Italia, il Lupo “capro espiatorio”.


Lupo (Canis lupus)

In Italia, si sa, quando non si vuol affrontare un qualche problema con cause umane, fin troppo umane, ce la si prende con l’altro animale di turno.

Cormorano (Phalacrocorax carbo)

Per esempio, in Sardegna, la responsabilità dei furti di pesce pregiato nelle zone umide in concessione di pesca è immancabilmente dei Cormorani (Phalacrocorax carbo), per cui si fanno periodiche campagne in cui si sparacchia “in deroga” una minima percentuale di esemplari (si tratta di specie avifaunistica protetta ai sensi della direttiva n. 09/147/CE e della legge n. 157/1992 e s.m.i.) senza sapere nemmeno che cosa e quanto mangiano quale capro espiatorio.

In realtà, i furti di pesce pregiato sono fondamentalmente effettuati, da sempre, da esseri bipedi della specie Homo sapiens e lo sanno anche le pietre.

Ora è la volta del Lupo (Canis lupus).

Il Lupo fa il mestiere del Lupo, è un predatore, la sua dieta è composta per circa la metà (49%) dalla predazione sul Cinghiale e per un altro quarto (24%) dalla predazione sul Capriolo.

Lo sanno bene gli agricoltori che ragionano, la Coldiretti no

Il primo fattore di contenimento del Cinghiale è proprio il Lupo, il primo fattore di proliferazione del Cinghiale è, invece, la caccia non selettiva, come la realtà dimostra.

Nel dicembre 2024, la Direttiva Habitat dell’Unione Europea è stata ufficialmente modificata: il Lupo (Canis lupus) è passato dallo status di “rigorosamente protetto” a quello di “protetto”.

Per opporsi a questa modifica l’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) ha sottoscritto (dicembre 2025) insieme ad altre 212 associazioni ambientaliste e animaliste europee (erano 75 nel luglio 2025) una lettera che chiedeva agli Stati membri dell’UE di non abbassare lo status di protezione del Lupo e di intensificare gli sforzi per raggiungere la coesistenza tra Lupi e comunità rurali.

L’impatto sul bestiame in termini statistici è basso. Considerando il patrimonio zootecnico totale in Europa, la probabilità che un singolo animale venga attaccato da un Lupo è molto bassa: in media circa lo 0,02%-0,07% all’anno a livello europeo, in Italia (anni 2015-2019) la media di capi di bestiame predati accertati si stima in 8.742,8 capi, cioè lo 0,03% del patrimonio di animaliallevati (bovini, suini, ovini, Conigli) in Italia (anno 2016, Annuario statistico ItalianoISTAT, cap. 13 Agricoltura, 2019).

Capriolo (Capreolus capreolus)

Predazioni – si badi bene – che vengono indennizzate a cura degli Enti pubblici territoriali competenti: in Italia “le somme concesse a titolo di indennizzo durante il periodo 2015-2019 sono risultate in totale pari a € 9.006.997 per una media di € 1.801.367 annui.” (Stima dell’impatto del lupo sulle attività zootecniche in Italia Analisi del periodo 2015 – 2019, ISPRA, 2022), in questi ultimi anni c’è stato un aumento, ma si parla sempre di importi non certamente stellari.

Gli attacchi al bestiame, sebbene si verifichino, rimangono statisticamente rari e rappresentano una percentuale minima di tutti gli animali da allevamento. Il Lupo è un predatore opportunista, ma evita il contatto umano e tende a colpire fondamentalmente quando il bestiame non è adeguatamente protetto.

La coesistenza è possibile, ma richiede buone pratiche: recinti, Cani da guardia, misure preventive (es. recinzioni elettrificate), bonifiche degli scarichi incontrollati di rifiuti e sanzioni per i trasgressori e un equilibrio tra la tutela della biodiversità e la tutela delle comunità rurali.

Nei Paesi in cui sono state adottate misure preventive, i tassi di predazione sono diminuiti significativamente.

ricerca Continuing recovery of wolves in Europe, distribuzione del Lupo in Europa (analisi dal 2017 al 2022-2023)

Nonostante ciò, l’Unione Europea ha scelto di abbassare il livello di protezione del Lupo, decisione che molti esperti considerano affrettata: basarsi esclusivamente sui rischi percepiti, piuttosto che sui dati reali, rischia di mettere in pericolo una specie chiave dell’ecosistema.

