La Nuova Sardegna, 10 dicembre 2024

    L’intervista. Energie rinnovabili, l’assessore Spanedda: «Obiettivo: chiudere le centrali a carbone».

    L’esponente della giunta Todde parla della legge sulle aree idonee, di off shore, del futuro energetico della Sardegna. (Giuseppe Centore) (https://www.lanuovasardegna.it/regione/2024/12/10/news/energie-rinnovabili-l-assessore-spanedda-obiettivo-chiudere-le-centrali-a-carbone-1.100630922)

    Cagliari Alla vigilia dell’udienza della Corte Costituzionale che si pronuncerà domani, 11 dicembre, sulla legge 5, la moratoria alle autorizzazioni approvata a luglio, e cancellata dalla nuova legge sulle aree idonee alle rinnovabili, parla Francesco Spanedda, assessore regionale all’urbanistica. Sino a pochi mesi fa Spanedda, 56 anni, era docente di architettura a Sassari. La sua tesi di laurea, relatore Vittorio Gregotti, era dedicata al parco eolico sul Monte Arci.

    Assessore, cinque articoli, fitti di commi, di non facile lettura. Sembra una legge complicata e di difficile interpretazione.

    «Secondo me la legge è semplice. Se la potessi riassumere, in una sola frase direi che se c’è la compresenza di elementi di idoneità e inidoneità in un sito prevale la non idoneità, a parte alcune eccezioni. Questo è il cuore della legge e dell’articolo 1, che regola cosa succede partendo da questo principio. L’articolo 2 è importante sul lato finanziario perché dà corpo a una “transizione democratica” consentendo di finanziare gli interventi di scala più minuta; il 3 introduce flessibilità sulle intese che permette alle popolazioni locali di ragionare sul proprio futuro, anche con le comunità energetiche».

    Ma una norma che fissa principi e regole perché deve contenere anche elementi di flessibilità? Non è un controsenso?

    «Se c’è un settore che cambia quasi ogni anno, in tecnologie e poi anche in stili di vita, questo è quello dell’energia. Impossibile bloccare questi due elementi al 2024. Invece è possibile, e lo abbiamo fatto, fissare due punti per il futuro: le fideiussioni che le società devono rilasciare per i lavori e l’obbligo del ripristino dei luoghi al fine vita degli impianti».

    Cosa rispondete a chi vi accusa di aver proposto una legge troppo rigida o, viceversa, troppo permissiva?

    «Il fatto che arrivino accuse opposte, mi fa capire che siamo rimasti nel giusto mezzo. Prevediamo impianti con ridotto consumo suolo, in siti infrastrutturati e su scala ridotta, con interventi non su centinaia di ettari ma su decine di ettari. Non vogliamo impianti di grande taglia, con pale oltre i 100 metri su suolo vergine, agricolo o turistico. Diamo risposte alle preoccupazioni della società non con emozioni, ma sulla verifica effettiva su quanto stava accadendo e sulle caratteristiche territorio isola. Molti punti come i parchi, le zone di protezione speciale, i siti di interesse comunitario, non li abbiamo inventati oggi. Ci sono da tempo e bisognava dare loro la dovuta dignità. La legge, come è normale, si adegua al suo territorio di riferimento».

    Questa risposta va bene per coloro che ritengono la legge troppo rigida, al punto da impedire praticamente qualsiasi progetto. Andiamo all’altro estremo. È una legge troppo permissiva?

    «No. Abbiamo un obiettivo ineluttabile: chiudere le centrali a carbone, realizzare la decarbonizzazione. La Sardegna è adesso una delle prime vittime del cambiamento climatico nel Mediterraneo: desertificazione, dissesto delle coste, diversa distribuzione delle precipitazioni non sono teoria, li stiamo vivendo. Abbiamo il dovere di lasciare un ambiente ospitale alle future generazioni, installando energia da fonti pulite negli spazi dove si può intervenire senza ulteriori problemi».

    Ma è una legge “di reazione” a un allarme e a una domanda di tutela dal basso?

    «Non proprio. Deriva da un obbligo del governo, è dentro a un quadro normativo robusto ed è un adempimento. Andava fatta, anche verificando evidenti storture nelle richieste. Quando i sindaci ci raccontano che arrivano progetti con relazioni ambientali e paesaggistiche relative ad altri siti, addirittura fuori dalla Sardegna, e alle loro osservazioni si sentono rispondere “ma è un dettaglio”, è chiaro che qualcosa non andava. Le proposte presentate, devono essere fatte bene. Molto bene. Poi si valutano».

    La legge non prevede in pratica l’eolico di grandi dimensioni a terra. Perché? E sull’off-shore?

