Ma davvero la “colpa” degli incidenti stradali è dei Cinghiali e dei Cervi sardi?!

Negli ultimi anni periodicamente viene lanciato l’allarme sull’incredibile numero di incidenti stradali e conseguenti vittime causati in Sardegna dalla fauna selvatica, in particolare Cervi sardi e Cinghiali.
Purtroppo, la notte fra il 7 e l’8 novembre 2025 un medico (Ciriaco Meloni) è deceduto in un incidente stradale lungo la strada Sassari – Olbia a causa dell’impatto con un Cinghiale (Sus scrofa meridionalis), anch’esso morto.
Le immediate reazioni da parte di amministratori locali ed “esperti”, riprese ampiamente dai mezzi d’informazione, sono state pressochè univoche nell’invocare campagne di abbattimento massivo degli Ungulati, come se gli incidenti stradali fossero in massima parte dovuti alla fauna selvatica: In Sardegna più di 100mila cinghiali: «Sono pericolosi, incidenti in aumento» – Parla l’esperto. Intervista con Andrea Sarria, il presidente dell’Ordine dei veterinari del Nord Sardegna (Paolo Ardovino, La Nuova Sardegna, 9 novembre 2025), “Rischio incidenti troppo alto: contro cinghiali e animali vaganti servono barriere, dissuasori e abbattimenti”: l’appello di molti sindaci dopo la tragica morte del medico di Bitti (L’Unione Sarda, 8 novembre 2025).
E sulla medesima linea, ovviamente, esponenti delle associazioni venatorie.
In questi giorni viene riportato il numero di 5.800 incidenti stradali causati dalla fauna selvatica solo in Sardegna negli ultimi cinque anni (Incubo cervi e cinghiali sulle strade sarde: incidenti raddoppiati negli ultimi 5 anni, L’Unione Sarda, 14 gennaio 2026).
Significherebbe une media di 1.160 incidenti stradali all’anno.
L’Assessora della Difesa dell’Ambiente della Regione autonoma della Sardegna afferma che nel periodo 2020-2025 “sono stati denunciati 6.995 episodi di collisione con fauna selvatica, a fronte dei 2.991 sinistri segnalati nel quinquennio precedente” (deliberazione Giunte regionale n. 61/70 del 26 novembre 2025).
Significherebbe una media di 1.399 incidenti stradali all’anno, sebbene gli incidenti causati dalla fauna selvatica sarebbero stati “denunciati” (evidentemente dai diretti interessati), ma non se ne conferma l’accertamento da parte delle autorità preposte.
I dati – solo per quanto riguarda la Sardegna – sono comunque divergenti.
Ma le cose stanno davvero così?
In realtà, sembra proprio che parlare di “colpe” degli incidenti stradali da parte della fauna selvatica significhi confondere un bicchiere d’acqua con il mare.
Secondo i dati della Polizia stradale, “nel 2022, rispetto al 2021, sono aumentati gli incidenti stradali del 7,4 per cento, che sono stati 69.963 contro i 64.788 dell’anno prima; gli incidenti mortali sono stati 1.345 e le vittime 1.471. Anche questi dati hanno registrato un aumento rispettivamente del 7,5 per cento e del 10,9 per cento”.
Dati in prospettiva confermati dall’ISTAT e dalla triste constatazione che “a livello mondiale gli incidenti stradali rappresentano la prima causa di morte tra i giovani di età compresa tra i 5 e i 29 anni”.
Il Rapporto Statistiche sull’incidentalità nel trasporti stradali 2024 (Ministero Infrastrutture e Trasporti), offre un quadro estremamente chiaro su numeri e cause degli incidenti stradali: “nel 2023 si sono verificati in Italia 166.525 incidenti stradali con lesioni a persone; le vittime sono state 3.039 e i feriti 224.634. Rispetto all’anno precedente i morti sulle strade diminuiscono del 3,8%, mentre il numero di incidenti e quello dei feriti registrano un lieve aumento (+0,4% e +0,5%). Rispetto al 2019, benchmark per il decennio 2021-2030, le vittime della strada diminuiscono del 4,2%. Ogni giorno, durante l’anno, si sono verificati in media 456 incidenti stradali con lesioni a persone, sono morte 8 persone e ne sono rimaste ferite 615. Rispetto al 2022 aumentano le vittime del 9,9%, i feriti e gli incidenti del 9,2%” (dati 1 – ISTAT – Incidenti stradali in Italia e Matrici di collisione).
Dati leggermente inferiori nel Rapporto Statistiche sull’incidentalità nei trasporti stradali 2023, relativo all’anno 2022, e dati analoghi nel 2021.
I dati del 2023 (ultimi disponibili) parlano di 503 incidenti causati da “animale domestico o selvatico urtato”, pari allo 0,2% dei 219.616 incidenti stradali avvenuti in Italia (dati 1 – ISTAT – Incidenti stradali in Italia e Matrici di collisione).
Nulla in confronto ai 33.144 incidenti causati da “guida distratta o andamento indeciso” (il 15,1%) o ai 28.389 incidenti causati dal mancato rispetto della precedenza o del semaforo (il 12,9%) o ancora 18.524 incidenti causati dalla velocità troppo elevata (l’8,4%).
Ben il 92,9% degli incidenti stradali avvenuti nel 2023 (cioè 204.094 incidenti) è stato causato da comportamento scorretto del conducente o del pedone.
I dati ufficiali riportano, quindi, che nel 2023 gli incidenti causati da “animale domestico o selvatico urtato” sono stati solo 503, lo 0,2% del totale. In tutta Italia.
E dove sarebbero i mille – milletrecento incidenti avvenuti in Sardegna?
Solo nei primi dieci mesi del 2025 i dati (provvisori) ASAPS indicano ben 328 pedoni uccisi sulle strade italiane.
Tuttavia, nessuno di questi è stato investito da un Cinghiale o da un Cervo.
Non si rinviene lo stesso vigore per richiedere maggiori controlli su automobilisti e guidatori di mezzi pesanti, per esempio.
A parte il fatto che l’incremento delle uccisioni indistinte dei Cinghiali, proprie della caccia e dei piani di abbattimento, non fanno altro che incrementare le popolazioni di Cinghiale, perché fan venire meno l’autocontrollo delle nascite all’interno dei branchi – come ben noto da tempo e opportunamente ricordato recentemente dal veterinario Paolo Briguglio (L’esperto: «Aprire la caccia tutto l’anno farebbe aumentare il numero dei cinghiali». Paolo Briguglio, direttore della clinica Duemari: «Incrementando gli abbattimenti non si risolve il problema», La Nuova Sardegna, 9 novembre 2025) – vi sono cospicui fondi pubblici regionali già disponibili da tempo per interventi di tutela della fauna selvatica e del traffico stradale.

