Perché non si può far circondare il villaggio nuragico di Barumini da torri eoliche e pannelli fotovoltaici.


Iris planifolia

la petizione Si all’energia rinnovabile, no alla speculazione energetica! si firma qui.

Giusto per capire come funziona realmente il mondo.

L’Italia partecipa alla COP 29 di Baku, la 29^ Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Baku, Azerbaijan, 11 – 22 novembre): l’obiettivo è sempre quello “di ottenere riduzioni profonde, rapide e durature delle emissioni per mantenere le temperature sotto controllo e rimanere al di sotto della soglia di 1,5°C”.

Come sempre, l’Italia fa la sua parte e ha sottoscritto l’appello volontario per la messa al bando del carbone per la produzione energetica insieme numerosi Paesi, fra cui la Gran Bretagna, la Germania, la Francia, il Canada, l’Australia, l’Angola, l’Uganda, l’Etiopia: “i firmatari promettono chei loro prossimi piani climatici non includeranno alcuna nuova centrale elettrica alimentata a carbone senza cattura di CO2”.

Germania, miniera di carbone

L’Italia abbandonerà l’utilizzo del carbone a fini di produzione energetica nel 2025, con l’eccezione della Sardegna, dove l’utilizzo cesserà fra il 2026 e il 2028.

Cina (30,00%), U.S.A. (11,25%) e India (7,80%) – cioè i primi tre grandi “produttori” di CO2 al mondo (complessivamente il 49,5% delle emissioni nel 2023) – non aderiscono alla dismissione del carbone. E abbiamo detto tutto.

Cina, Stati Uniti, India, Unione Europea (27 Stati), Russia e Brasile sono i Paesi che emettono più CO2 al mondo. Insieme, rappresentano il 49,8% della popolazione mondiale, il 63,2% del P.I.L. globale, il 64,2% del consumo di combustibili fossili e il 62,7% delle emissioni globali di CO2 fossile (Commissione europea, CO2 emissions of all world countries, 2024 Report).

Cina, Pechino, smog

Nel 2023 la Cina ha emesso 15.943,99 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in sistematica crescita dal 1990, + 411%), il 30% delle emissioni globali mondiali, l’Italia ha emesso 374,12 milioni di tonnellate di CO2 equivalente (in drastica diminuzione dal 1990, – 27%), lo 0,71% delle emissioni globali mondiali.

L’International Energy Agency (IEA), nel World Energy Outlook del 2023, sottolinea come il governo cinese preveda di arrivare al picco delle emissioni nel 2030, per cui non possiamo che prevedere ulteriori aumenti delle emissioni cinesi di CO2.

E’ ben chiara la follìa di chi vorrebbe in Italia una transizione energetica votata al proliferare senza se e senza ma di centrali eoliche, centrali fotovoltaiche, centrali a biomassa in spregio a qualsiasi salvaguardia del territorio: e anche se l’Italia scendesse allo 0,5% delle emissioni globali mondiali di CO2 per la nostra Terra non cambierebbe un bel niente.

Fenicotteri rosa (Phoenicopterus roseus) in volo e centrale eolica

E ha ragione da vendere il magistrato Paolo Carpentieri con il suo forte richiamo al buon senso che dovrebbe guidarci tutti nella transizione ecologica ed energetica: “...è del tutto inutile auto-distruggere qui e ora, subito, i nostri paesaggi, coprendoli di pale eoliche e di campi fotovoltaici, mentre il resto del mondo non fa nulla (anzi, continua a crescere con un’esplosione demografica fuori controllo). È come voler svuotare il mare con un cucchiaino.”.

Per questi motivi, a puro titolo d’esempio, è semplicemente criminale voler assediare la reggia nuragica di Barumini con cinque centrali eoliche e svariate centrali fotovoltaiche, per non parlare della Sardegna inquinatrice d’Italia, una fesseria buona solo per chi si rifiuta di ragionare.

Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG)

qui Commissione europea, CO2 emissions of all world countries, 2024 Report

da Il Corriere della Sera, 20 novembre 2024

Emissioni di CO2, la Cina sorpassa l’Europa anche nelle colpe «storiche».