    «Per le caratteristiche del nostro territorio, fatto di colline, non di grandi estensioni piane, l’eolico a terra di grandi dimensioni impatta troppo con il paesaggio. Per l’off-shore, abbiamo espresso parere negativo sulla proposta del governo. La pianificazione di un territorio non può finire sulla linea di costa».

    Ora la parte più complessa: applicare la legge. Avete fatto ipotesi e valutazioni di massima?

    «Intanto abbiamo oscurato il vecchio sito di Sardegna geoportale dedicato alle rinnovabili, perché diversi siti lo usavano come base per dire che il 99 per cento dell’isola non sarà mai idoneo».

    Perché, non è vero?

    «Certo che non è vero. Quella mappa non rispecchia i punti inseriti nella norma. Riportare a priori su una carta o con un numero regole e divieti che vanno adattati al territorio è quanto di più sbagliato».

    Avrete pur fatto qualche simulazione, a grandi linee.

    «Se realizzassimo con il fotovoltaico solo la copertura del 20 per cento tetti presenti nelle aree pip, avremmo 2 gigawatt di nuova potenza installata. Aggiungiamo il revamping dell’idroelettrico, l’uso dei lotto interclusi, l’agrivoltaico utile alle produzioni e all’energia a misura di impresa agricola, e arriviamo a livelli molto elevati. Daremo priorità ai terreni compromessi. Il primo obiettivo è evitare altro consumo del territorio, che va vissuto e usato per l’agricoltura, il turismo, l’impresa, senza limitazioni per il futuro. È un obiettivo ambizioso ma raggiungibile, con serietà e serenità».

  12. Avatar di Emme P
    Emme P
    dicembre 23, 2024 alle 10:59 PM

    Buonasera, buona legge Nì… visto che alla fine, con due righe, si sono cambiate le intenzioni iniziali della bozza del Dl aree idonee adeguandolo alla normativa nazionale. Perché si è passati da questo: « Gli interventi di rifacimento (…)relativi ad impianti realizzati in data antecedente all’entrata in vigore della presente legge e in esercizio, nelle aree non idonee, sono ammessi solo qualora non comportino un aumento della superficie lorda occupata, ovvero, nel caso di impianti eolici, un aumento dell’altezza del singolo aerogeneratore». A questo: Gli interventi di rifacimento, (…) sono ammessi solo qualora non comportino un aumento della superficie lorda occupata, nonché, nel caso di impianti eolici, un aumento dell’altezza totale dell’impianto, da intendersi come la somma delle altezze dei singoli aerogeneratori del relativo impianto (…) ?

    In sintesi, dove sorgeva un impianto con 35 aerogeneratori da 80 m di altezza se ne possono ora realizzare 14 da 200 m.

    E’ evidente come il peso dei portatori di interessi economici (società “green”) sia stato ben differente rispetto a quello dei comitati. Tale correzione fatta durante i lavori della giunta sembra davvero a misura di chi ha presentato e presenterà in futuro nell’ Anglona e bassa gallura (Fri.el e Erg in primis e a seguire enel green power ) nuovi progetti mascherati da ammodernamenti.

    Dov’è “l’ammodernamento “ se non uso l’esistente e, in alcuni casi, cambio addirittura il tracciato dei cavidotti? Dov’è l’ammodernamento se consumo nuovo suolo e mi espando spazialmente sia orizzontalmente che verticalmente? Cosa c’è di rispettoso nei confronti dell’ambiente se anche i rilevi della vegetazione vengono effettuati dai tecnici delle società nella stagione estiva? Come comitato (Anglonese) abbiamo prodotto osservazioni che pur rilevando le carenze e “dimenticanze” delle società, di fatto, non sembrano essere servite a nulla.

    L’Anglona ha ad oggi una potenza installata superiore ai 210 MW e poteva , grazie anche alla presenza di una centrale idroelettrica della potenza di 22 MW, divenire un distretto energetico senza tradire la sua vocazione agricola e turistica. Pare piuttosto evidente a chi giovi questa “piccola” correzione.

    Mirko

    • dicembre 24, 2024 alle 12:32 PM

      Buongiorno Mirko,

      non è esattamente così, l’art. 1, comma 8°, della legge regionale Sardegna n. 20/2024 testualmente afferma che “gli interventi di rifacimento, integrale ricostruzione, potenziamento relativi ad impianti realizzati in data antecedente all’entrata in vigore della presente legge e in esercizio, nellearee non idonee, sono ammessi solo qualora non comportino un aumento della superficie lorda occupata, nonché, nel caso di impianti eolici, un aumento dell’altezza totale dell’impianto, da intendersi come la somma delle altezze dei singoli aerogeneratori del relativo impianto, fermo restando quanto previsto dal secondo periodo del comma 6, ivi compreso il rispetto dell’articolo 109 delle norme di attuazione del Piano paesaggistico regionale“.

