Il “gasdotto dei terremoti” va a consultazione pubblica.


tracciato progetto gasdotto “Rete Adriatica” e rischio sismico (elaborazione Il Fatto Quotidiano su dati I.N.G.V.)

L’Autorità di regolazione per l’Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha recentemente imposto alla Snam Rete Gas s.p.a. di avviare una consultazione pubblica sulla reale utilità del progetto di gasdotto “Rete Adriatica”, il ben noto gasdotto dei terremoti, visto che il tracciato assurdamente prescelto riesce – oltre che a provocare un immane scempio ambientale sull’Appennino – a interessare buona parte delle zone a maggiore rischio sismico a livello europeo.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) – insieme al Comitato interregionale No Tubo, al Comitato No Hub del Gas, ai Comitati cittadini per l’ambiente di Sulmona e a tanti altri associazioni e comitati ambientalisti – ha inoltrato (18 gennaio 2023) un argomentato atto di intervento con “osservazioni” nella procedura di consultazione pubblica, evidenziando numerose incongruenze economico-finanziarie del ”Progetto Linea Adriatica” – Relazione integrativa – novembre 2022”, il pesante impatto ambientale, l’inesistente contributo alla sicurezza energetica nazionale.

Appennino, Lupo (Canis lupus italicus)

Terminata la fase di discussione pubblica, Snam Rete Gas S.p.A. trasmetterà all’ARERA, ai fini delle valutazioni di competenza da esprimere con procedura d’urgenza al di fuori dell’ordinario processo di valutazione dei Piani, un rapporto di sintesi dei contributi ricevuti, unitamente alle controdeduzioni alle osservazioni.

Il progetto Snam di gasdotto “Rete Adriatica” ha caratteristiche pesantemente impattanti: una lunghezza complessiva di km. 687 (tubazione di diametro 1.200 mm. a mt. 5 di profondità, servitù di mt. 40), un unico tracciato dal Sud (Massafra, Prov. Taranto) fino all’Italia settentrionale (Minerbio, Prov. Bologna).

Un progetto suddiviso in cinque tronconi (Massafra-Biccari; Biccari-Campochiaro; centrale di compressione Sulmona; Sulmona-Foligno; Foligno-Sestino; Sestino-Minerbio) che attraversa ben dieci Regioni (Puglia, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna), interessando aree di rilevante importanza naturalistica (3 parchi nazionali1 parco naturale regionale21 siti di importanza comunitaria)[1], aree a gravissimo rischio sismico (Abruzzo, Lazio, Umbria, Marche) e idrogeologico, senza che  sia stato effettuato un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (direttive n. 85/337CEE e n. 97/11/CE) come richiesto da normativa e giurisprudenza comunitaria (vds. es. Corte di Giustizia CE, Sez. II, 28 febbraio 2008, causa C-2/07) né una procedura di valutazione ambientale strategica (direttiva n. 01/42/CE). Disattese anche altre disposizioni normative specifiche relative al procedimento di V.I.A. e alla corretta redazione dello studio di impatto ambientale.

simulazione posa gasdotto (Studio Newton, Fano)

Il costo dell’opera è stimato ormai in 2,4 miliardi di euro.

E tuttora non sono scandalosamente definiti i due ricorsi straordinari al Presidente della Repubblica pendenti avverso i tronconi Sulmona-Foligno e Foligno-Sestino.

Lo stesso Gruppo Snam ammette che nel 2030 si avrà un consumo di circa 60-65 milioni di metri cubi di gas naturale all’anno a fronte di una capacità di complessiva di gestione da parte delle infrastrutture (gasdotti e rigassificatori) di 90 miliardi di metri cubi all’anno.

Per un terzo, quindi, saranno inutilizzate opere la cui costruzione grava e graverà sulle tasche degli Italiani.

Sulmona, manifestazione contro il gasdotto “Rete Adriatica”

L’Italia dispone di infrastrutture metanifere di trasporto e di distribuzione interna che sono sovradimensionate rispetto al fabbisogno nazionale. Nel tempo i consumi di gas sono scesi sensibilmente passando da 86 miliardi e 200 milioni di metri cubi del 2005, che evidentemente sono stati consegnati agli utenti con le infrastrutture esistenti, ai 69 miliardi del 2022 (71 miliardi se vogliamo considerare la media degli ultimi 5 anni), con un trend in futura netta diminuzione.