La Cina è la più grande consumatrice di energie fossili nonostante lo sforzo di investire in rinnovabili. In poco tempo avverrà il sorpasso anche sugli Usa che con l’avvento di Trump si allineeranno sul pragmatismo del leader comunista. (Federico Rampini)

L’Occidente ha smesso da tempo di essere una fonte determinante di emissioni carboniche. L’aumento di CO2 nell’atmosfera si concentra ormai in Cina, India e altre nazioni emergenti, mentre Stati Uniti ed Europa hanno imboccato la strada della decarbonizzazione. Restava però un argomento che i dirigenti cinesi opponevano agli occidentali nei confronti internazionali, come le conferenze Cop sul clima: la responsabilità storica

È vero, noi cinesi oggi inquiniamo di più – era la classica posizione di Pechino, che riassumo con parole mie – perché siamo diventati di gran lunga la più grande potenza industriale del pianeta; però questo è un dato recente; invece le emissioni carboniche già accumulate nell’atmosfera terrestre per effetto di attività umane, sono ancora in modo dominante dovute all’Occidente, dalla rivoluzione industriale inglese fino ai nostri giorni. Quindi il cambiamento climatico avviene per responsabilità prevalente degli americani e degli europei. 

Carbonia, miniera di carbone di Serbariu, anni ’50 del ‘900

La Cina ha spesso usato questo argomento per mettere i governi occidentali sul banco degli imputati; e di conseguenza anche per chiedere che sia l’Occidente a finanziare lo sforzo di adattamento e transizione alla sostenibilità nel Sud del pianeta. L’affermazione cinese era corretta e suffragata dai dati fino a qualche tempo fa. Ora non lo è più. La Repubblica Popolare ha sorpassato l’Europa non soltanto per la quantità di CO2 che emette oggi; l’ha superata anche se si fa il calcolo storico delle emissioni carboniche accumulate nell’atmosfera in passato. Presto avverrà lo stesso sorpasso cinese anche ai danni dell’America.

Questo dato nuovo è gravido di conseguenze anche sul piano politico. L’ufficializzazione di questa novità coincide con la rielezione di Donald Trump, che porterà dei cambiamenti nella politica energetica e ambientale degli Stati Uniti. Xi Jinping in base a questo dato ha perso la legittimità per salire in cattedra e dare lezioni all’Occidente inquinante, proprio quando alla Casa Bianca sta per tornare un leader che di lezioni non ne vuole ascoltare.

La novità del sorpasso Cina-Europa anche in termini di «accumulazione storica», è stata annunciata in un saggio sul sito scientifico Carbon Brief. La riassume in questi termini un articolo del New York Times: «Per molti anni, i luoghi ricchi come gli Stati Uniti e l’Europa hanno avuto la maggiore responsabilità storica per il riscaldamento globale e sono stati sotto pressione per fermarlo. La sorprendente ascesa della Cina sta capovolgendo questa dinamica. Negli ultimi tre decenni, la Cina ha costruito più di 1.000 centrali elettriche a carbone mentre la sua economia è cresciuta di oltre 40 volteIl paese è diventato di gran lunga il più grande emettitore annuale di gas serra al mondo. Gli Stati Uniti hanno comunque immesso nell’atmosfera più inquinamento totale che riscalda il pianeta dall’inizio del XIX secolo, in parte perché il paese brucia carbone, petrolio e gas naturale da più tempo. Ma la Cina sta rapidamente recuperando terreno. L’anno scorso, la Cina ha superato per la prima volta l’Europa come secondo più grande creatore storico di CO2, secondo un’analisi pubblicata martedì da Carbon Brief, un sito di ricerca sul clima».

