Chi, come, dove, quando e perché.


Fenicottero rosa (Phoenicopterus roseus) che corre veloce a bloccare una qualsiasi grande opera

Michel Dessì è nato nel 1990 a Gioia Tauro, odia “la violenza, il malaffare … i soprusi”, fa “l’inviato a Mediaset” e cura il suo “blog su IlGiornale.it ‘Il Rinoceronte’: simbolo forte e cazzuto della (sua, n.d.r.) natura di difensore dei diritti dei cittadini”.

Costui è un giornalista e, oltre a compiacersi della sua natura “cazzuta”, dovrebbe porsi le domande classiche a cui deve rispondere un vero giornalista quando affronta un argomento: chi, come, dove, quando e perché.   Altrimenti, può essere un opinionista, un agit-prop, quel che vuole, ma pezzi della natura di giornalista se l’è persi per strada.

In primo luogo, s’è perso per strada l’obiettività.   Anche altro, se è per quello, ma rimaniamo all’obiettività.

Nei giorni scorsi s’è scagliato contro gli ambientalisti che bloccano le grandi opere per partito preso, prendendo alcune grandi cantonate.

Solo un paio di considerazioni, solo perché il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) è parte attiva nelle relative vicende e abbiamo qualche metro cubo di materiali vari per documentare ogni parola.

Valle del Mignone, cavalli al pascolo e ruderi medievali in attesa del Falco grillaio

La “nuova strada statale Orte–Civitavecchia … nel cuore della Tuscia” non vede realizzato l’ultimo tronco “Monte Romano – Civitavecchia” soltanto perché l’ANAS s.p.a. e il Commissario straordinario nominato per l’attuazione dell’opera si rifiutano di dare esecuzione alle sentenze del T.A.R. Lazio e della Corte di Giustizia europea che hanno chiaramente indicato che deve esser scelto il tracciato (già progettato) con minore impatto ambientale ed economico-sociale, nonché più economico.

Altro che la mera nidificazione del “falco grillaio”: è un po’ idiota riconoscerlo, vero?

Così “lo snodo ferroviario di Bari sud. Un’opera del Pnrr da 406 milioni di euro”: il T.A.R. Puglia, anche in questo caso, ha chiaramente affermato l’illegittimità dell’atto di rinnovo dell’autorizzazione paesaggistica concessa dalla Regione Puglia in deroga al  piano paesaggistico territoriale regionale (P.P.T.R.) senza voler nemmeno considerare alternative localizzative. L’opera in questione, ‘Infrastruttura strategica Nodo di Bari: Bari Sud (tratta Bari Centrale – Bari Torre a Mare)’, sposta i binari dalla linea del mare in una zona più interna andando a interessare le Lame, area tutelata paesaggisticamente.

Quindi, non solo “gli alberi di carrube radicate in quel terreno”, chiosa poco accorta d’origine salviniana.

I Giudici amministrativi pugliesi – non una banda di terroristi ecologisti – hanno messo nero su bianco che dovrà esser individuato “il progetto idoneo meno impattante da un punto di vista ambientale e paesaggistico”.

Carrubo (Ceratonia siliqua), albero che viene piantato decenni o secoli prima solo per impedire la realizzazione di opere pubbliche nei secoli a venire

Un po’ di sano buon senso nella gestione dei valori ambientali e del territorio, nonché nella spesa di ingenti fondi pubblici, perché i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (P.N.R.R.) non sono e non possono essere il bancomat per ogni progetto devastante sul territorio del Bel Paese.

Soprattutto per quelli – e sono tantissimi – tirati fuori all’occorrenza dal grande baule dei progetti ad mentula canis presente in quasi tutte le amministrazioni pubbliche italiane di ogni livello.

L’Europa non ce lo chiede.

Giusto un’ultima considerazione su “l’abbattimento e la ricostruzione del ponte Diana in Sardegna”, “impedito” da non si sa bene quale orrida bestia, “causando non pochi problemi ai cittadini”.

Il nostro giornalista ripete, ancora una volta, quanto affermato nei giorni scorsi dal Ministro delle infrastrutture Matteo Salvini (“in Sardegna la ricostruzione di un ponte è stoppata per la presenza di trote e rane in uno stagno”), evidentemente ritenuta sua fonte privilegiata.

Rospo comune (Bufo bufo), orrida bestia che gode nel fermare opere pubbliche d’ogni foggia e dimensione

Si tratta dei “Lavori di manutenzione straordinaria, per risanamento e ristrutturazione del Ponte Diana situato tra il km 25+000 e 28+000 della S.S. 392 del Coghinas” sulla strada statale n. 392, in Comune di Oschiri (SS), oggetto della deliberazione Giunta regionale n. 35/110 del 22 novembre 2022 che ha approvato il provvedimento conclusivo della procedura di verifica di assoggettabilità a valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), comprensiva di valutazione di incidenza ambientale (V.Inc.A.).

