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Il Lupo preda il Cinghiale, sarebbe il caso di capirlo una buona volta.


In tempi storici il Cinghiale era diffuso in gran parte del territorio italiano.

A partire dalla fine del 1500 la sua distribuzione andò progressivamente rarefacendosi, a causa della persecuzione diretta cui venne sottoposto da parte dell’uomo. Estinzioni locali successive si registrarono in Trentino (XVII secolo), Friuli e Romagna (XIX secolo), Liguria (1814); il picco negativo venne raggiunto negli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale, quando scomparvero le ultime popolazioni viventi sul versante adriatico della penisola.

 Il Cinghiale ricomparve in modo autonomo nell’Italia nord-occidentale attorno al 1919, quando alcuni soggetti provenienti dalla Francia colonizzano parte della Liguria e del Piemonte.

Cinghiali (Sus scrofa)

A partire dalla fine degli anni ‘60 è iniziata una nuova crescita delle popolazioni con un progressivo ampliamento dell’areale, sino alla situazione odierna; a determinare questa crescita hanno concorso alcuni dei fattori responsabili dell’esplosione demografica del Cinghiale anche nel resto d’Europa.

Il recupero del bosco in zone precedentemente utilizzate per l’agricoltura e la pastorizia, il progressivo spopolamento di vaste aree di media montagna, sia a livello alpino che, soprattutto, appenninico e la conseguente diminuzione della persecuzione diretta, hanno contribuito in buona misura a determinare questo fenomeno.

Non meno importante si è rivelata, a partire dagli anni ‘50, la massiccia introduzione di cinghiali, inizialmente operata con soggetti catturati all’estero e, successivamente, con animali prodotti in allevamenti che si sono andati progressivamente sviluppando in diverse regioni italiane. Ciò ha creato problemi di incrocio tra sottospecie differenti e di ibridazione con le forme domestiche, che hanno determinato la scomparsa dalla quasi totalità del territorio della forma autoctona peninsulare” (Lucilla Carnevali, Luca Pedrotti, Francesco Riga, Silvano Toso, Banca dati Ungulati, Status, distribuzione, consistenza, gestione e prelievo venatorio delle popolazioni di Ungulati in Italia, I.S.P.R.A. 2009).

I.S.P.R.A., diffusione del Cinghiale (Sus scrofa) in Italia

Da anni il mondo agricolo lamenta la crescita dei danni alle coltivazioni prodotti dal Cinghiale (Sus scrofa) e anche l’aumento della pressione venatoria sulla specie non ha causato se non…l’ulteriore crescita della popolazione (G. Massei e Altri, Wild boar populations up, numbers of hunters down? A review of trends and implications for Europe, 2015; C. Consiglio, Occorre abbattere i cinghiali per limitarne i danni?, 2014).

Una delle proposte che ultimamente riscuote credito nel mondo scientifico perchè sembra dare risultati nel medio-lungo periodo, quantomeno in determinate situazioni ambientali, è il controllo della fertilità della fauna selvatica.   Ne parla ampiamente Giovanna Massei, ricercatrice della Food and Environment Research Agency di York (GB) nel suo Il controllo della fertilità nella fauna selvatica: una soluzione praticabile? (in Gazzetta Ambiente, 2012).

Cinghiale (Sus scrofa)

Ma il metodo più efficace e naturale per il contenimento del Cinghiale consiste nel lasciar fare il proprio mestiere al Lupo (Canis lupus).

Lo afferma lo studio What does the wild boar mean to the Wolf, pubblicato sull’European Journal of Wildilife Research (2017) da un gruppo di ricercatori dell’Università degli Studi di Siena (Emiliano Mori, Ludovica benatti, Sandro Lovari, Francesco Ferretti).