Carbonia, miniera di carbone di Serbariu (anni ’50 del ‘900)

Le tendenze in atto non lasciano dubbi sul fatto che la Cina si lascerà alle spalle anche l’America, in questo primato. Ciò accade nonostante lo sforzo reale della Repubblica Popolare di investire nelle energie pulite, al primo posto fra queste il nucleare, nonché il solare e l’eolico. Xi Jinping nei suoi discorsi indica spesso la rivoluzione verde come un traguardo strategico. Il suo paese ha conquistato una posizione dominante nell’auto elettrica, nelle batterie, nei pannelli solari. Ciononostante continua ad essere la più grande consumatrice di carbone e di energie fossili

Non accetta di sottoporsi a vincoli, regole, limiti fissati a livello internazionale, per quanto riguarda la riduzione delle sue emissioni. In campo ambientale, Xi è sempre stato un «sovranista», molto prima che questo termine entrasse in voga in Occidente. Aveva, però, l’alibi della storia pregressa: la Cina era emersa solo da pochi decenni da un passato di povertà, mentre erano stati gli occidentali a industrializzarsi per primi. Quell’alibi che ora per l’appunto viene a cadere.

L’avvento del Trump II il 20 gennaio 2025 coinciderà con una crisi dell’agenda ambientalista del partito democratico americano. La più importante e costosa delle leggi varate dall’Amministrazione Biden-Harris in questo campo fu l’Inflation Reduction Act. Ufficialmente, come dice il nome, puntava a ridurre l’inflazione. In realtà era uno strumento di politica industriale che elargiva sussidi e aiuti pubblici a tutte le attività decarbonizzate o che contribuiscono alla transizione sostenibile: auto elettriche, energie rinnovabili. 

già tre anni fa, nel 2021

Ma è stato calcolato che se anche gli Stati Uniti raggiungessero il traguardo “net-zero” (zero emissioni nette di CO2) all’istante, e rimanessero un’economia che non aggiunge CO2, a costo di sacrifici economici enormi, le temperature globali non avrebbero una riduzione significativa, per effetto della crescita delle emissioni in Cina, India, e altre nazioni emergenti

Non a caso in campagna elettorale Kamala Harris aveva cessato di evocare l’Inflation Reduction Act, aveva ripudiato il Green New Deal, aveva rinunciato a mettere al bando le auto a combustione o la tecnologia del fracking per estrarre gas e petrolio. 

L’America finirà per allinearsi al pragmatismo di Xi Jinping: il leader comunista punta sulle rinnovabili e sulle tecnologie verdi in base a priorità nazionali, senza inseguire un abbandono delle energie fossili a breve termine, senza sacrificare la crescita (che ha già perso colpi per conto suo, e per altre ragioni).  

centrale fotovoltaica su terreni agricoli

(foto A.N.S.A., da Sardinia Digital Library, S.D., archivio GrIG)

  1. Avatar di capitonegatto
    capitonegatto
    novembre 22, 2024 alle 10:14 am

    Perche’ non mettere una giostra a ridosso di un cimitero…da piu’ allegria !! A S S U R D O

  2. Avatar di caiofabricius
    caiofabricius
    novembre 22, 2024 alle 11:50 am

    Ma alla finzione verde (banconota da 100) dei predatori della speculazione energetica non interessano questi incontrovertibili dati etico-scientifici e la politica, quando onesta, ormai non ha autorevolezza e coraggio per arginare questo lucroso assalto criminale in grande stile multinazionale ai territori.

    La inaspettata, entusiasmante, commovente mobilitazione della Sardegna a difesa della sua millenaria bellezza e’ purtroppo solo un caso, motivato anche dal vissuto storico dell’Isola stanca di antichi e recenti sfruttamenti di tipo coloniale. Ma nel resto d’Italia continua il massacro nell’ignavia della popolazione e di una classe politica distratta, per essere buoni

  3. Avatar di MICHELE GORDINI
    MICHELE GORDINI
    novembre 24, 2024 alle 7:28 PM

    A me pare che i primi a deturpare il paesaggio della Sardegna siano stati i Sardi, con millenni di pastorizia intensiva che ha reso l’isola davvero brulla. Abbiate l’ onestà di confrontarla con la Corsica, geologicamente simile ma assai più verde. E la battaglia contro le rinnovabili mi pare davvero un atto di egoismo. Ma voi direte che non è vero. Questo atteggiamento di gatto contro le rinnovabili proprio non lo capisco. Forse preferite una centrale termoelettrica o nucleare? O volete che siano solo gli altri a sporcarsi le mani? Se tutti facessimo così…Comunque questo rifiuto è assai deprimente..non verrò mai più in vacanza in Sardegna

