La Regione Liguria come gestisce le terre collettive?


Genova, Boccadasse

Molti non sanno neppure che esistono. Almeno altrettanti fan finta che non esistano

Sono le terre collettive in Italia.

In tutta Italia sono presenti boschi, pascoli, terreni agricoli, zone umide, litorali di proprietà collettiva, sebbene spesso tuttora oggetto di mire speculative e utilizzi incongrui.

Ma qual’è la loro estensione?

Si stima che costituiscano il 7-10% del territorio nazionale italiano, più di 5 milioni di ettari, ma non vi sono dati precisi conosciuti e consultabili.

Appennino, Lupo (Canis lupus italicus)

Dai dati molto risalenti dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria emergeva che al 1947 erano stati oggetto di accertamento della presenza di diritti di uso civico 3.085.028 ettari (dei quali 2.596.236 gestiti dai relativi Comuni e 488.792 gestiti da Associazioni agrarie di varia denominazione), circa il 10% del territorio nazionale, mentre accertamenti successivi tuttora non completati fanno propendere per almeno altri due milioni di ettari di terre collettive.

Alcuni sono casi noti, come le Regole Ampezzane in Veneto, la Partecipanza del Bosco delle Sorti in Piemonte, altri lo sono diventati per esser stati recuperati da violente occupazioni illegittime, come il demanio civico di Troina in Sicilia, o per aver costituito oggetto di gravi fenomeni di turbamento della convivenza civile coma a Lula in Sardegna.

Ma in diversi casi sono stati malgestiti da parte degli stessi Comuni che avrebbero dovuto gestirli nell’esclusivo interesse delle collettività locali titolari dei diritti, come accaduto a Rocca d’Evandro, in Campania, dove il demanio civico è stato oggetto di alienazioni illegittime a fini industriali e di cui è stato ordinato il recupero (ottobre 2025) grazie a sentenza del Commissario per gli Usi Civici di Napoli in seguito a ricorso del Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) o a Serdiana, in Sardegna, dove decine di ettari appartenenti al demanio civico sono stati utilizzati come discarica da parte di una società di gestione dei rifiuti, attualmente oggetto di un giudizio pendente davanti al T.A.R. Sardegna.    Ovvero al Pian Grande di Castelluccio di Norcia, con terreni a uso civico trasformati  in parcheggi per veicoli, fin quando provvedimenti di sequestro e pronunce di Commissario per gli Usi Civici e Corte d’Appello di Roma, grazie a ricorsi GrIG e Mountain Wilderness, hanno sanzionato l’illegittimo utilizzo (2018-2021).  Oppure il lungo contenzioso tuttora esistente sulle aree a uso civico sul Monte Altissimo, sulle Alpi Apuane, finora sottratte dall’attività estrattiva privata ai diritti dei cittadini delle frazioni di Seravezza.

nevicata nel bosco

Recentemente, dopo decenni di colpevole trascuratezza, in diversi zone del territorio nazionale c’è stata una positiva inversione di tendenza, grazie a una maggiore attenzione dovuta a vari fattori, non ultime diverse azioni legali portate avanti nel corso degli anni.

L’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), dalla sua fondazione nel 1992 impegnata per la difesa delle terre collettive, ha, quindi, inviato (4 novembre 2025) una specifica istanza di accesso civico e di informazioni ambientali a tutte le Regioni e alle Province autonome di Trento e Bolzano per avere i rispettivi dati delle estensioni dei demani civici, dei provvedimenti di recupero ai demani civici dei terreni illegittimamente occupati e degli eventuali trasferimenti di diritti di uso civico effettuati.

E, con difficoltà, un po’ di dati sono stati acquisiti.

Così è stato predisposto il I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia (versione integrale).

Questa prima indagine nazionale sulla consistenza dei domini collettivi ha fornito una panoramica con poche luci e molte ombre.

Altopiano di Asiago

In alcune parti del territorio nazionale le terre collettive costituiscono un fenomeno di grande rilevanza: nella Provincia autonoma del Trentino costituiscono quasi il 60% del territorio, in Abruzzo e in Campania rappresentano circa un terzo del territorio regionale, in Sardegna, in Piemonte, in Umbria, nella Provincia autonoma di Bolzano e in Valle d’Aosta costituiscono senz’altro una parte consistente del territorio, eppure manca una valida e adeguata considerazione a livello nazionale e in buona parte delle Regioni.

E’ emersa a livello generale una scarsa correttezza della gestione per salvaguardare ambiente e titolarità collettiva dei patrimoni civici, con diverse Regioni (in particolare Marche, Lombardia, Liguria, Lazio, Molise, Puglia, Basilicata) prive anche di conoscenza delle dimensioni del fenomeno sul proprio territorio regionale.