Il gasdotto “Rete Adriatica” è strategico soltanto per gli interessi del Gruppo ENI e del Gruppo Snam.

La tragica guerra in Ucraina continua a esser un pretesto: il vergognoso aumento delle bollette per gli utenti è dovuto fondamentalmente non alla carenza di gas ma alle manovre finanziarie delle grandi società che dominano il mercato, il solo Gruppo ENI nei primi 9 mesi del 2022 ha quadruplicato gli utili da 2,6 a 10,80 miliardi di euro.

Il gas all’Italia non è mai mancato, tant’è che nel corso del 2022 (fino a ottobre) ne sono stati esportati oltre 3 miliardi e 400 milioni di metri cubi, cosa mai accaduta in passato: un quantitativo che è superiore a quello che il Governo vorrebbe ricavare da nuove trivellazioni in mare e sulla terraferma.

Pertanto, al pari di altri comitati e associazioni, il GrIG ha chiesto l’eliminazione del gasdotto Rete Adriatica dall’elenco delle opere strategiche nazionali, con tutte le conseguenze del caso.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Umbria, Appennino sotto la neve

(immagine cartografica Il Fatto Quotidiano su dati I.N.V.G., elaborazione fotografica Studio Newton – Fano, foto S.L., G.M., archivio GrIG)

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  1. Porico.
    gennaio 20, 2023 alle 11:22 am

    Personalmente credo necessaria una seria indagine sulla attuale composizione azionaria dell’ENI . Bisogna capire chi la governa realmente.

  2. gennaio 20, 2023 alle 2:45 PM

    TGR Umbria, 10 gennaio 2023
    Timori per la realizzazione del gasdotto a Colfiorito.
    I rischi sismico e idrogeologico sottostimati secondo i comitati. Consultazione pubblica sul sito della Snam: https://www.rainews.it/tgr/umbria/video/2023/01/watchfolder-tgr-umbria-web-salari—metanodotto–colfioritomxf-cd74256f-a5a2-4cc4-8488-586b87a5eeca.html

  3. gennaio 21, 2023 alle 12:53 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    A L’Aquila il ministro Pichetto Fratin con Marsilio.
    FOSSILI VERNICIATI DI VERDE.
    Discutono di energia rinnovabile ma continuano ad approvare
    progetti per fonti fossili come il metanodotto e la centrale Snam.

    Presentato con un accattivante manifesto tutto verde si è svolto ieri a L’Aquila un convegno dal titolo “Energia per la
    crescita: una scelta di comunità”. Al centro della discussione le comunità energetiche da fonti rinnovabili (CER).
    Peccato che i più autorevoli partecipanti al convegno siano stati due personaggi come il neo ministro dell’Ambiente
    e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin e il presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, cioè
    proprio coloro che, a livello nazionale e regionale, stanno sostenendo a spada tratta il potenziamento delle fonti di
    energia fossile.

    Pichetto Fratin, rispondendo alla domanda di un cronista ha affermato che ”il metanodotto Sulmona-Foligno andrà
    avanti. Noi la Linea Adriatica la dobbiamo fare perché ha la funzione di portare in sicurezza il Paese e renderlo
    sicuro significa avere la garanzia che imprese e famiglie hanno l’energia” (fonte: ANSA). Non ci sorprende affatto che
    il ministro, come del resto i suoi predecessori, prenda per oro colato le tesi della Snam senza sottoporle a nessuna
    verifica. Eppure dai dati contenuti nell’ultimo documento Snam sottoposto a consultazione pubblica emerge
    chiaramente che in Italia non c’è nessuna emergenza gas, anzi nell’anno appena concluso il nostro Paese ha
    addirittura esportato all’estero oltre 3 miliardi e 200 milioni di metri cubi di metano, praticamente l’intero
    quantitativo prodotto a livello nazionale!