    • novembre 24, 2024 alle 9:23 PM

      lei, in questo commento, denota una profonda ignoranza storica. L’Isola “brulla”, come la definisce, è frutto dai grandi tagli forestali del periodo metà ‘800 – inizio ‘900 per ragioni di natura economica, su concessioni di taglio prevalentemente statali.
      Il terzo Inventario Nazionale delle Foreste e dei serbatoi forestali di Carbonio (INFC 2015) ha riscontrato ben 1.187.683 ettari di bosco e macchia mediterranea, più del 50% della superficie sarda.
      Poi, quella che lei chiama la “battaglia contro le rinnovabili”, è in realtà, da parte GrIG, una battaglia contro la speculazione energetica, come argomentato in mille articoli, atti, prese di posizione pubbliche. Se lei non l’ha capito, davvero non possiamo farci nulla.
      Non vuole venire più in vacanza in Sardegna? Sbaglia ancora, è lei che ci perde, ma faccia ovviamente quello che vuole.
      Buona serata.

      Stefano Deliperi

  4. Avatar di caiofabricius
    caiofabricius
    novembre 24, 2024 alle 11:57 PM

    Che malinconia…La proterva IGNORANZA basata su luoghi comuni orecchiabili ed orecchiati e’ dramma crescente di questo periodo storico.

    La Corsica e’ piu’ verde della Sardegna semplicemente perche’ piu’ a nord e con estese montagne alte che intercettano le masse di vapore mediterraneo del golfo di Genova -La Spezia, uno degli ambienti piu” umidi del mediterraneo.

    Decisamente piu’ estesa poi la copertura boschiva non eliminata da improvvide decisioni di passati governi paracoloniali.

    Le filiere degli allevamenti ovini sono da millenni una delle risorse “obbligate” in ambienti dove per motivi pedoclimatici le produzioni agricole sarebbero insufficienti. E’ cosi’ in moltissimi areali italiani e internazionali che hanno pero’ permesso di sviluppare un’economia solida e una cultura radicata che si e’ espressa in architetture spettacolari ancora oggi capisaldi di bellezza identitaria.

    Ma la maestosa REGGIA DI BARUMINI cosi come le tante meraviglie monumentali sarde e italiane e le loro insostitituibili struggenti quinte paesaggistiche agronaturalistiche stanno per essere violate, offese, degradate a squallidi siti industriali.

    Le coraggiose Sovrintendenze ai Beni Artistici e Culturali sono accerchiate dai barbari predatori della speculazione energetica con oltre 6000 progetti devastanti e non bastano piu’ le consolidate norme di difesa ambientale e lo stesso art.9 della COSTITUZIONE per allontanare queste orde di cavallette impazzite all’odore di facili enormi guadagni pagati dalle ns bollette che hanno ottenuto deroghe e corsie devastatorie preferenziali.

    Ma la falsa retorica lobotomizzante ripetuta ossessivamente da imbonitori mediatici non sempre ingenui e in buona fede che pretende di giustificare questi massacri omette sempre di specificare che le ns emissioni di CO2 sono solo lo 0.7% del totale mondiale e se in un ulteriore folle impeto di parossismo rinnovabilista distruggessimo totalmente economia, suolo, ambiente, agricoltura, pascoli, crinali, coste, beni culturali e paesaggio identitario potremmo scendere a un ridicolo 0.5% che nulla, ma proprio nulla, modificherebbe dei cambiamenti climatici che hanno cause GLOBALI anche se con effetti locali.

    Insomma un SUICIDIO INUTILE

    Basta autoflagellarsi, tutti sanno chi sono i grandi inquinatori del mondo: la sola Cina ha costruito negli ultimi anni oltre 1000 centrali a carbone ed emette 16 000 milioni di tonn di CO2 equivalenti ed e’ in continua crescita, malgrado gli “specchi” per allodole che millantano al mondo.

    Dai continuiamo a farci del male,

    .BASTA SCEMPI

    I TETTI BASTANO

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