      Significa che tali interventi sono ammessi – sempre previa vincolante preventiva procedura di valutazione d’impatto ambientale (V.I.A. – solo se non vi sia un aumento della superficie interessata, cioè nuovo consumo di suolo, e, nel caso delle centrali eoliche, un aumento delle altezze delle “torri” eoliche: quindi “dove sorgeva un impianto con 35 aerogeneratori da 80 m di altezza” non “se ne possono ora realizzare 14 da 200 m.“, perchè sarebbe in violazione del divieto di aumento dell’altezza delle “torri” eoliche.

      Gli impianti eolici Fri.El. ed Erg sono stati autorizzati sotto il precedente regime giuridico: l’art. 3, comma 3°, lettera b, della legge regionale Sardegna n. 5/2024 disponeva che “sono esclusi dall’applicazione delle misure di salvaguardia … gli interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria o di revamping di impianti di produzione e di accumulo di energia elettrica da fonti rinnovabili“, cioè quelli di rinnovamento degli impianti. 

      Nei casi delle centrali eoliche dell’Anglona si tratta di repowering, cioè di potenziamento, non esclusi dalle norme di salvaguardia.

      La Regione, inoltre, non si è espressa in tempo sulla richiesta di rilascio dell’autorizzazione unica riguardo l’impianto Erg (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2024/11/27/si-fara-la-nuova-centrale-eolica-presso-la-basilica-di-saccargia-forse-no-i-grandi-impianti-agrivoltaici-nella-nurra-e-nel-guspinese/).

      Ora, quantomeno, la Regione autonoma della Sardegna dovrebbe far valere le nuove norme negando l’autorizzazione unica  (art. 12 del decreto legislativo n. 387/2003 e s.m.i.) al progetto di repowering della centrale eolica della società Fri.El. Anglona (vds. https://gruppodinterventogiuridicoweb.com/2024/11/29/conclusa-positivamente-la-procedura-v-i-a-per-il-potenziamento-di-unaltra-centrale-eolica-in-anglona-questa-volta-la-regione-autonoma-della-sardegna-si-attivera/).

      Lo farà?

      Buon Natale, sereno e pieno di gioia.

      Stefano Deliperi

      • Avatar di MirkoPì
        MirkoPì
        dicembre 24, 2024 alle 5:53 PM

        Grazie Stefano per la precisazione , ora vedremo se l’impianto normativo funziona o meno . Ovviamente auspico – e auspichiamo- che funzioni anche perché come coordinamento dei comitati, esattamente come voi del GRIG, abbiamo prodotto osservazioni e suggerimenti al Dl (alcuni dei quali completamente trascurati, come ad esempio la rimozione dalla bozza della deroga che i sindaci possono chiedere per la realizzazione degli impianti in aree non idonee).

        Il progetto presentato dalla FRI.el, nello specifico, si configura -a nostro avviso e non solo- come un nuovo intervento dato non utilizza nemmeno il vecchio tracciato dei cavidotti…

        Buone festività natalizie

        Mirko

      • dicembre 24, 2024 alle 6:39 PM

        Grazie Mirko, buon Natale!

        Stefano Deliperi

  13. gennaio 28, 2025 alle 10:33 PM

    e il Governo impugna davanti alla Corte costituzionale ex art. 127 Cost.

    dal sito web istituzionale del Governo Italiano, 28 gennaio 2025

    Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri n. 113

    (https://www.governo.it/it/articolo/comunicato-stampa-del-consiglio-dei-ministri-n-113/27572)

    28 Gennaio 2025

    Il Consiglio dei Ministri si è riunito martedì 28 gennaio 2025, alle ore 18.16 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente Giorgia Meloni. Segretario, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.

    – omissis –

    LEGGI REGIONALI

    Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato quindici leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione Sardegna n. 20 del 05/12/2024, recante “Misure urgenti per l’individuazione di aree e superfici idonee e non idonee all’installazione e promozione di impianti a fonti di energia rinnovabile (FER) e per la semplificazione dei procedimenti autorizzativi”, in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale ed europea in materia di energia e di beni culturali e paesaggistici, violano gli articoli 117, primo comma, secondo comma, lettera m) e s), e terzo comma, della Costituzione, nonché i principi di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione, di certezza del diritto e del legittimo affidamento e di libertà di iniziativa economica di cui all’art. 41 della Costituzione.

  14. febbraio 18, 2025 alle 2:48 PM

    da L’Unione Sarda, 18 febbraio 2025

    Agrivoltaico in «aree non idonee», non basta l’altolà: via libera ai pannelli di Siamaggiore.