Il Portogallo, la Repubblica Ceca, il Belgio, la Polonia, l’Ungheria han già dichiarato che non ridurranno il regime giuridico di protezione del Lupo.

Il Lupo svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dell’equilibrio naturale. Regola le popolazioni di Ungulati selvatici, limita l’espansione dei Cinghiali e contribuisce alla biodiversità di foreste e pascoli.

Ridurre la sua protezione indebolisce un elemento vitale della catena ecologica.

Lupo (foto Antonio Iannibelli)

Come prevedibile, anche l’Italia ha deciso di declassare il regime giuridico di protezione del Lupo, la cui consistenza è già falcidiata da bracconaggio e incidenti stradali, stimata in una media di circa 328 esemplari all’anno (dati La mortalità del lupo in Italia nel periodo 2019 – 2023, a cura di Io non ho paura del lupo APS, nov. 2025).

Un capro espiatorio fa sempre comodo.

Con la pubblicazione il 21 gennaio 2026 sulla Gazzetta Ufficiale del decreto ministeriale 6 novembre 2025, che modifica il D.P.R. n. 357/1997 e s.m.i., di recepimento della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e seminaturali, la fauna e la flora, il Lupo in Italia passa ufficialmente da specie “rigorosamente protetta” a “specie di  interesse comunitario il cui  prelievo  nella  natura  e  il  cui  sfruttamento potrebbero  formare  oggetto  di  misure  di  gestione”.

ISPRA, distribuzione del Lupo in Italia (2022)

Insomma, a determinate condizioni (presenza di forti danni, la messa in campo dei tentativi di protezione, utilizzo di sistemi di prevenzione) e previo parere obbligatorio ma non vincolante dell’I.S.P.R.A., Regioni e Province autonome potrebbero prevedere l’abbattimento di esemplari di Lupo.

LIFE WolfAlps EU, presenza del Lupo sulle Alpi in Italia (2024)

L’I.S.P.R.A., in attesa dell’aggiornamento del Piano nazionale di conservazione e gestione del Lupo (2019), in materia ha emanato il “Protocollo sperimentale per l’identificazione e la gestione dei lupi urbani e confidenti” (dicembre 2024) e quale sindaco intelligente ha emanato ordinanze per vietare comportamenti umani (es. abbandono rifiuti) che possono favorire l’avvicinamento dei Lupi alle zone abitate (es. ordinanza sindacale Comune di Chiaravalle n. 50 del 20 gennaio 2026 “Misure di prevenzione e sensibilizzazione relative alla presenza del lupo nelle aree antropizzate).

Gli esemplari abbattibili (termine orrido), secondo le stime ISPRA e la valutazione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica da validare in sede di Conferenza Stato-Regioni-Province autonome, dovrebbe essere sul 3-5% della popolazione stimata di 3.300 Lupi in tutta Italia, cioè 160 esemplari.

Lupo, numero di esemplari teoricamente “abbattibili” (MASE – ISPRA, 2026)

Con che criterio è stato individuato questo numero?   Lo sa solo il Cielo.

L’impressione è che sia stato individuato fondamentalmente per compiacere populisticamente la becera congerie di ignoranti e di esponenti politici che della demagogia d’accatto fanno consistente base della loro attività.

Lupo (Canis lupus, foto Raniero Massoli Novelli)

Il Lupo quale capro espiatorio a buon mercato, anche se il recente esempio dell’Alto Adige/Südtirol, dove per ammazzare un Lupo sono stati spesi circa 50 mila euro, cifra inferiore agli indennizzi annui per la predazione da parte del Carnivoro, fan capire quanto sia ampia e greve l’ottusitàamministrativa sul tema. 

Il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG), come sempre, porrà in essere tutte le azioni praticabili contro quest’ultima assurda e autolesionista decisione in danno della biodiversità e del semplice buon senso.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

Lupo italiano o appenninico (Canis lupus italicus)
Lupo europeo (Canis lupus)

(foto Raniero Massoli Novelli, Antonio Iannibelli, S.D., archivio GrIG)

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