Con la deliberazione Giunta regionale n. 52/42 del 23 dicembre 2024 sono stati stanziati 500 mila euro per sostenere gli “interventi sperimentali” dei Comuni di Pula, Guspini, Siliqua, Arbus, Guspini, Laconi per evitare l’attraversamento della viabilità da parte degli ungulati nei rispettivi territori comunali. I fondi sono stati incrementati con ulteriori 460 mila euro da destinare per analoghi interventi ai Comuni di Sarroch, Castiadas, Alghero, Arzachena, Sassari, Olbia (deliberazione Giunte regionale n. 61/70 del 26 novembre 2025).
Allo stato, tuttavia, pur annunciati da mesi, tali interventi non si vedono, pur essendo le recinzioni alte e robuste, magari anche elettrificate, lungo la viabilità principale e secondaria realtà quotidiana in gran parte d’Europa.
Così come non si vedono – pur formalmente sollecitati più volte dal GrIG – quelle iniziative semplici, ma efficaci per trattenere nelle zone boscate Cervi e Cinghiali come la realizzazione di erbai e colture in radure per la fauna selvatica, per giunta finanziati con fondi comunitari (es. PSR 2007-2013, Misura 214, Azione 3, Intervento 2) e la realizzazione di piccole riserve idriche in zone di bosco e macchia.
Perché Cervi sardi e Cinghiali si spostano a valle fondamentalmente alla ricerca di acqua e cibo nei periodi di siccità.
Ma non sarebbe finalmente ora di affrontare il problema con serietà e buon senso?
Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

(foto da mailing list ambientaliste, Angelo Pani, S.D., archivio GrIG)







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