In gran parte delle Regioni, poi, non risulta conoscibile in modo agevole per i cittadini l’estensione e l’ubicazione delle terre collettive, costituiscono positive eccezioni, a titolo di esempio, l’Inventario delle Terre Collettive della Sardegna, la Piattaforma Terre Civiche della Calabria, il portale informativo regionale sui “Enti beni collettivi e usi civici” dell’Emilia-Romagna.

Fra gli esempi migliori di gestione sul piano dell’efficacia e della correttezza gestionale possono evidenziarsi la Provincia autonoma di Trento, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia autonoma di Bolzano, mentre in corso di sensibile miglioramento negli ultimi anni è senz’altro la Regione autonoma della Sardegna.

macchia mediterranea (Ginestre, Olivastri, Cisto)

E in Liguria?

Dai dati risalenti dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (INEA) emergeva (1947) che lungo l’Appennino Settentrionale (Liguria compresa) 100.888 ettari rientravano nei demani civici gestiti dai Comuni o da associazioni agrarie..

In seguito alla richiesta ambientalista, la Direzione generale Formazione, Istruzione e Lavoro della Regione Liguria, con nota prot. n. 542423 del 17 novembre 2025, aveva comunicato che “non si dispone di un elenco/inventario dei terreni Liguri soggetti ad usi civici”, non sono stati adottati “provvedimenti di recupero al demanio civico di terreni illegittimamente occupati”, mentre, con deliberazione della Giunta regionale 22 dicembre 2023, n. 1323, è stato autorizzato il solo trasferimento di diritti di uso civico “dal terreno di mq. 397, individuato al foglio 24 mappale 501, al terreno di mq 700, individuato al foglio 20 mappale 52”, nel Comune di Toirano (SV);

Dall’esame del sito web istituzionale, la Regione Liguria ha disponibile una cartografia interattiva con l’indicazione dei terreni a uso civico.

Recentemente, la Direzione generale Politiche abitative, Territorio e Demanio costiero ha comunicato (nota prot. n. 313805 del 22 giugno 2026)  i “dati in possesso … in merito all’estensione dei demani civici nel territorio ligure, con l’indicazione dei Comuni ove gli stessi sono tuttora presenti. Tali dati sono stati acquisiti dagli Uffici regionali presso il Commissariato Usi Civici (ambito Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) in Torino”.

In Liguria vi sono 25.894,98 ettari di terreni a uso civico, tuttavia non vi sono informazioni sulla gestione dei demani civici presenti in 113 territori comunali sui 234 presenti nella Regione…

Il GrIG auspica che vi sia la massima trasparenza nella gestione delle terre collettive liguri.

E’ una fondamentale esigenza di trasparenza e di legalità.

I domini collettivi, i terreni a uso civico e i demani civici (legge n. 1766/1927 e s.m.i.legge n. 168/2017regio decreto n. 332/1928 e s.m.i.) costituiscono un patrimonio di grandissimo rilievo per le Collettività locali, sia sotto il profilo economico-sociale che per gli aspetti di salvaguardia ambientale, valore riconosciuto sistematicamente in sede giurisprudenziale.

I diritti di uso civico sono inalienabili, indivisibili, inusucapibili e imprescrittibili (artt. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017 e 2, 9, 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.). I domini collettivi sono tutelati ex lege con il vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.).  Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto a particolari condizioni, previa autorizzazione regionale e verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato a opere permanenti di interesse pubblico generale (artt. 12 della legge n. 1766/1927 e s.m.i.).

Capriolo (capreolus capreolus, foto di Raniero Massoli Novelli)

I cittadini appartenenti alle collettività locali sono gli unici titolari dei diritti di uso civico nei rispettivi demani civici (artt. 2, commi 3° e 4°, e 3, commi 1° e 2°, della legge n. 168/2017 e s.m.i.).  Inoltre, il regime giuridico dei demani civici prevede la “perpetua destinazione agro-silvo-pastorale” (art. 3, comma 3°, della legge n. 168/2017), nonché “l’utilizzazione del demanio civico … in conformità alla sua destinazione e secondo le regole d’uso stabilite dal dominio collettivo” (art. 3, comma 5°, della legge n. 168/2017).

Quindi, i beni in proprietà collettiva sono soggetti per legge a vincolo di destinazione e a vincolo ambientale: non possono essere oggetto di una concessione amministrativa che ne importi la trasformazione.

Un grande patrimonio ambientale collettivo che dobbiamo conservare e custodire per le generazioni future.

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), da sempre impegnato in materia al fianco delle collettività locali più sensibili, proseguirà con le opportune azioni in campo legale e della sensibilizzazione perché possano esser raggiunti gli obiettivi della concreta tutela e buona gestione delle terre collettive.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

qui la versione integrale del I Rapporto sulle Terre Collettive in Italia

bosco e girasoli

(foto Raniero Massoli Novelli, da mailing list ambientalista, M.D., S.D., archivio GrIG)

  1. Al momento, non c'è nessun commento.
  1. No trackbacks yet.

Lascia un commento

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.