    La rete nazionale gasdotti è sovradimensionata rispetto al fabbisogno interno. Nei confronti del 2021 i consumi di gas
    sono diminuiti di ben 8 miliardi di metri cubi passando da 76 a 68 miliardi, e le previsioni dello Stato (PNIEC) e della
    stessa Snam dicono che nel 2030 (data molto vicina al 2028, quando dovrebbe entrare in funzione la Linea Adriatica e
    la centrale di Sulmona) i consumi scenderanno a meno di 60 miliardi di mc. Ma si tratta di un dato sovrastimato
    perché è realistico ritenere che, per effetto del notevole sviluppo delle fonti rinnovabili e del risparmio energetico,
    nel 2030 i consumi non supereranno i 50 miliardi di mc.
    Perciò la Linea Adriatica è non soltanto un’opera molto dannosa ma è anche completamente inutile, e sarebbe un
    vero e proprio crimine economico caricarne il costo sulle bollette dei cittadini italiani, schizzate alle stelle a causa
    della speculazione delle multinazionali del settore fossile. Invece di fare da acritico portavoce delle inesistenti
    criticità addotte dalla Snam il ministro accerti piuttosto perché il costo dell’opera è aumentato in soli 2 anni del 50%,
    passando da 1 miliardo e 600 milioni di euro a 2 miliardi e 400 milioni.

    Quanto all’ineffabile Marsilio, che ha il coraggio di parlare di energia pulita dopo aver spalancato le porte ad un’opera
    fossile qual’ è il metanodotto, dichiarando addirittura che la Regione non ha alcuna competenza, ricordiamo che la
    giunta guidata dal suo predecessore D’Alfonso ha adottato 7 delibere per negare l’intesa con lo Stato e il Consiglio
    Regionale, nel corso degli anni, ha approvato alla unanimità ben 11 risoluzioni di contrarietà. Marsilio durante tutta la
    sua presidenza ha ignorato totalmente il problema del metanodotto e si è svegliato solo dopo la sua approvazione,
    riunendo in tutta fretta i sindaci per discutere come ripartire e utilizzate i ristori, cioè i 30 denari del suo tradimento
    dell’Abruzzo.

    Al ministro Pichetto Fratin e al presidente Marsilio facciamo notare che un principio guida per le istituzioni deve
    essere la coerenza perché parlare di energia pulita da sola non basta : urge abbandonare rapidamente le fonti fossili
    – come afferma, inascoltata, la comunità scientifica internazionale – perché esse sono la principali responsabili della
    gravissima crisi climatica che rischia di far precipitare nel baratro il pianeta terra.
    In ogni caso stiano tranquilli: la nostra lotta non si ferma!

    Sulmona, 21 gennaio 2023

    Comitati cittadini per l’ambiente
    Coordinamento No Hub del Gas

  4. gennaio 24, 2023 alle 6:24 PM

    riceviamo e pubblichiamo volentieri.

    Gas in Italia, 15 associazioni denunciano, dati ufficiali alla mano “altro che hub del gas, enorme sovracapacità di trasporto graverà sulle bollette violando gli obblighi sul contrasto della crisi climatica”

    Attuale capacità di importazione di 92 miliardi di mc, a fronte di consumi per 68 miliardi. Nel 2030 capacità di 105 miliardi con consumi previsti in netto calo a 58 miliardi. Nessuna “strozzatura” interna, sovracapacità di approvvigionamento verso il centro-nord attuale del 23%, nel 2030 senza gasdotto “Linea Adriatica” ma con rigassificatori al 44%, con la Linea Adriatica al 49%.

    Gasdotti e terminali esistenti largamente sufficienti; con il boom delle rinnovabili che producono energia a metà dei costi delle fossili le nuove opere fossili rischiano di essere investimenti improduttivi.

    Tutti i dati in un corposo dossier inviato all’Autorità dell’Energia nell’ambito della consultazione sull’utilità del gasdotto Linea Adriatica. Nessuna valutazione dei costi ambientali e sociali, si devasterà un’area importante per l’Orso bruno.