    La Regione aveva provato a opporsi, non è servito: nelle carte nessun cenno alla legge approvata in questa legislatura. (Enrico Fresu): https://www.unionesarda.it/news-sardegna/oristano-provincia/agrivoltaico-in-aree-non-idonee-non-basta-laltola-via-libera-ai-pannelli-di-siamaggiore-jwrqxr87

  15. marzo 22, 2025 alle 12:03 PM

    A.N.S.A., 22 marzo 2025

    Rinnovabili in aree non idonee, linee guida su intesa coi Comuni.

    Spanedda, ‘utilità pubblica progetto è condizione necessaria’.

    La Giunta regionale ha approvato le linee guida per la presentazione di istanze da parte dei Comuni per la realizzazione di impianti alimentati da fonti di energia rinnovabile in aree classificate non idonee, in deroga alla Legge 20 del 5 dicembre 2024.    “Per soddisfare gli obiettivi di transizione energetica, promozione delle fonti rinnovabili e contenimento dei costi energetici nel rispetto delle peculiarità storico-culturali, paesaggistico-ambientali e delle produzioni agricole, la Legge Regionale 20 prevede che i Comuni possano proporre un’istanza alla Regione per raggiungere un’intesa in casi particolari nei quali sia necessario realizzare un impianto o un accumulo Fer all’interno di un’area individuata come non idonea, in presenza di adeguate ed esaustive motivazioni per la deroga al divieto di installazione”, spiega l’assessore degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda.    Il meccanismo dell’intesa è stato introdotto nella Legge regionale per permettere alle popolazioni di ragionare sul proprio futuro, ad esempio per supportare comunità energetiche o per attività utili a contrastare lo spopolamento.

    “L’utilità pubblica del progetto Fer, che deve comportare ricadute socio economiche e di sviluppo locale, è condizione necessaria perché l’istanza di deroga venga valutata positivamente – dichiara l’assessore – La tutela del patrimonio storico-culturale, paesaggistico e ambientale della Sardegna è sempre stato e resta obiettivo dell’attuale amministrazione, che si accompagna alla necessità di tracciare una transizione energetica realmente al servizio della comunità.

    Ecco perché abbiamo pensato all’istituto dell’intesa come strumento di conciliazione tra la non idoneità di un’area ad accogliere impianti Fer e l’utilità pubblica sostenuta dai Comuni”.    Uno degli aspetti fondamentali delle linee guida che la Regione mette a disposizione dei comuni, è il processo di coinvolgimento delle comunità, chiamate a esprimersi nel merito della proposta di progetto. “Vogliamo che le comunità possano incidere nelle scelte che riguardano il territorio che quotidianamente vivono – prosegue l’assessore – il dibattito pubblico previsto dalle linee guida è a garanzia di una loro diretta e consapevole partecipazione”.    Qualora l’intesa sia positiva, l’intervento proposto seguirà poi il normale iter di valutazione e approvazione di impianti Fer.

  16. aprile 8, 2025 alle 2:39 PM

    affermavamo testualmente: “sarà necessaria un’individuazione puntuale delle aree non idonee sul piano normativo e sul piano cartografico, con ampio materiale in formato digitale già presente su https://www.sardegnageoportale.it/.” C’è da sperare che non impieghino altro tempo per una cartografia a portata di mano.

    da L’Unione Sarda, 8 aprile 2025

    Aree non idonee: «La mappa non esiste».

    Chiesta dal sindaco di Villanovaforru per un progetto sul suo territorio, la risposta della Regione «un pessimo colpo di scena». In serata la Giunta corregge il tiro.

    Una mappa delle aree non idonee in Sardegna? «Ho chiesto alla Regione: non esiste. Si parla del nulla». Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, definisce «un pessimo colpo di scena» la scoperta fatta mentre si trova a fare i conti con una delle numerose richieste per la realizzazione di un impianto eolico nel territorio del suo Comune.

    Dall’assessorato regionale all’Ambiente hanno chiesto a lui, primo cittadino, di indicare se le aree scelte dalla società Engie Trexenta Srl per il progetto “Marmilla”, con sei pale di grande taglia, siano idonee o meno sulla base della legge 20 approvata lo scorso dicembre dal Consiglio regionale. Un corto circuito di competenze.

    Onnis ha cercato lumi con una telefonata in assessorato. La risposta gli ha fatto cadere le braccia, lo ha fatto sobbalzare sulla sedia e ha scatenato tutte le reazioni di sconforto esprimibili con frasi fatte: «La mappa non c’è».

    Il sindaco

    «Dov’è la mappa dettagliata delle aree idonee e non idonee sarde, che nasce dalla Legge 20 e dai suoi allegati, con le decine e decine di criteri che permettono di escludere l’installazione delle fonti di energia rinnovabile?».

    La Giunta

    In serata arriva una nota congiunta di replica a Onnis da parte degli assessorati regionali all’Urbanistica, Ambiente e Industria: «La mappa in realtà esiste ed è in fase di collaudo», affermano.

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