In numerosi casi gli areali del Lupo e del Cinghiale si sovrappongono, soprattutto nell’Europa mediterranea e in particolare in Italia: “abbiamo esaminato 16 studi provenienti da un totale di 21 aree di studio, per valutare se la frequenza assoluta dell’occorrenza di cinghiale nella dieta del lupo è influenzata dalla presenza di altre specie di ungulati nella dieta e dal numero disponibile delle specie di ungulati. Il cinghiale si è rivelato essere la preda principale del lupo (occorrenza 49% in media), seguito da caprioli (24%) e bestiame (18%)”.

Circa la metà delle prede del Lupo sono, quindi, Cinghiali: “quando sono disponibili prede selvatiche, il lupo tende a preferirle al bestiame. In particolare, il cinghiale è una preda importante nei Paesi del Mediterraneo”, addirittura “anche tenendo conto di una certa approssimazione, suggeriamo che il cinghiale sia una specie preda ideale per il lupo”.[1]

Si tratta di una conferma di quanto generalmente accertato da pluriennali ricerche sul campo: “la dieta del lupo in Italia è costituita quasi esclusivamente da ungulati selvatici, in particolare il cinghiale in Appennino o cervo, capriolo e camoscio sulle Alpi (Marucco 2014; Selva 2018). Capriolo e camoscio risultano le specie più utilizzate, cervo e cinghiale localmente importanti, mentre il muflone viene predato dove presente ed abbondante, probabilmente per le sue limitate strategie anti predatorie (Marucco 2014). La predazione sul bestiame domestico è antica quanto la domesticazione stessa, anche se costituisce una percentuale relativamente piccola della dieta totale (Capitani et al., 2004, Angelucci et al., 2006; Gula 2008; Rigg et al., 2011); su questo aspetto la variabile critica è certamente l’accessibilità del domestico: laddove il livello di custodia e protezione è elevato ed efficace, il tasso di predazione è notevolmente minore (Angelucci et al., 2010; Marucco 2014)” (Grandi Carnivori, Lupo – alimentazione, Provincia autonoma di Trento, 2020).

Vogliamo, quindi, contenere le popolazioni di Cinghiale in Italia?    

Lasciamo fare al Lupo, conosce bene il suo mestiere.

Gruppo d’Intervento Giuridico onlus


[1] Sulle Alpi occidentali, “gli ungulati selvatici rappresentano più del 90% delle ricorrenze della dieta del lupo. Tra questi, le specie predate con maggiore frequenza in tutti i territori sono il capriolo e il camoscio; l’utilizzo del cervo e del cinghiale è localmente importante (rispettivamente in Valle di Susa e nelle valli Pesio e Casotto). Tra gli ungulati domestici, la quasi totalità dei casi riscontrata è rappresentata da ovini e caprini” (Centro Grandi Carnivori, Lupo – alimentazione e tecniche di caccia, 2020).

Lupo europeo (Canis lupus)

(foto LA.C., S.D., archivio GrIG)

  1. G.Maiuscolo
    settembre 7, 2020 alle 6:09 pm

    Con tutta la buona volontà non riesco a concludere la visione di un solo video specie dove certi animali vengono “straziati” da altri animali.
    Riconosco che le riprese sono straordinarie e che mostrano l’esatta realtà del mondo animale e della sua tenace lotta per nutrirsi e per campare.

    Evito qualsiasi riferimento ad altri “animali” che, scientemente e deliberatamente, fanno scempio di altri simili. Che poi questi “ultimi animali”, come si suol dire, siano dotati di intelligenza e di comprendonio, è tutto da dimostrare.

    Pur comprendendo che…trattasi di sopravvivenza e che “Mors tua vita mea”, nel mondo animale, sintetizza la spietata legge dell’esistenza, non ce la faccio comunque ad assistervi.

    Nel mio territorio che è generoso e vorrei dire anche adatto per gli animali selvatici, i cervi e i cinghiali, quando scendono dalle colline verso i campi, si avventurano fin presso gli orti delle case dei contadini, procurando danni ai recinti.
    Più volte ho sentito contadini lamentarsene e so che dei rimedi sono stati cercati e trovati.
    Ma sono…animali selvatici!🦌🦌🐾🐾

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