    L’Italia rischia nei prossimi anni di costruire grandi opere come gasdotti e terminali di rigassificazione per l’importazione e trasporto di gas che andranno a gravare sulle bollette a fronte di consumi in fortissima di-scesa e contestuale boom delle rinnovabili che producono energia a metà del costo degli impianti termoelettrici.
    Tutti i dati, desunti da fonti ufficiali e prestigiose, sono stati raccolti ed elaborati nel dossier “L’Italia verso una inutile sovracapacità fossile: a quali costi?” (scaricabile qui: https://we.tl/t-C0XQ21DxUZ) che quindici organizzazioni hanno inviato all’Autorità dell’Energia (ARERA) nell’ambito della consultazione pubblica sull’utilità del gasdotto “Linea Adriatica” che dovrebbe attraversare la dorsale appenninica da Sulmona alla pianura padana con un costo di 2,4 miliardi di euro. Arera dovrà decidere se il costo dell’opera, che dovreb-be entrare in funzione nel 2028, potrà ricadere in bolletta a vantaggio di Snam.
    L’analisi, peraltro piuttosto semplice e alla portata di tutti, è stata fatta sui dati ufficiali relativi a consumi, infrastrutture esistenti e programmate e attenendosi agli scenari energetici proposti da Governo, Snam e Terna per il 2030 e il 2040. Sono state anche azzerate completamente le importazioni dalla Russia (cosa che peraltro Snam non fa negli scenari 2030): le conclusioni sono inequivocabili e impietose circa l’efficacia della strategia di costruzione di un grande “hub del gas” con grandi opere fossili del tutto inutili e costose.
    Questi i principali punti emersi.

    IMPORTAZIONE DA SUD: NESSUNA SATURAZIONE
    Nei tre terminali di importazione a sud (TAP, Mazara del Vallo e Gela) attualmente arrivano 110 milioni di mc al giorno a fronte di una capacità di 174 milioni. Pertanto residua capacità per importare altri 23,3 miliardi di mc. E’ quindi infondata qualsiasi teoria relativa alla saturazione di questi punti di ingresso da sud.

    LA SOVRACAPACITA’ DI IMPORTAZIONE RISPETTO ALLE NECESSITA’ DEL PAESE: CONSUMI IN NETTO CALO
    Nel 2024 con il potenziamento dei rigassificatori esistenti e l’arrivo dei nuovi a Piombino e Ravenna, mante-nendo sia i punti di importazione a nord e sud, si arriverà a una capacità di importazione complessiva di ben 105 miliardi di mc di gas.
    Quali sono i consumi del paese?Snam nei propri bilanci nel 2006 prevedeva che l’Italia avrebbe raggiunto ben 106 miliardi di mc di consumi nel 2015. A consuntivo possiamo dire che era una previsione del tutto fantasiosa (eufemismo), visto che nel 2015 ne abbiamo consumati 67,5 (-36% rispetto alla previsione).
    Nel 2022 sono stati consumati solo 68 miliardi di mc, nel 2021 invece 76. L’anno di picco è stato il lon-tano 2005 con 86 miliardi di mc.
    Il calo dei consumi fa sì che non esiste alcun problema nell’affrontare eventuali picchi giornalieri di richiesta.

    SNAM e TERNA prevedono al 2030 un consumo di metano di 58 miliardi di mc di cui solo 3 dalla pro-duzione nazionale. Si arriva a 66 miliardi prevedendo oltre al gas anche biometano e idrogeno. Questo per soddisfare gli obblighi internazionali di taglio delle emissioni per contrastare la crisi climatica.
    Pertanto è del tutto evidente l’inutilità di questa enorme sovracapacità di importazione, pari al 45% al 2030 (considerando la produzione nazionale e il biometano che verrà prodotto in Italia).

    LE STROZZATURE INTERNE DA SUD VERSO NORD NON ESISTONO
    Per quanto riguarda eventuali “strozzature” relative al trasporto interno, che renderebbero necessario il gas-dotto Linea Adriatica, da costruire per il 2028, sono gli stessi dati Snam-Terna a smentire l’assunto in quanto nel 2030 dai tre terminali sud dovrebbero arrivare tra 37 e 44 miliardi di mc di importazione. Detratta la quota che consumeranno le regioni del sud (circa 10-12 miliardi di mc), che ovviamente è stata tenuta in debito conto in questo scenario, vuol dire che la stessa Snam reputa necessario un trasporto verso il centro-nord Italia di max 34 miliardi di mc al 2030.
    L’attuale capacità di trasporto esistente verso nord per stessa ammissione di Snam è di ben 44 miliardi di mc., quindi del tutto sufficiente a garantire l’approvvigionamento del centro-nord, con una larga quota di margine. Esaminando i dati Snam sulla capacità di trasporto verso nord dei gasdotti esistenti all’altezza del Centro Italia, i consumi regionali e la distribuzione dei punti di approvvigionamento al nord e al sud (anche per biometano, produzione nazionale ecc) si scopre che:
    -nella situazione attuale vi è già una sovracapacità di trasporto del 23%;
    -nel 2030, in caso di costruzione dei nuovi rigassificatori, ma senza il gasdotto Linea Adriatica, la sovracapacità comunque salirebbe al 44%;
    -qualora nel 2030 si realizzasse anche il gasdotto Linea Adriatica la sovracapacità per l’approvvigionamento del centro-Nord salirebbe al 49%!