Quindi c’è il progetto e c’è la prescritta approvazione anche sotto il profilo ambientale, come ampiamente riconosciuto in sede locale, per giunta in una regione amministrata da una maggioranza di cui è parte proprio la Lega del Ministro Salvini.

Allora di che si sta parlando?

E’ così complicato per un giornalista verificare oltre la pregevole fonte privilegiata?  Si è per questo meno cazzuti?

Stefano Deliperi, Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

P.S. quando si cerca di giustificare in qualche modo le incapacità umane, si rifila la colpa a qualche altro animale: era la Gallina prataiola (Tetrax tetrax) a bloccare la nuova strada statale Sassari – Olbia (tuttora incompiuta), era il Pollo sultano (Porphirio porphirio) a causare i danni in Baronìa della calamità innaturale determinata dal Ciclone Cleopatra.

Riusciranno i bipedi cosiddetti umani a prendersi le proprie responsabilità una volta per tutte?

Cavallo e Gallina prataiola, la seconda blocca le grandi opere tre alla volta

da Il Giornale, 25 novembre 2022

Dal falco grillino alla passera scopaiola: si affidano ai volatili per fermare le opere.

Il “No” degli ambientalisti fa eco da nord a sud. Un ritornello stonato che risuona per i cantieri di mezza Italia. (Michel Dessì)

Il «No» degli ambientalisti fa eco da nord a sud. Un ritornello stonato che risuona per i cantieri di mezza Italia.

Un «No» a priori (spesso ideologico) in nome della tutela dell’ambiente che rallenta, ferma e, nel peggiore delle ipotesi, blocca le opere pubbliche. Un «No» fatto da battaglie legali e carte bollate che ingolfano i tribunali che, spesso, gli danno ragione. Come il Tar della Puglia che ha deciso di bloccare lo snodo ferroviario di Bari sud. Un’opera del Pnrr da 406 milioni di euro. Troppo impattante per le case vicine e, soprattutto, per gli alberi di carrube radicate in quel terreno dove, invece, sarebbero dovuti passare i treni ad alta velocità.

Pollo sultano (Porphyrio porphyrio), pennuto abilissimo nel sabotare qualsiasi opera pubblica

Il progetto è da rifare come anche quello per la nuova strada statale Orte–Civitavecchia. Questa volta nel cuore della Tuscia. Il Tar del Lazio dopo la denuncia delle associazioni ambientaliste ha deciso di bloccare i lavori. Risultato? Una superstrada interrotta a 14 chilometri dalla fine che costringe gli autotrasportatori ad attraversare una serie di piccoli centri abitati dell’entroterra per raggiungere il porto di Civitavecchia. Il motivo? Lungo le sponde del fiume (dove sarebbe dovuto sorgere il ponte) in estate nidifica il falco grillaio. A mettersi di traverso contro il progetto dell’Anas la Lipu, il Wwf e Italia Nostra. Il rischio è che il falco possa essere investito dai mezzi in transito.

Dal falco alla passera scopaiola. Sempre a Bari, in Puglia, il coro del «No» degli ambientalisti ha fermato i lavori di un altro nodo ferroviario (un progetto del Pnrr) per proteggere la nidificazione della passera. Il primo stop (a luglio) è stato superato grazie ad un intervento normativo del governo ai tempi di Mario Draghi. Ma la battaglia è assicurata.

In Molise, invece, dopo una lunga lotta, ad aprile 2022, sono stati affidati i lavori per il raddoppio ferroviario della tratta Termoli – Ripalta. Un’opera ostaggio dei soliti «No» per vent’anni. La scusa? La nidificazione di un altro uccello, quello fratino.

A Lesina, invece, dopo le proteste degli attivisti i treni ad alta velocità dovranno marciare a vista per non investire il rospo smeraldino. Parola del ministero della Transizione ecologica che, dopo la denuncia delle associazioni, ha redatto un parere di cento pagine. Puntigliose indicazioni che dovranno osservare i costruttori della nuova linea per salvare i rospi e i tritoni.

La stessa specie animale che impedisce addirittura l’abbattimento e la ricostruzione del ponte Diana in Sardegna. Causando non pochi problemi ai cittadini. Isolati.

L’elenco delle opere ferme è lungo. Come quello delle battaglie perse dagli ambientalisti. Per nostra fortuna. Fosse stato per il coro dei «No» non avremmo oggi il Tap e il gas dall’Azerbaijan. La spiaggia di San Foca (a rischio per gli ambientalisti) è salva. Oggi lì sventola la bandiera blu. Come il colore del mare. Nonostante il gasdotto. Alla faccia dei no.

il Coniglio mannaro (da minasran.blogspot.com), crudelissima e sanguinaria belva che addenta ogni grande opera nelle vicinanze

(immagine da minasram.blogspot.com, foto da mailing list ambientalista, M.F., S.D., archivio GrIG)

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