    LA CAPACITA’ DI ESPORTAZIONE
    La capacità attuale di esportazione verso nord Europa senza nuove opere è di 22 miliardi di mc. Quest’anno ne sono stati esportati (sì, esportati!) circa 3,4, più della produzione nazionale. Pertanto rimane una capacità di ben 18,5 miliardi di mc. Certo a chi propugna un ruolo dell’Italia come hub del gas sarebbe da chiedere dove sono i contratti e per quali quantità di gas per sfruttare e addirittura superare questa capacità. E a quel punto non sarebbe tanto questione di capacità di importazione, come abbiamo visto assolutamente spropositata per i consumi del paese nel 2030, ma di potenziamento dei punti in uscita (passo Gries; Tarvisio; Gorizia) per i quali non ci risultano progetti neanche in itinere.
    Inoltre, a parte tutte le questioni ambientali e climatiche, rimarrebbe da spiegare il meccanismo di remunera-zione degli investimenti fatti dagli italiani in quanto tutte queste nuove infrastrutture graverebbero sulle bollette. Insomma, non vorremmo che si privatizzino i profitti socializzando i costi.

    L’ESPLOSIONE DELLE RINNOVABILI: IL COSTO DELL’ENERGIA E’ META’ RISPETTO ALLE FOSSILI
    L’agenzia internazionale Bloomberg pochi giorni fa ha certificato che eolico e fotovoltaico riescono a produrre energia ad un costo dimezzato rispetto agli impianti alimentati da fonti fossili.
    Ancora più eclatante il fatto che ormai è conveniente sostituire con le rinnovabili il parco impiantistico termoelettrico esistente! Cioè è economicamente vantaggioso rottamare turbogas e affini esistenti.
    Non a caso, nella quasi indifferenza dei commentatori, il Ministero dell’Ambiente da mesi è letteralmente inondato da imprese che hanno attivato oltre 600 procedure di Valutazione di Impatto Ambientale per eolico e fotovoltaico per decine di migliaia di MW di potenza. Se oggi è così figurarsi nel 2030. Pertanto vi è il rischio, o forse dovremmo dire la certezza, che questi investimenti “fossili” in rigassificatori e gasdotti diventeranno improduttivi (“strandedassets”) gravando alla fine sul sistema paese.

    I COSTI AMBIENTALI E SOCIALI NON CONSIDERATI
    Nel dossier si evidenzia che l’analisi costi-benefici ha escluso completamente i costi ambientali, evitando di conteggiare il costo delle emissioni di gas clima-alteranti come metano e CO2 connesse al nuovo gasdotto. Così non sono stati considerati i costi dell’impatto sulla biodiversità: basti pensare che la centrale di Sulmona dovrebbe essere realizzata in un’area importante per l’Orso bruno come certificato da ben due parchi nazionali.

    Campagna “Per il Clima, Fuori dal Fossile”, Coordinamento “No Hub del Gas”, Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, Comitati Cittadini per l’Ambiente di Sulmona, Italia Nostra Abruzzo, Lega Italiana Protezione Uccelli del. Abruzzo, Associazione Salviamo l’Orso, Stazione Ornitologica Abruzzese, Adiconsum Pescara, Mountain Wilderness Abruzzo, Associazione per la Tutela degli Uccelli Rapaci e dei loro Ambienti, Ass. Dalla Parte dell’Orso, CovaContro, Centro Documentazione Conflitti Ambientali, Confederazione Cobas.

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